Elezioni politiche italiane del 1958

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Elezioni politiche italiane 1958
Stato Italia Italia
Data 25 maggio 1958
Legislatura III Legislatura
Amintore Fanfani.JPG Palmiro Togliatti.jpg Pietro Nenni2.jpg
Leader Amintore
Fanfani

(Segretario[1])
Palmiro
Togliatti

(Segretario[1])
Pietro
Nenni

(Segretario[1])
Partito Democrazia
Cristiana
Partito Comunista
Italiano
Partito Socialista Italiano
Coalizione Nessuna Nessuna Nessuna
Voti 12.520.207[2][3]
42,35 %
6.704.454[2][3]
22,68 %
4.206.726[2][3]
14,23 %
Seggi
273 / 596
(Camera)
123 / 246
(Senato)
140 / 596
(Camera)
59 / 246
(Senato)
84 / 596
(Camera)
35 / 246
(Senato)
Differenza % Green Arrow Up.svg2,26[4] Green Arrow Up.svg0,08[4] Green Arrow Up.svg1,53[4]
Differenza seggi Green Arrow Up.svg10
(Camera)
Green Arrow Up.svg7
(Senato)
Red Arrow Down.svg3
(Camera)
Green Arrow Up.svg8
(Senato)
Green Arrow Up.svg9
(Camera)
Green Arrow Up.svg9
(Senato)
Elezioni Camera 1958 Comuni.png
Presidente del Consiglio uscente
Adone Zoli (DC)
Left arrow.svg 1953 1963 Right arrow.svg

Le elezioni politiche italiane del 1958 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 25 maggio 1958. Il Senato, che ancora aveva una legislatura della durata di sei anni, fu sciolto anticipatamente.

Le consultazioni videro nuovamente maggioritaria la Democrazia Cristiana, che incrementò i propri consensi partando l'area del centro governativo (DC, PSDI, PLI e PRI) ad ottenere la maggioranza assoluta dei voti. Sul fronte dell'opposizione, i comunisti si mantennero quasi perfettamente stabili, i socialisti aumentarono i propri elettori, mentre la destra subì un brusco arretramento, sia per quanto riguarda i missini, che per i monarchici, oltrettutto divisi in due movimenti distinti.

Sistema di voto[modifica | modifica sorgente]

Le elezioni politiche del 1958 si tennero con il sistema di voto introdotto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, dopo essere stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946. Concepito per gestire le elezioni dell'Assemblea Costituente previste per il successivo 2 giugno, il sistema fu poi recepito come normativa elettorale per la Camera dei deputati con la legge n. 6 del 20 gennaio 1948. Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, i criteri di elezione vennero stabiliti con la legge n. 29 del 6 febbraio 1948 la quale, rispetto a quella per la Camera, conteneva alcuni piccoli correttivi in senso maggioritario, pur mantenendosi anch'essa in un quadro largamente proporzionale.

Inoltre il 31 luglio 1954 venne abrogata la legge n. 148/1953, composta da un singolo articolo, che introduceva un premio di maggioranza consistente nell'assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti validi. Tale legge, pertanto, fu in vigore solamente per le elezioni del 1953.

Secondo la suddetta legge del 1946, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un massimo di quattro candidati.

I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti.

Differentemente dalla Camera, la legge elettorale del Senato si articolava su base regionale, seguendo il dettato costituzionale (art.57). Ogni Regione era suddivisa in tanti collegi uninominali quanti erano i seggi ad essa assegnati. All'interno di ciascun collegio, veniva eletto il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze: tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l'impianto proporzionale su cui era concepito anche il sistema elettorale della Camera Alta. Qualora, come normalmente avveniva, nessun candidato avesse conseguito l'elezione, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale, dove i seggi venivano allocati utilizzando il metodo D'Hondt delle maggiori medie statistiche e quindi, all'interno di ciascuna lista, venivano dichiarati eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza.

