Repubblica Democratica Tedesca

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Repubblica Democratica Tedesca
Repubblica Democratica Tedesca – BandieraRepubblica Democratica Tedesca - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Motto:
(DE) Proletarier aller Länder, vereinigt Euch!
(IT) Proletari di tutti i paesi, unitevi!
East Germany 1956-1990.svg
Dati amministrativi
Nome completoRepubblica Democratica Tedesca
Nome ufficialeDeutsche Demokratische Republik
Lingue ufficialitedesco
Lingue parlateTedesco
Sorabo
InnoAuferstanden aus Ruinen
CapitaleCoat of arms of Berlin (1935).svg Berlino Est[DDR 1]  (1.279.212 ab. / 1989 [1])
Politica
Forma di StatoStato democratico (de iure) (1949-1968)[2]
Stato socialista monopartitico[DDR 2] (1968-1989)
Stato socialista multipartitico (1989-1990)[3]
Forma di governoRepubblica parlamentare federale (1949-1952) [DDR 3]

Repubblica parlamentare (1952-1960) [DDR 4]
Repubblica direttoriale (1960-1990)

Capo di StatoPresidente della Repubblica (fino al 1960),
Presidenti del Consiglio di Stato (1960 - 1990)
Presidenti del ConsiglioVedi lista
Organi deliberativiVolkskammer
Länderkammer (1949-1958)
Nascita7 ottobre 1949 con Wilhelm Pieck
CausaGuerra fredda, proclamazione della costituzione
Fine3 ottobre 1990 con Sabine Bergmann-Pohl
CausaCaduta del muro di Berlino, trattato sullo stato finale della Germania, patto di unificazione del 31 agosto 1990
Territorio e popolazione
Bacino geograficoGermania nord-orientale
Territorio originaleGermania
Massima estensione108179 km² nel 1949
Popolazione16 675 000 nel 1988
Economia
ValutaMarco RDT (1949-1990)
Marco RFT (1990)
Commerci conUnione Sovietica (35 miliardi di marchi nel 1978)
Comecon
EsportazioniProdotti meccanici (55%)
ImportazioniMaterie prime
Varie
Prefisso tel.+37
Sigla autom.DDR
Religione e società
Religioni preminentiLuteranesimo, ateismo[4]
Religione di StatoStato laico
Religioni minoritarieCattolicesimo, ebraismo
Germany, German Democratic Republic, administrative divisions (+capitals +water) - de - colored.svg
Evoluzione storica
Preceduto dabandiera Germania occupata
Succeduto daGermania Germania
Ora parte diGermania Germania

La Repubblica Democratica Tedesca (RDT) (in tedesco: Deutsche Demokratische Republik, abbreviato in DDR), comunemente indicata come Germania Est o Germania Orientale (Ostdeutschland), fu uno Stato socialista esistito dal 1949 al 1990 sul territorio corrispondente alla zona di occupazione della Germania assegnata all'Unione Sovietica alla fine della seconda guerra mondiale.

Sorse in contrapposizione alla Repubblica Federale di Germania, allora nota anche col termine colloquiale di Germania Ovest, che includeva le altre tre zone di occupazione in cui era stato suddiviso il territorio tedesco; fu parte del Patto di Varsavia e del Comecon.

La capitale era posta nel settore orientale di Berlino (Berlin, Hauptstadt der DDR) e la lingua ufficiale era il tedesco.

Storia[5][modifica | modifica wikitesto]

Nel 1945, con la fine della seconda guerra mondiale, la Germania venne divisa tra gli Alleati, il cui scopo era denazificare e demilitarizzare la nazione: nella zona di occupazione sovietica, quella che comprendeva il territorio più orientale del Paese, i grandi proprietari terrieri subirono l'esproprio a causa di una riforma agraria, che beneficiava la maggioranza rappresentata dai piccoli agricoltori; la grande industria privata iniziava ad essere convertita in proprietà collettiva di controllo statale, grazie all'introduzione delle cosiddette Volkseigener Betrieb (VEB). L'anno seguente i partiti KPD (Partito Comunista di Germania) e SPD (Partito Socialdemocratico di Germania) si associarono formando il Partito Socialista Unificato di Germania (SED), il cui scopo era unire e rappresentare la classe operaia nel nuovo scenario socio-politico.

Nella zona di occupazione assegnata all'URSS, accanto ai partiti KPD e SPD (poi unitisi nel SED), l'amministrazione sovietica ammise nello scenario politico anche la CDU (Unione Cristiano-Democratica di Germania), l'LDP (Partito Liberal-Democratico di Germania), l'NDPD (Partito Nazional-Democratico di Germania) e il DBD (Partito Democratico Rurale di Germania). Insieme al SED, tali partiti formarono il Blocco Democratico, che fu presentato alle elezioni per l'Assemblea costituente del 1949 come unione delle principali forze politiche antifasciste. Approvato dal 66,1% degli elettori, il Blocco Democratico si organizzò per la formazione dell'Assemblea costituente, che il 7 ottobre del 1949 proclamò nel settore sovietico di Berlino la nascita della Repubblica Democratica Tedesca, facendo seguito alla proclamazione della Repubblica Federale di Germania da parte del blocco occidentale pochi mesi dopo la fine del blocco di Berlino attuato dai sovietici.

L'erede del Blocco Democratico, il cosiddetto Fronte Nazionale della DDR, fu presentato in occasione delle prime elezioni alla Volkskammer (Camera del Popolo; erede dell'Assemblea costituente) del 1950; il Fronte Nazionale fu approvato con il 99,6% e riconosceva l'egemonia del SED come rappresentante dalla maggioranza demografica del paese, ossia la classe operaia. Due anni dopo, nel 1952, fu proclamata dalla Seconda Conferenza del SED l'istituzione ufficiale e statale del socialismo. Insieme alle prime elezioni alla Camera del Popolo, venne fondato nello stesso anno il Ministero per la Sicurezza di Stato (comunemente noto come Stasi), che operava come strumento governativo del partito socialista e organizzazione di sicurezza e servizi segreti della Germania Est.

Nel 1953 si levò nel paese una rivolta cominciata da rivendicazioni economiche operaie, che però fu arrestata dal governo comunista grazie all'intervento di carrarmati sovietici. Nel 1956, la DDR appoggiò la cosiddetta politica della "destalinizzazione" attuata dall'Unione Sovietica e aderì al Patto di Varsavia in risposta al riarmo della Germania Ovest. Come conseguenza di questi eventi, politiche a favore di una maggiore liberalizzazione politica ed economica furono attuati dal SED a favore delle classi lavoratrici, accogliendo numerosi consensi e iscrizioni. Nel 1957 la DDR venne riconosciuta formalmente dall'Unione Sovietica e dichiarata pienamente sovrana, ma truppe sovietiche vi rimasero stanziate, in base agli accordi della Conferenza di Potsdam, motivando la loro presenza come protezione della nazione dalla minaccia statunitense durante la Guerra fredda.

