Massacro di Pesach

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Massacro di Pesach
Park Hotel in Netenya, Israel.JPG
Il Park Hotel a Netanya
Stato Israele Israele
Luogo Netanya
Data 27 marzo 2002
19:30
Tipo Attacco suicida
Morti 30[1]
Feriti 140[1]
Responsabili rivendicato da Hamas

Il massacro di Pesach[2][3] fu un attacco terroristico suicida, rivendicato da Hamas, avvenuto al Park Hotel di Netanya, in Israele il 27 marzo 2002, durante il Seder di Pesach[1]. Trenta persone furono uccise ed altre 140 rimasero ferite[1].

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Seconda intifada.

I rapporti fra israeliani e palestinesi nel 2002 erano di aperto conflitto. Due anni prima, con l'entrata di Ariel Sharon alla Spianata delle moschee, era iniziata la Seconda intifada. Da allora una lunga serie di sanguinosi attentati aveva sconvolto il paese. In particolare, mese di marzo 2002 verrà ricordato come il "marzo nero" in quanto avvennero dodici attentati suicidi per un totale di 81 vittime[4].

L'attentato[modifica | modifica wikitesto]

Il Park Hotel, situato nella città costiera di Netanya, nella parte settentrionale di Israele, organizzava il tradizionale Sedar durante la festa ebraica di Pesach nella sala da pranzo, situata al piano terra. Nel tardo pomeriggio di mercoledì 27 marzo, Abdel-Basset Odeh, travestito da donna si diresse verso l'hotel trasportando una valigia carica di esplosivo. Riuscì ad oltrepassare i controlli di sicurezza, attraversò la hall ed entrò nell'affollata sala da pranzo. Alle 19:30 attivò l'ordigno. L'esplosione uccise 28 persone all'istante e ne ferì altre 142, venti delle quali in modo grave. Due dei feriti moriranno in seguito per le ferite riportate. Molte delle vittime erano anziani; alcuni di questi erano sopravvissuti all'Olocausto[5][6][7]. Una era cittadina svedese, giunta in Israele per festeggiare Pesach.

Il progetto originario dell'attentato prevedeva l'utilizzo di gas al cianuro[8].

Le vittime[modifica | modifica wikitesto]

Il memoriale del massacro di Pesach – Ramat Hasharon

Le seguenti persone morirono nell'attentato[1]:

  • Shula Abramovitch, 63, di Holon
  • David Anichovitch, 70, di Netanya
  • Alter Britvich, 88, di Netanya
  • Frieda Britvich, 86, di Netanya
  • Andre Fried, 47, di Netanya
  • Idit Fried, 47, di Netanya
  • Dvora Karim, 73, di Netanya
  • Michael Karim, 78, di Netanya
  • Eliezer Korman, 74, di Ramat HaSharon
  • Yehudit Korman, 70, di Ramat HaSharon
  • Sivan Vider, di, of Bekaot
  • Ze'ev Vider, 50, di Bekaot
  • Ernest Weiss, 80, di Petah Tikva
  • Eva Weiss, 75, di Petah Tikva
  • Anna Yakobovitch, 78, di Holon
  • George Yakobovitch, 76, di Holon
  • Avraham Beckerman, 25, di Ashdod
  • Shimon Ben-Aroya, 42, di Netanya
  • Miriam Gutenzgan, 82, di Ramat Gan
  • Amiram Hamami, 44, di Netanya
  • Perla Hermele, 79, di Stoccolma, Svezia
  • Marianne Myriam Lehmann Zaoui, 77, di Netanya
  • Lola Levkovitch, 70, di Gerusalemme
  • Sarah Levy-Hoffman, 89, di Tel Aviv
  • Furuk Na'imi, 62, di Netanya
  • Eliahu Nakash, 85, di Tel Aviv
  • Chanah Rogan, 90, di Netanya
  • Irit Rashel, 45, di Moshav Herev La'et
  • Clara Rosenberger, 77, di Gerusalemme
  • Yulia Talmi, 87, di Tel Aviv

Rivendicazione e motivazioni[modifica | modifica wikitesto]

Hamas rivendicò l'attentato[9]. Usama Hamdan, rappresentate dell'organizzazione in Libano, disse:

(EN)

« This is a trial (attempt) to send a letter, to send a message, to all the world that we are trying to fight for our own freedom against a terrorist government in Israel led by Sharon »

(IT)

« Questo attentato è un tentativo di inviare una lettera, un messaggio, a tutto il mondo che stiamo tentando di combattere per la nostra libertà contro il governo terrorista di Sharon in Israele »

(Usama Hadman[9])

Il portavoce di Hamas, Abdel Aziz Rantisi, affermò che "Finché ci sarà occupazione, ci sarà resistenza"[10].

