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Neon Genesis Evangelion

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Neon Genesis Evangelion
新世紀エヴァンゲリオン
(Shin seiki Evangelion)
Evangelion logo.gif
serie TV anime
Lingua orig. giapponese
Paese Giappone
Autore Gainax
Regia Hideaki Anno
Char. design Yoshiyuki Sadamoto
Mecha design Ikuto Yamashita, Hideaki Anno
Musiche Shiro Sagisu
Studio Gainax, Tatsunoko
Rete TV Tokyo
1ª TV 4 ottobre 1995 – 27 marzo 1996
Episodi 26 (completa)
Aspect ratio 4:3
Durata ep. 23 min
Rete it. MTV Italia
1ª TV it. 12 dicembre 2000 – 26 marzo 2002
Episodi it. 26 (completa)
Dialoghi it. Fabrizio Mazzotta (ep. 1-10), Gualtiero Cannarsi (ep. 11-26)
Studio dopp. it. Cooperativa Eddy Cortese
Dir. dopp. it. Fabrizio Mazzotta (ep. 1-6), Paolo Cortese (ep. 7-26)
Generi mecha, fantascienza apocalittica e post apocalittica, psicologico
Neon Genesis Evangelion
新世紀エヴァンゲリオン
(Shin seiki Evangelion)
Evangelion - manga cover n. 10.jpg
Copertina del decimo volume della prima edizione italiana del manga. Da sinistra a destra: Rei, Shinji, e Asuka.
manga
Autore Yoshiyuki Sadamoto
Mecha design Ikuto Yamashita (design originale), Hideaki Anno (design originale)
Editore Kadokawa Shoten
Riviste Shōnen Ace (capitoli 1-77), Young Ace (capitoli 78-96)
Target shōnen (1994–2009), seinen (2009–2013)
1ª edizione 26 dicembre 1994 – 4 giugno 2013
Periodicità irregolare
Tankōbon 14 (completa)
Editore it. Panini Comics - Planet Manga
1ª edizione it. 1º novembre 1997 – 20 novembre 2014
Volumi it. 28 (completa)
Generi mecha, fantascienza apocalittica e post apocalittica, psicologico
« Senza conoscere altre persone non è possibile né tradirsi né ferirsi l'un l'altro. Però non è neanche possibile dimenticare la solitudine. Gli esseri umani non potranno mai affrancarsi dalla solitudine. Del resto ogni uomo è comunque solo. Ed è soltanto poiché è possibile dimenticarlo che gli uomini riescono a vivere. »
(Kaworu Nagisa a Shinji Ikari[1])

Neon Genesis Evangelion[N 1] (新世紀エヴァンゲリオン Shin seiki Evangerion?, lett. «Il vangelo del nuovo secolo»[3]) — anche noto semplicemente come Evangelion[4] o Eva[5][6] — è una serie televisiva anime di 26 episodi del 1995 creata dallo studio Gainax, sceneggiata e diretta da Hideaki Anno[7][8]. Ottenendo già con la prima messa in onda un'immediata popolarità tra gli appassionati di animazione, l'opera è stata premiata con numerosi premi e riconoscimenti, ed è a oggi considerata uno degli anime più acclamati ed influenti di tutti i tempi[9][10]. Caratterizzato dalla presenza di numerosi riferimenti religiosi, in particolare cabalistici, ebraici e biblici, l'anime è stato elogiato dalla critica sia per il lato tecnico, come animazioni, reparto sonoro e doppiaggio, sia per la sua profonda introspezione psicologica dei protagonisti, portata avanti tramite diversi monologhi interiori e flussi di coscienza degli stessi[11].

La storia si svolge nella futuristica città di Neo Tokyo-3 a distanza di quindici anni da una catastrofe planetaria chiamata Second Impact e si incentra su Shinji Ikari, un ragazzo che viene reclutato dall'organizzazione paramilitare Nerv per pilotare un mecha gigante chiamato Evangelion e combattere, assieme ad altri piloti, contro i nemici dell'umanità conosciuti come Angeli. La serie venne trasmessa in Giappone su TV Tokyo a partire dal 4 ottobre 1995, e si concluse il 27 marzo 1996. L'adattamento italiano venne distribuito dalla Dynamic Italia e, successivamente, fu trasmesso su MTV.

Gli ultimi due episodi della serie televisiva, rei di aver lasciato numerosi misteri irrisolti, spinsero una folta schiera di fan a chiedere una nuova conclusione che desse una risposta definitiva ai numerosi interrogativi rimasti insoluti. Hideaki Anno e lo Studio Gainax realizzarono quindi nel 1997 due lungometraggi animati che potessero soddisfare i dubbi e le aspettative degli ammiratori: Death & Rebirth, composto da vari spezzoni tratti dai primi 24 episodi della serie TV e da alcune scene inedite, e The End of Evangelion, che ne presenta invece un finale alternativo[12].

Parallelamente alla serie televisiva è stato pubblicato un adattamento manga ad opera del character designer della serie Yoshiyuki Sadamoto, che ha introdotto diverse differenze rispetto alla versione animata[13]. Nel corso degli anni sono stati inoltre pubblicati da altri autori cinque manga spin-off dell'universo di Evangelion, da uno dei quali, Petit Eva - Evangelion@School, è stato tratto un ONA[14]. Altri adattamenti sono rappresentati da una vasta serie di videogiochi e dai film d'animazione che compongono la tetralogia Rebuild of Evangelion, remake della serie animata originale.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Terminologia di Neon Genesis Evangelion.

