Montefusco

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Montefusco
comune
Montefusco – Stemma Montefusco – Bandiera
Montefusco – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Avellino-Stemma.png Avellino
Amministrazione
Sindaco Dott. Carmine Gnerre Musto (Insieme per Montefusco

Lista Civica) dal 26/05/2014

Territorio
Coordinate 41°02′00″N 14°51′00″E / 41.033333°N 14.85°E41.033333; 14.85 (Montefusco)Coordinate: 41°02′00″N 14°51′00″E / 41.033333°N 14.85°E41.033333; 14.85 (Montefusco)
Altitudine 705 m s.l.m.
Superficie 8 km²
Abitanti 1 408[1] (30-6-2011)
Densità 176 ab./km²
Comuni confinanti Montemiletto, Pietradefusi, San Martino Sannita (BN), San Nazzaro (BN), San Nicola Manfredi (BN), Santa Paolina, Torrioni
Altre informazioni
Cod. postale 83030
Prefisso 0825
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 064056
Cod. catastale F512
Targa AV
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona E, 2 393 GG[2]
Nome abitanti montefuscani/fuscolomontani
Giorno festivo SS Sacra Spina
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Montefusco
Sito istituzionale

Montefusco è un comune italiano di 1 408[1] abitanti della provincia di Avellino in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Il paese è posto a cavallo tra la provincia di Avellino e quella di Benevento.

Sorge su di un complesso montuoso di non eccessiva altezza, detto da secoli "Montagna di Montefusco", perché le vette più alte si trovano tutte nel territorio comunale del comune: Monte Gloria, Monte San Felice e, appunto, Montefusco stesso. Al gruppo montuoso - che si innalza tra la Valle del Calore e quella del Sabato e si distacca nettamente dalle ultime propaggini del Partenio per mezzo della rocciosa gola dello Stretto di Barba (per un lato in comune di Chianche e per l'altro invece di Ceppaloni) - appartengono i territori comunali di: Montefusco, San Nazzaro, San Giorgio del Sannio, Calvi, San Martino Sannita, San Nicola Manfredi, Sant'Angelo a Cupolo, Santa Paolina, Torrioni, Petruro Irpino, Tufo e Chianche. Alla Montagna appartengono anche il paesino di Sant'Angelo a Cancello, oggi in comune di Pietradefusi ma geograficamente unito a Montefusco, e tutto il Monte delle Guardie in comune di Benevento, estrema propaggine su cui ormai è sorto un quartiere del capoluogo sannita (Pacevecchia). Di tutti questi paesi, storicamente ed artisticamente il più importante è sicuramente proprio Montefusco, mentre senza dubbio il più popoloso è San Giorgio del Sannio che, dal Fascismo in poi, ha conosciuto una continua ascesa economica e demografica; il meno popoloso è Petruro Irpino, peraltro il comune meno popoloso di tutta la Campania.

Vista di Montefusco dal comune di Pratola Serra

Ad unire tutti questi centri non solo la contiguità morfologica ma anche le natura del territorio, caratterizzato da boschi fitti di castagni (più in alto) e querce, detti 'E Surti, cioè le selve nel dialetto locale. Un tempo questi boschi erano certamente ininterrotti fino a Benevento, mentre oggi la continuità è spesso interrotta pur restando vastissimi spazi verdi soprattutto nell'area da Montefusco a Monterocchetta.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

L'origine del nome del paese è incerta. L'opinione storica più diffusa è che la città sia la sannitica Fulsulae di cui parla Tito Livio, centro abitato dalla tribù irpina e non ancora identificato. Tesi assai risalente e possibile data l'abitudine dei Sanniti di costruire i loro pagi in zone elevate e inaccessibili. L'ampissima visuale che si gode da Montefusco sarebbe stata utilissima a questa popolazione bellicosa; infatti, alcuni ritrovamenti sono stati fatti risalente all'epoca romana, ma nessuna delle epigrafi ancora oggi custodite in città attestano esplicitamente il nome di Fulsulae, lasciando aperta la questione. Un altro pagus sorgeva nei pressi, si tratta di "Melae", anch'esso nelle Storie di Tito Livio, sito in località Piana delle Mele. "Fulsulae" (splendente) sarebbe comunque divenuta "Fusculus" (oscura) perché i fuochi dei templi sannitici un tempo risplendenti su di essa si sarebbero spenti dopo la conquista romana del Sannio[3].

Altra ipotesi: il nome descriverebbe il fatto che la vetta della montagna è spesso oscurata da nubi fitte. Altri studiosi più recenti vogliono riconnetterlo al nome di persona Fusculus,attestato in fonti longobarde; non sarebbe difficile immaginare che si tratti di un feudatario.

Età antica e medievale[modifica | modifica sorgente]

La posizione del paese ne fece con grandissima probabilità una roccaforte sannitica (Fulsulae) poi romanizzata, ma ancor prima tracce neolitiche di presenze umane in territorio montefuscano sono attestate dal ritrovamento di frecce.

Grande sviluppo ebbe con l'arrivo dei Longobardi, che circondarono la capitale della Langobardia Minor, Benevento di castelli e villaggi fortificati, come Ceppaloni, Chianche e Torrioni. Tra questi vi fu probabilmente proprio Montefusco, anche se non citato da alcuna fonte scritta; la tipologia di muratura chiaramente longobarda dei ruderi delle mura non lasciano però dubbi, così come la posizione strategica dominante le Valli del Calore, del Sabato nonché vaste zone montuose e collinari che si aprono fino alla Puglia.

Entrò prepotentemente nella Storia e nelle fonti con i Normanni, tant'è che lo storico Falcone Beneventano a pochi anni dalla caduta del Principato Longobardo di Benevento già ne parla nelle sue Cronache come di un centro importante militarmente e politicamente. Teatro di una lunga, logorante guerra tra Giordano d'Ariano e re Ruggero, in cui entrò anche Landolfo della Greca, fu contesa dai litiganti, potenti feudatari in un periodo di sostanziale anarchia per il Mezzogiorno.

Anche sotto gli Svevi ebbe importanza tant'è che sia Federico II che Manfredi la tennero come castello personale e vi risiedettero per mesi. Pare che prima della fatale Battaglia di Benevento Manfredi abbia organizzato il proprio esercito proprio a Montefusco.

Con Carlo I d'Angiò, nel 1287 al Feudalesimo si affiancherà una più efficiente organizzazione del nuovo Regno di Napoli in province controllate da emissari di nomina regia (a seconda del periodo, presidi o giustizieri). L'antico Principato Longobardo (che aveva perso la sua antica capitale Benevento passata già nel 1077 nel dominio papale, ma che aveva ancora Salerno come centro principale) fu smembrato in due: Salerno rimase a capo del territorio al di qua delle Serre di Montoro (da allora Principato Citra), Montefusco, invece, divenne capitale del neonato Principato Ultra, comprendente un territorio davvero vastissimo: le intere province di Benevento ed Avellino.

Montefusco, capitale della Provincia di Principato Ultra[modifica | modifica sorgente]

Per secoli la città visse, quindi, un periodo aureo ospitando, tra l'altro, un nobile ceto di giuristi e avvocati (ovvie conseguenze della presenza della Regia Udienza - tribunale - con tutti gli uffici provinciali annessi, e della Compagnia di Campagna - un'autorità di polizia). Favorì la scelta di Montefusco e non di Avellino lo status di demanio della Corona che la nostra città aveva, a differenza dell'attuale capoluogo irpino che per secoli restò infeudato. Tuttavia in seguito anche Montefusco fu concessa in feudo, divenendo centro di una Baronia in origine molto estesa, poi pian piano ridotta a pochi centri della Montagna di Montefusco.

A favorire l'elezione di Montefusco fu poi, ancor di più, la posizione di controllo che il nostro centro ha su Benevento, posta a valle: l'antica capitale longobarda era un'enclave pontificia pericolosa sia politicamente per il Regno di Napoli, sia concretamente per la sicurezza dei cittadini dato che ospitava un gran numero di briganti che vi trovavano asilo ed impunità per i crimini commessi nel Regno e Montefusco poteva essere utilissimo avamposto per controllare quella che un re chiamò senza mezzi termini petra scandali regni nostri.

In quei secoli Montefusco aveva, inoltre, un dotto clero godendo in particolar modo di un Abate Infulato (cioè avente dignità quasi vescovile) di Santa Maria della Piazza, e inoltre di una Chiesa Madre di rango palatino, cioè svincolata dal controllo dell'Arcivescovo e controllata direttamente dal Re per mezzo di un collegio di canonici (si tratta della Chiesa di San Giovanni del Vaglio: la sua natura regia è chiaramente dovuta all'essere stata la chiesa del castello, pian piano scomparso nelle sue originarie forme maschie e ingentilitosi nell'attuale palazzo comunale).

