Clan Alfieri

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Alfieri
Aree di influenza Saviano, Nola
Periodo anni 1960 - anni 1990
Boss Carmine Alfieri
Alleati Clan Galasso di Poggiomarino
Clan Anastasio
Clan Moccia
Clan Vangone-Limelli
Clan Cesarano
Clan Cava
Rivali Clan Gionta
Nuova Camorra Organizzata
Clan Rossi
Clan Nuvoletta
Attività estorsione
controllo degli appalti
Pentiti Carmine Alfieri

Il clan Alfieri era un clan camorristico operante nella periferia nord-est di Napoli, più precisamente nell'area dei comuni di Saviano e Nola ed avente roccaforte a Piazzolla di Nola, frazione dell'omonimo comune.

Cenni Storici[modifica | modifica sorgente]

Il sodalizio tra i due fratelli Alfieri, Salvatore e Carmine, nasce nel 1953, il giorno dell'uccisione del padre da parte di Tore Notaio. Quel giorno i due fratelli giurano vendetta e tre anni dopo, nel 1956, Salvatore Alfieri ucciderà l'assassino di suo padre nel circolo sociale di Saviano. Salvatore di lì a poco perderà la vita vittima di un agguato in una trattoria di Pompei[1].

Nuova Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1979 ed il 1981 si ha una confederazione di clan camorristici, chiamata la Nuova Famiglia, in cui confluivano i Nuvoletta, il Clan dei Casalesi, con Antonio Bardellino e il clan Alfieri, vicina a Cosa Nostra[2].

Strage di Sant'Alessandro[modifica | modifica sorgente]

La perdita del padre e del fratello maggiore spinge Carmine, detto 'o 'ntufato (con le gote gonfie, come il suonatore di tofa), a conquistare una posizione di predominio nell'agro nolano. È il Clan Alfieri che, durante la guerra contro la NCO di Raffaele Cutolo, offre una sponda sicura alla Nuova Famiglia in un'area geografica di dominio cutoliano. Tristemente nota è la strage del 26 agosto 1984 passata alla storia come la strage di Sant'Alessandro[3]: un commando composto da almeno 14 persone arriva a Torre Annunziata a bordo di un pullman e di due auto, entra nel circolo dei pescatori, apre il fuoco, uccide 7 persone appartenenti al clan Gionta e ne ferisce altre 7[2].

Espansione[modifica | modifica sorgente]

Negli anni successivi il clan diventa sempre più potente, eliminati i resti della camorra cutoliana apre una stagione di lotta contro il clan Nuvoletta ed i suoi alleati del clan dei Corleonesi[2].

Nella seconda metà degli anni ottanta il clan si espande in provincia di Napoli, verso Pomigliano d'Arco, verso l'Agro nocerino sarnese, lungo la costa tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia e verso l'area del Vesuvio nei comuni di Somma Vesuviana, Sant'Anastasia e Volla. Il clan stringe nuove alleanze: con i Galasso di Poggiomarino, con gli Anastasio di Sant' Anastasia, con i Moccia di Afragola, con il clan Vangone-Limelli di Torre Annunziata e con altre persone emergenti quali Ferdinando Cesarano e Luigi Muollo di Castellammare di Stabia, Biagio Cava di Quindici, Ciro D'Auria di Sant'Antonio Abate e Angelo Lisciano di Boscoreale[2].

Pentimento di Pasquale Galasso e Carmine Alfieri[modifica | modifica sorgente]

Nel 1993, dopo che il suo potere è stato minato dal pentimento di Pasquale Galasso, Carmine Alfieri si pente a sua volta e con le sue dichiarazioni fa tremare la terra sotto i piedi di diversi uomini puliti di livello nazionale, Antonio Gava, Paolo Cirino Pomicino, Alfredo Vito, Vincenzo Meo e Raffaele Mastrantuono[1].

Nel 2002 e nel 2004 vengono assassinati il figlio di Carmine, Antonio e l'ultimo dei fratelli Alfieri, Francesco.[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Antonio Gava, il referente della camorra. Corriere della sera. Archivio storico. 9 aprile 1993.
  2. ^ a b c d Le vicende fondamentali nella storia recente delle organizzazioni camorristiche. Relazione sulla camorra approvata dalla Commissione Parlamentare Antimafia. 21 dicembre1993.
  3. ^ Così massacrarono il clan dei Gionta. Repubblica. Archivio. 7 novembre 1984.
  4. ^ Napoli, due omicidi in poche ore: ucciso il fratello del boss Alfieri

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]