Basilica di San Michele Maggiore

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Basilica di San Michele Maggiore
San Michele Maggiore, Pavia, veduta laterale della facciata.jpg
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
LocalitàPavia-Stemma.png Pavia
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareArcangelo Michele
Diocesi Pavia
Stile architettonicoromanico
CompletamentoXI-XII secolo
Sito web

Coordinate: 45°10′56″N 9°09′25″E / 45.182222°N 9.156944°E45.182222; 9.156944

La basilica di San Michele Maggiore, capolavoro di stile romanico lombardo, è una delle principali chiese di Pavia, risalente ai secoli XI e XII.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una delle prime chiese intitolate a san Michele Arcangelo fu costruita originariamente nel periodo longobardo. È infatti documentata per la prima volta nell'età di Grimoaldo (662-671) e probabilmente la sua fondazione risale a quel periodo. Essa ebbe un ruolo primario nel contesto ecclesiastico pavese: in età carolingia era ancora affidata a un collegio di chierici (i monaci colombaniani di san Colombano, fondatore a Bobbio (PC) nel 614 della potente abbazia di San Colombano ed al suo grande e ricco feudo reale ed imperiale monastico) e sede di cerimonie ufficiali[1][2][3][4]. Nel X secolo l’edificio compare nei documenti con il nome di San Michele “Maggiore” e viene indicato come chiesa palatina, cioè legata al palazzo dei re, che doveva trovarsi pochi isolati più a Nord.

Nel luglio 929, in occasione del trasferimento dell'arca con il corpo di S.Colombano da Bobbio a Pavia, la basilica di San Michele ospitò per circa una settimana il corpo del santo abate patrono. Trasferimento resosi necessario per difendere il territorio del feudo monastico bobbiese dalle mire espansionistiche del vescovo Guido di Piacenza sui teritori pavesi, il progetto ideato dall'abate Gerlanno, canceliere del regno, per convincere il re d'Italia Ugo di Provenza a confermarne i possedimenti, ovvero il passaggio del corpo del santo patrono a protezione delle terre del monastero lungo un itinerario ben preciso che toccasse i luoghi più importanti sia nel percorso da Bobbio a Pavia che nel ritorno a casa. Il manoscritto dei Miracula sancti Columbani redatto nel X secolo da un monaco bobbiese raccontano di fatti prodigiosi e di miracoli che si susseguano lungo il percorso ed a Pavia, tanto da stupire le genti, il clero milanese inviato dall'arcivescovo di Milano Lamperto, i principi elettori ed il re Ugo, dopo la guarigione miracolosa avvenuta in S. Michele di suo figlio Lotario colpito da forti febbri, ma fu solo il rifiuto di bere dalla coppa di san Colombano da parte del vescovo piacentino Guido e la sua fuga da Pavia a convincere la corte e l'assemblea dei principi elettori dell'ingiusta appropriazione dei beni del monastero bobbiese da parte del prelato piacentino e alla conferma dei possedimenti bobbiesi con un nuovo diploma reale[5][6].

A Pavia fu coniata la prima moneta longobarda, la quale raffigurava proprio la chiesa di San Michele[7].

Questo primo edificio fu distrutto da un incendio nel 1004.

La costruzione della nuova chiesa, ossia dell'attuale basilica, iniziò verso la fine dell'XI secolo (a questo periodo risalgono cripta, coro e transetti) e fu sicuramente completata entro l'anno 1155, con una interruzione dovuta al grande terremoto del 3 gennaio 1117.

Nella Basilica da poco ricostruita, lunedì 17 aprile 1155 Federico Barbarossa si fece incoronare Re d’Italia, all’età di 32 anni.

La basilica ospitò nei secoli altre fastose cerimonie ed incoronazioni. Omaggio alla prerogative regie della basica fu anche la scelta del primo duca di Milano, Gian Galeazzo Visconti, che dispose che il suo corpo venisse sepolto nella certosa di Pavia, mentre il suo cuore doveva essere conservato nella basilica di San Michele[8].

Nel 1966 venne eseguito un trattamento sulla facciata della basilica ad opera dell'architetto Piero Sanpaolesi che sfruttò la tecnica di consolidamento tramite fluosilicati per riparare danni superficiali ed evitare il distacco di parti decoese. L'intervento ridusse notevolmente la porosità e la capacità di assorbimento dell'acqua e fu per questo molto criticato.

Durante alcuni lavori eseguiti nella basilica nel 1968 furono rinvenuti preziosi manufatti d'argentei di fattura ostrogota ora conservati presso i Musei Civici[9].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La basilica di San Michele è considerata il prototipo della chiesa romanica medievale, tra le chiese medievali che vanta Pavia, quali San Pietro in ciel d'oro e San Teodoro.

La pianta della Basilica di San Michele maggiore di Pavia, illustrazione tratta dall'Enciclopedia Britannica (1911).

San Michele si discosta dalle altre chiese cittadine per l'utilizzo estensivo, sia per la struttura che per le decorazioni, della fragile pietra arenaria color ocra invece del cotto, e anche per la particolare conformazione architettonica, che prevede una pianta a croce latina, con un transetto eccezionalmente sviluppato, molto sporgente rispetto al corpo longitudinale del fabbricato, a differenza di quanto accade, per esempio, in San Pietro in Ciel d'Oro, dove il transetto non sporge dal corpo di fabbrica rettangolare della chiesa. Tale transetto, dotato di una propria facciata sul lato settentrionale, di una propria finta abside nel lato opposto e di una volta a botte sostanzialmente diversa dalle volte a crociera delle restanti parti della chiesa, costituisce quasi un corpo autonomo, una seconda chiesa compenetrata a quella principale: una soluzione inedita per quei tempi.

Le dimensioni della basilica (lunghezza: 55 metri; larghezza al transetto: 38 metri) evidenziano l'importanza di questa parte della struttura. All'incrocio tra navata e transetto si alza l'ardita cupola ottagonale (assai asimmetrica), su pennacchi di tipo lombardo.

La pianta a croce latina presenta una suddivisione in tre navate, a ciascuna delle quali corrisponde un portale sulla facciata. La navata centrale è larga il doppio delle laterali. Il transetto presenta una propria facciata con tanto di portale d'accesso, situato sul lato nord. Tale facciata è sostanzialmente differente da quella principale, in quanto meno ricca di dettagli, ma dispone di una propria ampia piazzetta indipendente in funzione di sagrato.

La navata maggiore presenta ora quattro campate, come le navate laterali. Le campate della navata principale hanno pianta rettangolare con lato maggiore parallelo alla facciata e sono coperte da volte a crociera con costoloni. Le volte sono state costruite tra il 1488 e il 1491 da Iacopo da Candia[10][11] e dal figlio il maestro architetto Agostino de Candia[12]: originariamente vi erano due volte a crociera (o due cupole secondo Piero Sanpaolesi) a pianta quadrata che probabilmente sostenevano direttamente il manto di copertura (o, secondo alcuni storici, con volta cupolata su modello delle basiliche romanico-bizantine come San Marco a Venezia).

La ricostruzione con uno schema di quattro campate rettangolari garantiscono una migliore efficienza statica del complesso. Contestualmente fu costruita una struttura lignea a capriate ancora parzialmente conservata[13].

Sul transetto si eleva una cupola di discrete dimensioni, la cui volta raggiunge internamente un'altezza di circa 30 metri. Le navatelle laterali sono sovrastate da matronei, che, oltre ad avere una funzione formale, svolgono un preciso compito statico: creare cioè forze laterali che si contrappongano e arginino la pressione delle volte della navata centrale. Le quattro cappelle rettangolari che si aprono a coppie, in corrispondenza della seconda e terza campata delle navate laterali, sono un'aggiunta molto più tarda.

