Gesualdo (Italia)

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« [Gesualdo] in erto colle, in ima valle e in selva »
(Torquato Tasso, lettera a Carlo Gesualdo, principe di Venosa, 10 dicembre 1592)
« Gesualdo, paese ameno et vago alla vista quanto si possa desiderare, con un'aria veramente soave et salubre »
(Alfonso Fontanelli, lettera a Alfonso II d'Este, duca di Ferrara, 11 giugno 1594)
Gesualdo
comune
Gesualdo – Stemma Gesualdo – Bandiera
Gesualdo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Avellino-Stemma.png Avellino
Amministrazione
Sindaco Domenico Forgione (La vela) dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate 41°00′28″N 15°04′24″E / 41.007778°N 15.073333°E41.007778; 15.073333 (Gesualdo)Coordinate: 41°00′28″N 15°04′24″E / 41.007778°N 15.073333°E41.007778; 15.073333 (Gesualdo)
Altitudine 676 m s.l.m.
Superficie 27,13 km²
Abitanti 3 686[1] (30-6-2011)
Densità 135,86 ab./km²
Frazioni Piano della Croce, Torre dei Monaci
Comuni confinanti Fontanarosa, Frigento, Grottaminarda, Paternopoli, Villamaina
Altre informazioni
Cod. postale 83040
Prefisso 0825
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 064036
Cod. catastale D998
Targa AV
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti Gesualdini
Patrono San Nicola
Giorno festivo 6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gesualdo
Individuazione del territorio comunale di Gesualdo nella Provincia di Avellino
Individuazione del territorio comunale di Gesualdo nella Provincia di Avellino
Sito istituzionale

Gesualdo (Gesuàrdo in campano[2]) è un comune italiano di 3 686[1] abitanti della provincia di Avellino in Campania.[3] Si fregia della denominazione di "Città del Principe dei Musici" in onore di Carlo Gesualdo, ultimo grande esponente della polifonia rinascimentale.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Il comune sorge nell'Irpinia centrale, fra le valli del Fredane e dell'Ufita, a ridosso di una dorsale. Il suo territorio è caratterizzato da una forte escursione altimetrica (max 781 m s.l.m. Località Otica - min 319 m s.l.m. Torrente Fredane). La casa comunale sorge a quota 676 m s.l.m..

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Gesualdo comprende le frazioni di Piano della Croce e di Torre dei Monaci, distanti rispettivamente 2,5 e 4,5 km dal centro cittadino.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dalla preistoria al periodo romano[modifica | modifica sorgente]

L'esposizione a sud, sul fianco destro della valle del fiume Fredane, affluente del Calore Irpino, ha permesso che il territorio del comune di Gesualdo fosse frequentato fin dalla preistoria. Lo studioso Arturo Palma dell'Università degli Studi di Siena, in alcuni sopralluoghi avvenuti fra il luglio e l'ottobre del 1975 presso la località "Cave di Pietra" di Gesualdo, rinvenne "industria litica […] del tipo clacto-taycoide".

Un insediamento del neolitico finale (XXXI secolo a.C.-XXV secolo a.C.) è testimoniato dal rinvenimento in località Capo di Gaudio di alcune scuri di selce levigata "di tipo conoidale lenticolare con profilo triangolare isoscele a base convessa" esposti al museo provinciale, sezione archeologia, ai nn. 650, 651 e 652. Alla fine del III millennio a.C. si fanno risalire resti di strutture di un insediamento e una necropoli con tombe a fosso esplorate dal Penta nel 1893, in località Fiumane, vicino al fiume Fredane. Questi rinvenimenti nel territorio gesualdino testimoniano tracce della presenza umana dell'Eneolitico, del Neolitico e del Paleolitico.

Ai suddetti ritrovamenti se ne sono aggiunti altri attribuibili all'epoca romana, caratterizzati da necropoli e ville localizzate nelle contrade di San Barbato, Paolino e Volpito che si trovano a qualche chilometro dal centro storico e nella zona di via Pastene.

Gesualdo longobarda: Le origini - Il Cavaliere Gesualdo[modifica | modifica sorgente]

Lo storico locale Giacomo Catone[4] sosteneva che la rocca ed i possedimenti di Gesualdo vennero donati nel 650 d.C. da Romualdo, duca di Benevento, agli eredi del cavaliere, che da eroe leggendario, per difendere il proprio duca, si immolò durante la guerra tra i Longobardi e i Bizantini capeggiati dall'imperatore Costante II quando costui tentò di conquistare l'Occidente. Gli storici Scipione Ammirato, Giovanni Antonio Summonte, Alessandro Di Meo ed altri, sostenevano che l'eroe longobardo, balio del duca Romualdo, si chiamava Gesualdo e di conseguenza bisogna supporre che la terra donata agli eredi del cavaliere fosse chiamata Gesualdo. Tutti questi storici si rifanno all'autorevole Historia Langobardorum di Paolo Diacono[5], il quale però dice che l'eroico cavaliere si chiamava Sessualdo e non parla di donazioni agli eredi.

Altra ipotesi sull'origine del nome è di Cipriano de Meo[6], il quale sostiene che il nome medievale di Gesualdo fosse Gisivaldum, da Gis-wald, dove "Gis"' è il nome del suddetto cavaliere e "wald" vuol dire bosco, quindi "Il bosco di Gis", pertanto confutando le altre tesi che ritenevano la denominazione Gesualdo derivare dal nome dell'eroico Cavaliere.

La figura storica del Cavaliere longobardo Gesualdo[7]si colloca intorno alla metà del VI secolo, all'epoca del conflitto tra Longobardi e Bizantini per il controllo dell'Italia meridionale. Nell'anno 663, i bizantini guidati dall'Imperatore Costante II, detto il Pogonato, misero a ferro e fuoco il fragile Ducato di Benevento cingendo d'assedio la città sannita allora retta dal Principe Romoaldo figlio del Duca di Benevento Grimoaldo. Il giovane principe, ai cui servigi era il Cavaliere, trovandosi in serie difficoltà a causa dello strapotere dei assedianti ordinò al Gesualdo di raggiungere a Pavia il padre Grimoaldo per chiedere rinforzi. Il Cavaliere riuscì ad avvertire il Duca che immediatamente dispose l'invio di rinforzi alla volta di Benevento, ma di ritorno da Pavia fu vittima di un'imboscata tesagli dai soldati bizantini che lo catturarono.

L'imperatore bizantino propose al cavaliere di mentire al suo signore in cambio della libertà; quest'ultimo finse di assecondare le richieste nemiche e una volta condotto davanti le mura della città ruppe l'accordo comunicando agli assediati l'imminente arrivo dei rinforzi. Le milizie bizantine fiaccate nel numero e nel morale dopo mesi d'assedio, a causa dell'eroico gesto del cavaliere e dell'imminente arrivo dei nemici dal Nord, furono costrette a rompere l'assedio. L'imperatore Costante II, prima di darsi alla fuga, ordinò la condanna a morte del Cavaliere. Per sdegno e per rivalsa, impose che la sua testa mozzata venisse lanciata oltre le mura e che il suo corpo fosse gettato nel fiume Calore. La leggenda vuole che il Principe Romoaldo, in un ossequioso gesto di pietà verso il prode suo servitore, raccolse il capo mozzato del Cavaliere, per dargli poi l'onore della più degna delle sepolture.

Sulla scorta di altri riscontri storiografici, è lecito pure supporre che la rocca di Gesualdo sia stata edificata dai Longobardi dopo la Divisio ducatus tra Radelchi e Siconolfo, come avamposto di difesa dei confini orientali del gastaldato di Quintodecimo, entrato a far parte del ducato di Benevento. La sua costruzione collocata in questo caso nella seconda metà del IX secolo si giustifica pienamente, se si considera che la Divisio accelerò il processo di frazionamento signorile della Longobardia meridionale e che in questi anni, nel Mezzogiorno, si verificò nuovamente una penetrazione di forze esterne che, a parte quelle saracene, fu caratterizzata dalle invasioni dei Franchi, dei Franco-Spoletini, dei Bizantini e dalla politica aggressiva del Papato.

