Atripalda

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Atripalda
comune
Atripalda – Stemma
Piazza Umberto I
Piazza Umberto I
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Avellino-Stemma.png Avellino
Amministrazione
Sindaco Paolo Spagnuolo (lista civica) dal 07/05/2012
Territorio
Coordinate 40°55′00″N 14°49′32″E / 40.916667°N 14.825556°E40.916667; 14.825556 (Atripalda)Coordinate: 40°55′00″N 14°49′32″E / 40.916667°N 14.825556°E40.916667; 14.825556 (Atripalda)
Altitudine 294 m s.l.m.
Superficie 8,53 km²
Abitanti 11 174[1] (31-12-2010)
Densità 1 309,96 ab./km²
Comuni confinanti Aiello del Sabato, Avellino, Cesinali, Manocalzati, San Potito Ultra, Santo Stefano del Sole, Sorbo Serpico
Altre informazioni
Cod. postale 83042
Prefisso 0825
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 064006
Cod. catastale A489
Targa AV
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 609 GG[2]
Nome abitanti atripaldesi
Patrono san Sabino di Avellino, Beata Vergine Maria del Monte Carmelo
Giorno festivo 9 febbraio - 16 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Atripalda
Sito istituzionale
Il comune di Atripalda all'interno della provincia di Avellino

Atripalda è un comune italiano di 11.149 abitanti[3] della provincia di Avellino in Campania. È stata insignita del titolo di città con regio decreto del 18 luglio 1867.[4]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fu fondata, secondo ipotesi fantasiose di antichi scrittori, da Sabatio, pronipote di Noè, il quale dette il nome di Sabathia al primo insediamento umano che trovò vita lungo la vasta fascia di terra bagnata, ieri come oggi, dal corso fluviale del "Sabato", così denominato proprio in omaggio al discendente di Noè.[5]

I luoghi dove intorno all'anno mille sarebbe nato il primo nucleo di Atripalda avevano ospitato - sul pianoro tufaceo che da nord-ovest domina l'attuale centro abitato - Abellinum, un insediamento sannita, poi colonia romana sorta per volontà di Silla nell'82 a.C., poco dopo le riforme agrarie promosse dai Gracchi.

La comunità di Abellinum era prevalentemente formata da milites lassi - trapiantati da Silla tra le mura di Civita - i quali ripopolarono questo lembo di terra irpina dopo aver allontanato da essa i primi abitanti, cioè i "Sabatini" che vengono considerati i grandi antenati degli atripaldesi.

Civita fu anche il rifugio di ex legionari dell'imperatore Augusto che, come racconta Plinio, sostenne l'annessione di Abellinum all'Apulia.

In epoca successiva - tra il 220 ed il 230 d.C. - giunsero nell'antica città di Silla i veterani dell'imperatore Alessandro Severo provenienti dall'Asia Minore.
In questo vorticoso avvicendamento di popoli e di tradizioni, non tutta la primitiva gente sabatina abbandonò la terra di origine: molti indigeni, nel corso dei decenni, furono inesorabilmente assorbiti dagli Abellinati dai quali appresero la lingua latina e con i qualiconobbero momenti di splendore e di grandezza.

Crisi economiche (III e IV secolo d.C), violenti terremoti (346 d.C.), disastrose eruzioni vulcaniche (476 d.C.), invasioni di territori nel corso della guerra tra Bizantini e Goti (535-555 d.C.) e la penetrazione sull'intero territorio della Penisola dei Longobardi a partire dalla Pasqua del 568 spinsero fuori dalla mura di Abellinum la colonia romana che si trasferì laddove oggi sorge Avellino.

