Elezioni politiche italiane del 1958

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Elezioni politiche italiane 1958
Stato Italia Italia
Data 25 maggio 1958
Legislatura III Legislatura
Partito Democrazia Cristiana Partito Comunista Italiano Partito Socialista Italiano
Voti 12.520.207[1][2]
42,35 %
6.704.454[1][2]
22,68 %
4.206.726[1][2]
14,23 %
Seggi
273 / 596
(Camera)
123 / 246
140 / 596
(Camera)
59 / 246
84 / 596
(Camera)
35 / 246
Differenza % Green Arrow Up.svg2,26 Green Arrow Up.svg0,08 Green Arrow Up.svg1,53
Differenza seggi Green Arrow Up.svg17[3] Green Arrow Up.svg5[3] Green Arrow Up.svg18[3]
Elezioni Camera 1958 Comuni.png
Presidente del Consiglio uscente
Adone Zoli (DC)
Left arrow.svg 1953 1963 Right arrow.svg

Le elezioni politiche italiane del 1958 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 25 maggio 1958.

Il Senato, che ancora aveva una legislatura della durata di sei anni, fu sciolto anticipatamente.

In queste elezioni si applicò per l'ultima volta quanto stabilito nella prima stesura della Costituzione italiana, che prevedeva un numero di seggi da assegnare in maniera variabile nel seguente modo: per la Camera dei deputati, in ragione di un deputato per ottantamila abitanti o per frazione superiore a quarantamila; per il Senato attribuito su base regionale un senatore ogni duecentomila abitanti o per frazione superiore a centomila, nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sei, la Valle d'Aosta ne ha uno solo. Le successive elezioni si tennero invece con un numero di deputati e senatori fisso, secondo quanto previsto dalla legge costituzionale 9 febbraio 1963, n. 2.

All'incirca come già nel 1953, si confermò la supremazia democristiana e grosso modo inalterate rappresentanze dei partiti laici di centro. Il PCI si confermò principale partito di opposizione.

Indice

Sistema di voto [modifica]

Le elezioni politiche del 1958 si tennero con il sistema di voto introdotto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, dopo essere stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946. Concepito per gestire le elezioni dell'Assemblea Costituente previste per il successivo 2 giugno, il sistema fu poi recepito come normativa elettorale per la Camera dei deputati con la legge n. 6 del 20 gennaio 1948. Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, i criteri di elezione vennero stabiliti con la legge n. 29 del 6 febbraio 1948 la quale, rispetto a quella per la Camera, conteneva alcuni piccoli correttivi in senso maggioritario, pur mantenendosi anch'essa in un quadro largamente proporzionale.

Inoltre il 31 luglio 1954 venne abrogata la legge n. 148/1953, composta da un singolo articolo, che introduceva un premio di maggioranza consistente nell'assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti validi. Tale legge, pertanto, fu in vigore solamente per le elezioni del 1953.

Secondo la suddetta legge del 1946, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un massimo di quattro candidati.

I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti.

Differentemente dalla Camera, la legge elettorale del Senato si articolava su base regionale, seguendo il dettato costituzionale (art.57). Ogni Regione era suddivisa in tanti collegi uninominali quanti erano i seggi ad essa assegnati. All'interno di ciascun collegio, veniva eletto il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze: tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l'impianto proporzionale su cui era concepito anche il sistema elettorale della Camera Alta. Qualora, come normalmente avveniva, nessun candidato avesse conseguito l'elezione, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale, dove i seggi venivano allocati utilizzando il metodo D'Hont delle maggiori medie statistiche e quindi, all'interno di ciascuna lista, venivano dichiarati eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza.

Circoscrizioni [modifica]

Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 32 circoscrizioni plurinominali ed al Senato della Repubblica in 19 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.

Camera dei deputati [modifica]

Le circoscrizioni della Camera dei deputati furono le seguenti:

  1. Torino (Torino, Novara, Vercelli);
  2. Cuneo (Cuneo, Alessandria, Asti);
  3. Genova (Genova, Imperia, La Spezia, Savona);
  4. Milano (Milano, Pavia);
  5. Como (Como, Sondrio, Varese);
  6. Brescia (Brescia, Bergamo);
  7. Mantova (Mantova, Cremona);
  8. Trento (Trento, Bolzano);
  9. Verona (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo);
  10. Venezia (Venezia, Treviso);
  11. Udine (Udine, Belluno, Gorizia);
  12. Bologna (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì);
  13. Parma (Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia);
  14. Firenze (Firenze, Pistoia);
  15. Pisa (Pisa, Livorno, Lucca, Massa e Carrara);
  16. Siena (Siena, Arezzo, Grosseto);
  17. Ancona (Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno);
  18. Perugia (Perugia, Terni, Rieti);
  19. Roma (Roma, Viterbo, Latina, Frosinone);
  20. L'Aquila (Aquila, Pescara, Chieti, Teramo);
  21. Campobasso (Campobasso;
  22. Napoli (Napoli, Caserta);
  23. Benevento (Benevento, Avellino, Salerno);
  24. Bari (Bari, Foggia);
  25. Lecce (Lecce, Brindisi, Taranto);
  26. Potenza (Potenza, Matera);
  27. Catanzaro (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria);
  28. Catania (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna);
  29. Palermo (Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta);
  30. Cagliari (Cagliari, Sassari, Nuoro);
  31. Valle d'Aosta (Aosta);
  32. Trieste (Trieste)

Senato della Repubblica [modifica]

Le circoscrizioni del Senato della Repubblica furono invece le seguenti:

  1. Piemonte;
  2. Valle D'Aosta;
  3. Lombardia;
  4. Trentino-Alto Adige;
  5. Veneto;
  6. Friuli-Venezia Giulia;
  7. Liguria;
  8. Emilia-Romagna;
  9. Toscana;
  10. Umbria;
  11. Marche;
  12. Lazio;
  13. Abruzzi e Molise;
  14. Campania;
  15. Puglia;
  16. Basilicata;
  17. Calabria;
  18. Sicilia;
  19. Sardegna.

Principali partiti [modifica]

Partito Collocazione Ideologia Segretario
Democrazia Cristiana Centro Cristianesimo democratico, Centrismo, Popolarismo, Antifascismo, Anticomunismo Amintore Fanfani
Partito Comunista Italiano Sinistra Comunismo, Marxismo-Leninismo Palmiro Togliatti
Partito Socialista Italiano Centro-sinistra Socialdemocrazia, Socialismo liberale, liberalismo sociale Pietro Nenni
Partito Nazionale Monarchico
Destra Monarchismo, Conservatorismo nazionale, Anticomunismo Alfredo Covelli
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale Destra Neofascismo, Nazionalismo, Anticomunismo Arturo Michelini
Partito Socialista Democratico Italiano Centro-sinistra Socialdemocrazia, Atlantismo Giuseppe Saragat
Partito Liberale Italiano
Centro-destra Liberalismo, Liberismo, Anticomunismo Giovanni Malagodi
Partito Repubblicano Italiano Centro Repubblicanesimo, Mazzinianesimo Oronzo Reale

Campagna elettorale [modifica]

Risultati [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grafico delle elezioni politiche italiane.

Camera dei deputati [modifica]

Distribuzione geografica del voto 1958 per la Camera.
totale percentuale (%)
Elettori 32.434.852  
Votanti 30.434.681 93,83 (su n. elettori)
Voti validi 29.610.269 97,13 (su n. votanti)
Voti non validi 874.412 2,87 (su n. votanti)
di cui schede bianche 473.682 1,55 (su n. votanti)
Partiti voti (%) voti seggi
Democrazia Cristiana (DC) 42,35 12.520.207 273
Partito Comunista Italiano (PCI) 22,68 6.704.454 140
Partito Socialista Italiano (PSI) 14,23 4.206.726 84
Movimento Sociale Italiano (MSI) 4,76 1.407.718 24
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 4,55 1.345.447 22
Partito Liberale Italiano (PLI) 3,54 1.047.081 17
Partito Monarchico Popolare (PMP) 2,63 776.919 14
Partito Nazionale Monarchico (PNM) 2,23 659.997 11
Partito Repubblicano Italiano-Partito Radicale (PRI-PR) 1,37 405.782 6
Comunità - (Movimento Comunità) 0,59 173.227 1
Partito Popolare Sudtirolese (SVP) 0,46 135.49 3
Movimento Autonomista Regionale Popolare 0,24 70.589 0
Union Valdôtaine (UV) 0,10 30.596 1
Altri 0,24 76.035 0
Totale 100,00 29.560.269[4] 596

Senato della Repubblica [modifica]

totale percentuale (%)
Elettori 29.183.501  
Votanti 27.425.843 93,98 (su n. elettori)
Voti validi 26.150.489 95,34 (su n. votanti)
Voti non validi 1.275.354 4,66 (su n. votanti)
di cui schede bianche 779.712 2,84 (su n. votanti)
Partiti voti (%) voti seggi
Democrazia Cristiana (DC) 41,23 10.780.954 123
Partito Comunista Italiano (PCI) 21,80 5.700.952 59
Partito Socialista Italiano (PSI) 14,08 3.682.945 35
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 4,45 1.164.280 5
Movimento Sociale Italiano (MSI) 4,40 1.150.051 8
Partito Liberale Italiano (PLI) 3,87 1.012.610 4
Partito Monarchico Popolare (PMP) 2,96 774.242 5
Partito Nazionale Monarchico (PNM) 2,16 565.045 2
Partito Repubblicano Italiano-Partito Radicale (PRI-PR) 1,39 363.462 0
PNM-MSI 1,11 291.359 0
PCI-PSI 0,71 185.557 2
Comunità - (Movimento Comunità) 0,55 142.897 0
Partito Popolare Sudtirolese (SVP) 0,46 120.068 2
Movimento Autonomista Regionale Popolare 0,23 61.088 0
PSI-PSDI 0,17 43.191 0
Indipendenti di Sinistra 0,11 28.141 1
Partito Sardo d'Azione (PSd'A) 0,10 25.923 0
Altri 0,22 57.237 0
Totale 100,00 26.150.002[5] 246

