Il camorrista

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Il camorrista
Camorrista.jpg
'O Professore di Vesuviano
Paese di produzione Italia
Anno 1986
Durata 168 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico, gangster
Regia Giuseppe Tornatore
Soggetto Giuseppe Marrazzo (omonimo romanzo)
Sceneggiatura Giuseppe Tornatore, Massimo De Rita
Distribuzione (Italia) Titanus
Montaggio Mario Morra
Effetti speciali Giovanni Corridori
Musiche Nicola Piovani
Scenografia Antonio Visone
Costumi Luciana Marinucci
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi
« O' Malacarne è 'nu guappo 'e cartone...Un guappo di cartone! »
(O' Professore 'e Vesuviano)
« Chi 'a vita v'a po' ddà... e v'a po' pure levà!!! »
(Alfredo Canale)

Il camorrista è un film del 1986 diretto da Giuseppe Tornatore, al suo esordio come regista cinematografico, liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Giuseppe Marrazzo.

Prodotto da Reteitalia (Fininvest) e Titanus al costo di 4 miliardi di lire (con un'edizione TV di 5 ore che però non è mai andata in onda)[1].

Il film fu ritirato nel 1986, dopo appena due mesi dalla sua uscita, poiché querelato; in seguito però la pellicola fu nuovamente ridistribuita nelle sale, ottenendo un buon successo sia di pubblico (fu il 58° maggior incasso della stagione cinematografica 1986-87) che di critica (Tornatore grazie a questo film vinse il Nastro d'argento come miglior regista esordiente e Leo Gullotta il David di Donatello come migliore attore non protagonista).

Il film è stato trasmesso per la prima volta in televisione solo dopo otto anni dalla sua uscita al cinema, domenica 20 marzo 1994, in prima serata su Rete 4.

Oggi il film è divenuto un cult ed è spesso trasmesso su diverse televisioni locali (in particolare quelle della Campania).

Trama[modifica | modifica sorgente]

Un boss camorrista fa visita ad alcuni contadini e prende con sé Franco, un bambino (che corrisponde, nella realtà, al boss Raffaele Cutolo), al quale mette una pistola nei pantaloni. I due vanno ad una festa di paese, dove, nonostante la presenza della polizia, il bambino passa senza problemi. Superati i controlli, l'uomo prende la pistola ed uccide una persona, per poi riporre la pistola da dove l'aveva presa. Il bambino poi torna a casa.

Anni dopo, Franco, ormai adulto, in macchina con la sorella Rosaria (che corrisponde nella realtà a Rosetta Cutolo) e l'amico Ciro Parrella (nella realtà Vincenzo Casillo), si ferma per un problema davanti ad un bar. Un ragazzo tocca il sedere alla sorella del protagonista, il quale, arrabbiato, lo uccide sbattendogli la testa sul cofano dell'automobile. Franco, conosciuto come 'O Professore 'e Vesuviano[2], viene arrestato.

In prigione l'uomo fa subito amicizia con i carcerati, e ritrova una sua vecchia conoscenza, Alfredo Canale (nella realtà Antonino Cuomo). Decide di diventare il capo dei carcerati a causa dell'arroganza di Don Antonio "Malacarne" (nella realtà Antonio Spavone), boss del carcere. Fa amicizia anche con Domenico Spina (corrispondente nella realtà a Domenico Tripodo), un Calabrese esponente della 'Ndrangheta, scoprendo poco dopo, come egli sia in realtà un traditore al soldo di Malacarne. Il professore sfida a duello Malacarne, ma nello stesso giorno a quest'ultimo viene concessa la grazia, e quindi non si presenta.

Comunque il Professore riesce lo stesso ad ottenere autorità sugli altri detenuti e, poco tempo dopo, dà ad Alfredo Canale - che nel frattempo è uscito dal carcere - l'ordine di uccidere il rivale in un agguato e prima di ucciderlo, Alfredo uccide i suoi assistenti (scagnozzi di Spina) e poi Malacarne.

Il giorno dopo, viene decisa anche la condanna per Domenico Spina; mentre gli viene concesso lo svago in cortile insieme ad altri carcerati, un detenuto lo sorpassa cantando, venendo raggiunto da due carcerati, che scusandosi per l'assenza del professore gli mostrano la mano del defunto Malacarne e estraendo due coltellini lo uccidono, mentre tutti i carcerati presenti si sono voltati consapevoli di cosa sta per accadere (metodo della cosiddetta cultura dell'omertà).

Intanto, provocata dagli uomini del Professore, nel penitenziario scoppia una rivolta, che la polizia e il direttore non riescono a sedare. Lo stesso direttore, non avendo alternative, si vede letteralmente costretto a chiedere aiuto allo stesso Professore, che accetta e seda la rivolta ottenendo in cambio una notte in libertà, durante la quale egli va a trovare la sorella e gli amici. Fuori dal penitenziario, grazie alla sorella e ad alcuni uomini di fiducia, riesce ad organizzare i commercianti ed i criminali della città sotto un unico tetto, la Nuova Camorra Riformata (corrispondente alla reale Nuova Camorra Organizzata).