In queste elezioni si applicò per l'ultima volta quanto stabilito nella prima stesura della Costituzione italiana, che prevedeva un numero di seggi da assegnare in maniera variabile nel seguente modo: per la Camera dei deputati, in ragione di un deputato per ottantamila abitanti o per frazione superiore a quarantamila; per il Senato attribuito su base regionale un senatore ogni duecentomila abitanti o per frazione superiore a centomila, nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sei, la Valle d'Aosta ne ha uno solo. Le successive elezioni si tennero invece con un numero di deputati e senatori fisso, secondo quanto previsto dalla legge costituzionale 9 febbraio 1963, n. 2.

Circoscrizioni[modifica | modifica sorgente]

Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 32 circoscrizioni plurinominali ed al Senato della Repubblica in 19 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.

Le circoscrizioni per la Camera dei Deputati.
Le circoscrizioni per il Senato della Repubblica.

Camera dei deputati[modifica | modifica sorgente]

Le circoscrizioni della Camera dei deputati furono le seguenti:

  1. Torino (Torino, Novara, Vercelli);
  2. Cuneo (Cuneo, Alessandria, Asti);
  3. Genova (Genova, Imperia, La Spezia, Savona);
  4. Milano (Milano, Pavia);
  5. Como (Como, Sondrio, Varese);
  6. Brescia (Brescia, Bergamo);
  7. Mantova (Mantova, Cremona);
  8. Trento (Trento, Bolzano);
  9. Verona (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo);
  10. Venezia (Venezia, Treviso);
  11. Udine (Udine, Belluno, Gorizia);
  12. Bologna (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì);
  13. Parma (Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia);
  14. Firenze (Firenze, Pistoia);
  15. Pisa (Pisa, Livorno, Lucca, Massa e Carrara);
  16. Siena (Siena, Arezzo, Grosseto);
  17. Ancona (Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno);
  18. Perugia (Perugia, Terni, Rieti);
  19. Roma (Roma, Viterbo, Latina, Frosinone);
  20. L'Aquila (Aquila, Pescara, Chieti, Teramo);
  21. Campobasso (Campobasso;
  22. Napoli (Napoli, Caserta);
  23. Benevento (Benevento, Avellino, Salerno);
  24. Bari (Bari, Foggia);
  25. Lecce (Lecce, Brindisi, Taranto);
  26. Potenza (Potenza, Matera);
  27. Catanzaro (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria);
  28. Catania (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna);
  29. Palermo (Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta);
  30. Cagliari (Cagliari, Sassari, Nuoro);
  31. Valle d'Aosta (Aosta);
  32. Trieste (Trieste)

Senato della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Le circoscrizioni del Senato della Repubblica furono invece le seguenti:

  1. Piemonte;
  2. Valle D'Aosta;
  3. Lombardia;
  4. Trentino-Alto Adige;
  5. Veneto;
  6. Friuli-Venezia Giulia;
  7. Liguria;
  8. Emilia-Romagna;
  9. Toscana;
  10. Umbria;
  11. Marche;
  12. Lazio;
  13. Abruzzi e Molise;
  14. Campania;
  15. Puglia;
  16. Basilicata;
  17. Calabria;
  18. Sicilia;
  19. Sardegna.

Quadro politico[modifica | modifica sorgente]

L'instabilità politica e la crescita economica[modifica | modifica sorgente]

La II legislatura aveva visto l'alternanza di 6 governi in 5 anni, tutti presieduti da esponenti democristiani e sostenuti, eventualmente con un appoggio esterno, da PSDI, PLI e PRI. La forte instabilità e l'assenza di una leadership chiara, come era stata quella dello scomparso De Gasperi, non intaccò la ripresa economica avviata dopo la seconda guerra mondiale grazie agli aiuti del Piano Marshall, la creazione delle prime organizzazioni economiche europee, l'alta disponibilità di manodopera e l'ingente intervento pubblico nell'economia.

