Antonio Ruberti

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Antonio Ruberti
Antonio Ruberti (2).jpg

Ministro per il coordinamento delle iniziative per la ricerca scientifica e tecnologica
Durata mandato 28 luglio 1987 –
13 aprile 1988
Presidente Giovanni Goria
Predecessore Luigi Granelli

Ministro dell'università e della ricerca scientifica
Durata mandato 13 aprile 1988 –
28 giugno 1992
Presidente De Mita, Andreotti
Successore Alessandro Fontana

Commissario europeo per la Scienza, la Ricerca e lo Sviluppo e l'Istruzione, la Formazione e la Gioventù
Durata mandato 1993 –
1995
Presidente Jacques Delors
Predecessore Filippo Maria Pandolfi (Scienza, Ricerca, Sviluppo, Telecomunicazioni ed Innovazione e Tecnologia dell'Informazione)
Vasso Papandreou (Occupazione, Relazioni Industriali e Affari Sociali e Risorse Umane, Istruzione e Formazione)
Successore Édith Cresson (Ricerca, Scienza e Tecnologia)
Marcelino Oreja (Relazioni con il Parlamento, Cultura e politica audiovisiva)

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature XI, XIII
Gruppo
parlamentare
Partito Socialista Italiano; Democratici di Sinistra - L'Ulivo
Circoscrizione Lazio 1
Collegio Roma
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico PSI e DS
Titolo di studio Laurea in ingegneria elettrica
Professione docente universitario

Antonio Ruberti (Aversa, 24 gennaio 1927Aversa, 4 settembre 2000) è stato un accademico, ingegnere e politico italiano, che ha ricoperto gli incarichi di rettore dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", ministro e commissario europeo.

Carriera scientifica[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in ingegneria all'Università di Napoli, ricercatore presso la Fondazione Ugo Bordoni dal 1954, vincitore del primo concorso italiano alla cattedra di Controlli automatici, ha insegnato presso l'Università di Roma prima (dal 1962) tale disciplina, poi (dal 1973) Teoria dei Sistemi. È stato anche direttore di corsi di specializzazione post laurea, nel medesimo Ateneo.

Nel 1969 ha fondato e diretto (fino al 1976) l'Istituto di automatica presso l'Università di Roma (ora Dipartimento di Ingegneria Informatica Automatica e Gestionale "Antonio Ruberti")[1], e il Centro dei sistemi di controllo e di calcolo automatico del CNR (ora Istituto di Analisi dei Sistemi ed Informatica "Antonio Ruberti"), i primi organismi di ricerca realizzati in Italia nei settori dell'informatica e dell'automatica.

È stato preside (1973-1976) della Facoltà d'Ingegneria e rettore (1976-1987) dell'Università di Roma "La Sapienza".

Nel corso della sua attività di ricerca, Ruberti ha pubblicato numerosi articoli scientifici ricevendo riconoscimenti internazionali. I suoi studi riguardano in particolare la simulazione dei calcolatori analogici per i quali propone e realizza nuovi componenti, il controllo dei motori a corrente alternata con tecniche di simulazione ibrida, i fondamenti della teoria dei sistemi e del controllo con nuovi metodi sulla realizzazione dei sistemi lineari e bilineari.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Ministro dell'università e della ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Ruberti

Ministro senza portafoglio per il coordinamento della Ricerca Scientifica e Tecnologica (1987-1989), Ruberti è stato dal 1989 al 1992 Ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica. Il suo impegno per la diffusione dell'educazione scientifica è sfociata in iniziative come le Settimane della cultura scientifica e tecnologica (1991).

Durante la sua permanenza al ministero dell'Università e della Ricerca fu promotore della cosiddetta "Riforma Ruberti" o l.341/1990 la quale riordinò la struttura di numerosi corsi di studio e pose le basi per la realizzazione dell'autonomia universitaria conferendo ai singoli atenei e agli enti di ricerca il diritto di redigere il proprio statuto e i propri organi direttivi. Si prevedeva, inoltre, la possibilità di usufruire dell'insegnamento universitario a distanza[2].

Accanto a queste disposizioni si posero, tuttavia, alcuni aspetti, che divennero sin dalle origini oggetto di una forte contestazione di cui si fece promotore il movimento della Pantera del '90.

