Storia degli omosessuali nella Germania nazista e durante l'olocausto

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« Anche gli omosessuali sono vittime dimenticate del regime nazista. Quanti siano stati condannati e internati nei lager non è noto , sia per la distruzione di parte degli archivi, sia perché molti di loro come altre categorie di perseguitati dai nazisti, sono stati catturati dalla Gestapo e fatti sparire in base al decreto Nacht und Nabel (Notte e Nebbia) emanato da Hitler il 7 dicembre 1941, con lo scopo di eliminare i "soggetti pericolosi per il Reich", senza lasciare traccia »
(Giorgio Giannini in Vittime Dimenticate)

Nel corso del regime nazista tedesco, numerosi omosessuali[1] furono internati in campi di concentramento insieme a ebrei, rom, sinti, Jenisch e testimoni di Geova. A distinguerli dagli altri prigionieri era un triangolo rosa cucito sul petto. Si è soliti riferirsi allo sterminio degli omosessuali nei campi di concentramento nazisti come Omocausto. Si stima che gli omosessuali internati nei lager siano stati almeno 50.000[2]

Prima dell'avvento del Terzo Reich in Germania, Berlino veniva considerata una città liberale con molti locali gay, nightclub e spettacoli di cabaret. C'erano molti locali dove turisti e residenti eterosessuali ed omosessuali potevano praticare il travestitismo.

Dall'inizio del secolo apparvero alcuni significativi movimenti di liberazione omosessuale, come il Wissenschaftlich-humanitäres Komitee (WHK) che faceva capo a Magnus Hirschfeld.

Sia pure in misura minore, nella Germania pre-nazista si sviluppò anche un timido movimento lesbico, che gravitava intorno a locali berlinesi quali il Dorian Gray, il Monbijou des Westens ed il Flauto Magico. Divennero luoghi nei quali l'omosessualità femminile incominciò a organizzarsi.

Memoriale ai gay e alle lesbiche vittime del nazionalsocialismo a Colonia in Germania. L'iscrizione su uno dei due lati del monumento recita: "TotgeschlagenTotgeschwiegen" (Colpito a morte - Messo a tacere)

Nazismo e omosessualità[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Paragrafo 175.

Il movimento di liberazione omosessuale venne rapidamente eliminato con l'avvento al potere del partito nazista capeggiato da Adolf Hitler. L'ideologia nazista reputò l'omosessualità incompatibile con i propri ideali considerando che le relazioni sessuali dovessero:

« [...] essere finalizzate al processo riproduttivo, essendo loro scopo la conservazione ed il prosieguo dell'esistenza del Volk [popolo], piuttosto che la realizzazione del piacere dell'individuo. »
(testo originale, in inglese)

Ovviamente i rapporti omosessuali, considerati «sterili» ed «egoistici» vennero visti come un tradimento alle politiche demografiche di potenziamento del popolo non essendo i gay in grado di riprodursi e perpetuare così la «razza padrona». Per la stessa ragione la masturbazione venne considerata dannosa al Reich, ma trattata con minor severità.

« Gli individui più vili sono all'opera per intossicare la nostra gioventù, nel periodo più importante per il suo sviluppo. E lo Stato è incapace di reagire. Perché? [...] Perché tutti i partiti dai quali escono i Ministri, devono scendere a patti con i capibanda pederasti, che sono i loro amici politici [...] Questa contaminazione [...] è la prova della collusione irremovibile tra marxismo, pederastia e intossicazione sistematica della gioventù [...] Tedesche, donne del popolo lavoratore, marciate con noi nazionalsocialisti e mandate al diavolo i vostri corruttori! »
(Il quotidiano nazista Volkischer Beobachter (Osservatore Popolare)[3][4])
Targa commemorativa agli omosessuali del Campo di concentramento di Sachsenhausen

Ernst Röhm, un uomo che Hitler stesso percepì come una possibile minaccia alla propria supremazia, e comandante della prima milizia nazista, le SA, esibì in modo discreto la propria omosessualità fino al 1925. In quell'anno il giornale del Partito Socialdemocratico Tedesco, con l'intenzione di gettare discredito sul partito nazista, pubblicò una serie di lettere d'amore scritte da Röhm e da altri comandanti delle SA come Edmund Heines. Dopo il 1925, Röhm ebbe possibilità di esprimere più liberamente la propria sessualità e si iscrisse alla Lega dei Diritti Umani, la più grande organizzazione tedesca per i diritti dei gay.

