Fucino

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Coordinate: 42°00′N 13°30′E / 42°N 13.5°E42; 13.5

Valle del Fucino
Piana del fucino innevata vista dal Monte Salviano.jpg
La piana del Fucino innevata vista dal Monte Salviano, con in basso parte dell'abitato di Avezzano
Stati Italia Italia
Regioni Abruzzo Abruzzo
Province L'Aquila L'Aquila
Località principali Avezzano, Trasacco, Celano, Luco dei Marsi
Comunità montana Comunità Montana Marsica 1
Superficie circa 150 km²
Altitudine 650-680 m s.l.m.
Sito internet

Il Fùcino è un altopiano della Marsica, in Provincia dell'Aquila, in Abruzzo situato tra i 650 e i 680 m s.l.m., endoreico, cioè in una situazione per cui le acque del territorio circostante confluirebbero naturalmente verso la piana, senza sbocco al mare, contornato da rilievi montuosi, quali la Vallelonga e il gruppo Sirente-Velino.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il lago Fucino si chiamava, secondo il poeta greco Licofrone, lago Forco (Φόρκος Phórkos); per altri autori antichi era il lago dei Volsci, in memoria della sconfitta inflitta dai Romani a tremila Volsci presso le rive del lago; fino al secolo scorso si conosceva anche col nome di lago di Celano.

Il nome attuale Fucino deriva dal latino Fūcinus che si collega all'etnico Fūcentēs, associato da Plinio[1] ai Mārsī che abitavano lungo le sponde orientali del lago. Fūcinus è ricondotto a una base *fūk- (da *feuk-, che alterna con *peuk-) che si ritrova anche nel nome Peucetia, in Puglia, col significato probabile di "luogo melmoso".[2]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La piana è una fossa tettonica formatasi durante l'orogenesi appenninica tra Pliocene e Quaternario[3]

L'altopiano prende il nome dal preesistente lago carsico del Fucino, terzo d'Italia per estensione, che, a causa dell'irregolare livello delle acque, fu oggetto di numerosi tentativi di regimazione fin dall'epoca romana, fino al prosciugamento del XIX secolo.

La piana del Fucino dall'Autostrada A-25

Attualmente lungo il perimetro del Fucino, oltre ad Avezzano, che ne è il comune più importante, sorgono numerosi altri paesi quali: Luco dei Marsi, Trasacco, Ortucchio, Lecce nei Marsi, Gioia dei Marsi, Venere dei Marsi, San Benedetto dei Marsi, Pescina, Collarmele, Cerchio, Aielli e Celano, nonché quattro frazioni del capoluogo (Paterno, San Pelino, Borgo Via Nuova e Borgo Incile).

La piana, a prevalente destinazione agricola, ospita il Centro Spaziale del Fucino "Piero Fanti", il teleporto fondato nel 1963 dalla Telespazio Spa ed adibito alla gestione da terra delle telecomunicazioni satellitari con i rispettivi satelliti artificiali in orbita per telecomunicazioni.

Storia del lago[modifica | modifica sorgente]

Il Fucino era un sistema lacustre carsico, il cui unico vero immissario è il fiume Giovenco, che entra nella piana da Nord Est, costeggiando l'abitato di Pescina. Il lago inoltre raccoglie acque dal massiccio del Velino-Sirene a Nord e dai Monti della Marsica a Sud. Il regime idrico del bacino è regolato dall'attività degli sfiatatoi carsici, localizzati soprattutto a meridione, ai piedi delle montagne. Il non avere emissari importanti ha determinato un'alta variabilità del livello del lago. Tali fluttuazioni sono attribuibili non tanto al drenaggio carsico o ai movimenti tettonici che interessano la zona, quanto alle variazioni climatiche, in particolare ai cambiamenti stagionali delle precipitazioni e dell'insolazione prodotti dai parametri orbitali della Terra (precessione degli equinozi e obliquità dell'eclittica).

