Agro Pontino

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Agro Pontino
Un podere nei pressi di Sabaudia
Un podere nei pressi di Sabaudia
Stati Italia Italia
Regioni Lazio Lazio
Province Latina Latina
Località principali Cisterna di Latina, Latina, Sabaudia, Pontinia, Terracina, San Felice Circeo
Fiume Ninfa, Sisto, Amaseno, Ufente
Superficie 1.180 km²
Altitudine media: m s.l.m.

Agro Pontino è la denominazione del territorio, un tempo coperto dalle paludi ed oggi bonificato, che corrisponde ad una pianura in gran parte alluvionale delimitata ad ovest e sud dal mar Tirreno, a est dai primi rilievi appenninici dei monti Lepini ed Ausoni, a nord dal medio corso del fiume Astura e dai primi rilievi dei Colli Albani.

L'etimologia del termine pontino è una questione molto dibattuta. Probabilmente deriva dall'antica città prima volsca di Suessa Pometia, citata da alcuni storici romani e sottomessa da Tarquinio il Superbo[1], da cui forse l'espressione Pometinum riferito al luogo; oppure entrambi derivano dal sostantivo Pontus, Pontos, Πόντος in greco che significa mare o distesa d'acqua (vedi anche Ponza e Ponto).

Geologia e geomorfologia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pianura pontina.

Il territorio dell'Agro Pontino si sviluppa su un vasto terrazzo marino tra i rilievi più meridionali del vulcanismo laziale (Colli Albani - Vulcano Laziale), il Circeo e le cime dell'orogenesi mesozoica dei Monti Lepini e Ausoni. Il sistema di depositi alluvionali e marini che caratterizza la pianura inizia a prendere forma nel Neozoico, a seguito delle frequenti oscillazioni del livello del Mar Mediterraneo dovute al succedersi di ere glaciali e interglaciali.

L'antica duna[modifica | modifica sorgente]

Il Lago di Fogliano, formazione lacustre tra la duna antica e la duna nuova

Vista la sostanziale uniformità della regione interessata, una corretta comprensione della situazione geologica necessita uno sguardo sulle aree immediatamente prossime all'Agro Pontino, considerando l'area compresa fra Anzio, Cisterna, Ninfa, Priverno, Terracina, il Circeo e il Tirreno. Ad Anzio ha inizio un lungo deposito di sabbie e argille con tracce di elementi silicei e tufi che raggiunge il promontorio del Circeo: è l'antica duna litoranea la cui origine è dovuta ai depositi eolici accumulati sul substrato delle sabbie marine immediatamente sovrastanti la piattaforma calcarea sottomarina ascrivibile genericamente al Cenozoico. Presso Borgo Podgora l'antica formazione dunale è solcata dal canale delle Acque Alte che da Ninfa lambisce Cisterna di Latina e raggiunge il Tirreno a Foce Verde. Altro canale principale di tale bacino è il canale delle Acque Medie, il quale si congiunge verso la foce con il Rio Martino tagliando in due il territorio dell'antica formazione dunale: sfocia nel comune di Latina, a pochi chilometri dal confine con Sabaudia. Nel tratto più prossimo al mare la formazione di una piccola recente duna ha generato uno sbarramento nel quale si sviluppano i laghi litoranei di Fogliano, Monaci, Caprolace e Paola. Tra il Lago Paola e il promontorio del Circeo è attivo un sistema di sorgenti di debole portata: Molella, Lucullo, presso Sabaudia.

I depositi alluvionali: l'antica palude[modifica | modifica sorgente]

La foce della Linea Pio a Terracina

Tra Cisterna e Ninfa emerge l'ultimo lembo dei tufi dei Colli Albani che lentamente degradano verso affioramenti di travertino e il vasto deposito alluvionale, il cuore delle antiche paludi pontine, che corre parallelo al deposito eolico dell'antica duna fra Latina e Terracina. La zona è attraversata dai fiumi principali della provincia di Latina, di grande portata d'acque: il Ninfa, il Sisto, l'Amaseno, l'Ufente nonché i canali che si raccolgono nella Linea Pia presso l'Appia. L'area è una fertilissima pianura presso cui è ancora attivo un intenso sistema di sorgenti alle pendici calcaree dei Lepini: Ninfa, Laghi del Vescovo e Grecilli (Priverno), Frasso e la Fiora (anticam. Feronia) di Terracina.

Altre formazioni geologiche[modifica | modifica sorgente]

Le tracce di una duna minore del Quaternario affiorano tra Priverno e Fossanova (località Bosco Polverino). Presso San Felice Circeo il paesaggio è variegato dalle marne e arenarie del Circeo risalenti al Paleogene e dai calcari del Lias inferiore di Torre Paola.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Circeo.

