Elezioni politiche italiane del 1963

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Elezioni politiche italiane 1963
Stato Italia Italia
Data 28 aprile 1963
Legislatura IV Legislatura
Moro.jpg Palmiro Togliatti.jpg Pietro Nenni2.jpg
Leader Aldo
Moro

(Segretario[1])
Palmiro
Togliatti

(Segretario[1])
Pietro
Nenni

(Segretario[1])
Partito Democrazia
Cristiana
Partito Comunista
Italiano
Partito Socialista Italiano
Coalizione Nessuna Nessuna Nessuna
Voti 11.773.182[2][3]
38,28 %
7.767.601[2][3]
25,26 %
4.255.836[2][3]
13,84 %
Seggi
260 / 630
(Camera)
126 / 315
(Senato)
166 / 630
(Camera)
78 / 315
(Senato)
87 / 630
(Camera)
44 / 315
(Senato)
Differenza % Red Arrow Down.svg4,08 Green Arrow Up.svg2,58 Red Arrow Down.svg0,39
Differenza seggi Red Arrow Down.svg13
(Camera)
Green Arrow Up.svg3
(Senato)
Green Arrow Up.svg26
(Camera)
Green Arrow Up.svg19
(Senato)
Green Arrow Up.svg3
(Camera)
Green Arrow Up.svg9
(Senato)
Elezioni Camera 1963 Comuni.png
Presidente del Consiglio uscente
Amintore Fanfani (DC)
Left arrow.svg 1958 1968 Right arrow.svg

Le elezioni politiche italiane del 1963 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 28 aprile 1963.

Le elezioni confermarono la Democrazia Cristiana come primo partito, seppur in forte calo, e sancirono la fine del Centrismo e l'inizio del Centrosinistra, ovvero dei governi composti da democristiani e socialisti. A guadagnarne maggiormente furono le opposizioni, a sinistra i comunisti, e a destra i liberali. Le consultazioni segnarono anche l'inizio del declino delle forze monarchiche che, nonostante la riunione in un unico partito, persero più della metà dei propri voti.

Sistema di voto[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni politiche del 1963 si tennero con il sistema di voto introdotto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, dopo essere stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946. Concepito per gestire le elezioni dell'Assemblea Costituente previste per il successivo 2 giugno, il sistema fu poi recepito come normativa elettorale per la Camera dei deputati con la legge n. 6 del 20 gennaio 1948. Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, i criteri di elezione vennero stabiliti con la legge n. 29 del 6 febbraio 1948 la quale, rispetto a quella per la Camera, conteneva alcuni piccoli correttivi in senso maggioritario, pur mantenendosi anch'essa in un quadro largamente proporzionale.

Secondo la suddetta legge del 1946, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un massimo di quattro candidati.

I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti.

Differentemente dalla Camera, la legge elettorale del Senato si articolava su base regionale, seguendo il dettato costituzionale (art.57). Ogni Regione era suddivisa in tanti collegi uninominali quanti erano i seggi ad essa assegnati. All'interno di ciascun collegio, veniva eletto il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze: tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l'impianto proporzionale su cui era concepito anche il sistema elettorale della Camera Alta. Qualora, come normalmente avveniva, nessun candidato avesse conseguito l'elezione, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale, dove i seggi venivano allocati utilizzando il metodo D'Hont delle maggiori medie statistiche e quindi, all'interno di ciascuna lista, venivano dichiarati eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza.

In questa elezione entrò in vigore la legge di revisione costituzionale n°2 del 9 febbraio 1963 con cui si modificò il numero di seggi da assegnare alle Camere, eliminando peraltro il rapporto con il numero di abitanti previsto nel 1948[4].

Circoscrizioni[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 32 circoscrizioni plurinominali ed al Senato della Repubblica in 19 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.

Le circoscrizioni per la Camera dei Deputati.
Le circoscrizioni per il Senato della Repubblica.

Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Le circoscrizioni della Camera dei deputati furono le seguenti:

  1. Torino (Torino, Novara, Vercelli);
  2. Cuneo (Cuneo, Alessandria, Asti);
  3. Genova (Genova, Imperia, La Spezia, Savona);
  4. Milano (Milano, Pavia);
  5. Como (Como, Sondrio, Varese);
  6. Brescia (Brescia, Bergamo);
  7. Mantova (Mantova, Cremona);
  8. Trento (Trento, Bolzano);
  9. Verona (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo);
  10. Venezia (Venezia, Treviso);
  11. Udine (Udine, Belluno, Gorizia);
  12. Bologna (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì);
  13. Parma (Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia);
  14. Firenze (Firenze, Pistoia);
  15. Pisa (Pisa, Livorno, Lucca, Massa e Carrara);
  16. Siena (Siena, Arezzo, Grosseto);
  17. Ancona (Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno);
  18. Perugia (Perugia, Terni, Rieti);
  19. Roma (Roma, Viterbo, Latina, Frosinone);
  20. L'Aquila (Aquila, Pescara, Chieti, Teramo);
  21. Campobasso (Campobasso;
  22. Napoli (Napoli, Caserta);
  23. Benevento (Benevento, Avellino, Salerno);
  24. Bari (Bari, Foggia);
  25. Lecce (Lecce, Brindisi, Taranto);
  26. Potenza (Potenza, Matera);
  27. Catanzaro (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria);
  28. Catania (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna);
  29. Palermo (Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta);
  30. Cagliari (Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano);
  31. Valle d'Aosta (Aosta);
  32. Trieste (Trieste).

Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Le circoscrizioni del Senato della Repubblica furono invece le seguenti:

  1. Piemonte;
  2. Valle D'Aosta;
  3. Lombardia;
  4. Trentino-Alto Adige;
  5. Veneto;
  6. Friuli-Venezia Giulia;
  7. Liguria;
  8. Emilia-Romagna;
  9. Toscana;
  10. Umbria;
  11. Marche;
  12. Lazio;
  13. Abruzzi e Molise;
  14. Campania;
  15. Puglia;
  16. Basilicata;
  17. Calabria;
  18. Sicilia;
  19. Sardegna.

Quadro politico[modifica | modifica wikitesto]

La fine del Centrismo[modifica | modifica wikitesto]

Conclusisi i tentativi di inizio legislatura di spostare l'asse politico della Democrazia Cristiana verso destra, nel 1960 Amintore Fanfani tornò al governo per sanare i conflitti sociali con una "restaurazione democratica", dopo le proteste e le rivolte che avevano determinato la crisi dell'esecutivo precedente. Il nuovo esecutivo ottenne l'appoggio del Centro (PSDI e PLI) ma anche l'astensione del PSI.

Dal 1957, infatti, i socialisti, interrotti i rapporti con il PCI a seguito dell'invasione sovietica dell'Ungheria, seguirono un processo di moderazione guardando favorevolmente ad un'alleanza con i democristiani. Nel 1962 la vittoria di Aldo Moro al congresso della DC sancì definitivamente la volontà del partito di guardare a sinistra per creare una collaborazione di governo con il PSI.

A seguito di questa svolta Fanfani creò un nuovo governo, con la partecipazione di PSDI e PRI, e l'appoggio esterno del Partito Socialista. I liberali, da sempre contrari a collaborazioni con le forze di sinistra, abbandonarono la maggioranza e divennero il punto di riferimento dell'opposizione moderata al nuovo esecutivo.

Principali forze politiche[modifica | modifica wikitesto]

Lista Collocazione Ideologia Segretario[1]
Democrazia Cristiana Centro Cristianesimo democratico, Centrismo, Popolarismo, Antifascismo, Anticomunismo Aldo Moro
Partito Comunista Italiano Sinistra Comunismo, Marxismo-Leninismo, Antifascismo Palmiro Togliatti
Partito Socialista Italiano Centro-sinistra Socialismo, Marxismo, Socialismo riformista Pietro Nenni
Partito Liberale Italiano Centro-destra Liberalismo, Liberismo, Anticomunismo Giovanni Malagodi
Partito Socialista Democratico Italiano Centro-sinistra Socialdemocrazia, Socialismo, Atlantismo Giuseppe Saragat
Movimento Sociale Italiano Destra Neofascismo, Nazionalismo, Anticomunismo Arturo Michelini
Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica Centro-destra Monarchismo, Conservatorismo, Cristianesimo democratico, Anticomunismo Alfredo Covelli
Partito Repubblicano Italiano Centro Repubblicanesimo, Mazzinianesimo, Centrismo Oronzo Reale

Campagna elettorale[modifica | modifica wikitesto]

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grafico delle elezioni politiche italiane.

Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Totale Percentuale (%)
Elettori 34.199.184  
Votanti 31.766.009 92,89 (su n. elettori)
Voti validi 30.752.871 96,81 (su n. votanti)
Voti non validi 1.013.138 3,19 (su n. votanti)
di cui schede bianche 571.961 1,8 (su n. votanti)
Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Democrazia Cristiana (DC) 38,28 11.773.182 260 Red Arrow Down.svg4,07 Red Arrow Down.svg13
Partito Comunista Italiano (PCI) 25,26 7.767.601 166 Green Arrow Up.svg2,58 Green Arrow Up.svg26
Partito Socialista Italiano (PSI) 13,84 4.255.836 87 Red Arrow Down.svg0,39 Green Arrow Up.svg3
Partito Liberale Italiano (PLI) 6,97 2.144.270 39 Green Arrow Up.svg3,43 Green Arrow Up.svg22
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 6,10 1.876.271 33 Green Arrow Up.svg1,55 Green Arrow Up.svg11
Movimento Sociale Italiano (MSI) 5,11 1.570.282 27 Green Arrow Up.svg0,35 Green Arrow Up.svg3
Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica (PDIUM)[5] 1,75 536.948 8 Red Arrow Down.svg3,11 Red Arrow Down.svg23
Partito Repubblicano Italiano (PRI) 1,37 420.213 6 Straight Line Steady.svg Straight Line Steady.svg
Partito Popolare Sudtirolese (PPST) 0,44 135.457 3 Red Arrow Down.svg0,02 Straight Line Steady.svg
Conc. Unità Rurale (CUR) 0,30 92.209 0 - -
Partito Autonomo Pensionati Italiani (PAPI) 0,29 87.655 0 - -
Union Valdôtaine (UV) 0,10 31.844 1 Straight Line Steady.svg Straight Line Steady.svg
Altre liste 0,19 61.103 0 Red Arrow Down.svg0,05 Straight Line Steady.svg
Totale[6] 100,00 30.752.871 630 Green Arrow Up.svg34

Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Totale Percentuale (%)
Elettori 31.011.042  
Votanti 28.868.795 93,09 (su n. elettori)
Voti validi 27.469.175 95,15 (su n. votanti)
Voti non validi 1.399.620 4,85 (su n. votanti)
di cui schede bianche 870.656 3,02 (su n. votanti)
Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Democrazia Cristiana (DC)[7] 34,87 9.579.158 126 Red Arrow Down.svg6,36 Green Arrow Up.svg3
Partito Comunista Italiano (PCI)[8] 23,52 6.461.616 78 Green Arrow Up.svg1,72 Green Arrow Up.svg19
Partito Socialista Italiano (PSI) 14,01 3.849.440 44 Red Arrow Down.svg0,07 Green Arrow Up.svg9
Partito Liberale Italiano (PLI) 7,52 2.065.887 19 Green Arrow Up.svg4,65 Green Arrow Up.svg15
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 6,35 1.743.837 14 Green Arrow Up.svg1,90 Green Arrow Up.svg9
Movimento Sociale Italiano (MSI)[9] 5,15 1.414.754 14 Green Arrow Up.svg0,75 Green Arrow Up.svg6
DC-PRI[10] 2,33 638.699 7 - -
PCI-Partito Autonomista Cristiano Sociale[11] 1,83 502.938 7 - -
Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica (PDIUM)[12] 1,56 429.339 2 - -
MSI-PDIUM[13] 0,95 260.336 1 - -
Partito Repubblicano Italiano (PRI)[14] 0,84 231.559 0 - -
Partito Popolare Sudtirolese (PPST) 0,41 112.023 2 Red Arrow Down.svg0,05 Straight Line Steady.svg
Conc. Unità Rurale (CUR) 0,14 37.262 0 - -
Partito Sardo d'Azione (PSdAz) 0,13 34.954 0 - -
CUR-USCS 0,12 33.989 0 - -
Union Valdôtaine (UV) 0,11 29.510 1 - -
Altre liste 0,16 43.831 0 - -
Totale[15] 100,00 27.469.175 315 Green Arrow Up.svg69

