Movimento del '77

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Manifestazione femminista.

Il Movimento del '77 è stato un movimento politico spontaneo extraparlamentare nato in Italia nel 1977 come sviluppo e trasformazione dei movimenti giovanili e e operai ancora esistenti nel paese dopo il Sessantotto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nato principalmente nell'area dei gruppi della sinistra extraparlamentare, fu del tutto nuovo sia a livello di forma che di sostanza rispetto ai precedenti movimenti studenteschi, come quello del Sessantotto: esso infatti fu caratterizzato dalla dichiarata contestazione al sistema dei partiti e dei sindacati, ma anche dei movimenti politici come erano stati fino ad allora, e soprattutto dalla proposta di tematiche fino ad allora inedita[1].

Contesto storico e sociale[modifica | modifica wikitesto]

Il contesto politico della nascita[modifica | modifica wikitesto]

Manifestazione di Autonomia Operaia.

Il Movimento del '77 nacque in concomitanza della crisi delle organizzazioni extraparlamentari che avevano condotto ed egemonizzato le lotte sociali negli anni successivi al Sessantotto, e con l'avvento di quella che fu definita «Università di massa». In conseguenza della fine della scuola classista, entrata in crisi con la legge n. 162 nel 1969 sull'assegno di studio universitario[2], le Università non erano più frequentate quasi esclusivamente da studenti provenienti dai ceti più benestanti ma anche in larga parte da giovani provenienti dalle famiglie dei ceti più poveri.

Dopo circa un decennio di contestazioni nella scuola e nella società, il rigore dei vecchi gruppi della sinistra extraparlamentare appariva inadeguato e superato, l'organizzazione Lotta Continua si sciolse nel novembre 1976, mentre continuava la pubblicazione l'omonimo quotidiano. Infatti la contestazione fu rivolta anche alla pratica politica delle stesse organizzazioni da cui gli aderenti al movimento provenivano, pratica che si era modificata, muovendosi verso una istituzionalizzazione del loro stato d'essere[3], per esempio venne fondata Democrazia Proletaria una sorta di cartello elettorale dei principali movimenti storici, presentatosi alle elezioni regionali del 1975 e quindi a quelle politiche del 1976, accettando quindi l'ingresso nel sistema politico parlamentare.

Inoltre, rispetto agli anni immediatamente seguenti il sessantotto, si era sviluppato il movimento femminista, che dai primi anni settanta aveva avuto una crescita molto forte, presente nel movimento con le sue istanze di liberazione dall'oppressione sessista maschile.

Tra le organizzazioni che propagandavano la lotta armata allo stato e al sistema capitalista, nel 1976, dopo il nuovo arresto di Renato Curcio, le Brigate Rosse vennero riorganizzate ad opera di Mario Moretti migliorando la loro capacità di azione ed alzando il livello dello scontro, aumentava anche l'importanza e la diffusione del giornale rosso prodotto e distribuito dall'area di Autonomia Operaia.

Manifestazione del movimento a Roma.
Un corteo a Bologna dell'anima creativa del movimento, nei primi mesi del 1977.

Altro aspetto importante fu l'azione politica del Partito Radicale di Marco Pannella che, dopo la vittoria nel 1974 del referendum per il divorzio, aveva ingrossato notevolmente le file e aveva concentrato il suo impegno sulla difesa dei diritti umani, dei diritti civili, per il pacifismo e la nonviolenza. Le istanze erano molteplici, andando dalla lotta contro l'autoritarismo e la repressione a quelle del movimento di liberazione omosessuale e l'antiproibizionismo.

Inoltre in quell'epoca vi era la diffusione della cultura underground e di giornali dedicati alla controcultura e alla controinformazione, come la rivista Re Nudo fondata nel 1969 a Milano da un gruppo di hippy. Questi con la rivista nel 1975 e nel 1976, in un certo qual modo ricalcando il grande raduno di Woodstock, avevano organizzato due grandi raduni pop (Festival del proletariato giovanile) al Parco Lambro a Milano. L'ultima edizione fu segnata da gravi problemi di ordine pubblico (aggressioni e saccheggi): il Movimento teorizzò un paradossale rifiuto al lavoro (utilizzando i termini «esproprio», «autoriduzione», «ronda», «occupazione» e «spesa proletaria»)[4]. Al raduno di Milano parteciparono gruppi e gruppuscoli di studenti, ex studenti lavoratori, freak (o fricchettoni), figli dei fiori, gay, libertari, ex anarchici, emarginati e femministe[4].

