La Gazzetta dello Sport

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La Gazzetta dello Sport
Logo di La Gazzetta dello Sport
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere sportivo
Formato Berlinese a 6 colonne
Fondatore Eugenio Camillo Costamagna e Eliso Rivera
Fondazione 3 aprile 1896
Inserti e allegati
Sede via Solferino 28, Milano
Editore Rcs MediaGroup
Capitale sociale 762.019.050
Tiratura 298.757 (dicembre 2013)
Diffusione cartacea 205.795 (dicembre 2013)
Diffusione digitale 21.111 (dicembre 2013)
Direttore Andrea Monti
ISSN 1120-5067
Distribuzione
cartacea
Edizione cartacea singola copia/
abbonamento
multimediale
Edizione digitale digitaledition.gazzetta.it
Sito web gazzetta.it
Tablet PC su abbonamento
Smartphone su abbonamento
 

La Gazzetta dello Sport (La Gazzetta Sportiva di domenica) è un quotidiano sportivo italiano, con sede a Milano. Insieme al Corriere dello Sport - Stadio e Tuttosport, è uno dei tre principali giornali sportivi d'Italia. È uno dei maggiori quotidiani italiani per tiratura e diffusione, nonché il primo quotidiano sportivo nell'Italia centro-settentrionale.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

I due fondatori della Gazzetta dello Sport: il torinese Eugenio Camillo Costamagna (1864-1918, a sinistra) e l'alessandrino Eliso Rivera (1865-1936, a destra).
Edizione del 2 aprile 1896 del Ciclista in cui si annuncia la nascita della Gazzetta dello Sport.
Il primo numero della Gazzetta dello Sport, uscito a Milano il 3 aprile 1896.
Riproduzione della Gazzetta dello Sport del 30 aprile 1896.

Negli anni ottanta del XIX secolo a Milano lo sport inizia a diventare un'attività popolare. La gente si appassiona soprattutto di ciclismo, ippica e podismo. Le pubblicazioni sportive dell'epoca sono in gran parte specialistiche.
Nel 1892 esce il settimanale Il Ciclo del Corriere della Sera con il quale il quotidiano tenta di strappare lettori al Secolo di Raffaele Sonzogno che è il giornale più letto in città. Tre anni dopo (1895) Sonzogno replica con Il Ciclista, diretto da Eliso Rivera. Nel 1896 Rivera, avvocato alessandrino, crea un sodalizio con il torinese Eugenio Camillo Costamagna, fondatore e direttore del settimanale La Tripletta, dedicato anch'esso al ciclismo[1]. I due decidono di fondare un bisettimanale che si occupi di tutti gli sport. La nuova testata si chiama Gazzetta dello Sport. Il binomio Rivera/Costamagna assume la direzione. Il primo ha 31 anni e il secondo 32.

L'editore è Sonzogno, lo stesso del Ciclista. La redazione è ospitata nei locali forniti dall'editore, in via Pasquirolo a Milano, alle spalle del Duomo. A fare il giornale sono in tutto cinque persone:

  • Eugenio Camillo Costamagna
  • Eliso Rivera
  • A. C. Blache, redattore capo
  • Enrico Tarlarini, redattore e segretario di redazione
  • Gino Tavecchia, redattore

Il giornale esce il lunedi e il venerdì, poiché i giorni in cui si svolgono la maggior parte delle gare sportive sono sabato/domenica e mercoledì/giovedì, è stampato su carta verde chiaro (la stessa carta del Ciclista), su quattro pagine. L'impaginazione è su 5 colonne.

Il giornale riporta nella stessa testata tre titoli: Gazzetta dello Sport in alto e Il Ciclista e la Tripletta sottostanti, ma più evidenti (essendo stampati con un carattere più grande). Sul primo numero compare l'indicazione "Anno II – N. 1 (28)". Il motivo è spiegato dagli stessi fondatori: Veramente il nostro non fu un vero primo numero perché esso è la continuazione della ben nota «Tripletta» di Torino ed è nello stesso tempo un supplemento del «Ciclista», l'elegante rivista che è al suo secondo anno di vita e continua con buon esito le sue settimanali pubblicazioni. La prima tiratura è di 20.000 copie. Come per gli altri giornali, una copia costa 5 centesimi di lire. L'articolo di fondo del primo numero è affidato a Costamagna. L'argomento iniziale del pezzo è mostrare come, in epoca odierna, il significato che ha assunto lo sport sia diverso da quello che ha avuto presso gli antichi Greci. Uno dei tratti principali che contraddistingue lo sport in epoca moderna è la sua rilevanza sociale: la gente si interessa di sport, ne parla. I campioni sportivi diventano personaggi famosi: sono sulla bocca di tutti. Poi appare la frase centrale del pezzo: “Per trattare quindi lo sport, bisogna sentirsi in grado di correre coi tempi, prevenire, arrivare”. Ed è quello che si propone di fare il nuovo giornale.

Dall'articolo di fondo del numero 1 de «La Gazzetta dello Sport» (3 aprile 1896)

Per trattare quindi lo sport bisogna sentirsi in grado di correre coi tempi, prevedere, arrivare. I giornali sportivi non devono soltanto fornire le notizie, commentare il progresso, registrare il successo, no, essi devono predire, correre l'alea stessa di tutte le cose di questo fine di secolo, devono arrivare. Arriveremo? Modestamente osiamo sperarlo, ad ogni modo non sarà certo da parte nostra che finiranno volontà e tenacia di propositi.

Nella prima pagina del numero 1 tutti i titoli appaiono su una sola colonna e riguardano un solo sport: il ciclismo, lo sport più seguito in Italia all'epoca. La pagina è senza fotografie[2].

Sul numero 2 i due direttori indicano cos'è «La Gazzetta»: un giornale fatto di notizie e di resoconti dettagliati, scritti immediatamente dopo la conclusione degli avvenimenti sportivi[3]. Per una fortunata coincidenza, la Gazzetta nasce appena tre giorni prima della nascita delle prime Olimpiadi moderne, che si celebrano ad Atene dal 6 al 15 aprile 1896. Sul numero del 13 aprile i lettori possono trovare la descrizione della cerimonia di inaugurazione.

Dall'Editoriale pubblicato il 13 aprile 1896 col titolo «I Giuochi Olimpici»:

Lunedì 6 corrente furono organizzate le feste per i giuochi olimpici. L'aspettativa grandissima che vi era per questi giuochi non fu certamente superiore al risultato. La prima giornata fu splendida e per il concorso del pubblico e per i giuochi stessi che dal lato sportivo nulla lasciarono a desiderare. La folla che si radunò nello stadio e attorno al recinto si calcola più di ottantamila persone; la famiglia reale, cioè re Giorgio, le principesse Maria e Sofia e il principe Michielovich, venne alle tre allo stadio e accolta dal principe ereditario e dal comitato dei Giuochi olimpici esaminò attentamente la stupenda restaurazione del circolo dovuta alla munificienza [sic] di un ricco signore greco, quindi il re dopo aver tenuto un discorso con sentite e giustissime parole salutò la balda gioventù accorsa da ogni parte del mondo a prender parte alle gare tra gli applausi universali, prese possesso dello stadio a nome della Grecia. Incominciarono allora le orchestre riunite ad eseguire l'inno olimpico, opera del nostro amico Spyros Amara che diresse egli stesso, infine furono aperte le gare.

La Gazzetta è il primo giornale del Paese a trattare tutti i rami dello sport. Il primo numero ha venduto tutte le 20.000 copie stampate e già dal 24 aprile la testata La Gazzetta dello Sport (con l'articolo) appare in primo piano, surclassando i nomi dei due settimanali che l'hanno generata. In questo primo periodo l'impaginazione privilegia il ciclismo, che appare sempre in prima pagina. Nelle pagine interne del giornale, oltre al ciclismo, al trotto e al galoppo, compaiono podismo (chiamato all'epoca "sport pedestre"), caccia, scherma, canottaggio, tiro a segno, tiro al piccione, atletica leggera, lotta, vela e tennis.

Il 4 settembre 1896 si tenta il passaggio ad una carta color giallo "alla francese", cioè ispirato ad una moda che viene d'Oltralpe. L'esperimento dura poco perché dal 1º gennaio 1897 si torna al verde chiaro originale. Inoltre con il primo numero dell'anno nuovo scompare la sottotestata "Il Ciclista e la Tripletta": la Gazzetta assume il nome attuale. Rivera e Costamagna, infatti, hanno deciso di chiudere entrambi i giornali, per concentrarsi totalmente sul bisettimanale, che sta dando loro le maggiori soddisfazioni. Alla fine del 1897 l'impaginazione passa dalle 5 colonne iniziali a 6 colonne.

Nel 1898 avviene la prima importante novità editoriale: esce il Supplemento Mensile Illustrato, che arricchisce le notizie del quotidiano mostrando i volti dei campioni dello sport. La foliazione iniziale del Supplemento è di 16 pagine. Nel maggio dello stesso anno la città di Milano viene scossa dai moti popolari di protesta. Eliso Rivera segue da vicino le manifestazioni e viene messo in carcere perché sospettato di anarchismo. Dopo 22 giorni viene rilasciato per insufficienza di prove. Ma non ritorna più alla Gazzetta: si dimette dalla direzione per dedicarsi alla professione per cui aveva studiato, l'avvocatura. Lo sostituisce il redattore della scherma, Roderico Rizzotti, che affianca Costamagna come direttore. Teodoro Magnasco viene promosso capo redattore. In dicembre il giornale si trasferisce in via Santa Radegonda, in un edificio più ampio con quattro locali. Il giornale viene stampato nello stabilimento Golio, nella vicina via Agnello; i Golio utilizzano una comune carta di colore bianco. Entra in redazione il giovane Armando Cougnet, che è giunto a Milano da Reggio Emilia percorrendo tutta la distanza che separa le due città in bicicletta.

Il colore rosa[modifica | modifica sorgente]

Il primo numero della «Gazzetta dello Sport» in rosa: 2 gennaio 1899.

L'idea di stampare la Gazzetta su normale carta bianca dura solo un mese. Alla fine dell'anno il giornale annuncia ai lettori il cambio di colore delle pagine: dal verde al rosa.[4]. La novità viene comunicata ai lettori sul numero del 27 dicembre 1898 con un titolo a tutta pagina, il primo nella storia del giornale[5]. Il nuovo colore fa il suo esordio il 2 gennaio 1899. Il rosa si impone subito e diventerà il simbolo distintivo del giornale.

Nel 1899 il Supplemento illustrato raddoppia: passa da mensile a quindicinale. Quello stesso anno la Gazzetta organizza il suo primo avvenimento sportivo: un incontro di scherma tra Agesilao Greco e il belga Fernand Desmet, che si disputa il 4 agosto[6].

Nel 1902 viene lanciata la prima manifestazione sportiva popolare organizzata dal giornale: la gara podistica Milano-Monza-Milano. La Gazzetta cresce: la tiratura sale a 36.000 copie. Il giornale viene stampato con la moderna linotype Morgenthaler. Nonostante il successo, Rizzotti si dimette per divergenze sulla conduzione. Costamagna rimane direttore unico del giornale. Nuovo capo redattore è nominato il giovane Edgardo Longoni. Longoni lascia dopo due anni. Il suo successore, nel 1904 è Tullo Morgagni. Su iniziativa di Morgagni, romagnolo appassionato di motociclismo, la Gazzetta organizza la prima competizione motociclista italiana: la «1000 km a squadre». La gara si disputa il 26 giugno, con partenza da Rogoredo, alle porte della città[7].

Fino al 1905 la periodicità rimane stabilmente bisettimanale; solo in occasione di grandi eventi la Gazzetta esce per più giorni consecutivi. Per fronteggiare la concorrenza del neonato quotidiano sportivo Gli Sports, diretto da un ex della Gazzetta, Edgardo Longoni, il giornale organizza, il 12 novembre 1905, una corsa ciclistica internazionale, il Giro di Lombardia. Anche questa iniziativa riscuote successo; il Giro di Lombardia diventerà in pochi anni un appuntamento classico del ciclismo internazionale. Alla fine dell'anno 1906 viene pubblicato un annuario sportivo e si dà vita ad una serie di ritratti dei grandi campioni. Per la prima volta appaiono sulla Gazzetta le fotografie dei protagonisti dello sport (finora riservate al Supplemento)[8].

In occasione della «Mostra del ciclo e dell'automobile», grande fiera che si svolge a Milano, il giornale sperimenta l'uscita con cadenza quotidiana. La Gazzetta esce nelle edicole per tutti i 15 giorni della durata della Mostra. Nel 1907 il giornale organizza un'altra corsa ciclistica, questa volta in apertura di stagione, la Milano-Sanremo. Anche questa competizione ha successo ed entrerà nel programma internazionale come gara di inizio stagione. Nel corso dell'anno la Gazzetta tocca la tiratura-record di 102.000 copie.

La nascita del Giro d'Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giro d'Italia.

A partire dal 1908 la Gazzetta diventa definitivamente trisettimanale, con uscite il lunedì, mercoledì e venerdì. Il 24 agosto il giornale annuncia l'organizzazione del Giro d'Italia ciclistico, battendo sul tempo Il Corriere della Sera[9]. Il patron della manifestazione sarà Armando Cougnet; la corsa avrà inizio l'anno successivo. Viene messo in palio per il vincitore un premio di 30.000 lire. Alla fine del 1908 il giornale si trasferisce nuovamente: da via Radegonda a via della Signora. La tipografia Enrico Reggiani è dotata di una stampatrice linotype affiancata da una veloce rotativa König e Bauer. Quando, nel gennaio 1909 a Parigi, l'italiano Giovanni Raicevich diventa il primo campione del mondo di lotta greco-romana professionista, la Gazzetta può così stampare 100.000 copie, raggiungendo un importante traguardo.

Il primo Giro d'Italia prende il via il 13 maggio 1909 alle 3 di notte da viale Monza, nel centro di Milano; la prima "maglia rosa" va a Dario Beni. La corsa a tappe verrà vinta da Luigi Ganna. Nel 1910 i redattori diventano professionisti e percepiscono i loro primi regolari stipendi (da 100 a 500 lire al mese). Il 1º gennaio 1913 la Gazzetta viene rilevata dalla casa editrice Sonzogno. Il nuovo proprietario è in grado di infondere nuovi mezzi e risorse per lo sviluppo del giornale. Un consiglio direttivo-tecnico presieduto prima da Arturo Mercanti e poi da Edgardo Longoni (ex redattore capo ed ex direttore del concorrente Gli Sports) sostituisce Costamagna alla direzione.

La prima iniziativa editoriale della nuova gestione è il periodico Lo Sport illustrato, che affiancherà il giornale per oltre 50 anni. Il primo numero esce il 15 aprile, costa 50 centesimi e viene stampato su carta patinata con copertina a colori. Diretto da Tullo Morgagni, esce con cadenza quindicinale. Durante tutto il Giro d'Italia la Gazzetta esce con cadenza quotidiana. Nel periodo bellico (1915-18) la Gazzetta torna a cadenza bisettimanale. Dal 1917 fino alla fine della guerra vengono stampate 30.000 copie gratuite inviate ai soldati al fronte ("La Gazzetta del Mitragliere"). Uno dopo l'altro i direttori devono lasciare il giornale perché chiamati alle armi. Rimangono Vittorio Varale ed Emilio Colombo, che si segnala subito per la sua forte personalità.

Finita la guerra, ritornano in redazione Arturo Mercanti ed Edgardo Longoni. Il 15 maggio 1919 la Gazzetta può annunciare ai suoi lettori che è diventata definitivamente un quotidiano[10][11]. Le Olimpiadi di Anversa 1920 incombono, ma il governo ha conferito per gli atleti che rappresenteranno la nazione solo 100.000 lire. La Gazzetta lancia una sottoscrizione pubblica per aiutare a finanziare la spedizione italiana. L'iniziativa ha uno straordinario successo: vengono raccolte 600.000 lire, cifra che permette al CONI una preparazione adeguata.

Gli anni della consacrazione[modifica | modifica sorgente]

Gli anni venti sono quelli della definitiva consacrazione del quotidiano. Sotto la direzione di Emilio Colombo, redattore dal 1909, il giornale sa alimentare le grandi rivalità fra i campioni (Girardengo-Belloni, Binda-Guerra), che crearono il tifo ciclistico. La tiratura del quotidiano raggiunge vertici eccezionali con delle punte di 500.000 copie. Il 9 dicembre 1923 Lo Sport Illustrato diventa La Domenica Sportiva. Esce il giorno di festa e costa 40 centesimi. Nel 1926 il giornale ha finalmente una sede tutta sua: un fabbricato di quattro piani in via Galilei costruito sui terreni dell'ex birreria Spluga. La redazione e la tipografia entrano in funzione l'anno successivo.

Dal 1930 il quotidiano esce su 7 colonne (l'ultimo ampliamento era stato nel 1899) e nel 1938 le colonne diventano 8. Negli anni Trenta il giornale organizza manifestazioni in tutti i rami dello sport: atletica, ciclismo, motociclismo, lotta, scherma, sci, nuoto, pugilato, pesistica e partecipa all'organizzazione della Mille Miglia. Nel 1931 Armando Cougnet, direttore del Giro d'Italia ed ex proprietario della Gazzetta, sceglie di contrassegnare con una maglia caratteristica il corridore in testa alla classifica, per renderlo meglio riconoscibile al pubblico. Nasce la maglia rosa.

Il ciclismo è nettamente lo sport numero uno in Italia, il suo dominio è incontrastato. Un paragone è utile: nel 1935 la Juventus vince il suo quinto titolo consecutivo. Ma la notizia non trova posto in prima pagina perché in quei giorni si sta correndo il Giro. Invece la vittoria al Campionato del Mondo del 1938 viene celebrata con un titolo a tutta pagina. Nel 1936 una polemica sorta tra il direttore Emilio Colombo e il giovane Bruno Roghi aveva portato quest'ultimo a sostituirlo alla guida del giornale. La direzione di Roghi cessa con il Proclama Badoglio dell'8 settembre 1943.

Tra il 1944 e il 1945, quando l'Italia è attraversata dal fronte, la Gazzetta è ridotta ai minimi termini: esce un solo giorno alla settimana, il lunedì, su quattro pagine e viene stampata su carta bianca, a causa della penuria di materia prima. Dopo la fine della guerra, Bruno Roghi ritorna alla guida del quotidiano. Il 2 luglio 1945 il giornale torna in edicola. Costa 4 lire, esce due volte la settimana (lunedì e venerdì), è stampato ancora su carta bianca e, date le limitazioni nell'assegnazione della carta[12], è formata da un unico foglio. Il 3 settembre 1945 la Gazzetta ritorna ad essere stampata regolarmente su carta rosa; il 1º ottobre ridiventa un quotidiano.

Dal 1946 al boom degli anni ottanta[modifica | modifica sorgente]

Nel 1946 esce a Trieste l'edizione della "Gazzetta Giuliana", interamente stampata nel capoluogo. Questa particolare edizione dura sei mesi. Il 9 giugno 1946 viene varato il settimo numero settimanale. Secondo la legge dell'epoca, che limita a 6 le uscite dei quotidiani ogni sette giorni, possiede una propria testata («La Gazzetta Sportiva») e una numerazione autonoma. Nel 1949 torna ad uscire il supplemento «Lo Sport illustrato», che aveva sospeso le pubblicazioni nel 1945.

Nel 1950 comincia il decennio della direzione di Giuseppe Ambrosini, che guida la Gazzetta fino al 1961. Insieme con Gianni Brera (condirettore 1949-54) inaugura una vera e propria rivoluzione nella scrittura delle notizie, spogliandola dei facili effetti che indulgevano a una certa retorica, per indirizzarla, con una prosa precisa ed asciutta, sui binari di una scienza esatta, in notevole anticipo sui tempi.

Negli anni cinquanta si avvia una ricollocazione degli sport: a pagina 2 (una pagina "nobile") trovano spazio pallacanestro, nuoto, ginnastica, atletica leggera e tennis. Invece a pagina 3 si fa un tentativo di "Terza pagina", cioè di servizi non legati dall'attualità quotidiana, che consentono di riflettere sul momento che sta attraversando uno sport o un campione. Il primo appare il 19 gennaio 1952 a firma di Gianni Brera e s'intitola "L'avocatt in bicicletta - Il romanzo di cinquant'anni del ciclismo nel racconto di Eberardo Pavesi"[5].

Nel 1961 Ambrosini lascia spazio a Gualtiero Zanetti, che un anno prima lo aveva affiancato come condirettore. Zanetti è un uomo molto introdotto negli ambienti che contano: dà del tu ai dirigenti di Lega Calcio e CONI; con lui aumenta il "peso politico" della Gazzetta. Per quanto riguarda la fattura del giornale, è fautore di una linea freddamente e scrupolosamente cronachistica: vanno date tutte le notizie nel modo più preciso e documentato possibile; nessuna eleganza letteraria, nessun artificio grafico sensazionale.

Nel 1966, nel quadro di un nuovo programma di rilancio editoriale, la Gazzetta abbandona la sede di via Galilei (in cui era arrivata nel 1926) per trasferirsi in piazza Cavour. La stampa è affidata alla tipografia SAME. Si decide di chiudere il supplemento "Lo Sport illustrato", che cessa le pubblicazioni l'anno successivo. Nel 1970 nasce "90º minuto", programma tv che mostra le immagini delle partite di Serie A ad appena 45' minuti dalla loro conclusione. La televisione scavalca definitivamente la stampa nella cronaca dell'evento sportivo. L'offerta televisiva "sazia" l'appassionato nello stesso giorno in cui si svolgono le partite. Il giorno dopo lo sportivo vuole leggere i perché, i retroscena dei fatti. La risposta che dà la Gazzetta a questa nuova esigenza rappresenta un nuovo capitolo nella storia del giornalismo sportivo italiano.

Il nuovo direttore (dal 1976) Gino Palumbo (con Bruno Raschi vicedirettore) rivoluziona il modo di comunicare la notizia. Il giornalista non è più chiamato ad esprimere un illuminato parere, ma deve «stare tra la gente», far partecipare il lettore, per questo i termini tecnici devono essere usati con parsimonia e comunque vanno sempre spiegati. La cronaca dell'avvenimento non basta più: i giornalisti della "Gazzetta" vengono istruiti sul dare la caccia a ciò che precede e a ciò che segue l'avvenimento sportivo, alla ricerca di polemiche e curiosità[13]. Per andare oltre la cronaca, si dà ampio spazio alle interviste con i protagonisti.