Principali forze politiche[modifica | modifica sorgente]

Lista Collocazione Ideologia Segretario[1]
Democrazia Cristiana Centro Cristianesimo democratico, Centrismo, Popolarismo, Antifascismo, Anticomunismo Amintore Fanfani
Partito Comunista Italiano Sinistra Comunismo, Marxismo-leninismo, Antifascismo Palmiro Togliatti
Partito Socialista Italiano Centro-sinistra Socialismo, Marxismo, Socialismo riformista Pietro Nenni
Movimento Sociale Italiano Destra Neofascismo, Nazionalismo, Anticomunismo Arturo Michelini
Partito Socialista Democratico Italiano Centro-sinistra Socialdemocrazia, Socialismo, Atlantismo Giuseppe Saragat
Partito Liberale Italiano
Centro-destra Liberalismo, Liberismo, Anticomunismo Giovanni Malagodi
Partito Monarchico Popolare Centro-destra Monarchismo, Conservatorismo, Cristianesimo democratico, Anticomunismo Achille Lauro
Partito Nazionale Monarchico
Destra Monarchismo, Conservatorismo nazionale, Anticomunismo Alfredo Covelli
Partito Repubblicano Italiano Centro Repubblicanesimo, Mazzinianesimo, Centrismo Oronzo Reale

Campagna elettorale[modifica | modifica sorgente]

Risultati[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grafico delle elezioni politiche italiane.

Camera dei deputati[modifica | modifica sorgente]

Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Totale Percentuale (%)
Elettori 32.434.852  
Votanti 30.434.681 93,83 (su n. elettori)
Voti validi 29.610.269 97,13 (su n. votanti)
Voti non validi 874.412 2,87 (su n. votanti)
di cui schede bianche 473.682 1,55 (su n. votanti)
Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Democrazia Cristiana (DC) 42,35 12.520.207 273 Green Arrow Up.svg2,26 Green Arrow Up.svg10
Partito Comunista Italiano (PCI) 22,68 6.704.454 140 Green Arrow Up.svg0,08 Red Arrow Down.svg3
Partito Socialista Italiano (PSI) 14,23 4.206.726 84 Green Arrow Up.svg1,53 Green Arrow Up.svg9
Movimento Sociale Italiano (MSI) 4,76 1.407.718 24 Red Arrow Down.svg1,08 Red Arrow Down.svg5
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 4,55 1.345.447 22 Green Arrow Up.svg0,03 Green Arrow Up.svg3
Partito Liberale Italiano (PLI) 3,54 1.047.081 17 Green Arrow Up.svg0,53 Green Arrow Up.svg4
Partito Monarchico Popolare (PMP) 2,63 776.919 14 - -
Partito Nazionale Monarchico (PNM) 2,23 659.997 11 Red Arrow Down.svg4,62 Red Arrow Down.svg29
Partito Repubblicano Italiano-Partito Radicale (PRI-PR) 1,37 405.782 6 Red Arrow Down.svg0,25 Green Arrow Up.svg1
Comunità - (Movimento Comunità) (MC) 0,59 173.227 1 - -
Partito Popolare Sudtirolese (SVP) 0,46 135.49 3 Green Arrow Up.svg0,01 Straight Line Steady.svg
Movimento Autonomista Regionale Popolare (MARP) 0,24 70.589 0 - -
Union Valdôtaine (UV) 0,10 30.596 1 - -
Altre liste 0,26 76.035 0 - -
Totale[5] 100,00 29.560.269 596 Green Arrow Up.svg6