La cultura alternativa passava anche attraverso le radio libere, nate dopo la liberalizzazione delle trasmissioni nel 1976, che ebbero una discreta diffusione in tutto il territorio nazionale. A livello internazionale c'è da ricordare che proprio nel 1977 arrivò la «prima ondata» di subcultura punk chiamata «Punk 77», relativo in particolare alla scena britannica (British Punk) e statunitense (American Punk). Nacque in questo contesto un movimento complesso, libertario e creativo, dove non c'erano leader e dove il coinvolgimento e la responsabilità erano strettamente personali, anche se un ruolo portante nelle lotte continuavano a svolgerlo gli ambienti militanti dell'ormai sciolta Lotta Continua e soprattutto dell'area dell'Autonomia.

Il Movimento del '77 aveva due anime: quella creativa, trasgressiva, irridente, spontaneista e quasi sempre non violenta (ne facevano parte gli indiani metropolitani), e quella della lotta politica (dura, intransigente e violenta). I più radicalizzati si riunirono in Autonomia Operaia, che si pose all'avanguardia dell'intero movimento, prendendone la guida[4].

Le azioni politiche[modifica | modifica wikitesto]

Alcune delle pratiche di lotta che caratterizzarono il Movimento si erano formalizzate nel corso degli anni settanta e tendevano a proporre un modello d'azione diretta dove il cambiamento doveva avvenire subito, con la riappropriazione di beni e spazi rivendicati come diritto. Rosso, una delle riviste vicine al Movimento, teorizzava l'occupazione di case sfitte e/o abbandonate, espropri proletari nei supermercati[4] e l'autoriduzione delle bollette e dei servizi in genere (dal cinema agli esercizi di ristorazione), che divennero le pratiche tipiche[5], a cui rimasero affiancate le azioni distintive della sinistra extraparlamentare come l'antifascismo militante.

La formula «antifascismo militante» fu utilizzata nel 1973 da Enrico Berlinguer, all'epoca segretario del PCI, durante un comizio per invitare i militanti della sinistra a un'azione di vigilanza contro le reiterate aggressioni e le violenze dei neofascisti, e venne poi presa a modello per una strategia offensiva soprattutto dai partiti e dai gruppi della sinistra extraparlamentare.[senza fonte]

Negli anni i servizi d'ordine di varie formazioni e anche alcuni gruppi che avevano avuto origine in strutture non direttamente collegate a partiti (comitati di quartiere e gruppi di studenti) si armarono con armi improprie e non solo, per proteggersi ma anche per essere pronti a reagire a situazioni che andavano oltre il confronto verbale.

Il Movimento del '77 coinvolse i settori emarginati della società che erano costituiti, nelle grandi città, da vasti strati della popolazione delle periferie degradate e che vivevano la loro condizione sottoproletaria ai margini della società e della politica nazionale. A questa condizione di emarginazione si aggiunse l'aumento della circolazione e della diffusione delle droghe pesanti come l'eroina, che il Movimento si impegnò a contrastare con campagne di informazione e di lotta allo spaccio.

Nei cortei si inserirono gruppi armati dell'area autonoma, che reagivano agli interventi della polizia sparando. Nelle piazze si intonavano ritornelli del tipo: «Attento poliziotto / è arrivata la compagna P 38.» e «Non siamo un centinaio di teppisti / ma migliaia di buoni comunisti / Gui e Tanassi sono innocenti / siamo noi i veri delinquenti»[6] in riferimento allo scandalo Lockheed.

La rottura con la sinistra istituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Pupazzo dedicato a Lama innalzato dagli studenti, prima dell'inizio del comizio.
Roma, 1977. Scritta in via dei Fori Imperiali dopo la «cacciata di Lama» dall'Università La Sapienza.
« Il padrone disperato / ha chiamato il sindacato: / "Lama mio salvami tu, / così non se ne può più" / E con gran pubblicità / va nell'università. / Di preciso il diciassette / del febbraio '77 / sopra un palco da cantante / il progetto delirante: / "Il lavoro benedici / viva viva i sacrifici". »
(Murale all'Università di Bologna da Zut, febbraio 1977.)