Ambiente[modifica | modifica sorgente]

Il giardino di Ninfa immerso nella sua palude, pochi anni prima della bonifica

La palude[modifica | modifica sorgente]

Prima della bonifica integrale degli anni trenta, l'Agro era un'area paludosa e malsana, quindi poco popolata dall'uomo, ma ricchissima di una vita animale e vegetale unica. Nelle paludi vivevano specie faunistiche tipiche come il cavaliere d'Italia, il cigno rosso, la starnazza, gli aironi e altri che formavano spesso delle specie uniche. Le acque poco profonde erano invece l'habitat ideale per moltissime specie di rettili e anfibi e per piccoli pesci, come la trota di Ninfa, quasi completamente estinta. Tra gli insetti, la libellula, l'idrometra e la temutissima zanzara anofele, responsabile della malaria che decimava i pochi abitanti. Le paludi maggiori erano chiamate piscine, vaste distese d'acqua variabili e dai confini incerti, oggi quasi del tutte scomparse (a eccezione dei laghi costieri).

Le zone libere dalla palude erano occupate da foreste inestricabili, dette "selve" di cui la tradizione ricorda la Selva di Terracina, la Selva del Circeo, la Selva di Cisterna. Le foreste, soprattutto mediterranee, erano composte da querce da sughero, lecci e pini; dove vivono ancora cinghiali, volpi, cervi.

La bonifica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bonifica dell'Agro Pontino.

La bonifica delle paludi e il disboscamento delle foreste hanno distrutto nel giro di pochi anni questo ecosistema, al quale è subentrato uno nuovo. Gli ultimi lembi rimasti sono tutelati nel Parco nazionale del Circeo, sebbene quest'ultimo rispecchi solo in parte l'originario ambiente palustre. Per debellare la malaria, che fece una vera e propria strage fra i bonificatori, vennero piantati numerosi eucalipti, un albero tipico australiano che assorbe l'acqua dal terreno. L'eucalipto costituisce oggi una parte predominante nel paesaggio rurale dell'Agro. Inoltre si ricorse al DDT, che nel dopoguerra fu immesso massicciamente nei canali e nei bacini (dove l'anofele aveva ricominciato a riprodursi) soprattutto da parte militare alleata. Nei canali furono immesse specie di pesci, originari dell'America, che distrussero le uova e i nidi dell'anofele, ma, per mancanza di concorrenti, sono proliferate al punto da causare la forte riduzione anche delle altre specie acquatiche che erano riuscite a riprodursi e a vivere nei canali.

La pianura[modifica | modifica sorgente]

A parte il Parco nazionale del Circeo, l'ambiente pontino è soprattutto un ambiente agricolo, che grazie alla fertilità dell'area e al clima mite, ha permesso la nascita e la diffusione di nuove specie vegetali, tipiche della zona. Le poche aree selvatiche sono soprattutto boschi, composti da alberi ad alto fusto, come querce, pioppi e pini; nel sottobosco è possibile trovare una gran varietà di piante a basso fusto, fra cui la più diffusa è il pungitopo.

Albero tipico del paesaggio pontino è l'eucalyptus, introdotto qui con la bonifica per le sue straordinarie capacità di assorbimento dell'acqua e impiegato per la creazione di fasce frangivento. Tipiche anche le palme, recentemente danneggiate però dalla proliferazione del punteruolo rosso.

Di notevole importanza naturalistica è inoltre il tumuleto della duna litoranea, una barriera sabbiosa naturale alta alcuni metri che separa la spiaggia dall'entroterra; sulla stessa cresce una particolare vegetazione costituita da piante resistenti a condizioni climatiche estreme, quale elevata salinità ed esposizione a forti venti e brezze.

L'inquinamento delle acque è presente, per la presenza di numerose industrie: molti fossi e canali hanno visto verificarsi ripetuti fenomeni di moria ittica negli ultimi anni. Da ricordare inoltre la presenza, nel territorio comunale di Latina di una centrale nucleare in via di dismissione, spesso oggetto di discussioni per il suo impatto ambientale, e i cui presunti effetti negativi sulla salute umana sono stati spesso oggetto di controversi dibattiti.

Qualche anno fa il WWF, in collaborazione con il Ministero dell'Ambiente ha acquistato nei pressi di Ninfa, alcuni poderi e ha riprodotto in quest'area, l'ambiente delle antiche paludi pontine. La zona, situata nel territorio comunale di Cisterna, è nota come Riserva del Pantanello.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I popoli dell'Italia antica presso l'Agro Pontino

Età antica[modifica | modifica sorgente]

I resti di un'antica strada romana a Cisterna di Latina.