Gesualdo normanna: La signoria di Gesualdo[modifica | modifica sorgente]

I discendenti del primo Gesualdo[8] per quattrocento anni furono i Signori del territorio, man mano ingrandito; dipendevano dal Duca di Benevento, e gli furono fedeli sempre, fino all’estinzione della famiglia, che coincise con la conquista normanna.

Negli annali storici, la prima citazione della "rocca di Gesualdo" è del 1137 e la fa Pietro Diacono[9], quindi nell'epoca normanna che Gesualdo cominciò ad avere uno sviluppo dell'aggregato urbano intorno alla suddetta rocca che fu trasformata in castrum e poi con il passare dei secoli da struttura difensiva ad abitativa, fino a diventare un maestoso e possente castello che caratterizza il panorama.

La dinastia normanna[10] che signoreggiò Gesualdo ha avuto origini da Guglielmo, figlio illegittimo di Ruggero Borsa (di tale Ruggero rimane un'iscrizione incompleta "… ROGERII NORTHMI APULIÆ ET CALABRIÆ DUCIS …" nel cortile del castello). Guglielmo fu il primo signore di Gesualdo di cui abbiamo notizie con documento del 1141[11]. Questi sposò Abelarda, signora di Lucera, figlia del conte di Lecce. Ebbe due figli: Elia ed Aristolfo. Quest'ultimo guidò un esercito in Terra Santa ai tempi del re Guglielmo II di Sicilia. Alla morte di Guglielmo, avvenuta intorno al 1150 (nel 1145 era sicuramente vivo e nel 1152 era sicuramente morto), subentrò suo figlio Elia, 2º signore di Gesualdo.

Il XII secolo coincise con il periodo di massima espansione della Signoria di Gesualdo con il dominio esteso su 36 luoghi tra città e terre situati in tre province, la maggior parte in Principato Ultra, altre in Principato Citra e Basilicata. Dal Catalogus Baronum, Elia, figlio di Guglielmo, risulta signore di una vastissima baronia. Egli amministra personalmente i feudi di Gesualdo, Frigento, Mirabella, Paternopoli, San Mango, Bonito, Lucera e San Lupolo (presso Lucera).[12].

Dal matrimonio di Elia con Diomeda nacquero cinque figli: Guglielmo, Roberto, Ruggero, Goffredo e Maria. Il primogenito Guglielmo non poté succedere al padre, poiché aveva partecipato ad una congiura contro il re, e pertanto alla morte di quest'ultimo subentrò il secondogenito Ruggero, che aveva ottenuto il titolo di conte da Enrico VI nel febbraio del 1187.

Ruggero, 3º signore di Gesualdo non ebbe eredi. La Baronia di Gesualdo si ridusse, in epoca sveva, al solo possesso di Gesualdo, Frigento, Taurasi e Mirabella Eclano. Il fratello di Ruggero, Roberto, fu il primo ad assumere il cognome Gesualdo. Costui ebbe due figli: Elia e Gesualda.

Dopo Ruggero furono signori di Gesualdo dei tedeschi, nominati da Federico II. Di essi ricordiamo: Hermann Von Strimberg, Raynaldus De Lavareta, attestato nella signoria di Gesualdo fino al 1226.

Successivamente l'imperatore Corrado IV restituì a Elia II Gesualdo, figlio di Roberto e nipote abiatico di Ruggero, i beni che tornarono così alla dinastia Gesualdo. Nel 1246 Elia, d'accordo con il Papa, congiurò contro l'imperatore. Essendo stata scoperta la congiura, Elia corse dall'imperatore a fare atto sottomissione per avere salva la vita. L'imperatore, che già gli aveva tolto le terre di Grottaminarda, lo privò del titolo principesco, ma gli rese salva la vita. Successivamente, con l'avvento di Carlo I d'Angiò, Elia II, per i suoi meriti sui campi di battaglia, dopo la sconfitta di Manfredi riottenne le sue terre e nel 1269 fu nominato Giustiziere in alcune terre della Calabria. Sposò Giovanna di Ponziaco dalla quale ebbe quattro figli: Nicolò, Mattia, Roberto e Francesca che si maritò con Rainaldo signore di Avella, nel 1276.

Alla morte di Elia subentrò il figlio Nicolò I Gesualdo, 5º signore di Gesualdo. Egli partecipò alla guerra che il re Carlo II d'Angiò fece per recuperare la Sicilia. Nel 1289 fu nominato Capitano della città di Napoli. Il 20 febbraio 1299 gli fu confermato dal re Carlo II d'Angiò il possesso della baronia di Gesualdo. Morì nel 1300. Nicolò I sposò Giovanna della Marra, dalla quale ebbe due figlie: Roberta e Margherita. Roberta divenne moglie di Giacomo di Capua (figlio di Bartolomeo, Gran Protonotario del regno) e portò in dote Gesualdo con buona parte della sua baronia insieme alla città di Frigento; in seconde nozze si unì a Dragone di Merlotto. Margherita, l'altra figlia di Nicolò I, fu impalmata dal conte Americo di Sus. Dal matrimonio di Roberta con Dragone nacquero due figlie: Maria e Margherita. La primogenita, a cui spettò il feudo di Gesualdo, sposò il conte Filippo Filangieri, signore di Candida. Dal loro matrimonio nacque Giacomo Filangieri, conte di Avellino. Nel 1335 la famiglia Gesualdo promosse la fondazione del monastero dei Celestini a Gesualdo, poi diventata sede del Comune[13].

Nel 1365 Mattia II Gesualdo, 6° signore di Gesualdo, figlio di Nicolò II, nipote abiatico di Mattia I comprò da Cobello Filangieri, per 650 once d'oro, il feudo di Gesualdo e il casale di Volpito. Ritornò così il feudo di Gesualdo alla famiglia Gesualdo.

Nella seconda metà del XV secolo, durante il Regno aragonese, Gesualdo e il suo castello furono spesso oggetto di azioni guerresche. Una prima volta, durante la Congiura dei baroni che spalleggiano gli Angioini per la riconquista del regno, la rocca di Gesualdo, di cui è signore il conte Giacomo Caracciolo, nell'ottobre del 1461, è assediata dall'esercito aragonese. Cannoneggiata e affamata dall'assedio, dopo la resa, per rappresaglia, gli abitanti di Gesualdo, che pur hanno aiutato il re aragonese furono sottoposti ad un mortale sacco dai saccomanni sforzeschi[14]. Una seconda volta a fine '400, Luigi Gesualdo[15], il nuovo signore, pur beneficiato della libertà da Ferdinando D’Aragona dopo un primo arresto, passa dalla parte dei Francesi, questi, accampati al Piano di S. Filippo, fra Frigento e Gesualdo, sono sbaragliati dagli Spagnoli.[16].Con il passaggio dell'ex regno di Napoli a provincia della potente Spagna nel 1504, i baroni e i castelli perdono definitivamente la loro importanza politico-militare.

Nel censimento dell'anno 1500, Gesualdo contava 2058 abitanti[17]. Per diritto ereditario divennero Signori di Gesualdo: Lionetto Gesualdo, Sansonetto Gesualdo, Luigi II, conte di Conza, poi Nicolò IV Gesualdo, Luigi III Gesualdo, Fabrizio I Gesualdo, Luigi IV Gesualdo, che al titolo di conte di Conza aggiunse, nel 1561, il titolo di principe di Venosa. A Luigi IV Gesualdo successe Fabrizio II Gesualdo ed infine Carlo Gesualdo (1566-1613) XII° Signore di Gesualdo, ultimo e più famoso del casato.

