Fontamara

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« In Fontamara non siamo alle prese con le grandi questioni: siamo in mezzo al fango e al sangue, all'ingiustizia e all'ignominia del presente...è il più toccante resoconto della barbarie fascista che abbia letto finora »

(Graham Greene, The Spectator, 2 novembre 1934[1])
Fontamara
Autore Ignazio Silone
1ª ed. originale 1933
1ª ed. italiana 1945
Genere Romanzo
Sottogenere sociale
Lingua originale italiano
Ambientazione Fontamara (paese immaginario), Avezzano, Roma, durante l'estate del 1929
Seguito da Vino e pane

Fontamara è il primo romanzo scritto da Ignazio Silone.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il fontanile di Fontamara a Pescina che avrebbe ispirato l'autore
Il Fucino sullo sfondo di Pescina

Dal 1º giugno 1929 nel paese di Fontamara (nella Marsica, vicino ad Avezzano) non arriva più l'elettricità, la cui fornitura è stata interrotta perché gli abitanti del paese non pagavano le bollette. Sperando di rimediare a questa “fatalità”, ogni contadino analfabeta firma una misteriosa "carta bianca", portata da un graduato della milizia (il cav. Pelino), la quale si scoprirà essere in realtà l'autorizzazione a togliere l'acqua per l'irrigazione per indirizzarla verso i possedimenti dell'Impresario, un imprenditore legato al regime che ha ottenuto la carica di podestà.

Scoperto l'imbroglio, le donne fontamaresi si recano a casa dell'Impresario per tentare di convincerlo a ridar loro l'acqua indispensabile per i loro campi. L'avvocato Don Circostanza si offre come mediatore di un accordo che stabilisce che «tre quarti scorrano nel nuovo letto del fiume, mentre i tre quarti del rimanente nel vecchio, cosicché ognuno abbia tre quarti»; più avanti, di fronte alla pretesa dell'Impresario di aver in usufrutto l'acqua per 50 anni, l'avvocato suggerisce di «ridurre il termine a soli 10 lustri».

Il paese è oggetto di una violenta incursione delle squadracce fasciste, inviate a Fontamara per segnalazione del cavalier Pelino, che violenta le donne e scheda ogni singolo abitante, chiedendogli brutalmente "chi evviva?" (ma nessuno tra i fontamaresi, praticamente all'oscuro dell'avvento del fascismo, "azzecca" la risposta giusta). Berardo Viola, l'uomo più forte e robusto del paese, tenta di trovare maggior fortuna fuori dal paese.

Il lavoro gli viene negato perché, in quanto fontamarese, è considerato un rivoluzionario. Muore intanto Elvira, la sua amata. Di ritorno a Fontamara, alla stazione di Roma, incontra un partigiano (l'Avezzanese), già conosciuto in Abruzzo. I due vengono arrestati per un equivoco e, nel periodo in cui sono costretti alla convivenza in cella, Berardo sviluppa una notevole maturazione politica.

Questo suo nuovo impegno morale lo porta ad autoaccusarsi di essere il "Solito Sconosciuto", ossia un sostenitore attivo della resistenza. Torturato, Berardo subisce un'atroce morte, che sarà fatta passare per suicidio. I fontamaresi fondano il "Che fare?", un giornale in cui denunciano i soprusi subiti e l'ingiusta morte del loro compaesano. Il regime però reprime tutto mandando una squadraccia della Milizia a Fontamara, che fa strage di abitanti.

Alcuni fontamaresi si salvano e tra loro i tre narratori della storia.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

Il narratore è interno e rappresentato da una famiglia di "cafoni", i cui membri (gli zii di Elvira), sono Matalè, il marito Giuvà e il loro figlio che hanno ormai raggiunto in esilio l'autore, si alternano a raccontare, in un lungo flashback, ciascuno le proprie esperienze.