Il 13 settembre 2000 un violento cataclisma colpisce l'Antartide, causando il completo scioglimento della calotta australe e una variazione di inclinazione nell'asse terrestre. I successivi cambiamenti climatici, l'innalzamento del livello del mare e lo scatenarsi di conflitti globali per aggiudicarsi le poche risorse rimanenti, portano alla morte di circa tre miliardi di persone. Secondo la versione ufficiale, l'esplosione, denominata Second Impact, è stata determinata dallo schianto di un meteorite con il polo sud. Tuttavia, la vera causa è da ricercarsi in un fallimentare esperimento eseguito da un gruppo di scienziati su di un colossale essere umanoide denominato Adam, primo di una serie di misteriosi nemici conosciuti come Angeli.

L'esperimento viene condotto da un team di ricerca guidato dal dottor Katsuragi, dietro cui si cela l'organizzazione Seele e il suo enigmatico "Progetto per il perfezionamento dell'uomo". Per realizzare il piano viene istituita l'organizzazione Gehirn, il cui scopo è quello di ricercare e sviluppare contromisure contro il previsto attacco di ulteriori Angeli. Vedono così la luce gli enormi umanoidi artificiali chiamati Evangelion, i tre supercomputer Magi e la città-fortezza di Neo Tokyo-3. Portati a termine i suoi compiti, l'organizzazione viene rinominata Nerv e, sotto la guida di Gendō Ikari, è incaricata di contrastare l'imminente attacco degli Angeli.

Intreccio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Episodi di Neon Genesis Evangelion.

Nel 2015 i mutamenti climatici sulla Terra ad opera del Second Impact si sono ormai stabilizzati e l'umanità si è adattata al nuovo corso. La Nerv ha avanzato i propri studi producendo tre unità Evangelion. Il quattordicenne Shinji Ikari, dopo aver trascorso dieci anni senza vedere suo padre Gendō, si reca a Neo Tokyo-3 per incontrarlo, essendo stato scelto come pilota dell'Eva-01, a bordo del quale dovrà affrontare gli Angeli in qualità di Third Children. Qui ha inizio per Shinji una nuova vita: va a vivere presso la sua tutrice Misato Katsuragi; conosce le sue colleghe Rei Ayanami, pilota dell'Unità-00, e Asuka Sōryū Langley, pilota dell'Unità-02; e stringe amicizia con i suoi nuovi compagni di classe Tōji Suzuhara e Kensuke Aida.

Tuttavia, con il susseguirsi degli eventi la vera natura dei nemici e degli Evangelion viene progressivamente messa in dubbio. Inoltre, con il deteriorarsi dei rapporti tra Seele e Nerv, si scoprono i reali obiettivi delle due organizzazioni e il loro collegamento col Progetto per il perfezionamento dell'uomo. Intanto, i Children continuano a combattere gli Angeli, i quali, tra scontri sia fisici che mentali, acuiscono le loro debolezze psicologiche e li costringono ad affrontare le loro ansie e paure. Asuka non regge lo sforzo, e si chiude in uno stato catatonico, dopo aver subito un attacco psichico da parte del 15º Angelo. La Seele invia dunque Kaworu Nagisa alla Nerv in qualità di Fifth Children e pilota di rimpiazzo dell'Unità-02. Il giovane stringe immediatamente amicizia con Shinji, ma si rivela essere l'ultimo Angelo Tabris, intenzionato a ricongiungersi con Adam.

Al momento della scoperta che l'Angelo rinchiuso nel Terminal Dogma è in realtà Lilith, egli chiede all'amico Shinji di ucciderlo, cosa che il ragazzo compie dopo una lunga esitazione. In seguito, le anime dell'umanità si fondono in un'unica coscienza collettiva nel Progetto per il perfezionamento dell'uomo. Interrogandosi sulle sue ragioni per vivere, Shinji giunge infine alla conclusione che l'esistenza non è determinata e che non si può vivere in isolamento dagli altri, distruggendo in questo modo il guscio protettivo che si era costruito intorno. I personaggi riappaiono quindi nella loro individualità e lo applaudono; Shinji, sorridendo, li ringrazia tutti.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Personaggi di Neon Genesis Evangelion.
« È strano che Evangelion abbia avuto un tale successo — tutti i personaggi sono così malati! »
(Hideaki Anno[N 2])
Una camicetta bianca a maniche corte con un ficco rosso a cui è abbinata una gonna-salopette blu Francia
Riproduzione dell'uniforme scolastica indossata da Rei e Asuka

I personaggi di Evangelion sono caratterizzati da profonde ferite psicologiche, rapporti interpersonali problematici e costanti lotte contro i propri turbamenti interiori[16]. Ciò è particolarmente evidente nei tre protagonisti, segnati tutti da un'esperienza traumatica del passato[17] che assume un ruolo significativo nello svolgersi degli eventi: Rei Ayanami affronta sentimenti di alienazione a causa del suo essere un clone; il carattere eccessivamente competitivo e la mancanza di autostima di Asuka Sōryū Langley sono dovuti alla malattia mentale e al conseguente suicidio della madre; mentre Shinji Ikari è stato abbandonato dal padre dopo la morte della madre Yui[18], motivo per il quale si considera un «ragazzo indesiderato»[19]. Similmente, anche i personaggi adulti sono caratterizzati da una serie di turbamenti e traumi, come Misato Katsuragi, il cui padre si è sacrificato per salvarle la vita, e Gendō Ikari[18], che desidera ricongiungersi con la moglie defunta.

Hideaki Anno ha descritto il protagonista della serie, Shinji Ikari, come un ragazzo che fugge dal contatto con il prossimo e si è convinto di essere «una persona completamente inutile», tanto da non essere neanche capace di suicidarsi. Il regista ha inoltre definito Shinji e Misato persone estremamente spaventate dall'idea di poter essere ferite, ed inadatti — mancando di un atteggiamento positivo — ad essere definiti eroi di una storia[20]. Shinji, l'apparente classico prode protagonista della storia, nel primo episodio viene mostrato sotto una luce per nulla epica, riuscendo a distruggere l'Angelo Sachiel, ma solamente dopo una manifestazione di paura, collera e vulnerabilità non convenzionalmente eroiche[11].