Eletti[modifica | modifica wikitesto]

Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Deputati della IV Legislatura della Repubblica italiana e Eletti alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche italiane del 1963.

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[16], per partito, alla Camera:

Lista Seggi
Democrazia Cristiana 260
Partito Comunista Italiano 166
Partito Socialista Italiano 87
Partito Liberale Italiano 39
Partito Socialista Democratico Italiano 33
Movimento Sociale Italiano 27
Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica 8
Partito Repubblicano Italiano 6
Partito Popolare Sudtirolese 3
Union Valdôtaine 1
Totale 630[17]

Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Senatori della IV Legislatura della Repubblica italiana.

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[18], per partito, al Senato:

Lista Seggi
Democrazia Cristiana[19] 132
Partito Comunista Italiano[20] 85
Partito Socialista Italiano 44
Partito Liberale Italiano 19
Movimento Sociale Italiano[21] 15
Partito Socialista Democratico Italiano 14
Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica 2
Partito Popolare Sudtirolese 2
Partito Repubblicano Italiano[22] 1
Union Valdôtaine 1
Totale 315[23]

Analisi territoriale del voto[modifica | modifica wikitesto]

Partiti maggioritari nelle singole province per la Camera.

La Democrazia Cristiana subisce un arretramento di oltre 4 punti percentuali frutto di una generale diminuzione di consensi compresa tra il 3% e 5%. Decrementi più contenuti si registrano nel Nord Est e, con l'eccezione delle Isole Maggiori, nel Centro Sud, dove vi sono anche isolati aumenti di consensi nelle province de L'Aquila e di Brindisi. Molto più ingenti i cali in Liguria e Marche in cui il partito arriva a perdere rispettivamente il 9% e l'8%. La geografia del voto democristiano non viene particolarmente modificata per cui Nord Est e Alta Lombardia si confermano le roccaforti della DC e il Centro Sud mantiene risultati sopra la media, soprattutto in Molise e nel Salento, mentre le Regioni Rosse e il Nord Ovest continuano ad essere le più ostiche per i democristiani. A quest'ultime si aggiunge in questa tornata anche la Provincia di Roma dove la DC incontra serie difficoltà[24].

Il Partito Comunista Italiano aumenta i propri consensi praticamente ovunque, con crescite ingenti nel Nord Ovest, nel Centro, raggiungendo un +8% in Umbria, e in alcune province del Sud, come Trapani, Brindisi e Cosenza. Tutto ciò rafforza la posizione del partito nelle sue storiche roccaforti, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e il Nord Ovest, ma contribuisce anche a creare delle nuove aree forti nel Sud della Sicilia, e tra Puglia, Basilicata e Calabria. Gli unici cali si registrano in Molise e in provincia di Benevento, zone già ostili ai comunisti insieme a Nord Est, Alta Lombardia, Campania, zone settentrionali della Sicilia e della Sardegna[24].

Il Partito Socialista Italiano perde numerosi consensi nel Nord Ovest e nel Centro Italia, specialmente in Umbria, che non può più essere considerata una roccaforte socialista. Conquista votanti in Trentino, Campania e Molise mentre nel resto del Paese si alternano incrementi e contrazioni senza tendenze evidenti. I socialisti si mantengono forti soprattutto nel Centro Nord ed in particolare in Lombardia e nelle province di Novara, Ferrara, Venezia, Verona e Massa. Resta invece ancora debole al Sud, con la sola eccezione della Calabria dove ottiene consensi in linea con il risultato nazionale[24].

