Clan dei casalesi

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Clan dei casalesi
Nomi alternativi Famiglia Laudicino o Famiglia Bardellino
Area di origine Casal di Principe, Caserta, Italia
Aree di influenza Campania (specie Napoli e Caserta). Altri territori in Italia sono in Lazio meridionale, Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia[1], mentre all'estero sono attivi in America, Scozia, Spagna e Regno Unito.
Periodo metà anni '70 - in attività
Boss Santino Laudicino, Antonio Bardellino, Francesco Schiavone, Gennaro Laudicino, Michele Zagaria, Francesco Bidognetti, Antonio Iovine
Alleati Famiglie mafiose dei Mallardo, Nuvoletta, Madonia, Corleonesi, Genovese, Gambino[2], Pelle-Vottari, Morabito, Muto e Romeo, oltre che la Mafia serba, Mafia albanese ed i cartelli sudamericani
Rivali Vari clan camorristici della Campania
Attività Racket[3], traffico di droga, omicidio, estorsione[4], corruzione, riciclaggio di denaro, gestione dell'edilizia, contraffazione, usura, rapina, contrabbando, gioco d'azzardo, ricettazione, frode, gestione dei rifiuti (anche illecita), prostituzione, cospirazione, e ricatto
Pentiti Carmine Schiavone
Domenico Bidognetti
Antonio Iovine

Il Clan dei casalesi (conosciuta anche come Famiglia Laudicino o Famiglia Bardellino),[5] è un'organizzazione criminale camorristica e famiglia mafiosa legata a Cosa Nostra[6][7], originaria della provincia di Caserta che prende il nome dalla sua città d'origine, Casal di Principe.

La mafia casalese non è una delle tante organizzazioni criminali all'interno della camorra, ma un’organizzazione che mostra di avere tratti tipici paragonabili alla 'ndrangheta o a cosa nostra, che oggi si sta dimostrando avere una influenza maggiore rispetto alle altre mafie italiane.

Oltre che nel casertano, il clan risulta attivo anche in America ( grazie ai vari imparentamenti tra la Famiglia Laudicino e la Famiglia Genovese), Lazio meridionale, Puglia e Lombardia, nonché in altri Paesi, come il Regno Unito, nella Scozia, e la Spagna, dove gestisce un canale di distribuzione della cocaina proveniente dal Sud America.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La nascita[modifica | modifica sorgente]

L'attività di questo clan si radica profondamente nella storia del territorio dell'agro aversano e ha inizio alla fine degli anni settanta del XX secolo, attraverso la figura di Antonio Bardellino, ex rapinatore di San Cipriano d'Aversa che venne affiliato a Cosa Nostra dal mafioso siciliano Rosario Riccobono presso la masseria dei fratelli Lorenzo e Ciro Nuvoletta a Marano di Napoli; Carmine Schiavone dichiarò:

« [...] Benché in quell'epoca Lorenzo Nuvoletta era rappresentante regionale di Cosa Nostra, Bardellino era stato autorizzato da detta organizzazione ad affiliare nuovi adepti, con la facoltà di non poter comunicare i nomi al Nuvoletta. Delle nuove affiliazioni doveva, comunque, informare Saro Riccobono.[8][9] »

Già a partire dalla fine degli anni '70, Bardellino intuì che il futuro dei traffici illegali sarebbe stato rappresentato dalla cocaina, capace di alimentare a lungo termine un affare molto più redditizio rispetto a quello dell'eroina. Per questo motivo, il capoclan, organizzando un'attività di import-export di farina di pesce, imbastì con il permesso di Santino Laudicino, un'imponente traffico di cocaina che, partendo dall'America latina, arrivava nell'agro aversano passando attraverso Alberto Beneduce, uno dei vertici indiscussi del clan e fraterno amico di Michele Zagaria. Cionondimeno, il clan Bardellino contrabbandò anche l'eroina, le cui spedizioni, dirette alla famiglia Gambino di New York, erano nascoste all'interno dei filtri di caffè espresso. I collaboratori di giustizia hanno riferito che quando una di queste spedizioni venne intercettata dalle autorità antidroga, Bardellino telefonò a John Gotti affermando che il business non si sarebbe di certo fermato e che avrebbe mandato una quantità di stupefacente pari al doppio di quella sequestrata.

