Biancaneve

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Biancaneve (disambigua).
bussola Disambiguazione – "Biancaneve e i sette nani" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Biancaneve e i sette nani (disambigua).
Biancaneve
Franz Jüttner Schneewittchen 2.jpg
Biancaneve vagante nel bosco. Illustrazione di Franz Jüttner
Autore fratelli Grimm
1ª ed. originale 1812
Genere fiaba
Lingua originale tedesco
Protagonisti Biancaneve
Serie Fiabe dei bambini e del focolare
Biancaneve nel lettino dei nani

Biancaneve, nota anche come Biancaneve e i sette nani (titolo tedesco: Schneewittchen / titolo francese: Blanche-neige), è una fiaba popolare europea. La versione attualmente conosciuta è quella scritta dai fratelli Grimm, Jacob e Wilhelm, in una prima edizione nel 1812, pubblicata nella raccolta Kinder- und Hausmärchen (Fiabe dei bambini e del focolare), evidentemente ispirata a molti aspetti del folclore popolare, del quale i due fratelli erano profondi studiosi. La città di Lohr in Bassa Franconia sostiene che Schneewittchen sia nata in loco.

Esiste un'altra fiaba dei fratelli Grimm in cui la protagonista si chiama Biancaneve: Biancaneve e Rosarossa. Non esiste alcuna correlazione fra le protagoniste delle due fiabe, che nell'originale tedesco hanno anche due nomi leggermente diversi: Schneewittchen (la Biancaneve di Biancaneve e i sette nani) e Schneeweißchen (quella di Biancaneve e Rosarossa). I due nomi hanno lo stesso significato; il primo è scritto secondo i dialetti della Bassa Germania, il secondo quelli dell'Alta Germania.

Nel sistema di classificazione delle fiabe di Aarne-Thompson, Biancaneve rappresenta il tipo 709. Nella raccolta di fiabe dei fratelli Grimm, Biancaneve si trova al n. 53.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La storia di "Biancaneve e i sette nani" a cui si fa generalmente riferimento, è quella raccontata nella settima edizione delle fiabe dei fratelli Grimm del 1857. La storia racconta che un giorno una regina era intenta a cucire vicino a una foresta, sulla neve. Si punge un dito e guardando il sangue sul terreno innevato, desidera avere un figlio con i capelli scuri come l’ebano, la pelle bianca come la neve e le labbra rosse come il sangue; dopo qualche tempo la regina ebbe una bambina, alla quale dà il nome Biancaneve. Nel darla alla luce la regina muore. Il re, per assicurare una figura materna alla figlia, decide di risposarsi. La seconda moglie del re, una bellissima donna che possedeva uno specchio magico, invidiosa della bellezza della giovane figliastra, incarica un cacciatore di portare la ragazza nel bosco, ucciderla e riportarle i polmoni e il fegato (il cuore in alcune versioni) come prova della conclusione del suo compito. Il cacciatore, però, impietosito dell’implorare della fanciulla e dalla sua bellezza, decide di lasciarla nel bosco e di uccidere un cinghiale, portando alla regina gli organi di questo animale, convinto che comunque Biancaneve verrà uccisa da qualche belva feroce. La regina, dopo aver ricevuto il fegato e i polmoni, li mangia, convinta che siano quelli della figliastra.

La matrigna davanti allo specchio magico. Illustrazione tedesca di Franz Jüttner, 1905

Biancaneve, dopo aver vagato per un po' nel bosco, si imbatte in una casa costruita proprio nel cuore della foresta nella quale abitano sette nani, che lavorano in una vicina miniera per guadagnarsi da vivere. La casa è vuota e Biancaneve, affamata e stanca, si nutre con parte del cibo e del vino già preparato dai nani, prendendone un poco di ogni porzione, per poi addormentarsi nell’unico dei sette letti della propria misura. I nani, dopo un primo attimo di sgomento per l’intrusione, sono felici di ospitare la dolce Biancaneve, che in cambio li accudisce nelle faccende domestiche.

La vita scorre tranquilla fino a quando la regina cattiva, grazie allo specchio fatato, scopre che la ragazza è viva e in salute.

Travestitasi da vecchia venditrice, cerca perciò per due volte di uccidere Biancaneve, prima stringendole una cintura in vita fino a toglierle il respiro, poi con un pettine avvelenato. In entrambi i casi la giovane viene però salvata dall’intervento dei nani, che riescono a farle riprendere i sensi, ammonendola ogni volta di non far entrare nessuno in casa.