Nel 1977 l'ala creativa e pacifica del Movimento e Autonomia Operaia, che invece propugnava la lotta armata in piazza, consumarono la rottura definitiva col PCI contestando duramente la politica del compromesso storico e il passaggio, da parte del partito, dall'opposizione di classe al potere borghese[6].

La rottura col PCI si manifestò in maniera palese il 17 febbraio 1977, durante un comizio del segretario della CGIL Luciano Lama svoltosi dentro l'Università di Roma, in quel momento occupata dagli studenti. Appena entrato nell'ateneo, accompagnato dal servizio d'ordine del sindacato, i gruppi studenteschi urlarono «Via, via la nuova polizia!», mentre sui muri comparvero scritte come «I Lama stanno nel Tibet»[4]. Durante il comizio, la contestazione si trasformò in scontro aperto con il servizio d'ordine del sindacato. Gli scontri per violenza e intensità causarono lo scioglimento anticipato del comizio e l'abbandono della città universitaria da parte del segretario e della delegazione della CGIL[4]. L'evento diverrà famoso e ricordato come «La cacciata di Lama» dall'Università La Sapienza. Lo stesso giorno, in conseguenza di quell'episodio, il rettore Antonio Ruberti consegnò la città universitaria alla polizia.

Gli scontri di piazza[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Francesco Lorusso, Fatti di Bologna dell'11 marzo 1977 e Giorgiana Masi.


Fori di proiettile in via Mascarella a Bologna, dove fu ucciso Francesco Lorusso.

La città di Bologna in quell'anno fu teatro di violentissimi scontri di piazza. In particolare l'11 marzo fu ucciso, con un colpo di pistola alle spalle, un militante di Lotta Continua, Francesco Lorusso, durante le cariche per disperdere un gruppo di autonomi che avevano organizzato una contestazione dell'assemblea di Comunione e Liberazione che si teneva quella mattina all'Università. Si ipotizzò che il colpo fosse partito dalla pistola di un carabiniere che i procedimenti giudiziari non identificarono mai, prosciogliendo i due principali imputati: Massimo Tramontani e Pietro Pistolese (capitano dei carabinieri). Questo evento fece da detonatore per una lunga serie di scontri con le forze dell'ordine che interessarono per due giorni l'intera città di Bologna: il sindaco Renato Zangheri fu preso di mira dai manifestanti che intonarono «Zangherì, Zangherà, zangheremo la città»[4]. Il Ministro dell'Interno Francesco Cossiga per reprimere le azioni di guerriglia inviò i mezzi blindati nella zona universitaria e in altri punti caldi della città[7].

Il fatto provocò la condanna da parte di alcuni esponenti dell'intellighenzia francese, fra i quali lo scrittore Jean-Paul Sartre, che in una sua intervista al quotidiano Lotta Continua dichiarò: «Non posso accettare che un giovane militante sia assassinato per le strade di una città governata dal partito comunista»[8].

Quando la polizia fece irruzione a Radio Alice (sostenendo che dai sui studi fossero state date, durante la manifestazione di Bologna, istruzioni per la guerriglia), gli intellettuali di sinistra si mobilitavano, protestando contro la repressione[6].

La condanna sfociò, nel luglio 1977, in un Manifesto contro la repressione firmato da 28 intellettuali fra i quali, oltre a Sartre e Simone de Beauvoir, i filosofi Michel Foucault, Roland Barthes, Philippe Sollers, Gilles Deleuze e Felix Guattari. Questi ultimi erano stati gli autori del saggio Anti-Edipo che era diventato uno dei punti di riferimento culturali del Movimento del '77. Il manifesto fu appoggiato anche da alcuni esponenti della sinistra riformista bolognese, tra cui il segretario della FGSI Emilio Lonardo. Il giorno dopo i fatti di Bologna fu ucciso a Torino il brigadiere Giuseppe Ciotta, mentre il 22 marzo, a Roma, l'agente Claudio Graziosi fu freddato nel momento in cui tentava di arrestare la terrorista Maria Pia Vianale: nello scambio di colpi d'arma da fuoco tra i compagni di Graziosi e l'assassino morì anche una guardia zoofila, Angelo Cerrai[6].

Poliziotto in borghese armato durante gli scontri che portarono alla morte di Giorgiana Masi.