Bardellino ottenne un potere enorme, dal casertano fino al basso Lazio, potere che molto frequentemente era gestito da suo nipote, il giovane Paride Salzillo. Bardellino spesso si allontanava dal territorio, si recava in Brasile e a Santo Domingo. Lo strapotere del boss infastidiva gli altri capi-clan che decisero di eliminarlo utilizzando un subdolo stratagemma: spinsero Bardellino a ordinare l'uccisione di Mimì Iovine, dopodiché indussero il fratello di Mimì, Mario, ad uccidere per vendetta Bardellino stesso. Secondo i collaboratori di giustizia, Mario Iovine si recò a casa di Bardellino in Brasile e qui lo uccise con un martello, non si può dire con certezza che le cose siano andate così perché il corpo non venne mai ritrovato. Pochi giorni dopo venne eliminato anche Paride Salzillo.

Tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, il clan vive una grave crisi, scaturita dall'omicidio di Alberto Beneduce, operato dai clan satellite La Torre ed Esposito, a cui seguono gli omicidi di Vincenzo De Falco e di Mario Iovine, elementi di spicco del gruppo[10]. La frattura determina un vortice di vendette e numerosissimi morti, tanto che Casal di Principe, in quegli anni, ottenne il sinistro primato di area urbana col più alto tasso di omicidi d'Europa.

Era Schiavone e il processo Spartacus[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Processo Spartacus.

All'inizio degli anni '90 il potere e il comando del clan finirà nelle mani di Francesco Schiavone, detto Sandokan e di Francesco Bidognetti detto Cicciotto' e mezzanotte; una specie di diarchia, anche se era Sandokan il principale boss dei casalesi. Al di sotto spiccavano le figure di Michele Zagaria e Antonio Iovine. In questi anni, precisamente nel 1994, i casalesi fecero una vittima molto illustre, don Giuseppe Diana, parroco di Casal di Principe, colpevole di aver criticato fortemente la camorra.

Il dominio di Schiavone e Bidognetti venne interrotto con una maxi-operazione denominata "Spartacus" nata dalla collaborazione di alcuni pentiti. L'operazione portò all'arresto di Bidognetti nel 1993 e di Schiavone nel 1998. Nacque un maxi-processo (il Processo Spartacus), considerato, per importanza, alla pari se non superiore al Maxiprocesso di Palermo contro Cosa nostra ma passato sotto il silenzio dei media. Iniziato nel 1998, le sentenze di primo grado arrivarono nel 2005, quelle di appello nel 2008 e il terzo ed ultimo grado (la Cassazione) il 15 gennaio 2010. Il colpo per il clan fu molto duro, vennero condannati all'ergastolo Schiavone, Bidognetti e molti altri importanti esponenti latitanti come Zagaria e Mario Caterino.

Durante gli anni del processo il pentito Carmine Schiavone sembrò rivelare che ci sarebbe stato un piano del clan per uccidere lo scrittore Roberto Saviano entro il 25 dicembre del 2008.[11] L'affermazione venne poi smentita dallo stesso Schiavone, che incontrò Saviano nella sede della Mondadori in via Sicilia a Roma. Secondo Schiavone quella informazione venne messa in giro dai Servizi Segreti con l'obiettivo di screditare il suo ruolo di collaboratore, visto che una volta scontata definitivamente la pena, avrebbe cominciato a rivelare le informazioni sulle coperture istituzionali dell'organizzazione, da lui verbalizzate ma coperte con degli omissis.[12]

Estensione internazionale[modifica | modifica sorgente]

Secondo Saviano[13], all'estero conducono già dagli anni '90 attività illecite in Polonia, Ungheria, Bulgaria, Germania, Regno Unito, Romania, Santo Domingo, Venezuela e Kenya; in Spagna sono molto impegnati in investimenti su immobili, aziende agricole, alberghi, ville, negozi di lusso e traffico di droga. Sono inoltre da anni presenti nel traffico e nello smaltimento internazionale dei rifiuti tossici e nocivi delle industrie italiane e straniere.

