Riflusso nel privato

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La marcia dei quarantamila a Torino, 14 ottobre 1980.

Riflusso nel privato o, più genericamente, riflusso è un termine del linguaggio giornalistico e politico usato per descrivere un atteggiamento caratterizzato dal disimpegno politico e sociale e dal ripiegamento nella sfera del privato in un clima di disillusione e ritorno a valori del passato[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia il periodo del «riflusso» viene datato tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta, quando venne meno il pesante clima ideologico degli anni di piombo, che aveva portato a un vertiginoso accrescimento della tensione sociale e politica[2], e al collasso dell'economia[3]. Nei grandi sindacati guadagnava terreno una più realistica percezione delle esigenze economiche, tra i lavoratori si diffondevano il disagio e l'insofferenza per il carattere esclusivamente politico delle manifestazioni di protesta[4].

I primi segnali di ritorno al privato si videro tra la fine del 1978 e l'inizio del 1979, con il rilancio dei consumi durante le feste natalizie, con il rifiuto delle ideologie e dei partiti. Molta gente, che per circa un decennio aveva sostenuto idee marxiste (contro l'economia di mercato), cominciò rapidamente a sostenere tesi neoliberali, rinnegando il proprio passato barricadiero. Ciò portò Indro Montanelli a chiedere a queste persone di fare un atto di contrizione, scrivendo:

« Riconoscano questi signori – e lo riconoscano a chiare lettere – di aver sbagliato nello scaricare l'uomo delle sue responsabilità rigettandole tutte sul "contesto sociale", negandogli ogni facoltà decisionale, e così aprendo le porte al permissivismo che oggi ci affligge. Riconoscano che considerandolo, l'uomo, solo un prodotto della società e quindi incapace di una sua autonomia di scelte, non lo si libera, ma lo si umilia e gli si offre l'alibi alle scelte peggiori. »
(Indro Montanelli, I nonni del '68, il Giornale nuovo, 16 gennaio 1979.)

E ancora:

« Riconoscano questi signori di aver sbagliato quando distruggevano il criterio del merito e del principio della selezione. Riconoscano di aver commesso un falso quando, per screditare l'iniziativa privata – cui ora si deve tornare per salvarci dalla bancarotta –, ne incarnavano – in letteratura, nel cinema, in teatro, nel giornalismo – i protagonisti o in biechi sopraffattori e ladroni, o in ridicoli manichini. Riconoscano che l'imprenditoria pubblica è peggiore anche di questa caricatura, e la sua economia un fallimento. Riconoscano di aver commesso un delitto quando, per combattere l'"arroganza del Potere", offrivano giustificazioni e incoraggiamenti all'arroganza dell'eversione che ha condotto lo Stato allo sfascio. Riconoscano che per aprire la scuola a tutti l'hanno resa inutile a tutti. Riconoscano di essere stati in malafede quando, contro l'evidenza, sostenevano che la violenza veniva unicamente da destra per avallare la "strategia della tensione" accampata dalle sinistre collettiviste. Riconoscano di aver commesso, e di commettere tuttora un sopruso fascista, bollando di fasciste e cercando di ghettizzare tutte le voci di dissenso da questo andazzo. Ecco cosa il "privato" in rivolta (in rivolta, non in Travolta) si aspetta di sentire da queste Maddalene pentite, altro che le elucubrazioni su Gaber, i revivals, e il panettone. »
(Indro Montanelli, I nonni del '68, il Giornale nuovo, 16 gennaio 1979.)

La svolta del riflusso e il ritorno al privato viene spesso identificata nell'autunno del 1980 con la marcia dei quarantamila a Torino[2], quando tornò alla ribalta l'esistenza di una «maggioranza silenziosa» che si contrapponeva al clamore degli scontri sociali del decennio precedente. Il 14 ottobre numerosi quadri intermedi della FIAT, stanchi delle continue proteste dei sindacati che si opponevano alla cassa integrazione, e che impedivano loro di entrare in fabbrica a lavorare, diedero vita a un corteo «silenzioso» per la città. La loro manifestazione mise a tacere gli scioperi e le occupazioni[5].

Il periodo si caratterizzò per un diffuso ritorno delle persone dalle piazze alla sfera privata, dall'inizio dell'era della televisione commerciale unito a un decollo della pubblicità e a un incremento dei consumi. Rinacque il Carnevale di Venezia: crebbe la disaffezione dei cittadini per la politica, ma aumentò il senso di ottimismo e di benessere sociale[6]. A livello politico iniziò a prevalere la personalizzazione sull'appartenenza ideologica; ci fu così un declino del potere dei sindacati e del Partito Comunista Italiano, parallelamente all'ascesa di Bettino Craxi tra le file del Partito Socialista Italiano, chiamato nel 1976 a risollevare le sorti del partito che allora si trovava ai minimi storici, stretto nella tenaglia del tentativo di compromesso storico tra la DC e il PCI[7].

Il disimpegno nell'azione politica toccò anche i giovani, sostituito dalla nascita di sottoculture giovanili che diedero luogo a fenomeni tipici come quelli dei paninari[8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riflusso, in treccani.it. URL consultato il 26 gennaio 2013.
  2. ^ a b Pierluigi Battista, 1980, l'anno del Riflusso ci ha reso moderni, in Corriere della Sera, 22 novembre 2009, pp. 26-27. URL consultato il 15 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il pre 1º gennaio 2016).
  3. ^ Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di piombo, Milano, Rizzoli, 1991.
  4. ^ Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di fango, Milano, Rizzoli, 1993.
  5. ^ Pietro Virgilio, La marcia dei 40 mila, 14 ottobre 1980, in NoiQuadri. URL consultato l'11 novembre 2012.
  6. ^ Claudio Pavanello, Tutto sugli anni 80, Assago, Zoppelli e Lizzi, 2009.
  7. ^ Simona Colarizi e Marco Gervasoni, La cruna dell'ago. Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica, Roma-Bari, Laterza, 2005, p. 3.
  8. ^ Massimo Emanuelli, 50 anni di storia della televisione attraverso la stampa settimanale, Milano, Greco & Greco Editori, 2004.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]