Inizialmente Hitler protesse Röhm dagli elementi estremisti del partito nazista che vedevano nella sua omosessualità una grave violazione delle norme profondamente omofobe del partito. Nel tempo però Hitler rivide questa posizione quando sentì minacciato il proprio potere da parte di Röhm. Nel 1934 durante la Notte dei lunghi coltelli, un'epurazione da coloro che lo minacciavano, egli ordinò l'uccisione di Röhm e sfruttò il pretesto della sua omosessualità per compiere ulteriori azioni contro le SA al fine di renderle innocue e docili al suo potere. Dopo aver consolidato il suo potere ed essere diventato Cancelliere, Hitler incluse la categoria degli omosessuali tra coloro che dovevano essere inviati nei campi di concentramento durante la shoah.

Poco dopo l'epurazione del 1934 venne creata una sezione della Gestapo che aveva l'ordine di compilare speciali liste di individui omosessuali. Nel 1936, Heinrich Himmler, comandante delle SS, creò l'Ufficio centrale del Reich per la lotta all'omosessualità e all'aborto. Il decreto costitutivo di questo nuovo ufficio recitava:

« [...] Le attività omosessuali di una non trascurabile parte della popolazione, costituiscono una seria minaccia per la gioventù. Tutto ciò richiede l'adozione di più incisive misure contro queste malattie nazionali. »

Himmler, prima del 1934 un fedele servo del potere di Röhm, obiettò che le accuse di omosessualità che gli erano rivolte fossero state costruite dagli ebrei per gettare discredito sulla figura del comandante delle SA. Quando però l'epurazione portò alla ribalta le SS comandate da Himmler in contrapposizione alle ormai domate SA egli divenne molto attivo nella campagna di soppressione dell'omosessualità. Egli esclamò: "Dobbiamo sterminare la radice e i rami di questa gente... gli omosessuali devono essere eliminati!".

Hitler supponeva che l'omosessualità fosse un "comportamento degenerato" che rappresentava una minaccia alla capacità demografica dello stato e ne che danneggiava il "carattere virile". I gay vennero denunciati come "nemici dello stato" ed accusati come "corruttori" della moralità pubblica che mettevano in pericolo il tasso di natalità della Germania. Circa un milione di omosessuali divennero vittime del regime nazista anche se non venivano da subito trattati alla stregua degli ebrei; come componenti, seppur "deviati", della "razza padrona" si preferiva "convincerli" ad una "corretta" sessualità e e ad una "dignitosa" socialità. I gay che rifiutarono di conformarsi e modificare il loro orientamento sessuale vennero deportati nei lager dove vennero sterminati attraverso il duro lavoro imposto.

La persecuzione nazista degli omosessuali venne portata a termine principalmente attraverso l'inasprimento delle leggi omofobiche, il tristemente conosciuto paragrafo 175, in nome del quale 100.000 gay vennero arrestati, 60.000 condannati a pene detentive e un numero sconosciuto internati in ospedali psichiatrici.

Omosessuali nazisti e la notte dei lunghi coltelli[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Notte dei lunghi coltelli.
10 maggio 1933, i nazisti bruciano opere di autori ebrei e la biblioteca dell'Institut für Sexualwissenschaft oltre ad altre opere considerate "un-German".

Storicamente, da un punto di vista simbolico, il 30 giugno 1934, la "Notte dei lunghi coltelli", costituì per la minoranza omosessuale tedesca quello che il pogrom della Notte dei cristalli (in Germania definito Putsch-Rohm) avrebbe costituito nel 1938 per quella ebraica, sancendo in modo per così dire "ufficiale" l'inizio della campagna repressiva (che però aveva avuto inizio in modo "ufficioso" fin dal 1933).