Anno Profondità (m) Volumi (m³)
1783 13,49
1787 17,36
1816 23,01 (massima conosciuta)
1835 10,23 (minima conosciuta) 715.757.300
1852 14,05 1.123.224.800
1853 16,18 (accrescimento avvenuto in 40 giorni) 1.430.928.500
1859 17,78 1.818.113.500
1861 19,44 2.500.000.000
1873 prosciugamento completato

Nel XIX secolo il lago ha presentato le massime variazioni che si conoscano (12,69 m di escursione in vent'anni). Durante episodi di piena il lago invadeva in genere solo alcune aree pianeggianti a bassa quota, come la zona tra Ortucchio e Venere dei Marsi, a sud est, e non i conoidi e i terrazzi posti a quota superiore, seppur di pochi metri, a nord ed a est. Gli studi del Giraudi permettono di localizzare la linea di riva nei periodi immediatamente precedenti l'ultima bonifica all'isoipsa 660. Non è possibile stabilire con precisione le variazioni durante la protostoria, ma probabilmente non si doveva discostare di molto da quella del secolo XIX. Secondo Giraudi[4] tra 33 000 e 18-20 000 anni fa ci fu un generale aumento del livello lacustre, probabilmente il massimo livello mai raggiunto, seguito, fino a 7 500-6 500 anni fa, da un abbassamento, un successivo rialzo fino a 5 000 anni fa, un abbassamento fino a 2 800 anni fa, un innalzamento fino a 2 300 anni fa, un abbassamento fino a 1 800 anni fa, che è continuato fino al XVII secolo della nostra era, raggiungendo limiti storici. Durante la piccola era glaciale, nel periodo 1750-1861, si ebbe l'ultimo importante rialzo.

Attualmente le acque sono drenate da un sistema di numerosi canali di scolo, costruiti nella piana durante la bonifica, che afferiscono alla galleria principale di drenaggio che, sotto il monte Salviano, scarica nel fiume Liri.

Storia della bonifica[modifica | modifica sorgente]

Nonostante i Romani avessero scelto il Fucino come luogo di villeggiatura, fu proprio al loro tempo che si iniziò a parlare di bonificare il lago. Le zone meridionali del lago erano quelle più soggette alle inondazioni e quindi, oltre agli ovvi problemi stagionali per gli agricoltori, altro grosso problema di queste zone paludose era la malaria.

La bonifica claudiana[modifica | modifica sorgente]

Il Lago Fucino e la regione dei Marsi, come appare raffigurato nella Galleria delle carte geografiche dei Musei Vaticani

Dei tentativi romani di bonifica sappiamo da Plinio il vecchio, Svetonio, Tacito e Dione Cassio.

Il primo che volle tentare il prosciugamento del lago fu Cesare, che però venne ucciso prima che adempisse al suo proposito. Fu quindi Claudio che si adoprò in tal senso.

Secondo Svetonio vennero utilizzate 30.000 persone tra schiavi e operai, lungo undici anni di incessanti lavori: si lavorava anche di notte, su tre turni di 8 ore, in squadre, sparse lungo il tragitto del canale (da considerare anche i lavori collaterali, preparatori e connessi). Il risultato fu un canale di 5,6 km che attraversava in parte il Monte Salviano, per poi drenare nel fiume Liri. L'esito però non fu quello voluto, date le numerose frane del monte già durante la costruzione e, soprattutto, nei periodi successivi, per le quali la semplice manutenzione ordinaria non bastava. Terminati i lavori Claudio volle celebrare l'opera con fasto, e organizzò dunque una naumachia, una battaglia navale sul lago. Al termine, venne aperta la diga, ma l'acqua non scolò a causa di una piccola frana avvenuta poco prima. Purgato il canale e riaperte le chiuse, un'ulteriore frana causò una grossa ondata di ritorno che si abbatté sul palco dove la famiglia imperiale banchettava. Di questi accadimenti vennero incolpati i liberti Narciso e Pallante, che non erano architetti, ma prefetti dei lavori.

Restaurazioni successive[modifica | modifica sorgente]

Non tanto l'inadeguatezza tecnica (altre opere di uguale complessità erano state costruite dal genio romano) quindi, quanto proprio il tipo di roccia scavata portò ben presto e ripetutamente il canale a colmarsi, così da rendere troppo dispendiosa la manutenzione che, sul far del tramonto dell'Impero, venne del tutto abbandonata. Infatti dopo Traiano e Adriano pochi altri tentarono un approccio, come Federico II di Svevia e Alfonso I d'Aragona, dei quali però non conosciamo l'esito dell'impresa, sebbene sia ipotizzabile: Filippo I Colonna per esempio abbandonò per mancanza di denaro.

