Azione Rivoluzionaria

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Azione Rivoluzionaria fu un gruppo armato anarchico, con forti legami con l'estrema sinistra, formatosi nel 1977 in Toscana sull'onda della riflessione e del dibattito sul situazionismo e del Movimento 2 giugno tedesco.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Azione Rivoluzionaria rappresentava un unicum tra i movimenti armati dell'epoca per la peculiare impostazione organizzativa imperniata su "gruppi di affinità" fondati da profonda intimità e fiducia tra i loro membri, prevalentemente studenti, ma anche vecchi operai anarchici, ex partigiani, c.d proletari già prigionieri e libertari di molti altro Paesi[senza fonte][chiarire], ciò che la fece anche denominare ARI, ovvero Azione Rivoluzionaria Internazionale, con tedeschi, francesi, svizzeri e due ex combattenti cileni già legati allo staff del presidente Salvador Allende. Uno di loro perse la vita nell'esplosione di Torino.[senza fonte][Quale?]

Le azioni del gruppo ebbero come obiettivi principali i media, la Democrazia Cristiana in quanto partito allora di governo e quello che vi si era consociato nell'Unità Nazionale, il PCI, sempre senza procurare vittime. I quotidiani colpiti furono La Stampa (nella preparazione dell'attentato moriranno due militanti), l'Unità, Il Corriere della Sera e La Gazzetta del Popolo

Altre azioni importanti furono il ferimento del giornalista de l'Unità Nino Ferrero, il tentato sequestro dell'armatore Tito Neri e gli attentati esplosivi contro alcuni concessionari automobilistici a Roma.

Il gruppo operò in Liguria, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana e Valle d'Aosta. I suoi dirigenti furono Gianfranco Faina e Salvatore Cinieri, che insieme ad altre 86 persone vennero inquisiti per queste attività. Cinieri morirà in carcere nel 1979 ucciso da un detenuto comune che lo accusava ingiustamente di aver rivelato un piano di evasione, mentre a Faina, durante la detenzione, venne diagnosticato un cancro al polmone in fase avanzata. Nel 1980, durante il processo contro l'organizzazione che si tenne a Livorno, gli imputati dichiarano ufficialmente sciolta l'associazione. I giudici concessero a Faina la libertà provvisoria nel dicembre del 1980; due mesi dopo morirà nella sua casa di Pontremoli in provincia di Massa Carrara. Alcuni militanti ancora liberi finiranno per confluire in Prima Linea.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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