L'avvento di Carlo Gesualdo (1596-1613)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Carlo Gesualdo.
Carlo Gesualdo, Principe dei musici

La presenza del principe Carlo Gesualdo diede lustro alla vita gesualdina: per suo volere il castello venne trasformato da rude fortezza in una raffinata dimora capace di accogliere una fastosa corte canora nel vago e vano tentativo di emulare quella di Ferrara[18]. Letterati e poeti furono frequentatori assidui del Castello di Gesualdo tra questi suo grande amico fu il poeta Torquato Tasso[19], che nel suo soggiorno a palazzo scrisse La Gerusalemme conquistata.

Nell'isolamento di Gesualdo[20], il principe continuò a comporre, a discutere quasi ossessivamente di musica, a rielaborare stimoli e suggestioni dell'esperienza ferrarese. Scrisse lavori anche di carattere religioso, che sembrano interrompere "come una parentesi ascetica il lungo intervallo di silenzio apparente tra i madrigali pubblicati a Ferrara e quelli degli ultimi due libri"[21]: nel 1603 uscì, a cura di G.P. Cappuccio e per i tipi di C. Vitale, la stampa napoletana in due volumi delle Sacrarum cantionum; nel 1611, a Gesualdo e a cura dello stampatore Carlino, vennero quindi stampati i Responsoria, esempio piuttosto raro e notevole per l'epoca di un intero ciclo del Triduo sacro musicato da un unico compositore[22].

Nello stesso anno, sempre a Gesualdo, venne pubblicato anonimo il quinto libro di madrigali a cura di G.G. Carlino, l'editore-stampatore che il principe di Venosa aveva voluto operante e al suo esclusivo servizio in un locale del castello adibito a tipografia.

Durante questo lungo periodo 1596-1613 (diciassette anni), più di un terzo della vita di Carlo, la cittadina di Gesualdo godette della magnificenza del principe che, per cercare la pace dell'anima e il perdono di Dio, fra tante altre opere, fece edificare tre chiese e due conventi: uno per i Domenicani e uno per i Cappuccini nel quale è custodita la pala del Perdono di Gesualdo, attribuita a Giovanni Balducci.

Niccolò Ludovisi, signore di Gesualdo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Niccolò I Ludovisi.
Antonella Caterini, ricostruzione del "Testone", moneta coniata dal Principe Niccolò Ludovisi nel 1641 (originale al museo civico di Bologna)

Alla morte di Carlo Gesualdo, a succedergli nel titolo di Signore di Gesualdo, fu Niccolò I Ludovisi, che nel 1622 sposò Isabella[23] nipote di Carlo e figlia di Emanuele (figlio del Principe Carlo e di Maria D'Avalos morto per una rovinosa caduta da cavallo pochi giorni prima della morte del padre). Niccolò I Ludovisi continuò ed arricchì l’opera edificante di Carlo Gesualdo, come testimoniano le lapidi di pietra presso i conventi dei Domenicani e dei Cappuccini, gli antichi stemmi che si trovano sopra la porta secondaria della chiesa di San Nicola e sopra l’ingresso del convento dei Cappuccini e il dipinto sulla volta a crociera dell’ingresso del castello.

La presenza del Ludosivi, meno osannata rispetto a quella del suo illustre predecessore, fu senza dubbio determinante nella crescita urbana e sociale di Gesualdo. Per volere del Ludovisi, l'antico abitato di Gesualdo venne profondamente rinnovato sotto l'influenza dei dettami dell'architettura urbanistica rinascimentale, infatti i nuovi signori del luogo promossero lo sviluppo urbanistico intorno al castello con l'edificazione di numerosi palazzi per la corte e alloggi per la servitù creando l'area della cittadella ancora oggi così denominata, e favorirono la nascita del borgo fuori dalla rocca fortificata.

Il nuovo signore di Gesualdo si adoperò per il completamento delle opere intraprese da Carlo Gesualdo ed arricchì il patrimonio urbano di strade, fontane e piazze e numerose altre opere civili come la torre neviera, acquedotti e ampi portali d'ingresso all'abitato, in modo da rendere al luogo gli aspetti compiuti di una città. Alla sua fervente religiosità, si deve poi l'edificazione di numerosi luoghi di culto, che arricchì di numerose opere pittoriche. Grazie a questo considerevole slancio urbanistico e rilancio sociale, Gesualdo arrivò a contare ben 2538 abitanti, una cifra considerevole per quell'epoca.

A Nicolò successe, nel 1658, il figlio Giovanni Battista che, nel luglio del 1682, vendette il feudo per 12.000 ducati a Isabella della Marra, moglie di Girolamo Gesualdo, marchese di Santo Stefano.

Gesualdo dall'età moderna alla fine dei diritti feudali[modifica | modifica sorgente]

Gesualdo, vista da Nord, foto fine Ottocento

Nel 1688 i Gesualdo ripresero la Signoria della Città con l'avvento di Domenico Gesualdo, appartenente a un ramo collaterale della famiglia di Carlo. Costui, per concessione di Filippo V, tramutò il titolo di signore in principe. Così furono principi di Gesualdo gli eredi Nicola (1705), Fabrizio (1738), e Dorizio di Sango (1770).

Nel 1753 il re Carlo III, con Diploma Reale attribuì a Gesualdo il titolo di Città.

Nel 1772 Dorizio di Sangro cedette il feudo per 40.000 ducati a Giuseppe Caracciolo[24] di Torella dei Lombardi, XXII° e ultimo Signore di Gesualdo, sancendo la fine del secolare dominio della Famiglia Gesualdo[25], i Caracciolo mantennero il dominio fino all'abolizione dei diritti feudali.

Durante la Repubblica partenopea nel 1799 il castello fu saccheggiato, depauperando e distruggendo così gran parte degli arredi, della cultura e della storia di questo magnifico e maestoso maniero.

Nel 1856, la proprietà del Castello passò alla famiglia Caccese, che ne dispose una profonda trasformazione strutturale.

Gesualdo dall'Unità d'Italia ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Con l'Unità d'Italia, Gesualdo entrò a far parte della provincia di Avellino. Negli anni successivi all'unificazione nazionale, come molti paesi del circondario e della vicina Basilicata, divenne teatro di episodi legati al fenomeno del Brigantaggio[26]. La miseria e povertà dei decenni post-unitari indusse ampie fette della popolazione ad una massiccia emigrazione, in particolare verso le Americhe (Argentina e Stati Uniti). Il flusso migratorio riprese in modo cospicuo dopo il secondo conflitto mondiale, in particolare verso il Venezuela (dove si contano numerose comunità gesualdine), verso l'Europa, soprattutto in Germania e Svizzera, e nell'Italia Settentrionale (nutrita la presenza di gesualdini in Emilia-Romagna).

Fino a metà del secolo scorso, Gesualdo basava la sua economia prevalentemente sul commercio, in particolare del bestiame e dei prodotti agricoli. Le Fiere cittadine, la cui tradizione risale al 1588, erano assai ricche e conosciute ed attiravano compratori da tutta l'Irpinia e dalla vicina Puglia.[27]. A sostenere fortemente l'economia locale contribuivano inoltre l'agricoltura, con grandi produzioni di ortaggi tra questi in particolare il sedano, e l'artigianato, in particolare del legno e della pietra.

Il catastrofico terremoto del 1980 che sconvolse l'Irpinia, provocò a Gesualdo ingentissimi danni al patrimonio edilizio e la morte di 7 persone, che rimasero vittime dei crolli. Il centro storico cittadino, che era la parte più densamente popolata, subì gravissimi danni e rimase del tutto inagibile per molti anni. La lenta ricostruzione post sisma, durata per decenni e ancora oggi non del tutto ultimata, dopo un'iniziale ventata di ottimismo caratterizzata dal fiorire del settore edilizio e delle attività ad esso legate, non fu seguita da un'efficace azione di rilancio delle attività produttive.

Gesualdo, smarrita l'antica vocazione agricola e commerciale, regge la sua economia per lo più sul lavoro impiegatizio e professionale che risulta l'impiego prevalente e più ricercato. Negli ultimi anni le istituzioni e le associazioni locali hanno intrapreso una forte azione di rivalutazione e rilancio dell'importante patrimonio storico e culturale del paese nella prospettiva di favorire un possibile sviluppo turistico[28].

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Castello di Gesualdo[modifica | modifica sorgente]

Gesualdo, il Castello

Le origini del Castello si fanno risalire alla metà del VII secolo (epoca longobarda). Il complesso edilizio è delimitato da quattro torrioni circolari con cortine cinte da rivellini e con corte centrale, nella quale vi è una vera da pozzo finemente lavorata. Sulla parete di fronte all'ingresso vi è una testa di leone con la bocca spalancata per ospitare, dal retro della stessa, un cannoncino, vero trabocchetto per eventuali assalitori.

Con il matrimonio di Carlo Gesualdo e Eleonora D'Este ed il trasferimento della corte e del cenacolo musicale (fine ’500), si trasforma in dimora signorile di stile rinascimentale: cortile e loggia della torre meridionale, nuovi appartamenti e cucine attrezzate ad ospitare una Corte, stanze e gallerie con pitture manieriste, fiamminghe e il Salvatore del Caravaggio, la sala del Teatro, giardini e fontane che si perdono nel verde e nell’azzurro dell’orizzonte. Sotto il cornicione, a lettere cubitali si legge: "CAROLUS GESUALDUS EX GLORI ROGERII NORTMANNI APULIAE ET CALABRIAE DUCIS GENERE CONPSAE COMES VENUSII PRINCEPS ETC EREXIT" (Carlo Gesualdo, discendente dal glorioso Ruggero il Normanno, Duca di Puglia e Calabria, Conte di Conza, Principe di Venosa, ecc. eresse).

Il 13 ottobre 1913, per l'alto valore architettonico, storico, artistico e ambientale è stato vincolato dalla Sovrintendenza ai Beni Artistici ed Ambientali di Salerno ed Avellino. Il castello è stato gravemente danneggiato dal terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980.

Il castello ha subito vari danni e saccheggi nel corso dei secoli: durante la guerra franco-spagnola (1460), quando Ferrante I d'Aragona, per impadronirsi della fortezza, la distrusse in parte; con l'arrivo delle truppe francesi nel 1799; con gli eventi sismici avuti nel corso dei secoli fino a quelli gravissimi del 1980 che hanno costretto i proprietari ad abbandonarlo per pericolo di ulteriori crolli. Acquistato dal Comune di Gesualdo e della Provincia di Avellino è in ristrutturazione.

Centro Storico di Gesualdo[modifica | modifica sorgente]

Gesualdo, il centro storico visto da Ovest

Dal castello, che si erge imperioso sulla collinetta, scende verso la valle l'antico abitato di Gesualdo, che si snoda a forma di pigna dall'alto verso il basso. Fino al terremoto del 1980 densamente abitato, oggi è semideserto, ma pienamente recuperato.

Arroccato tutto attorno al castello, nonostante verso Est non risulti così scosceso come ad Ovest, il centro storico è attraversato da strade pedonali e mulattiere perlopiù pianeggianti, pavimentate in selciato di pietre locali, forse ricavate dagli stessi lavori di sbancamento a suo tempo eseguiti per costruire case e strade. Se osservato in tutti i suoi particolari (le strade pianeggianti create in luoghi scoscesi, i collegamenti fra le stesse, la predisposizione della abitazioni, i terrazzamenti tutti rivolti verso Sud-Ovest, la visione panoramica che ogni casa ha senza nulla togliere all'altra che la precede o che la segue), esso rappresenta un modello scientifico di alta architettura[29]. Non a caso negli anni Ottanta la Facoltà di Architettura dell'Università "Federico II" di Napoli utilizzò il centro storico per un approfondito studio architettonico delle strutture urbanistiche.

Dal tessuto urbanistico esistente, si può dedurre la stratificazione sociale della popolazione che per secoli ha circondato la vita del castello: forza lavoro, società opulenta e clero:

- A Ovest del Castello, piccole case, composte da pochi vani, con finestre e porte anguste e tetti spioventi poco sporgenti, si addossano tutte l'una all'altra secondo i canoni essenziali dell'architettura feudale. (Via Biffa, Via Portaguardabene, Via Nunziatella, Via Pescone, Via Sant'Antonino)

- A Sud, è possibile notare un susseguirsi di palazzi signorili edificati per la maggior parte nel XVII secolo, all'epoca delle Signorie di Carlo Gesualdo e Niccolò I Ludovisi, presumibilmente su strutture preesistenti risalenti al Medioevo. Pienamente restaurati dopo il sisma del 1980, quasi tutti presentano ampi giardini pensili e splendidi loggiati, da cui è possibile godere di panorami mozzafiato. (Via Cittadella, Via Pasquale Pisapia, Via Piano San Nicola, Via Colonne, Via Portanova)

- A Est, si sviluppa la vera e propria città barocca, con piazze, fontane, ampie scalinate, conventi e altri edifici monumentali dai grandiosi portali. (Piazza Umberto I, Via Municipio, Piazza Neviera, Largo Cillo Palermo, Via Celso)

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Gesualdo, Chiesa Madre di San Nicola

Chiesa Madre di San Nicola (Via San Nicola)[modifica | modifica sorgente]

Il più antico luogo di culto di Gesualdo[30] è la chiesa madre dedicata al Vescovo di Mira San Nicola, patrono della cittadina. Essa fu eretta, probabilmente intorno al XII secolo, a ridosso delle mura del castello, sul declivio del borgo medioevale. Di questo primo impianto mancano i riscontri documentali, anche se l'esistenza di una cripta (fatta murare dal vescovo Torti Rogadei nel XVIII secolo), caratterizzante le chiese sorte tra XI e XIII secolo, fa pensare ad un impianto originario medievale. Le più antiche notizie attestanti l'esistenza della chiesa risalgono ai primi decenni del XVI secolo, anni in cui Gesualdo passò dal breve dominio del capitano spagnolo Consalvo de Cordova a quello del feudatario Fabrizio I Gesualdo. Durante il dominio dei Gesualdo la chiesa subì vari restauri ed ampliamenti in parte ancora leggibili nella parte più antica della muratura e ricordati da lapidi inserite all'interno del sacro edificio. Nel 1538, durante l'arcipretura del reverendo Mastronicola, venne arricchita da tribuna e coro ligneo e, successivamente, nel periodo della Signoria di Carlo Gesualdo prima e di Niccolò I Ludovisi poi, venne impreziosita da un pregiatissimo corredo di opere pittoriche. Tra queste, di particolare rilevanza è senza dubbio la tela raffigurante la scena del miracolo della Madonna della Neve, ascrivibile alla committenza di Carlo Gesualdo. L'edificio fu in buona parte ricostruito in seguito al sisma del 1732 nelle forme in cui ancora oggi appare e riaperto al culto il 10 ottobre 1755. Danneggiato pure dai recenti terremoti del 1962 e del 1980, rimase chiuso dagli anni Sessanta del Novecento fino al 6 dicembre 1997, data nella quale venne nuovamente riaperto al culto con grande partecipazione di popolo.
Incastonata tra le case e i palazzi del centro storico, in posizione prospettica su Piazza Umberto I, la chiesa presenta una pianta a croce latina e risulta a una sola navata. La facciata, austera e dignitosa, è arricchita da un grandioso portale barocco in pietra da taglio, scolpito da Giuseppe Landi da Calvanico nel 1760. Oltre alla tele cinquecentesche e seicentesche, all'interno sono custoditi sette preziosi altari e una balaustra in marmi policromi, le magnifiche statue dei santi Nicola, Giuseppe e Andrea (XVIII - XIX sec.), la bellissima scultura lignea dipinta dell'Immacolata (XVIII secolo), un fonte battesimale in marmo e onice di Gesualdo (XVIII sec.) e numerose reliquie, tra cui il braccio di Sant'Andrea[31], che venne donato da Eleonora Gesualdo, badessa del celebre monastero del Goleto, quando, verso la fine del Cinquecento, si trasferì a Gesualdo presso il fratello principe Carlo. Bella pure è la scala coclide in pietra che porta al pulpito e prosegue nel campanile, le cui campane furono fuse a Sant'Angelo dei Lombardi nel 1848.
È sede della Parrocchia dei Santi Nicola di Bari e Antonino Martire, il cui territorio coincide con quello comunale.