A New York, sempre secondo ricostruzioni riconducibili allo stesso autore[14], sono implicati in attività illecite correlate alla ricostruzione del World Trade Center di New York dopo il 2001, in Svizzera ove riciclano capitale e nell'acquisto di banche, così come in Scozia, Cina e a Francoforte; puntano in borsa in Portogallo, Brasile, Francia, Ungheria.

Laudicino, Zagaria e Iovine[modifica | modifica sorgente]

Gli arresti, le dure condanne e il regime penitenziario del 41 bis hanno indebolito molto le figure di Schiavone e Bidognetti permettendo l'ascesa di due boss già condannati all'ergastolo ma latitanti: Michele Zagaria e Antonio Iovine. Il gruppo di Bidognetti è stato quasi distrutto, soprattutto dopo l'arresto di Giuseppe Setola, allora reggente del gruppo e colpevole della Strage di Castelvolturno dove vennero uccise sette persone a colpi di AK-47.

Nello stesso periodo, l'indebolimento e poi la scomparsa del clan La Torre, dovuta anche al pentimento del boss Augusto La Torre, di Mondragone ha permesso la conquista di quest'area da parte di Zagaria.

Il clan di Schiavone è stato indebolito ma risulta ancora attivo, lo dimostrano l'arresto di Nicola Schiavone (figlio maggiore di Francesco) avvenuto il 15 giugno 2010 visto come reggente del gruppo e mandante del triplice omicidio di Francesco Buonanno, Giovanni Battista Papa e Modestino Minutolo[15] seguito dall'arresto di Francesco Barbato o' sbirro considerato a sua volta reggente del clan dopo l'arresto di Nicola.[16]

L'arresto di Antonio Iovine avvenuto il 17 novembre 2010, fino ad allora uno dei più importanti boss del clan, aveva reso Michele Zagaria e i vari ViceCapi Michele Laudicino, Salvatore Laudicino, Franco Laudicino,Vincenzo Laudicino e Ciro Laudicino figure di spicco del clan. Tuttavia il 7 dicembre 2011, durante una massiccia operazione della Polizia di Stato (attività investigativa della III Sezione della Squadra Mobile della Questura di Napoli, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli) scattata all'alba, è stato anch'egli catturato: il boss, latitante da ben 16 anni, si nascondeva in un bunker sotterraneo di un appartamento del suo paese, Casapesenna, in via Mascagni. Nello stesso giorno a Scampia vengono arrestati i ViceBoss Michele Laudicino, Salvatore Laudicino, Franco Laudicino, Vincenzo Laudicino e Ciro Laudicino.[17]

Leadership storica[modifica | modifica sorgente]

Capofamiglia (ufficiale e reggente)[modifica | modifica sorgente]

Sottocapo (ufficiale e reggente)[modifica | modifica sorgente]

Attività[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ecomafia, Terra dei fuochi, Triangolo della morte Acerra-Nola-Marigliano e Traffico di rifiuti.

Secondo una stima della DNA il fatturato risultante delle aziende controllate dal clan e dei traffici illeciti si aggirerebbe attorno ai 30 miliardi di euro[18]. Inoltre dal 1985 al 2004 sarebbero stati compiuti dal clan 646 omicidi.[19]

Nel 2008 in merito al problema della spazzatura di Napoli, è stato scoperto un grande traffico e smaltimento illegale di rifiuti da parte del clan.[20]

Il clan è attivo anche nel traffico di eroina e cocaina[4]. Era stati legati anche al boss della famiglia Gambino di New York, John Gotti, per la fornitura di di stupefacenti.[21]

Il contrasto[modifica | modifica sorgente]

L'attività di contrasto al clan dei casalesi da parte delle polizia italiana e della magistratura italiana acquis' maggiore intensità soprattutto dopo la collaborazione di alcuni pentiti che portò al Processo Spartacus nel 1998.

Da allora vi sono stati molti sequestri di beni e arresti importanti ma la potenza del clan rimane ancora enorme a causa dei fortissimi legami con la politica (sia locale che nazionale), con l'imprenditoria, con l'industria e infine a causa della mancata collaborazione della popolazione.

