Teoria del complotto lunare
La teoria del complotto sull'allunaggio dell'Apollo (detta anche Moon Hoax in inglese)[1] è la tesi secondo cui le missioni del programma Apollo non avrebbero mai portato l'uomo a toccare il suolo lunare e la NASA avrebbe falsificato le prove degli allunaggi, in una cospirazione organizzata assieme al governo degli Stati Uniti, riuscendo a convincere tutto il mondo scientifico, tecnico e giornalistico, nonché il mondo sovietico, all'epoca diretto rivale nella corsa sulla Luna. Questa teoria ha dei sostenitori nonostante sia a disposizione una enorme mole di dati scientifici e tecnici, materiale riportato sulla Terra, video, audio e fotografico. Inoltre esistono prove indipendenti sul reale allunaggio dell'Apollo.
Tale teoria del complotto, a partire dal 1976, sostiene che i vari allunaggi presentati all'opinione pubblica mondiale tra il 1969 ed il 1972 non sarebbero mai realmente avvenuti, bensì sarebbero stati messi in scena in uno studio televisivo con l'aiuto degli effetti speciali. Nel 1999 un sondaggio della Gallup ha rilevato che solo il 6% dei cittadini USA ha dubbi sull'allunaggio[2].
Questa teoria viene perorata da dubbi, osservazioni, ipotesi, sui fatti intercorsi durante le missioni Apollo. Ne scaturiscono argomentazioni, deduzioni e controdeduzioni. Nessun autorevole scienziato o tecnico ha mai aderito a questa teoria.
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[modifica] Origini della teoria
L'origine della teoria del falso allunaggio (Moon Hoax in inglese) si individua nel libro Non siamo mai andati sulla luna,[3] (Titolo originale: We Never Went to the Moon)[4] pubblicato nel 1976 a proprie spese[5] dall'americano Bill Kaysing insieme a Rendy Reid e ripubblicato nel 2002 senza il coautore. Il tema del libro è stato ripreso in una trasmissione televisiva, della durata di un'ora circa, trasmessa nel 2001 del network americano Fox Television.
Nel suo libro A Man on the Moon[6] pubblicato nel 1994 Andrew Chaikin sostiene che tali teorie del complotto circolavano già ai tempi della missione dell'Apollo 8, nel dicembre 1968.
[modifica] La teoria del complotto nel libro di Kaysing
Nel suo libro, Bill Kaysing afferma di essersi laureato nel 1949 in lingua e letteratura inglese (Bachelor of Arts) presso l'Università della California meridionale;[7] dopo alcune esperienze trovò lavoro presso la Rocketdyne, un'azienda che produceva motori a razzo. La sua attività non era di tipo progettativo, ma consisteva nel sovrintendere alla stesura dei testi dei manuali tecnici. Kaysing afferma di essersi poi dimesso (secondo altre versioni fu licenziato) per motivi personali nel 1963, quindi diversi anni prima delle prime missioni Apollo.
Kaysing, nel suo libro, sostiene che la tecnologia degli anni sessanta non avrebbe mai consentito di portare a termine un allunaggio con equipaggio. Egli espone tre premesse alle sue dichiarazioni e alle sue ipotesi, formulate sulla base della propria esperienza professionale.
- La percentuale di successo sarebbe stata considerata dalla NASA stessa all'incirca dello 0,0017 per cento: praticamente senza speranza.[8]
- La NASA, amministrata in malo modo, non avrebbe potuto passare da una situazione disastrosa a un successo totale.
- La NASA e Rocketdyne erano semplicemente alla ricerca di denaro.
Secondo Kaysing, il falso filmato fu girato alla Norton Air Force Base di San Bernardino. Egli indica il regista Stanley Kubrick, già famoso per gli effetti speciali nel suo film 2001: Odissea nello spazio, quale incaricato dalla NASA per girare i vari filmati delle missioni, sotto la minaccia di rendere pubblico il coinvolgimento del giovane fratello Raul col Partito Comunista. Altra ipotesi isolata, esposta nel falso documentario[9] del 2002 (un dichiarato tributo a Kubrick), pone l'indizio preliminare nella concessione al regista, dalla parte della NASA stessa, dell'uso di un nuovo tipo di lenti ad alta luminosità, commissionate alla Zeiss. Queste consentivano riprese a luce naturale, poi realizzate nel film Barry Lyndon.
Con un team per gli effetti speciali capeggiato da Douglas Trumbull, Kubrick avrebbe messo in scena la prima e la seconda missione lunare in un edificio speciale di Huntsville, nell'Alabama. Per simulare la gravità lunare si sarebbero usate gru a ponti idraulici e sottilissimi cavi. L'interesse di Kubrick verso la matematica teorica sarebbe stata potenziata dalle nozioni di meccanica orbitale ricevute nei consulti di Wernher von Braun, all'epoca anch'egli a Huntsville.
Dopo il rifiuto di girare l'"Apollo 13", sarebbe stato arruolato il regista inglese Randall Cunningham.
La teoria di Kaysing si ramifica sostenendo tre diverse possibilità.
- «Probabilmente, il razzo Saturn V, con a bordo gli astronauti Armstrong, Aldrin e Collins, partì regolarmente ma, appena furono fuori dallo sguardo del pubblico, l'astronave si diresse verso il Polo Sud, espulse l'equipaggio e si schiantò nell'Oceano. Tuttavia è dimostrato che un vettore Saturn V con la spinta per andare sulla Luna non poteva avere la traiettoria per finire al polo Sud. Inoltre molti astronomi dilettanti o appassionati hanno visto il Saturn V puntare verso la Luna, fenomeno che accade tutt'oggi con gli Shuttle.
Nel frattempo, gli astronauti e gli uomini del Controllo della missione furono portati da parte in un corso meticolosamente progettato per ingannare il pubblico, facendogli credere del viaggio sulla luna.» Dopo la spettacolare "missione lunare", l'equipaggio e il modulo di comando sarebbero stati caricati su un aereo militare da trasporto e gettati nel Pacifico per le operazioni di "recupero".
- Un'altra ipotesi è che rimasero in orbita terrestre fino al rientro nell'atmosfera per finire con un perfetto ammaraggio nel Pacifico.
- L'ultima ipotesi è che « non salirono neppure alla partenza e la navicella caduta in mare fosse vuota. Dopo il rientro, gli astronauti furono messi in isolamento con l'incredibile scusa di non contagiare con i virus lunari!»
La quarantena forzata sarebbe stata necessaria affinché essi raccontassero a freddo la storia per essere meglio credibili.
Nel primo e nel terzo caso le immagini degli astronauti sulla Luna sarebbero state trasmesse in realtà da un satellite artificiale in orbita intorno alla Terra, nel secondo caso dalla stessa capsula Apollo.
I tre astronauti Roger Chaffee, Edward White e Virgil Grissom, morti ufficialmente nell'incendio dell'Apollo 1, sarebbero stati "eliminati" dalla NASA perché non collusibili. Pertanto, i collaboratori della NASA avrebbero giurato l'assoluto riserbo, sotto la minaccia prefigurata dall'eliminazione dei tre. Kaysing segnalò altri sette casi di presunte eliminazioni tra astronauti e piloti. In realtà questa affermazione è stata confutata perché è stato considerato inutile che Grissom, che aveva denunciato le inadeguatezze della capsula, fosse eliminato dopo la sua testimonianza in un incendio che dimostrò l'inefficienza della capsula.
In un programma televisivo sul complotto dell'allunaggio la Fox Entertainment Group elencò le morti di 10 astronauti e due civili collegati agli uomini dei programmi spaziali come plausibili vittime delle operazioni di copertura della montatura:
- Ted Freeman (deceduto nello schianto di un T-38, 1964)
- Elliott See e Charles Bassett (deceduto in un incidente T-38, 1966)
- Virgil Ivan "Gus" Grissom (deceduto nell'incendio dell'Apollo 1, gennaio 1967).
- Edward White (deceduto a causa dell'incendio dell'Apollo 1, gennaio 1967)
- Roger Chaffee (deceduto a causa dell'incendio nell'Apollo 1, gennaio 1967)
- Ed Givens (deceduto in un incidente automobilistico, giugno 1967)
- Clifton C. C. Williams (deceduto nell'incidente con un T-38, ottobre 1967)
- Mike Adams, pilota di X-15 (l'unico pilota di X-15 deceduto durante il programma dei test di volo degli X-15, novembre 1967 - non era un astronauta della NASA, ma fece volare un X-15 per oltre 50 miglia).
- Robert Lawrence, stabilito che sarebbe stato un pilota della "Air Force Manned Orbiting Laboratory", morì nello schianto di un jet nel dicembre 1967.
- Thomas Baron, impiegato NASA, deceduto nella collisione tra auto e treno (1967).
- James Irwin (deceduto per infarto, 1991).