Le paludi pontine in età remota erano ricoperte da un esteso lago che in seguito si prosciugò, lasciando la fertile terra. La scarsa pendenza provocò il ristagnamento delle acque che scendevano dai Monti Lepini e quindi la presenza delle paludi. I primi tentativi di bonifica risalgono ai Volsci.

Una leggenda vuole che la palude fu opera della dea Giunone che volle punire così la ninfa Feronia che qui viveva e che era una delle tante amanti di Giove.

I Volsci fondarono nella pianura diverse città, di cui la tradizione ha riportato i nomi di Suessa Pometia (forse vicino Cisterna di Latina) e Satricum (ai confini dell'Agro; nei pressi dell'attuale località Le Ferriere, fra Nettuno e Latina), Ulubrae (Ninfa) e Tiberia (fra i comuni di Cisterna, Cori, Sermoneta).

In età imperiale, i Romani, grazie alle loro conoscenze idrauliche, riuscirono a strappare alla palude numerosi terreni e permisero la nascita di alcuni centri lungo la Via Appia Antica che attraversa l'area. I più celebri tra questi centri furono Tres Tabernae,Tripontium e Forum Appii, citati negli Atti degli Apostoli. In queste tre città infatti, l'apostolo Paolo si ristorò e fu accolto dalla locale comunità cristiana: la presenza di questa comunità è un segno che le città avevano raggiunto un numero notevole di abitanti.

« Di là i fratelli, che avevano seguito delle nostre peripezie, ci vennero incontro fino al Foro Appio e alle Tre Taverne »
((Atti 28,15))

La maggior parte dell'attuale Agro Pontino rimase comunque ricoperta dalle paludi, che dopo le invasioni barbariche tornarono a ricoprire buona parte dell'area precedentemente bonificata, nonostante i tentativi di salvare la bonifica effettuati da re Teodorico il Grande.

Il Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Gli assalti dei Saraceni spinsero la maggior parte della popolazione a rifugiarsi sulle montagne. Intorno al XII secolo ai margini della palude sorse il centro di Ninfa, che riuscì a sottomettere i comuni rivali di Sermoneta e Sezze. Gli abitanti di Ninfa avviarono progetti di bonifica e poterono godere della posizione particolare della loro città, che le consentiva di essere una stazione di dazio obbligata per i traffici da Roma verso il meridione: infatti in seguito all'impaludamento della consolare Appia nella tratta compresa tra Tres Tabernae e Terracina, i traffici diretti a sud dovettero essere deviati dall'Appia stessa verso un itinerario pedemontano, che iniziava per l'appunto dove Ninfa sorse e prosperò. Ma il declino della città, che offrì rifugio a Papa Alessandro III inseguito dal Barbarossa, fece crollare la fragile bonifica e i suoi abitanti furono decimati dalla malaria. Oggi le rovine di Ninfa, al centro di un giardino, sono state recuperate e sono visibili al pubblico.

Nell'età medievale le paludi pontine diventarono feudo della famiglia gaetana dei Caetani, il cui ramo pontino ebbe sede a Sermoneta e a Cisterna.

L'opera del papato[modifica | modifica sorgente]

Nel Quattrocento papa Martino V approvò un primo progetto di bonifica.

Nel Cinquecento l'impresa di bonificare le paludi pontine, considerata impossibile, affascinò anche Leonardo da Vinci, che studiò un sistema di canali e di macchine idrovore: il progetto sebbene approvato da papa Leone X non andò mai in porto per la morte del Papa[2]. Il sistema studiato da Leonardo, risulta straordinariamente corretto e fu punto d'ispirazione per i successivi progetti di bonifica del periodo fascista.

Nel Seicento va segnalata l'opera di papa Sisto V e nel Settecento quella di papa Pio VI[3], che diedero vita ad imponenti opere idrauliche realizzando una rete di canali tuttora esistente (Linea Sisto e Linea Pio) e bonificando buona parte delle paludi nella zona di Sezze e Terracina.

I secoli successivi[modifica | modifica sorgente]

Nei secoli successivi le poche aree libere dall'acqua diventarono sede di piccoli villaggi provvisori, costituiti da tipiche capanne in paglia e in legno, dette "lestre", abitati da contadini e pastori, che ogni anno scendevano dalle montagne abruzzesi e trascorrevano qui l'inverno. Accanto a loro, vivevano i butteri (da non confondere con quelli della Maremma), con indosso caratteristici mantelli neri per ripararsi dalle piogge, ed in sella ai loro cavalli guidavano le mandrie di vacche maremmane e bufalo attraverso la palude alla ricerca di pascoli. Molti di essi morivano uccisi dalla malaria. Ogni anno in autunno, prima di risalire, i butteri organizzavano una imponente fiera di bestiame e per attirare i clienti realizzavano spettacoli, rodei e giochi acrobatici.