Arresti[modifica | modifica sorgente]

  • Il 30 settembre 2008 una maxioperazione[22] porta all'esecuzione di 127 ordini di custodia cautelare (un'ottantina per persone già detenute) e all'arresto di Giuseppina Nappa, moglie di Sandokan. Inoltre sono stati sequestrati beni per 100 milioni di euro. A Quarto, in un’altra operazione dei carabinieri, è stato posto agli arresti il gruppo di fuoco di Giuseppe Setola, formato da Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo e Giovanni Letizia, gruppo che da mesi stava seminando il terrore sul litorale domizio.in oltre. Nel'corso del blitz sono state sequestrate 7 pistole un fucile a pompa e 2 fucili Ak-47 e numerosi proiettili di vario calibro pettorine dei carabinieri palette lampeggianti 2 auto rubate e 2 moto di grossa cilindrata.
  • L'11 ottobre 2008 vengono arrestate dalla DDA di Napoli 7 persone delle 10 ricercate legate al clan scissionista di Bidognetti e con a capo il latitante Giuseppe Setola sfuggito anche questa volta.[23]
  • Il 7 novembre 2008 vengono arrestati Davide Granato, 33 anni, e Giuseppe Alluce, il primo uno dei responsabili dell'omicidio del collaboratore di giustizia Stanislao Cantelli, l'altro braccio destro del boss latitante Setola.[24]
  • Il 21 novembre 2008 viene arrestato Gianluca Bidognetti, figlio di Francesco (detto Cicciotto 'e Mezzanotte), reo di aver partecipato il 31 maggio 2008 a un commando con l'intento di uccidere sua zia e sua cugina.[25]
  • Il 21 dicembre 2008 viene arrestato Metello Di Bona, 38 anni, stragista del clan dei casalesi.
  • Il 12 gennaio 2009 fallisce il blitz contro Giuseppe Setola a Trentola-Ducenta. Setola riesce a fuggire attraverso le fogne. Viene invece arrestata e interrogata la moglie del superlatitante, Stefania Martinelli.[26]
  • Il 14 gennaio 2009 i Carabinieri riescono ad arrestare Giuseppe Setola a Mignano Monte Lungo e a porre fine alla sua latitanza.
  • Il 30 marzo 2009 vengono arrestate 38 persone appartenenti ai Casalesi tra Napoli, Caserta, Milano, Ferrara e Reggio Emilia che gestivano un traffico di droga sul litorale campano da Mondragone (Caserta) fino a Lago Patria, frazione di Giugliano (Napoli).[27]
  • Il 6 aprile 2009 nell'operazione Medusa vengono arrestate a Modena 5 persone legate al clan dei casalesi che operavano nella zona da più di 20 anni e riconducibili al figlio di Francesco Schiavone. Altri 4 erano già stati arrestati il 9 marzo.[28]
  • Il 29 aprile 2009 nell'operazione Principe viene arrestato Michele Bidognetti, il fratello del capoclan Francesco Bidognetti detto Cicciotto 'e mezzanotte. Sequestrati beni del valore di 5 milioni di euro.[29]
  • Il 3 maggio 2009 viene arrestato dagli agenti della Squadra Mobile di Caserta Raffaele Diana, boss dei casalesi, ricercato dal 2004 e inserito nell'elenco dei 30 superlatitanti.[30]
  • Il 18 maggio 2009 viene arrestato Franco Letizia dagli agenti della Squadra mobile di Caserta a San Cipriano d'Aversa. Letizia, al momento dell'arresto nella lista dei cento latitanti più pericolosi, era considerato il successore di Giuseppe Setola alla guida del clan Bidognetti, fazione del clan dei Casalesi. Insieme a lui sono stati arrestati anche Antonio Diana, proprietario dell’abitazione in cui si trovava Letizia, e Carlo Corvino, entrambi già noti alle forze dell’ordine.[31][32]
  • Il 15 luglio 2009, in un'operazione anticamorra effettuata dalla Polizia di Stato, vengono arrestate 42 persone appartenenti al clan tra Caserta e Modena, città da tempo succursale del sodalizio criminale, attivo nella città emiliana con il racket delle estorsioni e il gioco d'azzardo. Nell'operazione vengono arrestate anche la moglie e la figlia di Raffaele Diana, capozona di Modena catturato il 3 maggio 2009.[33]
  • Il 13 agosto 2009 la squadra mobile di Casal di Principe fa irruzione durante un summit di camorra che porta all'arresto di 9 persone più il super latitante Maccariello Raffaele, condannato all'ergastolo per essersi reso responsabile di efferati omicidi.
  • Il 18 marzo 2010 il gruppo di investigazione sulla criminalità organizzata del Nucleo di polizia tributaria di Bologna emette 20 ordinanze di custodia cautelare per altrettanti affiliati del clan camorristico dei Casalesi dislocati tra Modena, Mantova, Napoli e Caserta. Confiscati valori mobili ed immobili illecitamente accumulati per un valore complessivo di almeno 6 milioni di euro.