Il mese successivo un poliziotto che sorvegliava un corteo fu ucciso, e tre suoi colleghi rimasero feriti. Il 22 aprile, dal Viminale, Cossiga decise di non autorizzare altre manifestazioni, ma nonostante il divieto il Partito Radicale ne organizzò una per celebrare i tre anni dalla vittoria del referendum sul divorzio. La polizia fece fuoco (fu costretta a far fuoco, dissero i responsabili dell'ordine pubblico) uccidendo Giorgiana Masi con un colpo di pistola[6]. Per quanto i responsabili dell'omicidio siano rimasti ignoti, il Movimento attribuì la responsabilità del delitto ad agenti di polizia in borghese, che vennero immortalati in quell'occasione vestiti con abbigliamento riconducibile allo stile dei giovani extraparlamentari e con le armi in pugno. Gli incidenti di Roma provocarono nuove manifestazioni in tutta Italia. Il 14 maggio, nel corso di un corteo a Milano per protestare contro l'arresto di due avvocati di Soccorso Rosso Militante, fu ucciso il brigadiere Antonio Custra. I dimostranti si erano trasferiti dalla zona del carcere di San Vittore a via De Amicis, e lì un fotografo riprese la scena di un dimostrante che a mani giunte punta la pistola contro la polizia e spara. Le pagine di cronaca del Corriere della Sera a differenza degli altri quotidiani, rifiutarono di pubblicare quella foto, che divenne una icona del periodo. Più tardi risultò che il dimostrante, identificato, non fosse l'assassino di Custra[6].

Anche Torino fu teatro di scontri sanguinosi e attentati. Il 1º ottobre 1977, al termine di un corteo partito con l'assalto alla sede del Movimento Sociale Italiano, un gruppo di militanti di Lotta Continua raggiunse un bar del centro cittadino, l'Angelo Azzurro di via Po 46, frequentato da giovani di destra. In seguito al lancio di due bombe molotov morì bruciato vivo Roberto Crescenzio, uno studente del tutto estraneo agli schieramenti politici. L'omicidio, i cui responsabili materiali non furono mai individuati, fu definito da un altro leader di Lotta Continua, Silvio Viale, un «tragico incidente». Anche Venezia non fu risparmiata, il 31 marzo fu scossa da una giornata di guerriglia urbana, che si è ripetuta anche il 19 dicembre 1978, il 30 aprile e il 3 dicembre 1979: questa sequenza di attentati è conosciuta come «notti dei fuochi del Veneto».

Convegno di Bologna[modifica | modifica wikitesto]

L'assemblea riunita al Palazzetto dello Sport a Bologna.

Uno degli ultimi eventi del Movimento del '77 fu il «Convegno nazionale contro la repressione», svoltosi a Bologna tra il 23 e il 25 settembre 1977.

Al convegno parteciparono 70.000 persone secondo i dati ufficiali, più di 100.000 per gli organizzatori, che invasero in maniera pacifica la città per tre giorni. Mentre si formarono dei gruppi di lavoro in varie sedi come i locali dell'Università, ma anche nei cinema e nello stesso palazzo comunale, la città si trasformò in un palcoscenico per iniziative spontanee a cui parteciparono gruppi teatrali e musicali, con la presenza di importanti figure della cultura italiana come Dario Fo e Franca Rame.

Al Palazzetto dello Sport si riunì una grande assemblea che avrebbe dovuto stigmatizzare nuove direttive per il Movimento e il confronto fra le sue varie anime. L'assemblea fu però egemonizzata dai militanti autonomi che si scontrarono con l'ala più propensa a una lotta sui temi della controcultura, piuttosto che agli scontri con lo Stato che si stavano radicalizzando sul territorio. I primi due giorni furono principalmente occupati dallo scontro tra l'anima spontaneista e i gruppi storici extraparlamentari (come Lotta Continua, Democrazia Proletaria), il terzo giorno l'assemblea terminò con un grande corteo che attraversò la città.

Per la prima volta furono pronunciate parole di solidarietà con le Brigate Rosse[4].

L'assemblea diventò di fatto l'ultimo atto «ufficiale» del Movimento.

La fine del movimento: il riflusso[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine degli anni settanta il Movimento aveva esaurito la fase iniziale di rivolta spontanea. Nel 1978 il rapimento Moro spinse molti aderenti dei gruppi della sinistra extraparlamentare a seguire quanto contenuto nel motto suggerito anche dal quotidiano Lotta Continua: «Né con lo Stato, né con le BR». Nello stesso periodo si avvertirono i sintomi del riflusso: nei grandi sindacati guadagnava terreno una più realistica percezione delle esigenze economiche, tra i lavoratori si diffondevano il disagio e l'insofferenza per il carattere esclusivamente politico delle manifestazioni di protesta[9].