Nel 1961, visto l'aumento del flusso di immigrati dell'est a Berlino Ovest, settore della città nella mani della repubblica occidentale e degli Alleati filostatunitensi, avvenne la costruzione di un muro attorno a Berlino Ovest, per bloccare completamente il confine ed evitare ingerenze da parte dell'Occidente.

Dopo la riforma del "Nuovo sistema economico di pianificazione e gestione" del 1963, e la partecipazione (senza però alcun dispiegamento di truppe) all'intervento militare del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia nel 1968, nel 1971 divenne leader del SED Erich Honecker, che creò una frattura con le riforme economiche attuate dal predecessore Ulbricht e annunciò l'unitarietà della politica economica e sociale. Con la salita al potere di Honecker e la quasi contemporanea elezione a cancelliere di Willy Brandt in Germania Ovest, iniziò un periodo di riavvicinamento tra le due Germanie (Ostpolitik), con la creazione di rappresentanze diplomatiche permanenti e con visite ufficiali di capi di Stato e primi ministri occidentali, tra cui quella del Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Bettino Craxi. Ne seguì il riconoscimento ambivalente delle due Germania da parte delle stesse e della comunità internazionale. L'Ostpolitik venne proseguita in misura assai più limitata dal successore di Brandt Helmut Schmidt e cessò del tutto con l'ascesa al potere del conservatore Helmut Kohl.

La Repubblica Democratica Tedesca venne ammessa all'ONU insieme alla Germania Ovest solo il 18 settembre 1973, anno in cui iniziò anche il cosiddetto "piano strategico abitativo", che garantiva una maggiore qualità abitativa a tutta la popolazione e incentivava la completa eliminazione delle persone senza fissa dimora. Due anni dopo avvenne la sottoscrizione degli accordi finali della Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa di Helsinki.

Nel 1976 entrarono in atto nuove politiche sociali, che apportarono una serie di agevolazioni alle giovani famiglie con bambini: vennero istituite le 40 ore lavorative a settimana e una completa retribuzione salariale per le donne in maternità. Nel 1978 si celebrò invece il cosmonauta Sigmund Jähn come primo tedesco della storia a volare nello spazio.

Durante gli anni '80, decennio in cui avvenne il record di richieste di espatrio in seguito alle riforme sociali del nuovo leader del PCUS Michail Gorbačëv (che assunse l'incarico di leader sovietico nel 1985), Erich Honecker si mostrò all'apice del suo potere politico: nel 1987, dopo l'annuncio da parte di Gorbačëv di riforme di vasta portata nell'URSS (perestrojka e glasnost'), il SED si oppose fermamente al cambio di scenario.

A seguito dell'apertura delle frontiere tra Ungheria socialista e Austria (l'11 settembre 1989), il 9 novembre 1989 il Muro di Berlino, eretto dal governo comunista nel 1961 per impedire i massicci trasferimenti all'Ovest dei suoi cittadini, poteva per la prima volta essere attraversato senza pericolo.

La caduta del muro portò diversi cambiamenti: nel 1990 avvenne lo scioglimento della Stasi. Alle prime elezioni alla Volkskammer secondo il sistema liberale occidentale, il 18 marzo, l'Unione Cristiano-Democratica, incentivata dalle forze politiche federali, ottenne la netta maggioranza. Questo affermò le basi per una rapida unificazione dello stato tedesco: il 1º luglio entrò in vigore l'unione economica e monetaria dei due Paesi, portando a un aumento drastico della disoccupazione e della povertà. La riunificazione completa fu raggiunta il 3 ottobre, divenuta festa nazionale dell'attuale Repubblica Federale di Germania, nome adottato anche dalla Germania riunificata.

Identità e immagine di sé della Repubblica Democratica Tedesca[modifica | modifica wikitesto]

Fin dall'inizio, la neonata RDT cercò di stabilire una propria identità separata.[6] A causa dell'eredità imperiale e militare della Prussia, il SED ripudiò la continuità tra Prussia e RDT. Il SED distrusse una serie di reliquie simboliche dell'ex aristocrazia imperialista prussiana: i palazzi Junker furono abbattuti, lo Stadtschloß di Berlino fu raso al suolo e la statua equestre di Federico il Grande fu rimossa da Berlino Est, in favore di una politica volta al pacifismo e al rifiuto verso la guerra. Il partito si concentrò sull'eredità progressista della storia tedesca, compreso il ruolo di Thomas Müntzer nella guerra dei contadini tedeschi del 1524-1525, il ruolo svolto dagli eroi della lotta di classe durante l'industrializzazione della Prussia e la celebrazione di figure storiche comuniste come Rosa Luxembourg, Karl Liebknecht e naturalmente Karl Marx, cui fu dedicata la rinominazione della città di Chemnitz.

Soprattutto dopo il IX Congresso del Partito nel 1976, la Germania Est ha sostenuto riformatori storici come Karl Freiherr vom Stein (1757-1831), Karl August von Hardenberg (1750-1822), Wilhelm von Humboldt (1767-1835) e Gerhard von Scharnhorst (1755-1813) come esempi e modelli.[7]

La Repubblica Democratatica Tedesca è stata eletta membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 1980-81.

Alle Olimpiadi estive del 1980 a Mosca, anche grazie al boicottaggio guidato dagli Stati Uniti, la Germania Est vinse un totale di 126 medaglie olimpiche, classificandosi al secondo posto dietro l'Unione Sovietica.

Il ricordo del Terzo Reich[modifica | modifica wikitesto]

Il regime comunista della DDR basava la sua legittimità sulla lotta dei militanti antifascisti. Una forma di "culto" della resistenza è stata istituita nel sito commemorativo del campo di Buchenwald, con la creazione di un museo nel 1958 e la celebrazione annuale del giuramento di Buchenwald fatto il 19 aprile 1945 dai prigionieri che si impegnavano a lottare per la pace e la libertà. Negli anni '90, l'"antifascismo di Stato" della DDR ha lasciato il posto all'"anticomunismo di Stato" della RFT. Da quel momento in poi, l'interpretazione dominante della storia della DDR, basata sul concetto di totalitarismo, portò all'equivalenza tra comunismo e nazismo.[8] Come mostra la storica Anne-Kathleen Tillack-Graf, i memoriali nazionali di Buchenwald, Sachsenhausen e Ravensbrück furono strumentalizzati politicamente nella DDR, in particolare durante le celebrazioni della liberazione dei campi di concentramento.[9]