Ottenuta l'infermità mentale, il camorrista viene trasferito nel manicomio criminale di Aversa, dal quale però evade. La sua latitanza dura circa un anno, durante il quale gestisce al meglio la sua organizzazione, ottenendo persino contatti con Cosa nostra americana, che diventerà grande alleata. Quando tutto sembra andare per il meglio, comincia la caduta: alcuni clan, non d'accordo con la politica accentratrice della Nuova Camorra Riformata, si ribellano formando un loro cartello (che corrisponde nella realtà alla Nuova Famiglia) iniziando così una durissima faida che provoca centinaia di morti ammazzati; sulle tracce del boss si mette inoltre anche il commissario di polizia Iervolino (che corrisponde ad Antonio Ammaturo).

Una sera, durante la quale il Professore si intrattiene a cena con alcuni politici, alcuni scissionisti decidono di ucciderlo. Alfredo Canale, anch'egli presente alla cena per fargli da scorta, se ne avvede e decide di fermare l'attacco: ne deriva un inseguimento in auto nel quale viene fermato dalla polizia. Messo alle strette, è costretto a rivelare a Iervolino dove si nasconde il boss per farlo arrestare a sua volta ed impedirne così che venga assassinato dagli scissionisti che si erano appostati sotto casa.

Tuttavia, questa decisione gli sarà fatale: arrestato anche lui, verrà poi barbaramente ucciso in carcere dai sicari del Professore, che pur avendo avuta salva la vita, considererà il suo gesto come un vero e proprio sgarro se non addirittura un tradimento (uno dei sicari, dopo averlo ucciso, gli cava persino gli occhi dalle orbite). Durante il processo che lo vede imputato, il boss, con molta superbia, non fa che prendersi gioco della giuria e del giudice, arrivando addirittura a paragonarsi a Gesù.

Dopo ciò durante il suo trasferimento, gli si avvicina la vedova di Canale, la quale mentre vede che il Professore sorride e saluta il figlioletto, gli sputa al finestrino, rendendo la cosa poco piacevole al Professore.

Mentre il Professore viene trasferito, due uomini in moto, si avvicinano alla vedova, sparandola, mentre il Professore guarda indifferente e il bambino si copre le orecchie per il gran baccano delle armi, ma resta illeso, poco tempo più tardi nel suo nuovo libro, il Professore gli dedica una frase, nel quale vorrebbe che il bambino crescesse sano e forte, dimenticandosi di tutti per una vita migliore.

Fa successivamente uccidere tutti i detenuti suoi nemici durante il terremoto dell'Irpinia del 1980. In seguito a questi avvenimenti, viene trasferito in un nuovo carcere, dove si sposa e continua a gestire la propria organizzazione non senza far assassinare, fra i tanti suoi nemici, anche un faccendiere, Frank Titas, boss della malavita milanese fino a poco tempo prima suo alleato (nella realtà Francis Turatello), il cui assassino, lo stesso di Canale, dopo averlo letteralmente squartato, infierisce sul suo cadavere divorandone il cuore. Su pressione di alcuni personaggi appartenente alla politica, contatta le Brigate Rosse, che hanno rapito l'assessore Mimmo Mesillo (nella realtà Ciro Cirillo), e ne ottiene la liberazione.

Gli stessi politici, però, non mantengono successivamente le promesse fattegli nel corso delle trattative: lui cerca di vendicarsi rendendo pubblico un documento contraffatto nel quale denuncia le illecite trattative intercorse tra lui, i servizi segreti e i politici dell'area di governo per far liberare Mesillo, ma inutilmente; contestualmente, il pentimento di alcuni dei suoi uomini fa sì che la situazione del professore peggiori velocemente, e viene quindi trasferito in un carcere di massima sicurezza in Sardegna, in totale isolamento, dove poi si vedono i primi segnali del suo conseguente squilibrio mentale.

Dopo una visita al fratello, Rosaria fa una visita a Ciro, che da come si vede è in compagnia e dopo una chiacchierata, Rosaria chiede un bacio da Ciro, che gli viene concesso.

Poco dopo Ciro esce e sale sulla sua auto con una bomba installata facendolo esplodere agli occhi di Rosaria e dell'amante, la quale poi viene poi sciolta nell'acido su ordine di Rosaria che reputa ella una scomoda testimone. Il film si conclude con l'inquadratura in campo lungo del boss che va avanti e indietro per un angusto corridoio del carcere mentre egli medita ad alta voce sui suoi ferocissimi propositi di vendetta.