La palude era frequentata anche dai residenti più poveri dei comuni limitrofi, i quali cercavano di sopravvivere pescando nelle piscine o cacciando, anche se tale pratica era vietata.

Le foreste diventarono anche rifugio dei briganti in fuga dalla polizia pontificia. Nel XVIII secolo una disposizione del Papa regolarizzò di fatto questa situazione concedendo il diritto di asilo ai briganti che si nascondevano nei dintorni del castello di Conca (oggi Borgo Montello), a patto che non si muovessero più dalla zona.

Le selve sconfinate, attiravano inoltre molti nobili della Capitale, che ospiti dei Caetani, si dilettavano in lunghissime battute di caccia. Nel Settecento, la caccia nelle Paludi Pontine, si estese in tutt'Europa. Fra i visitatori più celebri, il poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe, che scrisse[4]:

« Le Paludi Pontine sono l'angolo più selvaggio e affascinante d'Europa »
(Goethe)

Nel 1871, l'Agro entrò nel Regno d'Italia. Dopo l'Unità, il nuovo governo presentò numerosi progetti di bonifica che però rimasero sulla carta, ma aumentarono la fama delle paludi pontine e spinsero numerosi contadini a trasferirsi nei villaggi ai margini della palude, alloggiando nelle "marche", le tipiche abitazioni di paglia. Agli inizi del XX secolo un progetto che prevedeva finanziamenti governativi ai privati che avessero avviato la bonifica dei propri terreni causò uno scandalo finanziario, con sperperi di denaro pubblico e fenomeni di corruzione: fu il cosiddetto "scandalo delle Pontine".

Casa del martirio di Maria Goretti

Nel 1890, un buttero cisternese, Augusto Imperiali accolse la sfida lanciata da Buffalo Bill, che con il suo circo di cowboy aveva fatto tappa a Roma. Il buttero Imperiali riuscì nell'impresa di domare il fiero cavallo americano del West, entrando così nella leggenda.

Nel 1902, una ragazza dodicenne chiamata Maria Goretti, la cui famiglia si era trasferita dalle Marche nell'Agro, preferì farsi uccidere, piuttosto che cedere allo stupro e rinunciare alla sua verginità, che aveva consacrato al Signore. Nel 1950 Maria Goretti fu proclamata da papa Pio XII santa patrona dell'Agro Pontino.

La bonifica integrale[modifica | modifica sorgente]

Un'immagine di Latina dall'alto poco dopo la fondazione.

La bonifica integrale cominciò nel 1924, con la vendita allo Stato Italiano di un territorio di 20.000 ettari circa, di proprietà della famiglia Caetani, noto come Bacino di Piscinara (corrispondente in gran parte agli attuali territori comunali di Cisterna di Latina e Latina). Iniziarono così i primi lavori di bonifica con l'istituzione del Consorzio di Bonifica di Piscinara che avviò la canalizzazione delle acque del bacino del fiume Astura.

Nel 1926 fu varato un regio decreto, che istituì due consorzi: il preesistente Consorzio di Piscinara fu esteso su tutti i terreni a destra della linea Ninfa-Sisto, su un'area di 48.762 ettari e a sinistra della linea, il Consorzio di Bonificazione dell'Agro Pontino (26.567 ettari), un'area relativamente inferiore, ma costituita dai territori siti sotto il livello del mare e quindi dove la bonifica fu maggiormente complessa. I due Consorzi erano costituiti dall'unione dei latifondisti privati e dello Stato, ma in seguito alla legge Mussolini (Legge 24 dicembre 1928, n. 3134), i terreni improduttivi o abbandonati potevano essere espropriati quando i proprietari non avessero aderito ai Consorzi e ne avessero comunicato la cessione allo stato per il tramite della prefettura[5]; quindi gran parte delle aree bonificate passò sotto il controllo diretto dello Stato, che lo delegò all'Opera Nazionale Combattenti. Progettista della bonifica fu il senatore Natale Prampolini, creato poi conte del Circeo.

Fu un'opera immensa: dal 1926 al 1937, per bonificare l'agro, furono impiegate ben 18.548.000 giornate-operaio con il lavoro di cinquantamila operai, reclutati in tutto il Paese[6]. Oltre al prosciugamento delle paludi, la costruzione dei canali, ci fu l'azione di disboscamento delle foreste e la costruzione dei nuovi centri, che sorgevano man mano nei nuovi territori.