Anche se ufficialmente costruito in opposizione al "mondo fascista" nella Germania occidentale, nel 1954, il 32,2% dei dipendenti della pubblica amministrazione erano ex membri del Partito Nazista. Tuttavia, nel 1961, la quota di ex membri del NSDAP tra il personale amministrativo di alto livello era inferiore al 10% nella DDR, rispetto al 67% nella RFT.[10] Mentre nella Germania occidentale è stato portato avanti un lavoro di memoria sulla rinascita del nazismo, ciò non è avvenuto nell'Est. Infatti, come osserva Axel Dossmann, professore di storia all'Università di Jena, "questo fenomeno era completamente nascosto. Per la SED (il partito comunista della Germania Est) era impossibile ammettere l'esistenza di neonazisti, poiché la DDR doveva essere uno Stato antifascista. La Stasi li teneva d'occhio, ma erano considerati estranei o prepotenti. Questi giovani sono cresciuti sentendo parlare due volte. A scuola era vietato parlare del Terzo Reich, mentre a casa i nonni raccontavano che grazie a Hitler avevamo le prime autostrade. Il 17 ottobre 1987, una trentina di skinhead si lanciarono con violenza su una folla di 2.000 persone a un concerto rock nella Zionskirche, senza che la polizia intervenisse.[11] Nel 1990, la scrittrice Freya Klier ricevette una minaccia di morte per aver scritto un saggio sull'antisemitismo e la xenofobia nella DDR. Il vicepresidente della SPDA Wolfgang Thierse, da parte sua, si è lamentato su Die Welt dell'ascesa dell'estrema destra nella vita quotidiana degli abitanti dell'ex DDR, in particolare del gruppo terroristico NSU; la giornalista tedesca Odile Benyahia-Kouider ha spiegato che "non è una coincidenza che il partito neonazista NPD abbia vissuto una rinascita attraverso l'Est".[12]

La storica Sonia Combe osserva che, fino agli anni '90, la maggior parte degli storici della Germania occidentale ha descritto lo sbarco in Normandia del giugno 1944 come un'"invasione", ha scagionato la Wehrmacht dalle sue responsabilità nel genocidio degli ebrei e ha costruito il mito di un corpo diplomatico che "non sapeva". Al contrario, Auschwitz non fu mai un tabù nella DDR. I crimini dei nazisti sono stati oggetto di numerose produzioni cinematografiche, teatrali e letterarie. Nel 1991, il 16% della popolazione della Germania Ovest e il 6% della Germania Est aveva pregiudizi antisemiti. Nel 1994, il 40% dei tedeschi occidentali e il 22% dei tedeschi orientali ritenevano che fosse stata data troppa enfasi al genocidio degli ebrei.[10]

Lo storico Ulrich Pfeil ricorda tuttavia che la commemorazione antifascista nella DDR aveva "un carattere agiografico e di indottrinamento".[13] Come nel caso della memoria dei protagonisti del movimento operaio tedesco e delle vittime dei campi di concentramento, essa fu "messa in scena, censurata, ordinata" e, durante i 40 anni del regime, fu uno strumento di legittimazione, repressione e mantenimento del potere.[13]

Ordinamento politico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Politica della Repubblica Democratica Tedesca.
Berlino, 7 ottobre 1989: Parata celebrativa per i 40 anni dalla nascita della DDR, oltre ad Honecker, presidente della DDR e altri dignitari tedeschi, sono presenti sul palco Jaruzelski, Ceaușescu e Gorbačëv

L'ordinamento della Germania Est era in parte assimilabile a quello degli altri Stati socialisti, ma caratterizzato da significative specificità determinate dal contesto tedesco e dal modo in cui lo Stato aveva avuto origine.[14]

La posizione dominante nel sistema politico era affidata al Sozialistische Einheitspartei Deutschlands (SED, Partito Socialista Unificato di Germania), formato dalla fusione dei comunisti della KPD coi socialdemocratici della SPD, con la finalità della costruzione di una società senza classi. Questo partito però, contrariamente a quanto avveniva in altri regimi comunisti, non si vedeva attribuito dalla Costituzione il ruolo di partito unico. Secondo il primo articolo della legge fondamentale della Germania Est, il SED svolgeva infatti il ruolo di "partito guida della classe operaia",[15] essendo esso affiancato da altri quattro partiti: i democratico-cristiani dell'Unione Cristiano Democratica, gli agrari del Partito Democratico Rurale di Germania, i liberaldemocratici del Partito Liberal-Democratico di Germania e i nazionaldemocratici del Partito Nazional-Democratico di Germania.

Tuttavia, al SED era comunque affidato il controllo della vita sociale e politica all’interno del paese. Il ruolo dei quattro partiti satellite era quello di raggruppare le classi religiose, contadine e piccolo-borghesi intorno al progetto politico socialista del SED. Un deputato della CDU ricoprì, ad esempio, per oltre sette anni la presidenza del Parlamento; un funzionario del partito presiedette per anni il Tribunale Superiore. Raccolti nel Fronte Nazionale, i cinque partiti controllavano ogni aspetto della vita politica, economica e sociale, centrale e locale, del Paese.

La Costituzione,[16] approvata il 30 maggio 1949 ed entrata in vigore il 7 ottobre dello stesso anno, istituiva un Parlamento con bicameralismo imperfetto diviso tra la Volkskammer (Camera del Popolo), composta da 400 membri eletti ogni 4 anni, a cui spettava il potere legislativo, e la Länderkammer (Camera dei Länder), avente funzione consultiva e di veto nelle questioni attinenti ai Land. Sei anni dopo la trasformazione dei Land in Bezirk (1952), distretti provinciali soggetti a un molto più stretto controllo da parte del potere centrale, la Länderkammer venne abolita e il Parlamento divenne unicamerale.

Le elezioni per la Volkskammer si svolgevano sulla base della Lista unica redatta dal Congresso del Fronte Nazionale. La suddivisione dei seggi parlamentari era prefissata, sulla base di una concezione secondo la quale i deputati non rappresentavano il singolo cittadino, come nella tradizione occidentale, perché dotati di un mandato politico espresso dagli elettori, ma perché rispecchianti socialmente il peso numerico dei ceti componenti l'elettorato.[17] Al SED erano dunque assegnati d'ufficio il 25% dei seggi parlamentari, agli altri quattro partiti il 10,4% ciascuno, ai sindacati (FDGB) il 13,4%, l'8% sia all'organizzazione giovanile della Libera Gioventù Tedesca (FDJ) sia all'Associazione Democratica delle Donne (DFD), mentre i restanti seggi erano appannaggio dell'Unione delle Associazioni Culturali, comprendente artisti, scienziati e docenti universitari. Tuttavia, l'elezione parlamentare faceva parte di un ben più complesso e articolato processo di consultazione democratica, nel quale l'elettorato era chiamato a proporre modifiche o aggiunte alle liste presentate dal Congresso del Fronte, che potevano essere presentate fino a 5 giorni prima delle elezioni, col fine di incarnare a pieno l'ideale del centralismo democratico. Inoltre, la redazione della Lista unica presentata all'elettorato in occasione dell'elezione era sempre basata sulle varie elezioni distrettuali.[18][19]

