Castanea sativa
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Castanea sativa |
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| Classificazione scientifica | ||||||||||||||
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| Nomenclatura binomiale | ||||||||||||||
| Castanea sativa Miller |
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Il castagno (Castanea sativa, Miller) è un albero che appartiene, insieme alle querce e ai faggi, alla famiglia delle Fagaceae. Il frutto, noto come castagna, è commestibile ed ha una notevole importanza economica.
Indice |
[modifica] Descrizione
È un albero longevo, alto in media dai 15 ai 20 metri, capace però di raggiungere notevoli dimensioni anche di 30-35 m e 6-8 m di circonferenza. Un Bosco di castagni viene comunemente chiamato castagneto.
[modifica] Fusto
Il fusto eretto e robusto, per lo più tozzo, si ramifica presto a costituire una cima vigorosa, ampia ed espansa, la cui impalcatura consta di pochi rami potenti, sinuosi, eretto-espansi, talvolta quasi orizzontali. Il fusto ed i rami presentano, nei primi anni, una corteccia liscia, brillante, di colore bruno-rossastro, che col tempo diviene grigio olivaceo, munita di lenticelle trasversali allungate. Dopo i 10-15 anni la corteccia si presenta di color grigio-bruno con profonde screpolature in senso longitudinale. I germogli sono a sezione rotonda o, quando molto vigorosi, angolosa e le gemme sono ovate, lisce di color verdastro sfumato di rosso. Il legno di Castagno presenta durame marrone chiaro o bruno e alburno, poco esteso, bianco giallastro. I grossi vasi della zona primaverile conferiscono alla tessitura un aspetto grossolano e rendono le venature ben evidenti, conferendo al legno un piacevole aspetto superficiale. I fusti possono manifestare difetti come nodi e cipollatura. Quest’ultima è un particolare tipo di difetto che si manifesta con fessurazioni lungo un piano longitudinale tangenziale fra due diversi anelli di accrescimento adiacenti; può svilupparsi per un tratto più o meno lungo del fusto e, nei casi più gravi, interessare l’intera circonferenza fino a provocare il distacco completo fra due parti del tronco. Sulle cause di insorgenza sono state formulate numerose ipotesi; è stato accertato che interessa per lo più la base del fusto e che la frequenza è correlata ad età e diametro della pianta. Si può distinguere una cipollatura “traumatica” legata a traumi, lesioni, o stress subiti dalla pianta ed una “sana” più grave dal punto di vista tecnologico perché risultato di più fattori concatenati di difficile determinazione legati a caratteristiche genetiche, stazionali e di gestione selvicolturale. E’ un difetto legato alla presenza di tensioni interne di accrescimento e che talvolta si manifesta solo in seguito all’abbattimento o durante le successive lavorazioni del tronco, compromettendone la lavorazione. Le caratteristiche tecnologiche, e dunque la produzione, possono inoltre essere condizionate da due gravi patologie, il mal dell’inchiostro ed il cancro corticale, diffusi in gran parte delle aree castanicole. Le caratteristiche fisiche e meccaniche del legno di Castagno sono: Tessitura: grossolana - Fibratura: per lo più diritta - Massa volumica: allo stato fresco da 700 a 1100 kg/m3 e ad umidità normale da 370 a 700 kg/m3 - Ritiro: da basso a medio - Nervatura: media - Resistenza a compressione assiale: da 21 a 64 N/mm2 - Resistenza a flessione: da 50 a 140 N/mm2 - Modulo di elasticità a flessione: da 8450 a 14400 N/mm2 - Resistenza al taglio: da 5.7 a 9.2 N/mm2 - Durabilità: è scarsa nell’alburno che è attaccabile da funghi e insetti, ma buona nel durame, adatto per usi esterni.