Il mosaico dell'abside

Sotto l'abside, che presenta un grande affresco quattrocentesco, troviamo l'altare, attribuito a Giovannino de Grassi[14], del 1383 con delle reliquie al suo interno. I muri sono molto solidi, soprattutto all'esterno, rinforzati da contrafforti in muratura che respingono la pressione delle volte. L'abiside conserva i resti di un mosaico del XII secolo raffigurante un labirinto.[15]

Particolare della facciata
La facciata

La facciata[modifica | modifica wikitesto]

portale principale

La facciata presenta un lineare profilo a capanna del tipo a "a vento" (cioè più alta del tetto della navata centrale), impreziosito lungo gli spioventi da una loggetta di ventuno arcatelle. I contrafforti sono costituiti da pilastri a fascio che scandiscono verticalmente la superficie. La facciata è adornata con un folto repertorio di sculture di arenaria, a tema sacro ma anche profano, di grande bellezza e suggestione, ma oggi vistosamente deteriorate dalla corrosione dovuta agli agenti atmosferici, nonostante i numerosi programmi di restauro conservativo avviati negli ultimi decenni. Fra queste San Michele arcangelo e il drago, Annunciazione, Madonna col Bambino e quelle presenti sul portale.

alcune delle sculture del portale
sculture del portale

Sulla facciata si aprono cinque piccole bifore, tre monofore e una croce compresa tra due oculi. Tale disposizione è una ricostruzione ottocentesca: fino a quel periodo, era presente infatti un grosso finestrone circolare, certamente non originale, eliminato appunto per riportare la facciata alla configurazione originaria. Vi sono fasce orizzontali scolpite a bassorilievo, raffiguranti intrecci di esseri umani, animali e creature mostruose.

Il tiburio
Interno

L'interno della basilica[modifica | modifica wikitesto]

Il pluteo è decorato con motivi ispirati al mondo vegetale.

Il luogo dove, secondo la tradizione avvenne l’incoronazione del re Barbarossa è segnato da cinque cerchi di marmo. Quello centrale, più grande, è stato rifatto durante i restauri dell’Ottocento. In esso è stata incisa una scritta in latino che fa a riferimento alla cerimonia.

«Regibus coronam ferream solemni ritu accepturis heic solium positum fuisse vetus opinio testatur»

Le Honorantiae civitatis Papaie, risalenti alla prima metà dell'XI secolo riferiscono che "Come Roma incorona l’imperatore con il suo papa nella chiesa di San Pietro, così Pavia con il suo vescovo incorona il re nella chiesa di San Michele maggiore, dove di trova una pietra rotonda con quattro altre pietre rotonde."[16]

Il trasnsetto meridionale
Crocefisso di Teodote, argento, X secolo

Nel transetto è conservato un bellissimo crocifisso in lamina d'argento, alto poco più di 2 m e commissionato dalla badessa del monastero di Santa Maria Teodote Raingarda nella seconda metà del X secolo, giunse nella basilica di San Michele dopo la soppressione del monastero nel 1799[9]. All'interno della chiesa si conserva anche un presepe ligneo scolpito nel 1473 da Baldino da Surso[17].

Cripta

La cripta[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il presbiterio si trova una notevole cripta divisa in tre piccole navate da due file di sei colonne. I capitelli risalgono per la maggior parte al XII secolo. Probabilmente alcuni di essi appartengono alla cripta della chiesa precedente (e quindi sono del IX secolo).