Inoltre in paese non mancavano intellettuali e scrittori, tra cui merita una menzione il seicentesco Eliseo Danza per l'amore sincero verso la sua città che seppe infondere in ogni pagina delle sue opere storiche, nonché per la passione e l'impegno di avvocato che perorò la causa della giustizia in un regno dove le soverchierie e la confusione amministrativa e giuridica imperavano. Egli era membro dell’Accademia degli Offuscati con sede proprio a Montefusco (all'epoca ancora chiamata Montefuscoli).

Il declino cominciò lentamente nel Settecento, per poi divenire evidente nei primi anni dell'Ottocento quando il nuovo governo francese cercava una razionalizzazione delle Provincie: in base a criteri moderni Montefusco era ormai un luogo scomodo e piccolo per ospitare la sede di una grande provincia, freddo e inaccessibile durante l'inverno. Quelle qualità militari che ne avevano fatto la fortuna nel Medioevo e durante tutta l'Età Moderna non erano ritenute più utili in un'epoca di sviluppo e innovazione, così, sprezzanti di un'antica tradizione secolare che era cominciata già nel Duecento, l'8 agosto 1806 fu votata a Napoli una legge che trasferì la sede del Principato Ultra nella più decentrata ma pianeggiante Avellino.

Per Montefusco fu un colpo al cuore. La sede degli uffici vi rimase fino al 1816 finché ad Avellino non furono costruiti edifici appositi, tra cui il carcere, ma intanto l'emigrazione di nobili, avvocati, notai e sacerdoti iniziò. Da allora, Montefusco sta diventando sempre più un paese provinciale e disabitato, povero e abbandonato a sé stesso. Ancora all'inizio del Novecento i Montefuscani erano 5000. Oggi non se ne contano 1500.

Età contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Importante è inoltre ricordare il ruolo che Montefusco ebbe durante il Risorgimento. Il vecchio carcere del tribunale provinciale, sito nei seminterrati del Castello, riaprì per diventare Bagno penale di massima sicurezza in cui furono detenuti molti patrioti del Regno delle Due Sicilie in condizioni talmente pietose che Montefusco fu definita "lo Spielberg dell'Irpinia". Vi furono ospitati tra gli altri il duca Sigismondo Castromediano e il barone Nicola Nisco, che scrissero toccanti diari delle loro prigioni.

Durante la seconda guerra mondiale, Montefusco fu occupata per un certo periodo dai Nazisti. Recentemente, la sua economia vive un certo benessere grazie al riconoscimento del prestigioso marchio DOCG al suo vino Greco di Tufo.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Chiesa Palatina di San Giovanni del Vaglio[modifica | modifica sorgente]

L'edificio religioso fu eretto verso la fine del XII secolo. In questa chiesa, i papi Callisto II e Onorio II che soggiornarono nel paese, esercitarono i riti religiosi. Nella chiesa si trovano tuttora dipinti risalenti al '700, colonne marmoree di epoca romana, pochi affreschi medievali riscoperti recentemente e si venera la Sacra Spina di Cristo, reliquia assurta a protettrice della città.

Chiesa di Santa Maria della Piazza[modifica | modifica sorgente]

Probabilmente la prima chiesa della città destinata ai civili (San Giovanni era interna al Castello), Santa Maria era un'importante Abbazia e il suo parroco sicuramente il più influente di tutti quelli di Montefusco. Parzialmente demolita per ampliare Largo Tommaso Rossi, al suo interno conserva qualche antico affresco.

Oratorio di San Giacomo Apostolo[modifica | modifica sorgente]

Piccolo gioiello di arte seicentesca, tutto affrescato, fu sede di una congregazione per secoli. È posto al di sotto della Chiesa e dell'Abbazia di Santa Maria della Piazza.

Chiesa di San Francesco di Assisi[modifica | modifica sorgente]

La tradizione la vuole fondata, insieme al non più esistente convento, da San Francesco d'Assisi in persona in uno dei suoi viaggi per l'Italia. Dal Trecento ad oggi la sua funzione religiosa è ininterrotta. Nonostante non manchino tracce medievali (abside) la Chiesa all'interno rivela un gusto settecentesco.

