Massa (Italia)

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Massa
comune
Massa – Stemma Massa – Bandiera
Massa – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Tuscany.svg Toscana
Provincia Provincia di Massa-Carrara-Stemma.png Massa e Carrara
Amministrazione
Sindaco Alessandro Volpi (PD) dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate 44°02′00″N 10°08′00″E / 44.033333°N 10.133333°E44.033333; 10.133333 (Massa)Coordinate: 44°02′00″N 10°08′00″E / 44.033333°N 10.133333°E44.033333; 10.133333 (Massa)
Altitudine 65 m s.l.m.
Superficie 93,84 km²
Abitanti 68 941[1] (30-06-2013)
Densità 734,67 ab./km²
Frazioni Vedi elenco
Comuni confinanti Carrara, Fivizzano, Minucciano (LU), Montignoso, Seravezza (LU), Stazzema (LU), Vagli Sotto (LU)
Altre informazioni
Cod. postale 54100
Prefisso 0585
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 045010
Cod. catastale F023
Targa MS
Cl. sismica zona 3s (sismicità bassa)
Cl. climatica zona D, 1 525 GG[2]
Nome abitanti massesi
Patrono san Francesco d'Assisi
Giorno festivo 4 ottobre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Massa
Massa
Posizione del comune di Massa all'interno della provincia di Massa e Carrara
Posizione del comune di Massa all'interno della provincia di Massa e Carrara
Sito istituzionale

Massa (Massa in dialetto massese) è un comune italiano di 68.941 abitanti,[3] capoluogo della provincia di Massa e Carrara in Toscana. Fu capitale del Ducato di Massa e Carrara, periodo nel quale la città raggiunge il suo massimo splendore venendo arricchita da opere e monumenti che oggi la rendono un'apprezzata città d'arte, nonostante la località sia più nota per il turismo balneare.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

In origine il borgo di Bagnara, così chiamato dalle tanti fonti d'acqua presenti nel territorio, era un piccolo paese che si sviluppava attorno alla Pieve di San Pietro, ora non più esistente, nella valle del Frigido, fiume così chiamato già in epoca romana a causa della freddezza delle sue acque. Massa oggi è una città della Toscana nord-occidentale, situata allo sbocco della valle del Frigido, a 65 m sul livello del mare alle falde occidentali delle Alpi Apuane, a circa km dal mare (mar Tirreno), sulle quali si sviluppano caratteristici borghi di montagna. La città è sovrastata da un colle sulla cui sommità si erge il castello Malaspina che domina tutta la piana circostante. Il territorio comunale ha un'altitudine minima pari al livello del mare ed un'altitudine massima di 1 891 m sul Monte Tambura. Massa si estende su una pianura alluvionale ma la parte più estesa del territorio è montana. Le Alpi Apuane fanno da padrone in questa parte di territorio boscoso che nelle vette più alte diventa roccioso.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Clima della Toscana e Stazione meteorologica di Massa.

Il clima della città è particolarmente mite e non presenta picchi elevati di caldo in estate e di freddo in inverno, il clima dominante è di tipo submediterraneo, influenzato da influssi atlantici e caratterizzato generalmente da inverni miti, grazie all'azione mitigatrice del mar Tirreno e dello scirocco proveniente dall'Africa. La temperatura media a gennaio è di 7,25 °C. Le estati sono decisamente calde con medie a luglio di 28 °C.

La piovosità è elevata, sia per la presenza della Alpi Apuane, investite dai venti umidi, sia per l'azione di copertura degli Appennini e delle Apuane. Il regime pluviometrico è di tipo sub-litoraneo appenninico, con picchi di massimi in autunno (maggiore) e in primavera, e picchi di siccità in inverno ed in estate. La media pluviometrica è di 1 300 mm di pioggia annui. Pur non essendo tipiche del clima mediterraneo, le nevicate non sono infrequenti in città, soprattutto negli ultimi anni, e più copiose sulle alture e nelle zone dell'entroterra.

Mese Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno
Temperatura massima media (°C) 10,9 11,6 14,3 17,5 21,6 26 28 27,5 25 21 15,7 12,3 19,2
Temperatura minima media (°C) 3,6 4,3 6,3 9,4 12,8 16 18,7 18,5 15,8 12,1 8 5 11
Piogge (mm) 152 118 130 87 129 52 24 39 117 185 175 167 1375

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Massa.

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Le sue origini sono indiscutibilmente di età pre-romana (Liguri Apuani), quando, in zona montana ed in prossimità del fiume Frigido, in località poco distante dalla città attuale, sorsero i primi insediamenti umani. Tracce di questo popolo sono state trovate in prossimità della vetta del Monte Belvedere, al confine con Montignoso, a Resceto, Pariana e Forno; rispettivamente delle incisioni, un vaso contenente delle ceneri, una tomba ed utensili.

Epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

Viene citata per la prima volta come "Ad tabernas Frigidas" nella "Tabula Peuntingeriana", una rappresentazione redatta tra il II ed il IV secolo d.C., nella quale sono descritti gli itinerari terrestri dell'epoca. Sembra che in quei tempi la zona fosse luogo di sosta per viandanti in transito lungo la via consolare Aemilia Scauri che da Pisa conduceva a Luni; era in zona presente probabilmente una mansio, a ridosso del fiume Frigido sul quale doveva esistere anche un ponte. Erede di questa struttura fu l'ospedale gerosolimitano di San Leonardo al Frigido, di cui rimane l'omonima cappella. Ancora presenti resti del manto stradale romano e alcune mura. Tuttavia non si esclude la presenza di un insediamento romano anche nella successiva borgata di Bagnara, poi l'attuale Massa, provata dal ritrovamento in Piazza Mercurio di due fornaci, vasellame e monete di epoca romana; era una fabbrica di anfore destinate contenere il vino locale. Inoltre venivano prodotti anche utensili di ferro, perció bisognerebbe retrodatare l'epoca delle varie miniere presenti nella zona montana.

Il medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la caduta della vicina colonia romana di Luni, gli insediamenti sorti a ridosso delle cave da cui l'Impero Romano traeva marmo non scomparvero; l'estrazione continuò e grazie a questa attività si svilupparono i primi borghi: Bagnara, a ridosso delle montagne; Mirteto, nato sulle rovine delle ville romane presenti; Antona, sede di cavatori e artigiani. Ma solo Bagnara continuò lo sviluppo, grazie alla via Pedemontana, alternativa della ancora utilizzata strada romana Emilia Scauri. Nell'882 appare in un documento scritto per la prima volta la borgata, sotto il nome di Massa Prope Frigidum. In seguito il territorio fu di proprietà obertanga, i quali nel X secolo ampliarono e ristrutturarono la precedente fortificazione sul colle di Bagnara, dando origine alla costruzione che poi portò alla realizzazione dell'attuale castello. Negli anni a venire la zona fu proprietà dei Lucchesi di Castruccio Castracani, il quale potenziò ulteriormente la rocca; purtroppo però Bagnara, Antona e Mirteto rimasero solo una zona del dominio lucense, non formarono mai il comune tanto desiderato fino a quando, nel 1441, gli abitanti della zona si affidarono al marchese di Fosdinovo Antonio Alberico Malaspina.