[modifica] Foglie
Le foglie sono caduche e disposte alternatamente, la forma è ellittico-lanceolata, sono dentate ai bordi, con apice acuminato e base leggermente cuneata, misurano da 8 a 20 cm in lunghezza e da 3 a 6 cm in larghezza. La loro consistenza è piuttosto tenace, quasi coriacea. Il ciclo vegetativo dura dai 140 ai 185 giorni, in funzione delle caratteristiche pedoclimatiche del sito.
[modifica] Fiori
Il castagno, ha infiorescenze (amenti) formati da fiori unisessuali, monoici e poligami, portati sulla vegetazione dell’anno che, quindi, si evolvono solo a foliazione completa; i fiori staminiferi o maschili sono portati in infiorescenze lunghe da 10 a 20 cm; i fiori pistilliferi o femminili, meno numerosi, solitari o aggregati in numero di 2-3 fino a 7, sono localizzati alla base delle infiorescenze staminifere e sono protetti da un involucro verde, squamoso, destinato a costituire la cupola, comunemente detta riccio, dapprima verde, quindi giallo-marrone a maturità.
Le condizioni climatiche primaverili possono anticipare o posticipare la fioritura che si verifica, in genere, fra inizio giugno e metà luglio in funzione della latitudine e, come detto, delle condizioni stagionali. L’antesi dura circa 20-30 giorni e le infiorescenze maschili fioriscono prima.
[modifica] Frutto
Il frutto, commestibile, noto come castagna è incluso in un riccio spinoso, botanicamente è un achenio. I frutti laterali sono emisferici mentre quello centrale è appiattito; ciò è dovuto oltre a cause genetiche anche alla posizione all'interno del riccio. Spesso sono presenti castagne "vuote" a causa di cattiva impollinazione.
Ogni pianta produce mediamente 20-30 kg di castagne.[citazione necessaria]
[modifica] Distribuzione e habitat
Originaria dell'Asia Minore, questa pianta fu introdotta in Europa Occidentale dai Romani. È una pianta un tempo molto coltivata, e anche se oggi è prevalentemente di interesse forestale, mantiene una certa importanza economica nell'Europa Mediterranea.
Il castagno è presente nelle regioni montuose temperate ed è coltivato fra i 300 e i 1000-1200 m s.l.m, a seconda della latitudine della zona di impianto.
Sebbene sia una pianta amante del sole pieno, vegeta meglio in posizioni esposte a nord nord-est poiché meno soggette a periodi siccitosi estivi e con minori escursioni termiche.
In rapporto alle piogge, vive di norma in zone con una media annua di precipitazioni compresa fra i 600 ed i 1600 mm con almeno 30 mm di piogge nei mesi estivi, con meno precipitazioni la produzione può essere fortemente ridotta. Il castagno si adatta a temperature medie annue comprese fra 8 °C e 15 °C ed esige una temperatura superiore a 10 °C per almeno sei mesi. Comunque resiste molto bene anche alle basse temperature invernali (fino a –20 °C o –25 °C).
Per quanto riguarda le caratteristiche del terreno il pH non dovrebbe essere superiore a 6,5, non sopporta la presenza di calcare attivo e il terreno poco drenato.
[modifica] Insetti che colpiscono i frutti
Gli insetti costituiscono attualmente il principale fattore limitante la produzione castanicola italiana. Questi sono infatti in grado di provocare una perdita di prodotto ingente che, a seconda delle annate e delle particolari condizioni locali, oscilla tra il 20 ed il 70%.