[modifica] Altre argomentazioni a sostegno della teoria
I sostenitori di questa "teoria del complotto" adducono diversi moventi per l'intera messa in scena:
- La corsa verso la Luna deve essere vista nel complesso della guerra fredda. Le prime tappe di questa corsa erano state vinte dall'Unione Sovietica, che era riuscita a mandare in orbita il primo satellite artificiale, a fotografare l'altra faccia della Luna e a portare il primo uomo nello spazio. Ora spettava agli americani aggiudicarsi ad ogni costo questo prestigioso titolo.
- La corsa verso la Luna serviva a coprire i massicci finanziamenti per la sperimentazione di nuovi armamenti e la ricerca e i test di nuovi sistemi missilistici.
- Questa vittoria tecnologica fu per il popolo americano estremamente motivante quale dimostrazione di supremazia non solo militare. Il progetto di esplorazione umana della Luna subentrò all'abbandonato progetto A119 (top-secret), o meglio "A Study of Lunar Research Flights", sviluppato nel 1950 dalla Armour Research Foundation di Chicago (oggi Illinois Institute of Technology Research) per la "United States Air Force" che prefigurava l'esplosione di una testata nucleare sulla Luna. Si presuppone che lo scopo fosse di dimostrare la superiorità militare sull'Unione Sovietica e sul resto del mondo durante la Guerra Fredda. I piani non furono mai svelati perché comportavano rischi incalcolabili e perché l'esplorazione umana fu considerata assai più accettabile dal pubblico.
- L'allunaggio sarebbe stato inscenato per distrarre gli americani dalla guerra del Vietnam.
- La NASA avrebbe avuto timore di perdere il proprio budget che ammontava già allora a 30 miliardi di dollari.
- Tutta la missione dell'Apollo 13 sarebbe stata messa in scena per riguadagnare l'interesse della gente alle missioni lunari e assicurarsi il finanziamento delle future attività. Tale sceneggiatura fu talmente perfetta da essere utilizzata quale trama dell'omonimo film di successo.
- Nessun altro paese aveva i mezzi e l'autorità per contestare la veridicità della missione ad eccezione dell'Unione Sovietica che, diffusa attraverso la stampa comunista, non godeva di credito presso il grande pubblico occidentale [10]
[modifica] Il film Capricorn One
A contribuire ulteriormente alla diffusione popolare della teoria fu Capricorn One, un film del 1978 per la regia di Peter Hyams. La trama tratta, in maniera analoga, di una missione su Marte. Nel film la NASA scopre di non essere in grado di partire per la missione; onde evitare che i finanziamenti per missioni successive vengano cancellati, decide di inscenare il tutto in uno studio televisivo. Poco prima del lancio, gli astronauti vengono portati in una base militare nel deserto. Così il razzo viene lanciato nello spazio vuoto e all'umanità vengono presentate le immagini registrate in un apposito studio televisivo. Mentre il mondo si prepara a festeggiare gli astronauti al rientro dalla missione, accade però che la capsula (vuota) esploda durante il rientro in atmosfera. Così la NASA si trova costretta ad "eliminare" gli astronauti, per evitare il rischio che l'inganno possa venire scoperto. Gli astronauti, scoperto tale progetto, riescono tuttavia a fuggire dalla base militare. Vengono dunque inseguiti attraverso il deserto per essere eliminati. Contemporaneamente un giornalista (nel film con il nome di Robert Caulfield) inizia la sua ricerca su diversi fatti anomali della missione, scoprendo man mano l'imbroglio messo in scena dalla NASA.
[modifica] Altre varianti della teoria
L'idea predominante della teoria del complotto è che gli astronauti non siano mai andati sulla Luna, ma esistono anche altre versioni della teoria. Una di queste sostiene che la NASA non riuscì a riprendersi velocemente dall'incidente dell'Apollo 1, così decise di falsificare le prime missioni lunari; secondo questa versione, la prima missione lunare autentica non sarebbe stata l'Apollo 11, ma l'Apollo 14 o l'Apollo 15[11].
Secondo un'altra versione sostenuta da un fotografo francese, Philippe Lheureux, autore del libro Lumières sur la Lune, lo sbarco umano sulla Luna c'è stato veramente, ma la NASA ha diffuso false fotografie per evitare che altre nazioni potessero trarre beneficio dalle informazioni scientifiche deducibili dalle vere fotografie[12]. Una teoria analoga è sostenuta da William L. Brian, ingegnere nucleare statunitense e autore del libro Moongate, che sostiene che lo sbarco sulla Luna c'è stato veramente, ma le vere scoperte fatte dagli astronauti sono state tenute nascoste[13].
[modifica] Obiezioni alla teoria del complotto
Tutte le motivazioni politiche e militari indicate dai sostenitori della teoria dovrebbero premettere la risposta a una domanda: perché l'Unione Sovietica non avrebbe denunciato gli americani per aver inscenato un falso sbarco sulla Luna? I sovietici disponevano di radar, satelliti spia, basi di ascolto, avevano un proprio programma di conquista della Luna e ottimi scienziati capaci di analizzare i dati che giungevano alla NASA [14]; ad esempio, facendo delle semplici triangolazioni avrebbero potuto scoprire la distanza da cui provenivano le trasmissioni degli astronauti[15] e avrebbero avuto ogni interesse, in periodo di guerra fredda, a denunciare una eventuale truffa. D'altra parte, se i sovietici si fossero messi d'accordo segretamente con gli americani come sostiene qualche fautore del complotto, non avrebbero avuto motivo di portare avanti il loro programma di sbarco umano sulla Luna fino al marzo del 1976 [16][17].
James Longuski, docente alla Purdue University, nota come l'ampiezza e la complessità del complotto dovrebbe essere tale che è impossibile considerarlo verosimile[18]. Più di 400.000 persone lavorarono per il progetto lunare per circa dieci anni e una dozzina di uomini che camminarono sulla luna tornarono raccontando la propria esperienza[18]. È quindi inverosimile che centinaia di migliaia di persone appartenenti alle categorie più diverse (astronauti, ingegneri, tecnici, burocrati ed altri) abbiano mantenuto il segreto. Sarebbe stato infatti più semplice atterrare sulla Luna che inscenare un complotto di simili proporzioni[18]. Analoga considerazione, sottolineando l'assurdità della teoria del complotto, è svolta anche dal giornalista Beppe Severgnini[19] e dallo scrittore Umberto Eco.[20] Un'altra cosa che rende più difficile il complotto è che questo non poteva limitarsi solo alla NASA, ma doveva coinvolgere anche personale esterno, dato che la costruzione dei mezzi spaziali era appaltata a ditte private i cui ingegneri avevano parte attiva nella progettazione.
Bisogna inoltre considerare che le imprese lunari erano seguite da numerosi giornalisti americani e stranieri e sarebbe stato difficile organizzare una simile truffa sotto gli occhi di tanti cronisti che conoscevano bene il loro mestiere.
Dal punto di vista dei finanziamenti, la NASA non poteva avere interesse a falsificare le varie missioni. Il denaro veniva infatti utilizzato per la maggior parte per gli stipendi dei vari ingegneri, nonché in particolar modo per la costruzione dei vari apparecchi per le missioni (alcuni razzi Saturn V sono addirittura rimasti inutilizzati). Nonostante il successo delle missioni Apollo 11 e Apollo 12, a causa di tagli nel bilancio della NASA le missioni di Apollo 18, 19 e 20 furono cancellate [21][22][23] (quest'ultima il 4 gennaio 1970 e le altre il 2 settembre 1970), contribuendo a un risparmio sugli straordinari del personale di Houston, risparmio di tempo per allenamenti e sperimentazioni, nonché di carburante, ossigeno liquido e alimentazione apposita per astronauti.
Quanto all'ipotesi che gli allunaggi siano stati falsificati per sollecitare l'orgoglio nazionale e rafforzare il consenso interno, bisogna tenere presente che negli USA non c'era consenso unanime verso la conquista della Luna, ma vi furono anche delle contestazioni contro le spese spaziali, che secondo alcuni sottraevano risorse alla lotta contro la povertà; la più clamorosa di queste contestazioni fu quella del reverendo Ralph Abernathy, che si presentò con i suoi seguaci davanti ai cancelli della NASA il giorno del lancio dell'Apollo 11[24][25].
L'astronauta Michael Collins, nel documentario In the Shadow of the Moon, ha fatto notare la difficoltà e complessità di falsificare sei allunaggi nell'arco di tre anni (dal 1969 al 1972), coinvolgendo parecchie persone e portando avanti una disinformazione prolungata con tutti i rischi connessi di indiscrezioni; se si voleva fare un falso, era più semplice limitarsi a uno o due allunaggi e poi fermare il programma Apollo. Da questo punto di vista, l'incidente dell'Apollo 13 sarebbe stata un'ottima scusa per fermare tutto il programma.
Se la NASA avesse deciso di falsificare gli allunaggi sarebbe stato logico e prudente ridurre al minimo certe attività e quindi fare pochissime fotografie, non girare video o fare filmati brevi, non dare appalti esterni, non fornire abbondanti notizie alla stampa. Sarebbe stato assurdo e molto rischioso, oltre che praticamente impossibile, falsificare un'enorme massa di documentazione come migliaia di fotografie e decine di ore di filmati[26].
