Corigliano d'Otranto
| Corigliano d'Otranto comune |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Sindaco | Maria Addolorata Fiore (Lista Civica) dal 30/05/2006 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 40°10′0″N 18°15′0″E / 40.16667°N 18.25°ECoordinate: 40°10′0″N 18°15′0″E / 40.16667°N 18.25°E | ||||
| Altitudine | 97 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 28,06 km² | ||||
| Abitanti | 5 890[1] (30-06-2011) | ||||
| Densità | 209,91 ab./km² | ||||
| Comuni confinanti | Castrignano de' Greci, Cutrofiano, Galatina, Maglie, Martano, Melpignano, Sogliano Cavour, Soleto, Zollino | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 73022 | ||||
| Prefisso | 0836 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 075023 | ||||
| Cod. catastale | D006 | ||||
| Targa | LE | ||||
| Cl. sismica | zona 4 (sismicità molto bassa) | ||||
| Nome abitanti | coriglianesi o chorianì (in griko) | ||||
| Patrono | san Nicola di Mira | ||||
| Giorno festivo | 23 agosto | ||||
| Localizzazione | |||||
Posizione del comune di Corigliano d'Otranto all'interno della provincia di Lecce |
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| Sito istituzionale | |||||
Corigliano d'Otranto (Choriàna o Koriàna in griko[2], Curiànu in dialetto salentino) è un comune italiano di 5.890 abitanti[3] della provincia di Lecce in Puglia.
Situato nel Salento centrale, fa parte della Grecìa Salentina, isola linguistica in cui si parla un'antica lingua di derivazione greca, il griko.
[modifica] Geografia fisica
| Per approfondire, vedi la voce Geografia della Puglia. |
[modifica] Territorio
Il territorio del comune di Corigliano d'Otranto, che si estende nella parte centrale della provincia per 28,06 km², è totalmente pianeggiante. Il centro urbano sorge a 97 m s.l.m., ma il territorio risulta compreso tra i 73 e i 109 m s.l.m. con un'escursione altimetrica complessiva pari a 36 metri. L'agro coriglianese è coltivato principalmente a uliveto. Le specie vegetali che ne ricoprono il territorio sono ulivi, querce e pini.
I limiti territoriali confinano a nord con i comuni di Soleto, Zollino e Martano, a est con i comuni di Castrignano de' Greci e Melpignano, a sud con i comuni di Maglie e Cutrofiano, a ovest con i comuni di Sogliano Cavour e Galatina.
[modifica] Clima
| Per approfondire, vedi le voci Clima della Puglia e Stazione meteorologica di Lecce Galatina. |
Dal punto di vista meteorologico Corigliano d'Otranto rientra nel territorio del basso Salento che presenta un clima prettamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +25,1 °C. Le precipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai 676 mm, presentano un minimo in primavera-estate ed un picco in autunno-inverno.
Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del basso Salento risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle Serre Salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da Sud-Est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisola[4].
| Corigliano d'Otranto | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 12,4 | 13,0 | 14,8 | 18,1 | 22,6 | 27,0 | 29,8 | 30,0 | 26,4 | 21,7 | 17,4 | 14,1 | 13,2 | 18,5 | 28,9 | 21,8 | 20,6 |
| T. min. media (°C) | 5,6 | 5,8 | 7,3 | 9,6 | 13,3 | 17,2 | 19,8 | 20,1 | 17,4 | 13,7 | 10,1 | 7,3 | 6,2 | 10,1 | 19 | 13,7 | 12,3 |
| Precipitazioni (mm) | 80 | 60 | 70 | 40 | 29 | 21 | 14 | 21 | 53 | 96 | 109 | 83 | 223 | 139 | 56 | 258 | 676 |
| Umidità relativa (%) | 79,0 | 78,9 | 78,6 | 77,8 | 75,7 | 71,1 | 68,4 | 70,2 | 75,4 | 79,3 | 80,8 | 80,4 | 79,4 | 77,4 | 69,9 | 78,5 | 76,3 |
- Classificazione climatica di Corigliano d'Otranto:[5]
- Zona climatica: C
- Gradi giorno: 1260
[modifica] Storia
| Per approfondire, vedi le voci Storia del Salento e Storia della Puglia. |
Le origini di Corigliano sono incerte. La cittadina avrebbe origini greche in quanto fondata durante il periodo della Magna Grecia; ma la sua nascita potrebbe risalire invece al periodo romano o addirittura al periodo pre-romano, ad opera dei Messapi, antica popolazione del luogo.
A parte ciò, è accertato che Corigliano fu abitato da civiltà protostoriche, testimoniate dai resti di una specchia in località Serra e Murica, nonché l'esistenza di un tempio dedicato a Vesta. Del periodo romano resta il tessuto urbanistico del centro storico nel quale, fra via Capiterra e via Cavour, è individuabile un rettangolo abitativo strutturato su lotti corrispondenti a multipli o sottomultipli dell'actus romano. Allo sviluppo di Corigliano contribuì il Cenobio Basiliano di San Giorgio, detto sinòdia, costruito nel IX secolo, nel quale era attiva una scuola di lingua greca e cultura bizantina che lasciò numerosi codici greci, custoditi ora in importanti biblioteche. Questa decadde nel XV secolo con la distruzione del monastero di San Nicola di Casole in Otranto di cui costituiva una grancia. Le prime notizie storiche si hanno nel 1192, quando re Tancredi di Sicilia infeudò il territorio a favore di Pietro Indini.