Il Ducato[modifica | modifica wikitesto]

Nata come marchesato, dal XV al XIX secolo fu la capitale del principato indipendente, poi ducato, di Massa e Carrara, che fu retto dalle famiglie dei Malaspina e dei Cybo-Malaspina. Durante questo periodo il borgo di Bagnara cambiò radicalmente: venne unito alla Massa Vetere alle pendici del castello con un'ampia cinta di mura, nacquero piazze come Piazza Aranci e Mercurio, strade come Via Piastronata e Alberica, chiese come il vecchio Duomo di San Pietro, San Francesco e Madonna del Carmine, palazzi come Palazzo Ducale, Bourdillon e Cadetti, fortificazioni come ampliamenti al castello e le varie porte della città. Nel 1829 la città passò ai duchi di Modena della famiglia degli Este d'Austria. Nel 1859 si unì al Regno di Sardegna in un contesto di tensioni sociali tra fedeli alla Casa d'Asburgo-Este e nuove istituzioni sabaude. Il processo di unificazione nazionale a Massa è assai complesso e vede larghi strati della popolazione, senza distinzione di censo, schierarsi contro il processo unitario in movimenti di resistenza che sfociano nella rivolta di Antona (frazione montana di Massa) e portano la recente storiografia a parlare di un controrisorgimento apuano.[4]

Con l'Unità Massa, che inizialmente è unita all'Emilia[senza fonte], è con il censimento del 1871, separata da questa e posta a far parte della regione Toscana.

Storia moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1938 venne fusa con i comuni di Carrara e Montignoso, formando il nuovo comune di Apuania. Questo venne soppresso nel 1946, e furono ricostituiti i tre comuni preesistenti[5].

La città di Massa e la sua popolazione subirono gravi danni nel corso della seconda guerra mondiale. Massa, infatti, era situata lungo la Linea Gotica e dal settembre 1944 all'aprile 1945 fu duramente provata dai bombardamenti anglo-americani. La città fu poi liberata dalle truppe statunitensi, che la occuparono il 10 aprile 1945.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito Civile
«Città strategicamente importante, situata sulla linea gotica, fu oggetto di atroci rappresaglie e rastrellamenti e di devastanti bombardamenti che causarono la morte di centinaia di concittadini e la quasi totale distruzione dell'abitato. La popolazione, costretta all'evacuazione, dovette trovare rifugio sulle montagne e nei paesi vicini, tra stenti e dure sofferenze. Partecipava generosamente alla guerra partigiana e con dignità e coraggio affrontava, col ritorno alla pace, la difficile opera di ricostruzione morale e materiale.»
— Massa, 1944-1945

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Nelle mura malaspiniane[modifica | modifica wikitesto]

  • Duomo di Massa, Della chiesa di S. Francesco si hanno notizie certe a partire dal 1477 quando, per volere di Taddea Malaspina, vi furono trasferiti i titoli e i beni della chiesa extra-urbana di S. Remigio e S. Pancrazio, del soppresso convento di Turano. Di S. Francesco si ha memoria in alcune vedute di fine 1500-inizio 1600 e in un graffito sulla facciata di Casa Ajola-Mussi. Da queste si può osservare che il complesso conventuale era costruito sopra un alto basamento con portico tramite cui si accedeva alla chiesa, affiancata da un grande giardino murato in cui esisteva il grande albero di pino che diede poi il nome alla limitrofa porta della cinta muraria albericiana detta Porta S. Francesco o Porta al Pino. S. Francesco all’occorrenza faceva le veci della vicina pieve di S. Pietro, una tra le chiese più antiche di Massa, soggetta spesso a crolli e restauri e proprio in S. Francesco furono trasferiti la titolatura, parte degli arredi e le officiature quando S. Pietro fu fatta demolire da Elisa Baciocchi tra il 1807-1815. Agli inizi del 1800, l’originaria chiesa di S. Francesco è già stata trasformata in quel grande complesso monumentale che più o meno vediamo oggi[6].
  • Collegiata di San Pietro, diviene un importante punto di riferimento per gli abitanti della pianura sotto il castello e in questa zona già nel 1400 si sono formati diversi abitati aperti che neppure la cinta muraria fatta innalzare da Giacomo Malaspina nel 1460 tenta di inglobare. Alla Metà del 1500 il principe Alberico I avvia il programma di costruzione di una nuova città rinascimentale, con una più ampia cinta muraria entro cui verrà compreso anche S. Pietro. Dal sec. XVII la rinnovata importanza della pieve è confermata dalla quantità di nuovi lavori che verranno messi in opera, in concomitanza con la costruzione del Palazzo Ducale e della sistemazione della nuova città rinascimentale. Nel 1530, infatti, la primitiva chiesa, ormai vetusta e fatiscente, crolla parzialmente e nonostante i vari interventi di restauro e consolidamento, crolla quasi del tutto nel 1672. Nel 1673 si iniziano i lavori per una nuova chiesa che non fu mai terminata perché nel 1698 si ripresero i lavori di restauro dell’antica pieve che nel 1701 viene eletta a collegiata. Consacrata di nuovo nel 1735, pochi anni dopo, nel 1739, con solenne cerimonia vi fu ricollocato il prezioso Crocifisso ligneo che la tradizione vuole arrivato da Luni.  La fabbrica di S. Pietro sembra non avere mai termine. Nella seconda metà del 1700 furono necessari altri lavori tra cui quelli al campanile, realizzati nel 1769. Nel 1807 Elisa Baciocchi, duchessa di Massa, decreta la demolizione totale della Collegiata , considerandone le precarie condizioni e l’irrilevanza artistica dei suoi contenuti, così come suggerito da Paolo Bargigli, il redattore del progetto di demolizione.[7]
  • Oratorio di San Sebastiano, Dell’antico Oratorio di S. Sebastiano si ha notizia fin dal sec. XIII quando era luogo di preghiera della Compagnia dei Disciplinati. Un disegno di inizio sec. XVII, ci regala l’immagine di come poteva essere l’edificio medievale: con una facciata molto semplice, ad una unica navata coperta da un tetto a capanna. Con le successive ristrutturazioni settecentesche l’interno si arricchì di importanti altari decorati da pregiati marmi policromi, mentre l’esterno fu modificato con l’aggiunta di paraste e di stucchi in facciata. La chiesta fu distrutta durante il bombardamento aereo dell’8 febbraio 1945.[8] Rimpiazzata dalla Chiesa di San Sebastiano.
  • Chiesa di San Giacomo Maggiore, crollata nel 1806 e rimpiazzata dalla chiesa di Santa Chiara
  • Chiesa di Santa Chiara, innalzata nel 1554 per volere di Taddea Cybo-Malaspina, ospitava anche un convento di clarisse. Al momento pericolante
  • Chiesa di San Giovanni Decollato, dedicata ai mercanti di Piazza Mercurio, luogo che ha avuto da sempre il compito di ospitare viandanti, di stile barocco e di colore rosso e bianco, bicromia che troviamo ovunque in città: innalzato per volere di Francesco Carlo I Cybo-Malaspina, è composto da una pianta centrale sovrastata da una cupola ottagonale appena percettibile dalla piazza. L’interno dell’edificio accoglie tre altari in marmo: sull’altare maggiore, ornato da puttini in marmo, una tela con la Decollazione di S. Giovanni. La facciata principale risalta per la semplice bellezza creata dal contrasto tra i pieni e vuoti. Divisa in due ordini da una cornice orizzontale, risulta scandita da una serie di quattro semipilastri addossati che proseguono per tutta l’altezza della facciata. Elemento centrale risulta l’importante portale marmoreo sormontato da uno stemma e affiancato da altre due aperture minori. Nel secondo ordine della facciata, una finestra ovale strombata in asse con il portale. Un leggero timpano conclude il disegno della facciata.
  • Oratorio di Santa Barbara, oratorio castrense
  • Oratorio delle Stigmate di San Francesco o Battistero, edificato nel 1616, nel 1660 fu collegato direttamente al duomo ed arricchito da quattro cappelle laterali, di cui una dedicata a S. Antonio da Padova ed una alla Madonna di Loreto. Si conserva qua un prezioso fonte battesimale del sec. XV, di forma ottagonale e provenite dalla distrutta pieve di S. Pietro, è opera dello scultore Ricomanni da Pietrasanta, già allievo di Jacopo della Quercia.[9]
  • Chiesa di Santa Elisabetta d'Ungheria, sconsacrata e parzialmente trasformata
Facciata del Duomo