Oltre a ciò, l'episodio sancì la definitiva scomparsa delle illusioni nutrite dall'estrema destra del movimento di liberazione omosessuale di lingua tedesca, che contava esponenti come lo scrittore Hans Blüher, l'eccentrico artista Elisar von Kupffer o il medico Karl Günter Heimsoth (l'inventore del termine omofilia), che simpatizzavano apertamente per il NSDAP. In queste cerchie l'alta posizione raggiunta da un omosessuale notorio come Ernst Röhm era citata quale esempio del fatto che il nazismo non era "in realtà" ostile agli omosessuali. La brutale liquidazione fisica di Röhm e di altre personalità omosessuali dei vertici delle Sturmabteilung (fra le quali lo stesso Heimsoth e Hans Erwin von Spreti-Weilbach), e ancora più la giustificazione dell'intervento armato (che erano ben altri) come purga della cricca omosessuale annidata nel nazismo, costituì un brusco risveglio per queste persone.

L'episodio sancì la sconfitta definitiva della loro aspirazione a strumentalizzare il "cameratismo" virile, caro ai nazisti, per nobilitare l'"amore virile fra maschi" e legittimare in chiave di "iper-virilità" il comportamento omosessuale. Questa visione era sempre stata in polemica con l'ala filosocialista del movimento omosessuale, accusata d'essere portatrice di una visione effeminata dell'omosessualità, propugnata da ebrei notori come Magnus Hirschfeld.

In un discorso segreto alle SS relativo alla liquidazione degli omosessuali[5], nel 1937, Himmler avrebbe addirittura citato espressamente le idee di Hans Blüher (che peraltro fu lasciato vivere indisturbato per tutto il periodo nazista), fra quelle che rischiavano di minare il nazismo:

[Ai giovani diciamo che] "Esistono soltanto le amicizie tra ragazzi. Sono gli uomini che decidono, sulla Terra", gli diciamo. La tappa seguente è l'omosessualità. Sono le idee del signor Blüher".

Questo collegamento fra nazismo ed omosessualità fece presa in particolare fra gli oppositori antinazisti, che spesso condividevano, nei confronti degli omosessuali, gli stessi pregiudizi nutriti dai nazisti. Da qui si diffuse l'accostamento fra decadenza, omosessualità e nazismo, contro cui invano combatté un omosessuale lucidamente antinazista come Klaus Mann.

Il radicamento di tale luogo comune è dimostrato dalla testimonianza relativamente tarda del film La caduta degli dei di Luchino Visconti (che pure fu notoriamente omosessuale), nel quale degenerazione morale nazista e pratica dell'omosessualità vanno di pari passo.

Eppure, la vera motivazione della "Notte dei lunghi coltelli" non ebbe nulla a che vedere con l'omosessualità. L'eliminazione di Röhm fu resa necessaria dal fatto che egli era un uomo troppo potente, che aveva ai suoi comandi una temibile forza paramilitare, e che si attardava a concepire il nazismo come un movimento rivoluzionario, e perfino nazional-socialista, in un momento in cui esso era ormai nei fatti un regime ultraconservatore.

L'omosessualità di Röhm, che non aveva costituito un ostacolo alla sua carriera fino a quando egli era stato in sintonia con le gerarchie naziste, divenne così all'improvviso un utile pretesto per giustificarne l'eliminazione fisica e la necessità della "purga" del suo "corrotto" entourage.

I numeri della persecuzione[modifica | modifica sorgente]

Il triangolo rosa era il marchio di stoffa che veniva cucito sulla divisa degli internati per omosessualità maschile, in base al paragrafo 175, nei campi di concentramento nazisti

Migliaia di gay vennero sottoposti alla sterilizzazione forzata in seguito a sentenze pronunciate dai tribunali nazisti. Alcuni dei perseguitati da queste leggi non si identificarono mai come omosessuali e vennero semplicemente arrestati, imprigionati o castrati. Alcune di queste "leggi contro l'omosessualità" continuarono ad essere presenti nell'ordinamento giuridico occidentale fino agli anni sessanta e settanta e per questo molti uomini e donne ebbero paura di rivelare la loro condizione sessuale fino a quando queste "leggi" vennero abrogate.

