Candido Cannavò

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« ...il giornalista di lungo corso che dalle colonne della Gazzetta dello Sport, di cui è stato per tanti anni direttore, e dalle più diverse tribune mediatiche, ha raccontato con passione e acutamente divulgato i valori di lealtà e di competizione che hanno reso sempre più popolare il gioco del calcio e lo sport italiano. »
(Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica.[1])
Cannavò ricevuto al Quirinale da Giorgio Napolitano, in occasione del conferimento del Premio Saint Vincent per il giornalismo (28 settembre 2006)

Candido Cannavò (Catania, 29 novembre 1930Milano, 22 febbraio 2009) è stato un giornalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Atleta di fondo e mezzofondo a livello nazionale[2], a diciannove anni ha iniziato a svolgere l'attività di giornalista sportivo nel quotidiano La Sicilia. Dal 1952 al 1955 ha ricoperto la carica di presidente del CUS Catania. Nel 1955 è stato ingaggiato come corrispondente da La Gazzetta dello Sport. Successivamente è diventato anche inviato speciale e tra le manifestazioni di cui si è occupato si ricordano alcuni Mondiali di calcio, ben 9 Olimpiadi e moltissimi Giri d'Italia.

Nel 1981 è diventato vicedirettore, poi condirettore e nel 1983 è succeduto a Gino Palumbo come direttore responsabile del quotidiano. È rimasto in carica 19 anni, fino al 12 marzo 2002, quando è stato sostituito da Pietro Calabrese. Durante la sua carica, la Gazzetta dello Sport si è consolidata come primo quotidiano italiano e maggiore quotidiano sportivo europeo, ha ripreso la pubblicazione del settimanale legato alla Rosea (prima La Gazzetta dello Sport magazine poi Sportweek) e ha aperto il proprio sito web. È stato opinionista (sempre per la Gazzetta) e ha curato le rubriche Candidamente e Fatemi capire. Il figlio Alessandro, anch'egli giornalista, lavora come redattore capo al Corriere della Sera.

Il suo impegno è andato al di là dello sport. Da sempre si è occupato dei problemi della società, soprattutto della sua terra, e da quando ha smesso di dirigere la Gazzetta dello Sport ha pubblicato la sua biografia e tre saggi, che narrano la situazione delle prigioni italiane, dei disabili e dei senzatetto.

Nonostante le polemiche che l'avevano non di rado contrapposto a Gianni Brera, è stato uno degli iniziatori e dei più validi sostegni del Premio Gianni Brera "Lo sportivo dell'anno" che ne onora la memoria.

Il 22 febbraio 2009, dopo essere stato ricoverato per alcuni giorni all'ospedale Santa Rita di Milano in seguito ad un'emorragia cerebrale,[3] è morto all'età di 78 anni. In suo onore, nella giornata stessa, su tutti i campi di calcio è stato osservato un minuto di silenzio.[4][5]

Un mese dopo la sua scomparsa, il 22 marzo 2009 La Gazzetta dello Sport ha deciso di intitolargli sia l'ufficio del direttore (con il nome di "Stanza Candido Cannavò") sia la maglia bianca del Giro d'Italia[6]. Riposa al Cimitero Monumentale di Milano, nella Cripta del Famedio. Il 2 gennaio 2010 il comune di Castellania (AL) paese natale di Fausto e Serse Coppi nel 50º della morte di Fausto Coppi ha dedicato una piazza a Candido Cannavò[7].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Una vita in rosa, (Rizzoli, 2002)
  • Libertà dietro le sbarre, (Rizzoli, 2004)
  • E li chiamano disabili, (Rizzoli, 2005)
  • Pretacci. Storie di uomini che portano il Vangelo sul marciapiede, (Rizzoli, 2008)

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Grand'Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
— 1º giugno 2002. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Direttore de La Gazzetta dello Sport Successore
Gino Palumbo 11 marzo 1983 - 11 marzo 2002 Pietro Calabrese
Controllo di autorità VIAF: (EN1866755 · LCCN: (ENn2004101055 · SBN: IT\ICCU\CFIV\102699 · ISNI: (EN0000 0000 8081 3757 · BNF: (FRcb16231086r (data)