Fuori dalle mura malaspiniane[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa della Madonna della Misericordia, edificata su una precedente abitazione che presentava esternamente un affresco della Madonna della Misericordia, attorno al quale iniziarono a verificarsi miracoli. Così si decise di edificare la chiesa, non prima che però il luogo venisse messo in sicurezza dalle piene del canale di Volpigliano: per risolvere la situazione si decise di convogliare le sue acque altrove, realizzando il canale ancora oggi ricordato da Via Bocchetta. I lavori per edificare la chiesa, su progetto dell’architetto lucchese Raffaello Locci, iniziarono alla fine del 1628 e terminarono nella prima metà del 1700, nonostante gli ingenti contributi profusi dal cardinale Alderano Cybo Malaspina e dal patriarca di Costantinopoli Odoardo Cybo, finanziatore anche della precedente messa in sicurezza del torrente Volpigliano. Probabile direttore dei lavori fu l'ing. Giovan Francesco Bergamini, autore di altri importanti monumenti massesi. L’affresco della Madonna della Misericordia fu trasferito all’interno nel 1630 anche se i lavori alla chiesa non erano ancora del tutto completati. Nel 1642 arrivarono dalle Catacombe di Roma le reliquie dei Santi che furono però collocate negli altari laterali solo nel 1659. All’esterno la lineare facciata è arricchita dalla presenza del portico inquadrato dai due campanili laterali. I muri sono delimitati da un cornicione modanato che corre su tutto il perimetro della chiesa. Al centro, sul tamburo ottagonale finestrato nei lati maggiori, si innalza per 22 metri la possente cupola che termina in una lanterna ottagonale alleggerita da quattro monofore. L’interno risulta invece molto più articolato e arricchito dalle plastiche forme barocche di altari, portali e arredi vari. Di fronte all’ingresso, si colloca l’elaborato altare maggiore, in marmi policromi e con l’affresco della Madonna della Misericordia. Ai lati dell’altare due epigrafi dedicatorie ad Alderano Cybo Malaspina.[10]
  • Chiesa della Madonna del Monte, costruita accanto alla non più esistente Cappella del Prado, luogo innalzato attorno ad un quadro della Madonna attorno al quale si verificavano miracoli. Il quadro è adesso nella chiesa attuale, costruita da Alberico Cybo-Malaspina per i frati agostiniani di Fivizzano. Il progetto iniziale la vedeva edificata vicino a Porta Martana, ma venne deciso di costruirla a ridosso del canale delle Grondini. Il monastero agostiniano venne eretto poco più tardi, e ospitò i frati fino al 1770, anno in cui la regina di Massa Maria Teresa li cacciò per abusi della condotta amministrativa. Nel convento venne trasferito l'ospedale dei Santi Giacomo e Cristoforo prima residente a Borgo del Ponte
  • Chiesa di San Martino a Borgo del Ponte, la chiesa sorgeva in una posizione strategica, sul fiume Frigido, a Borgo del Ponte. Nei secoli centrali del Medioevo passava da qui una delle diramazioni della Via Francigena e la chiesa era infatti nominata Cappella dell’Ospedale di S. Jacopo noto dalle fonti sin dal 1092. Tra 1200-1300 a questa chiesa competevano due Hospitales, attigui ed entrambi intitolati a Sancta Maria, uno dipendente dall’Opera di S. Maria della Pieve di Massa e l’altro dall’Opera di S. Maria di Antona, così come risulta dagli estimi del sec. XIV. Dalle fonti iconografiche del 1600 si apprende che esisteva a Borgo del Ponte una piccola cappella nei presi della porta S. Martino, ben diversa dall’edificio che oggi vediamo il quale è il risultato di di una serie di interventi ed ampliamenti che hanno modificato l’assetto originario e trasferito l’ingresso sul lato sud-orientale della chiesa. Risalgono al secolo XVI i primi grandi lavori di trasformazione resi necessari dopo l’incremento demografico che il Ponte ebbe in quel periodo, accogliendo infatti circa 40 famiglie genovesi dei “nobili vecchi di S. Luca” fuggite a causa dei moti genovesi del 1575. La nuova chiesa, dedicata a S. Martino nel 1575, fu consacrata nel 1596 dal vescovo e conte di Luni e Sarzana Giova Battista Savago. Altri lavori si fecero nel corso del 1700 e per interessamento di Maria Teresa d’Este nel 1768 la chiesa fu eletta a curia. Nel 1830 fu nuovamente ampliata e modificata nel suo assetto, come rivela una epigrafe posta sopra la porta di ingresso al presbiterio.[11]
  • Chiesa di San Rocco, conserva un crocefisso attribuito a Michelangelo
  • Chiesa di Santa Maria Assunta (Monastero di San Francesco ai Cappuccini), la sua costruzione risale agli inizi del 1600 come si legge nei Libri Ordinari della Magnifica comunità di Massa, quando era fatto obbligo alla popolazione massese di portare sassi per la costruzione di varie strutture tra cui la chiesa e del convento dei Capuccini. Il complesso religioso si trovava lungo la via che, risalendo la collina, portava dal centro di Massa fino a S. Carlo e da qui verso i paesi di Pariana e Altagnagna. La strada costeggiava anche il giardino di proprietà del convento. Ad esclusivo uso dei religiosi, per le quotidiane attività meditative e per la coltivazione, il giardino è ad oggi un vero e proprio orto botanico in cui si possono ritrovare particolari essenze. La chiesa dei Cappuccini è caratterizzata da un grande loggiato esterno, con sedili in marmo, da cui si accede all’interno a navata unica, con due altari laterali e l’altare maggiore sullo sfondo. A lato sinistro dell’ingresso, tramite un piccolo fabbricato, si accede al convento che si sviluppa su tre piani attorno al chiostro centrale. Nell’edificio sulla destra della chiesa ha sede il Cenacolo missionario Francescano, sul retro del quale si trova un altro cortile da cui si accede all’orto botanico del convento.[12]
  • Santuario di Nostra Signora delle Grazie, Il santuario fu edificato nel 1691 sul colle di Volpigliano, in località Selva del Paradiso dove, nel rudere di una casetta, alcuni fanciulli nel 1684 rinvennero l’immagine di una Beata Vergine affrescata sul muro. Ben presto si sparse la voce e dal 1685 iniziarono a verificarsi miracoli attribuiti al culto di questa madonnina nel bosco, fino a che nel 1691 il duca Alberico II e il vescovo di Massa autorizzarono la costruzione di una chiesa. Le vicende miracolose che portarono alla nascita del santuario sono note grazie al manoscritto di un testimone oculare, Natuccio Natucci, che tra 1684 e 1686 raccolse e trascrisse le diverse testimonianze dei prodigi avvenuti nella selva di Volpigliano. Nel 1947 il Santuario venne elevato a Parrocchia. A navata unica, di piccole dimensioni, è caratterizzata da un portico a tre arcate a tutto sesto sostenute da semplici colonne con capitello dorico, su modello della vicina Chiesa del Carmine. La facciata, con due lesene angolari, è alleggerita da due ordini di aperture e da un rosone centrale a stucco in cui campeggia l’immagine di una Vergine col bambinello. All’interno, l’unica e luminosa navata è scandita dal ritmo delle lesene addossate alle pareti e da un grande arco che delimita la navata dall’abside.[13]
  • Oratorio dei Servi
  • Chiesa di Santa Lucia, già nel 1400 esisteva alla Villa del Colle una cappella che faceva capo all’abitato sparso, sorto lungo le vie che collegavano la città di massa alla campagna, nei pressi del fiume Frigido. La Chiesetta di S. Lucia si trovava infatti all’incrocio tra la via di Capaccola e la via di fondovalle, che scendeva da Canevara verso la pianura massese. L’altare maggiore, nel tipico stile barocco, è di buona fattura, arricchito dalla bellezza del marmo apuano.[14]

