Rosso (giornale)

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Rosso
Stato Italia Italia
Lingua Italiano
Periodicità irregolare
Genere Politica
Fondazione 1973
Chiusura 1979
 

« Avete pagato caro...
non avete pagato tutto! »

(Titolo di copertina del n. 17/18 di Rosso)

Il periodico quindicinale Rosso, stampato a Milano negli anni 1975 - 1979 ha costituito il principale punto di riferimento per i movimenti appartenenti all'area di Autonomia Operaia.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Una prima serie di un quindicinale chiamato Rosso, venne prodotto dal gruppo Gramsci, che si disciolse poi nel settembre del 1973. Fu invece la seconda serie Rosso: giornale dentro il movimento, con periodicità irregolare, promossa da un gruppo nato dalla fusione di numerosi esponenti del Gramsci con ex militanti di Potere Operaio dell'ala "negriana", a costituire il riferimento per i gruppi "autonomi" di Milano di area operaista,[1] e per numerosi gruppi e collettivi del nord e del centro Italia, da Torino a Varese, a Bologna, a Padova e a Marghera, con un inasprimento del linguaggio e l'esaltazione di varie forme di lotta.

La rivista trovò numerosi consensi in tutta la cosiddetta area dell'autonomia. Dall'autunno del 1974, la redazione milanese divenne parte integrante del gruppo politico omonimo, formato da collettivi politici di operai e studenti. Il primo direttore responsabile fu Francesco Madera, fratello del più noto Romano, tra i fondatori del Gruppo Gramsci, a cui seguirono Gianni Tranchida ed Emilio Vesce.

Dall'autunno del 1977 il giornale fu poi titolato Rosso per il Potere Operaio. Rosso, che adottò sempre un linguaggio spregiudicato e spesso lontanissimo dal formalismo marxista-leninista in voga tra i gruppi extraparlamentari di quegli anni, suscitò un notevole consenso anche per l'interesse attivo dimostrato verso tutte le forme di dissenso e di antagonismo nei confronti della società capitalistica e dell'organizzazione del lavoro, dal femminismo e le altre scelte di genere alla controcultura, e per l'appoggio concreto fornito ai movimenti del proletariato giovanile e a tutte le lotte per la liberazione e l'autovalorizzazione della persona.

Di notevole taglio critico fu sempre la polemica incessante contro ogni tipo di riformismo e di compromesso, "storico" o no, tra le formazioni tradizionali della sinistra, Partito Comunista Italiano in primo luogo, e Democrazia Cristiana. Rosso, rivista e collettivi omonimi, fu sempre e comunque lontano da ogni progetto di costruzione di un partito: il suo terreno di progettualità politica fu quello della promozione di avanguardie politiche e sociali capaci di moltiplicare tutte le forme di lotta, anche illegali, che avrebbero potuto mettere in crisi la metropoli capitalistica e i cosiddetti meccanismi di riproduzione del ciclo del lavoro salariato.

Una tale linea politica è ben espressa in questo estratto dal numero 12 dell'ottobre 1976 di Rosso:

« La lotta proletaria si scontra contro un sistema di potere, in cui non è più possibile distinguere le responsabilità di regime dei padroni piuttosto che del governo, del sindacato o del riformismo, si scontrano contro lo stato corporativo. Ora è la classe contro lo Stato: questo è quanto la crisi ha semplificato [...] Il “compromesso storico” mostra il suo vero volto: la repressione antioperaia e antiproletaria [...] Ma per i riformisti, per tutti i porci che si ergono a difensori di questo sistema basato sulla schiavitù del lavoro non sarà facile, il fronte della lotta si allarga sempre di più. Contro le lotte dei carcerati, dei lavoratori del pubblico impiego, dei giovani costretti a perdere anni di vita nel servizio di leva, contro le lotte delle donne il PCI dovrà dimostrare ai padroni multinazionali tutta la sua capacità repressiva per guadagnarsi un po’ di fiducia. »

(Rosso n. 12 di ottobre 1976)

La rivista cessò le pubblicazioni alla fine del 1978. Parte dei suoi redattori dette vita ad una nuova rivista, che prese il nome di Magazzino. Un numero di Rosso comparve nel maggio 1979, a seguito di una serie di arresti fra i redattori, ordinati dal giudice Calogero, nel corso delle retate contro individui sospettati di attività sovversive, secondo la linea repressiva nota come teorema 7 aprile.

Oggi singoli numeri di Rosso si possono trovare sul mercato antiquario a prezzi giustificati dalla loro rarità[2]: il giornale dentro il movimento ha compiuto la sua metamorfosi da soggetto della controcultura rivoluzionaria a oggetto della cultura borghese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tiziana Rondinella, «Rosso», «Rivolta di classe», «Metropoli»: i periodici dell'autonomia a Milano e a Roma dal 1974 al 1981: in uniroma1
  • Chicco Funaro. "Il comunismo è giovane e nuovo. Rosso e l'autonomia operaia milanese" in S. Bianchi - L. Caminiti, Gli autonomi. Le storie, le lotte, le teorie, vol I, , DeriveApprodi, 2007
  • Catalogazione nella Biblioteca dell'Istituto Gramsci Emilia-Romagna: Rosso: giornale dentro il movimento. - -n.s., a.7, n.32 (maggio 1979). - Milano: [s.n.], -1979. - v. : ill. ; 34 cm. (Quindicinale. - Dir. resp.: Francesco Madera. - Il compl. del tit. varia: per il potere operaio. - Inizia con l'a. 1, n.1 (19 marzo 1973). - Il formato varia. - Descrizione basata su: n. 10 (maggio 1973). Collocazione: Per. 01/096 Posseduto: 1 (1973) - 7 (1979). lac. 1973-1976
  • Tommaso De Lorenzis, Valerio Guizzardi, Massimiliano Mita. Avete pagato caro non avete pagato tutto. Antologia della rivista Rosso (1973-1979), DeriveApprodi, Roma. ISBN 978-88-89969-40-3.