II legislatura della Repubblica Italiana

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
II legislatura
Italia Italia
Elezioni Elezioni politiche del 1953
Governi: De Gasperi VIII, Pella, Fanfani I, Scelba, Segni I, Zoli
DC
263 / 590
(Seggi Camera)
116 / 237
(Seggi Senato)
PCI
143 / 590
(Seggi Camera)
51 / 237
(Seggi Senato)
PSI
75 / 590
(Seggi Camera)
26 / 237
(Seggi Senato)
PNM
40 / 590
(Seggi Camera)
16 / 237
(Seggi Senato)
MSI
29 / 590
(Seggi Camera)
9 / 237
(Seggi Senato)
PSDI
19 / 590
(Seggi Camera)
4 / 237
(Seggi Senato)
PLI
13 / 590
(Seggi Camera)
3 / 237
(Seggi Senato)
PRI
5 / 590
(Seggi Camera)
Precedenti I
Successive III

La II legislatura della Repubblica Italiana è stata in carica dal 25 giugno 1953 all'11 giugno 1958.

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

A partire dalle elezioni del 1953 entra in vigore una nuova legge elettorale, che prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza per la lista che avesse ottenuto la maggioranza assoluta (50% +1) dei voti. La legge era stata varata dai partiti della precedente coalizione di governo (Dc, Pri, Psdi, Pli) che - infatti - si presentano uniti, ma non riescono, per pochi voti, a raggiungere il quorum richiesto per il premio: a queste elezioni, infatti, aumentano i loro voti le sinistre (Pci, Psi) e la destra (Pnm, Msi).

La legge prevedeva che, a chi avesse superato il 50% dei voti, fosse assegnato il 65% dei seggi.

La nuova legge viene definita dalle opposizioni come "legge truffa" e la sua approvazione (con il suo relativo fallimento) costa cara allo stesso Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio uscente, anche perché la Dc perde più dell'8% dei consensi rispetto alle elezioni del '48.

De Gasperi, infatti, tenta di costituire un nuovo esecutivo, il suo ottavo governo, ma esso viene sfiduciato non appena si presenta in Parlamento. Inutilmente il presidente democristiano tenta di dialogare con il leader comunista, Palmiro Togliatti, ma non c'è niente da fare: il suo governo monocolore ottiene solo i voti favorevoli della Dc (263) contro i 283 di Pci, Psi, Msi e monarchici; astenuti gli ex amici socialdemocratici, repubblicani e liberali.

È la fine della stagione politica di De Gasperi. Ora c'è bisogno di un nuovo governo: a capo dell'esecutivo viene chiamato Giuseppe Pella, che non era in ottimi rapporti con De Gasperi (vedi elezioni del '48): anche il suo governo è un monocolore, ma stavolta l'Msi si astiene e si riduce il fronte dei contrari.

Pella ha la maggioranza e governa per cinque mesi, ma viene più volte ostacolato dalla stessa base del partito, tanto che il primo ministro decide di dimettersi a gennaio del '54: in Parlamento si presenta Amintore Fanfani che tenta invano di ottenere la maggioranza con un governo che viene immediatamente respinto.

Solo il 10 febbraio si riesce a ricucire lo strappo: è necessario, però, andare oltre il recinto democristiano. Ci pensa Mario Scelba che coinvolge il Psdi e il Pli e forma un nuovo esecutivo destinato a durare "a lungo" (16 mesi): è vicepresidente Giuseppe Saragat, leader socialdemocratico.

Nel frattempo si svolgono le elezioni per il nuovo Presidente della Repubblica, che incoronano Giovanni Gronchi: Scelba presenta le sue dimissioni - che in un primo momento vengono respinte - perché ha l'intenzione di varare un nuovo governo con nuove alleanze. A questo progetto si oppongono alcune correnti della Dc, tanto che Scelba deve dimettersi definitivamente.

