Safilo Group

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Safilo Group
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StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Borse valoriBorsa Italiana: SFL
Fondazione1934 a Calalzo di Cadore (BL)
Fondata daGuglielmo Tabacchi
Sede principalePadova
Persone chiave
SettoreOcchialeria
ProdottiOcchiali, occhiali sportivi, caschi per il ciclismo, maschere e caschi per sport invernali
Fatturato1.047 milioni (2017)
Utile netto47,1 milioni (2017)
Dipendenti7.128 (2016)
Sito web

Safilo Group S.p.A. (acronimo di Società Azionaria Fabbrica Italiana Lavorazione Occhiali) è un'azienda italiana attiva nel campo della produzione e distribuzione di occhiali da vista, da sole e sportivi, maschere da sci e caschi da sci e bici, con sede amministrativa a Padova. Sei sono gli stabilimenti produttivi: Santa Maria di Sala, Longarone, Martignacco, Ormož, Salt Lake City e Suzhou.

La società dal dicembre 2005 è quotata presso la Borsa valori di Milano, dove è presente nell'indice FTSE Italia Small Cap con il codice SFL.MI.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondata nel 1934 da Guglielmo Tabacchi, nato nel 1900 a Solvay nello stato di New York, figlio di emigranti italiani, quando rileva la ditta "Carniel" a Calalzo di Cadore (località Molinà), prima fabbrica italiana di occhiali, risalente al 1878.

Nel 1964 viene aperta la sede di Santa Maria di Sala (VE); successivamente la maggior parte della produzione venne trasferita nello stabilimento di Longarone, in provincia di Belluno, e nel 1977 gli uffici amministrativi vengono spostati a Padova, nella sede di recente costruzione. A partire dagli anni ottanta vengono costruiti nuovi stabilimenti in Europa e nel resto del mondo. Nel 1983 l'azienda, in cui già lavorano tre figli di Guglielmo Tabacchi - Vittorio, Giuliano e Dino - entra in un nuovo segmento, quello degli occhiali firmati. Tra i marchi propri si annoverano Safilo, Oxydo, Carrera, Smith Optics e Polaroid.[1][2]

Alla fine del 2000, quando negli anni novanta la società è già stata quotata in Borsa, i fratelli Tabacchi hanno visioni strategiche diverse.[3] Vittorio rileva così le quote dei due fratelli acquisendo un ampio controllo sulla società, scatta per lui l'obbligo di Opa (offerta pubblica di acquisto) offrendo anche agli altri azionisti lo stesso prezzo riconosciuto ai fratelli, nel 2001 rileva tutti i titoli Safilo attraverso un'operazione di leveraged byout[4] e ritira la società dalla Borsa. Quattro anni più tardi, alla fine del 2005, Vittorio Tabacchi (affiancato dai figli Massimiliano e Samantha) riporta la Safilo in Borsa con un indebitamento molto pesante (circa 710 milioni di euro)[5] dovuto al finanziamento dei costi necessari per effettuare l'operazione di leveraged byout. Nel 2009 c'è bisogno di una robusta ricapitalizzazione: interviene il fondo olandese "Hal Investments" che diventa l'azionista di riferimento, prima con il 37,2%, poi con il 42,2%. La partecipazione di Vittorio Tabacchi scende a poco più del 9%.

Nell'ottobre 2013 Luisa Delgado, svizzera, è nominata amministratore delegato al posto di Roberto Vedovotto.[6]

Con l'assemblea della società dell'aprile 2017 Eugenio Razelli sostituisce alla presidenza Robert Polet che rimane comunque nel consiglio d'amministrazione. I dipendenti sono in totale 7.128 di cui 1065 nella sede di Padova. I centri di distribuzione sono scesi da 20 a 6.[7]

Nel febbraio 2018 la Delgado si dimette per "motivi personali". Al suo posto Angelo Trocchia, ex Unilever.[8]

Principali azionisti[modifica | modifica wikitesto]

La proprietà è riferibile al fondo "Hal Investments" attraverso la sua controllata Multibrands Italy B.V. per il 41,611%. Secondo i dati depositati in occasione dell'ultima assemblea di bilancio del 26 aprile 2017, gli altri soci principali di minoranza sono: Only 3T S.r.l., della famiglia Tabacchi, per il 7,698%; BDL CAPITAL MANAGEMENT Parigi, attraverso i Fondi FCP BDL REMPART EUROPE e BDL CONVICTIONS, per il 9,127% e M&G INVESTMENT FUNDS, attraverso la SICAV M&G EUROPEAN STRATEGIC VALUE FUND, per il 4,17%.

Fatturato[modifica | modifica wikitesto]

Le vendite nette totali di Safilo nel 2017 sono state pari a 1.047,0 milioni di euro, in contrazione di 194 milioni di euro a cambi costanti rispetto al 2016. Il calo delle vendite è principalmente dovuto alla transizione di Gucci da licenza a contratto di fornitura, per una contrazione totale netta di 155 milioni di euro (-12%), e all’implementazione a inizio anno del nuovo sistema informativo per la gestione del centro distributivo di Padova[9].