  • Il 30 marzo 2010 Carmine Zagaria e Nicola Zagaria, rispettivamente fratello e padre del boss latitante Michele Zagaria, sono stati arrestati nel corso di un'operazione che ha portato a 16 ordinanze di custodia cautelare e al sequestro di beni per circa 30 milioni di euro. Carmine è stato scarcerato il 22 aprile 2010, probabilmente per mancanza di gravi indizi di colpevolezza, mentre Nicola, riconosciuto colpevole di estorsioni è agli arresti domiciliari per la sua età. Carmine è stato successivamente riarrestato.[34][35]
  • Il 14 aprile 2010 viene catturato Nicola Panaro, numero 3 del clan dei casalesi, ricercato dal 2003, ed inserito nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi.
  • Il 12 luglio 2010, su richiesta della DDA di Napoli, vengono arrestate 17 persone con l'accusa di estorsione, turbativa d'asta, associazione camorristica, e sequestrati beni per un miliardo di euro. Tra gli arrestati l'ex consigliere regionale dell'UDEUR Nicola Ferraro, accusato di essersi accordato col clan nella doppia veste di imprenditore nel settore dei rifiuti e di politico, allo scopo di ottenere vantaggi per l'affermazione delle proprie aziende e di ottenere voti, fornendo in cambio appoggio al clan insieme al fratello Luigi, per agevolare l'attribuzione di risorse pubbliche attraverso l'aggiudicazione di appalti ad imprese compiacenti, nonché per favorire il controllo da parte del clan dello strategico settore economico dello smaltimento dei rifiuti. Nella stessa operazione risultano indagati anche il superlatitante Antonio Iovine, Nicola Schiavone (figlio del boss Francesco "Sandokan" Schiavone) e il prefetto di Frosinone Paolino Maddaloni.
  • Il 4 novembre 2010 vengono arrestati cinque esponenti dei casalesi appartenenti al gruppo di Francesco Schiavone accusati dell'omicidio di Raffaele Lubrano perpetrato nel novembre 2002. La causa dell'omicidio nasceva dalla volontà del clan Lubrano di rendersi autonomo dai casalesi.[36]
  • Il 17 novembre 2010 personale della Squadra Mobile della Questura di Napoli arresta a Casal di Principe il boss Antonio Iovine, detto "O' ninno", già condannato all'ergastolo nel 2008 e latitante da 14 anni[37].
  • Il 23 novembre 2010 la DIA e il NIC arrestano due vigili di Casal di Principe (Mario De Falco, fratello del defunto boss Vincenzo e Stanislao Iaiunese) ed eseguono altri due provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di Gianluca e Michele Bidognetti (già reclusi) per violazione del regime carcerario 41 bis.[38][39]
  • Il 25 novembre 2010 viene arrestato Nicola Della Corte con l'accusa di essere il killer di Giovanni Battista Papa, Modestino Minutolo e Francesco Buonanno, uccisi l'8 maggio 2009 su ordine di Nicola Schiavone.[40]
  • Il 20 dicembre 2010 viene arrestato Sigismondo Di Puorto (38 anni), latitante da nove mesi, considerato il reggente del clan Schiavone. Accusato di associazione mafiosa ed estorsione aggravata.[41]
  • Il 21 dicembre 2010 vengono arrestati otto presunti affiliati dei casalesi per tentate estorsioni nei confronti di imprenditori e commercianti.[42]
  • L'11 gennaio 2011 viene arrestato, con l'accusa di associazione mafiosa, Mario Iavarazzo, considerato il reggente del clan Schiavone e il gestore della cassa del clan.[43] Il 13 gennaio 2011 Iavarazzo viene scarcerato dal GIP per insufficienza di elementi di prova.[44]
  • Il 29 marzo 2011 viene arrestato a Santa Maria Capua Vetere Carmine Morelli, l'ultimo degli accusati del triplice omicidio di Giovanni Battista Papa, Modestino Minutolo e Francesco Buonanno ad essere latitante. Insieme a Morelli sono state arrestate altre quattro persone per favoreggiamento.[45]
  • Il 14 aprile 2011 vengono arrestate nel corso di una maxioperazione in cinque regioni italiane (Veneto, Lombardia, Sardegna, Campania e Puglia) 29 persone riconducibili ai casalesi. Il gruppo aveva la propria sede principale in Veneto. Gli arrestati sono accusati di estorsione verso centinaia di ditte, usura aggravata, associazione mafiosa.[46]
  • Il 2 maggio 2011 viene arrestato a Casal di Principe Mario Caterino, condannato all'ergastolo nel processo Spartacus e latitante da 3 anni.
  • Il 7 dicembre 2011 viene catturato a Casapesenna Michele Zagaria, capo della cosca e latitante da 16 anni. Nel mentre a Scampia, con un blitz effettuato dalla Guardia di Finanza e coordinato dalla Dda di Napoli, alle 05:15 del mattino vengono arrestati Michele Laudicino, Salvatore Laudicino, Franco Laudicino, Vincenzo Laudicino e Ciro Laudicino. Essi sono alcuni degli elementi di maggior spicco del clan.