Il danno causato al frutto è detto reale quando gli insetti penetrano al suo interno e si nutrono del contenuto, quando invece l'insetto si limita a rodere l'esterno del frutto si ha il cosiddetto danno estetico. Nelle aziende il cui prodotto è destinato al mercato fresco, i frutti con danno estetico spesso non sono eliminati, ma sono venduti insieme con quelli sani. Questo può essere un inconveniente, dato che influenza negativamente il consumatore al momento dell'acquisto. Il danno estetico non assume al contrario alcun rilievo quando i frutti sono inviati all'industria di trasformazione, dato che non altera le qualità organolettiche del frutto. In Italia gli insetti più pericolosi per i danni arrecati ai frutti sono il balanino (Curculio elephas), la tortrice precoce delle castagne (Pammene fasciana), la tortrice intermedia delle castagne (Cydia fagiglandana) e la tortrice tardiva delle castagne (Cydia splendana). Questi insetti, molto diversi tra loro morfologicamente, hanno però la caratteristica comune di compiere una sola generazione l'anno.
A partire dal 2002 è stata segnalata in Italia la presenza di un nuovo insetto che colpisce il castagno: il cinipede galligeno o vespa cinese (Drycosmus kuriphilus). Questo insetto provoca danni rilevanti, infatti riduce lo sviluppo vegetativo dei germogli, compromettendo la crescita delle piante giovani, e riduce la produzione di castagne (perdite anche del 60-80 %).
[modifica] Usi
Il frutto è consumato da tempi antichissimi ed ha avuto un'importanza immensa nella storia economica d'Italia, siccome in centinaia di valli dalla Calabria alla Liguria per quasi mille anni la farina ottenuta dal frutto essiccato dopo la raccolta e macinato ha costituito il succedaneo fondamentale della farina del frumento, che nelle stesse valli non aveva una produttività sufficiente a soddisfare le esigenze alimentari della popolazione.
Gli storici hanno studiato l'"economia del castagno", una forma di economia "naturale", cioè quasi priva di scambi monetari, che si realizzava nell'alveo quasi chiuso delle stesse valli. L'ultimo degli studiosi che si sono dedicati al tema ha provato che nell'Appennino emiliano valli ad economia tipica del castagno sono sopravvissute fino alle soglie del 1960, verificando che dal castagno la popolazione traeva i mezzi alimentari, mentre rimetteva ai prodotti dell'allevamento, formaggi e vitelli, l'acquisizione del denaro necessario agli scambi non alimentari, attrezzi metallici, cotone per i telai, e quello necessario al pagamento dei tributi. [1]
Attualmente ci sono in Italia 800000 ettari di castagneti, pari a circa il 15% dell'intera superficie boschiva nazionale. Con una tale superficie adibita a castagneto l'Italia si colloca al primo posto in Europa. Vi è una produzione nazionale di castagne che negli ultimi anni varia annualmente tra le 50000 e le 70000 tonnellate.[citazione necessaria]
Le castagne sono utilizzate per la preparazione di ottime marmellate. La farina di castagne è utilizzata in svariati impasti, tra cui dolci tipici come il castagnaccio o i necci. Le caldarroste sono castagne arrostite sul fuoco in apposite padelle bucate. Inoltre è anche utilizzata nell'alimentazione degli animali da allevamento. Nell'industria dolciaria, la particolare varietà detta "marroni" è utilizzata per la produzione dei marron glacé. Il marrone mediamente è di pezzatura maggiore alla comune castagna.
Per aprire le castagne, si deve praticare un incisione sulla parte piatta, coprirle con acqua fredda e farle bollire per una decina di minuti. La buccia e la pellciina verranno via facilmente con l'aiuto di un coltello.