A detta di Anno, con Evangelion si è cercato di creare dei personaggi che, tramite le loro sfaccettature e i loro problemi, fossero capaci di suscitare nello spettatore svariate emozioni e riflessioni. Questa forte caratterizzazione psicologica porta gli spettatori ad avere reazioni differenziate rispetto al comportamento dei protagonisti e contribuisce a rendere impossibile la formulazione di una teoria univoca sul significato dell'opera. Spettatori e fan hanno di volta in volta identificato i personaggi di Evangelion come rappresentazioni psicologiche, religiose o di figure storiche[21]. Come dichiarato dal regista, ognuno di loro riflette uno specifico lato della sua personalità[22].

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

« Evangelion è la mia vita ed ho messo tutto quello che so in quest'opera. Questa è tutta la mia vita. La mia vita stessa. »
(Hideaki Anno[N 3])

La genesi dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Grigio edificio di tre piani con una loggia frontestrada sormontata da una veranda chiusa
La vecchia sede della Gainax a Koganei, Tokyo

Nel 1992 lo studio Gainax cadde in una grave crisi finanziaria, quando, per la realizzazione del progetto Blue Uru (蒼きウル Aoki Uru?)[24], concepito come sequel del film Le ali di Honneamise, non si riuscirono a trovare fondi sufficienti[25]. A dirigere il lungometraggio sarebbe stato Hideaki Anno, afflitto da una profonda depressione fin dalla fine della produzione di Nadia - Il mistero della pietra azzurra[26]. In seguito all'abbandono del progetto, questi accettò di collaborare con Toshimichi Otsuki della King Records, suo vecchio conoscente, per la produzione di un nuovo anime[27]. Nonostante Otsuki sostenesse di «aver fiducia» in Anno, impose a quest'ultimo due condizioni: di non poter abbandonare la collaborazione per un periodo complessivo di almeno cinque anni, e di non far morire i personaggi minorenni nel corso dell'opera[28]. Il regista accettò le condizioni e sviluppò la nuova serie riprendendo una delle tematiche chiave di Blue Uru, il concetto di «non dover fuggire». In particolare, secondo Yasuhiro Takeda, uno dei membri fondatori della Gainax, Anno ereditò da Aoki Uru «la determinazione a non fuggire dai problemi» ed Evangelion «probabilmente era solo un riflesso di quei sentimenti»[29]. L'intera trama della serie, a parere dello stesso Anno, può essere vista come una metafora della sua vita, in quanto riflette i suoi quattro anni passati in depressione[15][30]. Egli stesso infatti, durante la produzione, dichiarò:

« Ho cercato di includere tutto di me stesso in Neon Genesis Evangelion - io, un uomo distrutto, che non ha potuto fare nulla per quattro anni. Un uomo che è fuggito per quattro anni, che semplicemente non era ancora morto. Poi, mi venne in mente un pensiero, "non devo fuggire!", e ho rimesso in moto questa produzione. »
(Hideaki Anno[20])

L'intento originariamente prefissato dal regista per la sua opera era quello di aumentare il numero degli otaku[31] e di creare un anime innovativo che fosse capace di cambiare l'industria dell'animazione[23]. Per il character designer Yoshiyuki Sadamoto, Neon Genesis Evangelion sarebbe dovuto essere «l'antitesi» di tutte le serie mecha del tempo[32], mentre Anno, in merito, affermò che «gli anime mecha, nel corso del tempo, hanno finito con l'essersi adatti ad un modello preimpostato, quindi credo di aver voluto rompere questo schema»[33][34]. In un'altra occasione, quest'ultimo riferì di aver creato Evangelion con l'intenzione di «essere felice e rendere felici gli amanti degli anime, nel tentativo di riunire il pubblico più ampio possibile»[35].

Già prima che il titolo della serie fosse deciso, il regista impostò il tema di «una battaglia tra gli dèi e gli esseri umani». Nelle prime fasi progettuali propose una ragazza come protagonista, rendendo così l'opera strutturalmente simile alla precedente serie della Gainax, Punta al Top! GunBuster. L'aspetto dell'eroina sarebbe stato simile a quello di Asuka, ma l'idea fu scartata per evitare il ripetersi di concept apparsi nelle precedenti opere della Gainax, e perché si valutò che un protagonista maschile sarebbe stato più adatto a vestire i panni di pilota di una macchina da combattimento[36].

Come titolo, Anno suggerì Alcion (アルシオン Arushion?), ma l'idea non trovò spazio nel progetto definitivo, perché non conteneva alcuna consonante sonora e si temeva che non suonasse abbastanza accattivante, preferendo invece Evangelion, che ricordava foneticamente la serie cult di Yoshiyuki Tomino Densetsu kyojin Ideon[36]. Anche il formato finale dell'opera non era esattamente definito e tra le proposte al vaglio c'erano quelle di creare un film, una serie TV o un OAV. Infine, si optò per una serie TV, perché, nonostante con gli OAV si potesse ottenere una qualità migliore, la televisione rimaneva il mezzo di comunicazione di gran lunga più diffuso, soprattutto nella provincia giapponese[36].

La realizzazione[modifica | modifica wikitesto]

La serie fu realizzata dalla Gainax e coprodotta da TV Tokyo, Nihon Ad Systems[37], Production I.G e, nell'undicesimo episodio, dallo Studio Ghibli[38]. Hideaki Anno lavorò come regista e sceneggiatore[8], ed intervenne nel character design[39] e nel mecha design[40]. Al suo fianco lavorarono Yoshiyuki Sadamoto come character designer, Hiroshi Kato come direttore artistico, Kazuya Tsurumaki come assistente alla regia[8], Ikuto Yamashita per il design dei mecha[41] e Noriko Kobayashi e Yutaka Sugiyama in qualità di produttori[38].