I poteri del capo dello Stato spettavano invece allo Staatsrat, il Consiglio di Stato, organo di direzione politica composto da 24 membri da cui dipendevano il Consiglio dei ministri e il Consiglio Nazionale di Difesa. La funzione egemone del SED si manifestava in un Diritto di Direttiva, praticamente vincolante, dell’ufficio politico del partito verso lo Staatsrat e soprattutto nell'usuale unificazione nella stessa persona delle cariche di Segretario Generale del SED, di Presidente dello Staatsrat e di Presidente del Consiglio di Difesa, che in situazioni d'emergenza poteva fra l'altro emanare provvedimenti e leggi senza l'autorizzazione parlamentare.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Divisioni amministrative della Germania orientale.
I 15 Bezirk (distretti) dal 1952 al 1990
Le frontiere dei cinque Länder del settore sovietico nel 1947 (tratti viola) e i Länder ricostituiti dalla DDR nel 1990 (tratti rossi)
Berlino, 4 novembre 1989: manifestazione popolare per la democrazia e un nuovo governo

Amministrativamente la Germania Est era divisa, dal 1952 al 1990, in 14 distretti (Bezirke): Rostock, Schwerin, Neubrandenburg, Magdeburgo, Potsdam, Francoforte sull'Oder, Halle, Lipsia, Cottbus, Erfurt, Gera, Suhl, Karl-Marx-Stadt e Dresda. La capitale era Berlino Est.

Distretto Superficie km² Popolazione (1961) Capoluogo Sigla Aut.
Cottbus
8 261
805 800
Cottbus
Z, G
Dresda
6 738
1 875 600
Dresda
R, Y
Erfurt
7 325
1 241 700
Erfurt
L, F
Francoforte sull'Oder
7 185
677 100
Francoforte sull'Oder
E
Gera
4 004
742 000
Gera
N
Halle
8 771
1 958 100
Halle/Saale
K, V
Karl-Marx-Stadt
6 009
2 098 600
Karl-Marx-Stadt
T, X
Lipsia
4 962
1 509 600
Lipsia
S, U
Magdeburgo
11 527
1 369 000
Magdeburgo
H, M
Neubrandenburg
10 793
639 600
Neubrandenburg
C
Potsdam
12 568
1 146 700
Potsdam
D, P
Rostock
7 074
856 200
Rostock
A
Schwerin
8 672
598 700
Schwerin
B
Suhl
3 856
549 400
Suhl
O
Berlino Est
403
1 509 600
Berlino Est
I

Forze armate e di polizia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Nationale Volksarmee, Stasi e Volkspolizei.

Le forze armate della DDR prendevano il nome di Nationale Volksarmee, mentre quelle di polizia Volkspolizei. Vi era poi la Stasi, la polizia politica segreta nonché agenzia di spionaggio e controspionaggio.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

La popolazione tedesco-orientale era nettamente inferiore a quella della Germania Ovest, data anche la sua minore estensione (circa i 2/5). L'urbanesimo era assai accentuato, visto che il 72% degli abitanti viveva in centri con oltre 2 000 abitanti (il 21% in centri con oltre 100 000 abitanti).

Le principali città, oltre alla capitale Berlino Est (1 088 000 abitanti nel 1990), erano Lipsia (581 000 abitanti nel 1990), Dresda (504 000 abitanti nel 1990), Halle, Erfurt, Jena, Rostock e Karl-Marx-Stadt.

Lingue[modifica | modifica wikitesto]

La lingua ufficiale era il tedesco, ma esisteva una minoranza linguistica soraba riconosciuta e tutelata dalla legge.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

A livello religioso, come negli altri Stati socialisti, non veniva professato per legge l'ateismo di Stato ma solo uno Stato fortemente laico e aconfessionale; pur non essendoci una politica antireligiosa ufficiale, vi fu in certi periodi una certa attenzione e diffusione dell'ateismo da parte di istituzioni culturali pubbliche.[20] Il protestantesimo non venne mai particolarmente ostacolato e il cattolicesimo venne dichiarato compatibile con l'edificazione del socialismo, mentre ci furono frizioni tra il governo della DDR e la Chiesa cattolica.[21] Il governo comunista ricostruì molti edifici di culto distrutti durante la seconda guerra mondiale, come il duomo di Berlino, di confessione luterana.

Tra il 46% e il 59% dei cittadini tedeschi del territorio della DDR (sia vissuti sotto la DDR sia i loro figli) si dichiarano atei e il 72% si dichiarano irreligiosi. Secondo molti studi e censimenti la ex Germania Est è la macroregione più atea nel mondo.[4][22]

Diritti delle donne e della comunità LGBT+[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1972 l'accesso alla contraccezione e all'aborto è diventato gratuito e coperto dal sistema sanitario pubblico.[23]

Il tasso di attività femminile nel 1990 nella Repubblica Democratica Tedesca era il più alto al mondo (91%). Questa situazione era dovuta in particolare al fatto che gli asili nido erano gratuiti e il loro numero e la loro istituzione consentivano alle donne di conciliare lavoro e vita familiare. In linea con gli altri paesi socialisti, la politica della RDT si orientava verso una completa emancipazione del ruolo femminile all'interno della società, promuovendo la donna in ogni campo politico, sociale, lavorativo, intellettuale e artistico, e propugnando l'uguaglianza tra i sessi. I diritti lavorativi delle donne erano garantiti dalla legge costituzionale.[19]

Dopo l'unificazione con la Repubblica Federale la maggior parte delle strutture sociali per bambini e adolescenti (asili nido, scuole materne, studi supervisionati, club giovanili, campi estivi, ecc.) sono state gradualmente smantellate.[23]

Sebbene dominata da norme eterosessuali, la Repubblica Democratica Tedesca riuscì a compiere grandi passi avanti anche in materia dei diritti degli omosessuali. L'omosessualità fu completamente decriminalizzata nel 1968, anticipando di un anno la Repubblica Federale. La nazione vide un primo inizio di attivismo omosessuale organizzato negli anni '70, quando fu fondata la Homosexuelle Interessengemeinschaft Berlin (HIB). Nel 1985, parzialmente in risposta al crescente movimento sociale, lo stato avviò una campagna per eliminare la discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale e romantico. La Corte Suprema della RDT dichiarò nel 1987 che "gli omosessuali non si trovavano al di fuori della società socialista e i diritti civili dovevano essere garantiti loro, come per tutti gli altri cittadini", affermando che "l'omosessualità come l'eterosessualità rappresentava una forma di orientamento sessuale", anticipando l'Organizzazione mondiale della sanità che depennò l'omosessualità dalla lista dei disturbi mentali riconosciuti solo nel 1990.[24][25]

Televisione e radio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Censura nella Repubblica Democratica Tedesca.