Civita si spense dopo secoli di vita intensamente vissuti come testimoniano le scoperte archeologiche - resti di sepolcreto, di anfiteatro, di edifici termali, di strade - che si sono susseguite nel tempo nonostante che il cemento - croce e delizia dell'urbanistica moderna - abbia tentato di archiviare per sempre l'antichità nella lunga notte dell'oblio.
Nel corso dei secoli successivi, Atripalda ha comunque conosciuto il dominio di longobardi, svevi, angioini, aragonesi, francesi, spagnoli, saraceni e greci.

Dopo la morte di Civita, mentre sulla sponda sinistra del "Sabato" l'Abellinum sillana si era ormai fisicamente esaurita, sulla sponda opposta un re longobardo, Troppualdo, riusciva ad ottenere il riconoscimento di autonomia per la popolazione sparsa nella zona, distaccandola amministrativamente dalla vicina Avellino longobarda.
Era l'atto di nascita di Atripalda. Troppualdo (da cui deriva anche il nome dell'ordierna Atripalda), nel corso del secolo XI, edificò la sua fortezza in cima ad un'altura che sovrasta la cittadina irpina.
Le rovine di questo castello rammentano il più antico atto di galanteria in Italia: è lo storico-statista Pasquale Stanislao Mancini (1817-1888) che parla nel riferire dell'ospitalità accordata in una notte d'inverno del 1254 allo svevo re Manfredi dai signori del maniero Marino e Corrado Capece, fedeli agli Svevi.
Il giovane re, braccato dalle truppe papaline, abbandonò Napoli diretto verso il principato di Taranto.
I signori Capece, non temendo le rappresaglie del papato, aprirono i portoni del castello al re fuggiasco.
"Il buon re Manfredi - rievoca il Mancini - educato alla gentilezza, all'amore ed alla poesia, volendo retribuire di qualche insolito onore l'ospitale accoglienza ricevuta dai fratelli Capece, fattesi venire avanti le due loro giovani spose che erano di rarissima bellezza, volle che ai suoi fianchi sedessero e seco lui familiarmente desinassero".
Dell'evento molto interessante è la testimonianza nella Historia di Nicolò Jamsilla:
"Il costume e la superbia delle corti obbligava in quei tempi i sovrani a sedere soli a pranzo, escludendo rigorosamente le donne, ritenute esseri inferiori, ma il re Manfredi volle che fosse spezzata questa barbara usanza dicendo: spezzerò io questa barbaria cominciando dal dì di oggi e il castello di Tripaldo serberà memoria di me".
Dello storico castello - che lo stesso re Manfredi, in virtù di quell'atto di galanteria, immaginava come "qualche cosa di sacro per le belle italiane" delle future generazioni - oggi non restano che pietre.

Nell'epoca feudale (siamo qui nel 1502), la città della riva del "Sabato" divenne dominio della regina Giovanna, nipote del re spagnolo Ferdinando il Cattolico.

A distanza di dieci anni, il 13 settembre 1512, l'antica terra dei Sabatini fu ceduta per 25.000 ducati a don Alfonso Castriota, primo marchese di Atripalda dal 1513,[6] discendente di Giorgio Castriota Scanderbeg, famoso eroe albanese nella guerra contro i turchi.

Nel 1559, il "feudo Tripalda" passò nelle mani del nobile finanziere genovese Giacomo Pallavicini Basadonna che l'acquistò per 60.200 ducati.
Il governo del finanziere genovese servì a rafforzare l'innata vocazione al commercio degli abitanti della zona, i quali, già prima della venuta del Basadonna in Irpinia, coltivavano con successo l'"arte del mercanteggiare" lungo le sponde del fiume "Sabato".
Un episodio verificatosi nel 1560 (quindi all'epoca del Basadonna) sarebbe la dimostrazione di quanto forte sia stato l'influsso esercitato sulla popolazione residente dal nobile genovese in tema di finanze e di reperimento di risorse necessarie per la gestione del feudo: gli Atripaldesi, in quell'anno, decisero di realizzare una strada "dentro la terra" per imporre il pagamento del pedaggio a quanti, per portarsi dai paesi limitrofi nel vicino capoluogo, cioè ad Avellino, dovevano attraversare il territorio di Atripalda.