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa dei Quercioli (Quercioli), si trova ad un centinaio di metri dalla stazione di Massa centro, ed è intitolato a «Maria aiuto dei cristiani». Vi si venera un antico affresco che rappresenta la Vergine Madre con il Bambino e Sant’Antonio da Padova in preghiera. La pittura risale alla metà del XVIII secolo. Domenico Nocchi la fece dipingere sul muro della sua casa nel 1754. Alla sua morte la casa venne venduta e in seguito fu del tutto abbandonata, così la sacra immagine rimase coperta di rovi.
    Il 19 settembre 1831, tre donne si recarono per una passeggiata in quella località, e rimasero colpite alla vista di quella bella immagine tutta sorridente e, ai primi giorni del marzo dell’anno seguente, una delle tre donne condusse nella stessa località una nipote gravemente inferma che, dopo aver pregato, fu improvvisamente guarita. Il vero culto iniziò il lunedì di Pasqua del 1832, quando la fama del miracolo si diffuse. Si pensò subito ad erigere una chiesa che venne terminata l’anno successivo.
    Il 25 maggio 1835 si verificò un miracolo: Giuseppe Bertozzi, soldato dell’esercito ducale, cieco, riacquistò la vista dopo aver pregato la Madonna dei Quercioli.
    Nel 1932, mentre era rettore del Santuario il padre cappuccino Dionisio Cantarelli, il tempio venne ampliato.
    Nel 1909, il Santuario passò sotto la direzione dei Frati Cappuccini della Provincia religiosa di Lucca, i quali prestano ancora il loro servizio religioso.
    Nel 1946 il Santuario fu elevato a parrocchia e l’immagine fu solennemente incoronata il 6 giugno 1948.
    Nel 1973 è stata avviata un’opera di ampi restauri.
    La prima chiesa era a croce greca, con maestosa cupola, su progetto dell’architetto Giuseppe Marchelli di Modena, e un secolo dopo, la Chiesa fu trasformata a croce latina. Il miracolo del soldato, dipinto nell’arcata principale, fu eseguito nel 1932 dal pittore Oreste Bontemps di Massa. Si tratta di un rifacimento di un piccolo quadro ad olio eseguito su tavola, e lasciato dai commilitoni al Santuario dei Quercioli in ricordo del miracolo. Nel Santuario si trova un quadro a tempera, di autore ignoto, raffigurante la Madonna con gli emblemi della Concezione, Santa Maria Maddalena, Santa Caterina Vergine e martire, e alcuni angeli. Tale quadro venne portato dal convento dei frati cappuccini di Massa e si fa risalire tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII.
    L'armonico edificio conserva alcuni pregevoli arredi sacri e una predella in legno, del Cinquecento, raffigurante l'Eterno Padre con angeli, attribuita alla scuola del Ghirlandaio. L'armonico edificio conserva alcuni pregevoli arredi sacri e una predella in legno, del Cinquecento, raffigurante l'Eterno Padre con angeli, attribuita alla scuola del Ghirlandaio. L'armonico edificio conserva alcuni pregevoli arredi sacri e una predella in legno, del Cinquecento, raffigurante l'Eterno Padre con angeli, attribuita alla scuola del Ghirlandaio.[15]
  • Chiesa di San Gemignano (Antona), La chiesa di S. Gemignano, già nota nel 1297, è stata più volte ingrandita e ristrutturata sino ad assumere l’aspetto attuale. La struttura della chiesa e la presenza delle tre navate sorrette da tozze colonne, rimanda infatti alle contemporanee chiese romaniche toscane. Prima dei recenti restauri, nella muratura a vista della facciata, si potevano leggere una serie di interventi relativi a diverse fasi di vita della chiesa. Tra sec. XV-XVI furono aggiunte le due navate laterali e fu rimaneggiato il vicino campanile che era in origine una torre difensiva.
    La chiesa si trova su uno sperone di roccia rialzato rispetto all’abitato del paese. Antistante la chiesa, un grande e panoramico piazzale che consente il collegamento a vista con la costa ligure e quella toscana. Si accede al piazzale tramite un portale in marmo sormontato da una statua della SS. Annunziata con angeli laterali, scultura del 1617 attribuita allo scultore massese Felice Palma.[16]
  • Chiesa di San Giuseppe (Marina di Massa), demolita recentemente. Sono in corso le costruzioni della nuova chiesa
  • Chiesa di San Leonardo al Frigido (Villaggio San Leonardo), sorge fuori Massa, nei pressi del fiume Frigido, nel luogo in cui in epoca romana c'era una mansio, la “Ad Tabernas Frigidas” citata in un documento dell'epoca, sostanzialmente un ricovero per viandanti. La mansio venne riutilizzata in epoche successive come ospedale gerosolomiano di San Leonardo. Di essa non ci sono più tracce. La chiesa è in stile romanico, con un'unica navata. Ciò che è interessante, dell'edificio, è la sorte che è toccata al portale del Beduino del XII secolo raffigurante l'ingresso di Gesù a Gerusalemme: prima trasferito in Francia, fu poi comprato dal Metropolitan Museum di New York, per essere esposto nella sezione The Cloisters, quando la città stava cercando di riacquistarlo. La vicenda architettonica della struttura è evidenziata dai differenti materiali costruttori percepibili sulla muratura dell'edificio.[17]
  • Pieve di San Vitale (Mirteto), riedificata accanto alla ormai non più esistente vecchia chiesa
  • Chiesa della Madonna degli Oliveti
  • Chiesa della Madonna del Pianto (Castagnola),
  • Chiesa di San Pio X
  • Chiesa della Beata Vergine della Consolazione
  • Chiesa di San Domenico (Turano)
  • Chiesa di San Rocco (Antona),
  • Chiesa di Sant'Antonio da Padova (Ortola),
  • Chiesa di Sant'Antonio (Canevara),
  • Oratorio di San Rocco (Bargana),
  • Chiesa di San Giorgio (Lavacchio),
  • Chiesa della Santissima Annunziata (Bergiola Maggiore),
  • Chiesa di San Lorenzo (Casette),
  • Chiesa di San Pietro (Forno),
  • Chiesa della Madonna del Carmine (Resceto),
  • Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo (Casania),

