Direzione nazionale antimafia
La Direzione nazionale antimafia (DNA) è un organo della Procura generale presso la Corte di Cassazione. È stata istituita con il decreto legge 20 novembre 1991, n. 367,[1] convertito con modificazioni dalla legge 20 gennaio 1992, n. 8,[2] con il compito di coordinare, in ambito nazionale, le indagini relative alla criminalità organizzata.
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[modifica] Compiti
È diretta dal Procuratore nazionale antimafia (PNA), nominato direttamente dal Consiglio Superiore della Magistratura in seguito ad un accordo col ministro della Giustizia (art. 76-bis, comma 3 ord. giudiziario) e ne fanno parte, quali sostituti procuratori, venti magistrati esperti nella trattazione di procedimenti relativi alla criminalità organizzata.
Il PNA è sottoposto alla vigilanza del Procuratore generale presso la Corte di Cassazione, che riferisce al Consiglio Superiore della Magistratura circa l'attività svolta e i risultati conseguiti dalla DNA e dalle direzioni distrettuali antimafia (DDA) istituite presso le Procure della Repubblica presso i tribunali dei 26 capoluoghi di distretto di Corte d'appello. Ha funzioni di coordinamento delle procure distrettuali, ed ha poteri di sorveglianza, controllo e avocazione. Non può compiere direttamente le indagini e non può dare direttive vincolanti nel merito alle procure distrettuali, ma può avocare le indagini condotte dalla procura che ha dimostrato grave inerzia o che non si è coordinata con le altre.
[modifica] Organizzazione
L'organo è organizzato in due servizi:
- il Servizio Studi e Documentazione
- il Servizio Cooperazione Internazionale
Della DDA fanno parte 20 magistrati del pubblico ministero che sono i sostituti procuratori nazionali antimafia. Le principali materie di interesse sono: mafia, camorra, ’ndrangheta, narcotraffico, tratta di esseri umani, riciclaggio, appalti pubblici, misure di prevenzione patrimoniali, ecomafie, contraffazione di marchi, operazioni finanziarie sospette, organizzazioni criminali straniere.[3]
Per le indagini, DNA e DDA si avvalgono delle strutture della Direzione Investigativa Antimafia (D.I.A.), e possono avvalersi anche di ROS e SCICO.
[modifica] I vertici
Primo procuratore nazionale antimafia è l'ex procuratore aggiunto di Milano, da pochi mesi a capo della procura generale di Palermo, Bruno Siclari (1992-1997), che si trova a dover mediare tra chi vuole rafforzare i poteri di coordinamento della DNA e chi teme la perdita di autonomia delle direzioni distrettuali. A Siclari segue il procuratore di Firenze Pier Luigi Vigna (1997-2005). Con lui la DNA assume una fisionomia definitiva.
Nell'ottobre 2005 il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura nomina procuratore nazionale antimafia Piero Grasso all'epoca procuratore della Repubblica a Palermo. L'elezione di Grasso a PNA, se da un lato è salutata con giudizi positivi e di stima da parte del Governo Berlusconi III e di larghe componenti della magistratura, suscita accese polemiche per le modalità con cui viene estromesso dal concorso il concorrente, il giudice Giancarlo Caselli.
Nel maggio 2010 Piero Grasso è stato confermato all'unanimità dal plenum del Csm, alla guida della Direzione nazionale antimafia.
[modifica] Note
- ^ Decreto legge 20 novembre 1991, n. 367, Coordinamento delle indagini nei procedimenti per reati di criminalità organizzata
- ^ Legge 20 gennaio 1992, n. 8, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 20 novembre 1991, n. 367, recante coordinamento delle indagini nei procedimenti per reati di criminalità organizzata
- ^ Direzione nazionale antimafia. Ministero della Giustizia. URL consultato il 11 dicembre 2011.
[modifica] Voci correlate
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