Canto di Natale

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Canto di Natale
Titolo originale A Christmas Carol
Altri titoli Cantico di Natale, Ballata di Natale, Racconto di Natale
Charles Dickens-A Christmas Carol-Title page-First edition 1843.jpg
Il frontespizio della prima edizione del Canto di Natale del 1843
Autore Charles Dickens
1ª ed. originale 1843
Genere romanzo
Sottogenere fantastico, commedia
Lingua originale inglese
Protagonisti Ebenezer Scrooge
Serie Libri di Natale
Seguito da Le campane

Il Canto di Natale (A Christmas Carol), noto anche come Cantico di Natale, Ballata di Natale o Racconto di Natale, è un romanzo breve di genere fantastico del 1843 di Charles Dickens (1812-1870), di cui è una delle opere più famose e popolari. È il più importante della serie dei Libri di Natale (The Christmas Books), una serie di storie che include anche Le campane (The Chimes, 1845), Il grillo del focolare (The Cricket on the Hearth, 1845), La battaglia della vita (The Battle for Life, 1846) e Il patto col fantasma (The Haunted Man, 1848).

Il romanzo è uno degli esempi di critica di Dickens della società ed è anche una delle più famose e commoventi storie sul Natale nel mondo. Narra della conversione dell'arido e tirchio Ebenezer Scrooge visitato nella notte di Natale da tre spiriti (il Natale del passato, del presente e del futuro), preceduti da un'ammonizione dello spettro del defunto amico e collega Jacob Marley. Il Canto unisce al gusto del racconto gotico l'impegno nella lotta alla povertà e allo sfruttamento minorile, attaccando l'analfabetismo: problemi esasperati apparentemente proprio dalla Poor Law (Legge contro la povertà), comodo tappabuchi tanto inefficace quanto dannoso ideato dalle classi abbienti.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Ebenezer Scrooge parla al fantasma di Marley
Scrooge e Bob Cratchit

Il Canto di Natale è suddiviso in cinque parti con un protagonista aiutato da spiriti: nella prima parte si descrive il protagonista Ebenezer Scrooge, un ricco ed avaro vecchio finanziere della Londra del 1843, che non spende nulla nemmeno per sé e per il quale il Natale è una perdita di tempo (rimprovera Dio stesso per il riposo domenicale che intralcia il commercio e il guadagno).

Talmente infastidito dalle festività, costringe il suo umile impiegato Bob Cratchit, al quale dà uno stipendio da fame, a presentarsi al lavoro anche il giorno della Vigilia di Natale. Per strada risponde male a tutti coloro che intonano un "Canto di Natale" o che gli fanno gli auguri, incluso l'affettuoso nipote Fred, figlio della defunta sorella Fanny, che invano lo prega di cenare con la sua famiglia: l'unica compagnia che conta per Scrooge è quella della sua cassaforte. Per questo accanito interessamento ai soldi è una persona poco amata da tutti i cittadini.

La sera della vigilia di Natale, mentre sta rincasando, gli sembra di intravedere tra la neve, specchiato nel picchiotto del suo portone il volto del defunto socio in affari Jacob Marley, morto sette vigilie di Natale prima, visione che lo turba profondamente.

Rinchiusosi nella sua lussuosa casa, comincia a percepire dei rumori strani: ora quello di un carro funebre che si trascina invisibile sulle scale avvolte nel buio, ora un rumore di catene nella cantina, infine vede oscillare da sola una campanella collegata alla deserta camera antistante, trascinando tutte le altre della casa in un suono assordante e spaventoso.

A questo punto si apre una porta, e compare il fantasma di Marley: una visione tremenda, tanto più terrificante in quanto, scoperte le bende per mostrare il volto, cade la mascella dal viso. Intorno alla vita, una catena forgiata di lucchetti, timbri, portamonete, assegni, e tutto quel materiale che, secondo l'ammissione di Marley, lo ha distolto dal fare del bene agli altri accumulando denaro tutto per sé: il rimpianto per aver vissuto chiuso nel proprio egoismo lontano dalle persone che amava e che lo amavano costituisce la sua pena eterna, una dannazione che lo costringe a vagare per il mondo senza poter vedere la luce di Dio.

