Castellazzo Bormida

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Castellazzo Bormida
comune
Castellazzo Bormida – Stemma Castellazzo Bormida – Bandiera
La chiesa di San Martino
La chiesa di San Martino
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Alessandria-Stemma.png Alessandria
Amministrazione
Sindaco Gianfranco Ferraris detto Gil (Solidarietà e Progresso) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 44°50′46″N 8°34′42″E / 44.846111°N 8.578333°E44.846111; 8.578333 (Castellazzo Bormida)Coordinate: 44°50′46″N 8°34′42″E / 44.846111°N 8.578333°E44.846111; 8.578333 (Castellazzo Bormida)
Altitudine 104 m s.l.m.
Superficie 45,13 km²
Abitanti 4 696[1] (31-12-2010)
Densità 104,05 ab./km²
Frazioni Fontanasse
Comuni confinanti Alessandria, Borgoratto Alessandrino, Casal Cermelli, Castelspina, Frascaro, Frugarolo, Gamalero, Oviglio, Predosa
Altre informazioni
Cod. postale 15073
Prefisso 0131
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 006047
Cod. catastale C148
Targa AL
Cl. sismica zona 3A (sismicità bassa)
Nome abitanti castellazzesi
Patrono santo Stefano
Giorno festivo il martedì dopo la III domenica di settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Castellazzo Bormida
Sito istituzionale

Castellazzo Bormida (ël Castlass an Bormia in piemontese) è un comune italiano di 4.714 abitanti della provincia di Alessandria, in Piemonte, nella pianura tra l'Orba e la Bormida.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Castellazzo Bormida ha una superficie di 45,19 km2. L'altezza del comune è compresa tra 90 e 132 m s.l.m. Il palazzo comunale è ad un'altezza di 104 m s.l.m.

Il comune confina a nord con il comune di Alessandria, a est con i comuni di Frugarolo e Casal Cermelli, a sud con i comuni di Predosa e Castelspina ed a ovest con i comune di Gamalero, Frascaro, Borgoratto Alessandrino e Oviglio.

Il centro abitato ricopre una piccola parte rispetto al territorio comunale.

Il comune possiede solo una frazione, Fontanasse che viene considerata mezza in quanto l'abitato è tagliato dal confine tra Castellazzo Bormida e Casal Cermelli. Il territorio è costellato da moltissime cascine dislocate su tutto il territorio. Molte cascine, grandi e lontane dal centro abitato, sono diventate nella storia quasi frazioni con chiesa annessa. Le cascine videro l'ultimo ripopolamento nei primi anni dell'immigrazione dal Veneto e dal meridione diventando centri molto popolosi.

Le cascine principali sono:

  • Cascina Santa Barbara con la chiesa omonima
  • Cascina San Leonardo con chiesa omonima fino al 1300, poi la chiesa fu dedicata sotto varie titolazioni alla Madonna (curiosità: nel 1746 la tenuta fornì riparo a Carlo Emanuele III di Savoia)
  • Cascina Campagna con la chiesa di Santa Maria della Neve
  • Cascina Campagnotta
  • Cascina Scacca con la chiesa di Santa Caterina alla Scacca.
  • Cascina Zerba con la chiesa di Santa Maria Maddalena
  • Cascina Maddalena (un tempo con la chiesa di Santa Maria Maddalena)
  • Cascina Maranzana (un tempo con la chiesa di Sant'Antonio di Padova).
  • Cascina Bergamina (un tempo con, nelle vicinanze, la chiesa di San Giovanni del Martuzzo detto anche San Giovanni dei Cavalieri di Malta o San Giovanni delle Rane).
  • Cascina Rampina

Il territorio comunale è attraversato della Autostrada A26, dalla linea ferroviaria Alessandria-Ovada nel centro abitato, dalla linea Alessandria-Acqui Terme e dalla linea Alessandria-Nizza Monferrato-Canelli nella parte ovest verso il confine con Oviglio. Il fiume Bormida nella parte sud-occidentale del comune forma una spaccatura nel territorio che prende il nome di Isola Grande; gli abitanti di quella zona per giungere nel centro abitato devono passare per Borgoratto Alessandrino.

