Camerino

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Camerino
comune
Camerino – Stemma Camerino – Bandiera
Camerino – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Macerata-Stemma.png Macerata
Sindaco Dario Conti (centro-destra) dal 6/06/2009
Territorio
Coordinate 43°07′54.55″N 13°03′49.79″E / 43.131819°N 13.063831°E43.131819; 13.063831 (Camerino)Coordinate: 43°07′54.55″N 13°03′49.79″E / 43.131819°N 13.063831°E43.131819; 13.063831 (Camerino)
Altitudine 661 m s.l.m.
Superficie 129,69 km²
Abitanti 7 130[1] (31-12-2010)
Densità 54,98 ab./km²
Frazioni Agnano, Arcofiato, Arnano, Campolarzo, Canepina, Capolapiaggia, Casale, Caselle, Cignano, Colle Altino, Costa San Severo, Letegge, Leteggiole, Mecciano, Merganano Sant'Angelo, Mergnano San Pietro, Mergnano San Savino, Mistrano, Morro, Paganico, Palentuccio, Paterno, Perito, Pian d'Aiello, Pianpalente, Piegusciano, Polverina, Pontelatrave, Ponti, Pozzuolo, Rocca d'Aiello, Sabbieta Alta, San Luca, San Marcello, Santa Lucia, Sant'Erasmo, Sellano, Sentino, Selvazzano, Sfercia, Statte, Strada, Torrone, Tuseggia, Valdiea, Valle San Martino, Valle Vegenana, Varano
Comuni confinanti Caldarola, Castelraimondo, Fiastra, Muccia, Pievebovigliana, Pioraco, Sefro, Serrapetrona, Serravalle di Chienti
Altre informazioni
Cod. postale 62032
Prefisso 0737
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 043007
Cod. catastale B474
Targa MC
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 481 GG[2]
Nome abitanti camerinesi/camerti
Patrono san Venanzio
Giorno festivo 18 maggio
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Camerino
Posizione del comune di Camerino nella provincia di Macerata
Posizione del comune di Camerino nella provincia di Macerata
Sito istituzionale

Camerino ("Cammerinu" o "Cammerì" o "Cammirì" in dialetto locale) è un comune italiano di 7.135 abitanti[3] della provincia di Macerata nelle Marche, noto soprattutto per la presenza dell'Università fondata in età medievale.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Panorama invernale della città di Camerino
La campagna di Camerino

Distante 47 km da Macerata, la città di Camerino è situata tra le valli del Chienti e del Potenza, in una suggestiva posizione su di un colle al centro della zona montana della provincia di Macerata, chiusa a sud dal massiccio dei Monti Sibillini e a nord dal Monte San Vicino. Il territorio è caratterizzato per la maggior parte da un paesaggio collinare, con una gradevole alternanza di campi coltivati, piccoli boschi e querce secolari.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Camerino.

Camerino, data l'altitudine (661 m s.l.m.) e la posizione, risente di un clima continentale umido, tipicamente sub-appenninico. Le precipitazioni annue ammontano a 1042 mm, con massimi tra l'autunno e la primavera. La sua esposizione a est-nord-est, solo parzialmente limitata dalle montagne che la separano dalla costa, fa sì che d'inverno venga interessata da nevicate frequenti e spesso molto abbondanti. Le estati sono calde, ma mitigate nei valori minimi e raramente afose. Molti i temporali pomeridiano-serali. La temperatura media di gennaio si aggira sui +2 °C e quella di luglio sui +22 °C.

Urbanistica[modifica | modifica sorgente]

« ... la si vede quasi con meraviglia, uscendo dai monti, sul cucuzzolo di un colle, eminente, isolato. Un forestiere che salisse tra la nebbia se la troverebbe davanti come un'apparizione... Il suo profilo lontano esprime un destino di signoria. »
(Ugo Betti)

La vecchia città, il centro storico accresciuto nei borghi, vive di toni sommessi e caldi; la pietra si alterna al cotto all'intonaco rosato, ocra, arancio. La compattezza, il colore, la grana dell'arenaria variano: da Serrapetrona proveniva pietra rosa; da Morro pietra rossastra; da Massaprofoglio, Valcimarra, Campolarzo pietra biancastra; da San Luca, Mergano, Valeano, Paganico pietra calcarea argillosa. L'uso frequente dei laterizi risolve in gioco di equilibrio arenaria-mattone tutta l'edilizia camerte. Gli agenti atmosferici scavano in continuazione. Pertanto l'intonaco si impone come salvaguardia e decorazione; spessissimo gli edifici presentano portali, zoccolo, capitelli, cornici di porte del morto, mascheroni o solo brani intatti di muro.

Così la città conserva toni medi che fondono in ogni stagione con equilibri diversi all'ambiente che la circonda. Architettura e natura prendono vita e fisionomia. Camerino trae dalla stretta interdipendenza tra la compattezza muraria tipico del suo nucleo urbano e l'aspra collina il senso di compiutezza tipico delle creature nate per un luogo, cresciute nell'attività e nella cultura plurisecolare di abitanti attenti e misurati, radicati nella propria città vogliosi di difendere a sé i propri valori. Il volto di Camerino ha il sapore delle cose amorosamente vissute. A nord congiunge la città allo spalto e al declivio collinare una fascia di pini; nella circonvallazione di levante è stato disarmonizzato il rapporto natura-architettura, prima vissuto nelle piante dell'orto botanico, con un lungo filone di alte abitazioni moderne.

