Camino (Italia)

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Camino
comune
Camino – Stemma
Il castello sulla cima del colle che domina l'abitato
Il castello sulla cima del colle che domina l'abitato
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Alessandria-Stemma.png Alessandria
Amministrazione
Sindaco Giorgio Rondano (lista civica) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 45°09′40″N 8°17′30″E / 45.161111°N 8.291667°E45.161111; 8.291667 (Camino)Coordinate: 45°09′40″N 8°17′30″E / 45.161111°N 8.291667°E45.161111; 8.291667 (Camino)
Altitudine 252 m s.l.m.
Superficie 18,44 km²
Abitanti 810[1] (31-12-2010)
Densità 43,93 ab./km²
Frazioni Castel San Pietro, Brusaschetto, Isolengo, Rocca delle Donne, Piazzano, Zizano
Comuni confinanti Gabiano, Mombello Monferrato, Morano sul Po, Palazzolo Vercellese (VC), Pontestura, Solonghello, Trino (VC)
Altre informazioni
Cod. postale 15020
Prefisso 0142
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 006027
Cod. catastale B482
Targa AL
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti caminesi
Patrono san Lorenzo
Giorno festivo 10 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Camino
Sito istituzionale

Camino (Camin in piemontese) è un comune italiano di 810 abitanti della provincia di Alessandria in Piemonte.

È conosciuto per essere il paese di Giovanni Battista Boetti, che secondo una tradizione sarebbe il profeta Mansur, leggendario frate missionario che nel 1700, trasferendosi in Medio Oriente, diventò capo di un esercito islamico che cercò di sfidare la grande Caterina II di Russia.
Serena Vitale ne ha raccontato la storia, senza voler sciogliere l'enigma, ne "L'imbroglio del turbante".

A Camino sorge anche un castello, struttura difensiva risalente all'anno 1000; ampliato fino al XVIII secolo, fu sede di soggiorno per diversi esponenti di Casa Savoia. Fa parte del gruppo dei "Castelli Aperti" del Basso Piemonte.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Il paese ha subito un forte spopolamento, tanto che in cento anni la popolazione si è ridotta a meno di un terzo di quella presente nel 1911.

Abitanti censiti[2]


La frazione di Rocca delle Donne ed il suo Monastero[modifica | modifica wikitesto]

Resti del Monastero di Rocca delle Donne, trasformati in civile abitazione

Il toponimo “Rocca delle Donne” è relativamente recente, in quanto il più antico documento conosciuto parla di “Rocca Brusasca”, il cui possesso è confermato nel 1026 dal diploma dell'imperatore Corrado il Salico all'abbazia di Breme.
L'attuale denominazione di Rocca delle Donne, che ha sostituito quella precedente, sarebbe legata alla presenza delle monache, appellate come "Domine", da cui il nome Rocca Domnarum.
L'importanza del piccolo monastero, sorto su un promontorio a picco sull’ansa del fiume Po, è confermata nel settembre del 1155 da un atto stipulato tra il vescovo di Vercelli e il Marchese del Monferrato nel claustro di Santa Maria della Roccha.
Il primo documento che attesta l’esistenza del monastero porta la data del 20 febbraio 1167, quando la proprietà era dei Benedettini di La Chaise-Dieu, in Alvernia, e riguarda una donazione di beni da parte del Marchese Guglielmo di Monferrato.
Tale generosità è giustificata dalla presenza nel convento della sorella Adalasia e della nipote Agnese, che portarono la comunità monastica ad una ricchezza non comune per l’epoca.
Luogo di convegni e di trattative diplomatiche, il monastero vide il continuo passaggio di truppe lungo il Po e le devastazioni che insanguinarono le terre del Monferrato durante il passaggio del marchesato di Monferrato dagli Aleramici ai Paleologi.
Nel 1492 però il Papa Alessandro VI firmava la bolla di soppressione del Monastero, con l'accusa non storicamente provata di cattiva condotta morale delle monache, unendo tutti i beni, i diritti e i privilegi a quello casalese delle Clarisse. Dopo varie vicissitudini il convento divenne tenuta agricola di proprietà della Curia di Casale, ma non poté sottrarsi alla confisca dei beni ecclesiastici voluta da Napoleone Bonaparte che volle donare l'intera proprietà al Medico Giovanni Poitier, con l'obbligo di piantare un cipresso per ogni figlio nato o nascituro dell'imperatore.
[3] Negli ultimi decenni del secolo XIX la proprietà, trasformata in civile abitazione, passa alla famiglia casalese Norzi, di origini ebraiche, che la riconverte ad una florida azienda vitivinicola, con molti braccianti del circondario qui impiegati.
Nel 1944 l'intera famiglia Norzi viene deportata a Dachau, da cui non farà più ritorno.
Oggi la struttura dell'ex-Monastero appare come una azienda agricola, con ampia corte interna, grandi cantine e resti evidenti delle strutture difensive affacciate a balcone sul fiume Po.[4]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Ogni anno a maggio il comune di Camino partecipa alla manifestazione "Riso e Rose", con l'esposizione di mosaici d'artista realizzati esclusivamente con chicchi di riso. La mostra, denominata "Risalto", si svolge nel secolare parco del castello.

Persone legate a Camino[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sindaco è Giorgio Rondano, eletto nel 2009 e riconfermato per un secondo mandato il 25/05/2014, a guida di una lista civica.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28 dicembre 2012.
  3. ^ http://www.marchesimonferrato.com/web2007/_pages/gen_array.php?DR=all&URL=marchesidelmonferrato.com&LNG=IT&L=2&C=95&T=news&D=IT%7B68BE4843-C4B3-875B-EE0A-50A607A6B9BA%7D&A=0
  4. ^ http://www.ilpicchiocamino.it

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Banca Dati MonferratoArte Contiene un vasto repertorio storico-bibliografico degli artisti attivi nelle Chiese extraurbane della Diocesi di Casale Monferrato.
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