Nella parte occidentale del comune al di là della Bormida nella regione Micarella è presente la nuova area industriale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

« L'imperatore Carlo Magno si fermò a Gamondio, e vi fece costruire molte bellissime chiese, e altre ne restaurò »
(Traduzione libera dal "CRONICON IMAGINIS MUNDI", scritto dal monaco Jacob di Acqui nel 1320 circa)

Il documento più antico in cui si trova citato Gamondio, come corte regia, è del 938 (937) d.C. In questo diploma la regina Berta riceve dagli imperatori Ugo e Lotario varie zone tra cui la corte regia di Gamondio. Prima di questo diploma ci sono solo congetture ed ipotesi (origine romanica), oltre alla frase molto lusinghiera del monaco Jacob di Acqui.

« ... nel nome della Santa Trinità Noi Ugo con Lotario, fatti re dalla clemenza di Dio, diamo in dote la corte di Gamondio di Sezzé, di Orba...con tutte le loro pertinenze alla regina Berta. Trasferiamo e deleghiamo a Lei tutti i diritti su questi possessi: chiese, cappelle, castelli, servi e serve, contadini, terre, campi, vigne, prati, boschi, monti, valli, acque, mulini, diritti di pesca e tutte le cose mobili ed immobili delle predette corti e abbazie. Disponiamo inoltre che la proprietaria abbia il diritto di conservare o vendere, alienare o permutare e nessun uomo osi opporsi.

Iseprando notaio e il vescovo Atrone sottoscrivono. »

(Documento redatto in Borgogna nella corte Columbaris, e conservato all'archivio di Stato di Milano (fondo Museo Diplomatico, cartella 5-37-179))

Gamondio è corte regia quindi proprietà imperiale diretta, ma con sicura presenza di terreni e di uomini liberi. Nel gennaio 1106 con un documento redatto nella Parrocchia di San Martino, si ha la prima traccia di Gamondio come libero comune e nel 1146 stipula con la Repubblica di Genova un patto commerciale molto importante. È il periodo di maggior splendore per Gamondio.

Nel 1154 il geografo arabo Idrisi riporta Gamindiu nella sua carta dell'Italia, e la descrive così:

« città popolata e grande da cui dipendono villaggi e colti... È recinta da mura ed ha popolazione ricca, mercati attivi e commercio con importazione ed esportazione »

per alcuni storici questa descrizione non è da attribuire a Gamondio, ma il territorio era vasto, e comprendeva i luoghi di Casal Cermelli, Portanova, Castelspina, Gamalero, Borgoratto, Cantalupo....

Torre del castello

Nel 1155 le milizie di Gamondio si uniscono con Federico I Barbarossa per assediare nel 1158 Milano. Le alleanze si cambiano in pochissimo tempo e solo dieci anni dopo Gamondio insieme a Marengo e Borgoglio, e con l'aiuto economico di Genova, si ritrovano nella zona di Rovereto per fondare una città in onore di papa Alessandro III, avversario del Barbarossa.

Nel XII secolo esistono notizie per almeno diciassette chiese nel territorio di Gamondio, e tra queste molte vengono riprodotte nella nuova città in costruzione; tra le più importanti San Martino, Santa Maria dei Campi, San Giacomo, Sant'Andrea. Per la centralità della sua posizione, il borgo offre almeno tre "ospedali" per il conforto dei pellegrini: il convento probabilmente presente alla Santissima Trinità da Lungi, sulla via romana detta Æmilia Scauri, l'ospedale di San Ranieri a Cantalupo, e l'ospedale di San Lazzaro, fondato da membri dell'omonimo ordine militare assistenziale.