Prima che iniziasse la produzione, la trama di Evangelion era strutturata diversamente[42]. La sceneggiatura originale prevedeva, infatti, che gli Angeli fossero 28, mentre il primo episodio avrebbe presentato la battaglia tra un Angelo e l'Unità 00 pilotata da Rei, con Shinji che sarebbe salito sull'Unità 01 solamente dopo la sua sconfitta[43]. La maggior parte degli episodi successivi segue tuttavia molto da vicino il concept originale, distaccandosene nuovamente solo a partire dal tredicesimo episodio. Nella sua prima versione, il finale sarebbe consistito nell'attacco di dodici Angeli dalla luna e l'ONU avrebbe abbandonato il Progetto per il perfezionamento dell'uomo al fine di fermarli. La distruzione della base della Nerv avrebbe costituito quindi l'epilogo della storia[43].

I primi due episodi della serie furono proiettati davanti ad un pubblico di 200 persone durante il secondo festival della Gainax, nel luglio 1995, tre mesi prima della loro messa in onda. Il lavoro, benché fosse ancora in uno stadio precoce, fu accolto positivamente[44]. A tal proposito, Hideaki Anno affermò che le prime due puntate «riflettono fedelmente i miei sentimenti personali. Quando l'ho notato mi son detto "Ah, ben fatto"»[33]. Stando a quanto da lui stesso dichiarato, la realizzazione di Evangelion gli diede la sensazione di un «concerto dal vivo», sia perché la trama e lo sviluppo dei personaggi non seguivano un piano ben definito, sia perché «durante la produzione, ascoltando opinioni diverse o analizzando il mio stato d'animo, ho messo continuamente in discussione me stesso». Anche al momento di inserire per la prima volta il concetto del Progetto per il perfezionamento dell'uomo nel secondo episodio, che sarebbe poi diventato il perno principale della vicenda, non aveva ancora idee chiare a riguardo[45]. Ulteriori cambiamenti alla trama vennero introdotti in seguito all'attentato alla metropolitana di Tokyo del 20 marzo 1995, dal momento che, fino a quel punto, la sceneggiatura presentava troppi punti di contatto con gli eventi reali. Temendo una censura e non volendo comunque privare la serie del suo potenziale interpretativo a causa dell'evidente somiglianza con la realtà, Anno modificò lo scenario originale, ritenuto da egli stesso inadatto alla messa in onda[31].

A partire dal quattordicesimo episodio, in cui è presente un lungo monologo poetico di Rei Ayanami, e dal sedicesimo episodio, con la rappresentazione della lotta mentale ed emozionale di Shinji intrappolato all'interno dell'Angelo Leliel, il concept della serie cambiò radicalmente in direzione introspettiva[46]. A detta dello stesso Anno, questo cambio di rotta venne deciso in fase di produzione, sulla base delle reazioni avute dai fan fino a quel momento. Quando il regista vide che l'anime fu accolto positivamente ma in modo «autistico» dagli appassionati di anime, decise di modificare la sua intera struttura concettuale[47]. Quella che fino a quel punto poteva essere considerata una buona storia fantascientifica che aveva fatto identificare i fan con i protagonisti uscì fuori dai tipici schemi di genere, lasciando perplessi gli appassionati[31][47]. Questo cambiamento coincise inoltre con l'inizio dell'interessamento di Anno per la psicologia e le malattie mentali[23]:

« In passato, non avevo alcun interesse nello studiare la psicologia umana. Avevo solamente frequentato un corso all'università, ma credo di aver sempre avuto qualcosa nella mia mente con cui potevo analizzare la psiche umana. Pensavo di non essere interessato molto agli umani, ma quando incominciavo a parlare di me, avvertivo il bisogno di parole giuste per spiegarmi. Così, incominciai a leggere libri sulla psicologia. Dal sedicesimo episodio, la trama di Evangelion prese una direzione con la quale si intendeva chiedere solo com'è la mente umana al suo interno. Ho scritto su di me. Un mio amico mi prestò un libro sulle malattie psicologiche umane, e questo mi diede una scossa, come se avessi finalmente trovato quello che dovevo dire. »
(Hideaki Anno[N 4])

Durante la realizzazione della seconda parte di Evangelion insorsero numerosi problemi di tempo a causa della programmazione rivelatasi, a parere del regista, «disastrosa»[49], e si assistette al costante riutilizzo di animazioni e fotogrammi già utilizzati e alla diminuzione della qualità generale. Con la crescente frenesia e tensione all'interno dello staff, l'aiuto regista Kazuya Tsurumaki descrisse il suo stato d'animo provato in quel periodo come «sentimento di tensione»:

« Non mi importava. La programmazione era un disastro totale e il numero delle cel [d'animazione] precipitò, così ci furono delle parti dove purtroppo la qualità diminuì. [...] Quando l'intero sistema di produzione stava per sprofondare del tutto, c'erano [nello staff] diverse opinioni del tipo: "Se non possiamo fare un lavoro soddisfacente, che senso ha continuare?" Tuttavia io non la vedevo allo stesso modo. La mia opinione era: "Perché non mostriamo loro l'intero processo, incluso il nostro tracollo?" »
(Kazuya Tsurumaki[46])

Gli ultimi due episodi e i film di Evangelion[modifica | modifica wikitesto]

Moderno edificio formato da due ali divise da una torre scala cilindrica rivestita in metall.