Al suo posto viene chiamato Antonio Segni: il suo governo ricalca l'esperienza del precedente (triplice alleanza Dc, Psdi, Pli) e ottiene la fiducia.

Il 27 e 28 maggio 1956 si tengono le elezioni amministrative.

Il 15 maggio 1957 il PSDI ritira la propria fiducia al governo, che è costretto alle dimissioni.

Il nuovo incarico viene affidato a Adone Zoli. Tra l'imbarazzo politico generale ottiene la fiducia al Senato il 3 giugno (132 favorevoli, 93 contrari) con i voti decisivi delle destre (MSI e PNM). Zoli è quindi disponibile a rimettere il mandato, ma le dimissioni vengono rifiutate.

Il 17 marzo 1957 un progetto di legge costituzionale per la riforma della Camera dei deputati viene bocciato.

Governi[modifica | modifica wikitesto]

Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Ufficio di presidenza[modifica | modifica wikitesto]

  1. Giovanni Leone (DC) fino al 9 maggio 1955,
  2. Gaetano Martino (PLI) fino al 10 febbraio 1954,
  3. Cino Macrelli (Gruppo Misto) dal 5 marzo 1954,
  4. Edoardo D'Onofrio (PCI),
  5. Ferdinando Targetti (PSI)
  6. Giuseppe Rapelli (DC) dal 27 settembre 1955;
  • Questori:
  1. Giulio Turchi (PCI),
  2. Domenico Chiaramello (PSDI),
  3. Pio Alessandrini (DC);
  • Segretari:
  1. Guido Ceccherini (PSDI) fino al 7 luglio 1955,
  2. Tarcisio Longoni (DC),
  3. Emanuele Guerrieri (DC) fino al 22 maggio 1957,
  4. Ercole Rocchetti (DC) fino al 17 agosto 1953,
  5. Mario Marino Guadalupi (PSI),
  6. Antonio Giolitti (Gruppo Misto) fino al 25 settembre 1957,
  7. Giuliana Nenni (PSI),
  8. Renzo Laconi (PCI),
  9. Nunzio Caroleo (PNM) dal 24 settembre 1957,
  10. Crescenzo Mazza (DC) dal 20 agosto 1953 al 9 luglio 1955,
  11. Gustavo De Meo (DC) dal 27 settembre 1955 al 22 maggio 1957,
  12. Umberto Sampietro (DC) dal 24 luglio 1957,
  13. Pietro Amendola (PCI) dal 9 ottobre 1957,
  14. Lorenzo Biasutti (DC) dal 24 luglio 1957.

Capigruppo parlamentari[modifica | modifica wikitesto]

Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Ufficio di presidenza[modifica | modifica wikitesto]

  1. Michele De Pietro (DC) fino al 17 gennaio 1954 e dal 4 luglio 1957,
  2. Giorgio Bo (DC) fino al 18 maggio 1957,
  3. Mauro Scoccimarro (PCI),
  4. Enrico Molè (PDL),
  5. Mario Cingolani (DC) fino al 24 febbraio 1957;
  • Questori:
  1. Giovanni Braschi (DC) fino al 5 luglio 1955,
  2. Carmine Mancinelli (PSI),
  3. Nicola Vaccaro (DC),
  4. Antonio Lepore (DC) dal 22 luglio 1955;
  • Segretari:
  1. Guido Bisori (DC) fino al 16 luglio 1953,
  2. Luigi Russo (DC),
  3. Zefferino Tomè (DC),
  4. Luigi Carmagnola (PRI),
  5. Angelo Cemmi (DC) fino al 25 giugno 1953,
  6. Guido Molinelli (PCI),
  7. Cesare Gavina (Gruppo Misto),
  8. Giorgio Marzola (PSI),
  9. Angelina Merlin (PSI),
  10. Antonio Lepore (DC) dal 19 agosto 1953 al 21 luglio 1955,
  11. Mario Carelli (DC) dal 6 ottobre 1955.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]