Il Castagno è tra le specie italiane che presentano maggiori possibilità di impiego del legname. L’assortimento di maggiore diffusione è sicuramente la paleria, sia grossa che minuta, grazie alle buone caratteristiche meccaniche e di durabilità che ne permettono differenti impieghi in manufatti all’aperto, anche grazie al fatto di ammettere legname con nodi e cipollatura se contenuta entro 1\4 della lunghezza. La grossa paleria trova impiego nella costruzione di linee di telecomunicazione ed elettriche, ritenuta più idonea rispetto ai possibili materiali alternativi, quali il metallo ed il cemento armato. Nonostante gli aspetti negativi legati per lo più alla scarsa omogeneità del materiale e in parte anche ad una poco chiara normativa in materia di struttura e dimensioni, la paleria di Castagno è preferita, oltre che per le caratteristiche tecnologiche del legname, anche in relazione al minor impatto ambientale sul paesaggio e alle minori difficoltà di messa in opera. E’ richiesta una lunghezza dai 7 ai 12 metri, con un diametro minimo di almeno 9 centimetri in punta e 12-15 cm. alla base. A seconda delle dimensioni, gli assortimenti minori possono trovare impieghi in settori differenti. E’ richiesta la paleria da vigna con lunghezze tra i 2 e i 4 metri e diametro medio di 10-20 cm, da filare, frutteto e serra con lunghezze variabili dai 2.5 ai 5 metri, e diametri dai 8 ai 12 cm, e da tutore, che sfrutta le dimensioni più ridotte, con lunghezze da 1 a 3 metri e diametri dai 2 ai 6 cm, idonee come paleria agricola o nel settore florovivaistico. E’ ormai frequente anche l’impiego del Castagno nelle opere di ingegneria naturalistica, che richiedono paleria di diverse misure a seconda della tecnica da eseguire. I toppi devono avere lunghezza minima di 2 metri e diametro minimo medio di 15-20 cm.; è richiesta la rettilineità dei toppi, mentre nodi (sani) e cipollatura (contenuta entro un quarto della circonferenza) non rappresentano un fattore limitante. Grazie inoltre alla durabilità naturale di questo legno è inoltre possibile produrre manufatti di uso comune a collocazione esterna come arredi urbani e da giardini, elementi per recinzioni, balconate, eccetera. Gli assortimenti di maggiori dimensioni, detti da segagione, vengono impiegati per travature (per usi strutturali) e tavolame. Le travi, parzialmente squadrate o a spigoli vivi, hanno misure correlate ai requisiti progettuali e in genere vanno dai 2 ai 9 metri di lunghezza con un diametro in punta di almeno 15-20 cm. Sono ammessi nodi sani, una leggera cipollatura ma non deviazioni della rettilineità. Il tavolame è destinato per lo più alla produzione di mobili, serramenti, pavimenti e doghe per la fabbricazione di recipienti e contenitori come tini e botti per l’invecchiamento di vini e liquori. Le tavole hanno lunghezza minima di 2.5 metri e diametro in punta maggiore di 20 cm. Non sono ammessi né cipollatura, né deviazioni di rettilineità e solo in parte sono tollerati i nodi purché sani. Sono prodotti che richiedono particolari qualità e che quindi sono spesso difficilmente ricavabili dal legname di popolamenti cedui. Per i toppi di particolare conformazione e qualità la destinazione può essere la tranciatura per la produzione di fogli che andranno a nobilitare pannelli per mobili di particolare pregio estetico. In questo contesto è anche possibile realizzare tramite sfogliatura degli elementi microlamellari a fibratura parallela (noti come LVL – Laminated Veneer Lumber ) destinati ad impieghi non strutturali e, tramite segagione alternativa con multilama, lamelle di limitato spessore da utilizzare per pavimenti, mobili e serramenti, anche perché il legno di Castagno è apprezzato per i suoi requisiti estetici e meccanici. Tra i prodotti secondari si ricorda che dal Castagno si ottiene inoltre legname per l’estrazione del tannino (oggi per lo più da materiale di scarto con diametro di almeno 10 cm.) che è presente con una quantità variabile dall’8 al 12% del peso anidro. Il processo di estrazione ha avuto inizio a livello industriale intorno al 1850 quando il tannino era usato per la tintura delle sete; successivamente venne impiegato per la concia delle pelli, ma trova applicazione anche nell’industria delle vernici e dei prodotti chimici. Il materiale legnoso esausto dell’estrazione viene riutilizzato per produrre pannelli di fibre ad alta densità (HDF) ottenuti con processo ad umido. Se da un lato, però, l’abbondante contenuto di tannino è responsabile della durabilità del legno, preservandolo dagli attacchi fungini, dall’altro ne ostacola la combustione, rendendolo un legno non adatto alla produzione di legna da ardere se non per consumi familiari o per un commercio marginale, a meno di una lunga stagionatura esterna. Il problema può essere superato riducendo il legname in chips che possono essere efficacemente bruciate.