L'omicidio di Fausto e Iaio, avvenuto a Milano, fu uno degli ultimi eventi che marco' la fine di questa stagione politica, i due giovani, militanti nel Centro Sociale Leoncavallo e impegnati a combattere la diffusione della droga nel quartiere furono uccisi il 18 marzo 1978 da estremisti di destra mai identificati.

Con il riflusso diversi giovani intrapresero la via della lotta armata, favorendo la recrudescenza del terrorismo, mentre altri ripiegarono nei partiti parlamentari o nel disimpegno. Altri ancora disillusi e nello sconforto aspiravano al misticismo, alle filosofie orientali e al ritiro in comunità per uno stile di vita alternativo. Il resto del movimento, così come era inteso dalla fine degli anni sessanta, scomparve del tutto lasciando una sola organizzazione, Democrazia Proletaria, che con la scelta parlamentare si schierò alla sinistra del PCI, divenendo un punto di riferimento per parte dei giovani impegnati negli anni ottanta. I vari leader e personaggi noti, reduci dei primi anni dell'esperienza del Sessantotto, come Alexander Langer, ultimo direttore del quotidiano Lotta Continua, scelsero l'impegno ambientale, raggruppandosi attorno al nascente movimento verde italiano. Altri entrarono a far parte dei vecchi partiti (soprattutto il PSI).

Dal 1977 si svilupparono le nuove realtà giovanili di militanza politica nate attorno a quelli che negli anni successivi sarebbero diventati i centri sociali, luoghi di aggregazione politico-sociale nati dalle esperienze dei circoli del proletariato giovanile della seconda metà degli anni settanta.

Gli ultimi residui del Movimento del '77, soprattutto l'area di Autonomia Operaia, uscirono di scena in seguito all'inchiesta giudiziaria 7 aprile (1979-1988) – promossa dalla Procura della Repubblica di Padova – che portò in carcere molti esponenti di spicco[4].

Riviste dell'epoca legate al Movimento[modifica | modifica wikitesto]

Le canzoni e i dischi[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

1976[modifica | modifica wikitesto]

1977[modifica | modifica wikitesto]