A questo punto la regina, travestita da vecchia contadina e venditrice di frutta, si avvia nuovamente verso la casa dei nani con l’obiettivo di far assaggiare a Biancaneve una mela avvelenata. Per convincere Biancaneve ad accettare almeno una mela in dono la taglia in due, assaggiandone la metà che non era avvelenata. Biancaneve al primo morso della parte avvelenata, cade in uno stato di morte apparente da cui nessuno degli sforzi compiuti dai nani riesce a svegliarla. Gli stessi nani, convinti che sia morta, la pongono in una bara di cristallo e la sistemano sulla cima di una collina in mezzo al bosco.

Per molto tempo Biancaneve resta vegliata dai nani finché un giorno non viene notata da un principe che passava di lì. Il principe, vorrebbe portarla nel suo castello, per poterla ammirare e onorare per tutti i giorni della sua vita. Dopo molte insistenze i nani, impietositi dai sentimenti del giovane, acconsentono alla sua richiesta. Avviene però che uno dei servitori del principe, arrivati per trasportare la bara al castello, inciampi su di una radice sporgente, facendo cadere la bara giù per il fianco della collina. Durante la caduta esce dalla bocca di Biancaneve il boccone di mela avvelenato e così la ragazza si risveglia. Biancaneve s’innamora subito del principe e vengono organizzate le nozze a cui viene invitata anche la matrigna di Biancaneve. Questa, che non conosceva il nome della sposa, ma era stata avvertita dallo specchio che era più bella di lei, rimane impietrita riconoscendo Biancaneve. Nel frattempo erano state fatte arroventare sulle braci due scarpe di ferro che la strega viene costretta ad indossare. A causa del dolore procuratole dalle calzature incandescenti la strega è costretta a ballare finché cade a terra, morta.[1]

In un’altra versione il finale è diverso: la matrigna, giunta al castello, rimane stupita. Riavutasi dalla sorpresa tenta di fuggire, ma i presenti chiedono al re di punirla. Così, vestita di cenci e dimenticata, vive a lungo in un carcere oscuro. Solo Biancaneve si reca spesso a darle conforto, poiché i buoni non conoscono l’odio.[2]

Varianti della storia[modifica | modifica sorgente]

I fratelli Grimm trascrissero la fiaba di Biancaneve così come era raccontata nella tradizione orale in Germania. Tuttavia dalla prima versione del 1812 alla settima del 1857 i cambiamenti furono consistenti. Quello principale riguarda la figura della madre: nelle fiabe dei Grimm dove la madre si mostra invidiosa dei propri figli e manifesta degli istinti infanticidi, essa viene fatta morire e sostituita con una matrigna cattiva[3][4]. Altri elementi disturbanti che vengono edulcorati riguardano il desiderio cannibale di mangiare la bambina e il desiderio necrofilo del principe.

1812[modifica | modifica sorgente]

Nella prima redazione del 1812[4], la madre di Biancaneve dopo essersi punta un dito sogna di avere una bambina bianca come la neve, nera come l'ebano, rossa come il sangue. Rimane quindi incinta e partorisce una bambina. La mamma non muore, ma diventa gelosa di sua figlia quando Biancaneve compie sette anni, così chiede a un cacciatore di ucciderla e di portarle polmone e fegato della bambina, per cucinarli con sale e pepe. Biancaneve si rifugia presso i sette nani.

La madre si presenta da Biancaneve camuffata da vecchia merciaia, e regala alla figlia un pettine avvelenato. Il tentativo è sventato dai nani che sfilano il pettine dai capelli della bambina. Al secondo tentativo, Biancaneve cade nel tranello: mangia la mela avvelenata e giace a terra come morta. Quando i nani la trovano pensano che sia troppo bella per seppellirla, così la mettono in una bara di cristallo con inciso il nome della bambina in lettere d'argento, e la tengono in casa "per molto, molto, molto tempo". Il principe, passando di lì, si innamora perdutamente del cadavere e lo chiede in dono ai nani:

« La chiese allora in dono, ché non poteva più vivere senza averla sotto gli occhi, e disse che l’avrebbe innalzata e onorata come la cosa più cara al mondo. A quel punto i nanetti si impietosirono e gli consegnarono la bara. Il principe la fece trasportare nel suo castello e sistemare nei suoi appartamenti. Stava seduto lì, tutto il giorno a fissarla, senza riuscire a distogliere lo sguardo. E quando doveva uscire e non poteva guardarla era preso da umor nero, e senza la bara accanto non riusciva a mandar giù nemmeno un boccone. »

I servitori del principe, stanchi di scarrozzare la bara avanti e indietro, un giorno la aprono e se la prendono con il cadavere, tenendolo per le spalle e scuotendolo. In questo modo Biancaneve sputa il pezzo di mela e ritorna in vita:

« Allora accadde che i servi, che dovevano continuamente portare la bara avanti e indietro, cominciarono a irritarsi per la situazione, e, una volta, uno di loro scoperchiò la cassa, e, sollevando Biancaneve, dissero: "Guardate qui, ci tocca questa corvée tutto il giorno, per colpa di una ragazza morta"; e così dicendo, le diedero un colpo di mano sulla schiena, e così, in quel mentre, il terribile pezzo di mela che aveva morso, le fuoriuscì dalla gola, e Biancaneve tornò in vita. »

Quando la madre è invitata alle nozze si reca da sua figlia per cercare ancora di ucciderla, ma la aspetta la vendetta:

« Erano state preparate per la madre delle scarpe di ferro incandescenti. Fu costretta a indossarle e danzare e danzare, fino ad avere i piedi orribilmente bruciati, e senza poter smettere fino a quando, ballando ballando, fu lei a cadere a terra morta. »
La regina ha avvelenato Biancaneve, di Franz Jüttner (1865–1925)
Il principe trova Biancaneve risvegliata, di Franz Jüttner (1865–1925)

1819[modifica | modifica sorgente]

In questa versione[5] la regina desidera avere una bambina bianca come la neve, rossa come il sangue e nera come l'ebano. Rimane incinta e partorisce Biancaneve, ma muore durante il parto. Il padre si risposa dopo un anno, con una donna bellissima e invidiosa. Quando Biancaneve compie sette anni, diventa gelosa della sua bellezza e chiede a un cacciatore di ucciderla e di portarle polmoni e fegato - non per mangiarli, ma a prova della sua morte. Il cacciatore uccide un cinghiale e consegna le interiora alla matrigna, che comunque le mangia, credendo che siano di Biancaneve. Quando la matrigna scopre che Biancaneve è ancora viva, si traveste da merciaia e la convince a comprare un nastro per capelli, ma entrando in casa la soffoca legandole il nastro in vita e la lascia a terra come morta. Sono i nani che salvano Biancaneve, tagliando il nastro. La matrigna riprova vendendo un pettine avvelenato, di nuovo Biancaneve si lascia convincere a comprarlo e metterlo nei capelli, morendo di nuovo. I nani la salvano ancora, togliendo il pettine dai capelli. Al terzo tentativo, Biancaneve è ormai messa in guardia, ma la finta merciaia la convince a comprare una mela proponendole di fare a metà - la mela però ha due colori diversi e la matrigna tiene per sé la parte non avvelenata. Così Biancaneve muore per la terza volta. I nani la vegliano per tre giorni, poi la chiudono in una bara di vetro con inciso il suo nome a lettere d'oro, e portano la bara su una montagna. Passa un principe che se ne innamora e chiede la bara in dono ai nani. I suoi servitori la prendono per portarla al castello ma uno di loro inciampa e fa rovesciare la bara, così Biancaneve sputa il pezzo di mela e torna in vita. Il principe le chiede allora di sposarlo. La regina matrigna non ha pace finché non può presentarsi alle nozze della figliastra, ma recandosi al ballo è costretta a indossare un paio di scarpe roventi e a ballare senza fermarsi, finché cade in terra morta.

1857[modifica | modifica sorgente]

Nella settima e ultima versione[6], la madre di Biancaneve dopo essersi punta un dito sogna di avere un bambino (non una bambina) bianco come la neve, nero come l'ebano, rosso come il sangue. Rimane quindi incinta e partorisce una bambina, che chiama Biancaneve[3].