A causa di limiti di tempo ed altri problemi, il penultimo episodio non seguì la sceneggiatura originariamente prevista, nonostante quest'ultima fosse già stata scritta e pronta per essere utilizzata[50][51]. Sia la Tatsunoko, sia TV Tokyo non riuscirono a gestire adeguatamente la programmazione della serie, ed Anno rimase estremamente amareggiato per via di questo[52]. Tuttavia, nonostante i problemi di tempo, a detta del regista lo staff della Gainax fece comunque un ottimo lavoro: «Finire quella tabella di marcia con così poche persone. [...] Fare una cosa del genere, con così poche persone, in un così breve lasso di tempo - in questo senso, abbiamo fatto davvero un buon lavoro. [...] La maggior parte delle persone giudica solamente il risultato finale. Dal mio punto di vista però, abbiamo fatto tutto quello che eravamo in grado di fare»[49]. Visionando il venticinquesimo episodio subito dopo averlo montato, egli a primo impatto pensò di essere «un genio», per poi sentirsi estremamente insoddisfatto ed imbarazzato dalla sua «mancanza di capacità» ad una seconda visione[53].

Stando a quanto dichiarato dallo stesso regista in alcune interviste, egli dovette abbandonare la ventiseiesima puntata mentre si trovava «in una fase di pianificazione assai precoce». La sceneggiatura non era ancora stata completata e rimanevano solamente tre giorni nel planning per poterla realizzare[45]. Per prima cosa, venne effettuata la registrazione del doppiaggio, e successivamente furono realizzati gli storyboard. In un primo momento, egli pensò di realizzare un episodio di soli dialoghi, ma l'idea venne rifiutata e accantonata: «Non ho bisogno di disegni per rappresentare la mia visione delle cose. A dire il vero, sarei stato felice di spiegarmi solamente con la parola parlata. L'avrei fatto, ma purtroppo, [la proposta] venne respinta»[45]. In un'altra occasione, Anno sostenne che, nonostante non ci fosse stato tempo per realizzare la venticinquesima puntata così come inizialmente concepita, l'episodio finale rispecchiava in tutto e per tutto l'idea originale[54]. Inoltre, a quanto da lui stesso affermato gli ultimi due episodi riflettono perfettamente quello che era il suo stato d'animo all'epoca: «Sono molto soddisfatto. Non rimpiango niente»[45]. Per Toshimichi Otsuki, il finale della serie fu un qualcosa che «Anno volle fare sul serio»[55]; quasi nessuno nello staff si sentì insoddisfatto del risultato finale e, a parere del regista, «sento che non avrei potuto fare gli ultimi due episodi diversamente»[49]. Anche il character designer Sadamoto trovò le due puntate «soddisfacenti»; l'unico problema risiederebbe, secondo Sadamoto, nella mancanza di una connessione «immediatamente comprensibile» tra il ventiquattresimo e il venticinquesimo episodio. Se fosse stata usata la sceneggiatura originale per la penultima puntata, ci sarebbe poi stato un chiaro collegamento con i due episodi conclusivi[51].

Entrambe le puntate si focalizzano sulla psicologia dei personaggi principali senza offrire però risposte e una conclusione chiara alla trama della serie[56][57], risultando così di difficile comprensione e fonte di perplessità per gli appassionati[58][59]. Anche la carta stampata si interessò del caso, con il Mainichi Shinbun che scrisse: «Quando l'episodio 25 andò in onda la prima volta, quasi tutti gli spettatori si sentirono traditi [...] Quando il critico Eiji Otsuka inviò una lettera allo Yomiuri Shinbun lamentandosi del finale della serie Evangelion, il dibattito fu nazionale»[55]. Anno si dichiarò in più occasioni soddisfatto degli episodi finali della serie:

« Non ho nessun problema [con gli ultimi due episodi]. Se c'è un problema è solo vostro. Too bad. »
(Hideaki Anno all'Anime Expo di Anaheim, California del 1996[60])

e affermò che la serie «si è conclusa magnificamente» anche così[23]. Secondo Toshio Okada — fondatore della Gainax e amico personale di Anno — ai problemi di budget e di programmazione si aggiunse anche la grande indecisione da parte di Anno su come concludere la serie: «Quando gli ho parlato il mese scorso, Anno mi ha detto di non essere riuscito a decidere il finale fino a quando non è arrivato il momento. Questo è il suo stile»[61]. Yoshiyuki Sadamoto invece, interrogato sulla «complessità filosofica» degli ultimi due episodi, ha sostenuto che, da spettatore, la ritiene frutto della difficile situazione in cui si trovava il regista all'epoca, sempre più stanco e sull'orlo della depressione; secondo Sadamoto, ogni volta che si incontrava con Anno quest'ultimo non faceva che ripetere che non ce la faceva più e che «voleva farla finita»[62]. Alcuni sostennero che le puntate furono censurate a seguito delle pressioni e le lamentele avute da parte dell'Associazione Genitori-Insegnanti (PTA)[63][64], ma il regista nelle interviste non menzionò mai alcun tipo di censura, ribadendo invece che vennero prodotte intenzionalmente così «per dimostrare che l'animazione può essere fatta anche con modalità alternative»[65].

In risposta agli appassionati, che chiedevano una conclusione più chiara alla trama della serie e una spiegazione ai misteri rimasti irrisolti, Anno e lo studio Gainax decisero di produrre un remake delle due puntate conclusive[66][67]. In un primo momento, il regista pensò di concludere la serie con un solo film; tuttavia, la quantità finale del materiale prodotto superò di gran lunga le aspettative, e dunque si optò per due lungometraggi[68][69], di cui il secondo avrebbe offerto, secondo Anno, «lo stesso finale, ma visto da una diversa prospettiva»[70][71]. Così, il 15 marzo 1997 uscì nelle sale giapponesi Neon Genesis Evangelion: Death & Rebirth[72], composto da due parti: Shi (? "morte"), rimontaggio di 60 minuti di vari spezzoni tratti dai primi 24 episodi della serie, incluse alcune scene inedite; e Shinsei (新生? "rinascita"), anticipazione del film Neon Genesis Evangelion: The End of Evangelion, uscito il 19 luglio del medesimo anno. Quest'ultimo film rappresenta un nuovo sviluppo del finale della serie ed una sua conclusione alternativa[73], ed è difatti suddiviso in un episodio 25 e in un episodio 26, alternativi a quelli dell'anime[74].

Riferimenti culturali[modifica | modifica wikitesto]

Primo piano di uomo orientale di mezza età, con baffi, barba ed occhiali cerchiati di metallo
Hideaki Anno, creatore di Evangelion

Evangelion presenta numerosi riferimenti culturali alla religione, alla filosofia, e alla psicologia[75]. Citazioni e omaggi della serie sono da ritrovare nei libri di Ryū Murakami[76][77], Andromeda e Divina invasione di Philip K. Dick, Le guide del tramonto di Arthur C. Clarke[78], nel film The Hitcher, nelle serie televisive Il prigioniero[79], Thunderbirds, UFO[80], Ultraman[76], Ultraseven, e nelle serie di fantascienza di Cordwainer Smith[81].

La serie è ispirata ed influenzata anche da altre serie anime precedenti, quali Devilman[82], Mazinga Z di Gō Nagai[76][83], Mobile Suit Gundam[84][85] e Densetsu kyojin Ideon[86], e ricalca la maggior parte dei contenuti e delle tematiche della precedente opera dello studio Gainax, Nadia - Il mistero della pietra azzurra[26], di cui Evangelion sarebbe dovuto essere, nelle intenzioni iniziali, una sorta di sequel[87]. Molti nomi o cognomi dei personaggi della serie provengono inoltre da manga, romanzi, o navi della Marina imperiale giapponese[88]. Essi sono opera del regista Anno, e ne riflettono i gusti letterari[89]; egli stesso, in proposito, ha dichiarato di averli «preso in prestito da ogni dove», anche laddove a primo impatto non sembra esserci nessuna attinenza[90].

Religione[modifica | modifica wikitesto]

 Disegno dei dieci simboli cabalistici, collegati a formare un albero.
L'Albero della Vita con le 10 Sephirot, schema che appare nella sigla d'apertura e sul soffitto dell'ufficio di Gendo[91][92].

Numerosi sono i riferimenti religiosi presenti in Evangelion, diretti in particolar modo al cristianesimo, all'ebraismo[75], e alla cabala ebraica[37]. Questi elementi vengono rimaneggiati ed alterati all'interno della serie al fine di creare una nuova "mitologia", mantenendo comunque una certa connessione con le fonti originali[91]. Interrogato in merito, l'assistente alla regia Kazuya Tsurumaki affermò che l'utilizzo di simboli propri dell'iconografia cristiana nella serie ha come obiettivo quello di conferirle un aspetto «più esotico e misterioso»[93], negando l'esistenza di un «significato cristiano» all'interno dell'opera[94][95]: «Abbiamo pensato che il mix di scienza e religione avrebbe reso la serie più interessante»[93]. In alcune interviste, Hideaki Anno dichiarò di non voler né criticare né avvicinarsi al cristianesimo, dacché è all'oscuro di molti suoi concetti[35]; egli lo studiò e fece veloci ricerche a riguardo usando dei libri simili a dizionari[N 5]: «[In Evangelion] ci sono vari termini "chiave" ma, in verità, sono semplici simboli. Non hanno un vero significato presi singolarmente. Se invece vengono mescolati fra loro, emergerà per la prima volta una sorta di interrelazione o di significato»[97]. A quanto da lui stesso affermato in alcune interviste, egli inserì elementi cristiani non perché nutrisse simpatia nei suoi confronti, ma «per l'atmosfera» generale e perché «credo sia materiale comodo per strutturale la storia»[97]: «Evangelion comprende anche una sorta di storia di redenzione, ma non è vera salvezza. È un'opera nella quale, riflettendo sulla destinazione finale del genere umano, iniziai a prendere in prestito elementi dal cristianesimo. È come se, riflettendo sull'evoluzione dell'umanità o sul significato dell'esistenza, io avessi cercato di fare qualcosa sul destino dell’umanità»[98].

Diversi critici e studiosi hanno individuato molteplici rimandi alla religione cristiana con un ruolo centrale per gli eventi della serie[99][100]: numerose sono le allusioni visive alla croce ed alla crocifissione, così come richiami alla Lancia di Longino, ai re magi[101], ed ai rotoli del Mar morto[102]. Altri riferimenti religiosi sono legati alle figure del primo uomo biblico Adamo, la prima donna Eva[103], Lilith[91][104], il Guf, l'uomo primordiale Adam Qadmon, la divinità babilonese Marduk, e gli angeli dell'Antico Testamento[105]. Inoltre, i mecha Evangelion hanno diversi punti in comune con la figura mitologica del Golem[92][106], ed il Progetto per il perfezionamento dell'uomo presenta similitudini con il concetto cabalistico del Tiqqun 'Olam (in ebraico: תיקון עולם?, lett. "perfezionamento del mondo")[107]. Similmente, nella sigla di apertura compare un testo con una calligrafia assai simile a quella del Sefer Raziel HaMalakh[92], e ciascuno degli Angeli della serie ricalca perfettamente caratteristiche, funzioni e prerogative del suo omonimo delle antiche fonti sacre[108][109].

Secondo altre interpretazioni, sarebbe possibile individuare allusioni e riferimenti espliciti anche alla religione shintoista e alla cosmogonia presentata negli antichi testi giapponesi del Kojiki e del Nihongi; in particolare, la Lancia di Longinus nella serie sembra svolgere un ruolo simile ad Amenonuhoko (天沼矛?), la lancia dei due kami creatori Izanagi ed Izanami[110]. In aggiunta, i tre protagonisti della serie, Shinji, Asuka e Rei, potrebbero essere collegati alle figure scintoiste di Susanoo, Uzume, e Amaterasu: Rei, essendo un clone, rinasce più volte nel corso degli eventi, come la dea Amaterasu; Asuka sembra essere accostabile ad Uzume per via del suo atteggiamento allegro ed esuberante, mentre Shinji sarebbe paragonabile a Susanoo per il suo goffo modo di stringere relazioni sociali[111].

Psicologia e filosofia[modifica | modifica wikitesto]

« C'è stata questa sostituzione da parte di un robot, così la madre originale [di Shinji] è il robot [Evangelion], ma c'è anche una madre della stessa età, Rei Ayanami, al suo fianco. [Rei è] anche dalla parte del vero padre. C'è anche un altro padre, Adam, che gestisce il corso generale degli eventi. Un complesso di Edipo all'interno di queste strutture multiple; questo è quello che volevo fare. »
(Hideaki Anno[112])

In Neon Genesis Evangelion vengono menzionati diversi concetti freudiani, come l'Eros e il Thanatos[113][114], il complesso di Edipo, il complesso di Elettra[N 6], la fase orale[116], la libido e la destrudo[117]. Difatti, come evidenziato da diverse scene della pellicola The End of Evangelion, il personaggio di Shinji è caratterizzato da un continuo conflitto tra pulsione di vita e pulsione di morte[118][119]; l'importanza che il concetto di destrudo riveste per la trama del film è evidenziata anche dalle relative colonne sonore Thanatos — If I can't be yours e Komm, süsser Tod[120]. Nel sedicesimo episodio, il ragazzo incontra in un treno un altro sé stesso, il suo doppio; i due Shinji, rappresentano metaforicamente i concetti di Io e Super-io[121]. Nella terza puntata viene invece citato il dilemma del porcospino del filosofo tedesco Arthur Schopenhauer[122][123], mentre la trama e l'ambientazione dell'ultimo episodio rielaborano e reinterpretano liberamente il pensiero e le teorie psicoanalitiche di Sigmund Freud, come esplicitamente affermato dallo stesso Anno[N 7][N 8]. In aggiunta, diversi personaggi della serie sono affetti da comuni disturbi di personalità: Shinji presenta una personalità orale[116][N 9], Rei è colpita da schizofrenia[127], mentre Asuka pare soffrire del disturbo narcisistico di personalità[128].

Nel corso degli eventi, viene suggerito che l'inserimento di Shinji nell'Unità 01 costituisca una sorta di "ritorno al grembo" freudiano[56][N 10], a cui sembrano puntare anche gli Angeli e le due organizzazioni Seele e Nerv[N 11]. In particolare, il rapporto teso che Shinji ha con il padre Gendō e l'affetto che egli prova nei confronti di Rei, clone di sua madre Yui, ricalcano il concetto di complesso edipico elaborato da Freud[131]; Evangelion è appunto considerabile una complessa rivisitazione della leggenda di Edipo, nella quale Shinji si sente al contempo amato e odiato delle figure genitoriali. Le didascalie con le quali si conclude l'episodio conclusivo, «A mio padre, grazie» e «A mia madre, addio», potrebbero dunque significare che Shinji è finalmente riuscito ad affrancarsi dalla rivalità con il padre, emergendo dalla sua dipendenza materna[132][133].

Alcuni titoli di episodi della serie rimandano a concetti filosofici o propri della psicoanalisi. Ad esempio, l'intestazione originale della sedicesima puntata, "Malattia mortale, e poi...", è una citazione al libro del filosofo danese Søren Kierkegaard La malattia mortale[129], mentre il titolo inglese del penultimo episodio, "Do you love me?" è attinto da un omonimo libro dello psichiatra scozzese Ronald Laing, redatto come una conversazione tra individui non identificati, e di cui la puntata ne rielabora lo stile letterario[132][134]. L'anime, in linea generale, sembra presentare similitudini con la filosofia di Jean-Paul Sartre, e il Progetto per il perfezionamento con quella di Georg Wilhelm Friedrich Hegel[135].

Tematiche trattate e analisi[modifica | modifica wikitesto]

« Questo show è davvero interessante, vero? Non me n'ero mai accorto prima. »
(Hideaki Anno, dopo aver rivisto l'intera serie per la produzione di Rebuild of Evangelion nel 2006[N 12])

Una delle tematiche cardine di Neon Genesis Evangelion, fin dal primo episodio, è quella della comunicazione interpersonale[66][N 13]. Secondo l'assistente alla regia Kazuya Tsurumaki, fin dagli albori della produzione l'anime sarebbe dovuto essere una sorta di «storia sulla comunicazione», ed è presente al suo interno un messaggio esortativo nei confronti degli otaku, ritenuti da Anno eccessivamente chiusi ed introversi: «[In Evangelion] c'è un messaggio rivolto agli appassionati di anime, incluso [Anno] stesso e, ovviamente, anche me. In altre parole, per i non appassionati [di animazione] è inutile guardarlo. Se una persona che è già in grado di vivere e comunicare normalmente lo guarda, non imparerà niente»[46]. Secondo alcuni critici, la trama e i personaggi di Evangelion riflettono i quattro anni di depressione del regista[138][139], e a detta di Tsurumaki, una volta conclusasi la serie questi cadde in uno stato di afflizione simile a quello di Shinji all'inizio della pellicola The End of Evangelion[46]. Secondo il character design Yoshiyuki Sadamoto, sia la serie originale, sia le pellicole da essa derivate, sono «finestre affacciate sul mondo interiore di Anno», e in particolare The End of Evangelion, che riflette il suo «paesaggio psicologico» all'epoca della produzione[140]. Per certi aspetti, Evangelion può essere considerato una sorta di documentario sullo stato mentale del regista[45]: «Fondamentalmente, Eva è la mia vita impressa su pellicola. Sono ancora vivo, quindi la storia non è ancora conclusa»[141].