Chiesa e Monastero di San Domenico[modifica | modifica sorgente]

Sorta sull'antico Castello, essa ha una evidente origine settecentesca. Vi è ancora annesso il Convento di Suore Domenicane.

Chiesa di Santa Maria del Carmine e annessa Chiesa di San Sebastiano[modifica | modifica sorgente]

Chiesetta settecentesca dove si custodisce la statua lignea veneratissima di Santa Maria del Monte Carmelo. Alle spalle sorge la Chiesa di San Sebastiano utilizzata da cimitero un tempo

Oratorio di San Raimondo[modifica | modifica sorgente]

Ne resta visibile solo un portale marmoreo, mentre l'interno è ormai adibito a casa privata.

Eremo di Sant'Antonio Abate[modifica | modifica sorgente]

Sorge sulle Surti ed ha origini molto antiche.

La chiesa di San Bartolomeo

Chiesa di San Bartolomeo Apostolo[modifica | modifica sorgente]

Entrando in paese, lungo le strette vie irte, superando l'antica Porta San Bartolomeo, si arriva alla chiesa, eretta alla fine del XI secolo, particolare per il campanile. Si tratta di un edificio semplice di età longobarda: questo popolo aveva infatti un notevole culto di San Bartolomeo da quando il principe Sicardo di Benevento ne aveva portato il corpo a Benevento (di cui è infatti patrono). Ad una sola navata, al suo interno si trovano alcune statue lignee di San Bartolomeo, Sant'Antonio Abate e Santa Lucia.

Il convento di Sant'Egidio

Monastero di Sant'Egidio[modifica | modifica sorgente]

Alla base del colle su cui si colloca il paese si trova il convento di Sant'Egidio. Le origini del convento risalgono al 1625. In questo convento, all'inizio della sua "carriera" soggiornò Padre Pio nel 1908, quando era ancora novizio e non ancora dodicenne.

Presso il convento di trovano alcune tele dell'artista Alberto Sforza.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Palazzi nobiliari[modifica | modifica sorgente]

Corte Baronale, Palazzo De Luca (Antica Dogana), Palazzo Aggiutorio, Palazzo Giordano, Palazzo Regina, Ospizio dei Pellegrini, Palazzo Melisurgo, Palazzo de Martino, Palazzo Dente, Palazzo Ruggero, Palazzo Riola, Palazzo Mascia.

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Castello Longobardo[modifica | modifica sorgente]

L'antico Castello, fondato dai Longobardi e parte della cerchia difensiva che venne posta a controllo delle vie per Benevento, ospitò re normanni, svevi, angioini e aragonesi. È facilmente ipotizzabile che in età longobarda-normanna il Castello avesse una forma molto più fortificata e occupasse senz'altro tutta l'area di Piazza Castello, inglobando anche la Chiesa Palatina di San Giovanni del Vaglio (da balium cioè cortile) e il Monastero di Santa Caterina da Siena che, infatti, rivela mura imponenti che ricordano quelle di un fortilizio molto antico, di certo precedente alla fondazione settecentesca del convento. Col tempo il Vaglio divenne una piazza vera e propria ma il cuore del Castello non perse la sua funzione, tant'è che ospitò fino all'Ottocento il Preside della Provincia di Principato Ultra con tutti gli uffici, tribunale compreso. Attualmente vi ha sede il Comune.

Nel seminterrato, strutturato su due piani, vi è il Carcere, utilizzato dapprima come prigione provinciale. Chiuse per alcuni anni col definitivo trasferimento ad Avellino degli uffici del Giustizierato, per poi riaprire in epoca risorgimentale, ospitando un Bagno penale di prima classe caratterizzato da un regime durissimo. Il freddo montefuscano unito all'umidità degli androni scavati nella roccia e alle punizioni esemplari (come il puntale) ne fecero un luogo di sofferenza tale che fu soprannominato lo Spielberg dell'Irpinia. Alcuni celebri carcerati furono i patrioti napoletani Poerio, Nisco, Castromediano e Pironti.

L'antico detto esprime bene ciò che voleva dire esservi imprigionato: Chi trase a Montefuscolo e po' se n'esce po' dì ca 'n'terra 'n'ata vota nasce. ("Chi entra a Montefusco e poi ne esce può dire che in Terra nasce di nuovo).