Con il passare degli anni si inizia a confondere nei documenti ufficiali il toponimo di Gamondio, usato sia per il comune che per un quartiere di Alessandria. Dal XIV secolo con il toponimo Gamondio si indicherà il territorio e con Castellacium il centro abitato, dopo poco il toponimo Gamondio rimarrà alla città e a tutto il territorio di Castellazzo verrà dato il toponimo di Castellacium, derivato sicuramente dalle varie rovine di fortificazioni presenti nel comune.

Dopo alcuni anni di rapporti non proprio pacifici, entra nell'orbita della nuova città; viene istituito il Contado di Alessandria, sorta di consorzio amministrativo-commerciale di cui Castellazzo rimarrà esponente principale fino all'estinzione nel XVIII secolo.
Nel Trecento le chiese sono attestate in numero almeno pari a ventitré.

Alla fine del secolo Castellazzo viene separata dal dominio alessandrino ad opera dei Visconti (arrivati ad Alessandria dal 1347), che garantiscono al paese autonomia daziaria e quindi economica. Durante questi anni di dominazione gli abitanti dei vari villaggi si ribellano alle scorribande di Facino Cane, ma vengono distrutti, solo Castellazzo resiste all'assedio del 1404.

Nel 1437 il borgo viene infeudato dai Visconti a Vitaliano Borromeo. Il feudo rimase nell'orbita di Milano fino alla morte di Francesco II Sforza, nel 1535. Dopo il controllo milanese, inizia la dominazione spagnola che durerà 146 anni. Nel 1707 la zona di Castellazzo passa sotto Casa Savoia e nel 1778, morto l'ultimo feudatario senza figli, Castellazzo passa alle dirette dipendenze della casa regnante.

Nel 1863 il paese assume con regio decreto la denominazione attuale.
Ottocento e metà Novecento vedono l'affermarsi di attività artigianali legate all'industria serica (molte le filande funzionanti nel paese) e all'edilizia, partendo dalla costruzione diretta di fornaci (sistema Hoffman) per la materia prima dell'epoca, i mattoni.
All'epoca della Rivoluzione francese a Castellazzo erano in funzione già tre filande, nel 1850 si arrivò a undici stabilimenti, nel 1880 si consolidarono le tre aziende dei fratelli Boidi, Pistarini, Ricagni. La produzione serica locale era particolarmente pregiata per lucentezza e qualità. Si contavano due milioni di mori-gelsi (Mario Prati: Tesi di Laurea in Economia e Commercio, Università di Torino).

Il paese si ricompatta dalla seconda metà dell'Ottocento, con la creazione di enti, circoli e società a scopo assistenziale e ricreativo: nascono l'Asilo Prigione, la Banca Popolare di Castellazzo, il Circolo di Lettura, la Società Operaia di Mutuo Soccorso, la banda musicale "Giacomo Panizza", il MotoClub, il Touring Club ciclistico. All'inizio del XX secolo le confraternite perdono vigore, e in vario modo scompaiono le piccole chiese di San Rocco, San Michele, Santissima Annunziata, San Giovanni e Santa Croce.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Castellazzo Bormida - Panorama invernale (gennaio 2011).jpg
Ingrandisci
veduta di Castellazzo Bormida dal viale Madonnina dei Centauri

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Maria della Corte[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Maria della Corte viene citata per la prima volta in un istrumento del 1005 che nomina la fondazione della chiesa "in curte regia Gamundii" (da cui il suffisso della Corte) da parte di Maria figlia del re longobardo Adalberto. Fin dall'inizio la chiesa è parrocchiale.
Nel 1443 la chiesa con annesso convento, costruito agli inizi del XV secolo, passa ai padri serviti.

La chiesa viene più volte demolita e ricostruita.
La prima chiesa è probabilmente ad aula unica e anche molto piccola. Nel 1494, al termine della messa dello Spirito Santo, si dà inizio alla solenne demolizione. La chiesa viene ricostruita a tre navate, probabilmente in stile tardogotico. La consacrazione avviene il 2 febbraio 1534, il giorno dopo la consacrazione di San Martino appena ingrandita.

