Luigi Giuliano

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Luigi Giuliano (Napoli, 3 novembre 1949[1]) è stato un camorrista ed è oggi un collaboratore di giustizia italiano. È stato un noto boss del quartiere Forcella a Napoli; veniva soprannominato 'o rre.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Fa parte della famiglia Giuliano di Forcella, il cui capostipite, Pio Vittorio Giuliano, padre dei fratelli Luigi, Salvatore, Raffaele, Guglielmo, Erminia, Anna, Silvana, e Nunzio Giuliano (dissociato) era un noto contrabbandiere.

Luigi Giuliano sostituì il padre Pio Vittorio alla guida della famiglia verso la metà degli anni settanta. Lo chiamavano Lovigino, una storpiatura di "Luigi" e di "love", come lo chiamano gli americani nel dopoguerra, ancora stanziati tra la marina e i vicoli del centro.

A 14 anni il futuro capo, insieme a Giuseppe Misso (futuro capoclan della Sanità), ruba un'auto di un americano. Poco prima, al padre Pio Vittorio era stata sequestrata una nave piena di sigarette di contrabbando. Ma nel furto di Lovigino, Pio Vittorio trova l'improvvisa fortuna. Nell'auto, vengono trovati centinaia di dollari. «Sono per te papà, per rifarti della perdita della nave» disse il ragazzo.

A metà degli anni ottanta era il "capo dei capi" delle famiglie camorristiche della città di Napoli (la famiglia Giuliano veniva semplicemente chiamata "La Famiglia"). Fu tra i fondatori della Nuova Famiglia, cartello di clan che si costituì per fronteggiare la Nuova Camorra Organizzata (NCO) di Raffaele Cutolo. Una volta sconfitto Cutolo, i leader della NF acquisirono un predominio assoluto in città e in provincia, e molti di loro cominciarono poi guerre intestine per il predominio in città (i Giuliano si contrapposero ai Mariano dei Quartieri Spagnoli prima, e all'Alleanza di Secondigliano poi).

Luigi Giuliano, per trent'anni a capo della cosca di Forcella, a settembre 2002 decise poi di gettare lo scettro e diventare collaboratore di giustizia. "Voglio cambiare vita, per questo ho deciso di pentirmi", disse il 17 settembre di quell'anno nell'aula-bunker durante un processo che lo vedeva fra gli imputati per associazione a delinquere di stampo camorristico.

Giuliano ha raccontato segreti, storie vecchie di camorra e nuovi dettagli da cui hanno preso vita diversi filoni di indagine, alcuni dei quali ancora in corso. Ha raccontato di poliziotti e giudici corrotti, case d'asta truccate, tribunali compiacenti; ha fatto diverse dichiarazioni (che hanno coinvolto proprio l'ex-amico Giuseppe Misso) sull'omicidio del banchiere Roberto Calvi, trovato impiccato sotto il Ponte dei Frati Neri sul Tamigi, a Londra.

Prima di Giuliano si erano già pentiti i due fratelli di Luigi, Guglielmo e Raffaele. Nel 2004 il fratello Carmine è morto per un cancro alla gola e nel 2005 fu ammazzato un altro dei fratelli, Nunzio, del tutto estraneo agli affari della famiglia. Il 7 dicembre 2006 viene ucciso il figlio del boss, Giovanni Giuliano, che aveva in precedenza rifiutato il programma di protezione[2].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Riportato nel seguente documento: http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/170859.pdf
  2. ^ Il Roma, edizione dell'8 dicembre 2006 (giornale online)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Luigi Di Fiore, Potere camorrista, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1993; ISBN 88-7188-084-6
  • Cronache di Napoli
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