Nel 1564, con rogito del notaio Bernardino Brusatori di Fermo, il Basadonna permutò il "feudo di Tripalda" con i feudi posseduti dal nobile casato di Domizio Caracciolo nel ducato di Milano, a Gallarate.

La cittadina irpina con i Caracciolo visse un periodo di grande splendore, dal 1564 fino al 1806, epoca in cui venne abolita la feudalità.

Nel ducato di Atripalda dopo Domizio, I duca di Atripalda, della prestigiosa famiglia Caracciolo si susseguirono Marino I (1535-1591), cavaliere distintosi a Lepanto, Camillo (1563-1617), Marino II (1587-1630), Francesco Marino I (1631-1674), Marino III (1668-1720), Francesco Marino II (1688-1727), Marino Francesco I (1714-1781), Giovanni (1741-1800) e Marino Francesco II (1783-1844).

I Caracciolo, con una programmazione "rivoluzionaria", seppero incentivare le risorse dell'intera valle bagnata dal "Sabato".
Le filande, l'industria del ferro, la lavorazione del rame, della carta e della lana concorsero ad assicurare agli Atripaldesi un elevato tenore di vita - superiore a quello del vicino Capoluogo - tanto che in quel periodo non furono censiti "cittadini poveri" tra la popolazione.
Notevole impulso venne assicurato al mondo della cultura che conobbe, grazie al mecenatismo dei Caracciolo, l'Accademia degli Incerti.

Le origini di Atripalda affondano le radici anche nel sangue dei Martiri cristiani: lo Specus Martyrum, conservato all'interno della Chiesa Madre dedicata a S. Ippolisto e S. Sabino (patrono della città), è considerato uno dei maggiori monumenti dell'archeologia cristiana del Meridione. Da li, inoltre, è cominciata l'evangelizzazione del territorio irpino.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di Sant'Ippolisto Martire[modifica | modifica sorgente]

Importante edificio religioso di epoca tardo-paleocristiana (Fine XII secolo, circa nel 1174 i primi documenti), fu elevato a collegiata nel 1598, ma l'aspetto attuale architettonico è ottocentesco, essendo stata la chiesa restaurata nel 1852. Interessante è il tabernacolo, posto nella cappella del Santissimo, e l'altare in stile barocco, alle cui spalle, sopra, c'è il "Martirio di Sant'Ippolisto", quadro di Nicola Volpe. Da qui si può accedere allo Specus Martyrum, le cui bellezze pittoriche purtroppo non sono ben conservate, e al cimitero paleocristiano atripaldese all'aperto, poco pubblicizzato ma alla portata visiva di tutti. La Parrocchia fa parte della Diocesi di Avellino.

Chiesa di San Nicola[modifica | modifica sorgente]

Questa Chiesa, situata nella via principale della città, è stata ricostruita soltanto da pochi anni (fu danneggiata dal terremoto del 1980), ed è in stile moderno. Oltre ad essere una chiesa consacrata, è ormai divenuta centro di convegni, di concerti, di vari eventi di tipo culturale.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Dogana dei Grani[modifica | modifica sorgente]

Nel XIV, quando fu costruita la Regia strada delle Puglie, fu un po' l'edificio che favorì lo sviluppo commerciale della città. In particolare, fu ben sfruttato il commercio del grano, grazie anche ai vari decreti approvati dai Caracciolo in materia di fisco e diritto. La dogana sovrasta la piazza principale della città del Sabato. Due suoi particolari sono: l'orologio, con lancette metalliche, sormontato da due campane che ogni quarto d'ora scandiscono il termpo; lo stemma di Atripalda sull'entrata. Attualmente, quest'edificio funge da Museo Contenitore Archeologico, oltre ad essere sala per convegni, concerti di musica classica, sede di varie attività culturali.