L'epopea della bonifica è stata successivamente narrata in romanzi e film come la controversa serie tv di Canale 5 Questa è la mia terra o il romanzo di Antonio Pennacchi Canale Mussolini vincitore del Premio Strega 2010.

Popolazione e "centuriazione"[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Borghi dell'Agro Pontino.

L'Opera Nazionale Combattenti si occupò della gestione dei terreni e dei poderi che venivano via via costituiti nei terreni bonificati, affidandoli in concessione a coloni provenienti per la stragrande maggioranza dalle regioni, allora povere e sovraffollate del Veneto, del Friuli e dell'Emilia. Ai nuovi coloni veniva dato un terreno coltivabile di 18 ettari, una casa nuova con annessa stalla,una vacca da latte,due buoi per l'aratura e tutti gli attrezzi necessari.Avevano diritto anche ad una parte del raccolto e al riscatto di casa e terreno.

Al centro dei vari poderi, venivano costruite delle case coloniche (circa 4000), molte delle quali tuttora abitate dai discendenti dei "pionieri". In seguito, il territorio fu suddiviso in comprensori facenti capo ciascuno ad un borgo o ad un capoluogo comunale; i borghi, con una struttura urbanistica in molti casi simile, con la chiesa, la casa del fascio, il credito agricolo, la scuola avevano in origine la funzione di fare da centri di raccordo fra i vari poderi e di provvedere alla necessità dei coloni.

Il Monumento ai bonificatori a Borgo Flora

Il primo borgo ad essere costruito fu Borgo Podgora, nel 1927, destinato ad appartenere pochi anni dopo al comune di Latina, creato inizialmente come villaggio operaio con il nome di Sessano (dal nome del vicino rudere della medievale torre di Sessano) e solo progressivamente convertito in borgo rurale; i primi centri invece concepiti e fondati direttamente come centri della colonizzazione e dell'appoderamento furono probabilmente Borgo Isonzo, Borgo Piave e Borgo Carso, costruiti a partire dal 1931.

I borghi di nuova fondazione a partire dal 1933 furono battezzati o ribattezzati in gran parte con nomi ispirati ai principali luoghi di battaglia della Prima guerra mondiale. In alcuni casi invece fu adottato il nome "storico" della località (per esempio Doganella di Ninfa fra Cisterna e Sermoneta) oppure furono legati all'attività principale del borgo (Littoria Stazione, oggi Latina Scalo- sorto come centro di servizio per i passeggeri dello scalo ferroviario di Latina).

Di molti borghi si tramanda tradizionalmente anche una denominazione "preesistente", che talvolta è indicata anche nella segnaletica stradale: tale denominazione in alcuni casi è la vera prima denominazione ufficiale del centro stesso edificato come villaggio operaio della bonifica (Sessano, Passo Genovese, Casale dei Pini, Villaggio Capograssa), in altri casi si riferisce invece a toponimi minori relativi ad antichi incroci, strade o casali situati nei pressi del centro del nuovo borgo, ma sostanzialmente disabitati prima della bonifica (Conca, Antonini, La Botte, Piano Rosso, Foro Appio), in tutti i casi nella documentazione storica sono spesso presenti entrambe le denominazioni, talvolta con qualche variante.

Campi coltivati nell'Agro Pontino nei pressi di Sabaudia

Oltre ai borghi veri e propri, si procedette all'edificazione di nuove città concepite secondo i criteri dell'architettura razionalista: la prima ad essere fondata fu nel 1932 Littoria (oggi Latina), cui seguirono Sabaudia (così definita in onore dei Savoia), Pontinia, Aprilia e Pomezia.

L'istituzione del parco del Circeo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parco nazionale del Circeo.

La bonifica idraulica, durata quindi undici anni, grazie ad un complesso sistema di canali, ebbe finalmente successo e fu esaltata dalla propaganda fascista come uno dei meriti più straordinari, forse il più straordinario, del regime. Nel dopoguerra si è valutata per lo più in modo negativo la bonifica in quanto distruttiva di un ecosistema unico al mondo, soprattutto per le rarissime specie faunistiche che vi vivevano.

Per tutelare gli ultimi lembi di habitat fu istituito il Parco nazionale del Circeo nel comprensorio residuo della foresta demaniale di Terracina, risparmiata dalla bonifica sia su pressioni politiche locali che per motivi propagandistici legati alla mai effettuata esposizione dell'E42 (EUR), esteso anche alle paludi costiere rimaste, all'area del Circeo, alla spiaggia compresa tra Sabaudia e Capoportiere, all'isola Zannone.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Durante la seconda guerra mondiale, l'Agro era l'estremo lembo meridionale della Repubblica Sociale Italiana e a partire dal gennaio del 1944 si trovò stritolato fra ben tre fronti: la linea Gustav a sud, il fronte di Cassino a est e soprattutto lo sbarco, tentato dagli Alleati ad Anzio il 22 gennaio. I tedeschi riuscirono a sorpresa a bloccare gli Americani, e a predisporre una linea difensiva fra Aprilia, Cisterna di Latina e Littoria. Dopo due mesi di stallo, a marzo i tedeschi prepararono una massiccia offensiva costringendo la popolazione civile ad abbandonare la zona. Gli Alleati tuttavia reagirono con energia, conquistando Aprilia agli inizi di aprile. Il 23 maggio fu lanciata l'operazione Buffalo: gli Americani puntavano a sfondare la linea, puntando sull'abitato di Cisterna riuscendovi ad entrare solo dopo una battaglia durissima l'indomani, mentre i tedeschi che si erano rintanati nel cinquecentesco palazzo Caetani, (nel centro di Cisterna) si arresero solo nel primo pomeriggio. Il 24 maggio gli americani entrarono a Littoria, il 25 fu raggiunta Pontinia e le truppe alleate si ricongiunsero con i compagni che giungevano da Terracina. Il 29 maggio l'Agro era completamente liberato, la situazione generale era però a pezzi. I lunghi mesi di guerra avevano seminato ovunque dolore e distruzione, intere zone erano rase a suolo, buona parte della popolazione era stata allontanata forzatamente dalle proprie abitazioni. Inoltre i tedeschi nel tentativo di ritardare l'avanzata degli alleati, avevano volutamente danneggiato e distrutto molte opere di bonifica, provocando l'allagamento di ettari di terreno, causando in molte zone anche il drammatico ritorno della malaria.

Una suggestiva veduta del Lago di Paola, nel Parco nazionale del Circeo

Gli anni dello sviluppo industriale[modifica | modifica sorgente]

L'introduzione dell'Agro Pontino nelle zone sostenute dalla Cassa del Mezzogiorno e la notevole disponibilità di manodopera hanno favorito l'insediamento di numerosissime aziende, soprattutto chimiche, alimentari, farmaceutiche, sintetiche, concentrate in prevalenza nel triangolo Latina-Aprilia-Cisterna.

La crescita industriale ha attratto numerosi immigrati dall'Italia centro meridionale. L'immigrazione ha avuto il suo massimo negli anni settanta e ottanta e le terre di maggior provenienza erano soprattutto Abruzzo, Campania e Sicilia che si è mescolata ai locali e ai coloni giunti dal Nord Italia. L'arrivo di gente da tutta Italia ha favorito, soprattutto nei centri maggiori, uno straordinario mescolamento di culture, modi di vivere, dialetti che ha fatto dell'Agro Pontino un caso di studio demo-sociologico nazionale.

Urbanistica[modifica | modifica sorgente]

La Torre Civica di Sabaudia; la torre civica è uno degli edifici più caratteristici delle città fondate dopo la bonifica

La conformazione paesistica e territoriale dell'Agro Pontino risale prevalentemente agli anni della bonifica (1929-1935) e delle conseguenti colonizzazione e appoderamento, e fondazioni di nuovi centri (Littoria, poi Latina, Pontinia, Aprilia, Sabaudia), caratterizzati da un'architettura di tipo razionalista e una quindicina di borghi rurali.

Tutto il territorio ha conosciuto successivamente una notevole crescita, con significative trasformazioni e ampliamenti delle aree strettamente urbane, e una conseguente evoluzione territoriale che però non ha significativamente alterato l'impianto originario.

L'Agro Pontino oggi[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Agricoltura e Allevamento[modifica | modifica sorgente]

La crisi industriale che ha investito l'Agro Pontino alla fine degli anni novanta e che ha portato alla chiusura di molti stabilimenti (vedi paragrafo più sotto), ha spostato l'interesse generale verso l'agricoltura che qui è favorita da diversi fattori:

  • dai terreni pianeggianti;
  • dalla grande disponibilità d'acqua;
  • dalla suddivisione in poderi operata negli anni della bonifica;
  • dalla vicinanza di un grande mercato come Roma (il principale consumatore di gran parte della produzione agricola pontina) e la presenza nel contesto regionale del Lazio, dove le aree pianeggianti sono sostanzialmente scarse.

L'agricoltura, anche se in gran parte affidata ad aziende agricole a conduzione familiare, è quindi molto redditizia è non si è verificato il fenomeno dell'abbandono dei campi, tipico di altre realtà, ma al contrario, risultano impiegati in questo settore, quasi l'11% dei lavoratori, (dati ISTAT) una delle percentuali più alte d'Italia.

In questi ultimi anni, il settore ha investito molto nella specializzazione, puntando su colture particolari come il kiwi (di cui è il primo produttore nazionale; quasi il 76% del totale), in particolare della variante locale "kiwi latina IGP", l'anguria (terzo produttore nazionale), il carciofo (nelle varianti del "carciofo romanesco" e del "carciofo di Sezze"), le zucchine, particolarmente apprezzate per la loro salubrità, negli agrumi e negli spinaci.

Nell'Agro Pontino l'allevamento delle bufale è particolarmente diffuso

Anche nell'allevamento, si è seguita la strada della specializzazione: accanto all'allevamento più tradizionale dei bovini, in calo negli ultimi anni, introdotto negli anni trenta, si è riscoperto il pascolo delle bufale, già praticato dai butteri e poi caduto in declino. Connesso alle bufale, è la produzione tipica delle mozzarelle, leggermente diverse da quelle campane, e della carne di bufala. L'allevamento degli ovini, che era anch'esso praticato prima della bonifica, è al contrario, quasi del tutto scomparso.

Industria e Artigianato[modifica | modifica sorgente]

L'abolizione della Cassa del Mezzogiorno (in cui l'agro pontino rientrava) e quindi la fine dei privilegi fiscali che ne derivavano ha spinto alla chiusura numerose aziende che hanno puntato sulla forza-lavoro più vantaggiosa dei paesi asiatici e dell'Europa orientale, senza non poche ricadute sociali sui molti lavoratori licenziati o inviati in cassa integrazione. Hanno provocato non poche proteste e scioperi, alcune chiusure di stabilimenti altamente competitivi, come la Goodyear di Cisterna, che diventò un caso nazionale, di cui si occupò anche il giornalista Michele Santoro.

I grandi stabilimenti industriali rimasti sono comunque molti, e sono sviluppate in particolare nell'agro-alimentare e nel chimico-farmaceutico.

Non esiste un artigianato esclusivamente tipico dell'agro pontino. Vi sono comunque aziende artigianali, a conduzione familiare, nella falegnameria, nell'arredamento, nella lavorazione del ferro.

Non poca importanza, ricoprono anche le cooperative agricole, che lavorano e distribuiscono i prodotti della campagna.

Il canale Rio Martino, uno dei più antichi realizzati nell'agro

Terziario[modifica | modifica sorgente]

Importante il settore terziario, che raccoglie ormai larga maggioranza della forza attiva. I maggiori investimenti sono nell'informatica, nella ricerca tecnologica e scientifica.

Non trascurabile il turismo, che negli ultimi anni, ha conosciuto una forte espansione: le principali mete sono le località balneari di Sabaudia, San Felice Circeo e Terracina, le quali possono vantare un mare, nel complesso abbastanza pulito e una vasta spiaggia, delimitata dalle caratteristiche dune (dette "tumuleti"). Un'altra attrazione è rappresentata certamente dal Parco nazionale del Circeo e dai laghi costieri.

Negli ultimi tempi è stato riscoperto dal turismo di massa, anche l'area più interna dell'Agro: grazie soprattutto alla sua natura "artificiale" e per questo, da molti giudicata unica, con il paesaggio completamente ridisegnato dall'uomo, con i canali, la campagna, le ombrose pinete, la modernità delle sue città e il carattere, considerato socievole, degli abitanti.

Non indifferente è anche il peso delle aziende della moda e dello spettacolo, le quali hanno negli ultimi anni, fortemente investito nella zona, lanciando numerosi pontini. Ciò ha fatto sorgere la leggenda metropolitana della particolare bellezza dei pontini, che alcuni spiegano come dovuta al forte mescolamento razziale, il quale continua ancora oggi.

Non irrilevante è poi la popolazione locale, che giornalmente raggiunge Roma per lavoro, attraverso il treno o l'auto.

Il dialetto[modifica | modifica sorgente]

Tipico paesaggio pontino

L'Agro Pontino non presenta un unico idioma: nei borghi, in alcuni centri minori e nelle campagne, nelle cosiddette comunità venetopontine, è in piccola parte ancora presente il veneto, accanto talvolta al dialetto ferrarese ed al friulano, che anche ove non più praticati hanno comunque lasciato un'influenza nella pronuncia locale dell'italiano e, ove utilizzato, del dialetto romanesco.