  • Il 27 gennaio 2012 vengono arrestate 6 persone in un'operazione eseguita dalla Squadra Mobile di Caserta e dalla Dia di Roma e coordinata dalla Dda di Napoli, tutte appartenenti sia al Clan dei Casalesi, nello specifico la fazione facente capo al gruppo Schiavone, sia a Cosa Nostra. L'operazione si basa su indagini riguardanti un'alleanza tra camorra e mafia per prendere il monopolio nel settore dei trasporti nel Mezzogiorno. Tra i destinatari delle misure cautelari vi sono Gennaro Laudicino (rilasciato poi il 5 giugno 2012 ), Nicola Schiavone, figlio di Sandokan, e anche Gaetano Riina fratello del "Capo dei Capi" Totò.
  • Il 10 febbraio 2012 viene arrestato il sindaco in carica del comune di Casapesenna, Fortunato Zagaria, omonimo ma non parente del boss della camorra. Accusato, secondo le indagini della Dda di Napoli, di concorso esterno in associazione camorristica, in particolare come uomo di fiducia di Michele Zagaria, di violenza privata nei confronti del precedente sindaco del Comune casertano, Giovanni Zara.
  • Il 4 giugno 2012 viene arrestato a Prato Tancredi Marco Fazzi in un'operazione eseguita dalla squadra mobile di Prato chiamata "operazione Diamante"l'affiliato toscano accusato di usura ed estorsione ai danni di imprenditori e di agenti immobiliari tra cui G.M di Prato. Tancredi Marco Fazzi,promessa del calcio,giocava nella societá calcistica semi professionistica A.C. Calenzano asd. dove fu accusato per essere coinvolto in un appalto per la ristrutturazione del campo da allenamento.
  • Il 2 agosto 2012 Il Dipartimento di stato americano, ha deciso di bloccare i beni e nel divieto a tutti gli americani di effettuare con loro transazioni, a cinque boss campani, fra i quali Antonio Iovine, Michele Zagaria, Mario Caterino (clan dei casalesi), Paolo Di Lauro (soprannominato Ciruzzo ’o milionario, uno dei protagonisti della faida di Scampia) e Giuseppe Dell'Aquila (noto come Peppe ’o ciuccio, tra i fondatori dell'Alleanza di Secondigliano)[47].
  • Il 2 agosto 2012 nella zona di influenza criminale del clan dei casalesi, alcuni commercianti ai quali viene estorta una tangente cominciano a denunciare. Viene arrestato Oreste Reccia, luogotenente del boss Salvatore Venosa[47].
  • Il 6 ottobre 2012 viene arrestato il boss latitante dal 2010 Massimo Di Caterino luogotenente di Michele Zagaria.
  • Nel novembre 2012 vengono arrestate, per estorsione aggravata dal metodo mafioso, nove persone del gruppo Zagaria. Tra loro anche tre fratelli e un nipote di Michele Zagaria. Uno dei tre fratelli arrestati è Antonio Zagaria, ritenuto il reggente della cosca dopo l’arresto del boss[48].
  • Nel gennaio 2013 viene arrestato Carmine Schiavone, figlio di Francesco, per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo i carabinieri è stato lui a governare la famiglia dopo gli arresti dei fratelli Nicola, Ivanhoe ed Emanuele. Dei cinque figli di Francesco Schiavone resta libero soltanto Walter. Carmine Schiavone, il cui nome era stato scelto in omaggio al cugino del boss, poi pentito, non aveva precedenti penali.[49].
  • Il 28 febbraio 2013 vengono effettuati 23 arresti – tredici in Toscana e dieci in Campania – con accuse di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto d’armi, danneggiamento seguito da incendio, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti[50].
  • Aprile 2013: operazione Titano, 24 arresti. Rilevati affari nella Repubblica di San Marino, Emilia Romagna e Marche[51].
  • Il 27 giugno 2013 in tutta Italia vengono arrestate 57 persone ritenute affiliate al Clan dei Casalesi. Operazione "Rischiatutto". Asse Casalesi-Mafia-'Ndrangheta.
  • Nel dicembre 2013 vengono arrestati per estorsione Cipriano Chianese, avvocato-imprenditore, e il suo collaboratore Carlo Verde.[52]
  • Operazione “Dirty Job”: nel giugno 2014 vengono arrestati 7 imprenditori impegnati nella ricostruzione dopo il terremoto dell'Aquila del 2009. Si rivolgevano alla camorra, in particolare al clan dei Casalesi, per farsi procurare le maestranze a basso prezzo. Gli imprenditori arrestati sono accusati, a vario titolo, di estorsione aggravata dal metodo mafioso, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro[53].