Infine il regista Stanley Kubrick non avrebbe potuto dirigere le riprese del falso allunaggio in USA nel 1969 perché in quel periodo si trovava in Europa per preparare le riprese di un altro film[27]. Comunque sarebbe stato improbabile che i filmati del falso allunaggio, anche se girati da un grande regista, potessero ingannare tutti i suoi colleghi del mondo del cinema. Dennis Muren, supervisore degli effetti speciali dell'Industrial Light & Magic, una divisione della Lucas Digital, compagnia del gruppo Lucasfilm, ha dichiarato in un'intervista al giornalista olandese Rogier Van Bakel che una simulazione cinematografica non avrebbe potuto riprodurre esattamente le immagini provenienti dalla Luna e che a suo parere l'allunaggio è stato reale[28].
[modifica] Reazioni della NASA
Nel 2002 la NASA commissionò a James Oberg per 15.000 dollari un libro che rigettasse punto per punto le affermazioni dei complottisti ma, lo stesso anno, cancellò la commessa a fronte delle lamentele di chi vedeva in tale azione una legittimazione delle accuse dei complottisti. Oberg da parte sua dichiarò che voleva portare a termine il progetto.[29][30]
[modifica] Lavori accademici e divulgativi di scienziati
Alcuni scienziati si sono occupati in particolare della teoria del complotto lunare, rispondendo alle obiezioni avanzate dai fautori della teoria.
Martin Hendry e Ken Skeldon dell'Università di Glasgow nel 2004 hanno ricevuto dal Particle Physics and Astronomy Research Council l'incarico di indagare sulle tesi relative alla teoria del complotto lunare. Nel novembre 2004 hanno tenuto al Glasgow Science Center una lezione in cui le dieci principali tesi avanzate dai sostenitori del complotto sono state ad una ad una esaminate e rifiutate[31].
Alex R. Blackwell dell'Università delle Hawaii ha invece esaminato le foto prese dagli astronauti dell'Apollo in orbita intorno alla Luna e ha evidenziato che sono le migliori immagini disponibili dei siti di atterraggio; tali foto mostrano le ombre del lander, anche se la risoluzione non permette di vedere il lander stesso[32].
Vince Calder e Andrew Johnson hanno invece esaminato la teoria del complotto alla luce del metodo scientifico e hanno preparato una dettagliata confutazione di questa teoria sotto forma di domande e risposte, che hanno pubblicato sul sito web dell'Argonne National Laboratory[33]. Secondo le indicazioni del metodo scientifico, un'ipotesi che è contraddetta da fatti osservabili deve essere rigettata; tutte le evidenze riguardanti lo sbarco lunare vengono invece sistematicamente rifiutate dai sostenitori del complotto[34]. I due ricercatori mostrano che il racconto della NASA è fondamentalmente accurato e coerente, concedendo alcuni errori comuni come foto mal inquadrate ed imperfezioni nei ricordi personali. Nelle ipotesi del complotto mancano invece un quadro unitario e una consistenza narrativa, perché le spiegazioni variano a seconda dei proponenti e in qualche caso uno stesso proponente fornisce ipotesi diverse. L'ipotesi del reale allunaggio è una singola storia, che proviene da una singola fonte. Ci sono invece molte ipotesi di complotto, ciascuna delle quali si indirizza ad uno specifico aspetto dell'allunaggio; questa variazione è considerata un'indicazione chiave che le ipotesi sul falso allunaggio costituiscono una teoria del complotto[35].
Altri scienziati hanno svolto attività divulgative chiarendo i dubbi relativi all'allunaggio in programmi televisivi e siti web. Tra questi vi sono:
- Jim Scotti, astronomo statunitense curatore di una pagina sulle missioni Apollo del sito del Planetario dell'Università dell'Arizona[36]
- Philip Plait, astronomo statunitense curatore del sito Bad Astronomy
- Jay Windley, ingegnere aerospaziale statunitense, curatore del sito web Moon Base Clavius
- Harald Lesch, astrofisico tedesco, docente all'Università di Monaco di Baviera e curatore di programmi di divulgazione scientifica in alcune emittenti televisive tra cui ZDF[37]
- Michael Shermer, storico della scienza, fondatore dell'associazione The Skeptic Society ed editore della rivista Skeptic[38].
[modifica] Possibilità per dimostrare la verità
Anche molti anni dopo che le missioni Apollo sono state concluse, si possono raccogliere prove dirette o indirette a dimostrazione dei fatti.
- Sin dall'allunaggio gli specchi installati riflettono dei raggi laser lanciati dalla Terra. Apparecchi ottici puntano vicino ai posti di allunaggio ottenendo – con un differimento di tempo di circa 2,6 secondi - il riflesso del segnale luminoso lanciato. L'astronauta tedesco Ulf Merbold dichiarò che tale procedimento viene regolarmente effettuato per misurare la distanza tra la Terra e la Luna. Osservatori scettici argomentano che detti riflettori sarebbero stati portati sulla Luna con missioni senza equipaggi. Anche in occasione delle missioni sovietiche del programma Luna, sono stati posizionati con successo dei riflettori laser sulla superficie lunare.
- Oltre ai riflettori laser, le missioni Apollo hanno lasciato sulla Luna le stazioni ALSEP, comprendenti sismometri ed altri strumenti di misura che hanno trasmesso sulla Terra dati scientifici per alcuni anni. Per funzionare correttamente, questi strumenti dovevano essere collocati accuratamente sul suolo lunare, che ha una superficie irregolare. L'astrofisico Harald Lesch ha fatto notare che un robot non avrebbe potuto posizionare questi strumenti con la necessaria precisione[40]. In effetti, non risulta che i robot sovietici Lunokhod abbiano portato sismometri sulla Luna[41].
- Anche i telescopi più potenti, come ad esempio il telescopio spaziale Hubble, sono solo in grado di registrare oggetti che si trovano sulla Luna di una dimensione minima di 60 metri di grandezza. Gli oggetti e veicoli più grandi lasciati sulla Luna non superano invece la dimensione di 10 metri. Così per il 2009 è stata prevista da parte della NASA la missione in orbita lunare del Lunar Reconnaissance Orbiter – una sonda dotata di una camera dedicata alla registrazione di immagini ad alta risoluzione della superficie lunare. Ovviamente è stato messo in programma lo scatto di immagini delle zone degli allunaggi[42][43]. Si tiene conto che dall'orbita lunare è possibile, con immagini in alta risoluzione, vedere i Lunar Rover e gli stadi di discesa dei moduli lunari. Si pensa che in futuro sarà possibile usare il Very Large Telescope per osservare dalla Terra i siti di allunaggio delle missioni Apollo.
- Le navicelle Apollo sono state avvistate e fotografate da vari osservatori in diverse occasioni, tra cui la fase di accensione del terzo stadio del razzo vettore per il trasferimento verso l'orbita lunare. Ciò conferma che le navicelle Apollo hanno lasciato l'orbita terrestre ed hanno effettivamente viaggiato verso la Luna[44].
- I fratelli Achille e Giovanni Judica Cordiglia seguirono le trasmissioni radio trasmesse direttamente dall'Apollo 11, e non dalla distribuzione televisiva della NASA, e quindi poterono verificare direttamente velocità e distanza della navicella, che corrispondeva a quelle attese per una missione lunare. Secondo Sven Grahn, i due fratelli Judica Cordiglia avrebbero sì intercettato i segnali di diverse missioni spaziali tuttavia le loro asserzioni sarebbero state esagerate e caratterizzate da eccessivo sensazionalismo.[45] Lo stesso Sven Grahn ha però descritto diversi rilevamenti amatoriali delle trasmissioni radio di una successiva missione lunare americana, Apollo 17.[46]
- Gli astronauti hanno scattato diverse foto in sequenza panoramica girando su sé stessi; queste foto sono state recentemente assemblate ottenendo sequenze panoramiche a 360°. Se le riprese fossero state realizzate in un set cinematografico, non si vede dove potevano essere collocate le luci e le apparecchiature di ripresa[47].