Gesualdo, il Cappellone

Cappellone (Piazza Umberto I)[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa del SS. Sacramento, meglio nota come il Cappellone, fu costruita durante la signoria del principe Domenico Gesualdo e quella del figlio Nicola. Venne completata nel 1736.
L'edificio presenta nella sua globalità tre forme strutturali:
1) la parte bassa (base), con la facciata in pietra, decorata da intagli a rilievo, è prismatica a base quadrata;
2) la parte centrale (tamburo), nella quale si aprono quattro finestroni perfettamente allineati con i punti cardinali, è cilindrica;
3) la parte alta (cupola) è perfettamente emisferica.
L'accesso è servito da un'imponente scala di nove gradini in pietra da taglio, mentre la cupola è sormontata da una lanterna. L'interno non presenta elementi artistici degni di rilievo.
La struttura, situata di fronte alla Chiesa Madre, ha, nel complesso, l'aspetto di un tabernacolo simile a quello innalzato sull'altare maggiore di alcune chiese. Si ritiene, pertanto, che venne realizzata con l'intento di dare una sede maestosa ed imponente all'Ostia Consacrata, da cui impartire la benedizione solenne a tutti i fedeli riuniti nell'antistante piazza. Questa funzione, rimasta in vita, si ripete ogni anno nella ricorrenza religiosa del Corpus Domini.

Gesualdo, Chiesa del SS. Rosario

Chiesa del SS. Rosario (Piazza Neviera)[modifica | modifica sorgente]

Fu iniziata dal principe Carlo Gesualdo[32] che però riuscì a gettare solo le fondazioni, e terminata da Niccolò I Ludovisi nella prima metà del XVII secolo. Sulla porta d'ingresso lo stemma raffigurante le armi delle famiglie Gesualdo e Ludovisi simboleggiano la devozione delle due famiglie.
È a tre navate, comprende nove altari di marmo policromo ben lavorati in stile barocco. L'altare maggiore, dedicato alla Vergine del Rosario, è veramente magnifico e dietro di esso vi è un bel coro in legno intarsiato. Il primo altare che si trova a destra entrando, invece, è dedicato a San Vincenzo Ferreri. Nella nicchia vi è una statua del santo, egregiamente scolpita. L'interno è arricchito dalla presenza di stucchi ornamentali che decorano le pilastrature e l'arco di trionfo e di pregevoli tavole pittoriche risalenti ai secoli XVI, XVII e XVIII.
Dal 1912 è sede dell'Arciconfraternita del SS. Rosario.
La chiesa fa da sfondo alla tradizionale manifestazione del Volo dell'angelo, che ricorre ogni ultima domenica d'agosto in occasione della festa in onore di San Vincenzo Ferreri.

Gesualdo, Chiesa di Maria SS. Addolorata

Chiesa di Maria SS. Addolorata (Largo Niccolò Ludovisi)[modifica | modifica sorgente]

La chiesa fu fondata nel 1616 dalla principessa Isabella, nipote di Carlo Gesualdo, sotto il titolo di S. Antonio da Vienna. Nel 1820, com’è riportato sulla targa lapidea collocata sulla porta d’ingresso, fu ampliata per motivi di insufficienza di spazio fino a raddoppiare le sue originarie dimensioni in lunghezza e altezza. Fu rifatto il prospetto principale e fu costruito, in adiacenza al corpo della chiesa, un campanile a base quadrata con cupola coperta con mattonelle porcellanate dipinte a mano. Quest’ultima opera, divenuta pericolante, fu demolita nella prima metà del XX secolo e sostituita da un nuovo campanile costruito dal lato opposto. Per accedere alla nuova cella campanaria fu realizzata una scala coclide in pietra con gradini monolitici. L’interno fu arricchito di pregevoli stucchi nel 1922, quando fu sistemata sull’altare maggiore la statua della Vergine Addolorata, acquistata presso la ditta Calderazzo di Napoli dal Priore Don Pasquale Dell’Erario, con dei soldi vinti al gioco del lotto. Negli anni Settanta, la facciata fu rivestita con pietre di Fontanarosa. Al centro della stessa, al di sopra del portale, fu riprodotta l’immagine dell’Addolorata con ceramiche di Vietri sul Mare, mentre sul vertice del frontone fu collocata una statua di San Rocco, fatta appositamente eseguire a Carrara, a imitazione di quella che si conserva all'interno della chiesa. A seguito del rovinoso evento sismico del 1980, la chiesa fu resa inagibile per circa un decennio. Crollò l’abside e andarono perduti affreschi, stucchi e pezzi di altari.
Delle varie opere quivi conservate meritano attenzione particolare le tele della Madonna di Costantinopoli (XVI sec.), dell'Annunciazione (XVII sec.) e delle Anime del Purgatorio (1743), la statua di San Michele (XVIII sec.), l'organo a canne (XVIII sec.) e il ciclo di pitture dell'artista contemporanea francese Kathy Toma che decorano il catino absidale (2002).
Già dal Settecento è sede della Confraternita "SS. Addolorata e Morti".

Gesualdo, Chiesa e Convento dei Padri Cappuccini

Convento dei Frati Cappuccini - Chiesa di Santa Maria delle Grazie (Via Cappuccini)[modifica | modifica sorgente]

Fatto erigere insieme alla chiesa dal principe Carlo Gesualdo nel 1592, come si legge sulla targa lapidea apposta sulla facciata, il convento dei Frati cappuccini fu ampliato da Niccolò I Ludovisi nel 1629.
La chiesa annessa, dedicata a Santa Maria delle Grazie, è ad una sola navata. La facciata molto semplice ed austera presenta sopra l'arco di ingresso lo stemma del principe Carlo Gesualdo. Celebre è il dipinto che vi si conserva, intitolato "Il perdono" (cm 481 x cm 310) di Giovanni Balducci, ritenuto dalla tradizione gotico-tenebrista l'icona del pentimento nella quale il principe Carlo avrebbe fatto trasportare per immagini la sua macerazione interiore per il duplice assassinio commesso nel 1590.
Il convento dei frati Cappuccini appartenne alla provincia monastica di Napoli, che ne gestì le funzioni e le missioni religiose fino al 16 luglio 1906, quando, con atto formale di cessione, passò sotto la reggenza della provincia monastica di Foggia, a cui ancora oggi appartiene. Dopo gli impellenti restauri sia del convento che della chiesa, fu destinato dai superiori a luogo di studentato. Nel 1909 infatti è stato sede dello studio di teologia dei chierici della provincia di Foggia. Fra questi va ricordato Padre Pio da Pietrelcina, a Gesualdo dal novembre al dicembre 1909[33]. Dal 1926 al 1956 è stato sede di un seminario serafico.
Il convento ancora ospita alcuni frati della Provincia dei Cappuccini di Sant'Angelo e Padre Pio.

Chiesa di Santa Maria della Pietà (Via Roma)[modifica | modifica sorgente]

La chiesa fu fatta erigere da Nicolò Ludovisi nel 1642 in memoria della seconda moglie Polissena Mendoza. Presenta un pavimento in pietra a tre colori e custodisce quattro altari in marmi policromi e alabastro gesualdino, due pregevoli acquasantiere e un artistico coro ligneo. Conserva inoltre una statua di Sant'Antonino Martire realizzata tra il XVII e il XVIII secolo. Essa trovò una prima collocazione in un'antica chiesa parrocchiale a lui dedicata, ubicata fuori le mura, a Sud-Ovest del centro storico. Nel 1731 la chiesa di Sant'Antonino, ormai non più esistente, fu abbandonata e la sede parrocchiale fu trasferita insieme alla statua del santo e ad alcune suppellettili nella chiesa di Santa Maria della Pietà. Negli anni Ottanta del Novecento la chiesa perse il titolo di sede parrocchiale a seguito dell'accorpamento della parrocchia di Sant'Antonino con quella di San Nicola.
Il ricco corredo di tele risalenti ai secoli XVI, XVII e XVIII, un tempo custodito all'interno della chiesa, è oggi esposto con magnificenza nel Museo Diocesano di Nusco. La ricollocazione di tali opere nella sede originaria non potrà avvenire, se non dopo l'impianto di un sistema di allarme e la risoluzione del grave problema di umidità presente sulla parete absidale.