A chi viene da Muccia, alta sulla rupe, la città si stringe a castello; a chi la segue a ovest e nord la linea curva si spezza, si allunga, sempre più placidamente avvinghiando i movimenti lenti della collina. Compatte le mura castellane nascono dal profondo; le abitazioni aprono poche file di finestre, rettangoli eguali d'ombra sul rosa del mattone, contro il verde dei pini e l'azzurro del cielo. Fino al monumento a Vitalini e a San Venanzetto ove le mura del castello si attenuano e nascono i borghi.

A chi viene da San Luca, l'antica cinta, dalla Rocca Borgesca a San Venanzetto, appena deturpata da poche costruzioni interne eterogenee, si allunga nella luce smorzata fino a San Venanzio. I borghi si fanno veramente città a chi viene da Torre di Beregna, adagiati a conca, dall'alto vertice del duomo a Coldibove, dalle Mosse fino all'orto botanico.

La cinta muraria abbracciò i borghi nel 1384: la via esterna per le Mosse, ripresa dall'ex ferrovia del tram, corre sui resti delle recinzioni; la porta Sancti Framus, ora chiamata arco di Vannucci, ne testimonia la potenza. Ma a chi viene da lontano appaiono solo le costruzioni rosa alte nel vertice e le case basse quasi cineree della conca.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La preistoria[modifica | modifica sorgente]

Nei monti circostanti Camerino hanno lasciato tracce popolazioni dei tempi più remoti della preistoria. Presso la zona di Torre Beregna e nelle grotte di Monte Primo sono stati rinvenuti utensili di pietra più o meno elaborati, frammenti di terracotta, cocci di grossolane stoviglie fatte a mano.

I Camerti ed i Romani[modifica | modifica sorgente]

I Camerti erano una tribù umbra che valicò l'Appennino e nell'incontro con questa terra e con gli abitanti già esistenti, presero l'identità di un piccolo popolo (Umbri Camerti). Secondo una leggenda, i Camerti avevano abbandonato la loro città natia, Kamars, perché vinti in guerra dal popolo dei Pelasgi. Proprio per questo, onde ricordare la loro antica patria, diedero il nome di Cameria, o Camerta, alla nuova città da loro fondata, nome da cui poi sarebbe derivato il termine Camerino. I Camerti ed i Romani strinsero un trattato di alleanza con eguali condizioni, l'Aequum Foedus (309 a.C.). Lo stesso privilegio della cittadinanza romana, confermata da Gaio Mario nel 101 a.C. e da Settimio Severo nel 210, garantisce ancora la grande importanza della città camerte nel III secolo. Alla fine del IV secolo i Camerti erano ritenuti forti guerrieri e cercati come alleati. Sappiamo con certezza che durante la seconda guerra punica i Camerti fornirono a Roma 600 combattenti. Durante l'Impero finalmente Camerino ebbe pace e benessere. Documenti numerosi del fitto rapporto con Roma si ritrovano nella letteratura repubblicana ed imperiale. Inoltre, sono venuti alla luce durante i lavori di restauro del teatro comunale i resti di quello che era un mercato d'epoca romana.

Il cristianesimo[modifica | modifica sorgente]

Panorama notturno della Città

Anche a Camerino il Cristianesimo si diffuse gradualmente. Sembra che i primi Apostoli penetrassero a Camerino dall'Umbria attraverso la Via Flaminia.

Camerino ed i Barbari[modifica | modifica sorgente]

Non sembra che Camerino abbia avuto a risentire direttamente i gravi effetti delle invasioni barbariche. La tradizione, però, ci parla di un assedio dei Goti contro Camerino. Secondo una leggenda, fu il santo patrono Venanzio ad impedire che Camerino fosse presa, apparendo sopra le mura e combattendo a fianco dei camerinesi. Sconfitti i Goti nel 552, la città appartenne ai Bizantini fino al 592.

I Longobardi e Sant'Ansovino[modifica | modifica sorgente]

Anche i Longobardi vennero dall'Umbria e Camerino fu sede di marchesato e di ducato talora incorporato, talora disgiunto da quello di Spoleto. Di origine longobarda doveva essere Sant'Ansovino, il più notevole vescovo dell'epoca, nato a Camerino alla fine del 700. Gli storici affermano che il nome Ansovino è longobardo e deriva da ANS=Dio e WIN=Amico, perciò Ansovino significa "amico di Dio". Fu eletto vescovo di Camerino e morì nel 868, colto da malore mentre visitava la diocesi. In tutto il suo ministero pastorale egli si dimostrò vero padre dei poveri e degli afflitti ed è considerato un patrono della città. Nei sec. VIII e IX la Diocesi camerte era una delle più grandi del centro Italia, gli furono assegnati i territori delle diocesi scomparse (per poco tempo) di Septempeda, Matilica, Tolentinum, parte di Cingulum, parte di Sentinum, il territorio dell'attuale Fabriano, molto territorio di Macerata, Potentia Picena e Urbs Salvia.

I monaci[modifica | modifica sorgente]

Grande importanza religiosa ed economica determinò la penetrazione monastica. Forse lo stato di arretratezza culturale dei Longobardi ritardò il sorgere nella zona delle grandi abbadie rispetto alla vicina Umbria. Dopo una lunga stagione di eremitaggi, a cominciare dal IX secolo sorsero consistenti complessi monastici in diocesi come ad esempio San Lorenzo di Doliolo vicino all'antica Settempeda (attuale San Severino Marche) o Santa Maria di Rambona nei pressi di Pollenza. Di fatto la quasi totalità degli edifici sacri attestano ancora l'alto livello tecnico ed artistico cui si era pervenuti.

