Assunta Maresca

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Assunta "Pupetta" Maresca (Castellammare di Stabia, 19 gennaio 1935) è una criminale italiana. Moglie del boss Pasquale Simonetti, detto Pascalone 'e Nola e sorella di Ciro Maresca, detto Lampetiello, è stata protagonista di uno degli episodi più eclatanti della storia della camorra.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo incontro con la giustizia risale agli anni della scuola quando aggredisce una compagna ed è incriminata per lesioni gravi: non sarà condannata, solo perché la vittima ritira la denuncia. La violenza è, in ogni caso, un tratto caratteristico della famiglia Maresca. Il padre, Alberto Maresca si occupa di contrabbando e, secondo gli inquirenti, rappresenta un pericolo per la società tanto da essere espulso dal paese di residenza. Lo zio, Vincenzo Maresca, è condannato a sette anni di reclusione per l'omicidio del fratello Gerardo.

Di notevole bellezza (vinse un concorso di miss locale), quando Pasquale Simonetti (detto Pascalone 'e Nola per la sua mole) si innamorò di lei, i familiari benedissero il fidanzamento. Il 27 aprile 1955 Pupetta Maresca, già incinta, sposa il giovane boss. Testimone di nozze è Antonio Esposito detto Totonno 'e Pomigliano.

Il 15 agosto del 1955 Orlando Carlo Gaetano uccide Pasquale Simonetti. Il giorno dopo, Assunta - giunta al sesto mese di gravidanza - uccide il presunto mandante dell'omicidio, scagionato da tre gradi di giudizio fino alla Cassazione: Antonio Esposito. Secondo gli inquirenti, i colpi di pistola partirono da almeno quattro pistole. Dunque, l'omicidio si inquadra nella guerra di potere della camorra pre-cutoliana per la gestione dei prezzi del mercato ortofrutticolo.

Il 14 ottobre del 1955, Pupetta viene arrestata e condotta nel carcere di Poggioreale. Nel corso della sua detenzione partorirà il primo figlio, Pasqualino. Condannata a 13 anni e 4 mesi per omicidio (con l’attenuante della provocazione) più l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, fu graziata dopo oltre dieci anni di detenzione.

Il cinema[modifica | modifica wikitesto]

Provò a rifarsi una vita. Nel 1967 ha un'esperienza come attrice cinematografica interpretando il ruolo della protagonista nel film Delitto a Posillipo diretto da Renato Parravicini e vagamente ispirato alla sua vita. Nel film viene doppiata da Rita Savagnone ma, con la sua voce, canta la canzone O'bbene mio scritta da lei stessa. Recitò anche nel film Londra chiama Napoli.

Chiusa la parentesi cinematografica, si dedicò a due negozi di abbigliamento a Napoli, e nel 1970 riscopre l’amore con il camorrista Umberto Ammaturo dal quale ebbe due gemelli, Roberto e Antonella, ma che lei non decise mai di sposare.

La scomparsa del figlio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1974 il figlio Pasquale viene ucciso nel corso di un agguato: il corpo del giovane non sarà mai ritrovato (secondo alcuni, venne rapito, legato ad un sasso e gettato in mare). Pasquale non aveva accettato la relazione della madre con Ammaturo e più volte lo aveva minacciato. Dell'omicidio fu subito sospettato Ammaturo, ma Pupetta non ha mai accettato pienamente questa ipotesi. Umberto Ammaturo fu incarcerato con l’accusa dell’omicidio del figliastro e nell’aprile del 1975 fu assolto per insufficienza di prove: ciononostante il rapporto tra i due s'incrinò. Quando Ammaturo fu arrestato in Perù, in compagnia della sua bellissima e ricca fidanzata, Yohanna Valdez, la Maresca disse: «Per me Umberto non esiste più; resta solo il padre dei miei figli che gli vogliono bene e lo rispettano come è loro dovere».

La guerra contro Cutolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nuova camorra organizzata, Nuova Famiglia e Raffaele Cutolo.

Pupetta Maresca è stata accusata di essere la mandante dell'omicidio di Ciro Galli (uomo di Raffaele Cutolo), ucciso nel 1981 per vendetta trasversale. Il pm chiese l'ergastolo, ma nel 1985 venne assolta per mancanza di prove.

Il 13 febbraio 1982, in piena guerra tra NCO e NF, Pupetta Maresca indice una conferenza stampa nel corso della quale minaccia apertamente Raffaele Cutolo e la Nuova Camorra Organizzata: «Se per Nuova Famiglia si intende tutta quella gente che si difende dallo strapotere di quest’uomo, allora mi ritengo affiliata a questa organizzazione». Poco dopo sarà arrestata perché accusata di aver ordinato il brutale omicidio di Aldo Semerari, lo psichiatra che aveva fatto dichiarare pazzo Cutolo; in seguito fu assolta.[1] Fu assolta anche dalle successive accuse di tentata estorsione (ad una banca), e traffico di stupefacenti.

Nel 1986, la sezione misure di prevenzione del tribunale di napoli stabilisce che Pupetta Maresca è appartenente alla camorra come affiliata alla Nuova Famiglia. Per tale ragione ne ordina la confisca dei beni.

La detenzione e gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

La permanenza della Maresca nel carcere di Bellizzi Irpino è stata al centro di polemiche. A quanto pare, la donna gestiva feste cui partecipavano magistrati e alte personalità.[2]

Chiusi i negozi di Napoli, si ritira a Castellammare di Stabia. Nel 2004 l'appartamento napoletano di Pupetta Maresca è diventato un ufficio del Comune di Napoli destinato ai servizi sociali.[3]

Opere ispirate[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni film sono stati dedicati alla vita di Pupetta Maresca. Si ricordano:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cutolo, Cirillo, Sismi Il 'Giallo' Semerari È Un Intrigo Di Stato - Repubblica.It » Ricerca
  2. ^ CARCERE A LUCI ROSSE LA DIRETTRICE A GIUDIZIO - Repubblica.it » Ricerca
  3. ^ Casa di Pupetta Maresca diventa sede di volontariato - Repubblica.it » Ricerca
  4. ^ Una Donna, la Camorra e Napoli. Reccontati dal cinema e dalla stampa da proquest.com
  5. ^ MUSSOLINI ATTACCA ' È PROVOCAZIONE' - Repubblica.it » Ricerca
  6. ^ Manuela Arcuri versione donna-boss: sarà Pupetta Maresca in una fiction - Corriere del Mezzogiorno

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Di Fiore, La camorra e le sue storie. La criminalità organizzata a Napoli dalle origini alle ultime ’’guerre’’, Torino, UTET, 2005.
  • P. Allum, Il potere a Napoli. Fine di un lungo dopoguerra, Napoli, L’ancora del Mediterraneo, 2001.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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