Antonio Custra

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Antonio Custra (Napoli, 27 febbraio 1952Milano, 14 maggio 1977) è stato un poliziotto italiano, vicebrigadiere in forza al Terzo reparto celere di Milano, morto assassinato mentre prestava servizio durante una manifestazione indetta da militanti di estrema sinistra.

Il fatto[modifica | modifica wikitesto]

Autonomi armati alla manifestazione del 14 maggio 1977 a Milano.
Altra immagine, dello scontro, rilasciata dal tribunale dopo trent'anni dai fatti.

Per protestare contro l'arresto di due avvocati (Giovanni Cappelli e Sergio Spazzali)[1] iscritti a Soccorso Rosso Militante[2], due giorni dopo l'accaduto, il 14 maggio, a Milano fu indetta una manifestazione da parte di alcuni militanti appartenenti ad organizzazioni della sinistra extraparlamentare. Intorno alle 17:00 il corteo di manifestanti provenienti dal penitenziario di San Vittore e diretti in piazza Duomo, una volta giunto nei pressi di via De Amicis, venne intercettato dagli agenti della celere[3].

In breve tempo la manifestazione degenerò in una vera e propria battaglia e gli autonomi iniziarono ad aprire il fuoco contro gli agenti. L'agente Custra, schierato con il resto del suo reparto, venne colpito al volto da uno dei proiettili esplosi, con una pistola Beretta 7,65, dagli autonomi e che gli trapassò la visiera del casco, uccidendolo[4].

Antonio Custra lasciò la moglie incinta, e sua figlia nacque un mese e mezzo dopo la sua morte, esattamente il 1º luglio.

Le indagini[modifica | modifica wikitesto]

Durante la manifestazione, grazie alla presenza di diversi fotografi, vennero scattate diverse foto, che furono poi pubblicate nei giorni successivi da tutti i quotidiani del tempo. Una tra tutte, che mostrava un autonomo (Giuseppe Memeo) nell'atto di impugnare a due mani una pistola, puntata ad altezza d'uomo, divenne uno dei simboli della violenza di strada degli anni di piombo e della degenerazione dello scontro politico, che passò dalle manifestazioni di piazza, alle bombe Molotov, fino all'uso delle armi da fuoco[5].

Dieci anni dopo, partendo da quella foto, fu riaperta l'inchiesta e individuato il colpevole in Mario Ferrandi, militante di sinistra, passato poi nelle file di Prima Linea (e infine dissociatosi), che venne condannato per concorso in omicidio del vicebrigadiere[6]. Per concorso morale nell'omicidio, vennero condannato anche Giuseppe Memeo e Walter Grecchi, a 14 anni di carcere. Dopo essere stato condannato e aver espiato 4 anni di carcere di massima sicurezza in Italia, Grecchi, che si è riconosciuto in uno dei giovani mascherati fotografati ma ha sempre sostenuto di non aver mai sparato, vive latitante in Francia[7]. Nel febbraio 2012, Maurizio Azzollini, un altro degli uomini identificati tra quelli mascherati e fotografati quel giorno nell'atto di sparare verso gli agenti, è divenuto uno stretto collaboratore del vicesindaco di Milano Maria Grazia Guida[8]. Un quinto autonomo coinvolto e condannato a 15 anni, Pietro Mancini, fuggì in Brasile e nel 2009 ottenne la prescrizione del reato dalla Corte d'assise di Milano[9].

Dopo trent'anni dal fatto Ferrandi ha incontrato a Milano, sul luogo della sparatoria, la figlia dell'agente ucciso[10][11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marzio Fabbri, Arrestati due avvocati di Soccorso rosso con l'accusa di associazione sovversiva, in La Stampa, 13 maggio 1977. URL consultato il 14 agosto 2017.
  2. ^ Michele Brambilla, L'eskimo in redazione, Milano, Ares, 1991.
  3. ^ Scheda di Antonio Custra, cadutipolizia.it. URL consultato il 12 aprile 2013.
  4. ^ Antonio Custra, vittimeterrorismo.it. URL consultato il 26 novembre 2007.
  5. ^ Storia di una foto - Sergio Bianchi, sherwood.it, 14 settembre 2011. URL consultato il 12 aprile 2013.
  6. ^ Così gli autonomi uccisero l'agente Custra, in il Giornale, 16 maggio 2007. URL consultato l'11 febbraio 2008.
  7. ^ Enrico Bonerandi, "Sono in quella foto, chiedo la grazia, ma io non ho mai sparato", in Repubblica.it, 26 agosto 2007. URL consultato il 28 agsto 2007.
  8. ^ Azzollini: «Ho pagato e non sono mai fuggito, porterei un fiore sulla tomba dell'agente», in Corriere.it, 27 febbraio 2012. URL consultato il 27 febbraio 2012.
  9. ^ Rocco Cotroneo, Il delitto Custra e la fuga a Rio Il latitante Mancini ora è libero, in Corriere della Sera, 23 maggio 2009. URL consultato il 26 maggio 2015.
  10. ^ La figlia di Custra: soffro ma perdono. Voglio incontrare chi ha ucciso papà, in Corriere della Sera, 18 maggio 2007. URL consultato il 30 maggio 2015.
  11. ^ «Qui trent’anni fa ho sparato a tuo padre», in il Giornale, 27 giugno 2007. URL consultato il 28 agosto 2007.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele Brambilla, L'eskimo in redazione. Quando le Brigate Rosse erano «sedicenti», Milano, Ares, 1991.
  • Mario Calabresi, Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo, Milano, Mondadori, 2007.
  • Achille Serra, Poliziotto senza pistola. A Milano negli anni di piombo e della malavita organizzata, Milano, Bompiani, 2006.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie