Carbonara al Ticino

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Carbonara al Ticino
comune
Carbonara al Ticino – Stemma
Carbonara al Ticino – Veduta
La stazione situata in località Cava
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Pavia-Stemma.png Pavia
Amministrazione
SindacoStefano Ubezio dal 5-6-2016
Territorio
Coordinate45°08′N 9°06′E / 45.133333°N 9.1°E45.133333; 9.1 (Carbonara al Ticino)Coordinate: 45°08′N 9°06′E / 45.133333°N 9.1°E45.133333; 9.1 (Carbonara al Ticino)
Altitudine83 m s.l.m.
Superficie14,78 km²
Abitanti1 459[2] (31-12-2018)
Densità98,71 ab./km²
FrazioniCanarazzo[1]
Comuni confinantiCava Manara, Pavia, San Martino Siccomario, Torre d'Isola, Villanova d'Ardenghi, Zerbolò, Zinasco
Altre informazioni
Cod. postale27020
Prefisso0382
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT018030
Cod. catastaleB741
TargaPV
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanticarbonaresi
PatronoSan Giovanni Evangelista e Sant'Aldo
Giorno festivo27 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Carbonara al Ticino
Carbonara al Ticino
Carbonara al Ticino – Mappa
Posizione del comune di Carbonara al Ticino nella provincia di Pavia
Sito istituzionale

Carbonara al Ticino (Carbunàra in dialetto lomellino) è un comune italiano di 1.459 abitanti della provincia di Pavia in Lombardia. Si trova nella Lomellina orientale, sul ciglio del terrazzo che domina la valle alluvionale del Ticino, presso la riva destra del fiume.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome deriva da Sylva Carbonaria, l'antichissima foresta estesa tra l'abitato ed il Ticino, in parte periodicamente incendiata per ricavarne carbone di legna.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La zona era era compresa nella vastissima foresta detta Sylva Carbonaria, che si estendeva dai torrenti Terdoppio e Agogna, comprendendo Dorno e Valeggio, sino al Ticino e il Po. In mezzo alla selva vi passava l'antica Strada Regina, strada che dalla Via Emilia e Piacenza raggiungeva Pavia e proseguiva per Dorno e Valeggio fino a Lomello, e poi passando per Vercelli e Torino raggiungeva la Gallia.

Fin dall'epoca longobarda il territorio era inserito nei possedimenti della corte regia dell'abbazia di San Colombano di Bobbio, assieme ai tanti possedimenti, il territorio era inserito nel grande feudo reale ed imperiale monastico[3][4][5].

Delle origini della zona, una delle più antiche notizie di Carbonara è dato dal "Codice diplomatico Longobardo" dove si fa menzione di un diploma regio di Cuniperto (690 circa) non emesso a Pavia ma in curte Carbonaria che riconosceva la zona la prerogativa di feudo regio. Un altro diploma del re longobardo Rachis, pubblicato dal Muratori, è datato 5 agosto 747 ed emesso da Curte Curbonaria[6][7].

In origine era un centro religioso monastico colombaniano. Il primo impulso fu dato dal monaco eremita e carbonaio Sant'Aldo che nella selva Carbonaria, insieme ad alcuni suoi confratelli, bonificando, lavorando il carbone di legna presso le carbonaie e pregando, trasse gli ultimi anni di sua vita. Nei pressi attorno all'VIII secolo sorse l'antico monastero colombaniano di Santa Maria di Carbonaria che gestiva la produzione del carbone di legna ed un ospitale per pellegrini, mendicanti e curava gli infermi. Inoltre sempre nella stessa epoca gli abitanti dedicarono al santo eremita un oratorio in paese, che raccolse le spoglie del santo per un lungo periodo, successivamente si ebbe la traslazione del corpo del santo patrono nella chiesa di San Colombano Maggiore di Pavia; nell'anno 1565 si ebbe una traslazione nella Cattedrale di Pavia e nel 1573 fu collocato nell'altare maggiore della basilica di San Michele di Pavia.

In seguito il territorio venne suddiviso fra i possedimenti colombaniani gestiti dai monasteri pavesi del Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro e del Monastero di San Salvatore.