Possibili fonti di ispirazione nella realtà[modifica | modifica sorgente]

Come per altre fiabe, come ad esempio Barbablù, la storia di Biancaneve potrebbe essere ispirata a fatti realmente accaduti; diversi ricercatori hanno cercato di mettersi sulle tracce della "vera" Biancaneve, la cui storia, tramandata oralmente e arricchita di elementi fiabeschi dalla fantasia popolare, sarebbe poi giunta a noi tramite i Fratelli Grimm.

Nel 1986, ad esempio, il ricercatore Karl-Heinz Barthels[7] rese pubblica la sua tesi secondo la quale Biancaneve sarebbe stata in realtà Maria Sophia Margaretha Catherina von Erthal, nata a Lohr nel 1725 e figlia di un importante magistrato e rappresentante del Principe Elettore tedesco[8]. La nobile aveva perso la madre in età giovanile e suo padre si era risposato con Claudia Elisabeth von Reichenstein, che aveva usato la sua nuova posizione sociale per favorire i suoi figli di primo letto, a scapito della von Erthal. Questa sarebbe stata addirittura costretta a lasciare il palazzo per vivere nei boschi lì attorno; nella zona, peraltro, erano presenti molte miniere, nelle quali, data la ristrettezza dei cunicoli, lavoravano persone di statura molto bassa o addirittura bambini: da questo elemento sarebbero derivati i sette nani. La ragazza morì di vaiolo pochi anni dopo; probabilmente l'avversione dei suoi concittadini per la matrigna inasprì la figura di quest'ultima a vantaggio di Maria Sophia, dipinta come una martire; la sua storia venne tramandata oralmente in forme simili a quella poi raccolta dai Grimm, che attualmente conosciamo. Il castello dei von Erthal è tuttora un'attrazione turistica, e ai visitatori viene mostrato il cosiddetto "specchio parlante", che il padre di Maria Sophia avrebbe regalato alla matrigna: si tratta di un giocattolo acustico in voga nel '700, in grado di registrare e riprodurre le frasi pronunciate da chi si specchiava. Esso sarebbe alla base dello Specchio Magico della matrigna.

Un'altra teoria[9], pubblicata dallo storico Eckhard Sander nel 1994, vedrebbe invece la Biancaneve originale in Margaretha von Waldeck, nata a Bruxelles nel 1533: la ragazza sarebbe stata l'amore giovanile di Filippo II di Spagna, ma fu tolta di mezzo a ventuno anni dalla polizia segreta del re, che vedeva nella loro unione un possibile impedimento ai matrimoni combinati delle case regnanti. Margaretha fu uccisa con del veleno. Anche in questo caso sembrano esserci numerose corrispondenze tra fiaba e realtà: a parte la vicenda della donna (anche lei orfana di madre in giovane età e affidata a una matrigna), suo padre, il conte Samuel von Waldeck, gestiva nella zona di Bruxelles diverse miniere, dando vita alla figura dei Nani come nella teoria di Barthels. A questi elementi si aggiungerebbe anche la figura dello Stregone dei Meli, una sorta di "Uomo Nero" del folklore locale, la cui presenza viene utilizzata per suggestionare i bambini e spingerli a non rubare dai frutteti altrui: lo Stregone sarebbe infatti in grado di avvelenare le mele per causare nei bambini-ladruncoli lancinanti dolori di gola e di stomaco. La sovrapposizione delle credenze locali con la storia di Margaretha avrebbe dato vita alla storia di Biancaneve.

La versione Disney[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Biancaneve e i sette nani (film 1937).

Tra le più celebri versioni della fiaba, vi è l'omonimo film d'animazione prodotto dalla Disney e distribuito dalla RKO Radio Pictures, fu il primo lungometraggio animato dell'azienda, uscito nel 1937. Elemento originale della versione Disney fu la caratterizzazione dei personaggi e in particolare dei sette nani, ad ognuno dei quali fu dato un nome e dei tratti caratteriali distintivi (nella traduzione italiana: Brontolo, Cucciolo, Dotto, Eolo, Gongolo, Mammolo, Pisolo).