Inondata dalla Bormida nel 1647, e bruciata dai francesi nel 1651 della chiesa rimane solo il campanile e un crocefisso dichiarato miracolato da papa Benedetto XV. Tra il 1665 e il 1717 la chiesa è ricostruita secondo il vecchio progetto per sfruttare le fondamenta rimaste; i lavori sono affidati all'architetto alessandrino Guglielmo Trotti che però modifica l'aspetto interno.

Nel 1802 il Maire napoleonico dichiara sciolta la comunità di Santa Maria e nel 1807 i padri serviti abbandonano il convento che ritornerà nelle mani del clero secolare nel 1817. Il convento viene diviso tra la parrocchia e il municipio.

Nel 1894 vengono intrapresi i lavori di risanamento della pavimentazione e degli affreschi interni.

La chiesa di Santa Maria della Corte è la prima parrocchia del paese e si può vantare del leone alato simbolo di Venezia, lasciato appunto dalla serenissima repubblica di Venezia.

Chiesa dei Santi Carlo ed Anna[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa dei Santi Carlo e Anna

La chiesa venne costruita per volontà testamentarie di Maddalena Trotti e nel 1631 venne posata la prima pietra. Le guerre del periodo ritardano i lavori che vengono interrotti per mancanza da materiale e mano d'opera (nel frattempo il titolo di parrocchia è tenuto dal vicinissimo oratorio della Santissima Annunziata). Nel 1665 venne terminato il coro e nel 1714 venne consacrata. Nel 1892 su progetto dell'ingegnere Crescentino Caselli, venne rialzato il campanile.

Al suo interno è conservata una statua lignea della Madonna del Carmine (detta dai castellazzesi della provvidenza) della bottega del Maragliano.

La chiesa dei Santi Carlo ed Anna è la terza parrocchia del paese. Nel 1720, Paolo Francesco Danei (Ovada, 3 gennaio 1694 – Roma, 18 ottobre 1775), sentendosi chiamato da Dio a fondare un nuovo istituto, dopo aver indossato un abito di penitenza il 22 novembre 1720, con il consenso del Vescovo di Alessandria, Mons. Franscesco Arborio di Gattinara, visse per 40 giorni nel piccolo locale attiguo alla sacrestia della Chiesa dei Santi Carlo ed Anna, in totale nascondimento con digiuno e molta preghiera scrisse la regola di quella che sarebbe poi diventata la Congregazione della passione di Gesù Cristo (Passionisti).

Chiesa di San Martino[modifica | modifica wikitesto]

Sicuramente è la chiesa più antica di Castellazzo, fondata sicuramente prima del 1000. Il primo documento che la cita è un atto redatto nel 1106 nella piazza attigua dove si trova anche l'indicazione di Gamondio libero comune

« in locum Gamundii, in platea S. Martini »

La chiesa è parrocchiale da sempre, e trova una sua gemella costruita nella nuova città di Alessandria. Dal 1264 la chiesa è retta dai Padri Agostiniani. Durante i vari ampliamenti la facciata viene posta a meridione rispetto all'originale che era posta a levante. La chiesa è ingrandita nel XIV secolo inglobando parte della primordiale chiesa. Nel 1534 terminano i lavori spostando ulteriormente la facciata in avanti fino ad inglobare la torre che era Albo Pretorio. Il 1º febbraio la chiesa viene consacrata da Leonardo di Vercelli, vescovo di Betlemme. La facciata viene completata nel 1561. Nel 1895 prende fuoco il campanile posteriore. Viene ricostruito sopraelevandolo di 15 metri sulle strutture del precedente dall'architetto Giuseppe Boidi Trotti. Negli anni trenta la chiesa viene ristrutturata per riportarla al suo stato iniziale, scrostando l'esterno che era colorato a rigoni orizzontali. La chiesa di San Martino è la seconda parrocchia del paese.