La produttività del castagneto non si limita al solo legname, ma si estende anche ai prodotti secondari non legnosi (PSNL), primo fra tutti i frutti. Non da meno sono i funghi fra i quali i più noti ed apprezzati sono i boleti del gruppo porcino (Boletus aereus, Boletus aestivalis, Boletus edulis e Boletus pinophilus) e gli ovuli (Amanita caesarea) che in valore possono superare quello del legno. Si tratta comunque di una produzione complementare essendo tali specie fungine legate ad una gestione attiva del bosco che mantenga vitali le piante simbionti e favorisca, con la periodica messa in luce del suolo, la decomposizione della lettiera.
[modifica] Note
- ^ Lo storico dell'agricoltura Antonio Saltini ha studiato l'economia della castagna sussistente ancora, nella valle di Ospitale, nel 1950, misurando, sugli antichi catasti, la superficie coperta dai castagneti, quella a seminativo, quella a pascolo, quella a bosco, ricavando le quantità
[modifica] Bibliografia
- Flora Europaea: Castanea sativa
- Dr. G. Madaus: Lehrbuch der biologischen Heilmittel. Band 1. Thieme, Leipzig 1938
- Cherubini Giovanni, L'Italia rurale del basso Medioevo, Laterza, Bari 1984
- René A. Strassmann: Baumheilkunde. AT, Aarau 1994 ISBN 3-85502-485-5
- Antonio Saltini, La valle di Ospitale: un'isola di economia naturale a metà del Novecento, in Villaggi, boschi e campi dell'Appennino dal Medioevo all'Età contemporanea, Soc. Pistoiese di Storia Patria, Porretta Terme 1997
- Rushforth, K. Trees of Britain and Europe. HarperCollins 1999 ISBN 0-00-220013-9
- Antonaroli Riccardo, Fitofagi. In: Il castagno da frutto. Il Divulgatore n° 10, Provincia di Bologna 1999
- Doris Laudert: Mythos Baum. Was Bäume uns Menschen bedeuten: Geschichte, Brauchtum, 30 Baumporträts. BLV, München 2001 ISBN 3-405-15350-6
- Max Wichtl: Teedrogen und Phytopharmaka. 4. Auflage. Wissenschaftliche Verlagsgesellschaft, Stuttgart 2002 ISBN 3-8047-1854-X
- Ingo Kowarik: Biologische Invasionen. Neophyten und Neozoen in Mitteleuropa. Ulmer, Stuttgart 2003 ISBN 3-8001-3924-3
- A. Nosenzo, G.Boetto , Carnisio M., P.M. Travaglia Assortimenti ritraibili da cedui di Castagno, il caso di studio del Monte Tovo (VC), Sherwood foreste ed alberi oggi, 122, 37-40 2006
- P.M. Travaglia Indagini dendrometriche su popolamenti cedui di Castagno Della Valsesia (VC) Tesi di Laurea Facoltà di Agraria, Corso di Laurea in Scienze Forestali ed Ambientali 2006
- P.M. Travaglia Caratterizzazione di boschi cedui di Castagno delle Alpi Piemontesi in relazione alla produzione di assortimenti legnosi VI Congresso Nazionale della Società Italiana di Selvicoltura e Ecologia Forestale, Arezzo, 25-27 settembre 2007
[modifica] Voci correlate
- Farina di castagne
- Castanea
- Castagno dei Cento Cavalli
- Caldarroste
- marron glacé
- Marmellata di castagne
- Cancro corticale del castagno
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