[modifica] Prove dai filmati
- È comunque possibile dimostrare anche con mezzi presenti sulla Terra che l'allunaggio è veramente avvenuto. I filmati delle imprese lunari sono stati visti e persino commentati in televisione da noti scienziati senza che questi avanzassero dubbi in proposito (per la televisione italiana il compito spettò al professor Enrico Medi). Utilizzando le sequenze filmate e con semplici formule fisiche può essere dimostrato che l'allunaggio è realmente avvenuto. Considerando che la forza di gravità sulla Luna corrisponde ad un sesto di quella presente sulla Terra, mentre la massa rimane identica ed invariata, nascono dei movimenti che sulla Terra non sarebbero possibili in questa forma. Un astronauta inginocchiato era in grado di alzarsi facendo semplicemente leva con la massa dello zaino e del suo busto. Furono pure in grado di sollevarsi completamente dalla posizione per flessioni spingendo semplicemente con le mani. Sono prestazioni irraggiungibili sulla Terra per qualsiasi atleta. Tutto ciò può essere dimostrato dalle immagini di tutte le missioni Apollo allunate. I sostenitori della teoria del complotto tuttavia, sulla base di quelle stesse immagini, obiettano che è pur sempre possibile che si sia fatto ricorso a effetti speciali cinematografici quali cavi manovrati dall'alto in una grande scena teatrale, per facilitare i movimenti dei presunti astronauti-attori.[48] Basandosi su quest'obiezione, l'equipe del programma televisivo statunitense di divulgazione scientifica Miti da sfatare ha provato a riprodurre i movimenti degli astronauti sulla Luna in uno studio di posa mediante l'aiuto di cavi ed effettuando riprese al rallentatore; rispetto ai filmati originali si notano delle differenze, cosa che comproverebbe che gli effetti della ridotta gravità lunare non sono perfettamente simulabili nelle riprese effettuate in uno studio televisivo.[49]
- Un'altra prova degli sbarchi si può ricavare dalla traiettoria della polvere sollevata dal Rover, che ricade secondo una traiettoria parabolica e senza formare volute, fenomeno che si dovrebbe effettivamente verificare nel vuoto in assenza di aria.[50] Sul fronte opposto il giornalista Jim Collier sostiene che la traiettoria della polvere sollevata dal Rover sarebbe una dimostrazione della presenza di atmosfera, perché la polvere si alza e non continua la sua traiettoria come avverrebbe nel vuoto, ma sembra rallentare presto incontrando la forza d'attrito di una apparente atmosfera, per poi cadere in modo troppo improvviso. Secondo questo osservatore, la polvere, se si fosse stati davvero sulla luna, avrebbe dovuto compiere una parabola simmetrica, più ampia, regolare e senza una traiettoria discendente così ripida.[51]
- Durante la missione Apollo 15, l'astronauta Scott fece cadere una piuma ed un martello mostrando che giungevano al suolo contemporaneamente, dimostrando quindi l'assenza di atmosfera. Tuttavia a questo, il fotografo David Percy, nel film documentario "What Happened On the Moon" (2005) ha obiettato che è perfettamente possibile effettuare un esperimento fittizio che inganni lo spettatore. Infatti, egli nota che nella celebre miniserie TV “From the Earth to the Moon” (1998), è stato riprodotto fittiziamente l'esperimento con un martello e una finta piuma in metallo che ovviamente sono caduti nello stesso tempo, come nelle immagini dell’Apollo 15.[52]
- Sarebbe stato molto difficile realizzare alcune riprese delle ultime missioni Apollo in un set cinematografico perché le dimensioni di questo avrebbero dovuto essere molto grandi: ad esempio, per realizzare la ripresa di una lunga passeggiata degli astronauti dell'Apollo 16 il set avrebbe dovuto essere grande qualche centinaio di metri[53], mentre per la ripresa di una lunga corsa del rover lunare il set avrebbe dovuto essere ancora più grande[54]
[modifica] Immagini della sonda SELENE
La sonda giapponese SELENE, lanciata nel 2007, ha eseguito foto e rilievi della zona dove è sbarcato l'Apollo 15 ed è risultata una perfetta corrispondenza con le foto scattate dagli astronauti americani nel 1971; si tratta di una prova importante, fornita dall'Agenzia Spaziale di un'altra nazione[55].
[modifica] Immagini della sonda Chandrayaan 1
La sonda indiana Chandrayaan 1 ha fotografato il sito di allunaggio dell'Apollo 15, rilevando i segni dell'atterraggio del modulo lunare[56]. Secondo Prakash Chauhan, scienziato dell'ISRO, l'Agenzia Spaziale Indiana, le immagini riprese dalla fotocamera multispettrale della sonda hanno confermato la veridicità della missione lunare Apollo 15[57].
[modifica] 2009: le immagini della zona d'atterraggio
Il 17 luglio del 2009 la NASA ha cominciato a divulgare le foto delle zone d'atterraggio dell'Apollo 11, Apollo 14, Apollo 15, Apollo 16 e Apollo 17 acquisite nell'ambito della missione Lunar Reconnaissance Orbiter già prima che fosse raggiunta l'orbita di destinazione[39]. Le foto mostrano ciò che rimane dei moduli lunari sulla superficie, alcune apparecchiature usate per gli esperimenti scientifici e l'ombra del tracciato di impronte lasciate da un astronauta della missione Apollo 14 tra i lander e le apparecchiature scientifiche per gli esperimenti[39][58].
[modifica] Argomenti della teoria e controdeduzioni
| Per approfondire, vedi la voce Prove indipendenti sull'allunaggio dell'Apollo. |
Sul web si trovano diversi siti che sottolineano gli argomenti di chi concorda con questa teoria. Le tabelle vogliono presentare schematicamente sia i principali argomenti che le relative plausibili spiegazioni:
[modifica] Validità dei reperti
| Argomento | Controdeduzioni |
|---|---|
| Uno degli argomenti di maggior peso a favore della dimostrazione dell'allunaggio sono i 382 kg di rocce lunari. Il 10% circa dei campioni lunari è stato consegnato per le analisi a scienziati di tutto il mondo. Si riteneva che le rocce lunari contenessero minerali ed isotopi fino ad allora sconosciuti sulla Terra. Alcuni della teoria del complotto sostengono che si tratta di meteore precipitate sulla Terra. Qualcuno ritiene invece che le rocce siano state portate sulla Terra da sonde automatiche, come ha fatto l'Unione Sovietica con la sonda Luna 16. Altri pensano che le presunte rocce lunari siano state fabbricate artificialmente sulla Terra in laboratori segreti, sfruttando i dati ottenuti con le sonde Surveyor. Altri ancora sostengono che le rocce siano invece del tutto simili a quelle ritrovate in Antartide nelle McMurdo Dry Valleys e compatibili con quelle particolarissime condizioni geologiche e atmosferiche. Recenti studi dimostrano inoltre che la composizione isotopica dell'ossigeno terrestre e di quello lunare sono identiche.[59] Il 27 agosto 2009 i curatori del Rijksmuseum di Amsterdam comunicarono che un campione di roccia lunare esposto per anni nel museo (proveniente dalla missione Apollo 11 e donato dagli Stati Uniti all'Olanda), sottoposto ad analisi, era risultato un falso, trattandosi in realtà di un fossile di legno pietrificato. (Corriere della Sera, 27 agosto 2009.[60] | Durante le missioni lunari furono scoperti tre nuovi minerali: Tranquillityte, Armalcolite, Piroxferroite.[61] Inoltre può essere documentato l'impatto di molteplici micrometeore su dette rocce lunari.
Sulle meteore trovate sulla Terra non si possono constatare tali impatti. Tale circostanza è dovuta al fatto che, durante l'entrata nell'atmosfera terrestre, questi segni vengono bruciati e pertanto cancellati. Le analisi compiute dagli scienziati di tutto il mondo concordano sul fatto che tali rocce provengono dalla Luna, non risulta esistere alcuna pubblicazione scientifica oggetto di revisione paritaria che contesti tale unanime consenso. Le rocce lunari inoltre sono facilmente distinguibili sia dalle rocce terrestri sia dalle meteoriti, comprese quelle di origine lunare[62][63] e non sono fabbricabili nei laboratori terrestri[64]. A ciò si aggiunga che sono più antiche della più antica roccia trovata sulla terra (di oltre 600 milioni di anni). Inoltre le rocce lunari prese dalle missioni Apollo hanno analoghe caratteristiche delle rocce lunari ottenute dai sovietici negli anni successivi con le sonde Luna 16, Luna 20 e Luna 24.[65] Bisogna anche considerare che le tre sonde sovietiche citate hanno riportato una quantità molto limitata di campioni lunari (330 grammi in tutto) e che la sonda automatica americana di cui è stata proposta la costruzione nel 2000 potrà riportare dal Polo Sud della Luna soltanto 1 kg di campioni;[66] ciò rende poco plausibile l'ipotesi che le rocce in possesso degli americani siano stati riportati segretamente da sonde automatiche, perché per prelevare la sola quantità distribuita agli scienziati (circa 40 kg) ci sarebbero volute decine di sonde, con costi notevoli e difficoltà di tenere nascosti tanti lanci. |
[modifica] Validità delle prove fotografiche
| Argomento | Controdeduzioni |
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I luna-complottisti affermano che ci sono due serie di fotomontaggi: quelli della prima missione, l'Apollo 11, con foto riprese presumibilmente in interni; e quelle delle altre missioni con foto manipolate da riprese all'esterno. Sulle immagini dell'Apollo 11, affermano loro, le ombre non si diffondono parallelamente. Tale fatto sarebbe dovuto ad uno studio cinematografico dotato di uno o più riflettori disposti ad una distanza finita. All'osservazione, sono assolutamente rilevabili ombre divergenti, su una superficie piana, ogni volta che i due astronauti vengono a trovarsi a una distanza, l'uno dall'altro, paragonabile a quella della fonte illuminante. Per una fonte da considerarsi posta a distanza infinita, o meglio non proporzionabile alla distanza relativa dei soggetti illuminati, come è proprio dell'illuminazione solare, le ombre non possono in nessuno modo risultare divergenti (e invece sarebbero apprezzabili pesantissime divergenze di novanta gradi). Nelle foto panoramiche delle missioni possono notarsi la disposizione delle ombre rispetto alle pietre e ai declivi. Come nella foto ad alta risoluzione AS11-40-5888[67]
Queste, secondo i complottisti, sarebbero prove inconfutabili, della relativa vicinanza della fonte illuminante ai soggetti, a causa dell'immutabilità della legge della proiezione delle ombre che non può risentire delle condizioni atmosferiche, chimiche o fisiche dell'ambiente lunare. Si dovrebbe quindi dedurre che la fonte illuminante principale, nella missione fotografata, non sia il sole. In altri casi risultano illuminati particolari nascosti, posti in cavità o al di sotto di elementi già di per sé posti in controluce, dove sarebbe possibile individuare un'ombra opposta a quella del sole [68]. Tali tesi sarebbero rafforzate dalla ricostruzione di un modello in scala del modulo lunare dove si raggiunge la stessa identica illuminazione delle foto della missione Apollo 11 grazie all'ausilio di una seconda luce opposta a quella principale, tecnica consueta nella realizzazione dei fotorendering, e nella cinematografia tradizionale. In alcune foto[69], secondo i luna-complottisti si rileverebbero contemporaneamente:
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| Su diverse fotografie, raccolte in luoghi differenti, il paesaggio lunare sarebbe identico. Ciò presumerebbe l'utilizzo di un'unica quinta utilizzata più volte come immagine di sfondo.