Biancaneve è figlia di una nobile famiglia, ma quando lei è ancora infante la dolce madre muore e il padre si risposa con una donna crudele di nome Grimilde. Essa diviene regina e rimane presto vedova costringendo la figliastra, la principessa, a lavorare per lei come una schiava nel suo castello. Biancaneve sopporta i soprusi della donna, la quale si stupisce come faccia la fanciulla ad avere sempre la speranza e il sorriso sul volto. Biancaneve crescendo diventa sempre più bella con un animo nobile e sogna che un giorno il principe dei suoi sogni, che incontra nella realtà una sola volta attirato e ammaliato dal suo canto d' amore, la porti via per vivere per sempre felici. La matrigna tremendamente invidiosa dell' aspetto e delle virtù della sua rivale interroga lo specchio magico nelle sue stanze, chiedendogli chi fosse nel reame la più bella. Un giorno lo specchio risponde che Biancaneve era diventata la più bella. Sconvolta dalla notizia Grimilde convoca un cacciatore per far uccidere Biancaneve e farle portare il suo cuore come prova della sua morte, così da diventare nuovamente lei la più bella del reame. Il cacciatore quando sorprende l'innocente principessa nel bosco, non se la sente di toglierle la vita, intenerito dalla gentilezza dei suoi modi e affascinato dalla sua bellezza. Egli decide di risparmiarla e la spinge a fuggire tempestivamente nel bosco. Porta alla regina un cuore di cinghiale come finta prova della morte di Biancaneve. Nel frattempo la bella fanciulla, terrorizzata dall' accaduto e dalle intenzioni ormai svelate della perfida regina, corre lontano nella foresta e scopre una casetta dove potersi rifugiare: l'abitazione dei sette nani. I nanetti buoni e gentili la proteggeranno, tenendola nascosta e Biancaneve, per sdebitarsi, baderà alla casa e li accudirà come la mamma che loro non hanno mai avuto. Trascorso del tempo la regina Grimilde viene a sapere dalla voce dello specchio magico che la principessa non è morta e che si nasconde nella casetta dei sette nani. Decisa a compiere personalmente l' assassinio escogita un malefico piano. Assume le sembianze di una strega che all' ingenuità di Biancaneve parrà una vecchina sola e raggiunge la casetta dei nani proprio quando questi sono a lavorare nella miniera. La strega raggiunge la casa nel bosco, e sorpresa Biancaneve da sola, la convince ad assaggiare una delle sue mele, proprio quella avvelenata di cui un solo morso può essere letale. Biancaneve che ama le mele e non immagina tale maleficio morde quel bel frutto così rosso e succoso e cade in un sonno mortale. Soltanto un bacio di vero amore può sciogliere l' incantesimo di morte. Non appena i nani sopraggiungono alla casetta e sorprendono la strega con il corpo senza vita della loro amica si uniscono decisi ad ucciderla. La strega tenta di scappare mentre l' ira dei nani si mescola alla violenza di un improvviso temporale e viene intrappolata sulla cima di un dirupo dal quale scivola, senza scampo, mentre un fulmine abbaglia la sua inevitabile morte. I nani vedendo la loro amata amica così bella anche nella morte non hanno il coraggio di seppellirla e la posano in una bara di cristallo versando tutte le loro lacrime fino a quando il principe, udita la disgrazia, raggiunge il corpo della fanciulla. Il suo amato posa le sue labbra su quelle della principessa per darle l' ultimo bacio. Quel vero bacio d' amore scioglie l' incantesimo della strega e rallegra i suoi cari amici nani: il sogno di Biancaneve diventa realtà e il principe la porta con sé sul suo cavallo bianco per vivere per sempre felici e contenti.

Altre versioni e parodie[modifica | modifica sorgente]

Film[modifica | modifica sorgente]

Cartoni animati[modifica | modifica sorgente]

Opere di teatro musicale[modifica | modifica sorgente]

Video musicali[modifica | modifica sorgente]

Diapositive stereoscopiche[modifica | modifica sorgente]

Nei fumetti[modifica | modifica sorgente]

Versioni disneyane[modifica | modifica sorgente]

Il 12 settembre 1937 esordiscono, sui quotidiani statunitensi, le Sinfonie allegre; il primo fumetto edito in questo formato (una tavola settimanale, la domenica, poi affiancata anche da una al sabato, generalmente a colori), è proprio la riduzione a fumetti del film Biancaneve e i sette nani: i testi erano di Merrill De Maris, uno degli autori che lavorò sul film, e i disegni di Hank Porter.

In concomitanza con gli Stati Uniti, anche l'Italia iniziò a presentare la sua versione della favola e del film. Il primo fu Federico Pedrocchi, che in quegli anni faceva esordire il primo periodico dedicato a Paperino, il settimanale Paperino, con la storia Paolino Paperino e il mistero di Marte. La storia che il buon Pedrocchi produce è I sette nani cattivi contro i sette nani buoni.