Il feudalesimo[modifica | modifica sorgente]

È probabile che verso il 1050 il marchese Bonifacio occupasse la città di Camerino per poi passarla alla figlia contessa Matilde la quale la donò alla Chiesa (1077).

Il comune[modifica | modifica sorgente]

Già nel 1000, Camerino fu un comune fiorente ed indipendente, si ebbero, infatti, monete raffiguranti San Venanzio e Sant'Ansovino. Inizialmente ghibellino, divenne in seguito roccaforte guelfa e sede della legislazione pontificia (1240) per cui nel 1259 subì la distruzione da parte delle truppe imperiali di Manfredi, condotte da Percivalle Doria. Gran parte della popolazione fu uccisa, eccezion fatta per alcune persone che si salvarono fuggendo da un buco nelle mura che conduceva fuori Camerino (oggi è Via Morrotto). Manfredi si portò via la cassettina d'argento contenente le reliquie di San Venanzio che fu poi recuperata. Saranno poi i Varano a far rifiorire la città.

La signoria: i Varano e i Borgia[modifica | modifica sorgente]

La Rocca Varano vista dall'abitato della Sfercia

Attorno al 1262 i fuoriusciti rientrarono. A capo si posero alcuni signori tra cui Gentile Da Varano. A difesa del territorio di Camerino, fu costruita da Giovanni Da Varano, nel 1382, una barriera lunga dodici chilometri di torri, fossi e sbarramenti con grossi tronchi tagliati per cui la linea prese il nome di "Intagliata". La famiglia dei Da Varano con alterne vicende resse le sorti della città per circa tre secoli. Da ricordare la Rocca Varano, particolarmente adatta per esercitare un dominio molto proficuo per le tasse e le estorsioni che i signori potevano imporre ai mercanti viaggiatori (il dazio doganale). Giulio Cesare Da Varano fece edificare, attorno all'anno 1460, il Palazzo Ducale, che a quei tempi era reputato uno dei più sontuosi d'Italia. Fondò, inoltre, il Monastero di Santa Chiara, dove dimorò sua figlia Camilla Battista Da Varano, ossia la beata Battista.

Nel 1502 piombò su Camerino Cesare Borgia, detto Duca Valentino, che fece piazza pulita dei Varano sui quali riuscì, letteralmente, a mettere le mani e poi uccise il duca Giulio Cesare con tre dei suoi figli. I Borgia, nel 1503 costruirono la Rocca dei Borgia (i torrioni cilindrici ed il possente mastio furono esempi di architettura militare rinascimentale) per controllare la città sul versante sud ovest e i Varano la completarono, la misero in comunicazione con il Palazzo Ducale e l'armarono con quarantadue bocche da fuoco. In seguito divenuta lazzaretto, poi parzialmente smantellata per usarne le pietre, infine di recente ristrutturata.

Nel 1503, un superstite dei Da Varano, Giovanni Maria (terzogenito di Giulio Cesare, scampato all'eccidio) ritornò in città e governò il ducato fino al 1527.

Civitas Maior - Camerino nel massimo splendore[modifica | modifica sorgente]

Il quadriportico del Palazzo Ducale.

Durante la Signoria Camerino raggiunse una ragguardevole prosperità economica ed un notevole incremento demografico, congiunti ad una trasformazione urbanistica che in parte modificarono l'impianto medievale. La città era circondata da mura che sorgevano a picco sopra le rocce. Molto particolareggiate e rigorose erano le norme fissate dagli Statuti per la difesa, per l'igiene ed i servizi pubblici; le vie tutte mattonate, dovevano essere pulite ogni sabato dai cittadini nel tratto adiacente alla propria abitazione.

La città era divisa in tre "Terzieri" come tuttora si vedono nello stemma, stilizzati nelle tre casette: Sossanta, Di Mezzo, Muralto. Il primo si estendeva dal Duomo al Borgo San Venanzio, il secondo abbracciava il centro, il terzo comprendeva la parte sud e l'estremità ovest. Ogni terziero e ogni villaggio dovevano provvedere alla manutenzione delle strade. Le vie interne non dovevano essere ingombre di banchi per la vendita, che era permessa solo entro i limiti della casa e dello spazio adiacente. I luoghi di vendita per la maggior parte delle merci erano le piazze di San Venanzio e Sant'Angelo. Il mercato del bestiame si svolgeva nel mercatale al di fuori della cerchia muraria. Particolarmente curata era l'erogazione dell'acqua: le fonti dovevano essere pulite, le condutture coperte, era severamente proibito deviare le acque. Densità di popolazione e benessere economico fecero qualificare Camerino insieme a Fermo, Ascoli Piceno, e Ancona, tra le Civitates Maiores delle Marche.

I Francescani[modifica | modifica sorgente]

Durante la Signoria nella città e nella diocesi si sviluppò notevolmente la spiritualità religiosa, espressa soprattutto nel movimento francescano: si moltiplicarono chiese, conventi nel territorio camerinese.

Tale sviluppo favorì la nascita dei Cappuccini.

Dopo la Signoria[modifica | modifica sorgente]

Particolare del porticato del Palazzo Arcivescovile

Dal 1545 la città passò sotto il diretto dominio pontificio e divenne capoluogo di Delegazione Apostolica, iniziando così una lunga fase di stabilità politico-sociale, ma anche di silenzioso declino. I Vescovi, negli ultimi decenni del Cinquecento eressero il loro Palazzo, di fronte a quello ducale. Fino all'invasione francese la storia fu priva di avvenimenti di notevole riguardo. Per ordine del Pontefice la città fu spesso impegnata in dispendiosi ricevimenti per festeggiare personalità di passaggio.