Il numero di persone omosessuali uccise nei campi di concentramento durante la shoah varia in maniera tra le 10.000 e le 600.000; la ragione di queste ampie variazioni risiede nella diverso conteggio delle persone esclusivamente omosessuali o anche appartenenti ad altri gruppi sterminati dai nazisti (ebrei, rom, dissidenti politici). Inoltre spesso i documenti relativi alle cause di internamento non vennero compilati, oppure scomparvero dopo la guerra.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Triangolo rosa.

I gay soffrirono di un trattamento particolarmente crudele all'interno dei campi di concentramenti. Questo può essere attribuito sia al duro atteggiamento delle SS di guardia nei confronti dei gay, come pure agli atteggiamenti omofobici ben radicati nella società nazista. L'emarginazione inflitta agli omosessuali nella vita sociale tedesca dell'epoca si rifletteva nei campi di concentramento. Alcuni morirono a seguito di feroci bastonature, in parte effettuate da altri deportati. Il tasso di mortalità tra gli internati omosessuali fu di circa il 60%, contro il 41% dei deportati politici e circa il 35% dei Testimoni di Geova, seconda solo al tasso di mortalità degli internati di origine ebraica.

I medici nazisti utilizzarono spesso i gay in esperimenti "scientifici" atti a scoprire il "gene dell'omosessualità" e poter così guarire i futuri bambini ariani che fossero stati omosessuali. Particolarmente crudeli le sperimentazioni del medico delle SS Carl Vaernet che effettuò uno studio su di un preparato a base di ormoni di sua invenzione sugli internati omosessuali nel campo di Buchenwald: circa l'80% degli internati sottoposti alla "cura" a base di massicce dosi di testosterone non sopravvisse.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Carl Peter Vaernet.

Il racconto di un omosessuale sopravvissuto all'Olocauso, l'alsaziano Pierre Seel, fornisce dettagli sulla vita durante il periodo nazista. Nel suo racconto egli narra la propria appartenenza alla comunità gay della città di Mulhouse. Quando i nazisti assunsero il potere il suo nome apparve in una lista di omosessuali locali che ricevettero l'ordine di presentarsi presso la stazione di polizia. Seel obbedì all'ordine per evitare ripercussioni ai propri familiari. All'arrivo alla stazione di polizia egli, insieme ad altri gay, venne picchiato; ad alcuni, che cercarono di resistere, vennero strappate loro le unghie dagli uomini delle SS. Altri ancora vennero sodomizzati con bastoni spezzati che causarono lesioni ed emorragie intestinali.
Dopo il suo arresto, Seel venne inviato nel campo di concentramento di Schirmeck. Qui Seel racconta che durante un appello mattutino il comandante del campo annunciò un'esecuzione pubblica. Un uomo venne portato fuori e Seel lo riconobbe: era il suo amante diciottenne di Mulhouse. Seel prosegue raccontando che le guardie del campo lo spogliarono degli abiti e che posero un secchio metallico sopra la sua testa, quindi gli aizzarono contro i cani lupo addestrati che lo sbranarono fino ad ucciderlo.

Esperienze come questa possono aiutare a capire il numero relativamente alto di omosessuali morti nei campi rispetto agli appartenenti ad altri "gruppi asociali". Uno studio di Ruediger Lautmann riporta che il 60% dei gay rinchiusi nei campi di concentramento morì, paragonandolo al 41% dei prigionieri politici e al 35% dei testimoni di Geova. Lo studio mostra anche come i valori di sopravvivenza fossero migliori per gli internati appartenenti alle classi medie ed alte della società, ai bisessuali sposati e a coloro che avevano figli.

La persecuzione delle lesbiche[modifica | modifica sorgente]

Le donne non vennero legalmente perseguitate dalla legge nazista contro gli omosessuali: il paragrafo 175 discriminava infatti esclusivamente l'omosessualità maschile. D'altra parte il paragrafo 129 del codice penale austriaco, rimasto in vigore anche dopo l'annessione dell'Austria da parte della Germania (1938), perseguiva indistintamente la «fornicazione innaturale» per entrambi i sessi con pene che variavano da uno a cinque anni di detenzione. L'opposizione delle organizzazioni cattoliche austriache aveva impedito, nel 1930, una modifica per eliminare il lesbismo dai casi contemplati dal paragrafo 129. Per questo in Austria, nel periodo 1938-1945, vennero effettuati numerosi arresti e condanne a danno di lesbiche - anche se in proporzione molto minore alla contemporanea applicazione del paragrafo nei confronti degli omosessuali maschi.