Nella stragrande maggioranza delle foto lunari, nelle missioni successive a quelle dell'Apollo 11, la linea di giunta tra fondo e piano di posa attraversa tutto il fotogramma, da parte a parte, così che le foto risulterebbe la somma di due metà distinte, senza nessuna zona di continuità che leghi i due piani. Si riscontra una rimarchevole differenza di colorazione fra i terreni di posa e quelli di fondo. Nel caso delle carrellate a 360° la continuità della linea di giunzione[72] segnalerebbe la presenza di uno stranissimo plateau rialzato, separato dal mondo circostante da una vallata circolare,[73] che non appare sulle mappe degli allunaggi. |
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[modifica] Credibilità delle prove fotografiche
| Argomento | Controdeduzioni |
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| Le macchine fotografiche erano montate all'altezza del petto delle tute degli astronauti. Pertanto l'astronauta non riusciva a vedere cosa stava fotografando. Ciò nonostante le immagini riuscirono, erano messe a fuoco perfettamente e furono scattate senza tagliare la testa ai compagni di missione. | Esistono esempi a sufficienza di immagini non riuscite [76]. Le immagini scelte dai media, e pertanto più conosciute, erano ovviamente quelle più riuscite dal punto di vista estetico; sono state inoltre modificate nel formato e nei contrasti dei colori. Gli apparecchi fotografici erano apparecchi fotografici Hasselblad, dotati di mirino a pozzetto, che consentiva agli astronauti di scattare immagini a sagoma intera, anche con la macchina adiacente al busto. Infine gli astronauti si erano allenati a fotografare con detti apparecchi durante i sei mesi di preparazione alla missione [77]. |
| Su numerose immagini NASA sono visibili delle stelle, su altre no[78]. Il primo caso è probabile in un set cinematografico con fondale in carta forata. Il contrasto su negativi con diaframma da 9 a 11 non è sufficiente per consentire di fotografare un oggetto poco luminoso (come una stella lontana), in un paesaggio chiaro. Per fotografare stelle in cielo sarebbe stato necessario un tempo di esposizione alla luce molto lungo. Ovviamente, in tal caso, gli astronauti ed il paesaggio lunare sarebbero stati del tutto sovraesposti. Lo stesso effetto può essere raggiunto e constatato con qualsiasi apparecchio fotografico comune, nel caso di un'immagine di un oggetto chiaro scattata di notte (ad esempio una città). Anche su queste immagini non sono visibili le stelle. Infine, anche su immagini prese dallo spazio più recentemente (ad esempio dallo Space Shuttle che si trova in vicinanza della Terra) non sono visibili le stelle. | Nella maggior parte delle foto le stelle non sono visibili e questo è stato motivo di dubbi per alcuni sostenitori della teoria del complotto[79]. Su alcune foto si vedono nel cielo alcuni puntini luminosi, che però sono presenti a volte anche a livello del suolo; potrebbe trattarsi di granelli di polvere, che si sono introdotti durante la ripresa originale o la duplicazione della pellicola[80]. Altre foto possono essere state arricchite di particolari suggestivi come stelle ed effetti luminosi, che restano innocenti espedienti divulgativi e non sono presenti nelle foto originali. |
| Su molte immagini della NASA sono visibili le crocette delle fotocamere. Queste crocette talvolta vengono addirittura coperte da oggetti che si trovano sulla Luna. Pertanto si può trattare esclusivamente di fotomontaggi. | In questo caso si tratta di un effetto fotografico chiamato color bleeding. Su immagini della bandiera americana, le crocette vengono coperte nelle strisce di colore bianco, mentre appaiono davanti alle strisce più scure di colore rosso. |
[modifica] Condizioni di plausibilità
| Argomento | Controdeduzioni |
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| L'energia dei raggi gamma a cui gli astronauti erano esposti durante il passaggio attraverso le fasce di Van Allen, che si trovano tra Terra e Luna, sarebbe stata talmente alta, che gli astronauti non sarebbero stati in grado di sopravvivere[81]. Questo in particolar modo durante quel periodo, quando si erano verificate forti eruzioni solari.
Gli astronauti sulla superficie lunare restano, in piena luce, a lungo esposti ai raggi ultravioletti senza schermi di protezione UV abbassati, nelle riprese successive all'esposizione, all'interno della navetta, gli astronauti non presentano né scottature, né abbronzature, né rossore. |
Le fasce di Van Allen sono composte principalmente da protoni, elettroni e raggi alfa, non da raggi gamma. Gli astronauti erano protetti dalle pareti di alluminio della capsula e dalle tute spaziali, inoltre l'attraversamento delle fasce è avvenuto in un punto in cui sono più sottili e ad alta velocità. Durante i 90 minuti di passaggio delle fasce, si può calcolare un'irradiazione di 4,3 millisievert, pari o inferiore ad un normale volo aereo da un continente all'altro. La quantità complessiva di radiazioni assorbita dagli astronauti durante un'intera missione lunare era paragonabile a quella normalmente ricevuta da un lavoratore del settore nucleare. Inoltre durante le missioni Apollo non ci sono stati eventi solari tali da causare un pericolo per gli astronauti.[82] L'esposizione degli astronauti ai raggi UV non è stata molto lunga e i vetri degli elmetti erano trattati in modo da non fare passare i raggi ultravioletti.[83] |
| Durante tutte le prove di volo con il modulo lunare effettuate sulla Terra, Neil Armstrong non è stato in grado di atterrare senza subire avarie.