La storia del 1600 si articolò con la molteplicità di Statuti particolari. Lo Stato fu suddiviso in più di 100 comunità, rette da 3 Vicariati.

Nel 1700 la piccola capitale di una gloriosa Signoria fu ridotta ad un grosso borgo agricolo con economia limitata e qualche industria nel territorio che restava ampio. Una delle risorse maggiori era rappresentata dai buoni allevamenti di bestiame. Pertanto elevato era il numero delle fiere le quali, con le franchigie concesse, scuotevano i commerci.

L'occupazione napoleonica[modifica | modifica sorgente]

Durante l'occupazione Francese Camerino, quale Municipio, fu aggregata al dipartimento del Tronto. Nel 1799, alla reazione degli insorgenti, la città fu al centro di varie lotte con alterne vicende, finché il 28 luglio 1799 fu sconvolta da un grave terremoto che distrusse il Duomo, San Venanzio, varie case e provocò una sessantina di morti. Un secondo periodo francese si distinse per la razzia del danaro, la soppressione degli istituti religiosi, per la confisca dei beni, la rapina delle opere d'arte tra cui tre tavole che Carlo Crivelli aveva dipinto per la città. L'invasione Austriaca che seguì il governo napoleonico desolò ancor più il camerinese. Il Ritorno dello Stato pontificio fu accolto, pertanto, con sincero entusiasmo; esso diede a Camerino un periodo di tranquillità ed ordine, ma non riuscì a risollevare la città dalla sua decadenza. Seguì la carestia (1816-1817).

Il Risorgimento[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa della Madonna delle Carceri

Il malcontento preparò il terreno alle associazioni segrete e a quei movimenti liberali che distinguerà Camerino durante le guerre d'indipendenza. Speranze, fervore, manifestazioni cittadine, partecipazione alle lotte nazionali distinsero la cittadinanza in tutto il Risorgimento. Nel 1849 Camerino ebbe un governo provvisorio. Il vecchio mondo venne meno con l'annessione della città al Regno d'Italia espressa con un plebiscito del 4 e 5 novembre 1860. La gioia fu turbata dalla perdita della qualità di Capoluogo di Provincia. I camerinesi mostrarono di essere in pieno coscienti del loro massimo istituto culturale e si impegnarono a fondo e con intelligenza per la salvezza ed il potenziamento dell'antico ateneo. Fu così che Camerino, pur nella sua decadenza economica, mantenne sempre un alto profilo culturale

Il secolo fu contraddistinto dalla presenza di un gran numero di personalità, pittori, politici, giornalisti e musicisti di un buon livello. Si sviluppò la stampa periodica. Consistente attività ebbe il consorzio agrario. Assai notevoli le iniziative teatrali, musicali e di vario spettacolo. Nel 1844 fu fondata a Camerino la Cassa di Risparmio, la prima nella Provincia. Il primo acquedotto comunale risale al 1855 anno in cui si fece giungere a Camerino l'acqua proveniente dalla zona di Papacchio. È di questo secolo anche la ricostruzione del teatro "La Fenice" 1856 su disegno di Vincenzo Ghinelli, nel 1881 il complesso verrà dedicato a Filippo Marchetti.

Il Novecento[modifica | modifica sorgente]

Nella prima guerra mondiale trovarono la morte 260 cittadini.

Il monumento ai caduti in Piazzale della Libertà

Fatto di notevole rilievo fu la fondazione, l'11 aprile 1919, di uno dei primi fasci nazionali. Il "fascio di combattimento" di Camerino, per opera del tenente Pietro Gorgolini, che trovò, soprattutto nell'ambiente letterario e in particolar modo studentesco, i suoi aderenti.

Il ventennio fascista non diede alcun sviluppo alla città, anzi, per le notevoli difficoltà economiche la libera Università perse, nel 1927, la facoltà di medicina. Durante la seconda guerra mondiale Camerino diede un contributo alla lotta di liberazione con il sacrificio di 84 persone. I momenti più drammatici si ebbero nella primavera del 1944 e culminarono con gli eccidi nelle località di Morro, Palentuccio, Letegge, Pozzuolo, Capolapiaggia, ove 81 furono le vittime. Camerino è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione in quanto è stata insignita della Medaglia d'Argento al Valor Militare per i sacrifici della sua popolazione e per la sua attività nella lotta partigiana.[4]

Del Novecento è da ricordare l'apertura del museo e pinacoteca civica (1903) dapprima con sede nella chiesa dell'Annunziata, successivamente nella chiesa di San Francesco e del museo diocesano (1968) nel piano dell'episcopio. Attualmente la pinacoteca ed il museo civico sono siti nell'ex convento di San Domenico. L'Università, statizzata nel 1959 prese vigore culturale e costruttivo. Il restauro al Palazzo Ducale ha dato splendore rinascimentale al quadriportico e alla vicina sala dipinta.

Da ricordare anche la tranvia elettrica che collegò il centro (Piazza Cavour) con il fabbricato della stazione FS di Castelraimondo inaugurata nel 1906 e soppressa nel 1956, con la stazione coperta ubicata all'interno dell'ex chiesa di San Domenico.