Al di là delle leggi, la persecuzione e la repressione delle lesbiche va inquadrata nella più ampia concezione nazionalsocialista secondo cui il ruolo delle donne era limitato alla famiglia ed alla cura dei figli e per questo era considerato più semplice persuaderle o forzarle ad accettare un orientamento di tipo eterossessuale. Particolarmente osteggiate, di conseguenza, furono intellettuali ed artiste indipendenti e che non si conformavano all'ideale, quali Claire Waldoff, Gertrude Sandmann, Christa Winsloe e Thea Sternheim.

Le lesbiche vennero viste come un pericolo ai valori dello stato e spesso marchiate dallo status di "asociali" (indossando in tal caso il triangolo nero anziché il triangolo rosa). La qualità di lesbica era considerata spesso un'aggravante rispetto appunto all'asocialità o ad altre imputazioni (ovvero all'essere ebree, ladre, prostitute, etc.). Gli studiosi riportano casi di lesbiche nei campi di concentramento di Dachau, Ravensbrück, Flossenbürg, Hohenstein, Moringen. Presso il campo di Flossenbürg era attivo un bordello, nel quale le lesbiche erano particolarmente ricercate ed esposte al sadismo ed alle perversioni dei gerarchi.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi triangolo nero e Henny Schermann.

La Memoria della persecuzione nazista oggi[modifica | modifica sorgente]

« Sul fenomeno della persecuzione degli omosessuali: " è caduta una vera e propria coltre di silenzio" »
(Massimo Consoli, "Homocaust")

Molte città nel mondo hanno eretto monumenti memoriali per ricordare le migliaia di gay uccisi durante la shoah. I maggiori si possono trovare a Berlino, in Germania; Amsterdam, in Olanda e San Francisco negli Stati Uniti. In Italia ne esistono a Bologna e Trieste. Nel 2002 il governo tedesco si è scusato ufficialmente con la comunità gay per quanto avvenuto durante il periodo nazista.

Il Parlamento europeo ha onorato l'anniversario 2005 della shoah con un minuto di silenzio e con il seguente passaggio del proprio discorso:

« il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dove centinaia di migliaia di ebrei, zingari, omosessuali, polacchi e prigionieri di altre nazionalità sono stati uccisi, non è solo un'importante occasione per i cittadini europei di ricordare e condannare l'enorme orrore e la tragedia della shoah, ma anche per condannare il pericoloso risorgere dell'antisemitismo, specialmente degli incidenti antisemiti, e per imparare ancora la grande lezione circa i pericoli di sacrificare le persone su basi di razza, origine etnica, religione, politica ed orientamento sessuale. »
Uno dei tre triangoli di granito rosa del Homomonument ad Amsterdam, dedicato ai gay e le lesbiche vittime della persecuzione nazista.

L'United States Holocaust Memorial Museum (USHMM) di Washington, il museo ufficiale dell'olocausto degli Stati Uniti d'America, fra le molteplici "collezioni" sui perseguitati, dedica agli omosessuali un'ampia documentazione, annoverandoli fra le "vittime dimenticate" ed innocenti del regime nazista[6][7]

Monumenti nel mondo alle vittime gay del nazismo[modifica | modifica sorgente]

Fiori su un elemento dell'Homomonument ad Amsterdam

Dal 1980, alcune città in Europa e nel mondo hanno eretto monumenti e posto targhe per ricordare le migliaia di omosessuali che furono trucidati e perseguitati durante l'Olocausto.
I principali monumenti si trovano a Berlino, Amsterdam, Montevideo in Uruguay, e a San Francisco negli USA[8].