Un aspetto della campagna presso Ortucchio

Carlo III caldeggiò una riapertura del canale. Ferdinando I organizzò uno studio sul territorio e dal 1790 fece incominciare i lavori, che terminarono dopo due anni. Tali lavori, condotti esclusivamente da galeotti, risultarono del tutto inadeguati, essendo costellati di frane, smottamenti e continue infiltrazioni di acqua. Lo stesso re sostenne confronti e dispute tra vari architetti e ingegneri, fino a che, nel 1826 non iniziò un decennale intervento ad opera dei signori Giura (ispettore di acque e strade) e de Rivera (commendatore). Nel 1835 fu compiuta la restaurazione, ma non terminarono le discussioni, dato che nei 20 anni successivi vi furono continui crolli.

La bonifica di Torlonia[modifica | modifica sorgente]

« O Torlonia asciuga il Fucino, o il Fucino asciuga Torlonia »
(Alessandro Torlonia)

Il 26 aprile 1852, con Regio Decreto borbonico, fu accordata la concessione dello spurgo e delle restaurazione del canale claudiano a una SA napoletana nel tentativo di un prosciugamento del Fucino. Il compenso era naturalmente in parte costituito dalle stesse terre bonificate.

Non si intendevano comprese in tale concessione "le mura e i ruderi di antiche città, gli anfiteatri, i tempii, le statue, e generalmente gli oggetti di antichità e belle arti di qualunque sorta", che sarebbero state offerte alle "solerti cure dell'Instituto de' Regii Scavi" e all'insigne Real Museo Borbonico[5].

Poiché nella Società figurava il banchiere romano Alessandro Torlonia (col suo ingegnere svizzero, e l'agente francese Léon de Rotrou), il re Ferdinando II fu accusato di aver concesso il prosciugamento ad "alcuni stranieri per rimeritare segreti e sinistri servigi alla propria causa"[6]. La Compagnia era invece composta anche dal principe di Camporeale, dal marchese Cicerale, amministratori delegati della Società di cui Torlonia era fondatore assieme ai signori Degas padre e figlio, banchieri di Napoli.

Abbisognando la Società di nuovi fondi, e poiché tutti si tirarono indietro, Torlonia ne acquistò le azioni diventando unico proprietario. Successivamente però, nel 1863, dovette chiudere la sua banca.

I lavori per il prosciugamento iniziarono nel 1855 sotto la direzione dell'ingegnere svizzero Franz Mayor de Montricher, morto nel 1858 e furono continuati dall'ingegner Enrico Bermont, al quale nel 1869 successe l'ingegner Alessandro Brisse, che li portò a termine nel 1876 anche se la fine ufficiale fu decretata il 1º ottobre 1878.

L'emissario di Claudio era lungo 5630 m e, considerando i canali collaterali, l'opera raggiungeva i 7 km. L'attuale lavoro, che tra l'altro prevedeva anche il prosciugamento e la bonifica del territorio, contava una fitta rete di canali per una lunghezza complessiva di 285 km (e, in più, 238 ponti, 3 ponti canali e 4 chiuse). Il canale claudiano attraversava il piano dei Campi Palentini a una profondità che variava dagli 85 m ai 120 m (alla sommità del monte Salviano si misuravano 400 m circa). L'apertura variava dai 4,11 m2 ai 14,80 m2, con alzata di 7,14 m. Il canale torlonio segue la direzione dell'antico, con sezione costante di 19,99 m2, ma solaio da 2,39 m all'ingresso a 0,79 m all'uscita, per un flusso ordinario all'uscita di 28 m3, che può salire fino a 67 m3.

La piana così prosciugata doveva essere quindi resa lavorabile e abitabile, e per tal motivo occorreva costruire case, fattorie e strade. Una strada di 52 km ora circonda il bacino (ex-proprietà Torlonia) e 46 strade rettilinee, parallele e perpendicolari, per un totale di 272 km. Oltre ai 24 milioni di lire spesi per il solo prosciugamento, quindi, ne vennero impiegati altri 19.

L'impegno profuso, le risorse economiche e i 4.000 operai al giorno utilizzati per 24 anni, spinsero il nuovo re Vittorio Emanuele a conferire a Torlonia il titolo di principe e una medaglia d'oro, e all'ingegner Alessandro Brisse l'onore di un monumento al cimitero del Verano di Roma.

