Francesco Lorusso

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Pier Francesco Lorusso

Pier Francesco Lorusso (Bologna, 7 ottobre 1952Bologna, 11 marzo 1977) è stato un militante italiano di Lotta continua, ucciso da un colpo d'arma da fuoco l'11 marzo 1977 a Bologna: l'omicidio dette origine a gravi scontri di piazza nei giorni immediatamente successivi.

L'uccisione di Lorusso[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Lorusso a terra colpito dal proiettile

Intorno alle 10:00 dell'11 marzo 1977 il movimento di Comunione e Liberazione indisse un'assemblea all'istituto di Anatomia umana dell'università di Bologna in via Irnerio 48, cui presenziarono circa 400 persone. Alcuni studenti del Movimento del '77, militanti della sinistra extraparlamentare, tentarono di entrare nell'aula dove si svolgeva la riunione, ma furono respinti dal servizio d'ordine di CL.[1] La notizia dell'assemblea in corso e dello scontro si sparse rapidamente e cominciarono ad affluire studenti dalla vicina via Zamboni che diedero vita ad una contestazione, mentre gli aderenti all'assemblea si barricavano nell'aula.

Il direttore dell'Istituto di Anatomia, prof. Cattaneo, constatata la situazione di pericolo, ne informò il rettore Carlo Rizzoli, il quale chiese l'intervento delle forze dell'ordine che, in breve tempo, intervennero sul posto con un notevole contingente di agenti.

Gli studenti del movimento cercarono di denunciare alla polizia politica l'aggressione che avrebbero subito da parte del servizio d'ordine di Cl, ma vennero caricati dagli agenti che, con uso massiccio di lacrimogeni, li costrinsero a riparare nella vicina porta Zamboni, consentendo così agli studenti di Comunione e Liberazione di lasciare pacificamente l'assemblea.

Dall'onta subita, montò la rabbia dei "settantasettini" che tentarono varie incursioni da via delle Belle Arti verso via Irnerio, nella quale si trovavano a passare i militari per rientrare nelle rispettive caserme. Arrivati all'incrocio con via Mascarella, i dissidenti lanciarono due bottiglie molotov, una delle quali colpì il telone dell'autocarro guidato dal militare di leva, Massimo Tramontani, provocando un principio d'incendio, rapidamente estinto dalle forze dell'ordine presenti sul luogo.

“Il carabiniere di leva ferma il mezzo, con un balzo scende dal camion, attraversa via Irnerio, nel mezzo della quale spara due colpi di Beretta, si porta poi davanti al portico sinistro di via Mascarella, si ferma nel punto dove inizia, all'altezza di un'auto parcheggiata, e spara altre quattro volte verso i dimostranti”.[2]

Contemporaneamente, Lorusso fu colpito e riuscì a trascinarsi per qualche metro verso via Mascarella prima di cadere al suolo morente. Dalla perizia necroscopica si rileva che « il proiettile penetra nella regione anteriore del torace, leggermente a sinistra della linea mediana, fuoriuscendo poi dalla faccia posteriore dell'emitorace destro.»[3]

Francesco Lorusso muore alle 13 circa

La sera stessa del giorno 11 marzo, alle ore 20:50, il carabiniere Massimo Tramontani rilasciò una dichiarazione spontanea sui fatti al sostituto procuratore Romano Ricciotti.[4]

Il proscioglimento del carabiniere per l'uso delle armi[modifica | modifica wikitesto]

Fori di proiettile in Via Mascarella

Prima della sparatoria in Via Mascarella il carabiniere Massimo Tramontani aveva fatto uso del suo fucile Winchester, infrangendo le disposizioni, al crocevia con via Bertoloni sparando 12 colpi, a sua detta a scopo intimidatorio, contro i manifestanti che avevano lanciato una bottiglia molotov che colpì una Fiat 127 della polizia incendiandola.

In quel frangente era presente il Brigadiere dell'ufficio politico di PS Gesuino Putgioni, che si stupì del fatto che Tramontani aveva sparato ad altezza d'uomo:

« Sono certo che esplose i colpi ad altezza d'uomo... Io mi trovavo a circa 10 metri dallo Sparatore... Vidi il carabiniere sparare con le ginocchia leggermente flesse, nella posizione tipica cioè che si assume quando si spara con l'arma lunga ad altezza d'uomo ma non a tiro mirato. » [5]

Questa prospettiva è stata messa in discussione dal capitano della VII Celere della PS Massimo Bax, anche lui testimone, che riferì la possibilità che il Tramontani avesse sparato escludendo dalla sua traiettoria una sagoma umana per l'inclinazione del fucile al momento degli spari. Lo stesso Bax, tuttavia, si dichiarò sorpreso dall'agire di Tramontani, che aveva fatto deliberato uso delle armi contravvenendo alle istruzioni abitualmente impartite agli agenti delle forze dell'ordine per situazioni simili a quella in esame. Di seguito la testimonianza di Bax relativa all'iniziativa del carabiniere:

« mi sorprese moltissimo il fatto che avesse fatto uso delle armi. Io ho svolto servizio d'ordine pubblico per circa due anni a Milano partecipando a numerose manifestazioni interessanti l'ordine pubblico e debbo dire che mai nelle stesse situazioni si fece uso delle armi; specifico che tra le predette manifestazioni alcune furono caratterizzate dall'uso da parte dei dimostranti di numerose bottiglie molotov, lancio di cubetti di porfido, biglie d'acciaio e di vetro. Le istruzioni che ci venivano impartite erano di non ricorrere mai all'uso delle armi se non quando ci aggredivano con armi utilizzandole direttamente contro di noi. »[5]

Le indagini sulla morte di Lorusso furono affidate al sostituto procuratore Romano Ricciotti che chiuse la sua inchiesta nel luglio del '77. Nel passaggio di consegna al Giudice istruttore Catalanotti, Ricciotti stilò una requisitoria nella quale chiedeva di scagionare da qualsiasi accusa il carabiniere di leva in quanto mancava la prova che fosse stato uno dei suoi colpi ad ammazzare lo studente; anche nel caso si fosse accertato ciò, non si doveva procedere contro il militare in quanto, comunque, aveva agito legittimamente come previsto dalla legge Reale. Secondo il sostituto procuratore in quel luogo era in atto «una vera e propria sommossa, una guerriglia urbana ben organizzata», dato il numero degli aggressori e delle armi improprie da loro utilizzate (molotov e cubetti di porfido). La zona inoltre era sguarnita di un'adeguata difesa da parte degli agenti e il Tramontani «non aveva altro mezzo che quello di far uso del suo fucile in dotazione».

Tale motivazione fu contestata in base alle testimonianze, dalle quali risultavano essere sul posto almeno una ventina di membri delle forze dell'ordine, alcuni dei quali estinsero il principio d'incendio sul mezzo, mentre Tramontani, da solo, sparava.

Il proscioglimento del carabiniere per la morte di Lorusso[modifica | modifica wikitesto]

Il carabiniere fu sospettato come responsabile della morte di Lorusso e arrestato dal giudice istruttore Bruno Catalanotti; scarcerato dopo circa un mese e mezzo. Il carabiniere fu scagionato dalla sentenza della corte d'appello bolognese, che lo ritenne responsabile della morte di Lorusso, reputando però la sua condotta legittima. Non si ebbe così nessun procedimento che abbia accertato se si fosse creata o meno una situazione talmente grave che legittimasse l'uso delle armi in quella data situazione.