Il Partito Liberale Italiano gudagna molti consensi nel Nord Ovest e in Sicilia che si confermano le roccaforti del partito, mentre altrove si rafforza in modo più contenuto con picchi isolati tra cui un incremento del 6% nella provincia di Roma. Questo exploit rende la capitale una delle zone più forti per i liberali insieme alle principali città del Centro Nord. Si conferma invece la debolezza nel Centro Sud con le eccezioni delle province di Benevento e Campobasso[24].

Il Partito Socialista Democratico Italiano ottiene importanti aumenti di consenso nel Centro Sud riuscendo quindi ad affermarsi con ottimi risultati nelle province di Salerno, L'Aquila, Messina e Siracusa. Nel resto del Paese gli incrementi sono meno ingenti e questo contribuisce a ridurre il netto divario tra il consenso raccolto al Nord e quello al Sud che resta, però, ancora molto basso in Calabria, Sardegna e Sicilia Meridionale. Nel Nord, il Piemonte e l'estremo Nord Est si confermano le roccaforti socialdemocratiche con il massimo di quasi 15 punti percentuali ottenuto in provincia di Belluno[24].

Il Movimento Sociale Italiano aumenta di poco i suoi consensi e ciò è frutto di un aumento generale nel Sud, specialmente in Campania e in Sicilia con l'eccezione della Puglia dove invece i missimi perdono consensi, e una stabilità dei risultati del Centro Nord. La distribuzione del voto si mantiene quindi invariata con Lazio e Puglia, roccaforti del movimento che continua a faticare a conquistare consensi al Nord. L'unica eccezione è la provincia di Trieste che con il 12% dei voti consegna al MSI il suo massimo in questa tornata, nonostante il calo di oltre 3 punti percentuali[24].

Il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica perde numerosi consensi rispetto alla somma dei due partiti monarchici alle precedenti elezioni, a seguito di una generale perdita di consensi in tutta Italia, ma specialmente al Sud dove in alcune province si assiste ad un'emorragia di voti monarchici, che crollano di più del 10% a Napoli e Messina. Ciononostante il Sud si mantiene la principale e sostanzialmente unica area d'influenza dei monarchici, vista l'irrilevanza dei risultati del Centro Nord. In particolare Campania, con quasi il 10% dei voti, e Sassari si affermano come roccaforti del PDIUM[24].

Il Partito Repubblicano Italiano sposta il proprio asse geografico della distribuzione del voto verso sud, dove incrementa i propri consensi, al più restando stabile, con avanzate particolarmente rilevanti in Sicilia e Sardegna, guadagnando l'8% a Nuoro, e arretrando nel Centro Nord. Le uniche eccezioni sono le province di Cuneo e Asti dove il PRI guadagna voti raggiungendo ottimi risultati, mentre nel resto del Nord i repubblicani ottengono risultati destinati all'irrilevanza. Pur accusando un calo generale di elettori il partito mantiene le sue solite roccaforti in Romagna, costa Toscana, Marche e Lazio[24].

Il forte calo del consendo democristiano e la crescita dei Partito Comunista Italiano, permettono a quest'ultimo di riconquistare diverse province delle Regioni Rosse, come Parma, Arezzo, Pesaro e Perugia ma anche le province di Pavia e Trapani. Inoltre i comunisti rafforzano la propria posizione in Emilia e Toscana, superando la DC di oltre 30 punti in provincia di Siena. La Democrazia Cristiana accusa il colpo nel Nord, con i distacchi nelle sue roccaforti del Nord Est, che scendono a 30%-40%, mentre in diverse province del Nord Ovest si impone per pochi punti percenutali. La situazione è migliore al Sud, dove riesce a creare una zona di forte distacco, oltre 20 punti, tra Abruzzo, Molise e Campania, con distacchi contenuti ma tali da non impensierire nelle altre zone[24]..