  • 21 gennaio: approvazione della legge sull'aborto alla Camera dei deputati.
  • 24 gennaio: a Palermo comincia l'occupazione alla facoltà di Lettere a seguito della delibera dell'applicazione della circolare da parte del Senato accademico.
  • 25 gennaio: i sindacati firmarono un accordo con la Confindustria sulla riduzione del costo del lavoro.
  • 30 gennaio: il parlamento abolisce una parte della scala mobile dei salari.
  • 1º febbraio: a Roma circa 70 neofascisti irrompono nella facoltà di Lettere occupata, armati di spranghe e armi da fuoco. Un colpo di pistola ferisce gravemente alla testa lo studente Guido Bellachioma.
  • 2 febbraio: a Roma, a seguito di scontri tra polizia e studenti che volevano assaltare la sede del Fronte della Gioventù in via Sommacampagna, Ugo Pecchioli chiede la chiusura dei «covi» di Autonomia Operaia, affermando che i raid neofascisti all'Università e le provocazioni dell'estrema sinistra sono due facce dello stesso disegno terrorista. È la rottura definitiva tra PCI e movimento degli studenti.
  • 17 febbraio: a Roma Luciano Lama, segretario della CGIL, viene cacciato dall'Università dagli studenti dell'Autonomia. Durante il comizio, organizzato dalla CGIL, il servizio d'ordine del sindacato e del PCI aveva cercato di allontanare gli indiani metropolitani che, esponendo un totem, chiedevano ironicamente a Lama altri sacrifici. Gli autonomi intervennero con lancio di oggetti nella direzione del palco costringendo Lama e il suo staff alla fuga.
Blindato in una via di Bologna nel marzo 1977.
  • 26 e 27 febbraio: a Roma primo coordinamento nazionale degli studenti universitari. Avviene la rottura fra le femministe e gli indiani metropolitani da un lato e l'Autonomia Operaia e l'area della militanza dall'altro.
  • 10 marzo: viene votato il rinvio a giudizio di due ex Ministri Luigi Gui e Mario Tanassi per corruzione aggravata ai danni dello Stato.
  • 10 marzo: a Bologna scattano una serie di arresti in ambito studentesco al fine di impedire l'affluenza di ulteriori elementi del Movimento in città.
  • 11 marzo: a Bologna viene ucciso con un colpo di pistola dalle forze dell'ordine il militante di Lotta Continua Francesco Lorusso, e si scatenano una serie di scontri violenti.
  • 12 marzo: a Roma una manifestazione nazionale del movimento, di oltre cinquantamila partecipanti - centomila per gli organizzatori, diventa guerriglia urbana, tentativo di assalto alla sede della Democrazia Cristiana in Piazza del Gesù, esproprio di un'armeria e forte protesta per la morte di Lorusso, un lungo corteo che si scioglie in Piazza del Popolo e che alla fine vede l'arresto di circa 150 manifestanti.
  • 12 marzo: a Torino viene ucciso il brigadiere Giuseppe Ciotta da un commando di Prima Linea[6].
  • 12 marzo: a Bologna, alle ore 23:15, viene chiusa dalla polizia Radio Alice[10].
  • 14 marzo: a Bologna vengono sgombrati gli studenti che occupavano l'Università, con le autoblindo, mandate dal Ministro dell'Interno Francesco Cossiga.
  • 22 marzo: a Roma i NAP uccidono l'agente Claudio Graziosi.
  • 31 marzo: guerriglia urbana a Venezia.
  • 6 aprile: a Milano, ha luogo la prima assemblea di «Dissidenza sindacale» dalla politica di «collaborazione e di sostegno» della CGIL e degli altri sindacati al governo.
  • 15 aprile: il progetto di riforma Malfatti è approvato dal Consiglio dei Ministri.
  • 21 aprile: a Roma le forze dell'ordine intervengono per sgomberare l'occupazione di alcune facoltà presso la città universitaria, ci sono scontri violentissimi con gli studenti nei quali vengono feriti militari, studenti, una giornalista americana e rimane ucciso l'allievo sottufficiale Settimio Passamonti.
  • 22 aprile: il Ministro dell'Interno Francesco Cossiga vieta qualsiasi manifestazione pubblica a Roma fino al 31 maggio.
  • 29 e 30 aprile: a Bologna ha luogo il secondo coordinamento nazionale del Movimento.
  • 3 maggio: rinvio del processo alle BR a causa delle minacce fatte a giudici e giurati.
  • 12 maggio: a Roma la studentessa Giorgiana Masi è uccisa da un poliziotto infiltrato mentre partecipava a un corteo organizzato dai Radicali a piazza Navona, in occasione dell'anniversario del referendum sul divorzio.
Un'immagine di Giuseppe Memeo (tra le più rappresentative degli anni di piombo) nel mezzo di una sparatoria del 14 maggio 1977, durante una manifestazione dell'Autonomia a Milano.

1978[modifica | modifica wikitesto]

Roma, via Fani il giorno del rapimento di Aldo Moro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per una ricerca sul movimento del Settantasette, in vag61.info. URL consultato il 2 maggio 2007.
  2. ^ Legge 21 aprile 1969, n. 162 – Nuove norme per l'attribuzione dell'assegno di studio universitario, in normattiva.it. URL consultato l'11 ottobre 2012.
  3. ^ Settantasette Dizionario-di-Storia
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Sergio Zavoli, La notte della Repubblica, Roma, Nuova Eri, 1992.
  5. ^ a b c d Blu notte: Anni Settanta. Gli anni della violenza, Rai 3, 2 ottobre 2005.
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m n Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di piombo, Milano, Rizzoli, 1991.
  7. ^ I carri armati all'Università, tmcrew.org.
  8. ^ Jean-Paul Sartre, Libertà e potere non vanno in coppia, Lotta Continua, 9 settembre 1977.
  9. ^ Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di fango, Milano, Rizzoli, 1993.
  10. ^ Questo sono le ultime voci diffuse sabato 12 marzo 1977, ore 23.15, in radioalice.org. URL consultato il 23 ottobre 2010.
  11. ^ Il Convegno di settembre sulla repressione, bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 22 aprile 2010.
  12. ^ a b c d e f Giorgio Galli, Storia del partito armato, Milano, Rizzoli, 1986.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Bibliografia sul Movimento del '77.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]