Edoardo Bianchi

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Edoardo Bianchi

Edoardo Bianchi (Milano, 17 luglio 1865Varese, 3 luglio 1946) è stato un imprenditore e inventore italiano, fondatore della F.I.V. Edoardo Bianchi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Vetturetta Bianchi 8HP. Esposta al Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci, Milano.

A sette anni fu accolto nel collegio dei Martinitt, dove venne a conoscenza della meccanica apprendendone i primi rudimenti.

Nel 1885 riuscì a impiantare una piccola officina meccanica nel centro storico di Milano, nella quale iniziò l'attività di riparatore e di costruttore di biciclette.

Dotato di grande genio meccanico rinnovò profondamente la concezione e la realizzazione dei velocipedi: ridusse il diametro della ruota anteriore, adottando la catena di trasmissione del movimento, inventata da poco tempo in Francia, e abbassò l'altezza dei pedali, creando così la prima bicicletta moderna.

Nel 1888 creò il primo mezzo circolante con ruote pneumatiche, applicando alla bicicletta l'invenzione che John Boyd Dunlop aveva realizzato pochi mesi prima. Il successo del prodotto lo portò ad investire nello sport, partecipando dall'ultimo decennio del XIX secolo alle principali gare ciclistiche europee.

Nel 1895 fu convocato dalla regina Margherita nel Palazzo Reale di Monza per mostrare il funzionamento della bicicletta e istruirne all'uso la sovrana. Bianchi studiò un telaio che fosse compatibile con le ingombranti gonne dell'epoca, facendo così nascere la bicicletta da donna.

Già alla fine del XIX secolo aveva sperimentato dei motori De Dion-Bouton su tricicli di sua costruzione. I collaudi furono rallentati a causa di un principio d'incendio durante un giro di prova che provocò a Bianchi una serie di ustioni alle mani. Dopo alcune settimane di convalescenza, la sperimentazione fu completata e i tricicli furono posti in vendita a partire dal 1900.

Nel 1901 brevettò la trasmissione a cardano per le biciclette, e nel 1913 il freno anteriore.

Morì nella sua villa di Varese il 3 luglio 1946[1] per i postumi di un incidente stradale[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La morte di Edoardo Bianchi, La Nuova Stampa, 4 luglio 1946, p. 3.
  2. ^ Gentile, op. cit., p. 169.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]