Il terremoto del 1997[modifica | modifica sorgente]

Alcune violente scosse sismiche (a partire dal 4 settembre 1997, raggiungendo il massimo apice il 26 settembre 1997) con epicentro localizzato nell'Appennino umbro-marchigiano hanno interrotto la vita tranquilla di vaste zone delle Marche e dell'Umbria, creando numerosi danni anche alla città di Camerino. Molte abitazioni e chiese, tra cui il Duomo e Santa Maria in Via, sono state danneggiate, tuttavia molte di esse sono già tornate alla normalità dopo i vari piani di ricostruzione. Di recente alcuni lavori postsismici hanno fatto tornare alla luce alcuni importanti reperti archeologici nel cuore della città, più precisamente nella piazza antistante il tribunale e nei giardini dell'ex Istituto Magistrale e Scuola Materna "L'Aquilone", luogo conosciuto ai camerinesi col nome di "Pino Argentato". Per quanto riguarda il primo caso, si tratta di resti architettonici di strutture d'epoca repubblicana ancora in fase di studio da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche. Invece, riguardo ai secondi ritrovamenti, essi sono molto più cospicui dei primi e ricoprono un arco di tempo più vasto. Sono stati infatti rinvenuti numerosi frammenti di vasellame ed oggetti di terracotta di epoca ellenistica, romana, medievale e rinascimentale. Oltre a questi utensili, sono venute alla luce alcune strutture architettoniche di epoca romana e medievale, fra le quali anche una fornace circolare in mattoni contenente ancora intatto l'insieme di oggetti dell'ultima infornata. In tempi stretti è stata quindi allestita una mostra con alcuni dei numerosi reperti in modo tale da presentare ai cittadini i risultati preliminari degli scavi e del restauro.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

La statua dedicata a Papa Sisto V in Piazza Cavour
Il quadriportico del Palazzo Ducale in un francobollo
La basilica di San Venanzio
Madonna in Gloria col Bambino e San Filippo Neri, Pala del 1739-40 di G.B. Tiepolo nella chiesa di San Filippo Neri.
La chiesa di Santa Maria in Via
  • Piazza Cavour. La Cattedrale, il palazzo vescovile, un edificio privato e il Palazzo Ducale separati con discrezione da vie ed archi per comunicare con le adiacenze e la città formano Piazza Cavour. Una volta si chiamava Piazza Santa Maria Maggiore per distinguerla da Santa Maria in Via: il popolo continua a chiamarla Piazza del Duomo. Nata con le esigenze rinascimentali dei signori prima e dei vescovi poi, la piazza ha subito ritocchi agli inizi dell'Ottocento, con la nuova Cattedrale e la Statua di Sisto V al centro. La cattedrale della città di Camerino è il Duomo, ricostruita dopo il terremoto del 1700, continua ad essere la cattedrale della città dai tempi della signoria Da Varano.
    • Statua di Sisto V. Opera di Tiburzio Vergelli e collaboratori fu decretata dal consiglio comunale non appena Sisto V, che già era cittadino onorario e protettore di Camerino, fu eletto Papa nel 1585.

In tempi recenti questa statua ha subito il furto di uno dei medaglioni che la adornava, il "Medaglione della Tranquillità". Allo stato attuale nel 2012, i medaglioni sono stati trafugati completamente ed installate delle stampe fotografiche dei tali.

    • Il Duomo. Opera di Andrea Vici e Clemente Folchi, è stato ricostruito nel primo Ottocento sul luogo dove sorgeva la Cattedrale romanico-gotica distrutta dal terremoto del 1799.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cattedrale di Camerino.
    • Il Palazzo Arcivescovile, a portici, di forme rinascimentali, è stato eretto nel secondo Cinquecento.

All'interno è ospitato il Museo Diocesano, comprende una notevole raccolta di dipinti, sculture, argenterie, ceramiche e arredi sacri, provenienti dalle chiese del territorio: vi si possono ammirare una preziosa, grande tela di Gianbattista Tiepolo (1740) raffigurante la Madonna in gloria col Bambino e San Filippo Neri; il Trittico, su tavola, di Girolamo di Giovanni: Crocifisso, Addolorata e San Giovanni Evangelista, ai lati, Arcangelo Michele e San Giovanni Battista; il San Sebastiano del Boccati (1446); l'Annunciazione del Signorelli.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palazzo Ducale (Camerino).
  • Corso Vittorio Emanuele II. L'Arengo della toponomastica storica, divenuto poi corso Vittorio Emanuele II, attrae per la comoda passeggiata pomeridiana per i negozi che ininterrottamente a destra e a sinistra invitano ad osservare ed acquistare.
  • Piazza Garibaldi, già dedicata ad Agnolo Camerte, ma ancora nel linguaggio comune Piazzetta o Piazza Sant'Angelo, per la chiesa e convento omonimo una volta benedettino e quindi francescano.

La chiesa in questione fu demolita e sostituita negli anni trenta con il cinema ora dedicato ad Ugo Betti con sotto un mercato coperto e, a fianco, i locali in cui durante il periodo fascista si trovava la casa del fascio, di cui è tuttora evidente la torre, ora adibita ad albergo. Attualmente sono in corso scavi archeologici che stanno portando alla luce strutture attribuibili all'antico foro romano cittadino.

  • La Giudecca. Il "ghetto" ebraico è tuttora riconoscibile nelle case basse e povere, nelle stradine più anguste e tortuose del vecchio tessuto urbano.

Il quartiere non ebbe bisogno di essere mai circoscritto da muro perché le case, ancora quasi tutte inalterate, serrate le une alle altre, non permettevano facili comunicazioni con il resto della città. Le porte e le finestre si aprivano solo all'interno del quartiere. Limiti precisi erano fissati ai commercianti ebrei di operare in altre zone. Per i Varano gli ebrei dovevano avere una grande importanza nella vita economica: per esempio i prestiti per le numerose campagne di guerra, le ingenti quantità di grano portate a Camerino, specie in tempo di carestia.