Il solo sollievo è ammonire Scrooge, perché la catena che si sta forgiando è ben più lunga e pesante della sua. Se andrà avanti così, anche lui subirà la stessa sorte: Marley gli annuncia allora la visita imminente di tre spiriti: uno che incarna il Natale passato, un altro quello presente, l'ultimo il Natale futuro. Scrooge non ne rimane troppo turbato e quando il fantasma del socio e degli usurai, peggiori persino degli avari, scompaiono, egli si corica.

Lo Spirito del Natale Passato[modifica | modifica sorgente]

Scrooge tenta di scacciare lo spirito
I fantasmi degli usurai morti (illustrazione di John Leech)

All'una di notte di Natale appare lo Spirito del Natale Passato. È un fantasma circondato da una corona di luce che si sprigiona dal capo, facendolo assomigliare a una candela e con in mano un cappello in forma di spegnitoio ed un ramo di agrifoglio, che sveglia e riporta Scrooge indietro nel passato a rivisitare la propria infanzia dimenticata: in una scena è bambino sui banchi di scuola, mandato a studiare in collegio dal padre, che, per distrarsi dal dolore familiare ed essere per un po' lasciato solo a riprendersi dallo sconforto, ha voluto allontanare il figlio maggiore dalla famiglia, disperata come lui ed Ebenezer stesso per la morte della moglie (madre di Scrooge); era solo, triste e senza amici, studiava in un'aula buia, a amava ancora il Natale. In un'altra scena, qualche tempo più tardi arriva la sua sorellina Fanny, tornata per riportarlo a casa, dopo avere convinto il padre a riprenderlo in famiglia. È un momento felice, un abbraccio tra i due, stretti da un affetto immenso, con il giovane Scrooge che salta di gioia.

Il fantasma ricorda a Scrooge l'affetto che lo legava alla defunta madre ed alla defunta sorella, e che il di lei figlio Fred rappresenta l'unico parente. Ricordando la freddezza con la quale lo ha trattato, Scrooge ne risulta turbato.

Qualche anno dopo è apprendista contabile presso l'anziano e benevolo Fezziwig: anche qui è Natale, ma Fezziwig fa risistemare l'ufficio in modo da trasformarlo in una sala da ballo dove si terrà una festa sontuosa. Nelle piccole follie natalizie dell'allegra compagnia cadono le differenze di classe, si canta e gioca tutti quanti, bambini, giovani e anziani. Fezziwig e la moglie sono degli anfitrioni imbattibili, scherzano e fanno i pagliacci con tutti.

Scrooge è messo di fronte con imbarazzo al ricordo di quanta gioia, con così poco sforzo da parte del buon Fezziwig, egli sia stato capace di provare, in contrasto con i suoi abituali comportamenti nei confronti del suo impiegato Cratchit.

La scena cambia ancora e appare uno Scrooge adulto, ricco e trasferitosi con Marley come capo-finanziere nel suo nuovo studio omonimo dopo la morte del padre e di Fezziwig. Scrooge è di fronte a Bella, la fidanzata, una ragazza povera e senza dote dopo la morte dei genitori. Ella vuole lasciarlo libero, consapevole che la promessa che egli le fece, quando erano poveri entrambi, non può essere mantenuta ora che lui è cambiato. Scrooge si rivede accettare con malcelato sollievo l'offerta della ragazza. Da quel giorno lui sarà solo e gelido.

Il passato non si può cambiare. Scrooge è disperato, implora il fantasma di non tormentarlo più. Molto più tardi, Scrooge assiste a una cena di Natale: riconosce la sua ex ragazza ormai sposata da anni, con tanti figli, povera ma felice. Fa un sarcastico commento su Scrooge al marito. È appena arrivata la notizia che Marley è abbandonato sul letto di morte, neanche il suo vecchio amico è lì per confortarlo. Preso dal rimorso, Scrooge schiaccia il copricapo-spegnitoio sulla testa del fantasma-candela fino a farlo scomparire: ma la luce chiusa nel cappello inonda tutto il pavimento come un diluvio terrorizzando il vecchio. Scrooge si ritrova nella sua camera da letto a dormire e riposarsi, per poi affrontare lo Spirito del Natale Presente dopo essersi svegliato nel cuore della notte antimeridiana.