Per rivedere uno dei nani, Cucciolo, ci vorrà il 1949, sulle pagine di Topolino, e per la precisione ne L'Inferno di Topolino, di Guido Martina e Angelo Bioletto. Ed è proprio Martina che rilancia Biancaneve e il suo microcosmo nel 1953, quando nella scuderia Arnoldo Mondadori Editore viene assunto il giovane Romano Scarpa, che prima di essere assunto in via definitiva viene messo alla prova proprio sui difficili personaggi del film. La storia di cui si sta parlando è Biancaneve e Verde Fiamma: sceneggiata, come molte altre, dal solito Guido Martina, ci consegna uno Scarpa dal tratto fortemente influenzato dallo stile che la Disney, in quegli anni, sta proponendo con i suoi film animati.

Da allora in poi vengono prodotte, quasi ininterrottamente fino agli anni novanta, storie sui personaggi del film, spesso abbinandole alle feste di fine anno, come da tradizione consolidata sin dalla prima storia di Martina e Scarpa. Tra gli altri disegnatori che hanno lavorato su questa saga, non si possono non citare i Maestri Disney Giovan Battista Carpi, Luciano Bottaro, Luciano Gatto. Quest'ultimo è anche il disegnatore delle ultime storie edite su Topolino (storie recenti, infatti, sono apparse sulla pubblicazione Principesse Disney), soprattutto su testi del bravo Fabio Michelini: sono loro a produrre alcune delle storie più belle con questi personaggi e a riproporre i sette nani cattivi nella storia I sette nani e il patto della regina. Infine, è loro l'ultima storia apparsa su Topolino: la romantica Brontolo e Briciola, sul numero 2090 del 19 dicembre del 1995, e l'ultima storia lunga: I sette nani e la regina della neve, pubblicata su Minni&Company numero 55 del dicembre 1997.

Altre versioni[modifica | modifica sorgente]

  • È unica la versione di questa fiaba realizzata dalla manga-ka Kaori Yuki e pubblicata nel manga Ludwig Kakumei (in italiano tradotto "Ludwig"). Biancaneve è qui una principessa bellissima ma altrettanto crudele, e i nanetti muoiono uno dopo l'altro al posto della ragazza, uccisi dai vari assassini mandati dalla regina. La parte relativa all'avvelenamento causato dalla mela coincide, e anche il risveglio dovuto al boccone avvelenato che accidentalmente le esce dalla bocca. Arrivata a palazzo, però, questa Biancaneve diventa l'amante del re, per averne dei vantaggi, pur promettendo di sposare il principe. Come nella versione dei fratelli Grimm, Biancaneve si vendica della matrigna facendole calzare delle scarpe di ferro arroventate, ma quando il principe si rende completamente conto della crudeltà di questa fanciulla, decide di troncare i rapporti; in una stanza semibuia, le spiega di aver capito che tipo di persona sia lei veramente, e che le sue azioni non resteranno impunite. Biancaneve, che nascondeva sotto il vestito una pistola, spara al principe per poi venir colpita dal suo stesso proiettile, in quanto non è al principe che aveva sparato, ma solo al riflesso di questo; infatti, egli l'aveva condotta apposta in una stanza buia per non farle scoprire il proprio trucco. Così, Biancaneve muore, e il principe afferma che solo in quel momento lei è veramente la più bella.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Biancaneve nella versione dei fratelli Grimm
  2. ^ Da: "Tutte le fiabe" - Enciclopedia della fantasia - Vol. I - Fratelli Fabbri Ed., 1962
  3. ^ a b La prima versione delle fiabe dei Grimm, a cura di J. Zipes: due versioni di Biancaneve a confronto Le figure dei libri.
  4. ^ a b Biancaneve (Stesura del 1812) Parole d'autore.net
  5. ^ Biancaneve (Stesura del 1819) Parole d'autore.net.
  6. ^ Biancaneve. Una fiaba dei fratelli Grimm Fiabe dei Grimm.
  7. ^ Biancaneve e i nani? Una volta c'erano davvero
  8. ^ È in Germania il paese di Biancaneve La Repubblica 2002-02-15.
  9. ^ Biancaneve abitava qui
  10. ^ Informazioni in parte da animeguides.free.fr

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]