Chiesa di Santa Maria degli Afflitti (Via San Sebastiano)[modifica | modifica sorgente]

Costruita nel 1612 per volere di Carlo Gesualdo, la chiesa, sita nel rione Canale, custodisce un prezioso dipinto, intitolato La deposizione, attribuito al pittore Giovanni Tommaso Guarini da Solofra ed eseguito nel 1622.
Durante la devastante scossa di terremoto di domenica 23 novembre 1980, i gesualdini stavano festeggiando la Madonna degli Afflitti. Nonostante il crollo - anche se parziale - di diversi edifici, il numero di vittime a Gesualdo risultò contenuto proprio perché la popolazione si trovava nella chiesa (che resse egregiamente all'evento sismico) per le funzioni religiose e nella vicina Piazza Canale per i preparativi alla festa civile.

Chiesa di San Lorenzo (Contrada San Lorenzo)[modifica | modifica sorgente]

A poche centinaia di metri dal centro abitato, la chiesa sorse come cappella rurale. È ad una sola navata e custodisce un unico altare sul quale è posizionata la nicchia con la statua di San Lorenzo.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[34]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Al 31 dicembre 2008 nel territorio di Gesualdo risultano residenti oltre 40 cittadini stranieri: Le comunità più rappresentate sono quelle di:

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Gesualdo, Volo dell'Angelo

Religione e Folclore: il Volo dell'Angelo[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Balducci, Pala del Perdono, 1609, olio su tela, Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Gesualdo (AV)

La religiosità di Gesualdo s'infervora ogni ultima domenica d'agosto, in occasione della festa del volo dell’Angelo. Il "volo" ebbe origine nell'800, esattamente tra il 1833 e il 1876.
Un bambino vestito da angelo viene aggrappato ad una fune di acciaio, tesa tra la torre Nord-Est del castello e il campanile della chiesa del SS. Rosario, e tirato mediante l'ausilio di carrucole lungo un tragitto di oltre 100 metri all'altezza di 25 metri sulla sottostante Piazza Neviera. Da un’impalcatura a terra esce il diavolo, sbuffando fumo, dicendo vituperi, con corna e mantello nero. Inizia una disputa dialettica che riprende i testi e le scene delle sacre rappresentazioni medioevali. Il volo dell’angelo ricorre in occasione dei festeggiamenti in onore di San Vincenzo Ferreri, di cui si conserva in paese una preziosa statua ottocentesca, di pregiata fattura spagnola, proveniente da Valencìa.

Il culto di San Vincenzo Ferreri a Gesualdo si fa risalire, tra storia e leggenda[senza fonte], ad un insolito avvenimento accaduto a Gesualdo. Si racconta, che una comunità religiosa siciliana commissionò ad un artista spagnolo la realizzazione di una statua di San Vincenzo Ferreri, e lungo il tragitto verso il sud, i portatori della statua sostarono proprio a Gesualdo. Gli abitanti del posto, incantati dalla bellezza del santo, e come se illuminati da una celeste ispirazione, commisero quella che si potrebbe definire una "prepotenza mistica". Si racconta infatti, che i Gesualdini si impadronirono della statua impedendone il proseguimento del viaggio verso la Sicilia. Da allora il culto di San Vincenzo è rimasto fervido e costante.

Gesualdo e il Principe dei Musici[modifica | modifica sorgente]

La figura storica di Carlo Gesualdo, alimenta una forte attività culturale ed artistica nel piccolo centro irpino dove si ripetono periodicamente convegni, concerti ed incontri incentrati sulla celebrazione del genio musicale che fece del castello di Gesualdo fecondo luogo di studio e sperimentazione delle sue arti. Nel corso degli ultimi decenni Gesualdo ha ospitato illustri personalità del mondo della musica e della cultura che hanno fortemente contribuito alla valorizzazione della figura del Principe.

Il grande compositore Igor' Fëdorovič Stravinskij[35], insieme allo studioso Robert Craft[36], visitò Gesualdo negli anni 50 ripercorrendo i luoghi cari al Principe Carlo prima di comporre una delle sue più grandi opere il Monumento pro Gesualdo da Venosa. Il regista tedesco Werner Herzog girò nel 1995 un film-documentario ambientato a Gesualdo ed interpretato dalla cantante-attrice Milva dal titolo Gesualdo: Morte a cinque voci[37] in cui ripercorse le vicende personali ed artistiche del Principe Carlo. L'autore siciliano Salvatore Sciarrino venne insignito della cittadinanza onoraria di Gesualdo per le sue opere dedicate a Carlo Gesualdo. Franco Battiato, profondo conoscitore della musica del Principe ed autore di una suggestiva canzone intitolata Gesualdo da Venosa, si esibì in un concerto proprio a Gesualdo riscuotendo grande consenso di pubblico. Nel 2009 il regista Luigi Di Gianni realizzò un interessante film-documentario dal titolo Carlo Gesualdo. Appunti per un film. Il dibattito sui temi e sull'opera musicale del Principe Carlo è ancora oggi molto intensa grazie agli approfondimenti ed agli studi di autori di fama mondiale come Glenn Watkins[38].

Sulla scia di tanta attenzione ed interesse a Gesualdo operano associazioni ed istituzioni culturali attive in una profonda opera di valorizzazione e promozione della figura del Principe Carlo Gesualdo.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Prodotti tipici[modifica | modifica sorgente]

  • Prodotti ortofrutticoli (tra questi in particolare il sedano, in gesualdino "accio".
  • Produzione di vino Irpinia DOC (in questa area anche con l'indicazione della sottozona Campi Taurasini) e vino Campania IGT
  • Produzione di olio Irpinia - Colline dell'Ufita con marchio DOP/IGP da Reg. UE 203/2010 (GUCE L61/29 del 11.03.2010)
  • Pasta fresca, prodotta in modo naturale ed artigianale

Piatti tipici[modifica | modifica sorgente]

Grazie alla propizia esposizione ed alla ricchezza di fonti d’acqua, il territorio di Gesualdo regala pregiatissime culture di ortaggi; tra questi da segnalare quella del Sedano. Da sempre i gesualdini vengono, e non a caso, appellati con il nomignolo di Menestrari (Verdurai), per le copiose produzioni ortofrutticole che arricchivano i mercati locali e dei paesi vicini. Le ricette ed i piatti tipici legano alla semplicità di preparazione un gusto antico segnato dalla varietà e genuinità degli ingredienti, tutti uniti in vera e propria esplosione di aromi e profumi dei frutti della terra.

Lachene e fasule (Tagliatelle e fagioli), Menesta 'mmaretata (Verdure e carne in brodo), Pizza ionna (Impasto di farina di granturco), Fusilli e cauzuni (Fusilli e ravioli alla ricotta), Cecaruoccole (cecatielli e vruoccole) (Cavatelli con i broccoli), Panzetta r'aino 'mbottita (Pancetta di agnello farcita), Sopersate (soppressate).