L'attentatore fu identificato: Abdel-Basset Odeh, un ragazzo palestinese di 25 anni di Tulkarem in Cisgiordania, facente parte delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas[1].

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Operazione Scudo difensivo.

L'attentato fu percepito dall'opinione pubblica israeliana come l'apice dell'escalation di violenza nell'ultimo mese che vide più di 135 israeliani, per la maggior parte civili, uccisi in attacchi terroristici[11].

A seguito dell'attentato il governo israeliano dichiarò lo stato di emergenza, ordinò la mobilitazione di 20 000 riservisti[12], e il 29 marzo diede il via all'operazione anti terrorismo denominata Scudo difensivo. Questa operazione si svolse in Cisgiordania e durò fino al 10 maggio.

Qeis Adwan, capo dell'organizzazione responsabile dell'attentato, fu ucciso dalle forze israeliane il 5 aprile a Tubas durante l'operazione Scudo difensivo. Un caterpillar fece crollare la casa dove si nascondeva, dopo che gli fu data la possibilità di arrendersi[13].

Arresti[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 2002, l'esercito Israeliano catturò uno degli organizzatori dell'attentato, Abbas al-Sayed. Il 22 settembre 2005, al-Sayed fu condannato per il massacro di Pesach e per l'attentato del 2001 ad un centro commerciale di Netanya a 35 ergastoli[14].

Il 26 marzo 2008 il comandante di Hamas Omar Jabar, sospettato anch'egli di essere dietro all'attentato, fu arrestato a Tulkarem[15].

Nel settembre 2009, Muhammad Harwish, un militante di Hamas e pianificatore della strage, fu arrestato in un villaggio a sud di Hebron dalle forze speciali antiterrorismo israeliane[16].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f (EN) Passover suicide bombing at Park Hotel in Netanya-27-Mar-2002, mfa.gov.il. URL consultato il 29 dicembre 2016.
  2. ^ (EN) Alleged Passover massacre plotter arrested, CNN. URL consultato il 29 dicembre 2016.
  3. ^ (EN) Ohad Gozani, Hotel blast survivors relive the Passover massacre, The Daily Telegraph. URL consultato il 29 dicembre 2016.
  4. ^ Dronzina, p. 63
  5. ^ (EN) Martin Patience, Israelis wary of Arab peace plan, BBC. URL consultato il 29 dicembre 2016.
  6. ^ (EN) Ruth Morris, Laura King, Bombing in Israeli City Injures 56, Los Angeles Times. URL consultato il 29 dicembre 2016.
  7. ^ (EN) Linda Grant, Defenders of the faith, The Guardian. URL consultato il 29 dicembre 2016.
  8. ^ (EN) Passover Bomber Planned Cyanide Attack, Fox News. URL consultato il 29 dicembre 2016.
  9. ^ a b (EN) 'Passover massacre' at Israeli hotel kills 19, CNN. URL consultato il 29 dicembre 2016.
  10. ^ (EN) Hamas rejects Arab peace overture to Israel, vows to continue attacks, St. Petersburg Times. URL consultato il 29 dicembre 2016.
  11. ^ (EN) List of Second Intifada casualties, btselem.org. URL consultato il 29 dicembre 2016.
  12. ^ (EN) Briefing by IDF Spokesman Brig-Gen Ron Kitrey-1-Apr-2002, mfa.gov.il. URL consultato il 2 gennaio 2017.
  13. ^ (EN) The Most Wanted Palestinian, The New York Times. URL consultato il 29 dicembre 2016.
  14. ^ (EN) Leader Abbas al-Sayed to the court: You should pay not me!, qassam.ps. URL consultato il 30 dicembre 2016.
  15. ^ (EN) Israel Passover bomb suspect held, BBC News. URL consultato il 29 dicembre 2016.
  16. ^ (EN) IDF nabs Park Hotel attack terrorist, Jerusalem Post. URL consultato il 30 dicembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) T. Dronzina, Contemporary Suicide Terrorism: Origins, Trends and Ways of Tackling It, ISBN 978-1614991083.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]