Il forestiero che nel Cinquecento o nei primi decenni del Seicento fosse giunto a Corigliano, ancor prima di entrare nel paese da una delle porte, avrebbe dovuto farsi ben riconoscere dai soldati di guardia piazzati sulle mura, sul castello e sulle numerose torri che scandivano il percorso della cinta muraria. Entrare a Corigliano significava entrare in una cittadella militare in cui le esigenze della difesa e soprattutto i molteplici interessi dei feudatari negli affari politici del Regno di Napoli e nelle varie attività belliche del tempo condizionavano la vita, le abitudini e l'economia, sino a caratterizzare in maniera inconfondibile l'aspetto fisico del paese. La formidabile efficienza dei diversi sistemi difensivi e il potere dissuasivo delle bocche da fuoco poste a presidio dell'abitato e del castello erano tali che raramente se ne rendeva necessario l'impiego; i turchi che, nel 1480, dopo aver occupato la città di Otranto, scorrazzarono per tutto il Salento depredando molti paesi dell'entroterra, giunti in vista di Corigliano non ardirono neppure avvicinarsi e fecero marcia indietro. Più frequentemente e pacificamente, le artiglierie venivano usate, invece, per salutare, con cariche a salve, eventi straordinari, festeggiamenti, ricorrenze particolari o l'arrivo di personaggi illustri, come fu quello del padre Francesco Silvestri (Ferrara 1414 - Rennes 1528) generale dell'ordine domenicano quando questi, in viaggio per l'Italia a visitare i conventi del suo ordine, nel novembre del 1525, fece tappa a Corigliano. Di tale evento, la cronaca del viaggio tramandata nella "Descrittione di tutta Italia" del padre Leandro Alberti, che era al seguito del generale domenicano, pubblicata a Venezia nel 1553, offre una fedele testimonianza nella quale era ben descritto l'aspetto del paese ed il suo formidabile sistema difensivo incentrato sul castello, sulla cinta muraria e sui relativi armamenti. Dal testo dell'Alberti balza evidente l'immagine di una cittadella militare dotata di tutti i necessari apprestamenti bellici e difesa dalla rocca inespugnabile che Giovan Battista de' Monti appena da qualche anno aveva ampliato e meglio fortificato, principalmente per difesa dal pericolo turco, secondo le più aggiornate tecniche dell'architettura militare del suo tempo tant'è che, se i turchi avessero voluto espugnarla, avrebbe richiesto mesi di assedio, sufficienti ad organizzare la controffensiva e ad impedire ulteriori invasioni.
Ad assicurare un'efficace difesa del paese non erano soltanto le artiglierie e gli imponenti apprestamenti che Giovan Battista de' Monti aveva ben predisposto sin dai primi anni del Cinquecento; vi erano anche le risorse umane costituite dal gran numero di Coriglianesi che, avendo combattuto valorosamente nel 1481 per la riconquista di Otranto caduta l'anno prima in mano dei turchi, con privilegio del sovrano aragonese erano stati esentati dall'obbligo di contribuire alla ricostruzione delle fortificazioni di quella città, dall'onere per il mantenimento dei cavallari di guardia lungo le coste e da altre imposizioni fiscali. Tutto ciò non impediva, tuttavia, il fiorire delle normali attività economiche e commerciali che, ogni martedì, trovavano il loro punto di riferimento in un ricco e frequentatissimo mercato e, una volta l'anno, in una fiera che, in concomitanza con la festa di San Giorgio, durava diversi giorni.
[modifica] Famiglia feudataria de' Monti
La famiglia de' Monti, originaria della Francia e venuta nel Regno di Napoli al seguito di Carlo I d'Angiò, divenuta poi una delle più illustri famiglie feudatarie di Terra d'Otranto, famosa per i suoi numerosi uomini d'armi immancabilmente presenti per circa due secoli sui campi di battaglia di tutta Europa, compare per la prima volta a Corigliano con Nicola Antonio, conosciuto anche con il nome di Cola Antonio de Capua, giurista, politico e diplomatico, nato intorno ai primi anni del Quattrocento a Capua, personaggio di spicco della burocrazia aragonese, giudice della Gran Corte Regia e dal 1450 luogotenente della Regia Camera della Sommaria della quale fu presidente sino al 1477. Nel 1465, quando il suo prestigio era all'apice, Nicola Antonio acquistò dalla Regia Corte il feudo di Corigliano che, dopo la sua morte, avvenuta nel 1480, passò al primogenito Francesco, uomo d'arme e, anche questi, come il padre, diplomatico e alto funzionario della corte di Ferdinando II di Aragona. Egli partecipò attivamente alle operazioni militari per la riconquista della città di Otranto occupata dai turchi nel 1480 e, caduto prigioniero nel febbraio del 1481 in un'imboscata nei pressi di Minervino di Lecce, fu deportato a Costantinopoli da cui poté fare ritorno a seguito di uno scambio di prigionieri, dopo la cacciata dei turchi da Otranto. Ritornato in patria, intraprese con successo una brillante carriera diplomatica al servizio dei sovrani aragonesi: tra gli anni ottanta e gli anni novanta più volte ambasciatore a Costantinopoli presso i sultani turchi, in Germania, in Ungheria presso Beatrice d'Aragona, figlia del re Ferdinando e moglie del re Mattia Corvino. Nel 1496 artefice dell'accordo tra il re di Napoli e Massimiliano d'Asburgo contro i turchi e la Francia. Inviato ambasciatore a Milano presso Ludovico Sforza, svolse importanti incarichi diplomatici anche su incarico di questi e successivamente, nell'imminenza del tracollo militare dello Sforza, insieme ai suoi figli non esitò a prendere le armi in sua difesa tant'è che nella battaglia di Vigevano, nel febbraio del 1500, rimase ferito e poco mancò che venisse fatto prigioniero dai francesi. Morì nel 1505 a Pordenone, città della quale nel 1502 era stato nominato capitano da Massimiliano d'Asburgo.
Da Francesco, il feudo di Corigliano passò al figlio Giovan Battista, esperto nell'arte militare e che, tra il 1514 e il 1519, fortificò il paese e ampliò notevolmente il castello dotandolo di potenti artiglierie, dei quattro torrioni angolari che oggi si vedono, nonché di munizioni e di potenti mezzi difensivi. Giovanni Battista, che dall'imperatore Carlo V nel 1534 ottenne su Corigliano il titolo di marchese, dalla moglie Maria Bucali ebbe numerosi figli tra i quali Alessandro, Pompeo e Scipione, tutti avviati alla carriera delle armi.
Alessandro fu cavaliere di Malta e comandante di fanterie al servizio dell'imperatore Filippo II d'Austria.
Pompeo, oltre ad aver lungamente combattuto per la causa spagnola, sotto falsi connotati di perseguitato dalla Spagna soggiornò lungo tempo a Venezia come spia del viceré di Napoli; poi, avendo aderito alle idee riformiste valdesi e dopo essere uscito indenne una prima volta dalle maglie dell'Inquisizione, il 4 luglio del 1566, finì sul rogo, a Roma, nella quale occasione il prestigio della sua potente famiglia e il peso delle sue conoscenze valsero solo a far sì che, dietro esborso di una ingente somma di denaro, fosse decapitato prima di essere arso sul rogo.
Scipione, tipica figura cinquecentesca di uomo d'armi e, al tempo stesso, letterato, matematico, geografo e poeta, fu per lungo tempo capitano di milizie italiane e spagnole. Intrattenne rapporti con poeti e letterati del suo tempo e si dimostrò esperto conoscitore di sette lingue nelle quali amava verseggiare; ha lasciato diversi componimenti a carattere celebrativo ed eroico.
Dopo Giovanni Battista, nel possesso del feudo si susseguono, sempre di padre in figlio, Francesco II dal 1537 al 1557, Giovanni II dal 1557 al 1594, Geronimo dal 1594 al 1644 e Giorgio dal 1644 al 1649; con Giorgio che morì giovane, ha termine il marchesato dei de' Monti. Tra il 1649 e il 1651 il feudo passò prima alla sorella Giulia sposata con Francesco Sanfelice e da questi al figlio Alfonso Sanfelice-de' Monti; nel 1651, al termine di contrasti nati in relazione alla successione ereditaria di Giorgio de' Monti, l'intera eredità viene messa all'asta e acquistata dal facoltoso barone di Tutino Luigi Trane.
[modifica] Toponomastica
Il nome del paese è fatto derivare erroneamente dalla parola cuore (simbolo che compare per assonanza nello stemma cittadino), mentre probabilmente si riconduce al termine greco medioevale χωρίον (choríon), che in italiano significa "villaggio, podere".
[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica] Architetture religiose
[modifica] Chiesa Madre
È situata nel tratto terminale nord di Via Chiesa, dove un tempo si apriva una delle antiche porte di accesso al paese, la Porta Nord o Anuporta (dal griko anu+porta, "porta nord"), a breve distanza dal campanile allineato alla facciata della Chiesa Madre e risalente al 1467-68, come risulta dal millesimo scolpito in caratteri greci sul finestrino del secondo ordine. Originariamente esso fungeva da torre di vedetta, inserita nelle mura urbane di epoca medievale; tipicamente medievali sono, infatti, i leoni posti ai quattro angoli sulla cornice del secondo ordine, gli archetti trilobati dei marcapiani, le decorazioni a fogliami e tutti gli altri motivi ornamentali. In corrispondenza dell'ultimo ordine, l'assenza delle colonnine centrali delle bifore, che mostrano di essere state rimosse in un secondo tempo per far posto alle campane, testimonia la trasformazione da torre di vedetta in torre campanaria.