I personaggi[modifica | modifica wikitesto]

I "cafoni" sono i miseri poverelli contadini meridionali proprietari al massimo di un asino o di un mulo, non hanno mezzi per difendersi e vivono in una perpetua ignoranza di cui approfitta persino colui che è considerato "l'amico del popolo", Don Circostanza, che rappresenta insieme la difesa e la rovina dei fontamaresi; la loro vita si ripete uguale di generazione in generazione segnata dal lavoro e dalla fatica. Essi sono consapevoli della disperata condizione in cui vivono, come spiegano ad un forestiero... nel brano ci sono dei personaggi insoliti

« In capo a tutti c'è Dio, padrone del cielo.
Questo ognuno lo sa.
Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra.
Poi vengono le guardie del principe.
Poi vengono i cani delle guardie del principe.
Poi, nulla.
Poi, ancora nulla.
Poi, ancora nulla.
Poi vengono i cafoni.
E si può dire ch'è finito. »

(da "Fontamara")

Il nome Fontamara racchiude in sé già un destino di sventure e sofferenze, inventato appunto dall'autore per rispecchiare meglio la realtà del paese. Quasi tutti i nomi dei personaggi del romanzo non sono casuali: Don Circostanza, infatti si adegua alle diverse situazioni tenendo prima la parte dei contadini, quindi quella degli agiati cittadini, cercando sempre un tornaconto personale; Don Abbacchio il prete, richiama il verbo "abbacchiare" infatti egli non farà altro che deprimere i poveri abitanti della Marsica, ignorando persino il suicidio di Teofilo, sacrestano della chiesa di Fontamara; Don Carlo Magna è il ricco proprietario terriero; l'Impresario, il podestà abile a speculare su alcuni terreni acquistati da don Carlo Magna a poco prezzo e sui quali farà deviare l'acqua del ruscello di Fontamara riducendo alla miseria i cafoni; Innocenzo La Legge, il messo incaricato di portare i nuovi ordinamenti dalla città.

Berardo Viola, protagonista maschile del romanzo, è l'eroe del paese, violento ma altruista è il primo a sacrificarsi tra i cafoni per il bene della collettività: i cafoni infatti erano stati raggirati di continuo ed ogni appello ai notabili del paese risultava inutile poiché questi difendevano sempre gli interessi del ricco podestà, si ritrovavano così sempre più poveri ma ognuno non aveva pensato che al proprio appezzamento di terra, a sé stesso. Attraverso il suo personaggio Silone sembra sottolineare il bisogno che qualcuno muova all'azione, ponga fine alla totale indifferenza dei "cafoni", sempre più sfruttati e tenuti nell'ignoranza dal nuovo regime che li induce lavorare in modo duro ed estenuante.

I cafoni non avevano mai rappresentato una vera minaccia per i gerarchi della potente città, da cui erano sempre stati osteggiati grazie alla cultura ed all'ingegno ma, nel momento in cui provano anche questi ad avvicinarsi al mondo scritto, sentiti come una forte minaccia vengono rapidamente fatti scomparire.

Lo stile[modifica | modifica wikitesto]

Si noti che Silone scrive in maniera molto leggibile, narrando l'azione in maniera umile, questo perché, come teorizza Dante Alighieri, lo stile deve adattarsi all'argomento, e se si parla del mondo agricolo, allora anche la forma sarà umile.

Sul piano linguistico prevale una costruzione paratattica del periodo con un linguaggio piuttosto semplice e colloquiale che rispecchia l'ignoranza in cui vivono i contadini, mentre i cittadini più istruiti ed importanti si esprimono in una forma più ricercata e arricchita anche da citazioni e vocaboli latini.

Una sottile ironia diffusa attenua, talvolta, la tragicità di alcuni momenti. Ciò avviene ad esempio quando si riportano le riflessioni dei Fontamaresi, gli scherzi, gli abusi, che evidenziano l'ingenuità dei protagonisti.

Rispetto a Il segreto di Luca la denuncia nei confronti dell'ingiustizia diventa più ampia, da un singolo individuo ad un intero paese, alle ingiustizie che i suoi abitanti sono costretti a subire.

