Barilla

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Barilla Group S.p.A.
Logo
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Fondazione28 settembre 1877 a Parma
Fondata daPietro Barilla
Sede principaleParma
Persone chiave
SettoreAlimentare
Prodotti
  • Pasta
  • Prodotti da forno (Biscotti, Pane, etc)
  • Sughi pronti
  • Fatturato3,468 miliardi di [1] (2017)
    Utile netto241 milioni di [1] (2017)
    Dipendenti8.420 (2016)
    Slogan«Master of Pasta»
    Sito web

    Barilla è un'azienda multinazionale italiana del settore alimentare, operante nel mercato della pasta secca, dei sughi pronti, dei prodotti da forno e del pane.

    Storia[modifica | modifica wikitesto]

    Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

    Lo stabilimento nel 1927

    Fu fondata nel 1877 a Parma, in strada Giuseppe Garibaldi, come bottega che produceva pane e pasta da Pietro Barilla, discendente di una famiglia di panettieri.

    La ditta si ingrandì nel 1908, e i Barilla presero in affitto un fabbricato (che successivamente diventò di loro proprietà) e vi inaugurò nel 1910 il nuovo pastificio, dotato di un forno a "produzione continua", in zona Barriera Vittorio Emanuele.

    Dopo la morte di Pietro Barilla la direzione della ditta passò interamente nelle mani di Riccardo. Fu a partire da allora che Barilla aumentò la produzione e la distribuzione dei prodotti, grazie a un'innovazione tecnologica, che gli consentì di trasformarsi rapidamente, nel corso degli anni venti e trenta, nella più importante azienda del settore in Emilia-Romagna.

    Lo sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

    Nel 1947 Riccardo Barilla morì e la gestione passò ai figli Pietro e Gianni, esponenti della terza generazione, i quali erano già entrati nell'azienda di famiglia molti anni prima, rispettivamente come responsabile commerciale e responsabile della produzione.

    Fu proprio con l'avvento dei due fratelli Barilla che l'azienda parmense conobbe una fase di grande sviluppo, e nel 1952 fu sospesa la produzione del pane per concentrarsi unicamente in quella della pasta di semola e all'uovo. In quegli anni la Barilla si trasformò rapidamente da azienda di livello regionale a una di livello nazionale grazie alla qualità dei prodotti venduti a prezzi equilibrati e alla sua capacità innovativa, come per esempio l'utilizzo del cellophane per confezionare la pasta. Nel 1955 venne inaugurato il nuovo stabilimento in viale Vittorio Veneto (poi intitolato a Riccardo Barilla) e la Barilla incrementò la produzione arrivando a raggiungere i 6.000 quintali al giorno di prodotto. Fu così che negli anni del boom economico la Barilla divenne azienda leader nella produzione e nel mercato nazionale della pasta. Nel 1960 si trasformò in società per azioni, e negli anni successivi aprì nuovi stabilimenti, a Rubbiano presso Solignano, che segnò l'ingresso di Barilla nel settore dei cracker e dei grissini, e a Pedrignano.

    La cessione[modifica | modifica wikitesto]

    Nel 1971 i fratelli Barilla, in disaccordo sulle strategie,[2] cedettero il pacchetto di maggioranza alla multinazionale statunitense W. R. Grace and Company.[3]

    Sotto la gestione statunitense Barilla nel 1973 acquisì il controllo della Voiello, e nel 1975 ampliò la propria produzione a quella dei prodotti da forno (biscotti, merende, torte) con il marchio Mulino Bianco.

    Il riacquisto[modifica | modifica wikitesto]

    Nel 1979 Pietro Barilla decise di ricomprare dagli statunitensi la maggioranza del capitale della società[2] e di investire pesantemente per il suo rilancio. Per tutti gli anni ottanta la Barilla registrò una rapida crescita che le consentì di affermarsi come la più importante azienda nel settore della pasta in Italia.[4]

    La Barilla a partire dai primi anni novanta inizia una politica di espansione sia a livello nazionale che internazionale. Nel 1991 acquisisce la società greca Misko, nel 1992 rileva la società italiana Pavesi aumentando la sua posizione nel mercato nazionale.[5]

    La quarta generazione[modifica | modifica wikitesto]

    Nel 1993 Pietro Barilla morì all'età di 80 anni e la gestione della società passò ai figli Guido, Luca, Paolo ed Emanuela Barilla. Si giunse così alla quarta generazione Barilla, e per tutti gli anni novanta l'azienda emiliana continuò il processo di internazionalizzazione iniziato all'inizio del decennio sotto la gestione di Pietro. E si guarda agli Stati Uniti: nel 1999 è aperto il primo stabilimento produttivo nell'Iowa.

