Terenzo

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Terenzo
comune
Terenzo – Stemma Terenzo – Bandiera
Terenzo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Parma-Stemma.svg Parma
Amministrazione
Sindaco Danilo Bevilacqua (lista civica Il cambiamento) dal 25-5-2014
Territorio
Coordinate 44°36′36.8″N 10°05′24.4″E / 44.610222°N 10.090111°E44.610222; 10.090111 (Terenzo)Coordinate: 44°36′36.8″N 10°05′24.4″E / 44.610222°N 10.090111°E44.610222; 10.090111 (Terenzo)
Altitudine 541 m s.l.m.
Superficie 72,7 km²
Abitanti 1 196[1] (31-12-2015)
Densità 16,45 ab./km²
Frazioni Vedi elenco
Comuni confinanti Berceto, Calestano, Fornovo di Taro, Sala Baganza, Solignano
Altre informazioni
Cod. postale 43040
Prefisso 0525
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 034038
Cod. catastale E548
Targa PR
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti terenzini
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Terenzo
Terenzo
Terenzo – Mappa
Posizione del comune di Terenzo nella provincia di Parma
Sito istituzionale

Terenzo (Tréns in dialetto parmigiano[2][3]) è un comune italiano di 1 196 abitanti della provincia di Parma.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

L'abitato di Terenzo è collocato ai piedi del monte Croce,[4] sulla sinistra del torrente Sporzana; il borgo sorge in corrispondenza di paleofrana ormai assestata.[5]

Il territorio comunale appenninico si estende tra la val Baganza a est e la val di Taro a ovest.[6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

A lungo identificato forse erroneamente[4] con l'antico Forum Druenti o Druentinorum menzionato in un'epigrafe risalente al II secolo, Terenzo nacque forse in epoca romana;[7] il toponimo potrebbe infatti derivare dal nome Terentius,[4] in quanto il borgo potrebbe essere appartenuto alla gens Terentia,[7] oppure dal participio presente terentis del verbo terere, col significato di "levigare" e "triturare", in richiamo alla natura franosa del territorio. Si ipotizza infine che il toponimo possa essere di origine più remota, in quanto la radice rimanderebbe alla denominazione celtica di "trivio" e Terenzo è proprio collocato in corrispondenza dell'incrocio tra tre antiche vie di comunicazione.[4] Risale infatti all'epoca romana la strada che attraversa ancora il borgo e che in origine univa Parma e Luni;[8] il suo tracciato, noto all'epoca come via di monte Bardone, divenne di importanza strategica in età longobarda, in quanto costituiva l'unico collegamento tra la pianura Padana e la Toscana; per tutto il Medioevo la via, detta in seguito Francigena, fu percorsa dai numerosi pellegrini diretti a Roma dal Nord Europa.[9]

La prima testimonianza certa dell'esistenza di un insediamento abitato sul luogo dell'odierno Terenzo risale tuttavia soltanto all'11 giugno del 948, quando il re d'Italia Lotario II fece dono di "Treuntio" o "Trevuntio" al vescovo di Parma.[4]

L'originaria chiesa di Santo Stefano vi fu edificata prima del 1141, anno in cui fu menzionata per la prima volta in una bolla del papa Innocenzo II.[4]

Nel 1294 una catastrofica frana travolse e distrusse quasi completamente il borgo, all'epoca molto più esteso dell'attuale; il paese fu presto riedificato e già nel 1329 ospitò l'imperatore del Sacro Romano Impero Ludovico il Bavaro e le sue truppe di ritorno da Roma.[7] Nel 1333 anche il re Giovanni I di Boemia sostò nel villaggio insieme al figlio Carlo, che nella notte del 15 agosto, festa dell'Assunta, fece un terribile sogno premonitore; nel 1355 Carlo, nel frattempo divenuto imperatore del Sacro Romano Impero, si ricordò della sconvolgente visione terenzina[10] e ordinò la costruzione di una cappella dedicata a santa Maria degli Angeli sul luogo dell'antica chiesa distrutta, ricevendone l'approvazione da parte del vescovo di Parma Ugolino de' Rossi;[5] l'anno seguente Carlo IV revocò l'assegnazione alla diocesi del feudo, che assoggettò direttamente al Sacro Romano Impero.[11]

