Azione Rivoluzionaria

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Azione rivoluzionaria
Attiva1977 - 1981
NazioneItalia Italia
ContestoAnni di piombo
IdeologiaEstrema sinistra
Anarchismo
Situazionismo
Affinità politicheRote Armee Fraktion
Componenti
FondatoriGianfranco Faina
Componenti principaliVito Messana, Salvatore Cinieri
Attività
Azioni principaliFerimento Mammoli, ferimento Nino Ferrero, tentato sequestro Neri

Azione Rivoluzionaria fu un gruppo armato di ispirazione anarchica, con forti legami con l'estrema sinistra, formatosi nel 1977 in Toscana sull'onda della riflessione e del dibattito sul situazionismo e del Movimento 2 giugno tedesco. Il gruppo si sciolse tra il 1979 e il 1981 e alcuni suoi militanti confluirono successivamente in Prima Linea[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Azione Rivoluzionaria rappresentava un unicum tra i movimenti armati dell'epoca per la peculiare impostazione organizzativa imperniata su "gruppi di affinità" fondati da profonda intimità e fiducia tra i loro membri, prevalentemente studenti, ma anche vecchi operai anarchici, ex partigiani, c.d proletari già prigionieri e libertari di molti altri paesi[senza fonte][chiarire], ciò che la fece anche denominare ARI, ovvero Azione Rivoluzionaria Internazionale, con tedeschi, francesi, svizzeri e due ex combattenti cileni già legati allo staff del presidente Salvador Allende[senza fonte]

Una delle prime azioni rivendicate dal gruppo fu, il 30 marzo 1977, il ferimento del dott. Mammoli, medico del carcere di Pisa, accusato di non aver curato adeguatamente l'anarchico Franco Serantini, in seguito deceduto a seguito delle percosse ricevute al momento dell'arresto. Il 18 settembre dello stesso anno, a Torino venne ferito il giornalista de l'Unità Nino Ferrero. Il 18 ottobre a Livorno fallì un tentativo di rapire l'armatore Tito Neri. Il fallito sequestro portò all'arresto di vari membri del gruppo[1].

Nel complesso le azioni del gruppo ebbero come obiettivi principali i media, la Democrazia Cristiana in quanto partito allora di governo e quello che vi si era consociato nell'Unità Nazionale, il PCI, sempre senza procurare vittime. I quotidiani colpiti furono La Stampa (nella preparazione dell'attentato moriranno due militanti Aldo Marin Pinones “Rico” e Attilio Di Napoli[2]), l'Unità, Il Corriere della Sera e La Gazzetta del Popolo.

Altre azioni importanti furono gli attentati esplosivi contro il Banco di Roma e alcuni concessionari automobilistici a Roma nell'aprile 1978. Nell'estate dello stesso anno Azione rivoluzionaria sintetizzò le proprie posizioni in un documento intitolato “Appunti per una discussione interna ed esterna” [1].

Il gruppo operò in Liguria, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana e Valle d'Aosta. I suoi principali esponenti furono Gianfranco Faina, Vito Messana Salvatore Cinieri, che insieme ad altre 86 persone vennero inquisiti per queste attività. Cinieri morirà in carcere nel 1979 ucciso da un detenuto comune che lo accusava ingiustamente di aver rivelato un piano di evasione, mentre a Faina, capo riconosciuto, durante la detenzione, venne diagnosticato un cancro al polmone in fase avanzata. Nel 1980, durante il processo contro l'organizzazione che si tenne a Livorno tra il 1979 e il 1981, alcuni imputati dichiarano ufficialmente sciolta l'associazione. I giudici concessero a Faina la libertà provvisoria nel dicembre del 1980; due mesi dopo morirà nella sua casa di Vignola. Alcuni militanti ancora liberi finiranno per confluire in Prima Linea.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]