Fu realizzata nel 1622 sul posto di una struttura più antica della quale restano alcuni elementi architettonici come il portale datato 1573 e sormontato dalle statue del Redentore, della Madonna e di San Nicola di Mira, patrono del paese. L'edificio è impostato su una pianta a croce latina con abside rivolta ad est ed è caratterizzato da un notevole sviluppo in altezza accentuato dalla corposità delle colonne che reggono la copertura della navata centrale e dai cordoni a fogliami che rimarcano la geometria delle volte di stile leccese. Nel corso dei secoli ha subito numerose trasformazioni, la più importante delle quali, nel 1878, è stata la realizzazione del mosaico pavimentale che raffigura diverse scene bibliche che si snodano lungo il motivo dell'Albero della vita analogamente a quanto avviene nel pavimento della cattedrale di Otranto. Recenti lavori di sistemazione della pavimentazione hanno permesso di riportare alla luce un cimitero ipogeo.
Nella navata destra sono posizionati gli altari di San Francesco di Paola, di San Nicola, di San Pietro Martire, dell'Immacolata e del Crocefisso. Nel transetto destro si erge maestoso l'altare di San Nicola, intagliato nel 1716 dal coriglianese Gaetano Carrone. Alla parete attigua è addossato l'altare della Madonna del Carmine. Nel coro si notano due tele settecentesche: una raffigurante San Carlo Borromeo e Sant'Oronzo e l'altra simboli eucaristici. Il transetto sinistro è occupato dall'altare della Madonna del Rosario, attiguo a questo il cappellone del Sacramento. Nella navata sinistra sono ospitati gli altari, di fattura settecentesca, dei Santi Gaetano di Thiene e Ignazio di Loyola, di Sant'Antonio da Padova, di San Luigi Gonzaga e di Sant'Oronzo.
Sulla cantoria, al di sopra della porta maggiore, è collocato un antico organo a canne realizzato da maestranze locali intorno ai primi del Settecento.
[modifica] Chiesa dell'Addolorata
La Chiesa dell'Addolorata, costruita in stile neogotico tra gli anni Venti e gli anni Sessanta del XIX secolo è sede della Confraternita dell'Addolorata, la quale originariamente officiava nella chiesa dell'Assunta demolita nel 1926 per allargare Piazza San Nicola. L'interno è caratterizzato dalla superficie a vista delle pareti in pietra leccese; nella navata laterale destra si conserva una grande tela raffigurante la Madonna Immacolata, realizzata dal pittore Oronzo Letizia di Alessano intorno alla fine del Seicento, mentre una grande tela del coriglianese Raffaele del Savio, sistemata sulla parete interna della facciata, raffigura La vita dell'uomo (1979).
[modifica] Chiesa della Madonna delle Grazie
Databile intorno alla prima metà del Seicento, è ad unica nave coperta da volta a botte lunettata, con cordone a fogliame in chiave. L'attuale chiesa sostituisce un'antica chiesa dello stesso titolo, molto angusta, ancora in piedi quando l'attuale era in costruzione. Ne parla la visita pastorale di monsignor Lucio De Morra, arcivescovo di Otranto, nel dicembre del 1608. Vi si parla anche di un affresco della Madonna da trasferire nella nuova chiesa, una volta completata. Molto probabilmente si riferiva a quello che riproduce la Madonna di Costantinopoli, attualmente coperto dalla tela di Santa Marina dell'altare laterale (1797), a sinistra, in simmetria con l'altare barocco del 1649, dedicato a Sant'Antonio da Padova. Anticamente la chiesa era dotata di altri due altari laterali: uno dedicato alla Natività di Gesù, l'altro a San Giorgio.
[modifica] Cappella della Madonna degli Angeli
Lungo la strada che conduce al cimitero sorge la Cappella della Madonna degli Angeli, databile tra il XVI e il XVII secolo; è costituita da un unico vano coperto da una volta a botte lunettata evidenziata in chiave da un festone a fogliami. Nel pomeriggio del lunedì dell'Angelo, nel piazzale antistante si tiene una piccola festa che culmina con la gara dell'Albero della Cuccagna.
[modifica] Cappella di San Leonardo
Costruita intorno alla seconda metà del Quattrocento è costituita da una navata orientata a est coperta da una volta a botte, da un rosone a otto raggi e da un piccolo campanile a vela. Nell'interno è posto l'altare di San Leonardo arricchito dall'arme dei feudatari de' Monti.
[modifica] Architetture civili
[modifica] Piazza Vittoria
Piazza Vittoria è un'estesa zona verde destinata a giardini pubblici dove predominano i lecci. Su quest'area, nella parlata locale denominata "ezzumero" (luogo posto fuori le mura), convergono diverse vie che collegano il paese ai centri vicini ed alla campagna circostante. Secondo la leggenda, in questa piazza fu sepolto il generale dell'esercito turco morto durante l'assedio del paese. In passato era molto più estesa ed era il luogo in cui si svolgevano le più importanti attività commerciali del paese: ospitava settimanalmente un fiorente mercato a cui si aggiungevano appuntamenti di maggior rilievo come una fiera, ogni 22 di aprile, giorno di San Giorgio, a cui accorreva un gran numero di mercanti provenienti da lontano. L'antica frequentazione del luogo è testimoniata ancora dalla presenza di due frantoi oleari sotterranei e da un gran numero di cisterne pubbliche, ormai dismesse da diversi anni, alle quali, anticamente, tutta la popolazione poteva liberamente attingere. Il lato nord dell'ampia piazza lambisce alcuni tratti della cinta fortificata cinquecentesca ancora riconoscibili dal caratteristico toro che sporge dalle antiche strutture murarie. Al centro della piazza si erge il Monumento ai Caduti di Corigliano, che ricorda gli eroi morti in guerra per la difesa della patria e sul quale campeggiano i versi di Giacomo Leopardi "...Beatissimi voi, ch'offriste il petto alle nemiche lance per amor di costei ch'al sol vi diede...".