Nel 1365 fu fondato all'interno del paese uno xenodochio[4] per pellegrini e zoppi per volontà di Gerardo[5] o Gherardo Zily.[4]

Il borgo fu nuovamente distrutto nel 1552, quando per rappresaglia le truppe imperiali diedero fuoco alle abitazioni; si salvarono soltanto la chiesa di Santo Stefano, ricostruita in forme romaniche nel 1494, la casa dei frati e l'osteria.[5]

Nuovamente ricostruito, il paese fu in seguito assegnato ai conti Bajardi, che ne mantennero l'investitura fino al 1805, quando i decreti napoleonici sancirono l'abolizione dei diritti feudali.[12]

Il centro abitato cadde in crisi a partire dal 1808, quando furono avviati i lavori di costruzione della strada della Cisa per volere di Napoleone; la nuova importante via di collegamento, completata nel 1859, spostò il traffico di persone e merci dalla val Sporzana alla val di Taro, isolando Terenzo, che successivamente iniziò a spopolarsi.[7]

Dopo la Restaurazione il territorio fu assorbito dal ducato di Parma e Piacenza e ne seguì le sorti.[12]

Nel 1861 fu istituito il nuovo comune di Lesignano di Palmia, rinominato Terenzo con regio decreto del 30 ottobre del 1924, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia del 18 dicembre di quell'anno.[13]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santo Stefano[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santo Stefano
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santo Stefano (Terenzo).

Edificata originariamente prima del 1141, la chiesa fu distrutta da una catastrofica frana nel 1294; ricostruita nel 1494 in forme tardo-romaniche accanto all'oggi scomparsa Cappella Imperiale di Santa Maria degli Angeli, voluta nel 1355 dall'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo IV di Lussemburgo, fu profondamente modificata in stile neoclassico nel 1789, conservando soltanto il campanile del precedente edificio.[4][5]

Pieve di Santa Maria Assunta[modifica | modifica wikitesto]

Pieve di Santa Maria Assunta
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Pieve di Santa Maria Assunta (Terenzo).

Edificata originariamente in stile paleocristiano probabilmente già nel VI secolo,[8] la pieve fu ricostruita in stile romanico nel IX[14] e modificata a più riprese nel XIII,[15] nel XVI e soprattutto tra il 1640 e il 1670;[8] la chiesa conserva numerose sculture risalenti al XIII secolo, tra cui alcune parti dell'ambone romanico smembrato della pieve di Santa Maria Assunta di Fornovo di Taro; oltre alla coppia di leoni stilofori e alle statue di Santa Margherita, San Pietro e San Paolo, risultano di particolare pregio le due lastre della Glorificazione di Santa Margherita e della Deposizione dalla croce, realizzate da un artista di scuola antelamica.[14]

Pieve di San Michele Arcangelo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Pieve di San Michele Arcangelo (Terenzo).

Edificata nel XIII secolo nei pressi del castello di Corniana,[16] la pieve romanica fu ristrutturata nel XVIII con la ricostruzione della parte sommitale del campanile, l'aggiunta della cappella laterale e la decorazione della zona presbiteriale;[17] sconsacrata nel 1931 in seguito alla costruzione della neoromanica chiesa di San Michele Arcangelo, fu per anni adibita a fienile; acquistata verso la fine del XX secolo da un abitante di Corniana, fu interamente restaurata e destinata a sede di mostre temporanee.[5]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Castello di Selva Smeralda[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Selva Smeralda.

Identificabile probabilmente col fortilizio di Niviano di Rosi, raffigurato nell'affresco di Benedetto Bembo della Camera d'Oro del castello di Torrechiara, il castello di Selva Smeralda apparteneva nel XIII secolo alla famiglia Draghi; conquistato in epoca imprecisata dai Rossi, che lo mantennero quasi ininterrottamente fino alla fine del XV secolo, fu in seguito acquisito dal colonnello Lorenzo Smeraldi di Parma; saccheggiato nel 1552 durante la guerra di Parma, il maniero, abbandonato dalla casata, rimase comunque in possesso ai conti Tarasconi Smeraldi fino al 1805; acquistato successivamente dalla famiglia Folli e poi dagli ungheresi Orbàn, fu completamente restaurato e trasformato in un agriturismo; oggi dell'antica costruzione si conservano quasi intatti il mastio e alcuni edifici in pietra adiacenti.[18]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[19]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Bardone, Bocchetto, Boschi di Bardone, Campero, Cà Sana, Case Castellani, Case Cattani di Casola, Cassio, Castello, Castello di Casola, Cazzola, Cella di Palmia, Corniana, Fornace, Goiano, Lesignano Palmia, Lughero di Casola, Marzano, Ozzanello, Palmia, Puilio di Casola, Selva Castello, Selva del Bocchetto, Selva Grossa, Selva Stazione, Villa, Villa di Casola, Viola.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale è attraversato dalla strada statale 62 della Cisa, che tuttavia non interessa il capoluogo; Terenzo e Bardone sorgono sull'antica via di monte Bardone, meglio nota come via Francigena.[6]