Palumbo compie anche una rivoluzione grafica. Nasce la prima pagina con funzione di "vetrina", novità assoluta per il giornalismo sportivo italiano. L'unico servizio che compare in prima pagina è l'articolo di fondo. Tutto lo spazio è occupato da grossi titoli di impatto immediato (Palumbo introduce il neretto in prima pagina) e di facile interpretazione. Nel 1977 l'editore Rizzoli fa scattare un piano di potenziamento del giornale:

  • apertura di centri stampa in teletrasmissione (a Napoli, Trieste, Genova, e Roma);
  • "La Gazzetta dello Sport Illustrata", che esce come supplemento a colori il sabato (dal 1977 fino al 1981);
  • le edizioni regionali (Triveneto dal 1977, Sicilia dal 1981)

La formula adottata da Palumbo incontra un vasto successo: la tiratura sale da 160.000 a 320.000 copie di vendita media giornaliera[14]. Come numero di lettori, la Gazzetta passa da 1.220.000 nel 1975 (quarto quotidiano nazionale) a 1.961.000 nel 1980 (secondo quotidiano nazionale), per diventare primo quotidiano italiano nel 1982 con 2.811.000 lettori. L'anno successivo supera i tre milioni di lettori (3.078.000) come media giornaliera. Il 12 luglio 1982, giorno successivo alla finale del campionato mondiale di calcio in Spagna, La Gazzetta stampa 1.469.043 copie, saturando tutte le possibilità produttive e stabilendo il primato assoluto di tiratura per la "rosea".

All'apice del successo, Gino Palumbo decide di lasciare; sceglie come suo successore Candido Cannavò, che è entrato alla Gazzetta dal 1955 come corrispondente dalla Sicilia ed è stato chiamato a Milano l'anno prima per fare un anno di ambientamento. Nel 1983 viene aperto il sesto centro stampa a Catania; Pompei subentra a Napoli. Nel 1984, in occasione delle Olimpiadi di Los Angeles (Stati Uniti), la Gazzetta viene teletrasmessa quotidianamente nella città californiana: esce in contemporanea con l'Italia (e non con un giorno di ritardo come accade normalmente per i giornali stranieri). Il 7 novembre, a titolo sperimentale, la Gazzetta viene teletrasmessa in Cina. Negli anni 1982-83 la Gazzetta può fregiarsi del titolo di primo quotidiano italiano, a causa del periodo di appannamento attraversato dal Corriere della Sera.

Altri centri stampa vengono aperti tra il 1987 e il 1993 a Bari, Padova, Pessano con Bornago e Cagliari. Nel 1986 ha inizio la teletrasmissione a Francoforte sul Meno, in Germania, per il centro Europa; verrà rafforzata nel 1994 con l'apertura del centro di Charleroi, in Belgio. Nel 1989 viene battuto il record di tiratura stabilito sette anni prima: in occasione della vittoria del Milan in Coppa dei Campioni, La Gazzetta tira 1.486.110 copie.

Dagli anni novanta ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Nel febbraio 1992 La Gazzetta, in pieno fervore olimpico, dedica tutta la prima pagina alle medaglie conquistate ai Giochi invernali di Albertville da Alberto Tomba, Deborah Compagnoni ed il quartetto di sci di fondo: per la prima volta nella sua storia moderna il calcio non compare in prima pagina. Di per sé è una notizia che fa il giro del mondo. Nel 1994 La Gazzetta va oltreoceano: si inaugura la teletrasmissione permanente negli Stati Uniti.

Nel 1995 vengono lanciati due nuovi supplementi: «La Gazzetta dello sportivo», un tabloid di 32 pagine in uscita il venerdì con notizie e approfondimenti per gli sportivi praticanti (primo numero: 27 gennaio 1995); «La Gazzetta dello Sport Magazine», settimanale in uscita il sabato, che riprende la tradizione degli allegati in carta patinata con fotografie di alta qualità.[15] (primo numero: 28 ottobre 1995). Direttore della testata è Elio Trifari. Nel 2000 «La Gazzetta dello sportivo» viene accorpata al giornale e ne vengono aperte alcune sezioni su Internet. Invece, il «Magazine», dopo aver cambiato veste grafica e testata, assume il nuovo nome di «SportWeek» (primo numero: 12 febbraio 2000).

Con l'avvento alla direzione di Pietro Calabrese (2002) avvengono alcune piccole, ma significative modifiche: il titolo in prima pagina è tutto in stampatello ed è composto da due sole parole; a pagina 2 non vi sono più i programmi televisivi, che vengono spostati nelle ultime pagine; le pagg. 2 e 3 vengono così dedicate all'avvenimento più importante della giornata. Il 16 dicembre 2004 La Gazzetta ha abbandonato per un giorno il suo classico colore rosa ed è stato stampato su carta verde per promuovere l'uscita nelle sale italiane del film Shrek 2. Il ricavato di questa operazione di marketing, pari a 120.000 euro, è andato in beneficenza[16].

Il 10 luglio 2006, il giorno dopo la vittoria della nazionale di calcio italiana nei mondiali di calcio 2006, la tiratura del giornale ha battuto il record italiano precedente (che apparteneva sempre a La Gazzetta) con l'incredibile cifra di 2 302 808 copie.[17]. Il 29 marzo 2008, il giornale, seguendo una tendenza generalizzata della stampa italiana, cambia formato diventando tabloid. Oltre alla riduzione delle dimensioni si registra l'inserimento del colore in tutte le pagine. La testata è corredata del sottotitolo «Tutto il rosa della vita», che da allora accompagna ogni numero del quotidiano.

Attualmente La Gazzetta viene teletrasmessa in sei centri stampa in Italia e in tre all'estero: i dati di diffusione 2010 la confermano primo giornale italiano con 3.995.000 lettori di media al giorno[18]. La Gazzetta dello Sport, di domenica, esce con la testata La Gazzetta Sportiva, in ossequio ad un'antica legge che in Italia impediva ad un quotidiano di uscire per più di 6 giorni alla settimana. Oggi tale legge non esiste più ma la tradizione è rimasta.