Nuove problematiche[modifica | modifica sorgente]

« In capo a tutti c'è Dio, padrone del cielo. Questo ognuno lo sa. Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi, nulla. Poi, ancora nulla. Poi, ancora nulla. Poi vengono i cafoni. E si può dire ch'è finito. »
(Fontamara - Ignazio Silone)

Sebbene la gloria di Torlonia e del suo operato ebbe echi anche fuori Italia, molti non erano contenti, e i problemi iniziarono ben prima del termine dei lavori: i paesi che giacciono sulla sponda del Liri intentarono una lite contro la Società perché, aumentando la portata del loro fiume, erano peggiorate le inondazioni in inverno[7]. I proprietari terrieri che avevano visto inondare le proprie terre con le piene degli ultimi vent'anni volevano rientrarne in possesso. Torlonia fece collocare numerose statue della Madonna in ghisa per segnare i limiti del lago e quindi della proprietà. 2.501 dei 16.507 ettari conquistati furono dati ai Comuni rivieraschi, mentre il resto fu proprietà dei Torlonia, divisa in 497 appezzamenti di 25 ettari ciascuno.

I pescatori dei paesi che si affacciavano sul lago erano ora rimasti senza lavoro, con un inevitabile incremento delle famiglie povere. Occorreva convertire le realtà di pescatori in comunità contadine. Molti abitanti di tali luoghi inoltre non volevano coltivare il fondo del lago rubato alle acque, nella paura della malaria e di nuove e più aggressive inondazioni: in effetti si dovette sfruttare manodopera immigrata proveniente da Romagna e Marche.

11.248 affittuari si divisero le terre e le subaffittarono. Nel 1930 la piana accoglieva 8.507 proprietà, molte delle quali (77,48%) di meno di 3 ettari, utilizzando solo il 27,10% del terreno. Le proprietà oltre i 10 ettari (fino oltre i 50) coprivano meno del 2% della piana. Nel 1947 le microproprietà (95% del totale) coprivano il 17,5%, mentre l'insieme dei più grandi proprietari (0,15%) ne occupavano il 68%[8].

A seguito delle lotte contadine del secondo dopoguerra, le note riverse o scioperi alla rovescia, la riforma agraria del 1950 portò alla formazione, il 28 febbraio 1951 all'Ente per la Colonizzazione della Maremma Tosco-Laziale e del territorio del Fucino, più tardi chiamato Ente Fucino e quindi Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo (ARSSA). Durante le lotte contadine del secondo dopoguerra, a Celano la sera del 30 aprile 1950, vennero uccisi due braccianti che stavano manifestando in piazza. Si trattava di Agostino Paris e Antonio Berardicurti. Tale evento venne nominato, Eccidio di Celano. L'espropriazione terriera fatta ai danni dei Torlonia dovette essere condotta con cautela, poiché l'Ente dovette portare i 15.800 affittuari a 9.918. I circa 29.000 appezzamenti originari furono aggregati in 10.000 unità.[9].

Gli esiti furono un miglioramento della produzione: in dieci anni (dal 1948 al 1958) il grano passò da 26 q/ha a 36 q/ha, le patate da 140 q/ha a 230 q/ha e la barbabietola da 260 q/ha a 388 q/ha.

Tra gli effetti a lungo termine si può segnalare la scomparsa della malaria, accompagnata però da un aumento dell'industria dell'allevamento che si associò, sul piano epidemiologico, alla comparsa della brucellosi animale e umana[10][11].

Tutto ciò non fu sostenuto da un regolamentato consumo idrico. Già i Romani avevano ipotizzato, in caso di successo della bonifica, di mantenere un Bacinetto di raccolta dell'acqua meteorica. Nel progetto originale di Torlonia il Bacinetto fu pianificato e costruito, anche come raccolta delle acque in caso di riparazioni da eseguire all'emissario. Questi casi non si verificarono mai, a causa di un aumento del consumo idrico, peggiorato dal successivo sviluppo industriale della regione (Consorzio Industriale Avezzano) e dall'incrementato uso domestico (Consorzio Acquedotto). Attualmente l'approvvigionamento idrico è fatto esclusivamente da estrazioni poste profondamente nel sottosuolo[12].