La televisione e la radio della DDR erano controllate dallo Stato. Rundfunk der DDR (Radiodiffusione della DDR) è stata l'organo ufficiale di radiodiffusione dal 1952 fino alla riunificazione tedesca. La struttura aveva sede presso Funkhaus Nalepastraße a Berlino Est. Deutscher Fernsehfunk (DFF), a partire dal 1972-1990 nota come Fernsehen der DDR o DDR-FS, è stata l'emittente televisiva di Stato dal 1952.

Gran parte della DDR (con l'eccezione di Dresda, l'isola di Rügen e la foce dell'Oder) poteva ricevere tuttavia le TV pubbliche dell'Ovest ARD e ZDF.

La DT64 fu una radio emblema della cultura dei giovani dell'ex Germania Est, nata nel 1964 durante il raduno della Libera Gioventù Tedesca allo storico campo estivo Deutschlandrtreffen der Jugenddiede di gruppi musicali anche dell'Ovest, doveva trasmettere soltanto per 99 ore, durante il festival, ma per il grande successo venne confermata come emittente fissa. DT64 venne spesso presa di mira da parte dei più influenti personaggi politici del tempo. Nonostante ciò, la stazione continuò a trasmettere i suoi contenuti fino al 1991 sovvenzionata dallo Stato e autonomamente fino al 1993, l'annuncio della chiusura della radio produsse proteste talmente animate che la fine della DT64 fu ritardata di due anni. DT64 diede voce alla voglia di cambiamento di migliaia di tedeschi, i suoi programmi furono uno spazio in cui le nuove generazioni ai tempi della DDR si riconoscevano e ascoltavano la loro musica preferita.

La casa discografica di Stato, l'unica peraltro in quanto gli LP e le cassette estere non erano ammesse all'importazione, era la Amiga, controllata direttamente dalla Rundfunk der DDR. Oltre alla produzione discografica interna, soprattutto musica classica e musica pop cantata solamente in lingua tedesca, l'Amiga stampava anche dischi di artisti e complessi esteri famosi, sempre su licenza, come ad esempio The Beatles, Pink Floyd, ABBA e Amanda Lear. Famosi sono le stampe Amiga dei dischi di gruppi non appartenenti alla DDR, tagliati (di tre album originali l'Amiga ricavava un unico prodotto commerciale). Gli artisti pop più quotati della DDR venivano proposti anche per il mercato discografico della Germania Ovest tramite le stampe della Pool Record, sussidiaria della Teldec (Telefunken-Decca West Germany). L'Amiga esiste ancora oggi ma è stata privatizzata nel 1992, appartiene al gruppo discografico BMG (Bertelsmann Music Group) che ha riproposto negli ultimi anni quasi tutti gli album musicali della DDR in formato CD.

Il problema dell'espatrio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Confine tra Germania Est e Germania Ovest.

Già pochi anni dopo l'instaurazione del regime, la Germania Est fu interessata da un notevole flusso migratorio verso la Germania Ovest. Nel 1961 il SED procedette alla chiusura delle frontiere con la RFT e all'edificazione del muro di Berlino, per impedire l'emigrazione verso la parte occidentale della città. L'art. 10 della Costituzione, che garantiva il diritto di espatrio, venne abrogato, mentre l'espatrio fu ribattezzato "fuga dalla Repubblica" e inserito, quale nuova fattispecie del codice penale, nella stessa sezione relativa ai delitti contro lo Stato. Le guardie di frontiera (Grenztruppen), avevano l'ordine di arrestare chi, non autorizzato, tentasse di varcare il confine.

Formalmente l'espatrio non era vietato in maniera assoluta. Anzitutto l'impedimento riguardava solo i confini terrestri con la Germania Ovest e quelli marittimi nel mar Baltico con Danimarca e Svezia. Si poteva invece espatriare verso gli Stati del Patto di Varsavia, anche perché il divieto di espatrio verso gli Stati occidentali fu adottato da ciascuno di essi. I pensionati potevano espatriare per trascorrere nell'Ovest le vacanze o incontrare i parenti. Chi voleva lasciare il Paese per trasferirsi all'estero incontrava molti più ostacoli: occorreva infatti inoltrare un'apposita richiesta al Ministero degli Esteri, la cui approvazione era però assai difficile. Oltretutto chi inoltrava la domanda rischiava di essere inserito negli elenchi dei sospetti della polizia segreta, la Stasi (Staatssicherheit). Reiterarla più volte, in caso di mancata risposta o a seguito di rifiuto, poteva anche comportare il carcere.

La chiusura dei confini durò fino al 1989. Agli inizi dell'anno nulla lasciava pensare all'abrogazione del divieto di espatrio: nonostante la glasnost' avviata dal capo di Stato sovietico Michail Gorbačëv, il presidente tedesco-orientale Erich Honecker dichiarò che il muro avrebbe diviso Berlino per altri 100 anni, mantenendo saldamente il regime su posizioni totalitarie. Ma al contempo l'Ungheria decise di aprire le frontiere con l'Austria: ciò permetteva ai cittadini della DDR di poter raggiungere la RFT, passando per Cecoslovacchia, Ungheria e Austria. Fu così che la DDR si vide costretta ad abrogare il divieto di espatrio e lasciar abbattere, il 9 novembre, il muro.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Inaugurazione del monumento a Karl Marx a Karl-Marx-Stadt, oggi Chemnitz, il 9 ottobre 1971
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Economia della Repubblica Democratica Tedesca.

Nella DDR il controllo del regime sull'economia fu forse il più forte tra tutti gli altri Paesi del Patto di Varsavia. Di fronte a un Paese devastato dalla seconda guerra mondiale, il SED riuscì fin dalla fine degli anni quaranta a creare un sistema economico molto industrializzato e competitivo. Un'agricoltura autosufficiente, una sviluppata industria chimica e siderurgica in un territorio ricco di lignite e di potassa, un sistema stradale e ferroviario, per quanto limitato in assoluto, comunque superiore a quello dei Paesi fratelli, resero la DDR ai primi anni sessanta il fiore all'occhiello industrializzato del mondo comunista e il più avanzato sul piano economico.

Il diritto a un lavoro era sancito per legge. Per raggiungere questo obiettivo era lo Stato a creare posti di lavoro. La maggior parte delle persone lavoravano in aziende statali oppure in consorzi. I salari e gli stipendi non erano uguali per tutti, ma le differenze erano minime. Un commesso guadagnava 600-800 marchi al mese, un ingegnere al massimo 1200 marchi. Alcuni artigiani guadagnavano più delle persone con un titolo di studio. Il sistema scolastico (come quello sanitario) era gratuito per tutta la popolazione: ciò comportava che tutti i bambini avevano la possibilità di andare all'asilo nido. Le madri avevano diritto a ricevere una sovvenzione economica per la maternità nel periodo compreso tra sei settimane prima del parto e sei settimane dopo. Gli appartamenti avevano affitti alla portata di tutti, ma soprattutto non subivano aumenti per decenni. Un appartamento di quattro stanze costava 94,80 marchi, incluso il costo del riscaldamento. Nella media un metro quadrato al mese costava 1 marco. L'assegnazione degli appartamenti avveniva da parte dell'amministrazione comunale in base alla situazione familiare. Gli studenti non ricevevano quasi mai un appartamento proprio ma vivevano in alloggi comuni. Con il matrimonio una coppia aveva il diritto di avere un appartamento, più piccolo per i primi tempi, più grande successivamente.