Palazzo Caracciolo[modifica | modifica sorgente]

Costruito vicino al Castello Truppoaldo, il Palazzo Caracciolo è stato edificato nel 1564 dalla famiglia da cui trae il nome. Ha stile tardo-rinascimentale e il secondo piano ha ampie balconate. Monumento nazionale.

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Abellinum[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Abellinum.

Abellinum era un'antica città romana, assoggettata dall'impero dopo la sconfitta caudina e dopo la Guerra civile tra Mario e Silla, che fu vinta da Silla contrariamente allo schieramento irpino. È attualmente sede di un Parco Archeologico dove si può ammirare soprattutto la Domus romana, di proprietà di Silla. Da Abellinum è nata prima Avellino e poi il successivo feudo Tripalda, che diverrà Atripalda più tardi. Da qui è cominciata l'evangelizzazione del territorio irpino dopo la fine delle persecuzioni. Le notizie dei Vescovi avellinesi ripresero però soltanto dopo il 1000 e la diocesi fu poi unita a quella di Frigento sotto il nome di Diocesi di Avellino. Purtroppo, a causa di vicissitudini tra l'amministrazione atripaldese, la pro loco e la famiglia proprietaria del terreno, la visita del sito è momentaneamente sospesa.

Specus Martyrum[modifica | modifica sorgente]

La grotta dello Specus Martyrum fungeva all'inizio da catacomba per i santi martiri che vi si trovano e per i fedeli cristiani che si nascondevano all'interno per pregare. Con l'Editto di Costantino, nei secoli successivi, fu costruita una scala d'accesso. Nello specus furono traslate i resti mortali di San Sabino di Avellino (vescovo di Abellinum nelle prime decadi del VI secolo) il 16 settembre 1612. Nel 1629 fu costruita un'altra scala di accesso alla grotta, che parte dalla chiesa di origine paleocristiana che la sovrasta. Sempre in tale periodo, le volte della cappella furono affrescate con dipinti raffiguranti la vita dei primi martiri cristiani e dei santi più vicini all'Irpinia. La Cappella del tesoro fu costruita nel primo settecento per volere del Barone di Donato al fine di conservare in piccole urne i resti mortali dei santi martiri (le tombe site nello spazio davanti all'altare maggiore, dove riposa San Sabino, sono vuote). Un altro elemento di grandissimo interesse è un quadro, a fianco della cappella del tesoro, che rappresenta in tre momenti il martirio di Sant'Ippolisto cui è dedicata la chiesa. La volta centrale dello Specus cedette per ben due volte: dopo la costruzione della seconda scala e dopo il terremoto del 1980. La piccola cappella è consacrata, ma talvolta si tengono anche piccoli concerti cameristici ed è possibile accedervi, quando non ci sono particolari ricorrenze civili o religiose, dalla chiesa di Sant'Ippolisto.

Altro[modifica | modifica sorgente]

Monumento ai caduti[modifica | modifica sorgente]

Il monumento ai caduti è una statua bronzea dedicata al milite ignoto, sorretta da una base rettangolare in pietra, che sovrasta piazza Umberto I. Sotto di essa è presente una fontana ornamentale. Fu inaugurato il 13 giugno 1927 e andò a sostituire la vecchia fontana circolare di pietra, la quale, frazionata, per un certo periodo, costituirà due fontane circolari davanti alla Dogana. Il gruppo statuario presenta due soldati: il primo regge una pistola puntata verso l'orizzonte; l'altro, agonizzante, è abbracciato dal primo (che, evidentemente, punta la pistola verso il nemico che ha ferito il secondo).