Edifici religiosi[modifica | modifica sorgente]

  • La Basilica di San Venanzio. Di notevole rilievo artistico è anche la chiesa patronale di San Venanzio, pregevole testimonianza di architettura tardo-gotica di cui si fanno ammirare le parti preservate dal terremoto del 1799 e dal rifacimento ottocentesco ad opera dell'architetto modenese Luigi Poletti, come la facciata e il campanile: soprattutto i particolari scultorei della prima (portale, rosone, lunetta - contenente "Madonna col Bambino"-, due leoni su mensola) sono squisiti esempi di gotico fiorito. Nella cripta l'arca di San Venanzio, gotica.
  • Chiesa di San Francesco. Dell'originaria chiesa romanico-gotica di San Francesco (XIII secolo), nonostante le mortificazioni dell'epoca barocca, si conserva l'alta abside poligonale con finestre tribolate, parti del portale e affreschi del primo Quattrocento.
  • Chiesa di San Filippo, di recente restaurata, fu costruita ad opera dei oratoriani nel 1733. L'interno in stile barocco è tagliato da due cappelle laterali e si conclude con il solenne altare maggiore. Nella cappella laterale dx adorna di stucchi è conservata la "Madonna e San Filippo" di Giambattista Tiepolo, unica opera del pittore veneto presente nel Centro-Italia, riportata nel luogo originario dal Palazzo Vescovile dopo la riapertura del luogo di culto seguita ai restauri post sisma del 1997.
  • La Chiesa di Santa Maria in Via (XVII secolo), luogo di grande culto alla Madre Celeste ivi rappresentata da una interessante icona (Madonna col Bambino, attribuita al Maestro di Camerino), che la leggenda vuole portata da crociati camerinensi, di ritorno da Smirne. Gravemente lesionata dal sisma del 1997, la chiesa, a pianta ellittica, dopo un lungo restauro è stata riaperta al pubblico nel novembre del 2006.
  • La ex Chiesa di San Domenico. L'ex Convento di San Domenico, comprendente la chiesa di San Domenico (ora aula Carlo Crivelli), la chiesa di San Sebastiano (ora aula San Sebastiano) e il chiostro medievale, è un grande complesso completamente restaurato, sviluppatosi tra il 1250 e il 1500. Ospita la Pinacoteca e Museo civici, il Museo delle Scienze e l'Aula Magna di Unicam. Nella pinacoteca sono conservati numerosi affreschi e tavole dei più significativi esponenti della Scuola Pittorica Camerte: Arcangelo di Cola (inizi XV secolo), Girolamo di Giovanni e Giovanni Angelo d'Antonio (metà XV secolo) i cui dipinti a tempera su affresco (Edicola Malvezzi), su tavola (Annunciazione e Deposizione, Madonna in Trono col Bambino) e su tela (Madonna della Misericordia), sono tra le se opere più elevate ed interessanti, anche per l'evoluzione stilistica, sempre più vicina al mondo di Piero della Francesca.

Il Museo raccoglie reperti archeologici del territorio dal paleolitico all'età moderna, collezioni numismatiche e una ricca riproduzione di epigrafi romane. Recentemente è stata sede di alcune mostre sugli artisti rinascimentali che hanno attratto visitatori da tutta Italia ("Il Quattrocento a Camerino" nel 2002 e "Rinascimento scolpito" nel 2006).

  • Il Tempio dell'Annunziata, opera di Rocco da Vicenza, fu costruito fra il 1493 ed il 1508 per volere di Giulio Cesare Varano al posto di una chiesetta più antica, Santa Maria dei Vignali.
  • Il Monastero delle Carmelitane, progettato da Alberto Liberti nel 1965, ha quattro piani compreso il seminterrato e, ad angolo, sul piano antistante, la piccola chiesa. Fondate nel 1650 da suor Eufemia Serarcangeli da Colle di Sentino.
  • Il Monastero di Santa Chiara fu acquistato nel 1483 da Giulio Cesare Varano che lo restaurò per la figlia Beata Camilla Battista.
  • Il Convento dei padri Cappuccini. Sito in località Renacavata, il convento rappresenta la culla dei frati Cappuccini; fu infatti qui che il famoso ordine monastico ebbe origine.

La costruzione del convento fu autorizzata, tramite bolla del 3 luglio 1528, da Papa Clemente VII per intercessione di sua nipote Caterina Cybo Varano, rimasta colpita dallo spirito di sacrificio dimostrato dai francescani Ludovico e Raffaele nel curare gli appestati dell'epidemia del 1527. Il convento dopo la sua ultimazione (1531), non ha mai smesso, ad eccezione del periodo napoleonico, di ospitare i componenti dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini.

All'interno della chiesetta annessa al convento si registra la presenza di due interessanti opere: una grande maiolica raffigurante la Vergine col Bambino e i santi Francesco e Agnese, la cui paternità è contesa tra fra' Mattia della Robbia e Santi Buglioni (1494 – 1575), e un tabernacolo ligneo datato 1686 che viene attribuito a frate Liberato da Macerata.

Le mura del convento ospitano il Museo storico dei Cappuccini, dov'è possibile ammirare vari oggetti provenienti da tutta la regione e legati alla vita dei Francescani.