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Mercurio

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Edifici ed opere medievali/rinascimentali[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Ducale, voluto dal re Alberico Cybo-Malaspina, occupa il lato meridionale di Piazza Aranci. Grandioso e solenne, in stile chiaramente rinascimentale e barocco, oggi ospita la prefettura; inizialmente si presenta come una villa di città, che si apriva sul lato di via Guidoni; fu successivamente ingrandito verso Piazza Aranci, ma la nuova struttura non piacque al Re Alberico, perché realizzata diversamente dalla prima: così, decise di modificare la precedente struttura per adeguarla a quella nuova posta su Piazza Aranci. Ulteriori modifiche furono eseguite da Teresa Pamphili; essendo ella nipote del Papa Innocenzo X, portò aria romana a Massa dipingendo di bianco e rosso il palazzo, unendo così il bianco dei marmi massesi con il rosso malaspiniano, colore da sempre caratteristico della casata. Nella dimora si contano anche tra saloni, quello degli Svizzeri, della Resistenza e degli Stucchi, oltre che un ninfeo governato dalla fontana del Nettuno e due stanze adiacenti ad esso affrescate. Si trovano anche la cappella ducale e il teatro.
  • Pomerio Ducale, voluto dal re Alberico-Cybo Malaspina, posto fuori dalle mura della città per richiamare al mitologico Giardino delle Esperidi. Ospitava statue di dèi antichi e alberi da frutto trapiantati dal vecchio giardino del Prado, ed era cinto da una cortina muraria quadrata con due sporgenze nei lati nord e sud. Oggi, il giardino è occupato da una piccola abitazione nella sezione sud-est, e una nell'omonimo vertice; possiede ancora le mura dei lati nord ed est, con la nicchia trasformata in una casa in rovina nel vertice alla congiunzione degli stessi. Possiede ancora l'antiporta, composta in marmo e raffigurante un uomo e anziano ed una dolce ragazza.
  • Rocca Malaspina o Castello Malaspina, nato da una precedente fortificazione obertenga composta da una torre ed un recinto, costruita nel 1000. anche se per molti è l'erede di una precedente fortificazione romana; in entrambi i casi, era posto a difesa della via Pedemontana, variante della Via Francigena che passava dalla vicina via Emilio Scauri. Fu ampliato con una cortina muraria da Castruccio Castracani, inglobando anche delle abitazioni lì accanto; quando il borgo di Bagnara si sottomise ai Malaspina di Fosdinovo, Giacomo Malaspina costruì la residenza rinascimentale, composta da due torri ed un edificio ad "L" che comprendeva numerose sale affrescate. Con Alberico Cybo-Malaspina il castello otterrà un nuovo bastione sorto nella parte sud-est, ponendosi alla base di una torre, del bastione del cavaliere, posto a sud-ovest, e di una cortina che ospiterà anche delle cannoniere nel lato occidentale.
  • Mura di Massa, comprendevano inizialmente Massa Vetere, la città posta sul colle del castello, ed erano state costruite da Giacomo Malaspina sulla base di precedenti strutture. Alberico Cybo-Malaspina invece costruì nuove mura che cingevano anche il borgo di Bagnara a pianta stellare. La prima pietra fu posta il 10 Giugno 1557, nella cosiddetta "Piattaforma del Marchese", giardino di Palazzo Cadetti.
  • Villa la Rinchiostra, nasce come casino di caccia a supervisione della vigna antistante; la vera e propria villa nasce per volere di Teresa Pamphili, la quale affidò, nel 1675, il progetto ad Alessandro Bergamini. Nasce così un edificio a tre piani, il secondo composto anche da un loggiato simile a quello di Palazzo Ducale, sempre di colore bianco e rosso. Davanti possiede un giardino che mutò facilmente nei secoli, passando da vigna ad agrumeto, arrivando ad ospitare anche vasche, fiori, lecci e ortensie.
  • Piazza Martana, nata dalla confluenza di Via Alberica, Via Beatrice e Via Bigini, era il luogo in cui si svolgevano le prove militari; infatti, su di essa si apre la sala d'armi, composta da un piccolo loggiato a tre campate. Su di essa si apre anche Porta Martana, l'accesso meridionale alla città.
  • Piazza Mercurio, da sempre dedita ad attività mercantili: è il luogo del rinvenimento della fattoria romana, nella quale si producevano anfore che avrebbero dovuto conservare il vino delle colline del Candia. In seguito ospitò un pozzo, che venne poi rimpiazzato dalla fontana del mercurio nel 1566, una fonte con sopra una statua del dio, voluta da Alberico I Cybo-Malaspina. Ma dall'epoca romana, la piazza era profondamente cambiata: la terra l'aveva riempita ed era venuta a far parte del soprastante colle della rocca. Ma Alberico spianò la piazza, distruggendo la borgata che sopra vi era costruita: da quel momento la piazza ospitò il mercato cittadino, e da qui la fontana di Mercurio, protettore dei mendicanti e del mercato. Sulla piazza si affacciano palazzi nobiliari come palazzo Bourdillon, Palazzo Manetti e Palazzo Colombini.