Il livello di benessere della popolazione era tuttavia di gran lunga inferiore a quello della Germania Occidentale e forse fu questo confronto coi "cugini" dell'Ovest a indurre i dirigenti orientali a rafforzare la morsa sul panorama economico. In un primo tempo il divario tra le due Germanie fu imputato all'ingente debito che la DDR aveva con l'URSS per gli aiuti di ricostruzione. Ma già nel 1969, di fronte a uno spaventoso deficit pubblico, lo Stato non seppe modernizzare l'economia alle esigenze reali della popolazione. Ne risultò una crisi dei beni di consumo, oltre all'arretratezza che l'assenza di una competizione tra imprese generava nell'economia tedesco-orientale. Ad esempio, i cittadini dovevano attendere anni prima di acquistare automobili, che potevano peraltro essere solo le Trabant (oggi divenute veri pezzi da collezione per gli appassionati di auto), le Wartburg e pochi altri modelli. Il tempo di attesa per un'automobile poteva anche oltrepassare i 10 anni.[26][27]

Occasionalmente viene ribadito un alto reddito medio pro capite nella Germania Est; secondo una fonte divulgativa italiana nel 1987 sarebbe stato di 7180 $ contro i 6390 $ dell'Italia.[28] Un tale confronto è però basato sulla parità rispetto al marco occidentale, mentre al cambio la valuta non convertibile otteneva nella media degli anni il 20% del valore nominale. Anche il valore d'acquisto non è direttamente paragonabile, dato che da una parte molti prezzi al consumatore erano sovvenzionati, dall'altra molti prodotti non potevano essere acquistati con la valuta ufficiale. Un indice piuttosto preciso è il Richtungskoeffizient, adottato dalla stessa DDR per contabilizzare internamente il commercio con gli Stati occidentali, giunto nel 1988 al fattore di 1:4,4.[29]

Dopo la riunificazione, la Treuhand, organismo incaricato della privatizzazione del «patrimonio del popolo» (nome dato alle imprese pubbliche nella DDR), si trova alla testa di 8 000 società e dei loro 32 000 stabilimenti e di un impero immobiliare. In pochi anni, circa 13 000 imprese sono vendute, per la stragrande maggioranza, a investitori e imprese della Germania occidentale. Nel luglio 1991 la produzione industriale è diminuita del 43,7% rispetto all'anno precedente, del 51,9% in agosto e di quasi il 70% alla fine dell'anno. Il numero ufficiale di disoccupati sale da appena 7 500 nel gennaio 1990 a 1,4 milioni nel gennaio 1992, e più del doppio contando i lavoratori in disoccupazione tecnica, in riconversione o in prepensionamento. Nei cinque anni successivi alla caduta del muro di Berlino, la disoccupazione avrebbe colpito l'80% degli attivi.[30]

Le donne hanno incontrato ulteriori difficoltà. Per aumentare le loro possibilità di ritrovare un lavoro, sono state molte a farsi sterilizzare. Mentre il centro ospedaliero di Magdeburgo aveva praticato 8 sterilizzazioni nel 1989, queste sono passate a 1200 nel 1991, rilevano i sociologi Fritz Vilmar e Gislaine Guittard. Dal 1989 al 1992, il numero di dipendenti della ricerca, dell'istruzione superiore, compresa quella industriale, scende da oltre 140 000 a meno di 38 000. Molti centri di ricerca e accademie scientifiche sono chiusi. Circa il 72% degli scienziati dell'ex DDR è stato destituito in tre anni. Il personale rimanente è stato sottoposto a test per valutare le sue convinzioni politiche. Questa eliminazione della maggior parte degli scienziati è giustificata da imperativi ideologici: «Bisogna sradicare l'ideologia marxista procedendo a cambiamenti di strutture e di personale», indica un documento dell'Accademia delle scienze nel luglio 1990.[30]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Il calcio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: DDR-Oberliga.

Il massimo campionato di calcio della Germania Est era la DDR-Oberliga, istituita nel 1948 e soppressa nel 1991.

La DDR nella memoria dei tedeschi dell'Est[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Ostalgie.

Il termine Ostalgie è entrato ufficialmente nel vocabolario tedesco nel 1993. Unione delle parole "est" e "nostalgia" della lingua tedesca, l'Ostalgie indica quel sentimento di malinconia nei confonti della vita socialista all'interno della DDR.[31][32] Il film Good Bye, Lenin! (2003), una delle pellicole con più successo della storia cinematografica tedesca, è ispirato a questo stato d'animo post-riunificazione.[33]

A livello istituzionale, nel 2006 a Berlino ha aperto il DDR Museum, un museo interattivo che racconta aspetti politici, culturali e di vita quotidiana nella DDR.[34] Un museo dedicato invece alla storia e alla struttura del Ministero per la Sicurezza di Stato (Stasi) è attivo dal 1990 nello storico quartier generale del Ministero, situato nel quartiere berlinese di Lichtenberg.[35]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Nella DDR la cultura e l'istruzione venivano promosse e regolamentate in base alla dottrina statale. La costituzione del 1968 propagandava una cultura socialista, una vita ricca di cultura per i lavoratori e uno stretto legame degli artisti con la vita del popolo. "Cultura del corpo, sport e turismo sono elementi della cultura socialista votato a un pieno sviluppo fisico e spirituale dei cittadini."

Teatro e cabaret erano diffusi nella DDR e a Berlino esisteva una scena culturale attiva. La celebre Semper Oper di Dresda, distrutta durante la seconda guerra mondiale, venne riaperta nel 1985. Il Friedrichstadt-Palast a Berlino fu l'ultimo grande edificio culturale eretto nella DDR.