[modifica] Palazzo Comi
L'elegante mole di Palazzo Comi si affaccia nella centrale Piazza San Nicola, insieme ad altri episodi di edilizia minore. Si tratta di un alto fabbricato a due piani costruito nel 1755 e che a piano terra ingloba alcune residue strutture di preesistenti edifici. L'ingresso principale del palazzo è in corrispondenza del grande portale bugnato lungo la via Moncenisio. Per la strutturazione dei volumi e per l'ornato delle facciate costituisce un significativo esempio di architettura civile settecentesca con evidenti richiami di tipo classico nell'impostazione delle facciate. Sulla facciata principale gli ornati della falsa bifora del balcone superiore e quelli della soprastante nicchia in cui è collocata la statua dell'Immacolata sono riferibili ai coriglianesi Gaetano e Orazio Carrone. Nei locali a piano terra si conserva il frammento di un'iscrizione a caratteri greci che è una delle poche testimonianze del passato bizantino di Corigliano rimaste nel paese.
[modifica] Palazzo Peschiulli
Il Palazzo Peschiulli, del 1781, prende il nome da un'antica famiglia coriglianese. In esso, secondo la tradizione, domiciliava abitualmente l'archimandrita di tutti i salentini di rito greco. Alla famiglia Peschiulli appartenne il poeta Andrea (1601 - Roma 1691), del quale si conservano numerosi componimenti poetici.
Al suo interno ingloba alcune strutture di preesistenti costruzioni cinque-seicentesche. A destra della facciata, un'arcata immette in un'ampia corte sulla quale prospettano un palazzetto settecentesco con iscrizioni latine sugli architravi delle finestre a primo piano e un altro più antico con accesso da una balconata; quest'ultimo è dotato, a scopo difensivo, di saettiere ricavate nello spessore del parapetto terminale impostato su mensole a sbalzo dalla facciata sottostante.
[modifica] Palazzo de' Monti
Sito in Via Alighieri, il Palazzo de' Monti, della seconda metà del Cinquecento, costruito dall'omonima famiglia feudataria e rimaneggiato nel XIX secolo, è attualmente noto come Palazzo Gervasi. Sulla facciata spiccano le decorazioni di gusto rinascimentale di due balconcini a primo piano e quelle del portale d'ingresso a piano terra con l'arme dei de' Monti in chiave.
[modifica] Palazzo Coia
Palazzo Coia è un robusto edificio di impianto cinquecentesco, rimaneggiato nei secoli successivi, la cui facciata è caratterizzata da iscrizioni incise sugli architravi delle aperture al piano superiore e che datano dalla metà del Cinquecento sino alla metà del Settecento; tra queste, la più antica è quella della finestra più vicina all'angolo nella quale compare il motto "CONTRA RAGGION INVIDIA NON HA LOCO" che vi fu inciso nel 1563.
[modifica] Torre dell'orologio
Situata in Piazza San Nicola, la Torre dell'orologio civico è costituita da tre ordini, evidenziati da cornici marcapiano, al termine dei quali si imposta un piccolo campanile a vela. La decorazione evidenzia le modifiche subite nel tempo attestate anche dalle iscrizioni latine dalle quali si deduce che l'antica struttura fu ricostruita nel 1644 e modificata nel 1770; le iscrizioni che ricordano i lavori eseguiti nel 1644 furono composte dal letterato di Corigliano Andrea Peschiulli. Come vuole la tradizione, vi fu sistemato "un grande orologio di ferro" che i coriglianesi sottrassero ai turchi allorquando, nel 1632, al comando del loro feudatario Giorgio de' Monti, li vinsero a Castro liberando la città da essi occupata.
[modifica] Arco Lucchetti
L'antichissimo portale noto come Arco Lucchetti, sito in Vico Freddo, delimita l'ingresso di un cortile ed è costituito da tre elementi monolitici in pietra leccese: un architrave a sesto ribassato ben conservato e due piedritti corrosi nella metà inferiore. La ricca decorazione del portale occupa interamente la superficie frontale e quella di intradosso dell'arcata. Fu realizzato nel 1497 dal proprietario del caseggiato, mastro Nicola Robi, che ne fu anche l'artefice, così come egli stesso dichiara in una delle iscrizioni che vi sono incise. L'intera decorazione dell'arco si rifà a modelli medievali. L'arco immette all'interno di una corte nella quale si intravedono iscrizioni latine cinquecentesche incise sugli architravi delle porte.
[modifica] Serbatoio dell'Acquedotto
L'orizzonte a nord-ovest del paese è occupato dal modesto rilievo della Serra sulla quale si erge la massiccia mole cilindrica di un serbatoio idrico; costruito dall'Acquedotto Pugliese negli anni trenta, è alto circa 40 metri e contiene una riserva idrica di oltre 22.000 metri cubi destinati a soddisfare un vasto bacino d'utenza. È alimentato da una condotta a pressione proveniente da un sottostante impianto di sollevamento. Il manufatto è degno di un certo interesse sotto l'aspetto ingegneristico, rimanendo tutt'oggi uno dei più grandi serbatoi idrici di superficie, nonché primo in Europa per grandezza. Dalla sua sommità, nelle giornate limpide è possibile scorgere gran parte della penisola salentina e i due mari che la circondano. Questo serbatoio, insieme alla torre per telecomunicazioni che lo affianca, costituisce l'inconfondibile segno distintivo del profilo del territorio coriglianese.
[modifica] Architetture militari
[modifica] Castello de' Monti
Attestato sul versante sud-est dell'antica cerchia muraria, il Castello de' Monti rappresenta, secondo le parole di G. Bacile di Castiglione, il «più bel monumento di architettura militare e feudale del principio del Cinquecento in Terra d'Otranto», ed è sicuramente il modello più compiuto del trapasso dalle torri quadre a quelle rotonde: il castello ha infatti impianto quadrangolare con quattro torri angolari a base scarpata e a tre livelli di fuoco, circondato da un profondo fossato.
Di impianto medievale, il castello fu radicalmente ristrutturato e ampliato tra il 1514 e il 1519 da Giovan Battista de' Monti che lo adeguò alle esigenze belliche ed ai princìpi dell'arte militare del tempo avvalendosi di maestranze locali. È interamente circondato da un fossato e si sviluppa su una pianta quadrata ai cui angoli si innestano quattro poderosi torrioni circolari; a questi era affidata la maggiore efficacia dell'intero sistema difensivo, come denotano le numerose cannoniere che si aprono lungo i fianchi in corrispondenza delle casematte interne disposte a piano terra ed a primo piano. Ogni torrione presenta l'araldica dei de' Monti accompagnata dalle raffigurazioni allegoriche delle quattro virtù cardinali e dai bassorilievi di altrettanti Santi sotto la cui protezione è posto ciascun torrione. Guardando la facciata principale, il torrione a sinistra è intitolato a San Michele Arcangelo la cui effigie è affiancata dall'allegoria della fortezza; il torrione a destra è intitolato a Sant'Antonio Abate al quale è affiancata, anche se ormai praticamente cancellata per l'erosione del materiale lapideo, l'allegoria della temperanza. Gli altri torrioni sono intitolati a San Giorgio e a San Giovanni Battista, ai cui bassorilievi sono associate, rispettivamente, le raffigurazioni allegoriche della prudenza e della giustizia.
Venuta meno l'originaria funzione difensiva che sicuramente restò di primaria importanza per tutto il Cinquecento, alla metà del Seicento il castello fu adattato, secondo la moda del tempo, ad esigenze estetiche e di rappresentatività della famiglia del feudatario. Infatti, il duca Francesco Trane, appartenente alla famiglia feudataria che nel 1651 aveva acquisito il feudo dall'ultimo dei de' Monti, nel 1667 ingentilì l'austero edificio militare facendo costruire una nuova facciata, sovrapposta alla preesistente, sulla quale schierò una serie di statue allegoriche accompagnate da iscrizioni celebrative e dai busti dei grandi condottieri del passato; al centro fece porre la sua statua affiancata dalle allegorie della giustizia e della carità. La targa epigrafica posta ai suoi piedi informa sulle sue doti e sui suoi titoli nobiliari: "PONDERAT HEC CULPAS HEC EXIBET UBERA NATIS / HIC ASTREA MICANS HINC PELICANUS AMANS / FRANCISCUS TRANUS BARO TUTINI AC DOMINUS / STATUS COROLIANI CASTRUM HOC EXORNANDUM CURAVIT 1667" ("questa giudica i misfatti, quest'altra porge le mammelle ai figlioletti; da un lato la splendente Astrea, dall'altro l'amorevole Pellicano; Francesco Trane barone di Tutino e signore dello Stato di Corigliano si prese cura di abbellire questo castello nel 1667"). Dotò pure la nuova facciata principale di un balcone a sbalzo delimitato da un'elegante balaustra in pietra leccese riccamente decorata da fregi, animali fantastici e motivi floreali al centro dei quali fece incastonare l'arme del proprio casato.
La facciata barocca posta in corrispondenza del ponte d'accesso è opera del 1667 di maestranze locali dirette dal mastro coriglianese Francesco Manuli.
[modifica] Porta Sud
La Porta Sud, localmente denominata "Caporta" (dal griko cau+porta, "porta sud"), è ubicata a ridosso del castello ed è sormontata dallo stemma civico e dall'arme araldica di Giovan Battista de' Monti, il feudatario che intorno ai primi del Cinquecento dotò il paese di un valido sistema difensivo. Sulla cornice superiore il motto "INVIDIA INOPIA FA" inciso in capitale umanistica pochi anni dopo la costruzione della porta invitava, e invita ancora oggi, a non avere invidia di tutto ciò che la cinta muraria racchiudeva al suo interno. Un breve tratto delle antiche mura si innesta sul fianco destro della porta.