Persone legate a Gesualdo[modifica | modifica sorgente]

  • Govanni Balducci detto il Cosci (Firenze, 1560 – Napoli, dopo il 1631), pittore italiano, autore della Pala del Perdono custodita nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie;
  • Eleonora D'Este (Ferrara, 1561 – Modena, 1637), principessa consorte di Carlo Gesualdo;
  • Carlo Gesualdo (Venosa, 1566 - Gesualdo, 1613), principe madrigalista compositore;
  • Cillo Palermo (Gesualdo, 1609 - 1691), poeta e scrittore, autore della favola pastorale Gli amori sdegnati;
  • Niccolò I Ludovisi (Bologna, 1610 – Cagliari, 1664), principe di Piombino e signore di Gesualdo;
  • Vincenzo Maria Pisapia (Gesualdo, 1655 - 1741), padre domenicano morto in odore di santità;
  • Giuseppe Maria Scotti (Gesualdo, 1743 - 1824), teologo;
  • Giacomo Vincenzo Catone (Gesualdo, 1769 - 1851), teologo e storico locale, autore delle Memorie Gesualdine;
  • Luigi Caccese (Gesualdo, 1844 - 1926), chirurgo e cavaliere della corona d'Italia;
  • Igor' Fëdorovič Stravinskij (Lomonosov, 1882 – New York, 1971), compositore, in visita a Gesualdo nel 1956 e autore del Monumentum pro Gesualdo;
  • Glenn Watkins (McPherson, 1927), musicologo, autore di studi sulla figura di Carlo Gesualdo;
  • Roberto De Simone (Napoli, 1933), musicologo e autore teatrale, cittadino onorario di Gesualdo dal 2006 e autore dell'opera "Cinque voci per Gesualdo".
  • Werner Herzog (Monaco di Baviera, 1942), regista del film documentario Gesualdo - Morte a cinque voci;
  • Kathy Toma (Parigi, 1944), artista, cittadina onoraria di Gesualdo dal 2002;
  • Salvatore Sciarrino (Palermo, 1947), compositore italiano, cittadino onorario di Gesualdo dal 2005 e autore di molte opere dedicate a Carlo Gesualdo.

Manifestazioni ed eventi[modifica | modifica sorgente]

  • Giornate Gesualdiane, conferenze, rassegne musicali e manifestazioni dedicate a Carlo Gesualdo;
  • Saperi e Sapori, rassegna enogastronomica nei vicoli del centro storico - mese di agosto;
  • Gesualdo FolkEvent, rassegna di musica popolare irpina e salentina ai piedi del Castello - mese di agosto;
  • Le vambalèrie, accensione di falò, detti vambalèrie, per le strade cittadine e le zone rurali. Tale tradizione nacque nell'Ottocento in onore di Sant'Andrea, a seguito dell'abbattimento del tiglio collocato nell'attuale Piazza Umberto I, il cui legno fu in parte bruciato e in parte utilizzato per la realizzazione della statua del santo, ancora oggi conservata nella cappella della Chiesa Madre di San Nicola - 30 novembre;
  • Presepe vivente, nel centro storico - periodo natalizio.

Festività Religiose[modifica | modifica sorgente]

  • Prima domenica di maggio: Festività in onore di Santa Maria delle Grazie - Convento dei Frati Cappuccini
  • Penultima domenica di giugno: Festività in onore del SS. Crocifisso - Località Piano della Croce
  • Penultima domenica di luglio: Festività in onore di Sant'Elia Profeta - Contrada Sant'Elia
  • 10 agosto: Festività in onore di San Lorenzo martire - Contrada San Lorenzo
  • Penultima domenica di agosto: Festività in onore di San Rocco e Maria SS. Addolorata - Centro cittadino
  • Ultima domenica di agosto: Festività in onore di San Vincenzo Ferreri e Maria SS. del Rosario - Centro cittadino
  • Seconda domenica di settembre: Festività in onore dell'Immacolata - Località Torre dei Monaci
  • 23 settembre: Festività in onore di San Pio da Pietrelcina - Rione Cappuccini
  • Domenica compresa tra il 20 e il 26 novembre: Festività in onore di Santa Maria degli Afflitti - Rione Canale
  • 6 dicembre: Festività patronale in onore di San Nicola - Chiesa Madre

Le fiere e i mercati[modifica | modifica sorgente]

Da segnalare la secolare tradizione delle fiere di Gesualdo che si svolgono nel rione Fiera nelle seguenti date:

  • 25 marzo (Fiera dell'Annunziata)
  • 11 aprile
  • 11 maggio
  • 11 giugno
  • 11 luglio (Fiera della Maddalena)
  • 11 agosto (Fiera dell'Assunta)
  • 11 settembre (Fiera della Santa Croce)
  • 11 ottobre (Fiera di San Luca)

Il mercato settimanale si tiene anch'esso nel rione Fiera ogni martedì mattina.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Una quota significativa del reddito delle famiglie proviene dal terziario, in particolare dai settori dell'istruzione, della sanità, dell'amministrazione pubblica e nelle professioni. Fiorente, il settore legato all'artigianato ed alla piccola impresa per la presenza di stimati maestri nella lavorazione della pietra, del legno e del ferro e di vari opifici industriali. Importante l'apporto dell'agricoltura.

Onice di Gesualdo

Le pietre di Gesualdo[modifica | modifica sorgente]

Gesualdo è conosciuta per la presenza nel suo territorio di cave di marmo onice[39], un marmo di grande effetto decorativo, trasparente quando tagliato in lastre sottili, ricco di venature. Grandi cultori di questi marmi furono il celebre architetto Luigi Vanvitelli che li utilizzò a profusione nella Reggia di Caserta e Carlo di Borbone che li commissionò per il palazzo reale di Portici. È inoltre di alabastro cipollino di Gesualdo il frontespizio del Duomo di Avellino e fonte battesimale della cattedrale, e le decorazioni nella chiesa di Santa Chiara in Napoli. Oltre al marmo onice, nel territorio di Gesualdo si trovano cave di pietra denominata Breccia Irpina (che prende il nome di Favaccia o Favaccina a seconda delle dimensioni dei clasti), il cui utilizzo è ampiamente diffuso in edilizia.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Gesualdo dista 9 km dall'uscita del casello di Grottaminarda, situato al km 81 dell'Autostrada A16 (Italia).

Il comune è inoltre raggiungibile percorrendo la ex Strada statale 303 del Formicoso e un breve tratto della Strada Provinciale ex SS 428 o percorrendo la statale Ofantina - SS7 con uscita Paternopoli.

Aeroporto: Napoli-Capodichino

Treni: Stazione di Ariano Irpino

Autobus: tratte giornaliere da e per Napoli, Avellino via Grottaminarda servite da A.ir Autoservizi Irpini

Distanze[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Polisportiva U.S.Gesualdo 1927

La principale squadra di calcio di Gesualdo è l'"Unione Sportiva Gesualdo" fondata nel 1927.

La compagine gesualdina ottenne i migliori risultati sportivi negli sessanta del secolo scorso con la partecipazione al campionato di Prima Categoria Campania nelle stagioni 1964-1965[40] e 1965-1966 e dal 1999 con la partecipazione a cinque campionati consecutivi nel campionato di Promozione regionale.