Idrometeorologia e clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima dell'altopiano del Fucino, data la sua conformazione a conca con fondo piatto, è caratterizzato dalle forti escursioni tipiche delle doline e delle conche soggette a intense inversioni termiche, e in condizioni di cielo sereno con neve al suolo e vento debole/assente vi si possono raggiungere temperature minime estremamente basse data la quota. Il prosciugamento del lago ha infatti trasformato il fondo del bacino in un altopiano depresso di circa 160 km² con una profondità di una quarantina di metri, capace dunque di produrre localmente temperature minime particolarmente basse; in alcune occasioni nel Fucino si sono raggiunte temperature minime estreme come nel gennaio 1985 quando si rilevarono -26,5 °C a Telespazio[13] e a Borgo Ottomila.[14] Si presentano di seguito i dati ARSSA, registrati nel periodo 1951-2000, relativi alla stazione meteorologica di Borgo Ottomila.[15]

Borgo Ottomila (1951-2000) Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 6,6 9,2 13,1 16,7 22,0 26,0 29,1 29,0 24,7 18,8 12,2 7,3 7,7 17,3 28,0 18,6 17,9
T. min. mediaC) -3,5 -2,5 -0,4 2,5 6,1 9,0 10,3 9,8 7,2 3,8 0,9 -2,0 -2,7 2,7 9,7 4,0 3,4
Precipitazioni (mm) 63 66 53 57 44 38 30 36 55 75 103 88 217 154 104 233 708
Giorni di pioggia 8 8 8 9 8 5 4 4 6 7 10 9 25 25 13 23 86

Nella tabella climatica Arssa di Borgo Ottomila compare anche un dubbio estremo assoluto di -32 °C[16] non pubblicato sugli annali idrologici del quale non esistono prove attendibili. Il bacino usato dai romani come località di villeggiatura, era ornato da olivi e vigne. Attualmente è una piana dedita all'agricoltura, dove fondamentale ruolo ha avuto la barbabietola da zucchero. La supposta inesauribilità della risorsa idrica ha portato a uno sfruttamento incontrollato delle acque, senza alcuna forma di pianificazione.

Prima del drenaggio il clima della conca era più mite rispetto alle presenti condizioni. I dati osservati di temperatura e precipitazioni prima della bonifica sono abbastanza sparsi e non collegabili, mentre vi fu una registrazione giornaliera nel periodo 1854-1873, e ogni dieci giorni dal 1866 al 1906. I dati indicano anche un apparente incremento di fenomeni meteorologici estremi dopo il drenaggio, con precipitazioni più intense d'inverno ed estati più secche, non solo nel bacino ma in un'area più estesa[17].

Geologia[modifica | modifica sorgente]

Il bacino del Fucino è oggetto di numerosi studi geologici di tipo neotettonico, paleosismologico, archeosismologico e paleoambientale per la sua peculiare "visibilità" dei sedimenti e delle strutture relative alla formazione ed evoluzione del bacino stesso. Queste caratteristiche hanno consentito inoltre nel tempo di interpretare altri settori appenninici meno chiari.

Il Fucino è un'ampia depressione tettonica circondata da faglie normali e transtensive attive nel Pliocene superiore-Quaternario. È presente anche una fase deformativa compressiva tardo messiniano-pliocenica inferiore schematicamente attribuita a quattro principali unità, a direzione grossolanamente NNO-SSE, convergenti a levante: "Costa Grande-Monte d'Aria", "Monte Cefalone-Monti della Magnola", "Altopiano delle Rocche-Gole di Celano" e "Monte Sirente". Queste strutture compressive deformano sottostanti strati mesozoico-terziarie appartenenti a due domini deposizionali. Il primo raggruppa una sedimentazione persistente di piattaforma annegata nel Miocene e il secondo delle aree annegate nel Mesozoico con sedimentazione persistente di scarpata e di bacino, quest'ultima immediatamente a NE del Fucino. In corrispondenza del primo dominio poggiano le calcareniti a briozoi del Langhiano-Tortoniano, mentre vi è una lacuna tra il Cretacico superiore e la fine del Miocene inferiore. Nel secondo dominio invece vi è una maggior continuità fino al Miocene medio. Questa discrepanza potrebbe essersi creata in concomitanza alla fase disgiuntiva legata al rifting liassico che si è mantenuta fino al Miocene medio.