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

La Rocca del Borgia
  • La Rocca Borgesca, o Rocca dei Borgia, è un imponente costruzione fatta erigere da Cesare Borgia su disegno di Ludovico Clodio nel 1503 per controllare la città dal versante sud-ovest: i torrioni cilindrici e il possente mastio sono begli esempi di architettura militare del primo Rinascimento.
La Porta Malatestiana
  • Le Porte. Permettevano l'ingresso e l'uscita dei cittadini perché la città era cinta di mura molto antiche, allargate nel 1380 da un grande costruttore, Giovanni Varano.

Poiché nel corso del tempo le mura e le strade si sono trasformate non è facile individuare il numero di porte esistenti all'epoca. Cominciando da sud-ovest possiamo segnalare:

  • Porta Malatestiana, così chiamata dal duca Malatesta nel 1511 quando la madre, Giovanna Malatesta, morì.
  • Porta Caterina Cibo, in onore della duchessa di Camerino Caterina Cibo, moglie di Giovanni Maria.
  • Porta Boncompagni, è la più recente di tutte e dedicata al nipote di Gregorio XIII, castellano di Camerino.

Altri monumenti[modifica | modifica sorgente]

Altri monumenti o luoghi d'interesse sono:

Statua dedicata a Francesco Vitalini
  • Chiesa di San Carlo, con splendido interno barocco e cantoria con organo distrutta dal crollo del sovrastante campanile durante il terremoto del 1997;
  • Chiesa di Santa Caterina;
  • Oratorio di San Giovanni in Pescheria, ubicato dietro San Filippo, restaurato dopo il sisma del 1997 con la rimozione della torre piezometrica ospitata fino ad allora per qualche decennio al suo interno di vaga ispirazione borrominiana;
  • Palazzo comunale Bongiovanni;
  • Palazzo delle Esposte;
  • Statua dedicata all'incisore marchigiano Francesco Vitalini

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[5]


Cultura[modifica | modifica sorgente]

Oltre alla celebre Università, la città possiede altri centri di cultura come teatri e musei.

Teatri[modifica | modifica sorgente]

  • Cine Teatro Comunale "Ugo Betti"
  • Teatro "Filippo Marchetti"

Musei[modifica | modifica sorgente]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • Maggio: Corsa alla Spada e Palio e festa del patrono
  • Maggio/Settembre: Mostra dell'Artigianato Artistico Rocca Varano
  • Giugno/Luglio: Musicamdo Jazz Festival e Premio Internazionale Massimo Urbani
  • Agosto: Camerino Festival - Rassegna Internazionale di Musica e Teatro da Camera
  • Ottobre/Maggio: Stagione Teatrale
  • 18 gennaio: Fiera di Sant'Antonio
  • 14 marzo: Fiera di San Ansovino
  • 19 maggio: Fiera di San Venanzio
  • Gennaio: Festa del torrone
  • Giugno: notte bianca per le vie del centro storico (concerti, eventi e shopping fino al mattino)
  • 12 maggio 2013 granfondo Terre dei Varano di ciclismo amatoriale su strada

Corsa alla Spada e Palio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Corsa alla spada e palio.

La Corsa alla Spada è un'antica competizione legata alla festa di San Venanzio Martire patrono di Camerino. Dopo un lungo intervallo durato secoli è stata ripresa come autentica gara e insieme rievocazione storica per dare rilievo ad una ricorrenza da tempo vissuta solo nel raccoglimento delle celebrazioni liturgiche. Tutto cominciò nell'inverno del 1981, quando un gruppo di persone particolarmente interessate alla storia di Camerino, iniziò a ragionare intorno ad un'idea di Mons. Giuseppe Scuppa. Di quel gruppo facevano anche parte i compianti Prof. Giacomo Boccanera, Dr. Angelo Raponi e Prof. Antonio Bittarelli, La gara è strettamente legata all'antica divisione della città in tre Terzieri.

Terziero di Muralto[modifica | modifica sorgente]

Il nome Muralto, "muro alto" deriva dalla rupe fortificata sulla quale Cesare Borgia, nel Cinquecento durante il suo breve dominio sul ducato, fece erigere 'a offesa della città una rocca poi conquistata dai signori di Camerino. Il territorio di questo Terziero comprende la parte sud-ovest della città con le contrade di Morrotto e Cisterna che si spingono fin nel cuore del centro storico. A queste ultime si è aggiunto successivamente il quartiere delle Conce - Vallicelle. Cinque spighe di grano su campo azzurro sono il suo stemma; lo stendardo è caratterizzato dai colori bianco e azzurro a fasce verticali, bordate di giallo, con lo stemma al centro. Vincitrice dell'edizione 2008 della corsa alla spada.

Camerino al tramonto

Terziero di Mezzo[modifica | modifica sorgente]

Come chiaramente lascia intender il nome, il territorio di questo Terziero occupa la parte centrale dell'antico tessuto urbano. Ospita alcuni dei più significativi monumenti della città: dal Palazzo Ducale, alla Cattedrale, al Palazzo Arcivescovile. Il suo stemma, precedentemente composto da un fuoco ardente in campo verde-nero, a seguito di più approfondite ricerche d'archivio è stato sostituito con quello di un ceppo legato in mezzo, in equilibrio su fondo chiaro con banda verde recante la scritta "Medium". Lo stendardo è un vessillo con i colori verde e nero disposti in fasce verticali, bordate di giallo, con stemma al centro.