L'interno

Reliquie conservate nella basilica[modifica | modifica wikitesto]

In una teca all'interno dell'altare maggiore sono conservate le reliquie di tre santi:

  • Sant’Ennodio, nato ad Arles intorno al 473 ed educato a Pavia da una zia dopo esser diventato orfano dei genitori. Guarito da una grave malattia per intercessione di San Vittore prese gli ordini e nel 494 Epifanio, vescovo di Pavia, lo ordinò diacono. Nel 513 il clero e i fedeli di Pavia lo vollero come vescovo. Morì a Pavia il 17 luglio 521;
  • Sant'Eleucadio, di origine orientale, nella seconda metà del II secolo fu il secondo vescovo di Ravenna e succedette a Sant’Apollinare. Ravenna dedicò una basilica a Eleucadio. Nel 751 Astolfo, re dei Longobardi re prese da Ravenna l'arca con le reliquie di Eleucadio e le trasportò in San Michele;
  • Sant'Aldo eremita: si ritiene che Aldo abbia condotto la sua vita di monaco eremita prima nei dintorni di Bobbio poi di Carbonara al Ticino di Pavia. Il suo corpo passò dalla chiesa di San Colombano Maggiore a Pavia, per poi passare dalla Cattedrale e giungere infine a San Michele.

All'interno dell'altare della cripta sono conservante le seguenti reliquie:

  • San Massimo, vescovo di Pavia e predecessore di Ennodio. Le sue reliquie, conservate fino al 1866 nella chiesa di San Luca, sono poi state traslate in San Michele;
  • San Pietro I, vescovo di Pavia dal 730 al 743. I suoi resti conservati prima nella chiesa di San Giovanni in Borgo fino al 1805, poi trasportati nella chiesa di San Luca e quindi nel 1866 a San Michele;

Numerose sono le reliquie conservate a San Michele, oltre a quelle presenti nell'altare della basilica e nell'altare della cripta, il catalogo stilato da don Pietro Agnelli conta circa 235 reliquie di cui 100 contenute in piccole teche. Le più rilevanti sono le seguenti[18]:

  • la testa di San Barnaba apostolo: la reliquia giunta a San Michele nel 1799, si trova in una teca nella cappella della Madonna Addolorata;
  • San Cornelio, 21º Papa dal 251 al 253, morto martire a Civitavecchia, le sue reliquie sono all'interno di un busto custodito in un armadio;
  • San Saturnino martire, le sue reliquie custodite prima a Pavia nella chiesa di San Pietro in Vincoli. furono traslate nel 1799 a San Michele. L'urna è conservata sotto l'altare di Santa Lucia;
  • San Cipriano, vescovo martire, nato a Cartagine nel 210 circa, dopo una vita dissipata a 25 anni entrò in crisi e con l'aiuto del prete Ceciliano si convertì al Cristianesimo, diventando sacerdote nel 248 e vescovo di Cartagine per acclamazione popolare nel 249. Morto decapitato nel 258. Le sue reliquie sono all'interno di un busto custodito in un armadio;
  • Sant'Alessandro Sauli, nato a Milano nel 1534, vescovo di Aleria dal 1570 al 1591 e di Pavia dal 1591 al 1592 (anno in cui riconsacrò l'altare in San Michele). A Pavia fu docente all'università in teologia e filosofia. Morto nel 1592. Una sua reliquia è custodita in un ostensorio depositato in un armadio;
  • San Carlo Borromeo, nato ad Arona nel 1538, vescovo nel 1563, divenne arcivescovo di Milano, ove morì nel 1584. Beatificato nel 1602 e canonizzato nel 1610, una sua reliquia è contenuta in un ostensorio custodito in un armadio;
  • beato Martino Salimbene, notaio pavese, morto forse nel 1457 il suo corpo fu sepolto in una chiesa in borgo oggi, nel 1866 le sue reliquie furono traslate in San Michele, in un’urna nella cripta;
  • Pietre sopra le quali veniva posto il trono del sovrano durante l'incoronazione
    Scultura nel transetto meriodionale
    capitello
    il tiburio
    capitello
    Portale meridionale
    reliquia della Croce di Gesù, dono dell'imperatore Ottone alle monache del soppresso Monastero di San Felice e donata a San Michele dal canonico Barbieri. Si trova nella cappella della Madonna Addolorata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Forzatti-Golia, Istituzioni ecclesiastiche pavesi dall'età longobarda alla dominazione visconteo-sforzesca, Roma, 2002.
  2. ^ Valeria Polonio Felloni Il monastero di San Colombano di Bobbio dalla fondazione all'epoca carolingia - Tabella I dei possedimenti in Italia - Pag 16a
  3. ^ Eleonora Destefanis Il Monastero Di Bobbio in Eta Altomedievale - Carte di distribuzione Fig. 44-44a-44b - Pag 67-70
  4. ^ C. Cipolla - G. Buzzi Codice Diplomatico del Monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII - Volumi I-II-III, in Fonti per la Storia d'Italia, Tipografia del Senato, Roma 1918
  5. ^ Luglio 929, il traferimento di San Colombano da Bobbio a Pavia da re Ugo di Provenza ed il ritorno dopo la conferma dei possedimenti al monastero bobbiese
  6. ^ Traslazione di S. Colombano a Pavia
  7. ^ A. Settia, Pavia carolingia e postcarolingia, Storia di Pavia II, 1987, p. 103 e s..
  8. ^ (EN) Piero Majocchi, Non iam capitanei, sed reges nominarentur: progetti regi e rivendicazioni politiche nei rituali funerari dei Visconti (XIV secolo), in “Non iam capitanei, sed reges nominarentur: progetti regi e rivendicazioni politiche nei rituali funerari dei Visconti (XIV secolo)”, in Courts and Courtly Cultures in Early Modern Italy and Europe. Models and Languages, Atti del Convegno, ed. S. Albonico, S. Romano, Viella, pp. 189-206.. URL consultato il 1º marzo 2019.
  9. ^ a b (EN) Filippo Brandolini, Pavia: Vestigia di una Civitas altomedievale. URL consultato il 5 marzo 2019.
  10. ^ A. Cadei, Nota sul Bramante e l'Amadeo architetti del duomo di Pavia, in Boll. della Società pavese di storia patria, n.s., XXII-XXIII (1972-73), p. 40
  11. ^ IACOPO da Candia di Maria Grazia Ercolino - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 62 (2004)|http://www.treccani.it/enciclopedia/iacopo-da-candia_(Dizionario-Biografico)/
  12. ^ Fonti e Bibl.: G.T. Rivoira, Le origini dell'architettura lombarda, II, Roma 1907, p. 200; R. Maiocchi, Codice diplomatico artistico della città di Pavia dall'anno 1330 all'anno 1550, I, Pavia 1937, nn. 774, 807, 1192, 1314, 1352, 1372, 1436, 1442, 1459
  13. ^ Emanuele Zamperini, The timber roof of the central nave in the Basilica of San Michele in Pavia, su F. Peña e M. Chávez (a cura di), Proceedings of the SAHC2014 - 9th International Conference on Structural Analysis of Historical Constructions, Academia, Tlalpan, Sociedad Mexicana Ingeniería Estructural, 2014. URL consultato il 4 ottobre 2015.
  14. ^ Basilica di San Michele Maggiore - Pavia (Italia), su www.sanmichelepavia.it. URL consultato il 20 marzo 2019.
  15. ^ Basilica di San Michele Maggiore - Pavia (Italia), su www.sanmichelepavia.it. URL consultato il 20 marzo 2019.
  16. ^ Il testo latino delle Honorantiae così recita: "Sicut Roma coronat imperatorem in Ecclesia Sancti Petri cum papa suo, ita Papia cum episcopo suo coronat regem in ecclesia Sancti Micaelis maioris, ubi est lapis unus rotundus cum quattuor aliis lapidibus rotundis”
  17. ^ Basilica di San Michele Maggiore - Pavia (Italia), su www.sanmichelepavia.it. URL consultato il 20 marzo 2019.
  18. ^ Per l'elenco ci si è valsi delle indicazioni contenute nel sito internet della Basilica: http://www.sanmichelepavia.it/html/reliquie.html
Polittico ligneo del XV secolo
scultura

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