Affiorano depositi continentali alluvio-colluviali attribuibili al Plio-Pleistocene e, in particolare in corrispondenza dell'antico fondo lacustre (sedimenti limosi), all'Olocene.

L'evoluzione quaternaria del bacino è legata all'attività di due principali faglie, una in direzione NO-SE e immersione occidentale, tangente l'ex lago a SudEst, e l'altra, tangene a Nord, in direzione OSO-ENE e immersione meridionale.

Il territorio abruzzese è caratterizzato da una notevole attività sismica, legata prevalentemente a processi di distensione crostale. Il campo deformativo plio-quaternario è tuttora attivo.

Fucino.jpg

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La piana del Fucino dal monte Sirente

Il terremoto del 1915[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terremoto della Marsica.

Il 1915 non fu solo l'anno in cui l'Italia entrò in guerra, ma si annovera tra i tristi ricordi anche un drammatico terremoto che il 13 gennaio colpì l'intera area della Marsica, con epicentro nell'area fucense, uno dei più catastrofici terremoti avvenuti sul territorio italiano: causò più di 30.000 vittime su un totale di 120.000 persone residenti nelle aree disastrate.

Avvenne alle ore 07:48 raggiungendo l’undicesimo grado della scala Mercalli (Magnitudo scala Richter 7.0) e nei mesi successivi ci furono almeno un migliaio di repliche. La scossa fu avvertita dalla Pianura Padana alla Basilicata[18].

Il terremoto isolò completamente la zona e la notizia del disastro fu segnalata solamente nel tardo pomeriggio; i soccorsi, partiti nella tarda serata del 13 arrivarono solamente il giorno dopo a causa dell'impraticabilità delle strade provocata da frane, macerie e per le avverse condizioni meteorologiche. Nei mesi successivi l'Italia inoltre entrò in guerra.

L’evento sismico mise in evidenza l'impreparazione dello Stato. Erminio Sipari, deputato del collegio di Pescina, portò la protesta di quelle vittime che probabilmente si sarebbero potute salvare.

Si formarono scarpate di faglia (fagliazione principalmente olocenica), spaccature del terreno, vulcanelli di fango, frane, variazioni della topografia e cambiamenti chimico-fisici delle acque.