Fino al 2014 era in funzione all'interno del territorio comunale la stazione ferroviaria nella frazione di Selva del Bocchetto, definitivamente soppressa in seguito all'apertura della variante di tracciato Solignano-P.P. Osteriazza della ferrovia Pontremolese.[20]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
12 giugno 1985 6 giugno 1990 Guido Gonzi Democrazia Cristiana Sindaco [21]
6 giugno 1990 24 aprile 1995 Guido Gonzi Democrazia Cristiana Sindaco [21]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Stefano Valenti centro-sinistra Sindaco [21]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Antonio Gandolfi lista civica Sindaco [21]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Maria Cattani lista civica Sindaco [21]
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Maria Cattani lista civica Sindaco [21]
26 maggio 2014 in carica Danilo Bevilacqua lista civica Il cambiamento Sindaco [21]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2015.
  2. ^ Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, p. 649.
  3. ^ Capacchi, pp. 895.
  4. ^ a b c d e f g h i Terenzo, su www.sixia.it. URL consultato il 12 agosto 2016.
  5. ^ a b c d e f Terenzo [collegamento interrotto], su www.camminideuropa.eu. URL consultato il 12 agosto 2016.
  6. ^ a b Terenzo (PR), su www.italiapedia.it. URL consultato il 12 agosto 2016.
  7. ^ a b c d Terenzo, un'anima medioevale tradita dalla sua più grande ricchezza, su www.ilparmense.net. URL consultato il 12 agosto 2016.
  8. ^ a b c Chiesa di Santa Maria Assunta, su www.romanico-emiliaromagna.com. URL consultato il 12 agosto 2016.
  9. ^ Breve storia della Via Francigena, su www.viefrancigene.org. URL consultato il 12 agosto 2016.
  10. ^ Dinzelbacher, Ciccarese, Christe, Berschin, p. 255.
  11. ^ Molossi, p. 542.
  12. ^ a b Terenzo (PR), su www.italiapedia.it. URL consultato il 12 agosto 2016.
  13. ^ Comune ISTAT "034038 Terenzo (Parma)" - Codice Catastale "E548", su www.elesh.it. URL consultato il 12 agosto 2016.
  14. ^ a b Bardone, Chiesa di Santa Maria Assunta, su www.piazzaduomoparma.com. URL consultato il 7 agosto 2016.
  15. ^ Bardone, su www.iatfornovo.it. URL consultato il 12 agosto 2016.
  16. ^ Corniana: il Castello perduto., su www.google.com. URL consultato il 12 agosto 2016.
  17. ^ Corniana, su www.sixia.it. URL consultato il 12 agosto 2016.
  18. ^ Il Castello di Selva Smeralda (o Neviano de' Rossi), su www.ilparmense.net. URL consultato l'8 gennaio 2017.
  19. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  20. ^ Circolare Territoriale RFI 12/2014 del 30 novembre 2014, su donet.rfi.it. URL consultato il 12 agosto 2016.
  21. ^ a b c d e f g http://amministratori.interno.it/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, Garzanti, 1996.
  • Guglielmo Capacchi, Dizionario Italiano-Parmigiano, Tomo II M-Z, Parma, Artegrafica Silva.
  • Peter Dinzelbacher, Maria Pia Ciccarese, Yves Christe, Walter Berschin, Le "Visiones" nella cultura medievale, Palermo, Officina di Studi Medievali, 1990.
  • Lorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei ducati di Parma Piacenza e Guastalla, Parma, Tipografia Ducale, 1832.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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