A livello operativo, l'EBITDA adjusted3 del 2017 è stato pari a 41,1 milioni di euro, con un margine pari al 3,9% delle vendite (88,8 milioni di euro, pari al 7,1% delle vendite nel 2016)[10].

Nell'esercizio 2016 il Gruppo Safilo ha fatto segnare un calo del fatturato del 2% rispetto all'esercizio 2015, con un risultato di 1.253 milioni di euro. Il bilancio è "in rosso" per 142,1 milioni di euro a causa di oneri non ricorrenti, l'utile netto rettificato risulta di 15,4 milioni di euro. Le vendite sono state determinate per oltre il 55% dagli occhiali da sole, per il 38% dalle montature da vista (rappresentavano il 90% del giro d'affari nel 1993) e per il restante 7% da articoli sportivi e altro. L'indebitamento finanziario è diminuito a 48 milioni di euro rispetto ai 90 milioni del 2015.[11]

I prodotti Safilo sono venduti principalmente attraverso il canale wholesale ad una clientela di oltre 100.000 punti vendita retail in tutto mondo.[12]

Marchi di proprietà[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2016 il portafoglio marchi consiste di 32 marchi principali.[13] I marchi di proprietà comprendono:[14]

Marchi in licenza[modifica | modifica wikitesto]

I marchi in licenza includono:[15]

Solo per il mercato americano:

Il Museo degli occhiali[modifica | modifica wikitesto]

Safilo possiede la più grande collezione privata italiana dedicata alla storia dell'occhiale, la "Galleria Guglielmo Tabacchi",[17] che testimonia sette secoli di storia e racconta la storia dell'azienda[18] Nel museo compaiono anche pezzi unici, dagli occhiali della Francia del Re Sole a quelli dei duchi di Windsor, Elton John ed Elvis Presley.

Nel febbraio 2017 Safilo presenta al MIDO il nuovo progetto digitale dedicato al museo: Galleria Safilo[19].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Repubblica: Safilo si compra gli occhiali di Polaroid [collegamento interrotto], su repubblica.it.
  2. ^ comunicato stampa acquisizione da parte di Safilo della divisione Polaroid Eyewear (PDF), su safilo.com (archiviato dall'url originale il 25 gennaio 2012). (file .pdf)
  3. ^ Alberto Mazzuca, I numeri uno del made in Italy, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2005, p. 273-274.
  4. ^ Gianni Dragoni, Giorgio Meletti, La paga dei padroni, Milano, Chiarelettere, 2008, pp. 220-221. In sostanza si compra una società senza avere i capitali necessari e poi si trasferiscono i debiti nella società acquistata.
  5. ^ Gianni Dragoni, Giorgio Meletti, op.cit., p. 221.
  6. ^ Luisa Delgado: intervista all'amministratrice delegata di Safilo, su elle.it. URL consultato il 18 febbraio 2018.
  7. ^ Bilancio consolidato alla fine del 2016.
  8. ^ Safilo, si dimette AD Delgado, su it.reuters.com. URL consultato il 18 febbraio 2018.
  9. ^ Safilo, vendite in calo nel 2017, su finanza.lastampa.it.
  10. ^ SAFILO GROUP – GESTIONE OPERATIVA IN CALO NEL 2017, su marketinsight.it.
  11. ^ Safilo: "Siamo noi i più bravi a fare occhiali", su corrierealpi.gelocal.it. URL consultato il 14 dicembre 2017.
  12. ^ Dati dal sito ufficiale[collegamento interrotto]
  13. ^ Bilancio consolidato del gruppo alla fine del 2016.
  14. ^ Informazioni dal sito ufficiale Archiviato il 30 ottobre 2012 in Internet Archive.
  15. ^ Informazioni dal sito ufficiale Archiviato l'8 settembre 2012 in Archive.is.
  16. ^ Il contratto di licenza è terminato alla fine del 2016 ma la Safilo continuerà a produrre gli occhiali firmati Gucci sino al 2020. MF Fashion, 29 dicembre 2016.
  17. ^ La realizza un atelier di prestigio come quello di Alessandro Mendini. Nicoletta Picchio, L'Italia che conta, Milano, Il Sole 24 Ore, 2003, p. 141.
  18. ^ Galleria Guglielmo Tabacchi, su galleriaguglielmotabacchi.com.
  19. ^ Safilo presenta al Mido la Galleria-Museo Digitale, su mattinopadova.gelocal.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicoletta Picchio, L'Italia che conta, Milano, Il Sole 24 Ore, 2003. ISBN 88-8363-485-3
  • Mauro Castelli, Primi in economia, Milano, Il Sole 24 Ore, 2004. ISBN 88-8363-615-5
  • Alberto Mazzuca, I numeri uno del made in Italy, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2005. ISBN 88-8490-796-7
  • Gianni Dragoni, Giorgio Meletti, La paga dei padroni, Milano, Chiarelettere, 2008. ISBN 88-6190-057-8

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]