Vicenda dei missili di Ortona

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Vicenda dei missili di Ortona
SA-7.jpg
missile terra-aria sovietico Strela-2
o SA-7 Grail in codice NATO
Tiposequestro di sofisticate armi da guerra contraerei del FPLP da utilizzarsi contro obiettivi israeliani
Datanotte tra il 7/8 novembre 1979
23:00 circa
LuogoOrtona
StatoItalia Italia
Obiettivoesfiltrazione di missili terra-aria depositati o di passaggio in Italia e loro imbarco per il Libano sulla M/n Sidon
Responsabili3 esponenti Autonomia Operaia romana
1membro comitato centrale FPLP palestinese
1 trafficante d'armi siriano
Motivazioneconflitto arabo-israeliano

La vicenda dei missili di Ortona[1] fu un caso giudiziario che ebbe inizio nella cittadina abruzzese con il fermo e poi l'arresto, di diversi membri di Autonomia Operaia nella notte tra il 7 e l'8 novembre 1979 mentre stavano trasportando due missili terra-aria[2] spalleggiabili Strela-2 (noto anche come SA-7 "Grail" in codice NATO) di fabbricazione sovietica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nelle prime ore dell'8 novembre 1979[2][3][4][5][6], dopo un iniziale fermo ad un posto di controllo seguito da una perquisizione del furgone Peugeot sui quali viaggiavano, i carabinieri[2] del NORM trassero in arresto Daniele Pifano[2], capo del collettivo autonomo del Policlinico di Roma[2], il medico Giorgio Baumgartner[2] e il tecnico radiologo Giuseppe Luciano Nieri[2], anch'essi del collettivo di via dei Volsci, mentre stavano trasportando due missili terra-aria[2] spalleggiabili Strela-2 dotati di sistema di guida autocercante a ricerca infrarossa di calore.

A detti arresti fece seguito a Bologna, il 13 novembre successivo[7], quello del giordano Abu Anzeh Saleh, ufficialmente impiegato presso la ditta di import-export di capi d'abbigliamento Chonsped (lavoro utilizzato come copertura), militante altresì di Separat e del FPLP[1], garante[5] per la consegna dei missili destinati alla resistenza palestinese sulla nave mercantile Sidon[8], battente bandiera libanese, ivi attraccata, dove avrebbero dovuto essere presi in carico dal trafficante di armi siriano Nabil Kaddoura[6], imbarcato come ufficiale di macchina sul mercantile[3][6] senza figurare sulla lista di bordo con tale nome ma con quello di Nabil Nayel, e solo in seguito arrestato a Parigi dalla polizia francese su segnalazione dell’Interpol di Roma, il 28 maggio 1981 ma mai estradato in Italia sebbene fosse già stato condannato in contumacia[1].

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Primo grado di giudizio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: lodo Moro.

Il processo di primo grado per direttissima si svolse presso il tribunale ordinario di Chieti iniziando il 17 dicembre 1979, le accuse rivolte agli imputati erano detenzione, trasporto e introduzione nel territorio nazionale di armi da guerra.

Durante l'udienza del 10 gennaio 1980[3] si assistette alla lettura in aula, per voce di uno degli avvocati difensori, Mauro Mellini (deputato del Partito Radicale), di una lettera indirizzata al presidente del tribunale dr. Pizzuti da parte del Comitato Centrale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habbash, missiva datata 2 gennaio,[3] scritta in inglese[3] e tradotta dai carabinieri,[3] con la quale il FPLP, dichiarando la proprietà dei missili, richiedeva la restituzione degli stessi e la liberazione degli imputati, ricordando al governo italiano il rispetto degli accordi bilaterali presi. La strategia della difesa mirava a dimostrare l'esistenza di un patto segreto tra l'Italia e il FPLP di Habbash relativo al transito di armi sul territorio nazionale, il che avrebbe comportato la loro non punibilità.[3][9][10]

Il 22 gennaio, con la conclusione della sua lunga requisitoria, il pubblico ministero, Anton Aldo Abrugiati, chiese 10 anni di reclusione per ciascun imputato.

Il processo terminò il 25 gennaio 1980 con la condanna a 7 anni per tutti e cinque gli imputati per la detenzione e il trasporto di armi da guerra e con l'assoluzione per insufficienza di prove dal reato di introduzione clandestina di armi nel territorio dello Stato.[11][5]

Secondo grado di giudizio[modifica | modifica wikitesto]

Il processo di appello, svoltosi presso la corte d'appello dell'Aquila, vide invece la riduzione delle condanne dai precedenti 7, a 5 anni di reclusione[12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Cfr. in Lorenzo Matassa e Gian Paolo Pelizzaro, Relazione sul gruppo “Separat” e il contesto dell’attentato del 2 agosto 1980; Commissione parlamentare d’inchiesta concernente il “dossier Mitrokhin” e l’attività d’intelligence italiana.
  2. ^ a b c d e f g h Cfr. a p. 846, p. 871, p. in AA. VV., Venti anni di violenza politica in Italia (1969-1988), tomo II, 1ª parte (1979-1981), Roma, La Sapienza, 1992.
  3. ^ a b c d e f g Il mistero dei missili di Ortona.
  4. ^ Pifano, Baumgartner e Nieri sorpresi a Ortona con due lanciamissili
  5. ^ a b c 7 novembre 1979 arrestati Pifano, Nieri e Baumgartner e il palestinese Abu Saleh mentre trasportano missili della resistenza palestinese, dopo un accordo del governo italiano. Si scatena la bagarre contro l'autonomia Operaia romana.
  6. ^ a b c Storia del Movimento Operaio - Cronologia: 1979
  7. ^ Operazione “Francis”, il tassello mancante del “lodo Moro” L’ultimo segreto della Prima Repubblica
  8. ^ La nave sulla quale avrebbero dovuto essere imbarcati i missili, la Sidon, apparteneva alla Dery Shipping Lines di Beirut, di proprietà dell'armatore [Abdel] Raouf Kaddoura e la merce, che avrebbe dovuto essere travisata come o in mezzo a un carico di vestiario e capi d'abbigliamento, era destinata ad Aman Suhell, suo cognato, anch'egli di Beirut. Quello della Sidon era l'ultimo di una serie di trasporti che la motonave battente bandiera libanese aveva compiuto tra il Medio Oriente e l'Italia; risultava aver attraccato in Italia almeno altre quattro volte nelle settimane precedenti la vicenda dei missili Strela: il 20 settembre, il 24 ottobre e il 2 novembre 1979 a Porto Nogaro e il 27 settembre 1979 ad Ortona. Ghassan I Cfr. in Lorenzo Matassa e Gian Paolo Pelizzaro, op. cit. al p. 76.
  9. ^ Cfr. in AA. VV., Commissione parlamentare d’inchiesta concernente il “dossier Mitrokhin” e l’attività d’intelligence italiana. Documento conclusivo sull'attività svolta e i risultati dell'inchiesta., Roma, 2006.
  10. ^ 9 e 30.
  11. ^ Cfr. in Liliana Madeo, Una lettera dei palestinesi conferma «Sono nostri i lanciamissili di Pifano», su La Stampa dell'11 gennaio 1980.
  12. ^ Condanna ridotta per Daniele Pifano, su La Stampa del 19 gennaio 1982.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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