Peculiare nella cultura della DDR è l'esistenza di un ampio spettro di gruppi musicali di rock tedesco. La loro gamma va dal dichiarato "rock di Stato" come quello dei Puhdys fino a gruppi musicali più critici come Tilly e Renft. Alcune formazioni come Karat o City hanno festeggiato anche successi internazionali.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina della Repubblica Democratica Tedesca.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia in lingua tedesca[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia in lingua italiana[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia in lingua inglese[modifica | modifica wikitesto]

Festività[modifica | modifica wikitesto]

Data Nome italiano Nome tedesco Note
1º gennaio Capodanno Neujahr
8 marzo Giornata internazionale della donna Internationaler Frauentag Ricorrenza internazionale.
Variabile Venerdì santo Karfreitag Il venerdì precedente alla Pasqua
Variabile Pasqua Ostersonntag Prima domenica successiva al primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera.
Variabile Lunedì dell'Angelo Ostermontag Lunedì di Pasqua, Pasquetta, non più festa ufficiale dal 1967.
1º maggio Festa dei lavoratori Internationaler Kampf- und Feiertag der Werktätigen für Frieden und Sozialismus Ricorrenza internazionale
Variabile Festa del papà / Ascensione Vatertag / Christi Himmelfahrt Il primo giovedì dopo la 5ª domenica di Pasqua. Semplice ricorrenza.
Variabile Lunedì di Pentecoste Pfingstmontag Cade nel cinquantesimo giorno dopo la domenica di Pasqua
7 ottobre Festa della Repubblica Tag der Republik Festa nazionale
25 dicembre Natale 1. Weihnachtsfeiertag Nascita di Gesù Cristo
26 dicembre Santo Stefano 2. Weihnachtsfeiertag Secondo festivo di Natale

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nella costituzione e negli atti ufficiali la città era chiamata Berlino, capitale della RDT (Berlin, Hauptstadt der DDR)
  2. ^ Dal 1968 la coalizione governativa del Fronte Nazionale, una sorta di Fronte popolare allargato, unica ammessa alla vita politica, benché fosse composta de jure di 5 partiti di orientamento politico in apparenza diverso, fu completamente egemonizzato de facto dalla SED che divenne in pratica il partito comunista unico della DDR, analogamente a quanto accadeva negli altri Stati socialisti.
  3. ^ Emendamento costituzionale del 1952
  4. ^ Almeno fino alla morte di Wilhelm Pieck nel 1960, le istituzioni della RDT erano formalmente simili a quelle di una Repubblica parlamentare e la sua Costituzione era simile formalmente a quella di una democrazia liberale

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ „40 Jahre DDR“ – Staatliche Zentralverwaltung für Statistik, Mai 1989.
  2. ^ Art. 1 Costituzione del 1949: "Deutschland ist eine unteilbare demokratische Republik; sie baut sich auf den deutschen Ländern auf."
  3. ^ (DE) Die DDR ändert ihre Verfassung, su bundesregierung.de. URL consultato il 12 dicembre 2020.
  4. ^ a b (EN) East Germany the "most atheistic" of any region, su dialoginternational.com, Dialog International, 2012. URL consultato il 24 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 13 dicembre 2012).
    «L'ateismo è il più "forte" nei paesi europei del nord-ovest, quali la Scandinavia e gli ex stati sovietici (Polonia esclusa). La ex Germania Est ha la più alta percentuale di persone che dicono di non aver mai creduto in Dio (59%) [...].»
    (Traduzione propria)
  5. ^ (DE) Sören Marotz, Elke Sieber, Dr. Stefan Wolle, DDR Museum Führer - Das Buch zur Dauerausstellung, traduzione di Maria Paola Usai, DDR Museum Verlag GmbH, Karl-Liebknecht-Str. 1, 10178 Berlin, 2017.
  6. ^ David Priestand, Red Flag: A History of Communism, New York: Grove Press, 2009
  7. ^ Weitz, Eric D. (1997). Creating German Communism, 1890–1990: From Popular Protests to Socialist State. Princeton, New Jersey: Princeton University Press.
  8. ^ Combe, Sonia (April 2020). "À Buchenwald, les antifascistes ont perdu la guerre mémorielle". Le Monde diplomatique (in francese).
  9. ^ (DE) Anne-Kathleen Tillack-Graf, Erinnerungspolitik der DDR. Dargestellt an der Berichterstattung der Tageszeitung "Neues Deutschland" über die Nationalen Mahn- und Gedenkstätten Buchenwald, Ravensbrück und Sachsenhausen, Frankfurt am Main, Peter Lang, 2012, pp. 2–3, 88–91, ISBN 978-3-631-63678-7.
  10. ^ a b Combe, Sonia (gennaio 2021). "Antisémite, l'Allemagne de l'Est ?". Le Monde diplomatique (in francese).
  11. ^ Benyahia-Kouider, Odile (2013). L'Allemagne paiera (in francese). pp. 166–167.
  12. ^ Benyahia-Kouider, Odile (2013). L'Allemagne paiera (in francese). pp. 179.
  13. ^ a b (DE) Ulrich Pfeil, Die DDR als Zankapfel in Forschung und Politik, su bpb.de. URL consultato il 20 dicembre 2022.
  14. ^ "Il Grande Atlante", editrice Rizzoli, Milano 1980. Dall'opera è tratta gran parte delle informazioni contenute nella sezione.
  15. ^ Costituzioni della Germania dell'Est - frwiki.wiki, su it.frwiki.wiki. URL consultato il 9 gennaio 2023.
  16. ^ Wayback Machine (PDF), su web.archive.org. URL consultato il 16 luglio 2022 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2014).
  17. ^ Nella "teoria generale del diritto", la "rappresentanza" di un soggetto capace può sostenersi solo sulla base di un mandato liberamente conferito dal rappresentato. Cfr. PERASSI, Introduzione alle scienze giuridiche, Padova, 1967.
  18. ^ (EN) nrichardsonlittle, More Than Just an Oxymoron? Democracy in the German Democratic Republic., su Superfluous Answers to Necessary Questions, 10 aprile 2016. URL consultato il 5 gennaio 2023.
  19. ^ a b (EN) Mary Fulbrook, The People's State, East German Society from Hitler to Honecker, New Haven, 2005.
  20. ^ Fulbrook, "The Limits Of Totalitarianism: God, State and Society in the GDR"
  21. ^ Stephen R. Bowers, "Private Institutions in Service to the State: The German Democratic Republic's Church in Socialism," East European Quarterly, Spring 1982, Vol. 16, Issue 1, pp. 73–86.
  22. ^ (EN) WHY EASTERN GERMANY IS THE MOST GODLESS PLACE ON EARTH, su worldcrunch.com, Die Welt, 2012. URL consultato il 24 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 26 agosto 2012).
    «La statistiche che colpiscono di più sono quelle dei giovani di età inferiore ai 28 anni: più del 71% di quelli della Germania Est in questo gruppo di età dicono di non aver mai creduto nell'esistenza di Dio. Ciò è quello che si vede nel gruppo fra i 38 e i 47 anni di età, tra i quali i non-credenti sono il 72.6%. [...] Approssimativamente il 46% di quelli intervistati nella Germania Est si dichiarano atei, in confronto al [...] 4.9% della Germania Ovest. [...] Nella Germania Est il trend si rafforza effettivamente nel tempo: tra il 1991 e il 2008 il numero di atei è aumentato del 3.4% mentre nello stesso periodo in Russia il numero è sceso dell'11.7%.»
    (Traduzione propria)
  23. ^ a b Fulbrook, Mary. The People's State: East German Society from Hitler to Honecker (Yale University Press, 2005). 352 pp. ISBN 0-300-10884-2.
  24. ^ Raelynn J. Hillhouse, Out of the Closet behind the Wall: Sexual Politics and Social Change in the GDR, in Slavic Review, vol. 49, n. 4, 1990, pp. 585–596, DOI:10.2307/2500548. URL consultato il 13 gennaio 2023.
  25. ^ Susanna L. Cassisa, Gay Identity in the GDR: The Homosexuelle Interessengemeinschaft Berlin between Self-Expression and State Control, 2021.
  26. ^ Autos in der DDR | MDR.DE Archiviato il 18 aprile 2009 in Internet Archive.
  27. ^ (DE) Wartburgbestellung, Wartburg 353 bis 1.3 und RS 1000 (PDF), su andreas-e-koch.de. URL consultato il 10 maggio 2009 (archiviato il 14 luglio 2014).
  28. ^ AAVV, Atlante Enciclopedico Touring Volume 2: Europa, Milano, Touring Club Italiano, 1987. ISBN 88-365-0299-7
  29. ^ (DE) http://www-zope.uni-regensburg.de:8080/Fakultaeten/WiWi/Goemmel/Vorlesungsskripten%20WS/Skript-WS-08-09-Kurs%204-Bundesrepublik%20vs%20DDR-S-126-134.pdf[collegamento interrotto]
  30. ^ a b (EN) Rachel Knaebel & Pierre Rimbert, The economic Anschluss of the GDR, su mondediplo.com, 1º novembre 2019. URL consultato il 13 dicembre 2021.
  31. ^ Ostalgie: la romantica nostalgia della DDR, su traveltherapists - La terapia del viaggio, 27 febbraio 2020. URL consultato il 17 luglio 2022.
  32. ^ Autore Kater, Ostalgie, su Kater, 9 maggio 2019. URL consultato il 17 luglio 2022.
  33. ^ GOOD BYE LENIN!, su Spietati - Recensioni e Novità sui Film, 1º dicembre 2002. URL consultato il 17 luglio 2022.
  34. ^ (DE) Geschichte zum Anfassen, su DDR Museum, 8 dicembre 2016. URL consultato il 17 luglio 2022.
  35. ^ Museo della Stasi, su www.visitberlin.de. URL consultato il 17 luglio 2022.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

