Paolo Di Lauro
Paolo Di Lauro (Napoli, 26 agosto 1953) è un criminale italiano, essendo stato condannato a 29 anni dalla I sezione del Tribunale di Napoli.[1][2] A dicembre del 2011 la settima Corte d’Appello confermò la condanna a Paolo Di Lauro dopo che la Corte di Cassazione aveva annullato già il verdetto di secondo grado (per gli imuputati fu esclusa l’aggravante del metodo mafioso).[3]. Detto Ciruzzo 'o milionario negli ambienti di mala, fu ribattezzato in questo modo da Luigi Giuliano ,che una sera,ad un tavolo di poker ,vide vari biglietti di centomila lire cadere dalla tasca di Di Lauro, ed esclamò :<<E chi è venuto,Ciruzzo 'o milionario?>> [4] . Era considerato dagli investigatori a capo del clan Di Lauro di Secondigliano e Scampia, alla periferia nord di Napoli, nonostante la sua voce non sia mai stata intercettata nel corso delle indagini e il suo coinvolgimento nell'organizzazione sia stato riscontrato sostanzialmente da dichiarazioni di pentiti.[3]
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[modifica] Cenni biografici
Già nei primi anni 80, nel pieno della guerra tra Nuova Camorra Organizzata e le famiglie che si opposero al cartello cutoliano, Di Lauro faceva parte della Nuova Fratellanza o Fratellanza napoletana, un cartello di famiglie della città di Napoli fondato dal clan Giuliano, in seguito ampliatosi inglobando numerose famiglie della provincia, e conosciuto come Nuova Famiglia.[5] L'inizio della sua scalata al gotha della camorra è collegata con l'omicidio di Aniello Lamonica, referente di Michele Zaza, avvenuto nel 1982.[6]
Negli anni novanta portò avanti una guerra di camorra contro il clan Ruocco di Mugnano, che produsse diversi morti in pochi mesi.[7] Si mantenne distante in quegli anni dalla potente organizzazione detta "Alleanza di Secondigliano", pur senza entrare mai in conflitto con le famiglie del cartello.[8][9] Grazie all'indiscutibile carisma[10] che esercitava sui giovani pregiudicati ed alle difficili condizioni economiche della periferia a nord di Napoli, riuscì ad attorniarsi di un numero di affiliati che non aveva pari tra gli altri clan cittadini, prendendo il potere militare e territoriale nelle palazzine della famigerata 167 di Scampia,[11] zona considerata uno dei principali market del traffico di droga d'Europa.[12] Il clan cominciò ad assumere una forma sempre più verticistica con a capo il boss, abilissimo a non trattare mai personalmente né con i propri affiliati, né con i capi di altre organizzazioni.
Ad inizio anni 2000, diverse nuove leve del clan assunsero maggiore autonomia decisionale, prendendo le redini delle più importanti attività del gruppo e rinnovando il parco dei capi-piazza con elementi giovani a loro fidati. Queste decisioni, insieme a vari dissidi di natura personale tra i boss dell'organizzazione, portarono poi alla guerra di camorra conosciuta con il nome di "faida di Scampia", in cui Paolo Di Lauro ebbe un ruolo marginale e fu influente solo nelle fasi finali dello scontro, fungendo da mediatore tra le parti ostili.
Divenne ufficialmente latitante nel 2002, e venne poi inserito nell'elenco dei trenta latitanti più pericolosi d'Italia. Fu catturato il 16 settembre 2005 dai Carabinieri in un appartamento di via Canonico Cosimo Stornaiuolo 16 a Secondigliano, a poca distanza da via cupa dell’Arco, il "regno" della cosca. Gli investigatori seguirono una donna che fungeva da vivandiera e badante, sulla base di un input acquisito da una fonte confidenziale dagli agenti del SISDE.[13]
Nel maggio 2006 è stato condannato a 30 anni di carcere (poi ridotti a 28 nel 2011)[3] per traffico di droga.[14]
[modifica] Bibliografia
[modifica] Note
- ^ Condannato a 29 anni il boss Paolo Di Lauro. repubblica.it, 2006. URL consultato il 18 ottobre 2011.
- ^ Conchita Sannino. «Condanna a 30 anni per Di Lauro». la Repubblica, 18 maggio 2006, p. 7. URL consultato in data 18 ottobre 2011.
- ^ a b c (PDF) Fabio Postiglione. «Traffico di droga, condannato Di Lauro». Il Giornale di Napoli (Il Roma), 23 dicembre 2011, p. 1. URL consultato in data 24 dicembre 2011.
- ^ Roberto Saviano, Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra, Mondadori, 2006, pag. 65. 9788804554509
- ^ i.d.a.. «Delitto di Giacomo Frattini». la Repubblica, 14 febbraio 2009, p. 5. URL consultato in data 24 dicembre 2011.
- ^ Antonio Corbo. «Chi è Di Lauro». la Repubblica, 11 novembre 2004, p. 1. URL consultato in data 24 dicembre 2011.
- ^ «Undici ergastoli per i boss di Napoli Nord». la Repubblica, 18 maggio 2011, p. 13. URL consultato in data 18 ottobre 2011.
- ^ «Spunta la camorra fai-da-te all' ombra dei clan in guerra». la Repubblica, 10 aprile 2004, p. 2. URL consultato in data 18 ottobre 2011.
- ^ «I pentiti svelano la mappa dei clan, il boss dei boss è Giuseppe Misso». la Repubblica, 10 maggio 2005, p. 2. URL consultato in data 18 ottobre 2011.
- ^ Giovanni Marino. «Contatti da evitare». la Repubblica, 22 settembre 2005, p. 1. URL consultato in data 18 ottobre 2011.
- ^ Luca Clemente. «Scampia, le nuove piazze della droga». la Repubblica, 8 maggio 2005, p. 4. URL consultato in data 18 ottobre 2011.
- ^ «Mancano gli spacciatori: 'arruolati' da altri quartieri». la Repubblica, 1 ottobre 2011, p. 7. URL consultato in data 18 ottobre 2011.
- ^ Conchita Sannino. «Camorra, arrestato il boss Di Lauro». la Repubblica, 17 settembre 2005, p. 23. URL consultato in data 18 ottobre 2011.
- ^ Giornata di sangue a Napoli: tre omicidi. 2007. URL consultato il 18 ottobre 2011.
[modifica] Voci correlate
- Camorra
- Clan Di Lauro
- Faida di Scampia
- Elenco dei trenta latitanti più pericolosi d'Italia
- Scissionisti di Secondigliano
[modifica] Collegamenti esterni
- Paolo di Lauro, un boss spietato con la passione dei tavoli da gioco - Repubblica.it
- Napoli: arrestato il boss Paolo Di Lauro - corriere.it
- Arrestato Paolo Di Lauro, uno dei trenta latitanti più pericolosi d´Italia - Ministero dell'Interno italiano
- (EN)Criminal boss is captured in Italy - International Herald Tribune
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