Separat

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L'Organizzazione dei Rivoluzionari Internazionali (ORI), chiamata impropriamente Separat ("separato", in tedesco) dal nome del fascicolo che la riguardava negli archivi della STASI, nota anche come gruppo Carlos, è stata un'organizzazione terroristica di estrema sinistra nata in Germania Ovest con funzione di rete internazionale sia mercenaria che ideologica, fondata e diretta dal venezuelano Ilich Ramírez Sánchez (soprannominato Carlos lo Sciacallo), e attiva a livello mondiale tra gli anni '70 e '90 del XX secolo. Essa era legata da stretti rapporti alle Revolutionäre Zellen, al KGB, al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e alla STASI, ma anche, secondo alcuni, alle Brigate Rosse e ai servizi segreti libici.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione risale a un periodo tra il 1976 e il 1978, composta da ex membri di frange dei gruppi mediorientali del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e di quello di Wadie Haddad (ex del FPLP).[1]

Dagli anni '90, con l'arresto dei principali leader nel corso degli anni, e la lenta decadenza dell'alleato FPLP a favore di altre organizzazioni palestinesi, come il gruppo di Abu Nidal prima, e Hamas e Jihad islamico palestinese successivamente, si è delineato il definitivo declino di Separat e il suo smantellamento.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Ispirata inizialmente al marxismo-leninismo, dopo la conversione di Carlos all'Islam (da allora si dichiara "marxista islamico") Separat ha subito un più netto avvicinamento all'Organizzazione per la Liberazione della Palestina e con il terrorismo palestinese, anche di ispirazione islamica, sostenendo politicamente il leader dell'OLP e futuro Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Yasser Arafat (che insignì Carlos della cittadinanza palestinese onoraria), fino alla rottura del FPLP con quest'ultimo, dopo gli accordi di Oslo con Israele. Carlos, condannato all'ergastolo in Francia, ha espresso parole di elogio anche per al-Qaida e Osama bin Laden.[2]

Attività[modifica | modifica wikitesto]

Questa rete agì in stretta collaborazione, fornendo manovalanza esterna e supporto logistico e organizzativo (sia per semplice ideologia comune, sia come mercenari), con il KGB sovietico, la STASI della Germania Est e altri servizi segreti (come quelli della Libia di Gheddafi) oltre che con il FPLP (suo principale alleato, dato che Carlos ne faceva altresì parte direttamente e personalmente, anche se per un periodo ne fu espulso), in particolare con la frazione libanese diretta da George Habbash. Ebbe altresì rapporti con membri dell'estrema sinistra terroristica italiana, come esponenti delle Brigate Rosse, e tedeschi (Rote Armee Fraktion, Revolutionäre Zellen).[1]

Attentati famosi[modifica | modifica wikitesto]

Separat è considerata responsabile di numerosi attentati e omicidi: il suo leader, Carlos, è stato giudicato responsabile, come esecutore materiale, di cinque omicidi accertati, ma è stato indagato per i suoi coinvolgimenti in molte attività illegali e terroristiche, spesso a fianco di gruppi di estrema sinistra. In totale viene considerato responsabile di 11 morti e 150 feriti, anche se qualcuno sostiene che i morti siano 80.[2] In un'intervista al quotidiano venezuelano El Nacional, lui stesso ha ammesso di essere stato all’origine, come mandante o ispiratore, di un centinaio di attacchi che hanno provocato la morte di un numero compreso tra le 1.500 e le 2.000 persone, ma ha riconosciuto «appena 200 vittime civili», come «errori minori».

Attacchi in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Tra le azioni attribuite, alcuni gravi attentati sui treni in Francia, e l'assalto alla sede dell'OPEC; tra i primi anche un tentato attentato della stazione Saint-Charles di Marsiglia, in cui, comunque, una valigia di esplosivo con un timer lasciata da terroristi di Separat (tra cui lo stesso Carlos) uccise 5 persone e ne ferì 50 (31 dicembre 1983, ore 20:09). Tutte questi attentati furono effettuati come ritorsione all'arresto della moglie di Carlos, Magdalena Kopp.[3][4]

Il coinvolgimento nel massacro di Monaco[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Massacro di Monaco.

Precedentemente alla fondazione di Separat, alcuni suoi futuri militanti tra cui Carlos stesso, sono stati accusati di aver collaborato con Settembre Nero nel massacro di Monaco del 1972, ma la CIA ne ha poi escluso il coinvolgimento.[4]

Il presunto coinvolgimento nella strage di Bologna[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Strage di Bologna.