    Questa espansione continua con l'acquisizione di varie società estere dello stesso settore, come la turca Filiz (1994), la svedese Wasa (1999), le messicane Yemina e Vesta. Nel 2002 rileva la società tedesca Kamps AG, poi ceduta nel 2013 al Gruppo ceco Agrofert.[6] Nel 2007 Barilla apre un secondo stabilimento produttivo negli Stati Uniti, ad Avon. Nel 2008 cede invece i marchi Tre Marie e Sanson all'azienda produttrice di gelati Sammontana[7]; nel 2012 cede anche la Number 1 Logistics al Gruppo FISI[8].

    A partire dal dicembre 2013 la società adotta una nuova strategia per lo sviluppo: aprire ristoranti in modo da avere un rapporto diretto con il cliente. Il primo è a New York dove in seguito ne saranno aperti altri due.[3] Sarà quindi la volta a fine 2016, grazie ad un accordo di franchising con il gruppo Al-Futtaim, di Dubai e nel 2017 della California.[9].

    Gruppo Barilla[modifica | modifica wikitesto]

    Logo della Barilla contemporaneo

    Alla guida dell'azienda c'è, da oltre 140 anni, la famiglia Barilla. A partire da ottobre 2012 l'amministratore delegato è Claudio Colzani[10].

    Tra i soci del gruppo, figura dal 1979 la famiglia elvetica Anda-Bührle[11], grande azionista anche del gruppo Oerlikon.

    L'assetto produttivo di Barilla si basa su 28 poli produttivi, tra pastifici, fornerie e mulini. I mulini di proprietà, controllati direttamente da Barilla, forniscono circa il 70% della materia prima occorrente alla produzione; l'azienda possiede e gestisce direttamente otto pastifici: Pedrignano (PR), Foggia, Caserta, Tebe (Grecia), Bolu (Turchia), Ames (Iowa-USA), Avon (New York - USA) e San Luis Potosí (Messico) nei quali si producono circa 900.000 tonnellate di pasta l'anno, differenziate in 160 formati di pasta di semola e oltre 30 di pasta all'uovo secca e ripiena[10].

    Dati economici[modifica | modifica wikitesto]

    Nel 2016 il fatturato è stato di 3,413 miliardi di e l'utile di 201 milioni.[12] Nel 2017 i ricavi hanno raggiunto i 3,468 miliardi di euro (con un aumento del 2%) e l'utile netto i 241 milioni di euro. La posizione finanziaria netta è positiva per 126 milioni di euro.[1]

    Slogan pubblicitario[modifica | modifica wikitesto]

    Lo slogan utilizzato dalla casa produttrice è molto diverso all'estero: negli Stati Uniti d'America la Barilla è conosciuta come "The choice of Italy" (trad. La scelta dell'Italia), mentre in francese ne viene utilizzato uno simile, "Les pâtes préférées des Italiens" (trad. La pasta preferita degli italiani). In russo è semplicemente tradotto dall'italiano: "Там где есть Барилла там дом" cioè "Dove c'è Barilla, c'è casa". Dal 2017, lo slogan cambia, e diventa "Master of Pasta".

    Altre attività[modifica | modifica wikitesto]

    La Barilla ha una divisione interna, la First, che si occupa dei servizi per la vendita al dettaglio, e l'Academia Barilla, centro internazionale nato nel 2004, dedicato alla diffusione, alla promozione e allo sviluppo della Cultura Gastronomica Italiana nel mondo.

    Dal 1987 esiste l'Archivio Storico Barilla, con sede sempre a Parma, per la conservazione delle documentazioni storiche prodotte dall'azienda.