L'imperatore Guido II di Spoleto nell'anno 891 concesse la Sylva Carbonaria al Monastero di Santa Maria Teodote di Pavia con il feudo di Carbonaria (comprendente anche Villanova) assieme all'antico monastero di S. Maria e l'ospitale. Nel 1083 il priorato del monastero di S. Maria di Carbonaria passa a far parte dei possessi del monastero di S. Croce in Mortara. Nel 1524 il priorato, divenuto commenda, è unito a quello di S. Pietro in Ciel d'Oro di Pavia. Da questa data del monastero non si hanno più notizie.

Noto fin dal XIII secolo come Carbonaria, legato al feudo di Gropello, fu sotto la signoria dei Beccaria di Gropello e poi per eredità (XV secolo) dei Visconti del ramo di Breme e Gropello, dei quali Girolamo fu primo Conte di Carbonara (inizio del XVII secolo). Essi si estinsero prima della fine di quel secolo, e la contea passò ai loro congiunti Lonati Visconti. Nel 1768 Antonio Maria della Chiesa, che prese per adozione il cognome Malaspina della città di Bobbio (PC), fu creato Marchese di Carbonara.[8] Nel 1713 il comune, seguendo le sorti della Lomellina, fu incluso nei domini dei Savoia. Nel 1863 prese il nome di Carbonara al Ticino.

Tra le località di Carbonara, due ebbero vicende particolari e furono comuni autonomi :

  • Sabbione, noto come Sablonum già nel XIII secolo, seguì feudalmente le sorti di Cava Manara e terre vicine, appartenendo agli Eustachi e poi ai marchesi Olevano di Pavia, essendo poi unito a Carbonara verso il 1800
  • Campomaggiore, a causa dell'incerta collocazione tra la Lomellina e il Siccomario, fu causa, con altri tre paesi (Torre de Torti, fraz. di Cava Manara, San Fedele e Travedo, fraz. di Sommo), di un lungo contenzioso tra l'Austria e i Savoia, tra il 1710 e il 1738. Nel 1815 il comune (che contava circa 200 abitanti) fu soppresso e unito a Zerbolò e solo nel 1866 ne fu staccato e unito a Carbonara.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista[9], la chiesa attuale risale al 1753. Vi è la cappella dedicata a S. Aldo eremita, copatrono della parrocchia, dove si venera una statua in atteggiamento dormiente, posta con alcune reliquie del santo in un'urna.
  • Chiesa di Santa Maria Assunta.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni

Canarazzo[1].

Cascine

Menocchia, Campomaggiore, Sabbione, Casoni, Belvedere, Finta Battaglia, Sant'Antonio, Casottoni, Cavallera, Cantarana[1].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[10]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Segnaletica posta nella frazione di Casoni, a ricordo delle riprese de Il ragazzo di campagna (1984).

La località Casoni, frazione di Carbonara al Ticino, è stata tra le location principali (sotto il fittizio nome di Borgo Tre Case) del film Il ragazzo di campagna del 1984, diretto da Castellano e Pipolo e interpretato da Renato Pozzetto.[11]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c http://www.comune.carbonaraalticino.pv.it/it-it/vivere-il-comune/scheda Comune di Carbonara al Ticino - Scheda del comune
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2018.
  3. ^ Valeria Polonio Felloni Il monastero di San Colombano di Bobbio dalla fondazione all'epoca carolingia
  4. ^ Eleonora Destefanis Il Monastero Di Bobbio in Eta Altomedievale
  5. ^ C. Cipolla - G. Buzzi Codice Diplomatico del Monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII - Volumi I-II-III, in Fonti per la Storia d'Italia, Tipografia del Senato, Roma 1918
  6. ^ S. Gasparri, Storia di Pavia, in "L'alto medioevo" - Vol. II, Soc. Pavese di Storia Patria, Pavia, 1987
  7. ^ Giuseppe Robolini, Notizie appartenenti alla storia della sua patria raccolte ed illustrate - Vol. II, Pavia 1826
  8. ^ I Malaspina di Bobbio
  9. ^ Storia della Chiesa di S. Giovanni Evangelista - Chiese di Pavia sul portale Pavia e dintorni.it
  10. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  11. ^ Tutte le location esatte del "Ragazzo di campagna", su davinotti.com, 29 settembre 2008.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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