A fine 2013 l'editore (RCS MediaGroup) ha annunciato l'apertura di un'agenzia di scommesse sportive online con il marchio del quotidiano: «Gazzabet». La redazione si è mostrata subito contraria ed ha proclamato due giorni di sciopero, effettuati nel gennaio 2014.[19]

La Gazzetta su Internet[modifica | modifica sorgente]

Il 26 agosto 1997, alle 3 del mattino, nasce il sito web del giornale[20]. Con quasi un milione di visitatori unici al giorno oggi Gazzetta.it si pone ai vertici dei giornali online italiani[21]. Attualmente il direttore è Diego Antonelli, che lavora al giornale online fin dalla fondazione.

Il 22 ottobre 2002 il gruppo editoriale Rcs MediaGroup, in collaborazione con la Icon MediaLab s.r.l., presenta un nuovo servizio a pagamento per la consultazione del quotidiano on-line su Edicola[22]. Il servizio mette a disposizione degli utenti, oltre alla già citata possibilità di consultare on-line la versione digitale grafica (file PDF) o testuale (file TXT) del quotidiano presente nelle edicole, la possibilità di sottoscrivere abbonamenti settimanali, mensili ed annuali.

Variazioni dell'assetto proprietario[modifica | modifica sorgente]

  • 1896 Proprietari sono i soci fondatori Eugenio Camillo Costamagna ed Eliso Rivera.
  • 1906 Il 24 gennaio si costituisce la società in accomandita per azioni La Gazzetta dello Sport; i co-gerenti sono Costamagna ed Armando Cougnet (facoltoso uomo milanese); il capitale è 300.000 lire. Tra gli azionisti figurano tutte le principali aziende del settore ciclistico ed automobilistico, tra cui la Fiat (rappresentata da Giovanni Agnelli senior), l'Isotta-Fraschini (rappresentata da Vincenzo Fraschini), Alberto Pirelli ed Edoardo Bianchi.
  • 1911 Costamagna cede per 100.000 lire la parte delle sue azioni ad Armando Cougnet, che diventa proprietario unico della testata.
  • 1913 Il 1º gennaio il giornale viene rilevato dalla Sonzogno Editore per 250.000 lire (125.000 in contanti e il resto in azioni della casa editrice). Viene costituita una nuova società editrice con un capitale di 500.000 lire. Al vertice della società vi è l'industriale Giuseppe Pontremoli. La gestione del giornale è affidata a un Consiglio Tecnico Sportivo presieduto da Arturo Mercanti. Edgardo Longoni viene nominato vicepresidente, con delega (conferitagli dallo stesso Pontremoli) alla direzione del giornale. La Gazzetta si trasferisce negli stabilimenti Sonzogno in corso di Porta Nuova.
  • 1919 L'ingegner Pontremoli, consigliere delegato della società editrice, si dimette. Viene sostituito dal sen. Bertesi; in poco tempo i conti della società peggiorano. Un intervento della Banca Zaccaria Pisa permette di salvare la società; la Gazzetta diventa proprietà di fatto dell'istituto.
  • 1922 Si forma una cordata di professionisti ed imprenditori milanesi per rilevare il giornale. Si fa avanti l'avv. Gian Antonio De Verzoni, che rileva il giornale dal Senatore Luigi Della Torre, contitolare della banca milanese «Zaccaria Pisa». Il 20 febbraio 1922 viene fondata la nuova società di gestione, Anonima Editrice «Gazzetta dello Sport», dotata di un capitale iniziale di 600.000 lire. Primo presidente è Piero Pogliani, amico di De Verzoni e facoltoso commercialista milanese. A dirigere il giornale viene chiamato Emilio Colombo.
  • 1925 Il regime fascista allontana De Verzoni dalla proprietà ed insedia al vertice della società editrice un suo uomo, il comm. Giovanni Dabbusi, che però non ha esperienze nella conduzione di una società.
  • 1929 Il conte Alberto Bonacossa raccoglie i 4/5 del pacchetto azionario, acquisendo il controllo della società editrice, e diventa il proprietario della testata. Rimane ininterrottamente alla guida del giornale fino alla morte, con l'eccezione degli anni 1944-45, durante i quali la Repubblica Sociale espropria la testata a favore del gruppo editoriale "Repubblica Fascista".
  • 1945 In luglio una nuova società, la S.E.S.S. (Società Editrice Stampa Sportiva) assume la gestione editoriale; Bonacossa ne è il presidente.
  • 1953 Muore Alberto Bonacossa. La proprietà del giornale passa al figlio Cesare.
  • 1968 La Gazzetta cambia gestione. Alla S.E.S.S. subentra la S.E.E. (Società Esercizi Editoriali), il cui amministratore unico è Giuseppe Pasquale, ex presidente della Federcalcio.
  • 1972 Il 27 gennaio la società proprietaria della testata, che fa capo alla famiglia Bonacossa, assume direttamente la gestione del giornale. Il 1º giugno 1972 il proprietario della S.E.E, Giuseppe Pasquale, fallisce. La S.E.E scompare e la gestione editoriale della Gazzetta è rilevata (1º luglio) dalla N.E.S. (Nuove Edizioni Sportive), società del gruppo Fiat.
  • 1976 Il gruppo Rizzoli-Corriere della Sera (oggi RCS MediaGroup) acquista dalla Fiat il pacchetto azionario della N.E.S. La testata invece rimane di proprietà della famiglia Bonacossa. L'anno seguente (15 giugno 1977) la Gazzetta si trasferisce nello stabile dell'Editoriale Corriere della Sera. Da allora il giornale è stampato nella tipografia di via Solferino. Il capitale sociale della N.E.S. ammonta a 300 milioni di lire ed è diviso in azioni da mille lire cadauna. Le azioni sono così assegnate: 51% alla Rizzoli Editrice spa; 49% all’Editoriale Corriere della Sera[23].
  • 1984 La RCS viene acquisita da una cordata di cui fanno parte nomi importanti dell'industria e della finanza nazionali. Il primo azionista è Gemina (holding posseduta dalla famiglia Agnelli), con il 46,28%; «Iniziativa ME.TA.» (società controllata da Montedison), è il secondo azionista con il 23,24%. Nel 1986 avviene una riorganizzazione per comparti: la Gazzetta viene inserita nella «RCS Quotidiani», che è tuttora la società editrice del quotidiano.