    Dal 1981 al 1994 il marchio Barilla è stato lo sponsor, il primo da quando sono consentite le sponsorizzazioni nelle divise nel campionato italiano di calcio, della società calcistica A.S. Roma.

    Nel 2009 viene costituito il Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN)[13], una corporate think tank per esprimere la propria posizione, e proporre una serie di raccomandazioni per i singoli cittadini, per il mondo imprenditoriale e per le istituzioni[14].

    Marchi e società del Gruppo Barilla[modifica | modifica wikitesto]

    Archivio[modifica | modifica wikitesto]

    L’Archivio storico Barilla[15] è stato creato nel 1987 per iniziativa di Pietro Barilla, per raccogliere, conservare e valorizzare la documentazione storica aziendale, a partire dal 1877,. Dopo che negli anni Settanta il cospicuo archivio aziendale era andato disperso e in parte distrutto, è stato effettuato un capillare recupero di tutto il materiale possibile, cartaceo e non, entro e fuori l'azienda. Si trova nello strico stabilimento a Pedrignano, alle porte di Parma, e ospita, nel fondo omonimo[16], circa 35.000 pezzi divisi per settore, comprendenti anche la documentazione prodotta dai marchi successivamente entrati nel Gruppo: Mulino Bianco, Pavesi, Voiello.

    Note[modifica | modifica wikitesto]

    1. ^ a b c Barilla, 240 milioni di utili nel 2017, su repubblica.it, 4 maggio 2018. URL consultato il 5 maggio 2018.
    2. ^ a b Guido Barilla intervistato su Rai3, su gazzettadiparma.it, 21 aprile 2013. URL consultato il 5 maggio 2018.
    3. ^ a b "Negli Usa per restare i primi nel mondo", su ilsole24ore.com, 27 febbraio 2016. URL consultato il 5 maggio 2018.
    4. ^ In realtà almeno nel 1986 la maggioranza azionaria risultava di proprietà di società olandesi e svizzere, vedasi risposta di Mazzola:
      423ª Seduta pubblica resoconto stenografico (PDF), Senato della Repubblica, 11 marzo 1986, p. 10. URL consultato il 25 novembre 2013.
    5. ^ Gruppo Barilla - Pavesi
    6. ^ Kamps ceduta alla Agrofert (2012), barillagroup.it, 3 giugno 2013. URL consultato il 25 novembre 2013.
    7. ^ Massimo Sideri, Le Tre Marie, Guido Barilla incassa 110 milioni, in Corriere della Sera (Milano), 10 giugno 2008, p. 28. URL consultato il 25 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 3 dicembre 2013).
    8. ^ Barilla Group cede Number 1 Logistics al Gruppo FISI, barillagroup.it, 3 luglio 2011. URL consultato il 25 novembre 2013.
    9. ^ Barilla apre due nuovi ristoranti a Dubai e nel 2017 a New York e California, su parma.repubblica.it, 28 novembre 2016. URL consultato il 5 maggio 2018.
    10. ^ a b Annual review 2006 (PDF), barillagroup.it, 2007. URL consultato il 25 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 9 dicembre 2008).
    11. ^ Una Barilla a stelle e strisce
    12. ^ Barilla, nel 2016 fatturato in crescita a 3,413 miliardi, su notizie.tiscali.it. URL consultato il 28 dicembre 2017.
    13. ^ Barilla Center for Food & Nutrition, su barillacfn.com. URL consultato il 25 novembre 2013.
    14. ^ La misurazione del benessere delle persone: il BCFN Index (ZIP)[collegamento interrotto], barillacfn.com.
    15. ^ Barilla G. e R. Fratelli s.p.a. Archivio storico, su SIUSA. Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 23 maggio 2018.
    16. ^ Fondo Barilla, su SIUSA. Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 23 maggio 2018.

    Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

    • A. Ivardi Ganapini, G. Gonizzi - Barilla: cento anni di pubblicità e comunicazione - Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 1994, ISBN 88-366-0451-X.
    • G. Gonizzi - Barilla: centoventicinque anni di pubblicità e comunicazione [1877-2002] - Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2003, ISBN 88-8215-697-4.

    Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

    Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]