Chiesa di Santo Stefano[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo comunale

La chiesa di Santo Stefano "extra muros" ha un'origine certamente monastica per la sua lontananza dall'abitato di allora. La fondazione risale all'incirca alla metà dell'XI secolo dall'impronta romanica che l'edificio conserva: tre absidi (rimaneggiate nel corso dei secoli) e la cripta. Le absidi trovano le loro gemelle nell'abbazia di Santa Giustina a Sezzadio, dello stesso periodo, ma anche a Castellazzo si ha nella storia un'altra chiesa con tre absidi: San Giovanni del Mortuzzo o delle rane. L'antica Santo Stefano vede periodi di abbandono nel 500 e solo alla fine del secolo (1596-97) vengono iniziati i lavori di restauro che si protrarranno fini alla metà del 1600. La chiesa viene rialzata e la facciata completamente rifatta. La chiesa, oggi di proprietà del comune, ha subito dei restauri nel 1997-98 che hanno portato alla luce che le dimensioni in pianta dell'oratorio originale erano le stesse di quello giunto ai giorni nostri.

Chiesa della Santissima Trinità da Lungi[modifica | modifica wikitesto]

Fondata dai canonici Regolari di Santa Croce di Mortara, probabilmente intorno al 1130, la chiesa (priorato, ma anche parrocchia) viene citata per la prima volta nel 1134. Costruita sicuramente all'interno di un complesso monastico, del quale nell'Ottocento se ne trovano ancora abbondanti tracce di ruderi, nel cinquecento è usata come pagliaio. Gli interventi del Ghilini nel 1731 ci hanno fatto giungere molte parti antiche della chiesa. Il Ghilini, fece rialzare i muri per permettere una copertura a volta. Nel 1836 con la ristrutturazione della volta e la tinteggiatura delle pareti, l'edificio è riaperto al culto. Gli ultimi interventi sono degli anni trenta del novecento da parte dell'architetto Mesturino della Soprintendenza delle Belle Arti di Torino, che fece riaprire le monofore dell'abside che erano state chiuse. Di importanza romanica rimangono oggi gran parte dell'abside, dei muri perimetrali e i capitelli, forse il maggior segno di arte a Castellazzo.

Santuario della Beata Vergine della Creta[modifica | modifica wikitesto]

Santuario Beata Vergine della Creta

La prima costruzione avvenne intorno al XVII secolo come ringraziamento della protezione durante l'epidemia di peste del 1630; la cappella venne demolita, per incuria, nel 1764. Nel periodo 1802-1848 si ha la costruzione della nuova chiesa e della cosiddetta "Rotonda" intorno al pilone, mentre l'inizio dell'edificazione dell'odierno santuario avvenne sul finire del XIX secolo. Nel 1947 Pio XII conferì alla "Madonnina" (chiamata così da tutti i Castellazzesi) il titolo di Patrona dei Centauri. Sui muri del corridoio che conduce alla Rotonda e nella Rotonda stessa si trovano molti ex voto a significare la grande devozione per la Beata Vergine della Creta.

Oratori[modifica | modifica wikitesto]