Terziero di Sossanta[modifica | modifica sorgente]

Il territorio di questo Terziero si estende alla parte nord-est della città compresa fra la Cattedrale fino al Borgo San Venanzio, dove si trova la Basilica del Santo Patrono. In epoca moderna si sono aggiunti alcuni dei nuovi quartieri sorti al di fuori della cinta muraria ed ubicati nella stessa direzione. Il nome Sossanta, derivato dal termine sub sancta, al di sotto della Cattedrale, è indicativo di questa posizione. Stemma distintivo del Terziero è una colomba bianca sopra tre monticelli color ocra su fondo rosso. Lo stendardo è un vessillo con i colori bianco-rossi disposti in fasce verticali, con stemma al centro.

Rievocazione storica[modifica | modifica sorgente]

La sera della vigilia della festa del patrono (17 maggio), muovono dalla sede dei rispettivi Terzieri separati cortei che, in sfarzosi costumi d'epoca, al lume di torce, con vessilli, chiarine e tamburi, passano per le vie del centro medievale, interamente pavesate da drappi e stemmi, per confluire nella Basilica di San Venanzio ove ha luogo la cerimonia dell'offerta dei ceri.

Seguono nella piazza antistante la Basilica: la lettura del proclama che bandisce la gara della Corsa alla Spada e Palio, l'accensione del grande falò propiziatorio (in dialetto locale detto lu focaracciu), tra squilli di trombe e rullo di tamburi.

Nel pomeriggio della domenica successiva alla festa del Patrono si snoda per le vie principali della città il fastoso corteo del Palio, composto da 300 figuranti tra dame, cavalieri, armigeri, musici e sbandieratori. Finalmente giunge l'atteso momento della Corsa alla Spada cui, dopo un allenamento durato mesi, partecipano trenta giovani in costume, dieci per ciascun Terziero, i quali si contendono la vittoria: il percorso è di circa 1150 metri, di cui buona parte in ripida salita seguiti da una discesa. Il corridore che arriva per primo al traguardo e sfila la spada dal ceppo in cui è infissa, è il vincitore assoluto ed ha in premio la spada; al Terziero, vincitore per tempo di arrivo dei suoi corridori, spetta il Palio che custodirà fino al successivo anno. La manifestazione si conclude nella suggestiva cornice della Rocca del Borgia (da qualche anno questo momento avviene in Piazza Cavour), con la consegna del Palio da parte del Magnifico Messere, alla presenza del Duca e della sua corte, in un tripudio di colori e di suoni, tra lo sventolio dei vessilli e le figurazioni artistiche degli sbandieratori.

Sono oltre otto giorni, nel mese di maggio, di grande animazione per la città di Camerino poiché la rievocazione storica è preceduta e seguita dalle manifestazioni e dalle iniziative dei Terzieri tra le quali l'apertura delle tipiche osterie (gastronomia su antiche ricette), le mostre di prodotti artigianali, gli spettacoli folkloristici e l'esibizione di bande musicali.

Persone legate a Camerino[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'economia di Camerino è strettamente legata all'università che da direttamente lavoro, in sede, ad oltre 1000 persone tra docenti e personale tecnico-amministrativo. Importante è anche l'indotto grazie alla presenza di numerosi studenti, anche se a partire dal terremoto del 1997 si è accentuato il fenomeno del pendolarismo.

Camerino è sede di un ospedale, della Comunità montana di Camerino, di una caserma della Guardia di Finanza, di diversi istituti d'istruzione superiore, di una Casa circondariale e di un tribunale che contribuiscono a fornire occupazione.

Il settore terziario costituisce, escludendo l'università, il principale settore economico della cittadina, con numerosi negozi nel centro storico; mancano tuttavia strutture commerciali di grandi dimensioni. L'agricoltura è sufficientemente sviluppata: coltivazione (girasole e frumento principalmente) e allevamento (bovini). Il turismo è un settore in sviluppo, anche a seguito del successo di alcune recenti mostre artistiche incentrate sulle figure di maestri attivi nel periodo rinascimentale.

Il settore industriale, fatta eccezione poche piccole realtà, è assente.

Infrastrutture e Trasporti[modifica | modifica sorgente]

Camerino è interessata dal percorso della Strada statale 256 Muccese.

Dal 1906 al 1956 era attiva la ferrovia Camerino-Castelraimondo, lunga 11,5 chilometri ed esercita con elettromotrici tranviarie, che univa la città con la stazione ferroviaria di Castelraimondo. Si trattava di una linea dalle caratteristiche peculiari, che si insinuava fra le case del borgo e i cui impianti, la stazione di Camerino San Domenico con annesso deposito-officina, e la rimessa presso il capolinea di Piazza Cavour, erano ricavati all'interno di edifici religiosi.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio della città è l' A.S.D. Camerino 1926 Calcio che milita nel girone B marchigiano di Promozione, l'altra squadra milita in Terza Categoria e sì chiama Nova Camers. Per quanto riguarda il calcio a 5 camerte il paese ha una squadra in Serie D, il CUS Camerino C5.

Ciclismo amatoriale[modifica | modifica sorgente]

La gran fondo "Terre dei Varano" è organizzata dalla A.S.D. AVIS Frecce azzurre di Camerino e si sviluppa lungo la valle del fiume Chienti e lungo i monti Sibillini

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Dato Istat al 31/8/2010.
  4. ^ Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare - Istituzioni Decorate di Medaglia d'Argento al Valor Militare Comune di Camerino
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Patrizio Savini, Storia della città di Camerino, II ed., Camerino, Tipografia Savini, 1895.
  • Nilla Turri, Camerino e la sua marca, Guide Giunti, 2006.
  • AA.VV, Camerino: ambiente, storia, arte.
  • Corsa alla Spada e Palio: XXVI edizione, Camerino, Arte Lito, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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