In Germania nel 2002, il governo tedesco ha chiesto scuse ufficiali alla comunità gay. La Germania ha ora monumenti in alcune sue importanti città. L'11 dicembre 1994 a Francoforte sul Meno, il 24 giugno 1995 a Colonia e il 27 maggio 2008 a Berlino, sono stati inaugurati monumenti dedicati alla memoria delle vittime gay e lesbiche.
In occasione dell'inaugurazione del monumento di Berlino, il sindaco Klaus Wowereit disse: <<Questo è sintomatico per una società [...] che non abolì degli ingiusti verdetti, ma che almeno parzialmente continuò ad applicarli; una società che non riconobbe un gruppo di persone come vittime, solamente perché queste scelsero un altro stile di vita>>[9]

Video storico[modifica | modifica sorgente]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il termine omosessualismo e omosessuale venne usato per la prima volta da Karl-Maria Kertbeny intorno al 1866, nella Confederazione Germanica composta dalla parola latina sexus (sesso) con quella greca omoios (lo stesso) ovvero il sesso degli stessi o degli uguali. Prima di allora venivano usati i termini sodomita o urningo per identificare un omosessuale - Vittime dimenticate di Giorgio Giannini pag. 80 e 89
  2. ^ Vittime dimenticate, lo sterminio dei disabili, dei rom, degli omosessuali e dei testimoni di Geova di Giorgio Giannini, pag. 78, Stampa Alternativa, Viterbo 2011, ISBN 978-88-6222-274-7
  3. ^ Homocaust pag. 115
  4. ^ Vittime dimenticate di Giorgio Giannini pag.81
  5. ^ CulturaGay.it - Testo del discorso segreto tenuto da Himmler ai generali delle SS
  6. ^ BM - FARE STORIA Il Museo USHM sugli omosessuali nella Germania nazista
  7. ^ Le ragioni di un silenzio. La persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e il fascismo, a cura del Circolo Pink, pag. 136-140, Ombre Corte, Verona 2002 ISBN 88-87009-29-5
  8. ^ Monumenti nel mondo, alle vittime gay e lesbiche, durante in nazismo
  9. ^ Cenni sul discorso del sindaco di Berlino Klaus Wowereit

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia in italiano[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia in altre lingue[modifica | modifica sorgente]

  • (DE) Andreas Pretzel, Als Homosexueller in Erscheinung getreten. In: 'Kulturring in Berlin e. V. (curr.): "Wegen der zu erwartenden hohen Strafe": Homosexuellenverfolgung in Berlin 1933 – 1945, Berlin 2000.ISBN 3-86149-095-1
  • (DE) Joachim Müller, Andreas Sternweiler; Schwules Museum Berlin (Curr.), Homosexuelle Männer im KZ Sachsenhausen, Berlin 2000. ISBN 3-86149-097-8
  • (EN) Gad Beck, An underground life: memoirs of a gay Jew in Nazi Berlin, University of Wisconsin Press, 1999. ISBN 0-299-16500-0.
  • (EN) Pierre Seel, Liberation was for others: memoirs of a gay survivor of the Nazi holocaust, Perseus Book Group, 1997. ISBN 0-306-80756-4.
  • (EN) Gunter Grau, Claudia Shopmann (curr.), The hidden Holocaust? Gay and lesbian persecution in Germany 1933-45, Fitzroy Dearborn Publishers, 1995. [ISBN 1-884964-15-X]. Il primo studio d'archivio, reso possibile dall'apertura degli archivi ex nazisti a Berlino Est. Uno studio fondamentale.
  • (DE) Burkhard Jellonnek, Homosexuelle unter dem Hakenkreuz: Die Verfolgung von Homosexuellen im Dritten Reich, Paderborn 1990. ISBN 3-506-77482-4
  • (EN) Rüdiger Lautmann, Categorisation in concentration camps as a collective fate: a comparison of homosexuals, Jeovah witnesses and political prisoners, "Journal of homosexuality", XIX (1) 1990, pp. 67-88. Anche online qui. Documenta i bassissimi tassi di sopravvivenza dei "triangoli rosa".
  • (EN) Richard Plant, The pink triangle: the nazi war against homosexuals New Republic Books, 1986.ISBN 0-8050-0600-1
  • Manfred Herzer, Asexuality as an element in the selfrepresentation of the right wing of the German gay movement before 1933 (Elisar von Kupffer, Benedict Friedlaender, Hans Blüher, Karl Günther Heimsoth), Atti del convegno "Among men, among women," Universiteit van Amsterdam, Amsterdam 1983.

Video storico[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]