L'oratorio di San Sebastiano
  • Oratorio di Sant'Antonio abate: la confraternita di Sant'Antonio fu l'unica a possedere due chiese contemporaneamente, una nel centro e una nella campagna. L'attuale edificazione è del 1699. La facciata è una rifinitura di fine Ottocento inizio Novecento.
  • Oratorio della Santissima Pietà: la confraternita già presente nel 1298 riappare nella storia intorno al 1496 con l'oratorio di San Sebastiano in Borgo Nuovo che verrà soppiantato dall'attuale oratorio. Fino al settecento l'oratorio era affiancato dall'ospedale di Santa Caterina, poi confluito nell'ospedale riunito. A Natale ospita un grande presepio meccanico
  • Oratorio di San Sebastiano: l'oratorio non viene citato nell'elenco delle chiese del 1576 ma sapendo che era presente una chiesa di San Sebastiano in Borgo nuovo già nel 1496 sicuramente questa è più vecchia. La confraternita dell'oratorio aveva anche acquistato l'ospedale di San Bernardino, che diventò dei Santi Bernardino e Sebastiano; l'ospedale confluito nel 1760 con il Santa Caterina formerà l'ospedale dei Santi Bernardino e Caterina. L'oratorio sicuramente arretrato rispetto all'originale presenta una volta e una facciata costruite nell'Ottocento.
  • Oratorio della Santissima Trinità di via Roma o della Contrada Grande: la sua prima edificazione era stata possibile grazie al recupero del materiale dalla ormai demolita chiesa di Sant'Andrea, presso la porta di San Lazzaro. Intorno al 1790 iniziano i lavori per la riedificazione dell'oratorio che gravava in pessime condizioni. Varie assonanze interne ed esterne con lo scomparso oratorio di San Michele fanno propendere che l'architetto fu sempre Giuseppe Zani.

Chiese ed Oratori adibiti ad altri usi[modifica | modifica wikitesto]

  • Oratorio di San San Giovanni Battista: secondo una tradizione orale l'attuale oratorio fu costruito con il materiale recuperato dalla distruzione dell'oratorio di San Giovanni da Paravano che sorgeva nell'attuale piazza Vittorio Emanuele II. Dopo il cambio di uso nel 1940 venne abbattuto il coro per poter allargare la sede stradale e in un secondo tempo venne abbattuto anche il campanile. L'oratorio veniva usato come chiesa minore della parrocchiale di Santa Maria della Corte. La statua del Santo è adesso posta in un'edicola di fronte all'oratorio.
  • Chiesa dei Santi Maria e Francesco ai Cappuccini: fondata insieme al convento il 16 agosto 1608 dai frati minori cappuccini, venne consacrata nel 1667. Vennero fatti vari lavori per le varie esigenze del convento e ci furono anche delle sospensioni di presenza dovute al periodo napoleonico. Nel 1897 il pittore milanese Rodolfo Gambini rifece gli intonaci interni ed esterni. Il convento fu chiuso nel 1961 e la struttura passò al comune nel 1973. L'ex convento è stato destinato ad edilizia residenziale. La chiesa è adibita ad aula pubblica.
  • Oratorio di San Nicola da Tolentino: le uniche citazioni dell'oratorio sono nei catasti del 1563 e del 1633. Visibile bene dall'esterno la zona absidale è anteriore al resto dell'oratorio, perciò si suppone che l'oratorio sia stato in parte riedificato. Prima di cambiare uso era la chiesa minore della parrocchiale di San Martino.

Oratori oggi non più esistenti[modifica | modifica wikitesto]

La cappella del motociclista all'interno del santuario della Creta

Gli oratori elencati sono quelli che sono stati abbattuti nel XX secolo.