Conseguenze del voto[modifica | modifica wikitesto]

La nascita del Centrosinistra[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni consegnarono una solida maggioranza al Centrosinistra composto da DC, PSI, PSDI e PRI. Tuttavia non erano ancora mature le condizioni per poter formare un governo direttamente con i socialisti. Il mandato fu quindi affidato a Giovanni Leone nell'attesa che DC e PSI giungessero ad un accordo. Pochi mesi dopo Aldo Moro fu incaricato di formare il suo primo governo composto da tutto il Centrosinistra. A questo ne seguirono altri due che permisero all'alleanza guidata da Moro di mantenersi al governo fino alla fine della legislatura.

Durante la IV legislatura si tennero le elezioni presidenziali anticipate a seguito delle dimissioni di Segni per gravi motivi di salute. Il Parlamento elesse, non senza difficoltà, il leader socialdemocatico Giuseppe Saragat con anche l'appoggio dei comunisti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Segretario del partito alla data delle elezioni
  2. ^ a b c Voti del partito alla Camera dei Deputati
  3. ^ a b c Elezioni 1963 risultati Camera dei Deputati, Ministero dell'Interno. URL consultato il 16 aprile 2013.
  4. ^ La legge costituzionale stabilì per la Camera dei deputati un numero di seggi pari a 630, per il Senato pari a 315, e statuì che nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette, tranne la Valle d'Aosta, rappresentata da un solo senatore (all'epoca Abruzzi e Molise erano una sola regione, quando con la L.cost. 27 dicembre 1963, n. 3 fu creata la Regione Molise, essa rappresentò la seconda eccezione, con due senatori soltanto).
  5. ^ Considerata la differenza tra il risultato del PDIUM e quello di PMP e PNM nelle precedenti elezioni
  6. ^ Ministero dell'Interno - archivio storico delle Elezioni
  7. ^ Lista presentata in tutte le circoscrizioni, ad eccezione della circoscrizione Emilia-Romagna nella quale fu presentata una lista unica DC-PRI
  8. ^ Lista presentata in tutte le circoscrizioni, ad eccezione della circoscrizione Sicilia nella quale fu presentata una lista unica PCI-Partito Autonomista Cristiano Sociale
  9. ^ Lista presentata in tutte le circoscrizioni, ad eccezione delle circoscrizioni Liguria, Veneto e Sardegna nelle quali fu presentata una lista unica MSI-PDIUM
  10. ^ I due partiti si presentarono uniti solamente nella circoscrizione Emilia-Romagna
  11. ^ Lista unica presentata nella circoscrizione Sicilia
  12. ^ Lista presentata in tutte le circoscrizioni, ad eccezione delle circoscrizioni Liguria, Veneto e Sardegna nelle quali fu presentata una lista unica MSI-PDIUM
  13. ^ I due partiti si presentarono uniti solamente nelle circoscrizioni Liguria, Veneto e Sardegna
  14. ^ Lista presentata in tutte le circoscrizioni, ad eccezione della circoscrizione Emilia-Romagna nella quale fu presentata una lista unica DC-PRI
  15. ^ Ministero dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  16. ^ Ministro dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  17. ^ Ministero dell'Interno - Archivio storico delle elezioni
  18. ^ Ministro dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  19. ^ Compreso i sei senatore Gino Zannini, Giuseppe Medici, Guglielmo Donati, Cataldo Cassano, Alfredo Conti ed Alberto Spigaroli eletti per la DC nella lista unica DC-PRI presentata nella circoscrizione Emilia-Romagna, rispettivamente nei collegi di Rimini, Cesena, Forlì, Borgotaro, Piacenza e Fidenza
  20. ^ Compreso i sette senatori della lista unica PCI-Partito Autonomista Cristiano Sociale presentata nella circoscrizione Sicilia. Difatti il Partito Autonomista Cristiano Sociale venne fagocitato dal PCI
  21. ^ Compreso il senatore Gavino Pinna eletto per il MSI nella lista unica MSI-PDIUM presentata nella circoscrizione Sardegna, collegio di Sassari
  22. ^ il senatore Cino Macrelli fu eletto per il PRI nella lista unica DC-PRI presentata nella circoscrizione Emilia-Romagna, collegio di Ravenna
  23. ^ Ministero dell'Interno - Archivio storico delle elezioni
  24. ^ a b c d e f g h i Ministero dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Costituzione della Repubblica Italiana

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]