Vicende editoriali[modifica | modifica wikitesto]

A causa del contenuto sgradito al regime fascista, Fontamara non fu pubblicato in Italia fino al 1945. La prima pubblicazione avvenne in Svizzera in lingua tedesca, tradotto da Nettie Sutro, nel 1933.[2] La prima edizione in italiano apparve nel 1934, pubblicata a spese dell'autore a Parigi, sotto la sigla fittizia di N.E.I. (Nuove edizioni italiane, Zurigo-Parigi). Nel 1945 il romanzo fu pubblicato dapprima a puntate, con parecchi errori e refusi, su una rivista italiana, dove Silone operò ingenti modifiche e correzioni. Nel 1947 uscì, con altre importanti modifiche, la prima edizione in volume, dall'Editore Faro di Roma. Ancora una volta insoddisfatto del testo, Silone si rivolse a Mondadori, che stampò il libro con ulteriori modifiche, e che da allora divenne il suo editore storico. Avvenne quindi che il testo di Fontamara approntato per i lettori italiani fu sensibilmente differente rispetto al testo diffuso negli anni Trenta.

Fu tradotto in russo nel 1935, mentre l'edizione in esperanto venne pubblicata nel 1939 nei Paesi Bassi.[3]

Fontamara in altri media[modifica | modifica wikitesto]

Dal romanzo è stato tratto il film Fontamara (1980) di Carlo Lizzani. La vicenda di Berardo è inoltre ripresa da I ratti della Sabina nella canzone La morale dei briganti.

Su Raiuno, dal 23 al 26 febbraio 1983, l'opera di Lizzani venne trasmessa nella versione televisiva, sceneggiata in quattro puntate.[4]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Fontamara, roman, traduzione di Nettie Sutro-Katzenstein, Zürich, Verlag Dr. Oprecht & Helbling AG., maggio 1933.
  • Fontamara, Zurigo-Parigi, Nuove edizioni italiane, 1933, pp. VIII, 193.
  • Fontamara, Roma, Editrice Faro, ottobre 1947, pp. 250.
  • Fontamara, Collana La Medusa n.20, Verona-Milano, Arnoldo Mondadori Editore, febbraio 1949, pp. 200.
  • Fontamara, Collana Narratori Italiani n.9, Mondadori, ottobre 1953-1971, pp. 239.
  • Fontamara, Collana Oscar n.132, Mondadori, 1967.
  • Fontamara, Collana Oscar Narrativa n.132, Mondadori, 1970.
  • Fontamara, Collana Biblioteca, Mondadori, 1974, pp. X-226.
  • Fontamara, Collana Oscar Classici Moderni n.13, Mondadori, 1988, pp. 208, cap. 10, ISBN 88-04-31963-1.
  • Fontamara, A cura di Mirella Zocchi, Collana La Lettura, Mondadori Scuola, 1983-1992, pp. XVI-224, ISBN 88-04-26576-0. A cura di Donatella Carnevali e Mirella Zocchi, Mondadori,
  • Fontamara, Introduzione di Raffaele La Capria, Milano, BUR, 1989.
  • Fontamara, Presentazione di Paolo Franchi, Collana I Grandi Romanzi Italiani, RCS Quotidiani, 2002.
  • Fontamara, Introduzione di Aurelio Picca, Roma, Newton & Compton, 2009-2015, pp. 232.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ignazio Silone, Romanzi e saggi, Mondadori p. 1463
  2. ^ Introduzione a Fontamara, Collana Oscar Narrativa n.132, Mondadori, 1973, p. 7
  3. ^ L'esperanto in Italia. Alla ricerca della democrazia linguistica, Carlo Minnaja - ed. Il Poligrafo, 2007, (pp. 90-91). ISBN 88-7115-546-7
  4. ^ Cfr. Enciclopedia della televisione Garzanti, a c. di Aldo Grasso, 1996.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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