[modifica] Antiche mura di cinta
Le antiche mura di cinta correvano lungo il perimetro oggi segnato da via Palestro, via Santi e via Pendino, si collegavano al castello, ed erano intercalate da torri di avvistamento, delle quali una era senz'altro l'attuale campanile della Chiesa Madre. Alle due estremità dell'asse principale, si aprivano due porte che erano le uniche vie di accesso al paese e dal paese alla campagna, la Cau-porta e l'Anu-porta (dal griko anu+porta, "porta nord") che si apriva nello spiazzo prospiciente la Chiesa Madre.
Oggi si possono vedere piccoli tratti di mura di cinta nell'attuale via Don Bosco. Esse sono facilmente riconoscibili perché caratterizzate da un elemento architettonico inconfondibile: un cordone semicilindrico che sporge ad una altezza variabile dai tre a quattro metri dall'attuale piano stradale e che ripeteva, continuandolo, il cordone che cinge i torrioni angolari ed i bastioni del castello.
[modifica] Siti archeologici
| Per approfondire, vedi la voce Monumenti megalitici della provincia di Lecce. |
[modifica] Dolmen Caroppo I e II
Si tratta di due dolmen che poggiano sullo stesso banco roccioso a circa 2 metri di distanza uno dall'altro, rinvenuti nel 1993 dal ricercatore locale Oreste Caroppo. Il primo è un dolmen coperto da tre lastre a livelli decrescenti che scandiscono la divisione interna a tre piccole celle. Il megalite alto circa 1 metro, è sorretto da un ortostato monolitico a NE e da pietre sovrapposte, situate anche al suo interno. Il secondo presenta un'apertura a NE ed un lastrone di copertura irregolare sorretto da due piedritti monolitici e da alcuni a pietre sovrapposte.
[modifica] Aree naturali
[modifica] Quercia Vallonea
Lungo Via Moncenisio si può ammirare un secolare e maestoso esemplare di Quercia Vallonea (quercus ithaburensis subs. macrolepis Kotschy), appartenente alla famiglia delle fagacee e senza dubbio la specie arborea più suggestiva della flora salentina. Caratteristica di questa specie arborea sono le grosse ghiande dalle quali anticamente si ricavava il tannino impiegato, tra l'altro, nella concia delle pelli. È uno dei pochi esemplari sopravvissuti nel Salento. La quercia di Corigliano ha un diametro del tronco di 1 metro e una chioma di 20 metri, con un'altezza di circa 15 metri. Nel dialetto grico è conosciuto con il nome di valani, dal greco "Balanos" (ghianda). Il giardino pubblico in cui sorge è sede, da alcuni anni, di numerose manifestazioni legate alla cultura grica, promosse dal circolo culturale "Argalìo" che ha la sua sede in alcuni antichi locali costruiti proprio sotto la chioma della grande quercia.
[modifica] Società
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Etnie e minoranze straniere
Al 31 dicembre 2009 a Corigliano d'Otranto risultano residenti 124 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono:[6]
[modifica] Lingua
| Per approfondire, vedi le voci Griko, Grecìa Salentina e Dialetto salentino. |
A Corigliano d'Otranto, comune della Grecìa Salentina, oltre al dialetto salentino (nella sua variante centrale), si parla il Griko. Il grecanico o griko (anche grico) è un dialetto (o gruppo di dialetti) di tipo neo-greco residuato probabilmente di una più ampia e continua area linguistica ellenofona esistita anticamente nella parte costiera della Magna Grecia. I greci odierni chiamano la lingua Katoitaliótika (Greco: Κατωιταλιώτικα, "Italiano meridionale"). La lingua, scritta in caratteri latini, presenta punti in comune con il neogreco e nel frattempo vocaboli che sono frutto di evidenti influenze leccesi o comunque neolatine.
[modifica] Cultura
[modifica] Personalità legate a Corigliano d'Otranto
Sin da antica data, molti erano stati i Coriglianesi che, avviatisi allo studio delle lingue antiche, della letteratura, della teologia, della medicina e del diritto, avevano raggiunto traguardi di rilievo. Proprio tra il XVI e il XVII secolo, che furono per il paese secoli di relativa prosperità e di maggiore sviluppo, anche demografico, si pongono le figure di Andrea Peschiulli, Francesco Olivieri, Luca Anchora, Gregorio D'Alessandro, Scipione e Girolamo de' Monti e molti altri. Ma, già prima del Cinquecento, a Corigliano la cultura letteraria e teologica aveva trovato momenti di grande interesse nell'attività dei sacerdoti greci, molti dei quali, copisti, hanno lasciato considerevoli tracce della loro attività. Allo stesso modo, significatica eco di un'ancor viva tradizione culturale fu l'istituzione, nella seconda metà del Settecento, di un'Accademia, denominata "dei sinceri laureati", intorno alla quale si raccolsero numerosi letterati di Corigliano e dei paesi vicini.