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[7]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Al 31 dicembre 2009 nel territorio di Atripalda risultano residenti 230 stranieri. I gruppi più numerosi sono quelli di:

Fonte: ISTAT

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Falò di San Sabino[modifica | modifica sorgente]

Tradizione antichissima ma non religiosa, si ripete ogni anno la sera precedente la festa patronale (cioè la sera dell'8 febbraio). Viene inaugurato e acceso il falò principale in piazza, ma ogni quartiere ha diritto, se vuole, al suo piccolo falò. Tradizionalmente, vengono arrostite alla brace, quando il falò comincia a spegnersi, vari cibi come salsicce e carne.

Via Crucis[modifica | modifica sorgente]

Ogni anno, in occasione del Venerdì Santo, si tiene la tradizionale Via Crucis (il cui titolo reale è la frase pronunciata da Gesù sulla croce "Elì, Elì, Lemà Sabachtanì", Dio mio, dio mio, perché mi hai abbandonato), spettacolo ovviamente basato sulla condanna e sulla morte di Gesù, ma non riconosciuto religiosamente organizzato dall'Associazione Pro Loco Atripaldese. Negli anni passati, la scena della condanna si svolgeva sul grande sagrato della Chiesa madre, mentre negli ultimi anni questa azione si programma sempre sugli antichi scavi di Abellinum, che rendono quasi più reale l'evento (essendo Gesù morto in epoca romana imperiale). Il luogo del Calvario, il Gòlgota, è rappresentato dalla zona antistante il Convento di San Pasquale: qui, come prevede la storia, avviene la crocifissione e la morte di Gesù. I dialoghi vengono tratti dal testo "Quid est veritas" del magistrato Matteo Claudio Zarrella.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteca comunale[modifica | modifica sorgente]

La biblioteca di Atripalda nasce ufficialmente nel 1974, con la legge 49 della regione Campania per l'istruzione, dopo essere stata luogo "annesso" alla Biblioteca di Montevergine (a partire dal 1963). Possiede 25.000 documenti e libri (di cui 5.000 per ragazzi) con un archivio giornalistico che contiene periodici dal 1830. L'Archivio Storico del comune, dal 1790 ad oggi, è conservato in questo luogo. In parte dell'edificio, sito nella Villa Comunale, è stata costruita una mediateca. Infine, la biblioteca possiede una sala conferenze e una sala studio, oltre a vari tavoli disposti nel grande atrio principale. Molti fondi hanno migliorato l'archivio culturale di questa biblioteca, tra cui: il "Fondo Capozzi" con vari pezzi storici originari e pergamene del 1200; il "Fondo Aquino" con volumi d'arte in lingua inglese; il "Fondo Barbarito" con volumi sulla storia della Chiesa.

Media[modifica | modifica sorgente]

Stampa[modifica | modifica sorgente]

newspaper
Giornali
Nuvola apps krfb.pngPortali
  • Abellinum
  • Atripaldanews
  • Il Sabato

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Giullarte[modifica | modifica sorgente]

Ogni anno, nella prima settimana di settembre, si tiene nel centro storico del paese l'evento di Giullarte - Festival Internazionale artisti di strada e mestieri. L'evento dura tre giorni e vede protagonisti artisti di strada provenienti da tutto il mondo che si esibiscono per le strade e le piazze della città antica; per l'occasione vengono riaperte le antiche botteghe degli artigiani atripaldesi. Il festival nel 2010 ha raggiunto la XV edizione, e ha visto come ospiti d'eccezione I clowns, protagonisti dell'omonimo film di Federico Fellini.[8]. Nel 2011, con un finanziamento regionale, la manifestazione è stata notevolmente migliorata sia dal punto di visto artistico che commerciale.

Persone legate ad Atripalda[modifica | modifica sorgente]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Atripalda può benissimo essere considerata una continuazione di Avellino, essendo i centri situati a soli 3 km di distanza ed essendo le strade che le collegano comunali (quindi abitate). La città del Sabato è servita dalla circumvallazione sud di Avellino, una sorta di tangenziale sud del capoluogo irpino, in comune con il tratto finale della SS7 bis che collega la rotonda di Torrette di Mercogliano - dunque il casello Avellino Ovest dell'A16 - con la SS 7 presso il casello Avellino est dell'autostrada A16 sito nel nucleo industriale di Avellino (più o meno nell'area tra Arcella e Manocalzati). Questa strada, in particolare nei momenti di festa cittadina o in occasione del mercato, offre un ottimo collegamento tra la zona periferica di Atripalda con l'altra parte della città, oltre che con l'autostrada.

