Ciriaco de Mita
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Presidente del Consiglio dei Ministri |
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| Ciriaco De Mita | |
| Luogo di nascita | Nusco |
| Data di nascita | 2 febbraio 1928 |
| Titolo di studio | laurea in giurisprudenza |
| Professione | consulente |
| Partito politico | Democrazia Cristiana |
| Coalizione | Pentapartito |
| Durata mandati | dal 13 aprile 1988 al 22 luglio 1989 |
| Predecessore | Giovanni Goria |
| Successore | Giulio Andreotti |
| Parlamento Italiano Camera dei deputati |
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| On. Ciriaco de Mita | |
| Luogo nascita | Nusco |
| Data nascita | 2 febbraio 1928 |
| Titolo di studio | Laurea in giurisprudenza |
| Professione | consulente |
| Partito | DC, PPI, DL-LM, PD, UdC |
| Legislatura | IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XIII, XIV, XV |
| Collegio | Avellino, Campania 2 |
Luigi Ciriaco de Mita (Nusco, 2 febbraio 1928) è un politico italiano, esponente della Democrazia Cristiana, del Partito Popolare Italiano, de La Margherita, del Partito Democratico e dell'Unione di Centro.
Indice |
[modifica] Carriera
È stato tra i maggiori esponenti della politica democristiana.
Dopo aver vinto una borsa di studio nel Collegio Augustinianum, si iscrisse all'Università Cattolica di Milano dove si laureò in giurisprudenza.
| Per approfondire, vedi la voce Democrazia Cristiana. |
Nel 1963 venne eletto deputato per la prima volta. Fu tra i fondatori della corrente di "sinistra" della DC, chiamata "sinistra di base", sostituendosi a Fiorentino Sullo come capocorrente irpino. Fu vicesegretario della DC durante la segreteria di Arnaldo Forlani, ma si dimise da tale carica nel febbraio del 1973 dopo il patto di palazzo Giustinani. Ricoprì poi diverse cariche ministeriali tra il 1973 e il 1982.
Sembra abbia avuto più di una responsabilità nell'affossamento dell'Alfa Romeo, in special modo nelle vicende correlate alla defenestrazione di Giuseppe Luraghi, alla costruzione dello stabilimento Alfasud e al disastroso progetto ARNA. Secondo i suoi piani Alfa Romeo avrebbe dovuto costruire uno stabilimento ad Avellino.[senza fonte]
Malgrado il grave calo subito dal partito nelle elezioni politiche del 1983, fu confermato ripetutamente nella carica di segretario nazionale.
Risale a questo periodo la definizione di De Mita data da Gianni Agnelli: "un intellettuale della Magna Graecia" e la replica di Indro Montanelli:"Dicono che De Mita sia un intellettuale della Magna Grecia. Io però non capisco cosa c`entri la Grecia...".[1] relativa alla questione dei fondi stanziati per il terremoto dell'Irpinia del 1980.
| Per approfondire, vedi la voce Governo De Mita. |
Il 13 aprile 1988 divenne Presidente del Consiglio, ma la sua nomina fu funestata dall'assassinio, avvenuto a Forlì tre giorni dopo e compiuto dalle Brigate Rosse, di Roberto Ruffilli che, senatore della Democrazia Cristiana e consulente di De Mita per le riforme istituzionali, aveva contribuito a varare proprio il governo che stava allora entrando in carica. Il Governo De Mita, un pentapartito, rimase in carica fino al 22 luglio 1989.
Nel 1989 De Mita fu sostituito alla segreteria della DC da Forlani, assumendo la presidenza del partito, carica mantenuta fino al 1992, eccezion fatta per un breve periodo nel 1990.
Nominato il 9 settembre 1992 Presidente della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali, disciplinata con legge costituzionale (n.1,6 agosto 1993), si dimise da tale carica nel marzo del 1993, e gli subentrò Nilde Iotti.
| Per approfondire, vedi la voce Partito Popolare Italiano. |
Nello stesso anno, nel momento di trasformazione della DC entrò a far parte del Partito Popolare Italiano. Uscito indenne dal terremoto giuridico ed istituzionale di Tangentopoli (molti procedimenti giudiziari a suo carico terminarono per prescrizione[senza fonte]), nel dicembre del 1994 si schierò con i Popolari di Gerardo Bianco, corrente di sinistra del partito, contro Rocco Buttiglione che, difformemente alle decisioni congressuali, aveva deciso di allearsi con Forza Italia, partito di centro-destra.
| Per approfondire, vedi la voce L'Ulivo. |
Nel 1996 sostenne la nascita della coalizione di centro-sinistra, L'Ulivo.
Contribuì, nel 2002, all'ingresso del Partito Popolare ne La Margherita ed alla nascita del nuovo partito centrista. Ribadì, in più occasioni, la propria contrarietà al progetto di "Uniti nell'Ulivo" (lista unitaria con DS, SDI e Repubblicani europei), tanto da convincere, con Franco Marini, il partito a presentarsi, alle elezioni politiche del 2006, nella coalizione di centro-sinistra L'Unione, con la propria lista al Senato e non con la lista unitaria.
| Per approfondire, vedi la voce Partito Democratico (Italia). |
Al secondo Congresso della Margherita De Mita ha comunicato nella sua lunga relazione la sua adesione al nuovo Partito Democratico raccogliendo moltissimi applausi dalla platea diellina. Durante l'assemblea costituente del PD è stato nominato membro della commissione statuto del nuovo partito. Questa decisione ha suscitato qualche contestazione da parte della platea.[2] In quanto ex Presidente del consiglio iscritto al partito, è stato nominato componente di diritto del coordinamento nazionale del Partito Democratico.