Il modulo lunare preparato, provato, supervisionato definitivamente da Neil Armstrong e da Buzz Aldrin fino all'11 luglio '69, non è lo stesso di quello delle foto ufficiali che ritraggono lo stesso modulo sulla luna[84]. L'evidenza si trova nell'osservazione degli elementi strutturali. Ad esempio la scaletta a pioli che è saldata irreversibilmente su uno dei piedi del modulo lunare è costituzionalmente differente da quella del modulo ritratto sulla luna che mostra dei pioli non saldati ma avvitati ai cosciali e con estremità troncoconiche anziché cilindriche, fino almeno alle foto dell'11 luglio '69; la scala con i pioli troncoconici appare solo in una foto, NASA, del 13 luglio 1969 isolata (l'unica a disposizione del 13 luglio) che, peraltro, ha grana, qualità, illuminazione del tutto identiche alle foto riprese teoricamente sulla luna il 20 luglio del '69. Si osservi che la stessa scaletta supervisionata da Armstrong e Aldrin si ritrova nelle foto delle operazioni preliminari dell'Apollo 17 nel '72. Nelle foto è possibile ritrovare invece la scaletta con i terminali troncoconici tra le riprese ad alta definizione dell'allunaggio del '72 e in un modulo lunare visibile sospeso a un gancio a diversi metri di altezza per l'allestimento, che però non risulta quello schermato e supervisionato il 24 agosto del '72. Anche la presunta schermatura dai raggi solari eseguita con scotch e carta dorata risulta simile ma non identica tra quella del modulo preparato e allestito nei padiglioni NASA (nel '69 e nel '72) e il modulo allunato (identicamente nel '69 e nel '72): si osserva che il modulo allunato nel '72 è lo stesso di quello allunato nel '69, ma diverso da qualunque altro presente nei padiglioni NASA durante tutto il periodo di preparazione dell'Apollo 11. Il modulo del '72, oltre ad apparire lo stesso del '69, è vistosamente più danneggiato. Le rivettature delle lamiere, infatti, che foderano il modulo sono saltate, presentando le stesse vigorosamente deformate e non aderenti al telaio strutturale di supporto. Proprio le rivettature costituiscono altra evidenza: Le rivettature eseguite nei padiglioni NASA sono correttamente eseguite sfalsate, come nella pratica ingegneristica e architettonica, per consentire alle reazioni vincolari dei rivetti di non interferire tra loro, mentre le rivettature del modulo allunato (lo stesso nel '69 e nel '72 sono allineate e inefficienti tanto da consentire deformazioni enormi alle lamiere che hanno ceduto sotto il riassetto del telaio principale dopo che la macchina scenica è stata spostata[85] per le riprese del presunto scostamento del modulo dalla navetta in orbita lunare (costatabile con l'osservazione delle foto ufficiali NASA). Si noti che mentre per le fusoliere e per tutti i pezzi dei missili di lancio, e per tutte le strutture della rampa di lancio, anche quelle di servizio, le rivettature sono chiaramente seguite da saldature a filo continuo per garantire omogeneità e continuità dei telai e delle lamiere calandrate. Nei moduli lunari, ad eccezione della suddetta scaletta saldata a uno dei quattro piedi pneumatici, non si osserva né un filo né un punto di saldatura, nonostante queste strutture fossero state destinate a lavorare nel vuoto. |
Le prove di volo citate vennero effettuate con il simulatore Lunar Landing Training Vehicle, mosso con spinta a getto. Questa macchina volante, già dal punto di vista tecnico non può essere confrontata con il modulo lunare reale. Durante le esercitazioni sono riusciti oltre un centinaio di voli ed atterraggi morbidi contro tre avarie dovute a difetti tecnici. Il motivo della differenza strutturale tra il modulo preparato nei padiglioni della NASA e il modulo effettivamente allunato è ancora ignoto. |
| L'accensione dei razzi di frenatura del modulo lunare causa un livello di rumore di 140 dB. Pertanto i collaboratori del centro di controllo non sarebbero mai stati in grado di seguire i discorsi tra gli astronauti. Si concorda che, a causa della mancanza di atmosfera sulla Luna, il suono non può diffondersi, però all'interno del modulo lunare poteva avvenire senz'altro. | Il rumore di propulsione a razzo nasce dall'impatto dei gas di combustione, che viaggiano ad una velocità superiore a quella del suono, con l'aria circostante. Nel vuoto i congegni di propulsione sono talmente silenziosi che all'interno del modulo lunare si sente al massimo un lieve fischiare dei gas di combustione che escono. |
Immagini filmate mostrano come la bandiera degli Stati Uniti d'America sventola, irregolarmente, come se subisse gli effetti di spostamenti d'aria.
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Lo sventolare della bandiera non è dovuto al vento, bensì a causa di vibrazioni di durata prolungata all'interno del vuoto d'aria. Venendo meno l'attrito della bandiera con l'aria, le vibrazioni vengono causate dal piantare l'asta nel suolo lunare. Infatti tali vibrazioni sulla Luna vengono frenate esclusivamente dalla rigidità della stoffa.
Inoltre, come ben visibile da più immagini e spiegato in una maniera molto semplice dal punto di vista scientifico (affinché possa essere compreso dalla maggior parte di persone) in diverse pubblicazioni estere (ad esempio nel libro del giornalista tedesco ed esperto di voli nello spazio Werner Büdeler - Das Abenteuer der Mondlandung - L'avventura dell'allunaggio), si nota che la bandiera venne appesa pure su di un'asta trasversale e preparata in una maniera tale da dare l'effetto che sventolasse. La stoffa della bandiera era intessuta con fibre metalliche, in grado di sorreggere la bandiera conferendo alla stessa un aspetto del tutto analogo a quella di un drappo agitato dal vento. Inoltre, la parte superiore della bandiera, era caratterizzata dalla presenza di una sottile asta metallica orizzontale, telescopica, capace di mantenerla spiegata. Anche in uno studio televisivo ci sarebbe stata l'assenza di vento e la bandiera sarebbe rimasta floscia. L'utilizzo di un apposito ventilatore avrebbe ulteriormente alzato polveri. In caso di registrazione delle immagini in uno studio all'aperto in una zona ventosa, questo avrebbe pure causato l'alzare di polveri ed in conseguenza scarsa visibilità. In alcune foto della missione Apollo 11 l'ombra della bandiera è perfettamente visibile, in altre l'ombra del drappo non si vede a causa dell'inquadratura mentre l'ombra dell'asta è molto sottile e si confonde tra le irregolarità del suolo lunare[86]. |
| Il congegno di propulsione del modulo lunare non ha formato un nuovo cratere d'impatto sul suolo lunare nonostante fosse progettato e utilizzato per frenare la caduta controllata di una navetta di massa consistente in diverse tonnellate.
Il Modulo Lunare Apollo a pieno carico pesava circa 14 tonnellate e al momento dell'allunaggio, sottraendo il combustibile utilizzato per la discesa, lo si può stimare con un peso compreso tra le 10 e le 7 tonnellate, ovvero l'equivalente sulla Luna di poco più di 1 tonnellata. Tuttavia dalle foto NASA non appaiono evidenti segni lasciati sul terreno e in particolare non risulta né il più piccolo cratere al di sotto del reattore, né un minimo sprofondamento della base del modulo lunare nella sabbia: sabbia che invece viene sollevata facilmente dagli astronauti che pesano meno del decimo del modulo lunare. Si noti che nelle foto dell'allunaggio dell'Apollo 17 gli astronauti sporcano di sabbia i quattro piedi della base solo lavorando nelle sue prossimità per liberare il Rover dall'imballaggio. |
La forza di spinta del congegno di propulsione non era grande a sufficienza per far nascere un cratere, inoltre sulla luna non c'è aria (totale assenza di pressione atmosferica), per cui i gas in uscita dal motore si disperdono in ogni direzione molto più facilmente che sulla terra. Per confronto, l'aereo da combattimento Harrier a decollo verticale produce una spinta maggiore di quella del modulo lunare, ma non lascia comunque alcun cratere. |
| Terminato il programma di voli sulla Luna, tutti i piani di costruzione nonché i microfilm relativi, in particolar modo quelli relativi ai razzi Saturn V, il modulo lunare e il rover, sono stati distrutti. | I piani di costruzione stampati relativi al razzo Saturn V sono stati distrutti a causa della mancanza di un finanziamento per la costruzione di un apposito archivio - ovviamente non prima che fossero copiati su microfilm. Inoltre si possono consultare piani di costruzione del razzo Saturn V in vari musei degli Stati Uniti d'America, mentre i piani di costruzione di altri componenti del programma, come ad esempio del modulo lunare, sono tutt'oggi esistenti. I microfilm vengono conservati in locali con apposita climatizzazione del National Space Science Data Center [87]. |
| I portelli d'ingresso del modulo lunare, e quelli per il passaggio nel modulo di comando, erano troppo stretti per passarvi indossando le tute spaziali. A un'osservazione attenta, il portello del modulo allunato da cui escono gli astronauti, non ha alcuna guarnizione né sistema di chiusura ermetica, né battuta paragonabile a quella di un normale infisso che possa garantire una minima tenuta all'acqua e all'aria sulla terra. Ci si interroga su come possa aver resistito al vuoto il portello fotografato. | Fotografie ed immagini registrate sia sulla Luna che sulla Terra dimostrano che il portello d'ingresso non era troppo stretto. Ovviamente tale fatto fu preventivamente testato, in particolare durante la missione Apollo 9 (nell'orbita terrestre) durante un passaggio dal modulo di comando nel modulo lunare. Il portello di passaggio tra il modulo lunare (LM) ed il modulo di comando (CSM) - o viceversa - non veniva mai utilizzato indossando la tuta spaziale. |
