Direzione Investigativa Antimafia
| DIA Direzione Investigativa Antimafia |
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Emblema
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| Descrizione generale | |
| Attiva | 1991 - oggi |
| Nazione | |
| Alleanza | Direzione nazionale antimafia |
| Servizio | Ministero dell'interno |
| Tipo | Ufficio investigativo interforze |
| Ruolo | Contrasto delle attività criminose di stampo mafioso |
| Sede | Roma |
| Motto | vis unita fortior (l'unione fa la forza) |
| Composizione | |
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La Direzione Investigativa Antimafia, meglio conosciuta con l'acronimo DIA, è un organismo investigativo del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell'interno della Repubblica Italiana, a composizione interforze (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Corpo Forestale dello Stato), con compiti investigativi di tipo specializzato nella lotta contro le associazioni mafiose o similari.
Indice |
Storia [modifica]
La DIA è stata istituita con legge 30 dicembre 1991 n. 410[1], a seguito dell'intensificarsi della lotta alla mafia, che porterà alla morte del magistrato Giovanni Falcone, suo principale ispiratore e promotore, ed è stata creata con la decretazione d'urgenza durante il governo Andreotti VII, ed al suo ministro della giustizia Claudio Martelli.
Venne creata poco prima della Direzione nazionale antimafia,[2] col suo capo il Procuratore nazionale antimafia, e le Direzioni distrettuali antimafia, diffuse su tutto il territorio nazionale presso le 26 Corti d'Appello. Il primo capo della DIA è stato il generale dei Carabinieri Giuseppe Tavormina.
Caratteristiche [modifica]
Struttura [modifica]
La DIA ha la sua collocazione nell'ambito del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno. Ha per il perseguimento dei propri obiettivi istituzionali totale autonomia gestionale e amministrativo-contabile. Il suo assetto organizzativo è definito dal Ministro dell'interno con propri decreti, sentito il Consiglio generale per la lotta alla criminalità organizzata.
Prevede al vertice della struttura un direttore, scelto a rotazione tra gli ufficiali del corpo della Guardia di Finanza, ufficiali dell'Arma dei Carabinieri e alti funzionari della Polizia di Stato, che abbiano maturato una specifica competenza nel settore della lotta al crimine organizzato.
Per l'esercizio delle sue funzioni, il direttore si avvale della collaborazione di due vicedirettori, ad uno dei quali è anche affidata la funzione vicaria, che hanno il compito di sovrintendere rispettivamente alle attività operative ed a quelle amministrative. L'organizzazione si compone di una Struttura centrale a Roma, articolata in 3 reparti (”Investigazioni preventive”, ”Investigazioni giudiziarie” e “Relazioni internazionali ai fini investigativi”) e 7 uffici[3], e di una struttura periferica, costituita da 12 centri operativi (Torino, Milano, Genova, Padova, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Catania, Caltanissetta) e 8 sezioni operative (Trieste, Salerno, Lecce, Catanzaro, Messina, Trapani, Agrigento, Bologna[4]), per un totale di circa 1.300 uomini.
Funzioni [modifica]
La DIA ha il compito effettuare indagini di polizia giudiziaria relative a delitti di associazione di tipo mafioso e di assicurare lo svolgimento delle attività di investigazione preventiva attinenti alla criminalità organizzata.
Particolare importanza la prerogativa che ha il Direttore della D.I.A. nel proporre ai Tribunali competenti per territorio l'irrogazione di misure di prevenzione, sia a carattere personale (sorveglianza speciale...) e sia a carattere patrimoniale (sequestro dei beni).
In quest'ultimo campo sono stati sequestrati beni per quasi 12 miliardi di euro e confische per quasi 2 miliardi di euro.[senza fonte] Inoltre sono stati arrestati circa 9.000 persone sospettate di associazione mafiosa.
In particolare, la Direzione nazionale antimafia, coordinata dal Procuratore nazionale antimafia, e le direzioni distrettuali antimafia si avvalgono della struttura della DIA per le proprie indagini.
Organi di direzione attuale [modifica]
- Direttore: Arturo De Felice (2012- in carica) Dirigente generale di PS [5]
- Vice Direttore Tecnico operativo (vicario): Roberto Paschetto, Generale di Brigata CC
- Vice Direttore Amministrativo: Raffaele D'Angiolella, Generale di Brigata GdF
Cronotassi dei Direttori [modifica]
- Giuseppe Tavormina (1991-1993) generale di divisione dei Carabinieri
- Gianni De Gennaro (1993-1994) dirigente generale di Pubblica sicurezza
- Giovanni Verdicchio (1994-1997) generale della Guardia di Finanza
- Carlo Alfiero (1997-2001) generale di divisione dei Carabinieri
- Agatino Pappalardo (2001-2002) dirigente generale di Pubblica sicurezza
- Achille Dello Russo (2002-2005) dirigente generale di Pubblica sicurezza
- Cosimo Sasso (2005-2008) generale della Guardia di Finanza
- Antonio Girone (2008-2011) generale di divisione dei Carabinieri
- Alfonso D'Alfonso (2011- 2012) dirigente generale di Pubblica sicurezza
- Arturo De Felice (2012- in carica) dirigente generale di PS
Note [modifica]
- ^ Cfr. il testo del decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410, [1]
- ^ L'istituzione della DNA e del PNA e delle DDA è avvenuta con decreto legge 20 novembre 1991 n. 327, convertita nella legge 20 febbraio 1992 n. 8, consultabile sul sito
- ^ Direzione Investigativa Antimafia - struttura centrale
- ^ Direzione Investigativa Antimafia - struttura periferica
- ^ http://roma.repubblica.it/dettaglio-news/roma-15:12/16705
Bibliografia [modifica]
- Francesco Iannielli, Michele Rocchegiani, La direzione investigativa antimafia, Giuffrè, 1995
- Raoul Muhm, Gian Carlo Caselli, Il ruolo del Pubblico Ministero - Esperienze in Europa, Vecchiarelli Editore Manziana, Roma, 2005, ISBN 888247156X
- Davide Sole, Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, Maggioli, 2011
Voci correlate [modifica]
- Direzione distrettuale antimafia
- Direzione nazionale antimafia
- Giovanni Falcone
- Procuratore nazionale antimafia
- Gicer
Altri progetti [modifica]
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