Sequestro di beni[modifica | modifica sorgente]

  • L'8 aprile 2010 vengono sequestrati beni per oltre 700 milioni di euro, tra cui l'ex zuccherificio Ipam, e l'azienda agricola la Balzana (ex Cirio), appartenevano a Dante Passarelli, imprenditore organico al clan, deceduto in circostanze misteriose nel 2004. Gli inquirenti ipotizzano che il valore dei beni sequestrati ammonti a 2 miliardi di euro, quindi si tratterebbe del più grande sequestro di beni, nella lotta alle organizzazioni mafiose.[54]
  • Il 10 luglio 2010, viene sequestrata al clan la società Country Club, intestata ad un prestanome del boss dell'ala stragista del clan Giuseppe Setola, per un valore di 15 milioni di euro, nonché viene sottoposto a sequestrato preventivo il Lago D'Averno di cui non viene calcolato il valore economico essendo un luogo naturale, specchio d'acqua tra i più suggestivi del mondo, ricco di importanti siti storici, narrato da Virgilio, e Dante.
  • Il 25 marzo 2010 vengono sequestrati beni tra Caserta e Modena per un valore complessivo di 50 milioni di euro agli Schiavone, gruppo affiliato dei Casalesi guidato da Francesco Schiavone.[55]
  • Il 14 luglio 2009 la Dia di Napoli sequestra al clan beni per oltre 50 milioni di euro, intestati a 30 prestanomi ricollegabili a 5 persone, per le quali vengono emessi dei provvedimenti restrittivi.
  • Il 4 dicembre 2009, vengono sequestrati ad affiliati, e prestanomi, nelle province di Massa-Carrara, Parma e Cremona, beni per 20 milioni di euro.
  • Il 24 gennaio 2010, la Polizia di Caserta sequestra beni per tre milioni di euro riconducibili a Vincenzo Ucciero, elemento di spicco dei casalesi nella zona di Villa Literno.[56]
  • Il 15 marzo 2011 la DIA sequestra nel basso Lazio beni per 100 milioni di euro.[57]
  • Il 6 aprile 2011 vengono sequestrati beni per 13 milioni di euro nel padovano. I beni erano legati ad un imprenditore casertano ma intestati ad un imprenditore veneto collegato ai casalesi e allo smaltimento dei rifiuti tossici. Tra i beni sequestrati anche una villa a Sperlonga.[58]
  • Il 7 febbraio 2012 vengono sequestrati beni per 4 milioni di euro a carico dei fratelli Roma, imprenditori implicati in affari riguardanti il traffico illegale di rifiuti, coadiuvati con il gruppo del clan facente capo alla famiglia Bidognetti.
  • Il 10 luglio 2012 Maxisequestro da 1 Miliardo di euro tra aziende, immobili e ristoranti. Uno dei sequestri più ingenti contro le mafie italiane.
  • Il 14 gennaio 2013 vengono confiscati beni per 90 milioni di euro nel Lazio e in Campania. Si tratta della più grossa confisca ai danni delle organizzazioni camorristiche nel Lazio[59].
  • Il 21 gennaio 2013 avviene un sequestro di beni per due milioni di euro nei comuni del basso Lazio Fondi, Sperlonga, Formia, Sezze e Latina. Si tratta di società di trasporto, fabbricati, terreni, veicoli e rapporti finanziari. Prevenzione personale nei confronti di Giuseppe D’Alterio, Luigi D’Alterio, Melissa D’Alterio e Armando D’Alterio, nel 2010 arrestati a seguito dell’indagine Sud Pontino. Secondo l’accusa Giuseppe D’Alterio, detto O’Marocchino, pluripregiudicato, ha rappresentato per lungo tempo un punto di riferimento nel M.O.F. (Mercato Ortofrutticolo di Fondi) per il clan dei Casalesi[49].
  • Aprile 2013: operazione Titano, sequestro di beni per due milioni di euro tra cui una Ferrari 612 Scaglietti e immobili in costruzione in provincia di Pesaro[51].
  • Il 27 giugno 2013: operazione "Rischiatutto", sequestro di beni per 450 milioni di euro tra cui sale bingo, sale scommesse, auto di lusso, terreni, fabbricati e rapporti bancari.