L'impianto di drenaggio dell'ex lago sembrò non risentirne molto, ma nel 1920 si decise il rifacimento completo dei tratti di galleria minacciati, mediante tecniche più evolute rispetto al secolo precedente[19].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Naturalis Historia, III, 106.
  2. ^ Giovanni Alessio, Marcello De Giovanni, Preistoria e protostoria linguistica dell'Abruzzo, Lanciano, Itinerari, 1983, p. 82-83.
  3. ^ Cavinato e De Celles 1999
  4. ^ Giraudi C Lake levels and climate for the last 30,000 years in the fucino area (Abruzzo-Central Italy) — A review Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology vol. 70, aprile 1989, pp 249-260
  5. ^ Rocco G. Delle antichità del lago Fucino.
  6. ^ de la Varenne L. Dello scaricatoio di Claudio: interramento del lago di Fucino in Rivista contemporanea vol. 31, Torino 1862
  7. ^ Rivista contemporanea
  8. ^ Cantarano Giuseppe Alla riversa: per una storia degli scioperi a rovescio, 1951-52 ed. Dedalo 1989
  9. ^ Pag 195 di "La Geografia. Per la scuola Media, Volume n°1; G. Bacchi, A. Londrrillo; Editore Bulgarini; Firenze 1983"
  10. ^ Giarrizzo A. La piana del Fucino dopo il prosciugamento Boll. Soc. Geogr. It. XII(10-12),619-666,1971.
  11. ^ Mancini M. La brucellosi nella Marsica Atti del Primo Seminario Internazionale di Geografia Medica 333-365, ed RVX Perugia 1983.
  12. ^ Burri E, Petitta M. Water for agriculture, environment and human needs in the Fucino area (central Italy) in The basis of Civilization - Water Science? UNESCO/IAHS/IWHA symposium, Roma dicembre 2003
  13. ^ Fonte: NOAA-CDO (GSOD) http://www.tutiempo.net/clima/FUCINO/01-1985/162270.htm
  14. ^ Agenzia per la protezione dell'ambiente, Annali Idrologici, Compartimento di Napoli, Parte I, anno 1985. http://193.206.192.243/annali/images/7/1/1985/15.gif
  15. ^ Fonte: dettaglio temperature Fucino, fonte Arssa.http://www.arssa.abruzzo.it/car/mappeinfo/datistorici/fucino_8000_temp_mens.htm
  16. ^ Fonte: Tabella climatica Arssa Abruzzo (periodo 1951-2000) http://www.arssa.abruzzo.it/car/mappeinfo/datistorici/fucino_8000_annuale.htm
  17. ^ Tomassetti B, Giorgi F, Verdecchia M, visconti G. Regional model simulation of the hydrometeorological effects of the Fucino Lake on the surrounding region Annales Geophysicae (2003) 21: 2219–2232
  18. ^ Boncio P, Galadini F, Visini F, Pace B, Lavecchia G. Evidenze di tettonica distensiva attiva e sismogenetica in Appennino centrale Società Geologica Italiana 83ma riunione 2006.
  19. ^ Sabbatini S. Rapporti tra malaria, ambiente, popolazioni e civiltà nell'Italia centrale. La bonifica della piana del Fucino Le infezioni in medicina, n. 4,251-256,2001.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Abruzzo e Molise, Touring Club, pag. 261-264.
  • Letta D, Masi U. Caratteristiche geochimiche di acque sorgive e di pozzo della zona della piana del Fucino (L'Aquila, Italia centrale) Geologica Romana, 33:1-2, Roma 1997.
  • Burri E, Petitta M. Agricultural changes affecting water availability: from abundance to scarcity (Fucino plain, central Italy) (2004) Irr. and Drain. 53:287-299.
  • Tocco L. Analisi antico-moderna del lago Fucino e suo emissario Roma 1856.
  • Rocco G. Delle antichità del lago Fucino Napoli 1854.
  • B. Tomassetti, F. Giorgi, M. Verdecchia, G. Visconti Regional model simulation of the hydrometeorological effects of the Fucino Lake on the surrounding region Annales Geophysicae (2003) 21: 2219–2232.
  • Burri E, Ceralli D. Analisi evolutiva della morfologia di alcuni centri urbani nella piana del Fucino: comuni di Luco dei marsi, Trassaco ed Ortucchio.
  • Sabbatani S. Rapporti tra malaria, ambiente, popolazioni e civiltà nell’Italia centrale. La bonifica della Piana del Fucino Le Infezioni in Medicina, n. 4, 251-256, 2001.
  • Giraudi C. Lake levels and climate for the last 30,000 years in the fucino area (Abruzzo-Central Italy) — A review Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology Vol 70, aprile 1989.
  • Mottana A. Caratteristiche e possibile provenienza di due livelli piroclastici nei sedimenti del Pleistocene superiore della Piana del Fucino (Italia centrale). Rend. Fisc. Acc. Lincei s. 9, v. 5;115-123 (1994).
  • Mascelloni ML, Cerichelli G, Ridolfi S. A multidisciplinary approach to the study of an assemblage of copper-based finds assigned to the prehistory and protohistory of Fucino, Abruzzo, Italy Journal of Mining and Metallurgy 45 (2) B (2009) 175 - 185.
  • Afan de Rivera C. Progetto della restaurazione dello emissario di Claudio e dello scolo del Fucino Napoli 1836.
  • Colombani N, Mastrocicco M, Segato M. Modellazione numerica per la gestione delle risorse idriche sotterranee nella Piana del Fucino (L’Aquila) Giornale di Geologia Applicata 6 (2007) 45-53.
  • de la Varenne L. Lo scaricatoio di Clauio in Rivista contemporanea, vol 31, ottobre, Torino 1862.
  • de Rotrou L. Osservazioni all'articolo "Lo scaricatoio di Claudio" in Rivista contemporanea, vol 31, novembre, Torino 1862.
  • Galadini F, Galli P. Paleoseismology related to deformed archaeological remains in the Fucino Plain. Implications for subrecent seismicity in central Italy Annali di Geofisica 1996, 34 (5), 925-940.
  • Giovanni Semerano "Le Origini della cultura europea - Rivelazioni della linguistica storica"- Leo S. Olschki Editore- 1984

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