Allegati in edicola[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi SportWeek e Extra Time.

Già nel 1898 fu offerto un settimanale insieme al quotidiano; inoltre per 50 anni La Gazzetta fu diffusa insieme allo Sport Illustrato, con un periodico chiamato La Gazzetta dello Sport Illustrata. Dal 31 ottobre 1995 il quotidiano ha riproposto l'uscita, al sabato, di un allegato settimanale, prima col nome di La Gazzetta dello Sport Magazine, divenuto a partire dal 2000 SportWeek. La Gazzetta il martedì offre anche l'inserto Extra Time, dedicato interamente al calcio estero.

Gli eventi sportivi della Gazzetta[modifica | modifica sorgente]

Oltre al Giro d'Italia, oggi La Gazzetta organizza il Giro di Lombardia, nato nel 1905, la Milano-Sanremo (1907), la Tirreno-Adriatico, il Giro del Piemonte, il Giro del Lazio, la Monte Paschi Eroica, il Campionato italiano di beach volley, la Milano City Marathon e numerose altre gare in diverse discipline sportive.

Direttori[modifica | modifica sorgente]

Dal 1º gennaio 1913 il nuovo proprietario della «Gazzetta» è la casa editrice Sonzogno.

  • Consiglio direttivo tecnico. Presidente Arturo Mercanti.
    • Edgardo Longoni, vicepresidente con funzioni di direttore (1º gennaio 1913- fine 1914)
  • Ugo Toffaletti, gerente responsabile (fine 1914-1915)
  • Vittorio Varale (1915 - febbraio 1922)
  • Emilio Colombo (febbraio 1922 - luglio 1923)
  • Comitato di direzione: Emilio Colombo, Adolfo Cotronei, Lando Ferretti, Armando Cougnet, Ermete Della Guardia, Pietro Petroselli (luglio 1923 - 19 giugno 1924)[26]
  • Emilio Colombo (20 giugno 1924 - 6 ottobre 1936)

Scelti dalla famiglia Bonacossa

  • Bruno Roghi (7 ottobre 1936 - settembre 1943)
    • Ugo Toffaletti, facente funzioni (settembre-17 dicembre 1943)
  • Armando Cougnet (18 dicembre 1943 - 2 aprile 1944)
  • Emilio Colombo (3 aprile-5 novembre 1944)
  • Luigi Ferrario (6 novembre 1944 - 23 aprile 1945)

Sospensione per decreto del CLN: 27 aprile - 21 giugno 1945.
Scelti dalla famiglia Bonacossa

  • Bruno Roghi (2 luglio 1945 - 31 marzo 1947)
  • Emilio De Martino (6 maggio 1947 - 8 gennaio 1950)
  • Gianni Brera e Giuseppe Ambrosini (9 gennaio 1950 - 25 novembre 1954)
  • Giuseppe Ambrosini (26 novembre 1954 - 18 giugno 1961)
  • Gualtiero Zanetti (19 giugno 1961 - 30 giugno 1973)
  • Giorgio Mottana (1º luglio 1973 - 30 aprile 1975)
  • Remo Grigliè (1º maggio 1975 - 5 novembre 1976)

Scelti dal Gruppo Rizzoli

Scelti dall'attuale proprietà

Firme[modifica | modifica sorgente]

Vicedirettori[modifica | modifica sorgente]

I vicedirettori sono:

  • Gianni Valenti, con qualifica di vicario e delega a tutto il settore multimediale;
  • Umberto Zapelloni, supervisore della qualità del giornale e delega alla sezione «Altri mondi»;
  • Stefano Cazzetta, con delega al calcio;
  • Franco Arturi, con delega a tutti gli sport non calcistici, ai rapporti coi lettori e alla Fondazione Cannavò;
  • Ruggiero Palombo, con delega ai rapporti istituzionali e responsabilità della redazione romana.

Segretari di redazione[modifica | modifica sorgente]

Franco Laganga, principalmente con la gestione Gualtiero Zanetti.[27] Daniele Redaelli

Collaboratori storici[modifica | modifica sorgente]

Hanno scritto per la Gazzetta:

Attuali giornalisti[modifica | modifica sorgente]

Scrivono attualmente, fra gli altri:

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Archivio delle edizioni passate[modifica | modifica sorgente]

Tutta la collezione della Gazzetta dello Sport prima edizione (quella mattutina) dal 1896 ad oggi è conservata microfilmata a Milano nella Biblioteca Nazionale Braidense nella Sezione Microfilm.

La Gazzetta dello Sport edizione Centro-Sud (edita a Roma dal luglio 1922 al ? 1925) è conservata microfilmata a Milano nella Biblioteca Nazionale Braidense, Sezione Microfilms (microfilm salvato e messo in vendita dalle edizioni N.E.S. nel 1975 circa). La stessa collezione è conservata anche nelle Biblioteche Nazionali di Firenze, Roma e nella Biblioteca "Berio" di Genova[30].

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Ricevuti[modifica | modifica sorgente]

  • Premio Fiuggi per la funzione educativa e culturale svolta nel campo delle comunicazioni di massa (1986)
  • Coppa olimpica, assegnata dal CIO, il più alto riconoscimento del Comitato Olimpico internazionale per un organismo o un'istituzione
  • Miglior pubblicazione sportiva d'Europa, ricevuto a Barcellona nel corso del galà dello sport organizzato dal quotidiano El Mundo Deportivo (1994)
  • Stella d'oro al merito sportivo, massimo premio del CONI, ricevuto per celebrare il centenario della "rosea", per "aver contribuito con particolare efficacia alla diffusione e all'autonomia dello sport italiano".