Secondo alcune piste investigative, l'organizzazione sarebbe stata coinvolta anche con la strage di Bologna, ufficialmente attribuita alla strategia della tensione (in particolare al gruppo neofascista dei Nuclei Armati Rivoluzionari), anche se Carlos non è mai stato indagato ufficialmente. Interrogato a proposito, Carlos si è dichiarato più volte innocente, accusando spesso non i neofascisti condannati, ma la CIA, l'organizzazione Gladio e il Mossad, poi ha cambiato versione, accusando i servizi segreti militari statunitensi, ammettendo che il suo esplosivo era stato fatto esplodere da loro, per danneggiare la resistenza palestinese.[5] L'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, inizialmente sostenitore della pista fascista, ha invece poi attribuito (durante gli ultimi anni della sua vita) a Carlos e al FPLP, il sanguinoso attentato delle ore 10:25 del 2 agosto 1980, costato 85 morti e più di 200 feriti[6][7], affermando che fosse stato "un incidente della resistenza palestinese", mentre la commissione Mitrokhin, attingendo a documenti del KGB e della Stasi, lo definì una ritorsione per la rottura del "lodo Moro" con l'arresto[8] l'8 novembre 1979[8][9][10][11][12], ad Ortona, dei membri di Autonomia Operaia Daniele Pifano[8], capo del collettivo autonomo del Policlinico di Roma[8], del medico Giorgio Baumgartner[8] e del tecnico radiologo Giuseppe Luciano Nieri[8], che stavano trasportando due missili terra-aria[8] spalleggiabili Strela-2 di fabbricazione sovietica (noto anche come SA-7 "Grail" in codice NATO); seguito qualche giorno più tardi, il 13 novembre 1979[13], a Bologna, da quello di Abu Anzeh Saleh, un militante di Separat e del FPLP[14], garante[11] per la consegna dei missili (destinati alla resistenza palestinese) sulla nave mercantile Sidon, battente bandiera libanese, ivi attraccata, dove avrebbero dovuto essere presi in carico dal trafficante di armi siriano Nabil Kaddoura[12], imbarcato come ufficiale di macchina sulla Sidon[9][12], e solo in seguito arrestato a Parigi dalla polizia francese su segnalazione dell’Interpol di Roma, il 28 maggio 1981.

Ai depistaggi per coprire l'accordo segreto con i palestinesi è stata legata, in un'ipotesi, la scomparsa dei giornalisti Italo Toni e Graziella De Palo in Libano nel 1980, con possibile coinvolgimento del FPLP[15]. L'UCIGOS avvertì il governo italiano di possibili ritorsioni palestinesi o di loro alleati, e il leader del FPLP Habbash avrebbe minacciato per telefono Francesco Cossiga. Questi avvertimenti furono ignorati e Separat avrebbe quindi compiuto la strage di Bologna, i cui effetti furono molto più gravi di Marsiglia, a causa del sovraffollamento della stazione nell'ora di punta, e dell'imprevisto crollo della ala ovest della sala d'aspetto (mentre a Marsiglia la bomba esplose pochi secondi prima dell'arrivo del treno, minimizzando le vittime e i danni per puro caso).[16] Carlos avrebbe affidato l'esecuzione a Thomas Kram, ritenuto il suo esplosivista, assieme a Christa Margot Frohlich. Il primo era a Bologna il 2 agosto, ma rientrò poi subito a Berlino Est ed entrambi sono stati indagati dalla procura di Bologna. Come quello di Marsiglia, l'esplosione fu il risultato di un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata su un tavolino.[6] In alternativa, Carlos sarebbe stato "assunto" non dal FPLP ma da Muʿammar Gheddafi.

Persone legate o associate a Separat[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g In Italia la lista di Carlos. C'è il nome del br Morucci
  2. ^ a b Antonio Salas, L'infiltrato. Una storia vera, pag. 56, Newton Compton Editori, 2011
  3. ^ Parigi, nuovo processo per Carlos lo Sciacallo, il "rivoluzionario di professione"
  4. ^ a b http://archiviostorico.unita.it/cgi-bin/highlightPdf.cgi?t=ebook&file=/archivio/uni_1994_08/19940817_0013.pdf&query=Marcella%20Ciarnelli Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive. Articolo sull'arresto di Carlos nel 1994, l'Unità
  5. ^ Carlos pronto a parlare: "Tutta la verità sulla strage del 2 agosto"
  6. ^ a b c Paolo Guzzanti, Quella pista palestinese sepolta per anni pur di dare la caccia ai "neri"
  7. ^ Lettera di Cossiga, su bologna.repubblica.it.
  8. ^ a b c d e f g Cfr. a p. 846, p. 871, p. in AA. VV., Venti anni di violenza politica in Italia (1969-1988), tomo II, 1ª parte (1979-1981), Roma, La Sapienza, 1992.
  9. ^ a b Il mistero dei missili di Ortona.
  10. ^ Pifano, Baumgartner e Nieri sorpresi a Ortona con due lanciamissili
  11. ^ a b 7 novembre 1979 arrestati Pifano, Nieri e Baumgartner e il palestinese Abu Saleh mentre trasportano missili della resistenza palestinese, dopo un accordo del governo italiano. Si scatena la bagarre contro l'autonomia Operaia romana.
  12. ^ a b c Storia del Movimento Operaio - Cronologia: 1979
  13. ^ Operazione “Francis”, il tassello mancante del “lodo Moro” L’ultimo segreto della Prima Repubblica
  14. ^ Cfr. in Lorenzo Matassa e Gian Paolo Pelizzaro, Relazione sul gruppo “Separat” e il contesto dell’attentato del 2 agosto 1980; Commissione parlamentare d’inchiesta concernente il “dossier Mitrokhin” e l’attività d’intelligence italiana.
  15. ^ Strage di Bologna, a un passo dalla verità (PDF), su toni-depalo.it. URL consultato il 13 luglio 2014 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2014).
  16. ^ Scheda: l'attentato alla stazione di Marsiglia, su segretidistato.it. URL consultato il 5 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 18 agosto 2016).
  17. ^ a b Lo "sciacallo" tradito, l'ex moglie torna in Germania
  18. ^ La strage di Bologna, Carlos e lo stato ipocrita

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]