  • Villa Massoni o Villa di Volpigliano, si trattava nel XVII secolo di una struttura che nell’impianto ricordava i palazzi signorili medievali. Costruita su un podio rialzato a fronte del castello, si innalzava per tre piani. Aveva una torretta a lato settentrionale e un chiostro interno. Un viale, segnato da un imponente portale, la collegava alla strada per il castello. Di proprietà nel nobile genovese Pacileo, in questa forma l’acquistò nel 1637 Carlo I Cybo-Malaspina. La Villa alla Rocca venne poi del tutto trasformata alla fine del 1600 su progetto dell'architetto Alessandro Bergamini, commissionato da Carlo II Cybo. I lavori riguardarono la sistemazione del parco con la creazione di una serie sovrapposta di loggiati con archi e colonne che, degradando sui terrazzamenti del terreno, si congiungevano alla villa tramite un articolato sistema di scale, giardini e balaustre.
    L’interno della villa fu invece abbellito con ricche e molteplici sculture, preziosi oggetti in marmo e altri reperti archeologici. Tra 1721-1722, la bellezza e la ricchezza della villa non impedirono ad Alderano I, successore di Carlo II, di depredarla per pagare i propri debiti così come fece con altri luoghi della città.
    La villa rimase abbandonata sino al 1771, quando venne affittata per sei anni ad un comandante delle truppe modenesi, Antonio Wisard, che si preoccupò di innalzare la facciata principale dell’edificio e di aggiustarne il tetto.
    Durante il governo napoleonico, la Villa della Rocca, come quella della Rinchiostra, furono messe all’asta e nel 1797 fu il conte svedese Adolf Frederick Munch ad acquistare la proprietà della Rocca provvedendo a conferire alla Villa l’aspetto che tutt’ora conserva. Tra il 1799-1801 i lavori furono affidati all’architetto Giuseppe Marchelli che seguì la costruzione delle rimesse per i cavalli, la casa contadina e la stalla.
    A seguito dei debiti, anche il conte Munck dovette a malincuore disfarsi della Villa che nel 1828 fu di nuovo messa all’asta ed acquistata l’anno successivo da Pantalone Del Nero di Carrara.
    Dopo pochi anni, nel 1843, lo stesso Del Nero si vide costretto a venderla. Ad acquistarla fu la famiglia Tori di Fezzano (SP) da cui, per eredità, passò agli attuali proprietari i conti Massoni di Lucca, da cui la Villa prese nome.
    Sovrastata dal Santuario di N. S. delle Grazie, la bella struttura è tutt’ora circondata da un ampio parco di circa 26.000, mq recintato da mura, da cui spiccano ancora i rosati colori della casa contadina, della stalla e delle rimesse per i cavalli e della Villa con il suo bellissimo loggiato. Da anni in stato di abbandono, conserva inalterata la propria bellezza seppur ormai silenziosa ed avvolta dalla vegetazione.[18]
  • Piazza Aranci
  • Palazzo Bourdillon
  • Palazzo Cadetti, creato per ospitare i figli cadetti della corte. In seguito diventato il Palazzo Vescovile, oggi ospita il Museo diocesano di Massa. Sul retro possiede il giardino, la piattaforma del marchese, dove fu posta la prima pietra della cortina muraria.

Sempre cinquecento-seicenteschi i palazzi eredi di Massa Picta, nome dato alla città per le raffigurazioni a graffito poste nelle case nobili:

  • Palazzo Ricci, anticamente decorato con graffiti.
  • Palazzo Mussi, raffigurante monumenti della città rinascimentale; abitato prima dalla famiglia genovese degli Ayola e in seguito, nel Settecento, dai Mussi
  • Palazzo delle Scienze, che nell'Ottocento ospitò il Dottor Chiappe, che aprì la prima farmacia della città; l'edificio possiede una facciata riccamente decorata con busti e statue raffiguranti i padri fondatori della scienza.
  • Palazzo della Maggesa, appartenente all'omonima famiglia, al servizio del Re. Come dono di questa alleanza, Alberico I Cybo-Malaspina fece dipingere ad Agostino Ghirlanda, a servizio della corte, la facciata della casa, con forme geometriche e richiami all'acqua, al tempo e alla vita
  • Palazzo Brignadelli, ricco di graffiti con motivi floreali e rappresentazioni di putti

Edifici settecenteschi e ottocenteschi[modifica | modifica wikitesto]

  • Teatro Guglielmi
  • Teatro dei Servi
  • Piazza Garibaldi
  • Piazza del Mercato
  • Villa Guglielmi, casa del famoso musicista Massese
  • Villa Pascoli, abitazione in cui risiedette il poeta dal 1884 al 1887 durante gli anni di insegnamento al liceo classico. Il suo ricordo nella città è evidente dall'eoigrafe marmorea posta sull'edificio e dalle opere a lui consacrate