  • Santissima Annunziata: già esistente nei registri del catasto del 1563. Occupava un piccolo lotto a fianco della chiesa dei Santi Carlo ed Anna. Era separata dalla parrocchiale prima da una piccola striscia di terra poi da una sagrestia. L'oratorio fu abbattuto negli anni quaranta. Fu parrocchia durante la costruzione di San Carlo e poi venne utilizzata come chiesa minore.
  • Santa Croce: citato per la prima volta nel catasto del 1584 dal 1633 alla sua demolizione non ha subito modifiche. Durante le due guerre mondiali venne usato come ripostiglio. Dopo due perizie degli anni 50, venne venduto nel 1958. Al suo posto sorge un'abitazione privata che ha mantenuto parte dei muri portanti. Era l'oratorio gemello della Santissima Pietà.
  • San Michele: San Michele era una chiesa di Gamondio citata già nel 1156, l'ultima edificazione risale alla fine del XVIII secolo ad opera dell'architetto alessandrino Giuseppe Zani. I disegni dell'oratorio, conservato all'archivio di Stato di Alessandria, presentano molte similitudini con l'oratorio della Santissima Trinità di via Roma, tanto da far pensare che fu lo stesso Zani a fare il progetto. L'oratorio crolla nella notte dell'11 ottobre 1942. Nel 1944 viene demolito e nel 1951 viene ceduto. L'antica chiesa in Gamondio, molto importante, diede il nome ad un quartiere e ad un ponte del comune.
  • San Rocco: si parla si San Rocco già nel 1534, l'oratorio fu ingrandito nel 1630-31 per devozione in quanto la contrada grande (l'odierna via Roma dove si trovava l'oratorio) fu risparmiata dalla peste. L'oratorio era ricavato in una vecchia porta di fortificazione. Venne abbattuto nel 1922. La statua del Santo è posta in una nicchia nel muro dove la chiesetta confinava.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Torre dell'orologio[modifica | modifica wikitesto]

La torre dell'orologio è la torre più antica rimasta a Castellazzo. Sorge sul perimetro delle antiche mura, sorte nel XI-XII. Il percorso delle prime mura è a forma ellittica e via General Moccagatta dove sorge la torre segue proprio il percorso delle antiche mura. La pianta della torre è a tre quarti di cerchio. La torre ha subito rimaneggiamenti nel corso dei secoli. Curiosità: nel 1858 durante degli scavi nell'attuale via Gamondio (anch'essa sul percorso delle vecchie mura) furono messe in evidenza le fondazioni di un'analoga torre, certezza in più che il comune era circondato da mura con varie torri per la sicurezza.

Torrione della Gattara[modifica | modifica wikitesto]

Torrione

Il torrione detto della Gattara dal nome del rione su cui sorge, è l'unico superstite di un sistema difensivo, costituito da mura e torri, fatto erigere dal commissario Cotta, per volontà del duca di Milano Ludovico il Moro, tra il 1496 e il 1498. Le mura del quattrocento dette "le mura nuove", formavano un pentagono intorno al comune; oggi il percorso delle mura è ancora visibile dagli spalti che ne ripercorrono fedelmente il percorso dividendo il centro storico dalla periferia. Il torrione è a pianta circolare, è collegato attraverso ad un sistema di camminamenti sotterranei che portano al Castello. Il torrione è stato in tempo recente un deposito di ghiaccio.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]


Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Motoraduno[modifica | modifica wikitesto]

Il motoraduno internazionale Madonnina dei Centauri si tiene tutti gli anni durante la II settimana di luglio, in collaborazione con il comune di Alessandria. L'evento fu ideato dal farmacista castellazzese Marco Re. Curiosità: il primo motociclista di ogni paese entra, per seguire la funzione religiosa, in chiesa con il motore acceso e il motociclista che ha percorso più chilometri per giungere a Castellazzo Bormida viene premiato.

Settembre castellazzese[modifica | modifica wikitesto]

I portici comunali

Il settembre castellazzese è il contenitore di tutte le manifestazioni della festa del paese. Ha inizio alla fine di agosto con la conferenza stampa, nella quale viene presentato ufficialmente il programma dei festeggiamenti, ed ha termine con la mostra mercato della zucca.

Galleria Gamondio[modifica | modifica wikitesto]

Nata nel 1968, è una collettiva d'arte contemporanea che si svolge nelle settimane centrali della festa del paese. La collettiva fino al 2006 è stata organizzata al pian terreno delle scuole medie. Dal 2006 la galleria non ha ancora trovato una sistemazione definitiva: nel 2006 è stata organizzata presso la canonica di San Martino, nel 2007 presso la chiesa di Santo Stefano e nel 2008 presso l'oratorio di San Nicola. Dal 2007 la galleria ospita le opere realizzate durante l'estemporanea di pittura organizzata dal comune.