Nelle città è invece sempre praticato il romanesco, perlopiù leggermente diverso da quello proprio di Roma, mantenendo un accento leggermente più conservativo e annoverando nel lessico numerosissime parole ed espressioni idiomatiche mutuate da altri dialetti, come quello lepino o il veneto. Nei centri preesistenti alla bonifica ed in parte dei relativi territori comunali sono praticati dialetti del sottogruppo lepino, a sua volta incluso nel più grande gruppo dei dialetti laziali. Queste parlate presentano notevoli varianti fra loro e, in epoca moderna, hanno risentito in alcuni casi dell'influsso del Romanesco, nonché di una progressiva sostituzione in favore dell'italiano locale; tali parlate di ceppo lepino sono presenti nei centri di Cisterna, Terracina e San Felice Circeo. Oltre ai citati comuni, anche altre aree rurali, specie nella fascia pedemontana, vedono presenti parlate di tipo lepino, in particolare parlate analoghe a quelle dei limitrofi centri situati sulle colline Lepine: questo accade in particolare per l'area dei comuni di Sermoneta e Sezze, ma anche per una larga fetta del territorio del comune di Pontinia ove si praticano i dialetti sezzese, privernese e sonninese; parlate di ceppo lepino sono diffuse anche nel comune di Sabaudia, derivate sostanzialmente dai dialetti di Terracina e San Felice Circeo.

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

L'Agro Pontino è una delle zone più giovani d'Europa e presenta il tasso di natalità più alto del Lazio. L'immigrazione italiana si è fortemente stabilizzata, se si esclude un piccolo flusso, ancora proveniente dalla Campania. In aumento è inoltre l'immigrazione extra-europea dai Paesi asiatici come l'India, il Pakistan e il Bangladesh, oppure da paesi del Nordafrica e dell'Africa subsahariana.

Comuni compresi nell'Agro Pontino[modifica | modifica sorgente]

Torre Astura,che si trova nel comune di Nettuno tradizionale confine fra l'Agro Pontino e l'Agro Romano

Altri comuni vicini, quali Aprilia, Pomezia, Anzio, Nettuno, Bassiano, Cori, Norma, Priverno e Sonnino vengono spesso relazionati all'agro Pontino pur non facendo strettamente parte della pianura da un punto di vista geografico, ma essendo limitrofi e gravitanti con l'agro vero e proprio, e quindi "pontini" almeno in merito a questioni sociali e storiche. L'aggettivo pontino è però spesso impropriamente utilizzato, soprattutto nel linguaggio giornalistico, in riferimento a tutti i comuni della provincia di Latina, anche se non direttamente pertinenti all'agro pontino (come Fondi, Formia e Gaeta che in realtà apparterrebbero al cosiddetto sud-pontino, ovvero territorio posto a sud oltre l'agro pontino ma non nell'agro pontino: la natura del termine genera di per sé confusione).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ in Tito Livio sono già presenti i termini pomptinus ager (territorio pontino) e Pomptinum (il Pontino, come Latium è "il Lazio")
  2. ^ Una leggenda del luogo dice invece che Leonardo lasciò perdere il suo progetto di bonifica ostacolato dalle liti continue fra i sermonetani e i sezzesi
  3. ^ l'inizio delle opere da parte di Pio VI furono celebrate da Vincenzo Monti con il poemetto Feroniade
  4. ^ Goethe; Viaggio in Italia
  5. ^ Ex art. 24 citata legge
  6. ^ Antonio Pennacchi, Canale Mussolini

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pier Giacomo Sottoriva, I giorni della guerra in provincia di Littoria e nell'Agro Pontino, Ed. Cipes, Latina 1974
  • AA.VV., Viaggio nell'Agro Pontino Ed. Touring Club Italiano
  • Girolamo Conigli, L'Agro Pontino verso il 2000
  • Antonio Berta, La bonifica pontina
  • Umberto Pichi, Cisterna non è di Latina (con ampio spazio dedicato all'Agro pre-bonifica) Ed. Monti Cisterna di Latina.
  • Antonio Pennacchi, Viaggio per le città del duce, ASEFI. 2003. ISBN 9788888825052.
  • Antonio Pennacchi, Palude. Storia d'amore, di spettri e trapianti, Donzelli. 2000. ISBN 9788879895729
  • Antonio Pennacchi, Canale Mussolini, Mondadori. 2010. ISBN 9788804546757
  • Brocchi Giovan Battista Viaggio nel Lazio. La Tuscia e l'Agro Pontino Ed. Robin Hood
  • Corrado Alvaro Terra nuova. Prima cronaca dell'Agro Pontino. Rizzoli
  • Cristina Rossetti, I ferraresi nella colonizzazione dell'Agro Pontino. Ed.Bulzoni, Roma, ISBN 88-7119-699-6
  • Mauro Nasi I butteri di Cisterna e dell'Agro Pontino. Augusto Imperiali, l'eroe di tutti i butteri, (2006), Palombi Editori (Roma), ISBN 88-6060-042-1.
  • Valentino Cencelli, Le paludi pontine attraverso i secoli

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