Eletti [modifica]

Analisi territoriale del voto [modifica]

La Democrazia Cristiana, rispetto alle precedenti elezioni politiche, aumenta i suoi consensi specialmente nelle Marche, in Abruzzo, nel Molise, dove supera il 55% dei voti, e nel Lazio. Si conferma comunque predominante nel Triveneto, ad eccezione della Provincia di Bolzano, dove il SVP fa il pieno di consensi, nell'Alta Lombardia, e nelle Province di Cuneo e Lucca. Continua ad essere debole nelle Regioni Rosse anche se dietro al PCI di pochi punti percentuali nelle Province di Forlì, Firenze, Pisa, Pistoia e Terni[4].

Il Partito Comunista Italiano cresce particolarmente in Umbria e Calabria mentre perde consensi in Sicilia e nel Nord Ovest. Resta molto forte, quindi, in Emilia-Romagna, Toscana e Umbria mentre stenta a superare il 10% dei voti nel Triveneto e in Campania[4].

Il Partito Socialista Italiano si rafforza nel Centro Nord che rimane la principale zona d'influenza dei socialisti, mentre stentano a superare il 10% dei voti in quasi tutto il Sud Italia[4].

Il Movimento Sociale Italiano perde numerosi consensi nel Sud Italia e nelle due Isole Maggiori rimanendo tuttavia forte in Sicilia, Lazio, Umbria, Puglia e nelle province di Bolzano e Trieste, dove supera il 15% dei voti[4].

Il Partito Socialista Democratico Italiano cresce omogeneamente su tutto il suolo nazionale, in particolare nel Centro Nord, in Puglia, in Sicilia e in Sardegna. Nonostante questo nel Centro Sud ottiene comunque consensi inferiori alla media nazionale mentre si conferma forte nel Centro Nord, specialmente in Piemonte e nel Nord Est, dove, nella Provincia di Bolzano, supera il 10% dei consensi[4].

Il Partito Liberale Italiano riequilibra i suoi consensi nel Nord Italia, crescendo in Lombardia ed Emilia-Romagna e calando in Piemonte. Rimane forte nelle province di Campobasso, Messina e Benevento dove supera il 15% delle preferenze[4].

Il Partito Nazionale Monarchico paga duramente la scissione interna del PMP perdendo numerosi consensi in tutta Italia, specialmente nelle regioni meridionali, dove il PNM alle precedenti elezioni aveva ottenuto ottimi risultati. Il calo più grande si riscontra in Campania dove perde quasi il 10% dei consensi, in Puglia e Sicilia che comunque restano le regioni di riferimento del partito, mentre nel Nord Italia resta largamente sotto la media nazionale[4].

Il Partito Monarchico Popolare raccoglie la maggior parte dei suoi consensi al Centro Sud, in particolare in Campania, dove, nella Provincia di Napoli, raggiunge quasi il 20% dei consensi, in Abruzzo Basilicata e Sicilia. Come il PNM, al nord ottiene percentuali minime e talvolta risibili[4].

Il Partito Repubblicano Italiano si conferma molto forte in Romagna, nelle Marche e sulla costa Toscana. Perde consensi nel Lazio, in Abruzzo e nella Provincia di Trapani che era stata fino alle precedenti elezioni una roccaforte repubblicana[4].

Galleria [modifica]

Voci correlate [modifica]

Bibliografia [modifica]

  • Costituzione della Repubblica Italiana

Note [modifica]

  1. ^ a b c Voti del partito alla Camera dei Deputati
  2. ^ a b c Elezioni 1958 risultati Camera dei Deputati. Ministero dell'Interno. URL consultato in data 16 aprile 2013.
  3. ^ a b c Differenza rispetto alle precedenti elezioni, della somma totale dei seggi di camera e senato del partito
  4. ^ a b c d e f g h i j Ministero dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  5. ^ Ministero dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  6. ^ Ministero dell'Interno - Archivio storico delle elezioni
  7. ^ Ministero dell'Interno - Archivio storico delle elezioni

Altri progetti [modifica]