Lo Spirito del Natale Presente[modifica | modifica sorgente]

lo spirito dei Natali Presenti (John Leech)
l’ignoranza e la miseria. Illustrazione di John Leech

Scrooge viene destato dal secondo spirito, quello del Natale Presente, che appare come un presunto Babbo Natale gigante, con un mantello verde orlato di pelliccia bianca, una corona di agrifoglio sulla testa e una torcia-cornucopia nella mano, seduto sopra un trono di pietanze natalizie. Questo spettro conduce Scrooge dalla famiglia di Bob Cratchit che sta consumando la cena di Natale; sono tutti felici, anche il piccolo e storpio Tim sebbene vivano poveramente, dato il misero salario concesso da Scrooge, tanto da non poter comprare nemmeno le medicine per il piccolo Tim.

Il fantasma mostra a Scrooge altre persone che passano il Natale: un gruppo di minatori che intonano un canto di Natale attorno a un focolare, due guardiani di un faro che brindando e cantando sempre attorno a un fuoco si scambiano un Buon Natale e dei marinai su un bastimento in mezzo all'oceano che si scambiano gli auguri e che dedicano un pensiero ai loro cari. Scrooge è molto stupito da ciò che ha appena visto.

Infine Scrooge e lo spettro sono nella casa di Fred, nipote di Scrooge, che sta passando il Natale in allegria con i suoi amici e parenti. Fred sta ridendo coi suoi invitati delle grottesche manie dello zio, ma nonostante questo pronuncia parole di affetto per lui e brinda alla sua salute.

Prima di congedarsi, lo spettro mostra a Scrooge due bambini, che stavano ai suoi piedi nascosti dalla veste. Laceri e miserabili, essi rappresentano l'Ignoranza e la Miseria alla quale i poveri sono condannati dalla classe della quale Scrooge fa parte. Egli ne è sconvolto, ma lo spettro gli ricorda che lui stesso, solo poco prima, aveva augurato prigioni e lavori forzati per i bisognosi. Allo scoccare del campanile della Cattedrale di St. Paul, lo spettro del Natale Presente muore con i due bambini e si disintegra nell'aria.

Scrooge si ritrova sperduto nella nebbia, all'arrivo del terzo e ultimo spirito.

Lo Spirito del Natale Futuro[modifica | modifica sorgente]

Lo spirito del Natale Futuro mostra a Scrooge la sua tomba. (John Leech)

Il terzo spirito (quello del Natale Futuro) richiama la morte personificata e si presenta come una figura altissima, avvolta da un nero mantello e un cappuccio da cui nulla traspare se non una mano nera che sporge da una manica. Invano Scrooge chiede che parli: la figura, per rappresentare su di lui la paura del futuro (come il suo volto sospettoso quanto il futuro) e per fargli capire che deve essere gentile, è silenziosa per tutto il suo tempo e lo guida solo con un dito, essendo dunque il più triste degli spiriti.

Siamo ancora a Londra, ma nel Natale dopo, e Scrooge assiste a diverse scene, il cui argomento è la morte di un vecchio tirchio, deriso da tutti. Due banchieri della city parlano del suo ormai prossimo funerale: mentre uno afferma di andarvi per puro dovere, l'altro, schernendo la tirchieria del defunto, è interessato soltanto a rifarsi a sue spese con la cena gratis del funerale. Un povero padre che era debitore al vecchio non nasconde alla famiglia il sollievo per la sua morte perché a chiunque saranno trasferiti i debiti, il futuro creditore sarà sempre più buono di lui. In un negozio di rigattiere, Scrooge osserva disgustato i servi del defunto mentre si dividono tutto quello che hanno potuto rubare in casa sua, incluse le tende del baldacchino che ne proteggevano il corpo e la camicia sottratta dal suo abito funebre: l'ammontare totale è venduto al rigattiere tra le risate di tutti. Alla fine il povero Scrooge ha capito che se non cambierà davanti a lui troverà soltanto la morte. Ed infatti, quando lo Spirito gli mostra la sua tomba, nel Natale successivo, con solo Fred a trovarlo ma felice per poter ereditare il suo patrimonio, Scrooge si pente di tutto ciò che ha fatto, anche quando vede nello stesso Natale la tomba del piccolo Tim Cratchit, ammalatosi purtroppo per le medicine che la famiglia non poteva permettersi per il basso stipendio del padre, sfruttato da Scrooge.