Gli scontri[modifica | modifica wikitesto]

La notizia della morte di Francesco Lorusso si diffuse rapidamente e ne seguì l'affluire di migliaia di persone vicine alla sinistra extraparlamente verso l'Università e l'organizzazione di un corteo di protesta, non autorizzato, che prese avvio nel primo pomeriggio e fu subito disperso con violente cariche. Gli scontri di piazza e la guerriglia urbana continuarono per tutta la giornata. Per il giorno dopo era prevista una manifestazione nazionale del movimento a Roma per contestare la repressione organizzata da Lotta continua. Anche in quella occasione si verificarono scontri e azioni di guerriglia e vennero sparati colpi d'arma da fuoco sia dai dimostranti che dalle forze dell'ordine. Il 13 marzo la zona universitaria venne totalmente militarizzata con l'invio, da parte del ministro dell'Interno Francesco Cossiga, di mezzi blindati.

Il funerale negato a Bologna[modifica | modifica wikitesto]

Il corteo funebre

L'allestimento di una camera ardente nel centro di Bologna e lo svolgimento dei funerali di Francesco Lorusso nel capoluogo furono vietati dal prefetto per motivi di ordine pubblico.
Il corteo funebre si svolse in periferia presso il cimitero della Certosa, vicino allo stadio comunale. Assenti i partiti della sinistra storica, a parte i giovani socialisti bolognesi, guidati dal segretario Emilio Lonardo.

Testo della lapide commemorativa[modifica | modifica wikitesto]

Una lapide commemorativa è stata posta in corrispondenza del luogo ove lo studente cadde colpito a morte, in via Mascarella 37 a Bologna. Il testo della lapide recita:

« I compagni di Francesco Lorusso qui assassinato dalla ferocia armata di regime l'11 marzo 1977 sanno che la sua idea di uguaglianza di libertà di amore sopravviverà ad ogni crimine.
Francesco è vivo e lotta insieme a noi. »
Lapide in ricordo dell'uccisione di Francesco Lorusso a Bologna

L'incontro tra il fratello della vittima e Tramontani[modifica | modifica wikitesto]

Oltre trent'anni dopo la morte di Francesco Lorusso, il 18 marzo 2007 il fratello Giovanni ha incontrato ed abbracciato Massimo Tramontani, al tempo dei fatti indagato per i colpi di arma da fuoco che uccisero lo studente di Medicina. L'incontro è avvenuto in seguito al ritrovamento da parte di Giovanni Lorusso di una lettera indirizzata al padre, ex generale in pensione deceduto nell'agosto 2006, scritta da Tramontani, nella quale chiedeva un incontro.[6][7]

Riferimenti cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Nel film "Lavorare con lentezza", (2004), di Guido Chiesa, viene ricostruito il momento dello sparo e dell'uccisione di Francesco Lorusso e gli scontri che si svilupparono successivamente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [flashvideo.it Quella mattina iniziò con un contrasto sorto nell'Istituto di Anatomia fra alcuni militanti del movimento e il servizio d'ordine di Comunione e Liberazione, i giovani del gruppo cattolico si barricano all'interno di un'aula, invocando l'intervento delle forze di polizia.] .
  2. ^ Franca Menneas, Omicidio Francesco Lorusso, una storia di giustizia negata, Bologna, Pendragon, 2015, p. 76, ISBN 978-88-6598-578-6.
  3. ^ Franca Menneas, Omicidio Francesco Lorusso, una storia di giustizia negata, Bologna, Pendragon, 2015, p. 90, ISBN 978-88-6598-578-6.
  4. ^ Franca menneas, Omicidio Francesco Lorusso, una storia di giustizia negata, Bologna, Pendragon, 2015, p. 76, ISBN 978-88-6598-578-6.
  5. ^ a b Franca menneas, Omicidio Francesco Lorusso, una storia di giustizia negata, Bologna, Pendragon, 2015, p. 72, ISBN 978-88-6598-578-6.
  6. ^ Il Resto del Carlino Bologna, "Il fratello di Francesco Lorusso abbraccia Tramontani
  7. ^ Repubblica online, "Lorusso e Tramontani un abbraccio dopo 30 anni"

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]