In italiano[modifica | modifica wikitesto]

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  • AA.VV., Sviluppo locale – 25. Cooperazione locale nella Germania Est, Rosenberg & Sellier, Torino, 2006, ISBN 88-7011-986-6.
  • Eva Banchelli, Taste the East: Linguaggi e forme dell'Ostalgie, Bergamo, Sestante Edizioni, 2006, ISBN 88-7011-986-6.
  • Vladimiro Giacchè, Anschluss. L'annessione. L'unificazione della Germania e il futuro dell'Europa, Reggio Emilia, Imprimatur Editore, 2013, ISBN 88-68304-45-7.
  • Piero Bernocchi, Oltre il muro di Berlino. Le ragioni della rivolta in Germania Est, in Controcorrente, vol. 3, Bolsena, Massari, 1990, ISBN 88-85378-09-9.
  • Fabio Bertini e Antonio Missiroli, La Germania divisa, Milano, Giunti Editore, 1994, ISBN 88-09-20351-8.
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  • Luigi Lusenti, State lasciando il settore americano, Milano, Comedit 2000, 2004, ISBN 88-86751-54-0.
  • Lilli Gruber e Paolo Borella, Quei giorni a Berlino. Il crollo del Muro, l'agonia della Germania Est, il sogno della riunificazione: diario di una stagione che ha cambiato l'Europa, in Antenne, vol. 3, Roma, RAI-ERI, 1990, ISBN 88-397-0594-5.
  • Erich Honecker, Appunti dal carcere, Milano, Nemesis Edizioni, 2010, ISBN 978-88-97105-01-5.
  • Guido Knopp, Goodbye DDR. La storia, la politica e la vita nella Germania dell'Est prima della caduta del muro di Berlino, Brugherio, Hobby & Work Publishing, 2006, ISBN 88-7851-345-8.
  • Charles S. Maier, Il crollo. La crisi del comunismo e la fine della Germania est, in Biblioteca storica, traduzione di Natalia Levi, Bologna, Il Mulino, 1999, ISBN 88-15-07212-8.
  • Francesco Radice, Il muro di Berlino, Roma, Sistema Editoriale SE-NO, 2001, ISBN 88-88293-01-9.
  • Enzo Rava, Vita quotidiana drammatica e balorda dietro il muro di Berlino, Roma, Manifestolibri, 2004, ISBN 978-88-7285-356-6.
  • Ellen Sesta, Il tunnel della libertà. 123 metri sotto il Muro di Berlino: la straordinaria avventura di due italiani a Berlino nel 1961, traduzione di Umberto Gandini, Milano, Garzanti Libri, 2002, ISBN 88-11-74029-0.
  • Bruno Zoratto, Gestapo rossa. Italiani nelle prigioni della Germania dell'Est, in Testimonianze, Milano, SugarCo, 1992, ISBN 88-7198-128-6.

In tedesco[modifica | modifica wikitesto]

  • Dahn, Daniela. Wenn und Aber: Anstiftungen zum Widerspruch, Berlin: Rowohlt Verlag, 1997
  • Dahn, Daniela. Westwärts und nicht vergessen: Vom Unbehagen in der Einheit, Rowohlt Verlag, 1997
  • Dahn, Daniela. Vertreibung ins Paradies: Unzeitgemäße Texte zur Zeit, Berlin: Rowohlt Verlag, 1998
  • Rauhut, Michael: Rock in der DDR 1964 bis 1989 (Zeitbilder). Bundeszentrale für politische Bildung, Bonn 2002.
  • Rauhut, Michael: Schalmei und Lederjacke. Udo Lindenberg, BAP, Underground – Rock und Politik in den achtziger Jahren. Schwarzkopf & Schwarzkopf, Berlin 1996.
  • Tillack-Graf, Anne-Kathleen: Erinnerungspolitik der DDR. Dargestellt an der Berichterstattung der Tageszeitung „Neues Deutschland" über die Nationalen Mahn- und Gedenkstätten Buchenwald, Ravensbrück und Sachsenhausen. Peter Lang, Frankfurt am Main 2012.

In francese[modifica | modifica wikitesto]

  • Benyahia-Kouider, Odile (2013). L'Allemagne paiera.
  • Combe, Sonia (April 2020). À Buchenwald, les antifascistes ont perdu la guerre mémorielle. Le Monde diplomatique.
  • Combe, Sonia (gennaio 2021). Antisémite, l'Allemagne de l'Est ?. Le Monde diplomatique.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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