Il ravvedimento[modifica | modifica sorgente]

Ebenezer Scrooge si ritrova nel suo letto e scopre che è la mattina del giorno di Natale e glielo conferma un ragazzo che passa sotto la sua finestra. Forte della lezione ricevuta la notte scorsa, manda il ragazzo a comprare il più grosso tacchino in vendita al negozio lì vicino e, premiandolo con generosità, glielo fa portare a casa di Bob Cratchit. Sbarbato e ripulito esce per strada, salutando tutti con calorosa affabilità. Incontra l'uomo che gli aveva chiesto un contributo per i più poveri, si scusa con lui per il suo comportamento e dona una grossa cifra di denaro. Trova poi la forza di presentarsi a casa di suo nipote che lo aveva invitato per Natale: accolto con calore, passa il più bel Natale della sua vita. La mattina dopo, nel suo ufficio, aspetta l'arrivo di Cratchit, ignaro del cambiamento del suo datore di lavoro. Egli arriva con affanno in ritardo e Scrooge lo affronta con il vecchio cupo cipiglio: non è disposto a tollerare ancor di più questi comportamenti, pertanto gli comunica, aprendosi in un sorriso mai visto prima, un generoso aumento di stipendio. Da allora Scrooge, buon amico di Cratchit e un secondo padre per il piccolo Tim, diventa una persona molto amata e trova finalmente la pace nell'anima.

La critica[modifica | modifica sorgente]

Le tematiche sociali[modifica | modifica sorgente]

- Mi chiedo se per caso hai letto I Libri di Natale di Dickens - chiese Robert Louis Stevenson a un amico […] - Io ne ho letti due, e ho pianto come un bambino, ho fatto uno sforzo impossibile per smettere. Quanto è vero Dio, sono tanto belli, e mi sento così bene dopo averli letti. Voglio uscire a fare del bene a qualcuno […] Oh, come è bello che un uomo abbia potuto scrivere libri come questi riempendo di compassione il cuore della gente! -.

Se i primi due libri della raccolta dovevano avere colpito Stevenson, è sicuramente sul primo che si concentrò la sua attenzione. La sua commozione e lo stato di esaltazione da lui espresso rappresentano il trionfo unanime da parte della critica e del pubblico di allora: il 24 dicembre del 1843, poco dopo la sua prima apparizione nelle librerie, Il Canto di Natale aveva infatti raggiunto quota 6000 copie, cifra eccezionale data l'epoca e l'edizione deluxe del libro; la rilegatura rigida con velluto rosso a bordi dorati voluta dalla Chapman and Hall lo rendevano costoso. Conteneva anche le preziose illustrazioni del celeberrimo John Leech, vignettista della rivista satirica Punch. Leech, a differenza di Dickens, era dichiaratamente radicale e rivoluzionario, non un vittoriano nell'accezione comune del termine. In questa occasione speciale, però, anche la penna di Dickens, che era stata in passato più accomodante non risparmiò attacchi sarcastici alle classi alte.

Il 5 ottobre dello stesso anno egli aveva presieduto una serata di gala al Manchester Athaeneum, e prendendo la parola aveva denunciato la Poverty Law, che invece di combattere la povertà l'accentuava sanzionando lo sfruttamento minorile nelle fabbriche. Pesava nella memoria dello scrittore l'esperienza degradante vissuta nell'infanzia, quando per pagare i debiti del padre fu mandato a lavorare in una fabbrica di lucido da scarpe, dove subì per sei mesi i maltrattamenti del padrone. Nonostante questo, a una prima espulsione del ragazzo dalla fabbrica la mamma insistette perché il proprietario se lo riprendesse ancora per un po': cosa che Dickens non riuscì mai a perdonarle per il resto della vita.