Alle tradizioni di civiltà del paese non è estranea l'influenza di istituzioni a carattere apparentemente solo "religioso", come le confraternite che, dal Cinquecento sin quasi ai nostri giorni, di fatto hanno sempre costituito il centro di aggregazione di molteplici iniziative di mutuo soccorso e di utilità pubblica espressamente finalizzate al progresso economico della comunità; allo stesso modo non è estranea l'influenza di antichi statuti comunali che, sin dai tempi remoti sempre gelosamente rispettati dalla comunità, consentirono di assicurare il giusto equilibrio tra i diversi "poteri" locali quali quello feudale, quello ecclesiastico e quello civile dell'Universitas. Insomma, una "con-cordia" che potrebbe ritenersi quasi suggellata nel cuore che compare nell'arme civica; ma, a tal proposito va detto che quest'ultima risulta desunta, col criterio dell'assonanza (come in moltissimi casi analoghi) dal nome del paese che però non ha nulla a che fare né col cuore né con un improbabile "Corelius", centurione romano a cui sarebbe stato assegnato il territorio.
[modifica] Infrastrutture e trasporti
[modifica] Strade
I collegamenti stradali principali sono rappresentati da:
- Da nord Strada statale 16 Adriatica Lecce-Maglie
- Da sud Strada statale 275 di Santa Maria di Leuca Santa Maria di Leuca-Maglie.
Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali interne: SP33 da Galatina, SP35 da Castrignano de' Greci, SP49 da Cutrofiano, SP228 da Melpignano e SP238 da Sogliano Cavour.
[modifica] Ferrovie
La cittadina è servita da una stazione ferroviaria posta sulla linea Lecce-Otranto delle Ferrovie del Sud Est.
[modifica] Aeroporti
Gli aeroporti civili più vicini sono:
- Aeroporto Internazionale del Salento con sede a Brindisi.
- Aeroporto di Taranto-Grottaglie "Marcello Arlotta", che effettua servizi di linea per il traffico passeggeri con voli charter.
- Aeroporto internazionale di Bari "Karol Wojtyla".
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Maria Addolorata Fiore (Lista Civica) dal 30/05/2006
[modifica] Gemellaggi
Ilion, dal settembre 2008
[modifica] Curiosità
- Nel dialetto coriglianese si è soliti utilizzare (come in Sicilia e Calabria centro-meridionale) un unico tempo perfetto per le azioni finite, indifferentemente da quanto tempo è passato dallo svolgimento dell'azione, cioè senza distinguere tra passato prossimo e passato remoto (esattamente come il perfetto del latino). Tale tempo perfetto possiede terminazioni simili al passato remoto italiano, per cui è quasi sempre erroneamente confuso con questo (se fosse "remoto" dovrebbe riguardare solo azioni compiute da un tempo, appunto, remoto).
- Gli abitanti di Corigliano sono anche conosciuti con il nome di "màngani": "mànganu" è, in dialetto salentino, il manico della zappa.
- La leggenda vuole che durante l'assedio turco i Coriglianesi siano ricorsi a diversi stratagemmi per poter resistere. Uno di questi fu "decisivo" per la disfatta dei turchi; infatti dall'alto delle mura del possente castello, dopo mesi di assedio ininterrotto, vennero gettate in dono ai turchi delle forme di "cacioricotta", formaggio diffusissimo nel Salento, per dimostrare al nemico l'abbondanza di cibarie ancora immagazzinate nonostante il lunghissimo periodo d'assedio. In realtà però il formaggio non era stato prodotto con il latte ovino (del resto tutte le pecore erano morte da tempo) bensì con il latte materno delle donne coriglianesi.
- Il sottosuolo del paese è attraversato da diversi cunicoli (in gran parte franati) che collegavano i principali palazzi ed i campi circostanti con il castello. Grazie a questi cunicoli i contadini potevano recarsi, non visti dal nemico, a raccogliere le messi con tanto di carretto.
[modifica] Galleria fotografica
[modifica] Note
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2011.
- ^ Don Mauro Cassoni: Griko-Italiano, Vocabolario. Lecce 1999
- ^ Dato Istat al 30/06/2011
- ^ Valori climatici del Salento meridionale
- ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani
- ^ Dati Istat
[modifica] Bibliografia
- Angelo Campa e Vincenzo Peluso, "Guida di Corigliano, tra le case e la fortezza nella Grecìa salentina" - Congedo Editore, Galatina (1999)
- Mario Cazzato, "Guida ai Castelli Pugliesi: la Provincia di Lecce" - Congedo Editore, Galatina (1997)
- Raffaele Guarini, "Corigliano nell'Ottocento. Evoluzione di un paese" - Congedo Editore, collana "Biblioteca di cultura pugliese", Galatina (2005)
- Mario Cazzato, Antonio Costantini (a cura di Luigi Orlando), "Grecia Salentina, Arte, Cultura e Territorio" - Congedo Editore, Galatina (1996)
[modifica] Voci correlate
- Salento
- Monumenti megalitici della provincia di Lecce
- Manekà
- Grecìa salentina
- Griko
- Elenco dei comuni di lingua greca in Italia
- Andrea Peschiulli
- De' Monti
- Arcidiocesi di Otranto
[modifica] Altri progetti
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