Giovanni Balducci

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Cena in Emmaus, affresco, oratorio di Gesù Pellegrino, Firenze
Pala del perdono Carlo Gesualdo, pala d'altare, Chiesa santa Maria delle Grazie, Gesualdo

Giovanni Balducci detto il Cosci (Firenze, 1560Napoli, dopo il 1631) è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Si formò a bottega da Giovanni Battista Naldini, a sua volta influenzato da Giorgio Vasari e dal tardo manierismo fiorentino. Tra il 1575 e il 1579 il Balducci collaborò con Federico Zuccari al completamento degli affreschi del Giudizio Universale della cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze. Si iscrisse all'Accademia delle arti del disegno nel 1578.

Nel 1577 e nel 1580 lavorò con il Naldini agli affreschi nella Cappella Altoviti della Chiesa della Trinità dei Monti a Roma. Tornato a Firenze, prese parte al gruppo di artisti capeggiati da Alessandro Allori che decorarono i soffitti dei corridoi all'ultimo piano degli Uffizi.

Per le nozze di Ferdinando I de' Medici con Cristina di Lorena fu mobilitato, al pari di quasi tutte le botteghe di pittori della città, alla creazione di apparati e scenografie magnificenti. In particolare prestò la sua opera in Santa Maria del Fiore, dove rimane un'Ultima Cena da lui dipinta. Lo stesso anno dipinse il matrimonio mistico di Santa Caterina che si trova nella chiesa di Sant'Agostino a San Gimignano.

Dal 1588 al 1590, per il cardinale Alessandro de' Medici dipinse quello che è considerato il suo capolavoro, un ciclo di scene della Vita del Cristo nell'Oratorio dei Pretoni, conosciuto anche come oratorio di Gesù Pellegrino, in Via San Gallo a Firenze.

Nella sua pittura convivono echi del classicismo quattrocentesco, soprattutto nella resa dei volti, con i caratteri più schiettamente devozionali della pittura sacra fiorentina di quel periodo, dominata dall'influenza di Santi di Tito. Tra il 1590 e 1591, di nuovo con il Naldini, lavorò alla decorazione del Duomo di Volterra, per esempio dipingendo il Miracolo dei pani e dei pesci nella Cappella Serguidi. La Natività a Volterra è datata 1592.

Con il nuovo secolo si trasferì a Napoli, dove pure fu molto attivo. Al periodo napoletano e alle sue influenze spagnoleggianti, viene attribuita la pala d'altare del Perdono di Carlo Gesualdo datata 1609, di pregiatissimo rilievo, oggi custodita nella chiesa di Santa Maria delle Grazie di Gesualdo, in provincia di Avellino. Morì a Napoli dopo il 1631 e fu sepolto nelle Catacombe di San Gaudioso dove finora si può vedere il suo teschio incastrato nel muro con un corpo dipinto al di sotto.

Alcune opere[modifica | modifica wikitesto]

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