Nel Blue Book di una commissione parlamentare dell'epoca e in particolare nel Second Report (Seconda Relazione) uscita solo qualche mese prima Dickens stesso aveva letto statistiche allarmanti sulla povertà in Inghilterra e sugli abusi, tanto più scioccanti in quanto le vittime erano soprattutto bambini. Statistiche toccabili con mano girando per i quartieri poveri (Dickens era solito farvi lunghe passeggiate a piedi ogni giorno) che spinsero Elizabeth Barrett Browning, poetessa e moglie dell'omonimo poeta a scrivere la celebre poesia 'Pianto dei bambini' ('Cry of the Children). Gli "Hungry Forties" (gli anni '40 della fame) furono un periodo molto difficile per le classi meno abbienti, e il malcontento popolare verso il governo dovette crescere tanto da risvegliare gli intenti filantropici dei vittoriani, talora sinceri, talora motivati dalla paura della rivoluzione, che scoppiò un po' dappertutto nell'Europa continentale.

Non furono solo le cause indipendentistiche, ma anche la fame dei popoli oppressi dallo sfruttamento feudale a fomentare ribellioni e conflitti, provocando la caduta di Luigi Filippo in Francia e i celebri moti mazziniani culminati con la fondazione della Repubblica Romana di Giuseppe Mazzini: il 1848 fu, non a caso l'anno che vide la pubblicazione del Il Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx e Friedrich Engels. L'Inghilterra impedì però che questo malcontento fosse esasperato oltre il limite di guardia e per quanto questi segnali d'allarme non valsero a cambiare radicalmente la società, furono almeno presi i primi provvedimenti concreti, furono inoltre istituite diverse società filantropiche e movimenti di volontariato che dettero tra l'altro l'opportunità alle donne di uscire dalle mura domestiche dando loro per la prima volta una relativa indipendenza: ad esempio, Florence Nightingale, grazie allo straordinario successo ottenuto con il suo intervento a favore dei feriti della Guerra di Crimea, riuscì a muoversi con grande autorevolezza nella società inglese riuscendo ad organizzare, a partire dal 1860, la prima scuola per la formazione professionale delle infermiere.

Critica testuale[modifica | modifica sorgente]

Considerata una morality sulla falsariga delle sacre rappresentazioni medievali per la semplice simbolicità religiosa e l'aspetto melodrammatico, Il Canto di Natale è effettivamente un dramma in cinque atti, in cui le apparizioni che si presentano a Scrooge si aprono e si chiudono tra un sipario e l'altro, anche se le cortine del baldacchino dove dorme l'avaro rimpiazzano alla buona il sipario teatrale. Ma il Canto non è solo una parabola: rappresenta infatti lo sviluppo in chiave satirica e impegnata dei comici bozzetti dei Pickwick Papers, scenette umoristiche in cui compaiono quelle allegre e bonarie caricature destinate più tardi a trasformarsi nei mostri grotteschi del Canto e più avanti in quelli dei grandi romanzi. Mentre la figura del vecchio zio scapolone appare tratteggiata nel bonario Pickwick (affiancato nelle sue peripezie da Sam Weller, rivisitazione moderna in versione Cockney di Don Chisciotte e Sancio Panza), l'io cattivo di Scrooge appare nella breve storia di Gabriel Grub, avaro sagrestano rapito da un gruppo di malvagi spiritelli: essi gli fanno assistere a delle scene terribili il cui frutto finale sarà la conversione dell'avaro. Ma si tratta sempre dell'ennesimo bozzetto comico i cui personaggi sono ancora schizzati a matita: è solo con il Carol che Dickens acquisisce il successo e la capacità tecnica del romanziere, sviluppando il suo talento drammatico: a questo si unisce l'influenza del picaresco ereditato da Henry Fielding di cui era lettore appassionato, mentre il senso del macabro deriva dalla passione per il romanzo gotico. Raramente però, qualunque sia il tema trattato da Dickens, si può parlare di realismo, se non nel senso che i personaggi da lui creati sono "vivi" nel loro mondo fiabesco: Praz fa notare che si tratta di maschere in cui i tratti umani sono deformati come nelle vignette satiriche. Il Canto è dunque un racconto fantastico ma che racchiude verità profonde. Vive in una dimensione tutta sua come in Shakespeare, a cui Dickens è paragonato per il linguaggio poetico appena mascherato dalla prosa.
Nel corso del Novecento, il Canto di Natale ispirerà alcuni simboli tradizionalmente legati al mondo del capitalismo anglosassone, come Zio Paperone (da Walt Disney chiamato Uncle Scrooge) e l'avaro Mr. Potter nel capolavoro cinematografico La vita è meravigliosa, oltre ad altri film natalizi dove il "cattivo" di turno viene miracolato e guidato sulla via dell'amore.