Molto seguita in Gesualdo la pratica della Pallavolo femminile, con la compagine locale della Real Gesualdo Volley protagonista di significativi piazzamenti e vittorie in vari campionati provinciali e regionali.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b ISTAT - Bilancio demografico mensile al 30-6-2011.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 303.
  3. ^ Informazioni Comune di Gesualdo Statistiche demografiche ISTAT
  4. ^ Giacomo Catone, Memorie gesualdine, 1840
  5. ^ Historia Langobardorum, capp. 4° e 5° del 5° libro
  6. ^ Cipriano de Meo, La città di Gesualdo contributo di studi e ricerche, presentazione di Alfonso Cuoppolo, ed. Pro loco Civitatis Iesualdinæ, Roma: Il Calamaio, 1996
  7. ^ Pasquale Villari, Le invasioni barbariche in Italia, 1902, p. 332
  8. ^ Erasmo Ricca, La nobiltà del regno delle Due Sicilie, Volume 2
  9. ^ Chronica sacri monasterii casinensis, libro 4°
  10. ^ A. Lanfranchi. (IT) Carlo Gesualdo, Dizionario biografico degli italiani Roma, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani. URL consultato il 1 novembre 2011. «Secondo alcune cronache del tempo i Gesualdo "vennero di Francia…" mentre altre, più correttamente, propendono per la discendenza da un Guglielmo - figlio naturale di Ruggero il Normanno: come del resto è testimoniato dall'iscrizione che ancor oggi si può leggere sulle mura del castello di famiglia nella cittadina di Gesualdo: [...]».
  11. ^ Berardo Candida-Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, volume II, p. 53 (in it), Arnaldo Forni, ristampa anastasica, 1995. «Questa famiglia fu originata nel 1152 da Guglielmo figliuolo naturale del duca di Puglia Ruggiero normanno. Guglielmo fu gran contestabile e signore di Gesualdo, dalla quale terra prese il nome che conservarono i suoi discendenti».
  12. ^ Giovanni Battista di Crollalanza, Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti, volume I, p. 469. Arnaldo Forni, ristampa anastasica, 2011. «Originata nel 1152 da Guglielmo figliuolo naturale del duca di Puglia Ruggiero normanno».
  13. ^ Rassegna storica del Risorgimento: organo della Società nazionale per la storia del Risorgimento italiano, Volume 55
  14. ^ Archivio storico per le province napoletane, Voll. 83-85 p. 23
  15. ^ Scipione Mazzella, Descrittione del regno di Napoli, p. 516
  16. ^ Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi, Storia delle repubbliche italiane del medio evo, vol. 4, p. 377
  17. ^ Arturo Famiglietti, Gesualdo nella sua storia: Con note di critica storico-letteraria, 1968
  18. ^ C.Sartori, in Enciclopedia della musica, Volume 3, p. 117
  19. ^ Torquato Tasso, Opera colle controversie sulla Gerusalemme, Volumi 3-4, p. 182(Nelle nozze di Don Carlo Gesualdo Principe di Venosa con Donna Eleonora D'Este
  20. ^ Anche a Gesualdo si dedicò alle consuete recreationi preferite che sono di «caccia […], et di musica, havendo di già composto cinque o sei madrigali artificiosissimi, un motteto, un'aria et ridotto a buon segno un dialogo a trè soprani fatto, credo io, per coteste signore» (lett. del Fontanelli da Gesualdo, 25 giugno 1594)
  21. ^ Pirrotta, 1987, p. 176
  22. ^ Watkins, prefazione al vol. VII dei Sämtliche Werke
  23. ^ Critica e poetica del primo Seicento, Volume 2 di M.Bulzoni, pag.39
  24. ^ Erasmo Ricca, La nobiltà del regno delle Due Sicilie, Volume 2, p. 9
  25. ^ Berardo Candida-Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, p. 53
  26. ^ Il brigantaggio nelle province napoletane: relazione della Commissione d'inchiesta parlamentare, letta dal deputato Massari alla Camera del Comitato segreto del 3 e 4 maggio 1863, seguita da quella letta dal deputato Castagnola nella tornata segreta del 4 maggio e dalla legge sul brigantaggio, di Giuseppe Massari, Stefano Castagnola, Italy. Commissione d'inchiesta parlamentare sul brigantaggio.pag 69(Verbale interrogatorio arrestati Caserma Carabinieri di Gesualdo)
  27. ^ Achille Moltedo, Dizionario geografico--storico--statistico de' comuni del regno delle Due Sicilie, p. 190
  28. ^ Viaggio nel cratere - Franco Arminio - Google Libri
  29. ^ L'Università per Gesualdo: un impegno di idee e di progetti per la ricostruzione e lo sviluppo nel dopoterremoto di Gabriella Caterina, Virginia Gangemi, Ugo Leone
  30. ^ Giuseppe Zigarelli, Storia della cattedra di Avellino e de' suoi pastori, p. 382
  31. ^ Monografia del Servo di Dio Fr. Vincenzo M. Pisapia, Roma, 1933, p. 9
  32. ^ Della dimora di Torquato Tasso in Napoli negli anni 1588, 1592, 1594 ...Di Carmine Modestino, pag.85(Testamento di Carlo Gesualdo)
  33. ^ Padre Pio, una strada di misericordia Di Yves Chiron, pag. 48-49
  34. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  35. ^ Cultura e scuola, Edizioni 51-52 pag.174
  36. ^ Retrospectives and conclusions 1969, pag.107
  37. ^ Modal subjectivities: self-fashioning in the Italian madrigal - Pagina 146
  38. ^ Gesualdo: the man and his music, Glenn Watkins
  39. ^ Rocco Bonavolontà, Il Principato Ultra nel Regno di Napoli, p. 110
  40. ^ Prima Categoria Campania 1964-1965

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gabriella Caterina, Virgina Gangemi (a cura di), L'Università per Gesualdo, Liguori Editore, Napoli, 1985
  • Giacomo Catone, Memorie Gesualdine, Avellino, 1840
  • Annibale Cogliano, Carlo Gesualdo, Il Principe, l'amante, la strega, ESI, Napoli, 2004
  • Annibale Cogliano, Carlo Gesualdo omicida fra storia e mito, ESI, Napoli, 2006
  • Annibale Cogliano, Gesualdo 1799: rivoluzione o guerra civile?, Collana: Quaderni Irpini
  • Annibale Cogliano, Il barone assediato e l'Università contesa. Gesualdo nel tramonto dell'anciem régime, Collana: Quaderni Irpini
  • Annibale Cogliano, Il Cappellone: una sinagoga travestita? La Cappella del SS. Corpo di Cristo e l'arcano dello sviluppo socioeconomico di Gesualdo in età moderna , Collana: Quaderni Irpini
  • Annibale Cogliano, Inventario - Centro Studi e Documentazione Carlo Gesualdo, Elio Sellino Editore, Avellino, 2004
  • Vincenzo Cogliano, Il castello a Gesualdo, Ed. Delta, Grottaminarda (AV), 1999
  • Alfonso Cuoppolo, Il Gigante della Collina. Storie, dolori e musiche nell'eco delle sue antiche mura, Delta 3 edizioni, Grottaminarda (AV), 2013
  • Fabio De Guglielmo, Il Castello di Gesualdo. Analisi dei caratteri storico-costruttivi e delle tecniche di intervento impiegate nei lavori di recupero, Fontanarosa (AV), 2010
  • Cipriano de Meo, La città di Gesualdo. Contributo di studi e ricerche, Il Calamaio, Roma, 1996
  • Arturo Famiglietti, Storia di Gesualdo, Ed. Accademia Partenopea, Napoli, 1977
  • Giampiero Galasso, I Comuni dell'Irpinia, Walter Pellecchia Editore, Atripalda (AV), 1989
  • Carlo Gesualdo, Madrigali a cinque voci (Libro Quinto - Libro Sesto), Edizione critica a cura di Maria Caraci Vela e Antonio Delfino, testi poetici a cura di Nicola Panizza, con uno scritto di Francesco Saggio, prefazione di Giuseppe Mastrominico, La Stamperia del Principe Gesualdo, Gesualdo (AV), 2013, ISBN 978-88-906830-2-2
  • Rossano Grappone, Carmine Iannarone (a cura di), Gesualdo, immagini e ricordi, Elio Sellino Editore, Avellino, 2009
  • (EN) Cecil Gray & Philip Heseltine, Carlo Gesualdo, Musician and Murderer, Londra, 1926
  • Gabriella Pescatori Colucci, Enrico Cuozzo, Francesco Barra (a cura di), Storia illustrata di Avellino e dell'Irpinia, Sellino & Barra Editori, Salerno, 1996
  • Giovanni Savignano, Intrighi, Carlo Gesualdo tra musica, amore e morte, Gaia Editrice, ilibridellaleda, Angri (SA), 2010-2011 ISBN 978-88-9700-507-0
  • Orsola Tarantino Fraternali, Kathy Toma (a cura di), Gesualdo da Venosa. Fasti dimenticati di un principe del Rinascimento, Luciano de Venezia, Salerno, 2009
  • Luisa Zarrella, Testimonianze artistiche a Gesualdo, Salerno, 1971
  • Michele Zarrella, Il principe madrigalista Carlo Gesualdo. L'albero genealogico e la sua città, Frigento (AV), 2001

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