Il 20 febbraio 2008 annuncia il suo ritiro dal PD, in polemica con lo statuto del partito, che prevede un tetto massimo di tre legislature complete, in base al quale sarebbe stato escluso dalle candidature alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008.[3] Il giorno prima Tino Iannuzzi, segretario regionale campano del PD, aveva sostenuto la candidatura di De Mita nelle liste presentate dalla formazione politica democratica in Campania.[4]
| Per approfondire, vedi la voce Unione di Centro (2008). |
Alle elezioni del 13 e 14 aprile 2008, si è candidato capolista al Senato in Campania per l'Unione di Centro, ma non è stato eletto.
In totale, è stato deputato ininterrottamente dalla IV alla XI legislatura, e dalla XIII alla XV. Per gli ultimi 12 anni di mandato parlamentare ha ottenuto 112.344 euro di TFR e percepisce un vitalizio di 9947 euro mensili.[5]
[modifica] Aspetti controversi: la ricostruzione in Irpinia
| Per approfondire, vedi la voce Terremoto dell'Irpinia. |
La ricostruzione dell'Irpinia, dopo il tragico terremoto del 1980, fu caratterizzata da una eccezionale mobilitazione, anche finanziaria (60000 miliardi di lire). La destinazione dei fondi stanziati per la ricostruzione è stata oggetto di innumerevoli inchieste; essendo l'Irpinia la terra di origine di De Mita, in cui egli ha sempre goduto di grande influenza, il nome del politico democristiano ricorse spesso in queste inchieste.
Nel 1987 i giornali rivelarono che la Banca popolare dell'Irpinia aveva visto aumentare considerevolmente di valore grazie al flusso di fondi per la ricostruzione. Tra i soci che beneficiavano della situazione c'era la famiglia di De Mita, con Ciriaco proprietario di un cospicuo pacchetto di azioni, altri titoli erano posseduti anche da parenti. Il 3 dicembre 1988 il quotidiano del Partito Comunista Italiano, l'Unità, allora diretto da Massimo D'Alema, pubblicò un articolo in prima pagina dal titolo: «De Mita si è arricchito con il terremoto». De Mita rispose con una querela che, però, non ebbe seguito in quanto venne accettata la spiegazione di D'Alema che sostenne la mancanza del punto di domanda finale alla frase, dovuto ad un errore tipografico.[6]
[modifica] Voci correlate
[modifica] Curiosità
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- L'assunzione alla RAI di Clemente Mastella fu agevolata da Ciriaco De Mita.[7]
[modifica] Note
- ^ ^http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=28937391.
- ^ Si veda l'articolo pubblicato dal Corriere della Sera.
- ^ Si vedano, a tal proposito, l'articolo pubblicato dal Corriere della Sera e l'intervista rilasciata a CorriereTv.
- ^ Si veda l'articolo pubblicato dal Quotidiano nazionale.
- ^ Francesca Schianchi, L'espresso n. 17 del 1 maggio 2008, pag. 65
- ^ http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=28937391 Articolo di Piero Sansonetti su "Liberazione", 22 febbraio 2008, sul sito del Governo italiano
- ^ Ad ammetterlo è stato lo stesso Mastella: "A farmi entrare alla Rai fu De Mita. Tre giorni di sciopero contro la mia assunzione. Ai colleghi replicai soltanto: e voi invece siete entrati per concorso!" (citato in Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella, La casta, ISBN 8817017145, Rizzoli, 2007, pagina 112). Si veda anche questo articolo di Marco Travaglio
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Ciriaco de Mita
[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda su openpolis.it di Ciriaco de Mita
| Predecessore: | Segretario DC | Successore: |
|---|---|---|
| Flaminio Piccoli | 1982 - 1989 | Arnaldo Forlani |
| Predecessore: | Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Giovanni Goria | 13 aprile 1988 - 22 luglio 1989 | Giulio Andreotti | I |
| Presidenti del Consiglio dei Ministri | |||
| Alcide De Gasperi | Giuseppe Pella | Amintore Fanfani | Mario Scelba | Antonio Segni | Adone Zoli | Fernando Tambroni | Giovanni Leone | Aldo Moro | Mariano Rumor | Emilio Colombo | Giulio Andreotti | Francesco Cossiga | Arnaldo Forlani | Giovanni Spadolini | Bettino Craxi | Giovanni Goria | Ciriaco De Mita | Giuliano Amato | Carlo Azeglio Ciampi | Silvio Berlusconi | Lamberto Dini | Romano Prodi | Massimo D'Alema | |||
| MPE italiano | Gruppo | Lista di elezione | Partito italiano | Area | Preferenze |
|---|---|---|---|---|---|
| 1999 - 2004 | PPE-DE | PPI | PPI, La Margherita | - | - |


