Cino Macrelli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Cino Macrelli
CinoMacrelli.jpg

Ministro della marina mercantile
Durata mandato 21 febbraio 1962 –
21 giugno 1963
Presidente Amintore Fanfani
Predecessore Angelo Raffaele Jervolino
Successore Francesco Maria Dominedò

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XXVI, XXVII del Regno d'Italia; II, III della Repubblica Italiana
Gruppo
parlamentare
Repubblicano
Circoscrizione Bologna-Ferrara-Ravenna-Forlì

Senatore del Regno d'Italia
Legislature XXVI, XXVII del Regno d'Italia

Deputato dell'Assemblea Costituente
Gruppo
parlamentare
Repubblicano
Collegio Bologna
Sito istituzionale

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature I e IV
Gruppo
parlamentare
Repubblicano
Coalizione centrismo (I); centro-sinistra (IV)
Circoscrizione Emilia Romagna
Collegio Ravenna (IV)
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature II, III
Gruppo
parlamentare
Repubblicano
Circoscrizione Bologna-Ferrara-Ravenna-Forlì
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Repubblicano Italiano
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione avvocato e giornalista

Cino Macrelli (Sarsina, 21 gennaio 1887Roma, 25 agosto 1963) è stato un avvocato, giornalista e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Laureatosi in giurisprudenza, intraprese la carriera di avvocato penalista; aderì in giovane età al Partito Repubblicano Italiano e fu direttore del giornale dei repubblicani di Cesena, Il Popolano, dal 1911 al 1913[1]. Fu consigliere comunale di Cesena, assessore e poi consigliere provinciale. Come avvocato, nel 1911, fece parte del collegio di difesa dell'esponente socialista Pietro Nenni[1], arrestato per i disordini scoppiati durante lo sciopero generale proclamato contro la guerra di Libia.

Il 19 dicembre 1911 fu iniziato in Massoneria nella Loggia Rubicone di Cesena, il 28 gennaio 1915 divenne Maestro massone[2].

Acceso interventista, nel febbraio 1915 fondò a Cesena i «Fasci interventisti di azione rivoluzionaria». In giugno si arruolò come volontario e prese parte alla prima guerra mondiale. In ottobre rimase ferito sul Podgora in un combattimento; catturato dagli austriaci, fu internato nel campo di concentramento per prigionieri di guerra di Mauthausen e vi rimase fino al novembre 1918[1].

Tornato a Cesena nell'immediato dopoguerra, nel 1921 fu eletto deputato nelle liste del Partito Repubblicano. Nel 1923 fu tra i fondatori di «Italia libera», un'organizzazione antifascista di ex combattenti, insieme a Randolfo Pacciardi e Raffaele Rossetti e fu membro del comitato ordinatore centrale[1]. Rieletto nel 1924, prese parte alla secessione dell'Aventino, per protesta contro l'assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti.

Dichiarato decaduto dalla carica di deputato, a seguito dell'approvazione delle Leggi eccezionali del fascismo (1926), fu condannato al confino in contumacia e poi arrestato (9 novembre 1926); infine, il confino gli fu commutato in semplice ammonizione, a condizione del mantenimento del domicilio a Roma (9 aprile 1927); Macrelli fu inserito nell'elenco dei "sovversivi" del regime fascista[1].

Dopo il 25 luglio 1943 rientrò a tempo pieno nell'attività politica. Partecipò alla Resistenza partigiana, svolgendo azioni di coordinamento tra le formazioni repubblicane, il Comitato di liberazione nazionale (CLN) e il comando militare[1].

Eletto deputato all'Assemblea Costituente, fu per un anno ministro senza portafoglio nel governo De Gasperi II, in qualità di coordinatore dei rapporti tra il governo e la Costituente. È stato membro della Direzione Nazionale del PRI dal 1947 sino alla morte e direttore della «Voce Repubblicana» dal 1951 al 1º gennaio 1959. Sindaco di Cesena per breve tempo[3], fu senatore dal 1948 al 1953 (presidente della commissione Lavoro) e deputato nelle due legislature successive (1953/58 e 1958/63); nel 1954 fu eletto vicepresidente della Camera dei deputati. Fu presidente del gruppo misto. Nel 1958 fu eletto rappresentante all'Assemblea consultiva del Consiglio d'Europa

Favorevole alla formula politica del centrosinistra, fu Ministro della marina mercantile nel IV governo guidato da Amintore Fanfani (1962) e un anno dopo fu rieletto al Senato della Repubblica, nel collegio di Ravenna; morì poco dopo tale investitura.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Corrado Scibilia, Macrelli, Cino, in: Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 67, 2007
  2. ^ Vittorio Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Erasmo ed., Roma, 2005, pp. 172-173.
  3. ^ Eletto il 23 ottobre 1948, rinunciò dopo un anno alla carica per via degli impegni parlamentari.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L. Lotti, I repubblicani in Romagna dal 1894 al 1915, Faenza, 1957.
  • L. Zani, Italia libera. Il primo movimento antifascista clandestino 1923/1925, Roma-Bari, 1975.
  • F. Strocchi, Una città, un partito. I repubblicani cesenati dal 1914 al 1946, Faenza, 1983.
  • S. Fedele, I repubblicani di fronte al fascismo (1919-1926), Le Monnier, Firenze, 1983.
  • A. Spinelli, I repubblicani nel secondo dopoguerra (1943-1953), Ravenna, 1998.
  • M. Scioscioli (a cura di), I repubblicani a Roma 1943-1944. "La Voce repubblicana" clandestina, Roma, 1983.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro della marina mercantile Successore Emblem of Italy.svg
Angelo Raffaele Jervolino 21 febbraio 1962 - 21 giugno 1963 Francesco Maria Dominedò
Predecessore Sindaco di Cesena Successore Cesena-Stemma.png
Sigfrido Sozzi dal 1948 al 1949 Corradino Fabbri
Controllo di autoritàVIAF: (EN90225044 · ISNI: (EN0000 0004 1968 5206 · SBN: IT\ICCU\LO1V\035217