Personaggi nella realtà[modifica | modifica sorgente]

Confronto con la realtà[modifica | modifica sorgente]

  • Nel film l'assessore Mimmo Mesillo viene rapito in un agguato in mezzo alla strada a Napoli, a pochi passi dalla Posta Centrale, ma nella realtà l'assessore Ciro Cirillo fu rapito in un'imboscata in un garage vicino a casa sua, a Torre del Greco.
  • La figura del commissario Iervolino è probabilmente legata al capo della squadra mobile di Napoli Antonio Ammaturo. Nel film Iervolino viene tamponato e ferito in un agguato insieme al suo agente di scorta, che invece viene ucciso, sulla strada statale Domiziana all'altezza di Pozzuoli ma riesce a sopravvivere, mentre nella realtà Ammaturo rimase ucciso in un agguato sotto casa sua a Napoli, in Piazza Nicola Amore.
  • La figura di Frank Titas è ispirata a quella di Francis Turatello, boss della malavita milanese degli anni settanta.
  • La figura di Gaetano Zarra corrisponde a Pasquale Barra, uomo di Cutolo, detto 'o nimale per la sua ferocia nel commettere omicidi. Ciò lo si denota nella scena in cui Zarra uccide Titas in una cella del carcere strappandogli il cuore e mangiandone alcuni pezzi. Nella realtà, tale episodio corrisponde all'omicidio di Francis Turatello, eseguito da Barra con la stessa modalità ed efferatezza.
  • Il personaggio di Anna corrisponde ad Immacolata Jacone, attuale moglie di Raffaele Cutolo, dal quale ha avuto anche una figlia nel 2007.
  • Il braccio destro di Cutolo nel film si chiama Ciro Parrella, nella realtà il braccio destro del boss si chiamava invece Vincenzo Casillo. Nel film Ciro Parrella muore a Roma a causa dell'esplosione di un'autobomba presso il Colosseo mentre è da solo di notte, invece nella realtà l'esplosione in cui Casillo rimase ucciso avvenne in pieno giorno, sempre a Roma ma nel quartiere Trionfale, e l'uomo non era da solo ma in compagnia di un suo amico, Mario Cuomo, che rimase gravemente ferito perdendo entrambe le gambe, per poi morire anch'esso dopo diversi giorni d'agonia in ospedale.
  • Pelle di pesca, soprannome dato nel film alla donna di Ciro Parrella, corrisponde a Giovanna Matarazzo, compagna di Vincenzo Casillo; nel film la donna muore atrocemente, sciolta nell'acido per ordine di Rosaria, mentre nella realtà la Matarazzo fu ritrovata morta dentro un blocco di cemento perché aveva fatto delle rivelazioni sull'omicidio del compagno, ma ad ucciderla sarebbe stata Cosa nostra e non la NCO.
  • Nel film non vi è traccia dell'omicidio del vicedirettore del carcere di Poggioreale Giuseppe Salvia, colpevole di aver trattato Cutolo come un normale detenuto, che avvenne in un agguato sulla Tangenziale di Napoli.
  • Nel film la causa del primo arresto di Cutolo viene descritta come dovuta all'uccisione di un ragazzo che aveva palpeggiato Rosaria, la sorella di Cutolo; quest'ultimo accecato dall'ira lo uccide sbattendogli la testa contro il cofano della macchina. In realtà il primo omicidio di Cutolo fu effettuato sparando 2 colpi di pistola per un banale motivo, ma diverso dal precedente: Cutolo senza benzina nella macchina, in folle percorreva un viale a passo d'uomo, urtando appena e senza conseguenze le gambe di una donna; ella irritata lo offese, lui la schiaffeggiò, alcuni giovani accorsero in difesa della donna, Cutolo senza esitare sparò due colpi di rivoltella contro un ragazzo, uccidendolo sul colpo. Dopo due giorni, spontaneamente si consegnò alle forze dell'ordine, contrariamente a quanto si vede nel film in cui le forze dell'ordine si recano a casa Cutolo per arrestarlo.
  • Nel film non vi è traccia di Roberto Cutolo, figlio primogenito di Raffaele Cutolo, ucciso nel 1990 dalla 'ndrangheta a Tradate, in provincia di Varese, per una vendetta trasversale; nel film non vi è traccia neanche delle altre due figlie del boss: Denise e Yosra.
  • Nel film non c'è nessuna traccia nemmeno di Pasquale Cutolo, altro fratello del boss di Ottaviano.
  • Nel film non vi è traccia dell'omicidio del criminologo Aldo Semerari, alleato di Cutolo, decapitato nel 1982 a Ottaviano dalla Nuova Famiglia.
  • La figura di Antonio "Malacarne" corrisponde al boss Antonio Spavone detto 'O Malommo. Secondo quanto scritto nel libro "I boss della camorra" di Bruno De Stefano, Spavone fu realmente sfidato da Cutolo a duello con la "molletta" durante il primo periodo di detenzione di quest'ultimo. Anche la grazia fu effettivamente concessa a Spavone dal Presidente Giuseppe Saragat nel 1967, per aver salvato la vita alla figlia del direttore del carcere di Firenze durante l'alluvione, quindi molti anni prima dell'ascesa criminale di Raffaele Cutolo. A differenza di quanto accade nel film, però, Spavone non fu ucciso dietro ordine di Cutolo, ma morì nel 1993 a causa di un cancro.
  • Il boss calabrese Domenico Spina dovrebbe corrispondere nella realtà a Domenico Tripodo, anch'egli ammazzato in carcere.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tornatore e il Camorrista perduto: «Scomparsa la serie tv tratta dal film»
  2. ^ Vesuviano è il paese di provenienza del protagonista, e sta per Ottaviano.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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