Palio dell'oca[modifica | modifica wikitesto]

Il Palio dell'oca è una manifestazione folkloristica che viene organizzata ogni anno la III domenica di settembre. Viene svolto in piazza Vittorio Emanuele II (la piazza centrale), dove con delle balle di paglia viene creato un percorso a forma di "U" dove vengo fatte correre le oche. Durante il palio vengono anche disputati dei giochi tra i vari partecipanti dei rioni quali: il tiro alla fune, l'ago nel pagliaio ecc.

una delle corse della XXII edizione (2007)

La tabella riporta i rioni partecipanti alle ultime edizioni:

Rioni XXIII
(2008)
XXIV
(2009)
Borgo San Carlo 41
Bruera Santo Stefano 45
Contrada Grande 45
Gattara-Torrione 4
Madonnina 53
Ponte Borgonuovo 56
Ponte San Michele 47
San Sebastiano 55
Mostra Mercato della zucca[modifica | modifica wikitesto]

La Mostra Mercato della zucca è l'ultima manifestazione del settembre castellazzese. Nata nel 1992, viene organizzata ogni anno per elogiare uno dei prodotti tipici castellazzesi, la zucca. Durante la manifestazione i produttori locali organizzano un'esposizione dei loro prodotti e vengono preparati diversi piatti a base di zucca che possono essere degustati durante la manifestazione. Da due anni a questa parte nella giornata di domenica per tutto il giorno viene proposta musica dal vivo e animazione con la simpatia di Ferruccio noto cantante e showman predosino - ovadese.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

  • Squadra di calcio: U.S. Castellazzo, milita nel campionato di Eccellenza
  • Squadra di basket: B.C.C.Castellazzo Bormida
  • Gruppo Podistico Cartotecnica Piemontese di Castellazzo Bormida
  • Moto Club Castellazzo Bormida fondato nel 1933
  • Castellazzo Calcio a 7

Persone legate a Castellazzo Bormida[modifica | modifica wikitesto]

Monumento ai caduti

Santi castellazzesi[modifica | modifica wikitesto]

Come tutto il Piemonte Castellazzo è terra di Santi:

Prodotti tipici locali[modifica | modifica wikitesto]

  • Barbabietola rossa: detta in castellazzese biarava
  • Scorzonera: radice consumata prevalentemente in Liguria
  • Zucca
  • Giacometta: cioccolata spalmabile brevettata dal pasticciere castellazzese Giacomo Boidi, uno dei cioccolatai più famosi d'Europa.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cristoforo Moretti Catalogo di edilizia ecclesiastica nel territorio di Castellazzo Bormida, Boccassi Editore, Alessandria 2001.
  • Domenico Testa Storia del Monferrato, Tipogr. Piano, Castello d'Annone, 1979. Con un capitolo sul passaggio alla Dinastia dei Savoia.
  • Giacomo Ursino Rievocata la figura di Sant'Ugo Canefri, in Castellazzo Notizie marzo 1989. Con la descrizione dello Stemma Canefri figurato sulla Torre.
  • Milena e Giannetto Re La Madonnina dei Centauri. Testimonianze di un'idea di fratellanza motociclistica realizzata e continuata nel tempo. Edizioni Fratelli Pozzo, 1995.
  • Gli ex voto di Castellazzo, storia di una devozione e di un santuario. Edizione curata da Mimma Caligaris. Edizioni IL PICCOLO, 2004.
  • Francesco Poggio, Paola Lanzavecchia, Ugo Boccassi Storia dei raduni motociclistici internazionali Madonnina dei Centauri. Edizione a cura della Cassa di Risparmio di Alessandria.
  • Moto Club Castellazzo Bormida 70 anni di passione.
  • Milena Re Reposi La seta a Castellazzo Bormida Edizioni dell'Orso, 2009.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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