Si interseca con la circumvallazione la strada statale 7, nel tratto Avellino-Lioni, facilmente raggiungibile sia tramite il casello autostradale che dalla periferia avellinese. La strada collega l'hinterland atripaldese con tutti i comuni dell'Irpinia e conduce anche alle zone più remote dell'Alta Irpinia. La strada, in questo tratto, è talvolta denominata Ofantina perché segue il tratto del fiume Ofanto proseguendo anche verso la Basilicata.

Autostrade[modifica | modifica sorgente]

Di grandissima importanza è il raccordo autostradale 2 Avellino-Salerno, che parte dalla piccola zona commerciale "Appia" di Atripalda: questa strada collega sia Atripalda con il Sud che la Puglia Garganica e il Beneventano con la zona meridionale, perché la variante avellinese 7 bis (cioè il casello AV est), prima di terminare sulla via Nazionale per Mercogliano, si allaccia a questo raccordo.

Mobilità extraurbana[modifica | modifica sorgente]

Questa città inoltre è un passaggio d'obbligo per molte linee di autotrasporti irpini: la maggior parte dei pullman avellinesi diretti alla zona centrale dell'Irpinia passano per Atripalda proprio a causa della posizione della SS 7, che può essere raggiunta sia con la sua variante che tramite i paesi vicini.

Dal 1947 al 1973 Atripalda fu collegata ad Avellino da una linea filoviaria.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Atripalda è servita dalla stazione di Avellino, situata poco distante dal centro.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pallavolo Atripalda.

La principale società sportiva cittadina è la Pallavolo Atripalda. Ha disputato dal 2011 al 2013 il campionato di Serie A2, dal quale viene esclusa nel corso della stagione 2013-2014. La società fu fondata nel 1979 e nel 2010 ha acquisito il titolo sportivo della Pallavolo Avellino per disputare il campionato di Serie B1 2010-2011. Retrocessa al termine della stagione 2011-2012, acquisisce il titolo della Lupi Pallavolo Santa Croce per disputare la serie cadetta. In questa stagione vince la Coppa Italia di Serie A2 di pallavolo maschile, primo trofeo della sua storia. In questa città risiedono, inoltre, le società sportive calcistiche "Atri Calcio" e "F.C. Sporting Atripalda". Le squadre disputano il campionato di Promozione Campania 2013-2014, girone C.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Dato Istat al 28/02/2011.
  4. ^ ACS - Ufficio araldico - Fascicoli comunali.
  5. ^ Questa ipotesi sarebbe da attribuire a Fra' Scipione Bellabona (francescano del XVII sec.). Cfr. Antoine Laurent Castellan, Lettres sur l'Italie, Paris, Chez A. Nepveu Libraire, 1819, p 228.
  6. ^ Erasmo Ricca, Istoria de' feudi del regno delle Due Sicilie di qua dal faro intorno alle successioni legali ne' medesimi dal 15. al 19. Secolo, stamp. di A.de Pascale, 1859
  7. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Atripalda - La tre giorni di Giullarte ospita "I Clown di Fellini"

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Leopoldo Cassese, Spunti di storia di Atripalda, Avellino, 1929
  • Leopoldo Cassese, Lo "Specus martyrum" di Atripalda, Atripalda, 1930
  • Sabino Tomasetti, Il primo rifiuto fiscale in Atripalda e altre storie, una biografia sconosciuta di R.Masi, Avellino al tempo dei Caracciolo, Avellino, 1999

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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