| Su riprese televisive si nota che i salti degli astronauti non sono più alti dei salti normali sulla Terra indossando una tuta spaziale. Nelle riprese televisive dell'allunaggio dell'Apollo 15 più volte si vede lo scintillare e il riflesso della fune che tiene sospesi gli astronauti durante i salti e i grandi passi. Si nota anche che le impronte lasciate dagli astronauti nelle passeggiate lunari sono del tutto identiche a quelle lasciate sulla sabbia nelle prove effettuate nei padiglioni della NASA. Vi è da dimostrare come è possibile che gli astronauti abbiano lasciato impronte identiche nonostante la differenza di gravità, nonostante la differenza della composizione chimica del suolo lunare, e nonostante la mancanza di umidità nell'atmosfera e quindi nella sabbia che sulla terra costituisce la principale ragione della plasticità di un sedimento: Su sabbia arida le impronte non possono essere né nette né distinguibili. Sulla terra è generalmente la tensione superficiale dell'acqua, contenuta anche in piccola percentuale nella sabbia o nelle polveri, a ostacolare lo scivolamento dei granelli di sabbia l'uno sull'altro. Su sabbia completamente arida è quasi impossibile lasciare orme (fanno eccezione i minerali come il talco non ritrovato, però, nella mescola delle polveri). L'ipotesi profilata da Alan Binder del Lunar Research Institute della consistente presenza di acqua ai poli lunari si è mostrata vana dopo che i 160 chilogrammi della sonda Lunar Prospector sono affondati,il 31 luglio 1999, nel soffice terreno del Polo sud lunare, innalzando una nuvola di detriti osservabili sia dagli osservatori terrestri che dal telescopio spaziale Hubble. | Considerando che il peso della tuta spaziale era di circa 80 chilogrammi, sulla Terra non sarebbe stato possibile alcun salto. Sulla Luna sono stati documentati salti di un'altezza di circa 60 cm. Salti più alti non sono possibili a causa della scarsa libertà di movimento all'interno della tuta stessa. Inoltre il centro di gravità piuttosto alto (a causa dello zaino che conteneva i sistemi di sopravvivenza) ostacolava ulteriormente un salto più alto perché avrebbe fatto rischiare all'astronauta di atterrare male, con la possibilità di danneggiare la tuta spaziale. Il presunto luccichio dei cavi è dovuto alla conversione dei video da un formato all'altro e non è presente nei video originali. La nitidezza delle impronte sul suolo lunare asciutto si può spiegare con la finezza delle particelle che lo compongono. La sabbia non può riprodurre tutti gli effetti del suolo lunare che sono stati osservati simultaneamente nei filmati.[88] |
| A causa della forza di gravità minore esistente sulla Luna, le ruote del rover lunare avrebbero dovuto girare a vuoto durante la fase di accelerazione. Inoltre, nelle curve, il moon rover avrebbe dovuto reagire come sul ghiaccio sulla Terra. | La forza d'attrito viene determinata fisicamente dal prodotto della reazione vincolare (esercitata dal suolo sulle ruote del moon rover) alla forza peso ed il coefficiente d'attrito. Quest'ultimo, grazie allo speciale design delle ruote, era molto migliore di quello di semplici pneumatici di gomma. Pertanto si riuscì a creare un veicolo che riusciva a tenere la strada sulla Luna in una maniera migliore che sulla Terra su strade in cattive condizioni. In più deve essere considerato che sulla Luna si viaggiava ad una velocità massima di 13 km/h. |
| Gli astronauti dichiararono di aver assistito al sorgere e al calare della Terra. Infatti su diverse immagini scattate sulla Luna, si nota che il pianeta Terra si trova in una posizione diversa. Considerando invece, che la Terra si trova al centro dell'orbita lunare, tale fatto è del tutto impossibile. | Le osservazioni degli astronauti non avvennero sulla Luna, bensì in fase di orbita intorno alla Luna. Considerando che durante detta fase, la navicella spaziale ovviamente sorvolò pure la faccia lontana della Luna - cioè quella non visibile dalla Terra - per raggiungere nuovamente la faccia rivolta verso la Terra, il sorgere e il calare della Terra sono facilmente spiegati. |
| A causa del vuoto, sulla Luna le tute spaziali avrebbero dovuto dare l'effetto di essere gonfiate mentre risultano sempre piene di grinze. | Questo problema era stato previsto, e le tute spaziali erano state progettate e costruite in modo da impedirlo. |
| Il veicolo lunare era troppo grande per poter essere trasportato sulla Luna. In pratica si sostiene che il Lunar Roving Vehicle (LRV), dotato di quattro ruote, non sarebbe potuto essere sistemato in nessuna parte, sia del modulo di comando, che del modulo lunare. Inoltre, avrebbe comportato un peso troppo elevato. Il modulo lunare infatti era del tutto identico ai precedenti che erano certamente ottimizzati al massimo. Si desume che il LRV dovesse essere disposto su un lato perché al di sotto avrebbe interferito con il lavoro del booster. Ma l'ancoraggio eccentrico dell'LRV è incompatibile con l'assetto perfettamente orizzontale che doveva avere il modulo lunare nella discesa al suolo. | Il veicolo lunare era sistemato su di una parte del modulo lunare, però piegato. Inoltre, per le missioni dotate di tale veicolo, i moduli lunari di allunaggio vennero modificati appositamente e si provvide ad avvicinarsi alla Luna con delle traiettorie di volo che consentivano di risparmiare del carburante. Queste traiettorie non consentivano di ritornare automaticamente verso la Terra (fatto intervenuto per la prima volta durante Apollo 13. Per le missioni Apollo 8, 11 e 12 si usarono orbite con ritorno automatico verso la terra in caso di interruzione della missione). Gli Apollo 11 e 12 dovettero utilizzare dell'ulteriore carburante per la fase di frenatura ed avevano una capacità di carico utile abbastanza modesta. Durante la missione di Apollo 17, il modulo di comando frenò verso un'orbita lunare più bassa e pertanto consentì la capacità di carico utile più alta di tutte le missioni per un modulo lunare. |
| I computer di bordo erano troppo piccoli. Alla fine degli anni sessanta, il personal computer non era ancora stato inventato, le possibilità e le memorie dei computer di allora raggiungevano al massimo quelle di una normale calcolatrice dei nostri tempi. Sostenere pertanto l'allunaggio mediante computer in tempo reale non sarebbe stato possibile in nessun caso. Anche il calcolo delle traiettorie di ritorno è difficile da immaginare. | La maggior parte delle volte il veicolo era pilotato manualmente. Inoltre le traiettorie di volo venivano calcolate in anticipo dai computer della NASA che, pur inferiori a quelli di oggi, erano in grado di eseguire il compito. I semplici e modesti computer di bordo funzionavano similmente ad un normale autopilota, che trasforma detti dati in comandi di pilotaggio.
Ai computer di bordo del modulo di comando e del modulo lunare vennero trasmessi direttamente da Houston parte di programmi appositamente predisposti per le singole fasi della missione (anche nel film Apollo 13 tale fatto viene rappresentato quale ultima fase della riattivazione del modulo di comando Odyssey). I computer disponevano di una memoria sufficiente a calcolare e dirigere in tempo reale la navigazione e le singole fasi dell'allunaggio. Solo pochi anni dopo, i computer di bordo della NASA furono in grado di dirigere autonomamente le manovre alquanto complesse dello Space Shuttle. |
| Gli apparecchi fotografici non sarebbero mai stati in grado di funzionare, tanto meno di consentire lo scatto di fotografie. Con una temperatura fino a 130 °C (durante il giorno), le pellicole si sarebbero sciolte a causa del materiale delle macchine fotografiche usato e privo di raffreddamento. Con temperature di meno 40 °C (durante la notte) invece, a causa del freddo, sarebbero state le pile a non funzionare, e la pellicola si sarebbe spezzata. | Le temperature indicate si riferiscono alla superficie della Luna. A causa della mancanza dell'atmosfera, sulla Luna non esiste una temperatura dell'aria, e le temperature del suolo non influiscono su delle macchine fotografiche tenute in mano. Inoltre, nessuna missione allunò durante una notte lunare, né durante mezzogiorno lunare - cioè durante le circostanze e temperature estreme suddette. La superficie lunare nelle zone dell'allunaggio aveva una temperatura di circa 20–25 °C.
Gli apparecchi fotografici erano modelli Hasselblad-500EL appositamente studiati per l'allunaggio. Come le apposite box di ricambio delle pellicole erano dotate di un involucro coperto d'argento per riflettere la radiazione solare ed evitare di scaldarsi troppo. Sia le fotocamere che le camere per la registrazione di immagini filmate erano chiuse ermeticamente e disponevano di una sicura contro il caricamento elettrostatico possibile durante l'inserimento delle pellicole[89]. Gli Stati Uniti d'America, come l'Unione Sovietica, poterono avvalersi sin dal 1960 di immagini filmate da satelliti spia, senza avere problemi a causa della temperatura. |
| Sino al giorno d'oggi, l'esplorazione spaziale deve battersi per portare l'uomo in orbita e farlo ritornare sulla Terra senza problemi. Basti pensare alle catastrofi del Challenger (1986) e del Columbia nel 2003 oppure molteplici altri casi di catastrofi dell'esplorazione spaziale. Pertanto, neanche le missioni Apollo possono essere presentate come prive di pericoli. | Bisogna far notare che i finanziamenti alla NASA vennero troncati drasticamente alla fine del programma Apollo ed un'ulteriore volta con la caduta della cortina di ferro. Il pericolo degli allunaggi non venne mai negato, bensì calcolato come rischio accettabile. Fu lo stesso John F. Kennedy a dire che Non facciamo queste cose perché sono semplici, ma perché sono difficili. Inoltre durante le missioni Apollo ci furono molteplici situazioni di pericolo (basti pensare a tutta la missione di Apollo 13). Rimane il fatto che i due incidenti degli Space Shuttle rappresentano una percentuale assai ridotta se paragonati ai 115 voli effettuati dalla flotta di sei veicoli, per un totale di 1.058 giorni di permanenza in orbita e di 16.759 orbite complete; percentuale estremamente inferiore a quella dei 35 voli del progetto Apollo, mediamente più brevi, che contarono quattro fallimenti A-101, AS-201, Apollo 1, Apollo 13 e in circa la metà delle missioni ebbero inconvenienti non critici ma comunque significativi, tutto ciò usando un parco mezzi assai più ampio. |
| Le immagini filmate del primo allunaggio sono molto simili a quelle mostrate nel film Capricorn One e pertanto potrebbero essere state ottenute facilmente con tecniche simili. Inoltre in un filmato si vede l'astronave dall'esterno abbandonare la Luna, se il filmato fosse vero sarebbe rimasto un astronauta sul satellite. | Tale argomentazione è un anacronismo evidente, talvolta non riconosciuto abbastanza dai sostenitori della teoria. Infatti il primo allunaggio avvenne nel 1969, mentre il film citato venne girato solo nel 1977 e contiene numerosissimi errori (l'ombra del modulo lunare sul fondale e il riflesso dell'esterno del set nella visiera degli astronauti) e impossibilità tecniche o il rallentatore applicato alle riprese in tempo reale; il film, inoltre, evita di mostrare tutti i fenomeni inconsueti che si osservano invece nelle riprese lunari, come la traiettoria parabolica della polvere calciata dagli astronauti.