Piazze[modifica | modifica wikitesto]

  • Piazza della Liberazione
  • Piazza 20 Settembre
  • Piazza Giovanni Pascoli
  • Piazza bastione (in costruzione)
  • Largo Matteotti
  • Piazza dell'arco
  • Piazza duomo
  • Piazza Bad Kissingen (Marina di Massa)
La Chiesa di San Sebastiano riedificata nel 1945

Alcuni dei molti monumenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Obelisco di Piazza Aranci
  • Colonna del Mercurio di Piazza Mercurio
  • Il Pallottoliere (Marina di Massa, pontile)
  • Obelisco ai caduti delle fosse del Frigido (San Leonardo)
  • Evoluzione (Marina di Massa)
  • Monumento ai caduti di Forno

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

  • Parco regionale delle Alpi Apuane

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Massa ha avuto una forte espansione urbanistica con conseguente aumento della popolazione dal dopoguerra. Oggi conta una popolazione di 70 973 abitanti (31 dicembre 2011). La maggior parte degli abitanti vivono nella parte pianeggiante del comune. Dal 2002 al 2011 la popolazione è cresciuta di 4 197 unità con un incremento pari al 6%. In questi anni il tasso medio di natalità è stato dello 0,81% mentre quello di mortalità dello 0,99%. Hanno contribuito all'aumento della popolazione i trasferimenti da altri comuni e soprattutto dall'estero. Dal 2005 al 2010 gli stranieri residenti in città sono quasi raddoppiati arrivando ad essere 4 596 nel 2010. Al 1º gennaio 2012 i centenari viventi nel comune erano 11 di cui 8 donne e 3 uomini.

Abitanti censiti[19]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Nuovo Ospedale delle Apuane

I cittadini stranieri residenti a Massa sono 4 596,[20] così suddivisi per nazionalità (sono indicati solo i dati superiori alle 100 unità):

  1. Romania, 871
  2. Albania, 976
  3. Marocco, 424
  4. Senegal, 194
  5. Cina, 117
  6. Ucraina, 113

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Ospedale San Giacomo e Cristoforo
  • Ospedale Pediatrico Apuano (OPA)
  • Nuovo Ospedale delle Apuane (NOA) attualmente in fase di costruzione

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

La città di Massa in qualità di capoluogo di provincia accoglie numerose strutture scolastiche primarie e secondarie. Gli istituti scolastici secondari di secondo grado sono:

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

  • Tordelli massesi
  • Lasagne Tordellate
  • Polenta "encajata" (ricoperta di passata di pomodoro e formaggio)
  • Baccalà alla massese
  • Frittata di cipolle
  • I Bollenti
  • Panzanelle
  • Torta di riso
  • Topetti
  • Ossi da morto
  • Pattona (pastella di farina e acqua in genere arricchite con salsicce e oliva taggiasca o nere)[senza fonte]

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Massa, nel corso della sua storia, passò da borgo medievale contadino ad una città ducale molto ricca, con palazzi, piazze, chiese, statue e strade, che hanno saputo mantenere la loro origine rinascimentale.

A Palazzo Ducale, da notare il chiostro rinascimentale e i grandi saloni decorati, come quello degli Svizzeri e quello degli Stucchi. Riccamente decorati anche Teatro Ducale e la Cappella.

Tracce rinascimentali le possiamo vedere anche a palazzo Bourdillon e a Palazzo Bergamini, entrambi affacciati su Piazza Mercurio. Da notare anche il Duomo, con il sepolcreto dei Malaspina, il castello e in generale tutto il centro storico, dalle strade alle fortificazioni.

La città ospitò quasi certamente anche Michelangelo, venuto qui per estrarre personalmente il marmo dalle cave massesi, e non quelle di Carrara, come molti pensano. A lui sono attribuiti un crocefisso ed altre opere; molte di più sono quelle realizzate dall'amico Felice Palma, ospitate per la maggior parte nel museo diocesano.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

La città ospita tre teatri:

  • Teatro ducale, creato per soddisfare il piacere della corte, inserito dentro palazzo ducale; distrutto
  • Teatro dei Servi, piccolo teatro molto antico, ospita rassegne per le scuole
  • Teatro Guglielmi, grandioso teatro ottocentesco creato in onore del musicista massese Pietro Alessandro Guglielmi

Persone legate a Massa[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico, si divide nei rioni:

  • Martana
  • Conca
  • Contrada Annunziata
  • Città vecchia
  • Contrada Alberica
  • Contrada di Via Beatrice

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale è suddiviso in 5 circoscrizioni:

  • 1 – Zona Montana
  • 2 – Destra Frigido
  • 3 – Centro città
  • 4 – Largo Viale Roma
  • 5 – Marina di Massa
Altagnana

Ogni circoscrizione elegge un proprio consiglio circoscrizionale. Ogni consiglio circoscrizionale è composto da 16 consiglieri eletti a suffragio universale che eleggono al loro interno un presidente e un vicepresidente.

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Altagnana, Alteta, Antona, Baita, Bargana, Bergiola, Bondano, Borgo del Ponte, Bozzone, Ca' di Cecco, Caglieglia, Campareccia, Canevara, Capaccola, Casania, Casette, Casone, Castagnara, Castagnetola, Castagnola, Cervara, Cinque Vie, Ciremea, Codupino, Cupido, Forno, La Gioconda, Gotara, Gronda, Grondini, Guadine, Le Iare, Lavacchio, Marina di Massa, Mirteto, Monte Pepe, Ortola, Pariana, Partaccia, Pian della Fioba, Poggi, Poggiolo, Poggioletto, il Ponte, Porneta, Poveromo, Poveromo Macchie, Pratta, Puliche, Quercioli, Redicesi, Remola, Resceto, Ricortola, Rinchiostra, Rocca, Romagnano, Ronchi, San Carlo Terme, San Cristoforo, San Leonardo, San Lorenzo, Santa Lucia, Il Santo, Sei ponti, Tombara, Turano, Vergheto, Le Villette, Volpigliano, Zecca.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la chiusura delle principali fabbriche operanti nella zona industriale, l'economia locale si basa principalmente sul "terziario". Pubblica Amministrazione, Commercio e Servizi garantiscono le principali fonti di reddito della popolazione locale. Il settore del turismo rappresenta una buona opportunità di lavoro, anche se limitatamente al periodo estivo. Nonostante la presenza di infrastrutture adeguate (autostrada, ferrovia, porto di Marina di Carrara) il commercio si è sviluppato quasi esclusivamente nel settore del marmo. Tra i prodotti alimentari caratteristici della zona da segnalare il vino (Candia) e gli insaccati. Nel comune sono presenti molte cave di marmo, sulle Alpi Apuane, tra cui la cava di Renara, di Forno e del Passo del Vestito. I marmi sono spesso lavorati nei centri di raffineria in zona San Leonardo e a Carrara.