Senato della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Totale Percentuale (%)
Elettori 29.183.501  
Votanti 27.425.843 93,98 (su n. elettori)
Voti validi 26.150.489 95,34 (su n. votanti)
Voti non validi 1.275.354 4,66 (su n. votanti)
di cui schede bianche 779.712 2,84 (su n. votanti)
Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Democrazia Cristiana (DC) 41,23 10.780.954 123 Green Arrow Up.svg0,54 Green Arrow Up.svg7
Partito Comunista Italiano (PCI)[6] 21,80 5.700.952 59 Green Arrow Up.svg1,59 Green Arrow Up.svg8
Partito Socialista Italiano (PSI)[7] 14,08 3.682.945 35 Green Arrow Up.svg2,18 Green Arrow Up.svg9
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI)[8] 4,45 1.164.280 5 Green Arrow Up.svg0,14 Green Arrow Up.svg1
Movimento Sociale Italiano (MSI)[9] 4,40 1.150.051 8 Red Arrow Down.svg1,67 Red Arrow Down.svg1
Partito Liberale Italiano (PLI) 3,87 1.012.610 4 Green Arrow Up.svg1,01 Green Arrow Up.svg1
Partito Monarchico Popolare (PMP) 2,96 774.242 5 - -
Partito Nazionale Monarchico (PNM)[9] 2,16 565.045 2 Red Arrow Down.svg4,83 Red Arrow Down.svg14
Partito Repubblicano Italiano-Partito Radicale (PRI-PR) 1,39 363.462 0 - -
PNM-MSI[10] 1,11 291.359 0 - -
PCI-PSI[11] 0,71 185.557 2 - -
Comunità - (Movimento Comunità) (MC) 0,55 142.897 0 - -
Partito Popolare Sudtirolese (SVP) 0,46 120.068 2 - -
Movimento Autonomista Regionale Popolare (MARP) 0,23 61.088 0 - -
PSI-PSDI[12] 0,17 43.191 0 - -
Indipendenti di Sinistra[13] 0,11 28.141 1 - -
Partito Sardo d'Azione (PSd'A) 0,10 25.923 0 - -
Altre liste 0,22 57.237 0 - -
Totale[14] 100,00 26.150.002 246 Green Arrow Up.svg9

Eletti[modifica | modifica sorgente]

Camera dei deputati[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Deputati della III Legislatura della Repubblica italiana e Eletti alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche italiane del 1958.

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[15], per partito, alla Camera:

Lista Seggi
Democrazia Cristiana 273
Partito Comunista Italiano 140
Partito Socialista Italiano 84
Movimento Sociale Italiano 24
Partito Socialista Democratico Italiano 22
Partito Liberale Italiano 17
Partito Monarchico Popolare 14
Partito Nazionale Monarchico 11
Partito Repubblicano Italiano-Partito Radicale 6
Partito Popolare Sudtirolese 3
Movimento Comunità 1
Union Valdôtaine 1
Totale 596[16]

Senato della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Senatori della III Legislatura della Repubblica italiana.

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[17], per partito, al Senato:

Lista Seggi
Democrazia Cristiana 123
Partito Comunista Italiano[18] 60
Partito Socialista Italiano[19] 36
Movimento Sociale Italiano 8
Partito Socialista Democratico Italiano 5
Partito Monarchico Popolare 5
Partito Liberale Italiano 4
Partito Nazionale Monarchico 2
Partito Popolare Sudtirolese 2
Indipendenti di Sinistra 1
Totale 246[20]

Analisi territoriale del voto[modifica | modifica sorgente]

Partiti maggioritari nelle singole province per la Camera.

La Democrazia Cristiana ottiene un modesto aumento di consensi, frutto di una forte crescita nel Sud Italia, con massimi del 10-12% nelle province di Caserta, Messina e Salerno. Incrementi in linea con quello nazionale si registrano in Veneto e Lazio mentre nel resto del Paese l'andamento è piuttosto altalenante e non emergono chiare tendenze territoriali. La crescita dei consensi nel Sud porta il partito ad ottenete risultati superiori alla media nazionale e superare il 50% di voti in Sardegna e nel Salento. Le zone più forti della DC ci confermano però, ancora una volta, il Triveneto, l'Alta Lombardia, le province di Cuneo e Campobasso con risultati compresi tra il 55% e il 60% dei consensi. I democristiani confermano la loro difficoltà a penetrare nelle Regioni Rosse mentre i risultati del Nord Ovest continuano ad allontanarsi dalla media nazionale[5].