La ripresa dall'esterno, invece, non è un filmato su pellicola, ma una trasmissione televisiva, effettuata usando la telecamera e il trasmettitore autonomo montati sul Rover (la jeep lunare) e telecomandati dalla Terra calcolando l'anticipo necessario a compensare il tempo di viaggio del segnale di comando. Trattandosi di ripresa televisiva trasmessa direttamente dalla Luna verso la Terra, la presenza di un astronauta non era necessaria. |
[modifica] Note
- ^ "The Great Moon Hoax" nel sito ufficiale della NASA
- ^ (EN)CNN - Could moon landings have been faked? Some still think so
- ^ Bill Kaysing; Publio Liberi, Non siamo mai andati sulla luna. Una truffa da 30 miliardi di dollari, Cult Media Net Edizioni, 1997. ISBN 978-88-87179-00-2
- ^ Bill Kaysing; Randy Reid, We Never Went to the Moon: America's Thirty Billion Dollar Swindle (in inglese), Paperback,, June 1976. ISBN 978-0-7873-0487-4
- ^ Kaysing, We Never Went to the Moon, pag 7.
- ^ Andrew Chaikin, A Man on the Moon: The Voyages of the Apollo Astronauts (in en), Penguin Books, 16 March 1998. ISBN 978-0-14-027201-7
- ^ a brief biography of Bill Kaysing di Wendy Kaysing, dal sito Bill Kaysing tribute Site
- ^ Kaysing, We Never Went to the Moon, pag 26-40
- ^ Operazione Luna
- ^ Si riportano riferimenti ad articoli del Programma Comunista, giornale afferente al Partito Comunista Internazionale Pr1957/20 Triviale rigurgito di Illuminismo. Pr1957/21 Coda al triviale Satellite Pr1957/21 Secondo Satellite e cannonata contro la Luna Pr1957/22 Un poco di chiaro di Sputnik nella sbornia di balistica celeste Pr1957/23 Epicedio filosofico su «Layka» Pr1958/4 Gara di Satelliti e reticenze emulative Pr1958/6 Nuovo Satellite d'America Pr1958/7 Lo Sputnik americano Pr1958/10 Sesto Satellite manufatto Pr1958/13 Satelliti piovono Pr1958/15 Satellitino fasullo Pr1958/17 Fallimento di lanci astrali Pr1958/19 Non si lascia aggirare la fredda Selene Pr1958/23 Pionieri da vicolo chiuso Pr1959/1 Il Razzo dalla fine ignota Pr1959/2 L'irreperibile Pianeta Pr1959/3 Latitanza del Pianeta Pr1959/5 Vera emulazione spaziale Pr1959/8 Cronache della conquista ciarlatanesca degli Spazi Pr1959/15 Ferragosto spaziale Pr1959/17 Selene incocciata e scocciata Pr1959/18 Appuntini al volo del Lunik III Pr1959/20 Il dialogato astrale Pr1960/3 Balle di alta precisione Pr1960/4 Elementi della Questione spaziale Pr1960/9 Piccola cronaca spaziale Pr1960/10 Navi e Stati con piloti di paglia Pr1960/10 Manichino morto nella scialuppa spaziale Pr1960/15 Rivista delle flotte spaziali Pr1960/16 Il drammatico duello cosmico Pr1960/23 Echo, controfigura di stella a passeggio Pr1961/4 Gli asini in maggio a Venere Pr1961/5 Gli illuminati ringraziano Pr1961/6 Il punto su Venere Pr1961/8 Il primo assaggio dello Spazio extraterrestre Pr1961/10 Hanno «sparato» un americano Pr1961/16 Echo e i programmi fasulli Pr1961/16 Micrometrici passi radiali nella conquista del «Cosmo» Pr1962/15 La terza stagione di Echo Pr1962/16 Un vicoletto nell'infinità del Cosmo Pr1962/21 Gravità e vita nel Cosmo Pr1964/5 Vicenda delle imprese spaziali Pr1965/6 Dopo otto anni. Proiettile o Corpo celeste? Satellite o Astronave? Pr1965/7 Tre colpi pubblicitari astrali Pr1965/16 Olimpiade cosmica? Pr1965/18 Niente allunaggio morbido. Solo allunaggio bluffistico Pr1966/1 Nella gara cosmica avanzata clamorosa da Occidente... Pr1966/2 Noticina cosmica intercalare Pr1966/4 L'inutile «homunculus» Pr1966/5 Cani spaziali Pr1967/9 Luttuose vicende della gara spaziale Pr1969/1 Intimidazione e rincoglionimento spaziali Pr1969/14 Era nuova Pr1969/15 Qua la mano Pa1985/131 Spazio e Cibernetica ultimi rifugi della insipiente decadenza... .
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- ^ A questo proposito, il teorico del complotto Juri Mukhin, nel suo libro “L’affare Luna negli USA” (2006, edito in lingua russa) accusa, oltre all’establishment statunitense, anche il Comitato centrale del Partito comunista sovietico e alcuni scienziati sovietici, per non aver denunciato la NASA, in una sorta di scambio di silenzi omertosi."AntiApollo". di Juri Mukhin
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- ^ Comlotti lunari
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[modifica] Bibliografia
- Charles T. Hawkins: The Moon Landing Hoax. 285 S., New York 2004, ISBN 0-9749405-0-X
- Philippe Lheureux: Moon Landings: Did NASA Lie? 192 S., 2003, ISBN 1-59209-041-9
- Philippe Lheureux: Lumières sur la Lune. Editions Carnot, 2000.
- Mary Bennett, David S. Percy: Dark Moon: Apollo and the Whistle-Blowers. 558 S., London 1999, ISBN 1-898541-10-8
- Ralph Rene: NASA Mooned America. 186 S., Passaic, New Jersey 1992.
- Bill Kaysing, Randy Reid: We never went to the moon. America's Thirty Billion Dollar Swindle. Paperback, 1976.
- Bill Kaysing, We never went to the moon. America's Thirty Billion Dollar Swindle. Health Research Books 2002, ISBN 0-7873-0487-5.
- William L. Brian: Moongate:suppressed findings of the U.S. space program:the NASA-military cover-up. Future Science Research Pub. Co., 1982.
- Philip Plait: Bad Astronomy: Misconception and Misures Revealed, from Astrology to the Moon Landing "Hoax". John Wiley & Sons, 2002.
[modifica] Filmografia
- Capricorn One (Peter Hyams, 1977)
- Operazione Luna (Kubrick, Nixon e l'uomo sulla Luna) (2002) è un falso documentario che ricostruisce il complotto e l'ipotetico ruolo del regista Kubrick.
[modifica] Fumetti
Un episodio di Martin Mystère di Alfredo Castelli, intitolato Cospirazione luna (n.295, febbraio-marzo 2008) è interamente dedicato all'ipotetico complotto sull'allunaggio dell'Apollo.
[modifica] Voci correlate
- Teoria del complotto
- Bart Sibrel
- Corsa allo spazio
- Great Moon Hoax
- La Luna nella fantascienza
- Programma Apollo
- Programma Mercury
- Programma Gemini
- Programma Luna
- Programma spaziale sovietico
[modifica] Collegamenti esterni
- SiamoAndatiSullaLuna.com, sito dedicato alla documentazione delle missioni Apollo e alla spiegazione degli errori delle teorie di complotto riguardanti le missioni lunari
- Siamo mai andati sulla Luna?, sintesi delle confutazioni delle teorie complottiste in merito allo sbarco sulla Luna (di Paolo Attivissimo)
- Complotti lunari, blog dedicato alla confutazione delle asserzioni di falsificazione dello sbarco sulla Luna (di Paolo Attivissimo)
- Base Lunare Clavius, versione in italiano di un sito in lingua inglese dedicato alle principali obiezioni alla teoria del complotto
- (EN) Moon Hoax Prize un premio annuale per dimostrazioni dell'impossibilità degli sbarchi
- (EN) Moon shots "faked" - BBC report, articolo della BBC dedicato alle teorie di Philippe Lheureux
- (EN) Clavius Moon Base, sito di risposta alle principali affermazioni complottiste riguardanti gli sbarchi sulla Luna
- (EN) Moonhoax, sito di risposta sintetica alle presunte prove di falsificazione degli sbarchi sulla Luna
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