Illustri patrioti detenuti nelle Carceri di Montefusco[modifica | modifica sorgente]

Cinta Muraria Longobarda[modifica | modifica sorgente]

Se ne vedono ancora tracce in varie parti della città. Inoltre esistono ancora la Porta del Canale e la Porta di San Bartolomeo (rifatta nel '700), oltre alla Torre che domina la vallata del Calore (detta Torre Riola perché vicina all'omonimo palazzo).

'I Surti[modifica | modifica sorgente]

Boschi di castagni e querce, ricchi di vegetazione, fauna e sorgenti, è stato riconosciuto Sito di Importanza Comunitaria. Grazie ai fondi della U.E. è stato possibile ripristinare alcuni dei tanti sentieri che corrono lungo le montagne e collegano i paesi di Montefusco, Cucciano, San Martino Sannita, Torrioni, Monterocchetta, Toccanisi ed altri della Montagna di Montefusco. Particolarmente bella è la zona di Fontana Riviezzo. Vi sono animali come il gatto selvatico, il cinghiale, tassi, faine, volpi, rettili, furetti e uccelli rari.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[4]

Persone legate a Montefusco[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi anni si sta riscoprendo l'antica arte femminile della lavorazione del tombolo di merletti, coperte e tovaglie.

Artigianato e prodotti tipici[modifica | modifica sorgente]

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Feste e tradizioni[modifica | modifica sorgente]

  • febbraio: la festa di Sant'Antonio Abate;
  • maggio: la Sacra Spina;
  • giugno: si festeggia San Antonio di Padova;
  • Inizio agosto: festeggiamenti della Madonna del Carmine;
  • Tutto agosto: Estate Montefuscana
  • Fine agosto: Festival Canoro "Città di Montefusco"
  • Fine agosto: Caccia al Tesoro "Città di Montefusco"
  • Inizio settembre: Fiera e Sagra di Sant'Egidio (tradizione dal 1416)
  • Ultimo fine settimana di ottobre: Sagra della Castagna
  • 26 e 27 dicembre: Betlemme, Greccio, Montefusco: il Presepe Vivente tra le pietre antiche del borgo

Caccia al Tesoro "Città di Montefusco"[modifica | modifica sorgente]

Uno degli eventi più rilevanti del paese è la tradizionale Caccia al Tesoro, manifestazione che si tiene tutti gli anni nel mese di agosto e vede impegnati i Montefuscani nel risolvere giochi di intelligenza, cultura e abilità che toccano sia la cultura generale che locale. La prima venne organizzata nel 1983 e da allora gli organizzatori sono cambiati più volte. La Caccia al Tesoro è una istituzione così sentita da appassionare i partecipanti al punto tale che se ne parla per tutto l'anno; ogni edizione, infatti, porta con sé strascichi di polemiche da parte delle squadre sconfitte.

Premi assegnati nell'ultima edizione[modifica | modifica sorgente]
  • Tesoro (I Cassoni)
  • Premio Classifica (I Maschioni)
  • Targa Eliseo Danza (I Cassoni)
  • Premio Simpatia (Giampaolo Puzo)
I temi storici della Caccia al Tesoro[modifica | modifica sorgente]

Sin dal 2008 la Caccia al Tesoro, gioco che ha sempre richiesto intelligenza e scaltrezza, scopre la sua vocazione culturale e sceglie un tema storico annuale per ricordare ai Montefuscani un aspetto significativo delle loro storia da riscoprire ed approfondire. Eccone l'elenco:

  • 2008: La Leggenda del Dragone (sec. XV)
  • 2009: L'Accademia degli Offuscati e il Barocco montefuscano (sec. XVII)

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Marotta
  • Piano delle Mele
  • Sant'Antonio Abate
  • Sant'Egidio
  • Serra

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
- 8-6-2009 Mirco Figliolino lista civica Bilancia Sindaco
27-5-2013 26-05-2014 Mario La Montagna ---- Commissario Prefettizio
26-05-2014 - Dott. Carmine Gnerre Musto Insieme per Montefusco Sindaco

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Il comune fa parte della:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b ISTAT - Bilancio demografico mensile al 30-6-2011.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ G. Castagnetti, La capitale del Principato Ultra, Montefusco
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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