Collaboratori di giustizia[modifica | modifica sorgente]

Vittime[modifica | modifica sorgente]

Nel corso della sua storia, il clan dei casalesi ha prodotto diverse vittime, alcune delle quali molto note, uccise talvolta con modalità estremamente violente.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La camorra uccide in Campania, fa business in Lombardia, Paolo Chiariello, 2010
  2. ^ L'ora vesuviana.it Matteo Messina Denaro fa affari con i casalesi
  3. ^ Il clan dei Casalesi conquista il centro di Milano Gli affari dei boss-manager in tutto il Nord
  4. ^ a b Il figlio di 'Sandokan' comandava il clan dei Casalesi in riviera - Il Resto Del Carlino - Rimini
  5. ^ Il clan da oltregomorra.it di Paola Picollo, 23 giugno 2010
  6. ^ Dichiarazioni Carmine Schiavone: tolto il segreto di stato, ecco i documenti da news.you-ng.it, 1 novembre 2013
  7. ^ Strutture a confronto - Cosa Nostra e 'Ndrangheta, Francesco Gaetano Moiraghi e Andrea Zolea, 2013
  8. ^ L'atteggiarsi delle associazioni mafiose sulla base delle esperienze processuali acquisite: la Camorra - Procura della Repubblica di Napoli.
  9. ^ Gigi Di Fiore, L'impero: Traffici, storie e segreti dell'occulta e potente mafia dei casalesi, 2010
  10. ^ Tratto dal libro di Raffaele Cantone Operazione Penelope Arnoldo Mondadori editore 2012
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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]