Cave di Carrara

Settore primario[modifica | modifica wikitesto]

Il primario, si basa sull'escavazione di marmo dalle cave di Carrara e Massa, sulle Alpi Apuane. Il marmo apuano è tra i più pregiati nel mondo, e in Italia venne usato già dai romani. Sviluppata anche la coltura della vite nelle colline del Candia. Ci sono anche cave di materiale a scopo edilizio in zona Salto Della Cervia.

Settore secondario[modifica | modifica wikitesto]

Il secondario si basa soprattutto sulla lavorazione del marmo in tutte le raffinerie apuane, insaccati e distribuzione di acqua, di cui le Apuane sono piene, con sorgenti termali molto benefiche. La zona industriale si occupa di fabbricazione di materiali per l'edilizia.

Settore terziario[modifica | modifica wikitesto]

Il terziario è ovviamente basato sul turismo, invernale per quanto riguarda il richiamo dei turisti da parte delle Alpi Apuane, ed estivo per quanto riguarda il mare e la città in sé.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Massa si è storicamente sviluppata come località posta lungo la Strada statale 1 Aurelia, che collega Roma con la Francia lungo tutto il litorale tirrenico.

A Massa è inoltre presente l'omonimo casello sull'autostrada A12.

Sviluppati i collegamenti con Carrara e le montagne, ed esiste un progetto di aggiungere un'autostrada che colleghi Vagli Sopra, tramite un traforo nel monte Tambura, al paese di Resceto.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La Stazione di Massa Centro è posta sulla Ferrovia Genova-Pisa, che la collega con tutti i centri principali e un buon numero di centri minori della costa tirrenica. Oltre che da traffico regionale la stazione è interessata anche da numerosi treni a lunga percorrenza come Intercity e Frecciabianca che la collegano con il Nord e il Sud della Penisola.

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

L'aeroporto di Massa-Cinquale è aperto al traffico turistico e commerciale nazionale e comunitario ma non ospita al momento alcun volo di linea.

Mobilità Urbana[modifica | modifica wikitesto]

Il trasporto pubblico locale a Massa e nella relativa provincia è gestito dalla società CTT Nord.

Tranvie del passato[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1890 al 1935 il comprensorio era inoltre servito dalla tranvia di Massa, una linea a scartamento metrico con trazione a vapore che movimentava le merci ed i passeggeri lungo la vallata del fiume Frigido, dalla località Forni fino all'abitato di Marina di Massa, passando per il centro cittadino. Da quest'ultimo aveva origine una breve diramazione di collegamento con la stazione ferroviaria. Il comune sta tentando di emanare un progetto per riproporne la costruzione.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1994 1998 Roberto Pucci centrosinistra Sindaco
1998 2003 Roberto Pucci centrosinistra Sindaco
2003 2008 Fabrizio Neri centrosinistra Sindaco
2008 2013 Roberto Pucci Sinistra Arcobaleno - liste civiche Sindaco
2013 in carica Alessandro Volpi Partito Democratico Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è l'Unione Sportiva Massese 1919, che milita nel girone D di Serie D. Gioca le sue partite interne allo Stadio degli Oliveti.

Beach Soccer[modifica | modifica wikitesto]

Cavalieri del Mare è la squadra di beach soccer detentrice di 2 scudetti.

Ciclismo[modifica | modifica wikitesto]

La frazione di Marina di Massa è stata più volte arrivo di tappa del Giro d'Italia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Statistiche demografiche ISTAT - comune di Massa (MS); Dati provvisori di novembre 2012
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Dato Istat al 30/04/2011
  4. ^ http://www.archiviostorico.info/index.php?option=com_content&task=view&id=3757&Itemid=3 /Nicola Guerra, "Controrisorgimento. Il movimento filoestense apuano e lunigianese", Eclettica Edizioni 2009
  5. ^ Decreto legislativo luogotenenziale 1 marzo 1946, n. 48, articolo 1, in materia di "Ricostituzione dei comuni di Massa, Carrara e Montignoso."
  6. ^ Duomo di Massa | Terre del Frigido su terredelfrigido.comune.massa.ms.it. URL consultato il 2015-07-27.
  7. ^ Pieve S. Pietro | Terre del Frigido su terredelfrigido.comune.massa.ms.it. URL consultato il 2015-07-27.
  8. ^ S. Sebastiano Vecchia | Terre del Frigido su terredelfrigido.comune.massa.ms.it. URL consultato il 2015-07-27.
  9. ^ Duomo di Massa | Terre del Frigido su terredelfrigido.comune.massa.ms.it. URL consultato il 2015-07-27.
  10. ^ Santuario N. S. della Misericordia | Terre del Frigido su terredelfrigido.comune.massa.ms.it. URL consultato il 2015-07-27.
  11. ^ S. Martino, Borgo del Ponte | Terre del Frigido su terredelfrigido.comune.massa.ms.it. URL consultato il 2015-07-27.
  12. ^ S. Francesco ai Cappuccini | Terre del Frigido su terredelfrigido.comune.massa.ms.it. URL consultato il 2015-07-27.
  13. ^ Santuario N. S. delle Grazie, Volpigliano | Terre del Frigido su terredelfrigido.comune.massa.ms.it. URL consultato il 2015-07-27.
  14. ^ Chiesa di S. Lucia | Terre del Frigido su terredelfrigido.comune.massa.ms.it. URL consultato il 2015-07-27.
  15. ^ Home page su www.santuariodeiquercioli.it. URL consultato il 2015-07-27.
  16. ^ S. Geminiano, Antona | Terre del Frigido su terredelfrigido.comune.massa.ms.it. URL consultato il 2015-07-27.
  17. ^ Chiesa di San Leonardo al Frigido: guida su cosa vedere e visitare a Massa su www.geoplan.it. URL consultato il 2015-07-27.
  18. ^ Villa Massoni | Terre del Frigido su terredelfrigido.comune.massa.ms.it. URL consultato il 2015-07-27.
  19. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  20. ^ Dato Istat al 31/12/2009

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Menziani, Massa dall'Unità d'Italia alla Prima Guerra Mondiale: mezzo secolo di stori urbanistica o la nascita della città contemporanea, in "Atti e Memorie della Deputazione di storia patria per le antiche provincie modenesi", s. XI, vol. XXXIII, 2011, pp. 261–300.
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