Assegnati[modifica | modifica sorgente]

  • Sportivo italiano dell'anno: vengono premiati i migliori atleti e squadre nazionali dell'anno
  • Sportivo mondiale dell'anno: vengono premiati i migliori atleti e squadre internazionali dell'anno
  • Euroscar Award: viene premiato il miglior cestista europeo della stagione
  • Trofeo Gazzetta: viene premiato il miglior giocatore della stagione regolare del campionato italiano maschile e femminile di pallavolo.

Prime pagine storiche[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La "tripletta" era una bicicletta a tre posti.
  2. ^ Gazzetta 110 anni. URL consultato il 05-03-2008.
  3. ^ Enrica Speroni, "Come la Gazzetta si è trasformata", in I nostri 90 anni, supplemento alla «Gazzetta dello Sport» del 3 aprile 1986
  4. ^ Anche questa idea viene ripresa da Parigi, dove i due quotidiani sportivi si distinguono già da anni per il loro colore: verde Le Vélo, rosa il Journal de sport e giallo sarà poi L'Auto che nel 1903 lancerà il Tour de France.
  5. ^ a b Enrica Speroni, "Come la Gazzetta si è trasformata", in I nostri 90 anni, supplemento alla «Gazzetta dello Sport» del 3 aprile 1986.
  6. ^ I fatti: lo schermidore Agesilao Greco, considerato imbattibile, era stato clamorosamente sconfitto dal belga Fernand Desmet in un incontro a Parigi. L'italiano però non aveva riconosciuto il verdetto dei giudici, accusandoli di sciovinismo. Il caso suscitò molto clamore. «La Gazzetta» organizzò la rivincita, che si tenne a Milano dove Greco prevalse su Desmet.
  7. ^ Vinse Tramagni su Marchand.
  8. ^ La riproduzione a stampa di immagini su carta normale era un problema: la qualità era bassa. Era per questo che La Gazzetta aveva creato un supplemento ad hoc. Nel 1906 invece la tecnologia (o l'abilità dei tipografi) consente di stampare immagini anche su carta normale. Una curiosità: le foto dei protagonisti dello sport non sono rettangolari, come oggi, ma a forma di medaglione.
  9. ^ Cento anni di Giro - Un secolo di passione - La Gazzetta dello Sport, 24 agosto 2008
  10. ^ Franco Abruzzo, Codice dell'informazione e della comunicazione - Materiali per un corso di storia del giornalismo. Da Gutenberg al web, alla free press e alla tv digitale, Roma, Centro di documentazione giornalistica, 2006, p. 324.
  11. ^ Paolo Murialdi, Storia del giornalismo italiano, Bologna, il Mulino, 2006, p. 96.
  12. ^ Vedi Psychological Warfare Branch. L'organismo, infatti, aveva assegnato la priorità nell'assegnazione di carta ai giornali politici.
  13. ^ Lorenzo Longhi, «Il giornalismo sportivo», in Storia e futuro, Rivista di storia e storiografia. Nº 5 - ottobre 2004.
  14. ^ Franco Di Bella, Corriere segreto, Rizzoli, 1981, p. 213.
  15. ^ Nella storia della «Gazzetta dello Sport», erano già esistiti due allegati: il primo a fine Ottocento e il secondo a metà Novecento.
  16. ^ Shrek e un regalo da 120.000 euro - La Gazzetta dello Sport, 31 dicembre 2004
  17. ^ Tutto esaurito, la Gazzetta in ristampa. URL consultato il 05-03-2008.
  18. ^ La Repubblica, 14 maggio 2010, La classifica di Audipress, p. 36 - Dati riferiti all'indagine Audipress sui giornali a pagamento - 4 maggio 2010, consultabile su www.audipress.it Consultato il 22 luglio 2010
  19. ^ Gazzetta dello Sport, comunicato sindacale: no a GazzaBet. URL consultato il 18 marzo 2014.
  20. ^ Gazzetta.it compie 10 anni
  21. ^ Andrea Bettini - Giornali.it/2.0 La storia dei siti internet dei principali giornali italiani - ed.it
  22. ^ IconMedialab & RCS on-line con edicola.corriere.it (PDF), 22-10-2002. URL consultato il 27-08-2008.
  23. ^ Mario Lombardo, La stampa periodica in Italia, Roma, Editori Riuniti, 1985.
  24. ^ Nel maggio 1898 Eliso Rivera viene arrestato durante i moti popolari. Costamagna lo sostituisce con Roderico Rizzotti.
  25. ^ Dimissioni di Rizzotti. Costamagna rimane direttore unico.
  26. ^ Uno dopo l'altro, i membri del comitato si trasferiscono a giornali concorrenti o si dedicano ad altre attività: Colombo lascia entro l'autunno, Petroselli lascia entro dicembre e a gennaio 1924 se ne va anche Ferretti.
  27. ^ Redazione. URL consultato il 05-03-2008.
  28. ^ Celebre per aver organizzato "il Giro ciclistico di Lombardia nel 1905, la Milano-Sanremo nel 1907 e il Giro d'Italia nel 1909". R. Canosa, La voce del Duce. L'agenzia Stefani: l'arma segreta di Mussolini, Mondadori, Milano 2002, p. 226.
  29. ^ Pioniera del giornalismo sportivo femminile, esordì il 18 novembre 1973 con un'intervista esclusiva a Gianni Rivera, che ruppe un silenzio stampa che durava 6 mesi
  30. ^ Su questa edizione sono evidenti i controlli fatti dai contabili romani che hanno spuntato tutta la pubblicità e gli spazi a pagamento mandati alla fatturazione.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]