Adattamenti[modifica | modifica sorgente]

Adattamenti cinematografici[modifica | modifica sorgente]

Il romanzo è stato oggetto di più adattamenti per il cinema, come:

Adattamenti televisivi[modifica | modifica sorgente]

Trasmesso per la prima volta su TV nel 1950 su BBC.

Film per la televisione[modifica | modifica sorgente]

Episodi di serie televisive[modifica | modifica sorgente]

  • L'episodio Ebenezer Morloch della quinta edizione della serie televisiva Saranno famosi riprende la trama del romanzo di Dickens, assegnando ciascuna parte agli studenti e ai professori della scuola d'arte.
  • L'episodio Il Natale di London della serie televisiva Zack e Cody sul ponte di comando è basato sul romanzo, dove London è la ragazza ricca e avara, che si redime per evitare di rimanere triste e sola.
  • In un episodio della serie Widget, un alieno per amico il simpatico alieno utilizza la strategia dei tre fantasmi per convincere un industriale senza scrupoli ad abbandonare i suoi progretti inquinanti.
  • Lo speciale di Natale del 2010 di Doctor Who è intitolato A Christmas Carol ed è basato sul romanzo. Il Dottore interpreta il ruolo dei tre fantasmi per convincere il ricco e avaro Kazran Sardick a fare opere di bene e a disattivare lo scudo che circonda il pianeta, in modo da permettere l'atterraggio sicuro di una nave da crociera con oltre 4000 passeggeri a bordo.
  • Sia in una puntata di Hazzard che in una di Quantum Leap viene usata dai protagonisti l'idea dei tre fantasmi per far ravvedere un cattivo.

Adattamenti fumettistici[modifica | modifica sorgente]

  • Una storia a fumetti di Lupo Alberto è intitolata Canto di Ferragosto e mostra la coscienza di Mosè far pentire quest'ultimo per aver rovinato il Ferragosto ai suoi amici, mostrandogli un Ferragosto del passato, quello del presente e uno del futuro. L'episodio è quindi una chiara parodia di Canto di Natale.
  • Anche su Topolino è apparsa una storia intitolata Canto di Natale, la cui trama riprende fedelmente il romanzo di Dickens. La storia omonima, adattata con la sceneggiatura di Guido Martina e i disegni di José Colomer Fonts, è uscita per la prima volta su Topolino n. 1412 il 19 dicembre 1982 e vede Zio Paperone nei panni di Ebenezer Scrooge [2] .

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Canto di Natale in Internet Movie Database, IMDb.com Inc.
  2. ^ Gianni Bono (a cura di), I classici della letteratura Disney - Canto di Natale, Il corriere della sera, 2006.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Critica[modifica | modifica sorgente]

  • Introduction to The Christmas Books. Penguin, 1971, 1st vol.
  • Introduction to The Christmas Carol. Penguin, 1971, 1st vol.
  • M. Praz, Storia della letteratura inglese. Firenze, Sansoni, 1978.h

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]