Infatti, furono particolarmente criticate le norme che confinavano le rappresentanze studentesche in un Consiglio degli studenti dalle sole funzioni consultive e la disposizione che permetteva alle università di avvalersi di finanziamenti privati. Tale aspetto, secondo i contestatori, avrebbe portato maggiori vantaggi alle facoltà scientifiche rispetto a quelle umanistiche e agli atenei maggiori rispetto a quelli più piccoli o meno noti, incapaci di reperire autonomamente le risorse.

Si è impegnato per un sempre maggior coinvolgimento italiano nelle attività internazionali. Ha pubblicato numerosi saggi relativi alla politica dell'università e della ricerca nonché ai problemi dell'innovazione tecnologica; si ricordano i volumi Tecnologia domani (1985) ed Europa a confronto (1989).

Commissario europeo[modifica | modifica wikitesto]

Eletto in Parlamento per il Partito Socialista Italiano nel 1992, Ruberti si dimise nel (1993) per assolvere all'incarico di commissario europeo per la scienza, la ricerca e lo sviluppo e l'istruzione, la formazione e la gioventù e vicepresidente della Commissione nell'ambito della Commissione Delors III. Il governo italiano discusse a lungo se indicare Ruberti o Raniero Vanni d'Archirafi come vicepresidente della Commissione, optando infine per il primo[3]. La nomina di Vanni d'Archirafi e Ruberti venne accolta piuttosto male dal presidente della Commissione Jacques Delors, che avrebbe preferito personaggi di maggiore spessore politico[4]. Anche per questa ragione, ai due commissari italiani vennero assegnati portafogli relativamente marginali[5].

Come commissario europeo, Ruberti elaborò il quarto programma quadro europeo per la ricerca 1994-1998, stabilendo accordi di cooperazione anche con i paesi dell'ex Unione Sovietica e con altri organismi multinazionali europei, quali il CERN e l'ESA. Lanciò una serie di nuove iniziative, come i programmi europei di istruzione e formazione Leonardo e Socrates e la settimana europea della cultura scientifica. Ha promosso l'istituzione dell'Assemblea europea delle scienze e delle tecnologie.

Concluso nel gennaio 1995 il mandato europeo, nell'aprile 1996 Ruberti fu nuovamente eletto deputato in Parlamento, dove ha presieduto la Commissione politiche dell'Unione europea.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri»
— 2 giugno 1980[6]
Medaglia d'Oro ai Benemeriti della Salute Pubblica - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Oro ai Benemeriti della Salute Pubblica
— Roma, 1º dicembre 1982[7]
Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri»
— 2 giugno 1983[8]
Medaglia d'Oro ai Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Oro ai Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte
— Roma, 2 giugno 1983[9]

Scritti (parziale)[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Ruberti, Alberto Isidori, Teoria dei sistemi, Torino, Bollati Boringhieri, settembre 1979, pp. 344, ISBN 88-339-5036-0.

Antonio Ruberti, Salvatore Monaco, Teoria dei sistemi, Pitagora Editore, 1997, pp. 248, ISBN 88-371-0785-4.

Antonio Ruberti, Salvatore Monaco, Teoria dei sistemi. Appunti delle lezioni, Pitagora Editore, 1998, pp. 24, ISBN 88-371-1030-8.

Antonio Ruberti, Michel André, Uno spazio europeo della scienza, Giunti Editore, dicembre 1998, pp. 164, ISBN 88-09-20689-4.

Antonio Ruberti, Il capitale immateriale nel progresso scientifico e tecnologico, Giunti Editore, novembre 2011, pp. 264, ISBN 88-09-77148-6.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dipartimento Di Ingegneria Informatica E Gestionale Antonio Ruberti, su diag.uniroma1.it.
  2. ^ NETTUNO - Network per l'Università Ovunque - HomePage
  3. ^ Andrea Bonanni, Pasticcio italiano alla CEE, Corriere della Sera, 18 aprile 1993. URL consultato il 19 agosto 2011.
  4. ^ Pietro Sormani, E Delors considerò quelle nomine quasi un'offesa, Corriere della Sera, 10 dicembre 1992. URL consultato il 17 agosto 2011.
  5. ^ Andrea Bonanni, Pasticcio italiano alla CEE, Corriere della Sera, 18 aprile 1993. URL consultato il 19 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 19 novembre 2015).
  6. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  7. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  8. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  9. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN76367545 · ISNI (EN0000 0001 1675 0701 · SBN IT\ICCU\CFIV\060214 · LCCN (ENn79144702 · GND (DE171327888 · BNF (FRcb12220061d (data) · WorldCat Identities (ENn79-144702