Il Partito Comunista Italiano risulta pressoché stabile e ciò è frutto di una generale perdita di consensi nel Nord Italia e in Toscana e un opposto incremento nel Centro Sud, con alcune eccezioni. Restano infatti nel Meridione diverse zone ostili ai comunisti, come l'entroterra campano, l'Abruzzo meridionale e la parte settentrionale di Sicilia e Sardegna. A queste si aggiungono il Nord Est, l'Alta Lombardia e la provincia di Cuneo ormai tradizionalmente anticomuniste. Si conferma invece predominante in Emilia-Romagna, Toscana e Umbria, mentre ottiene risultati al di sopra dei quello nazionale nel Nord Ovest, nel sud della Sicilia e nella provincia di Foggia[5].

Il Partito Socialista Italiano aumenta i propri consensi in generale su tutto il territorio nazionale con le sole eccezioni della Bassa Lombardia, delle Marche e dellUmbria, che però si riconferma una delle zone più forti per i socialisti. L'incremento è più accentuato nel Centro Sud, e in particolare in Calabria i cui risultati sono confrontabili con quelli del Nord Italia che sono decisamente superiori alla media nazionale. Nel resto del Centro Sud il PSI si conferma piuttosto debole spesso al di sotto della doppia cifra.[5].

Il Movimento Sociale Italiano arretra bruscamente, perdendo oltre un punto percentuale, a seguito di decrementi in quasi tutte le regioni. In particolare perde ingenti consensi nel Sud Italia e nelle due Isole maggiori rimanendo tuttavia molto forte in Sicilia, Lazio, Umbria, Puglia, unico caso in cui i missini conquistano consensi, e nelle province di Bolzano e Trieste, dove supera il 15% dei voti. Si conferma invece piuttosto debole nel Centro Nord mentre a seguito del forte calo anche la Basilicata registra risultati molto al di sotto della media nazionale[5].

Il Partito Socialista Democratico Italiano risulta stabile a livello nazionale e in generale anche a livello locale in modo abbastanza omogeneo. Nel Centro Sud i socialdemocratic si confermano piuttosto deboli con le eccezioni di Salerno e Siracusa, ed è principalmente nel Nord Italia che raccolgono il loro consenso. In particolare le zone più forti sono il Piemonte e il Nord Est, dove supera il 10% dei voti nella provincia di Belluno[5].

Il Partito Liberale Italiano riequilibra i suoi consensi nel Nord Italia, crescendo in Lombardia ed Emilia-Romagna e calando in Piemonte, che però resta la zona più forte per i liberali. Risulta invece stabile nel Centro Italia e in calo nel Meridione, pur ottenendo ancora risultati eccezionali nelle province di Campobasso e Benevento dove supera il 15% delle preferenze. In controtendenza la Sicilia, in cui migliora i già ottimi risultati della tornata precedente.[5].

Il Partito Nazionale Monarchico paga duramente la scissione interna del PMP perdendo numerosi consensi in tutta Italia, specialmente nelle regioni meridionali, dove alle precedenti elezioni aveva ottenuto ottimi risultati. Il calo più ingente si riscontra in Campania dove perde quasi il 10% dei consensi, in Puglia e Sicilia che comunque restano le regioni di riferimento del partito, mentre nel Nord Italia resta largamente sotto la media nazionale[5].

Il Partito Monarchico Popolare raccoglie la maggior parte dei suoi consensi al Centro Sud, in particolare in Campania, dove, nella Provincia di Napoli, raggiunge quasi il 20% dei consensi, in Abruzzo Basilicata e Sicilia. Come il PNM, al nord ottiene percentuali minime e talvolta irrilevanti[5].

Il Partito Repubblicano Italiano si conferma molto forte in Romagna, nelle Marche e sulla costa Toscana. Perde consensi nel Lazio, in Abruzzo e nella Provincia di Trapani in cui ottiene però consensi molto superiori alla media e al resto del Meridione in cui i repubblicani stentano ad affermarsi[5].

Il rafforzamento della Democrazia Cristiana porta il suo vantaggio a quasi il 20% ma non si traduce in conquiste di province, anche se è evidente un generale rafforzamento del distacco democristiano. In particolare la DC incrementa notevolmente i propri vantaggi tra Lazio, Abruzzo, e Campania, superando anche il 30%. Restano però il Nord Est e l'Alta Lombardia le roccaforti inespugnabili della DC. Nelle altre zone d'Italia, in particolare il Nord Ovest e la Sicilia meridionale, i distacchi sono più contenuti anche se non scendono mai sotto il 3%. Il Partito Comunista Italiano vede erodere il proprio distacco anche nelle Regioni Rosse, dove risce a conservare per un pugno di voti Pisa, e ottiene un vantaggio intorno al 3% a Firenze, Pistoia e Forlì, mentre l'unica provincia in cui riesce a superare il 20% di vantaggio è Siena[5].

Conseguenze del voto[modifica | modifica sorgente]

Il centro guidato dalla Democrazia Cristiana uscì rafforzato dalle elezioni con una discreta maggioranza sia alla Camera che al Senato, che gli permise di mantenersi al governo per tutta la III legislatura. Ciò nonostante la situazione politica si confermò instabile e piuttosto mutevole. Iniziavano infatti a sorgere dei dubbi sulla politica centrista della DC e da più parti si riteneva necessario che il partito superasse questa fase politica aprendo a forze meno moderate. Nella prima parte della legislatura prevalsero i sostenitori di uno spostamento a destra dalla DC concretizzato nei governi Segni II e Tambroni, che ottenero l'appoggio esterno dei missini e nel primo caso anche dei monarchici. Questo riposizionamento però fu solo temporaneo e si interruppe definitivamente con le dimissioni di Tambroni.

Successivamente, con il ritorno al governo di Fanfani e la vittoria di Aldo Moro al congresso della DC, si avviò un processo di apertura a sinistra del partito guardando esplicitamente al PSI come interlocutore di governo. Questo nuovo progetto politico non fu, però, applicato nelle elezioni presidenziali del 1962, in cui il democristiano Antonio Segni fu eletto con l'appoggio di missini e monarchici.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Segretario del partito alla data delle elezioni
  2. ^ a b c Voti del partito alla Camera dei Deputati
  3. ^ a b c Elezioni 1958 risultati Camera dei Deputati, Ministero dell'Interno. URL consultato il 16 aprile 2013.
  4. ^ a b c Differenza con i risultati precedenti alla Camera dei Deputati
  5. ^ a b c d e f g h i j k Ministero dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  6. ^ Lista presentata in tutte le circoscrizioni, ad eccezione della Sardegna, nella quale vi era una lista unica PCI-PSI
  7. ^ Lista presentata in tutte le circoscrizioni ad eccezione della Sardegna, nella quale vi era una lista unica PCI-PSI, e del Trentino Alto Adige, nella quale vi era una lista unica PSI-PSDI
  8. ^ Lista presentata in tutte le circoscrizioni ad eccezione del Trentino Alto Adige, nella quale vi era una lista unica PSI-PSDI
  9. ^ a b Lista presentata in tutte le circoscrizioni ad eccezione del Veneto, dell'Emilia-Romagna, della Toscana, dell'Umbria e della Sardegna, nelle quali vi era una lista unica PNM-MSI
  10. ^ I due partiti si presentarono uniti nelle circoscrizioni Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Sardegna
  11. ^ I due partiti si presentarono uniti nella circoscrizione Sardegna
  12. ^ I due partiti si presentarono uniti nella circoscrizione Trentino Alto Adige
  13. ^ Lista elettorale presente nella circoscrizione Valle d'Aosta
  14. ^ Ministero dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  15. ^ Ministro dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  16. ^ Ministero dell'Interno - Archivio storico delle elezioni
  17. ^ Ministro dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  18. ^ Compreso il senatore Velio Spano eletto per il PCI nella lista unica PCI-PSI presentata nella circoscrizione Sardegna, collegio di Iglesias
  19. ^ Compreso il senatore Emilio Lussu eletto per il PSI nella lista unica PCI-PSI presentata nella circoscrizione Sardegna, collegio di Cagliari
  20. ^ Ministero dell'Interno - Archivio storico delle elezioni

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Costituzione della Repubblica Italiana

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]