A partire dalla seconda metà della serie, la tematica cardine di Evangelion diventa quella dell'interiorità umana[142], e le riflessioni concernenti la comunicazione interpersonale e «l'animo umano» vengono portate avanti tramite le analisi e le storie dei personaggi principali[66]. Nel quattordicesimo episodio viene per la prima volta rappresentato il mondo interiore di un personaggio tramite un lungo monologo poetico di Rei Ayanami[108], contrassegnato da una sequenza di parole e immagini in apparenza scollegate fra loro[143]. Una sequenza simile è presente anche nel sedicesimo episodio, in cui l'Angelo Leliel trascina Shinji in una dimensione immaginaria corrispondente in realtà alla sua stessa interiorità[129][144]. Questa tecnica narrativa è ulteriormente visibile nella ventesima puntata, "Forma dell'animo, forma dell'uomo"[116][145], e raggiunge il suo culmine negli ultimi due episodi, nei quali la trama procede solo attraverso monologhi e dialoghi tra i personaggi[134][142]. In particolare, la puntata conclusiva si svolge interamente nell'animo del protagonista, che si interroga circa il valore della propria esistenza e sul suo rapporto con le altre persone[132].

Anche il clima socio-culturale della guerra fredda, secondo Anno, ha avuto una notevole influenza sulla serie e sulla sua ambientazione post-apocalittica in particolare[146]: «La paura della guerra fredda era, in sostanza, il timore di una guerra atomica. C'era la costante sensazione che, se fosse scoppiato un conflitto nucleare, il mondo sarebbe stato annientato. [...] Ho seriamente pensato che il mondo sarebbe finito nel 20º secolo. È stato di enorme influenza su Evangelion, che parla di cosa accadrebbe se il mondo venisse distrutto»[147]. Sui molteplici riferimenti religiosi presenti nell'anime, il regista aggiunse che: «Il Giappone è un paese in cui spesso avvengono delle gravi catastrofi naturali. C'è la forte sensazione che esista una divinità da qualche parte, lì fuori»[148]. Prima che iniziasse la trasmissione della serie, egli dichiarò che la sua opera avrebbe dovuto esplorare diverse tematiche e questioni poste dalla fantascienza e dalla filosofia, come: «Qual è la vera natura dell'evoluzione? Qual è la relazione tra uomo e Dio? Questo Dio, nei fatti, esiste? Che cosa significherebbe per l'umanità poter definitivamente rispondere a questa domanda?»[149].

Stile[modifica | modifica wikitesto]

« Evangelion è come un puzzle. Qualsiasi persona può vederlo e darne una propria interpretazione. In altre parole, stiamo offrendo agli spettatori [la possibilità] di pensare da soli, in modo che ogni persona possa immaginare il proprio mondo. »
(Hideaki Anno[N 14])

L'anime è caratterizzato dal frequente uso di tecniche e soluzioni sperimentali; ad esempio, nel sedicesimo episodio, i dialoghi e i pensieri di Shinji vengono rappresentati attraverso delle linee bianche che si muovono su sfondo nero[129][144], mentre nella ventesima puntata, durante un monologo interiore del ragazzo vengono mostrate macchie di colore, fotografie delle persone che conosce, e degli schizzi disegnati a mano. Con il progredire della serie infatti, le ansie e le paure dei personaggi vengono sempre più frequentemente rappresentate sotto forma di bozzetti astratti, collage, luci tremolanti, e fotografie[151]. Nel corso della serie si assiste inoltre alla coalescenza di animazione tradizionale e di computer grafica, avvalendosi sia dell'uso di immagini disegnate a mano, sia di effetti speciali digitali in 2D o in 3D[152]. Tuttavia, nell'ultimo episodio al posto della cel animation furono utilizzati i soli schizzi dello storyboard, ma ciò non fu dovuto alla mancanza di tempo che interessò la produzione delle ultime due puntate, quanto ad una precisa scelta stilistica da parte dell'autore: «Volevo solo dimostrare che [...] anche usare i bozzetti preparatori avrebbe potuto funzionare»[45]. In questo episodio è presente un costante utilizzo di soluzioni visive discordanti fra loro, come collage di fotogrammi provenienti dagli altri episodi della serie, immagini monocromatiche fisse, e fotografie in bianco e nero del mondo reale[153].

Contrariamente ad altri registi d'animazione come Mamoru Oshii o Katsuhiro Ōtomo, intenti a voler concentrare in ciascuna inquadratura il maggior numero possibile di dettagli visivi e pittorici, la regia di Anno tende fortemente verso l'essenzialismo visivo e il minimalismo. Anziché moltiplicare il numero di informazioni presenti in un singolo fotogramma, il regista ottiene il medesimo effetto accelerando il ritmo e la velocità del montaggio, che aumenta sempre di più con il progredire della serie. Come affermato dallo stesso Anno, piuttosto che avvicinarsi alla cinematografia dal vero, con Evangelion egli tenta di raggiungere il massimo dell'astrazione e della «sovra-accumulazione visiva»[31]. Inoltre, il suo ampio utilizzo della tecnica del cut-up ricorda vivamente il cinema di Jean-Luc Godard[154]. In aggiunta, a volte vengono mostrate immagini fisse per un lasso di tempo prolungato, variabile dai 30 ai 90 secondi, oppure movimenti meccanici diretti in una sola direzione in immagini fondamentalmente statiche, come quello delle scale mobili[31].

Secondo Hiroki Azuma, stilisticamente la serie può essere divisa in due parti, coincidenti con la prima e la seconda metà della serie. Nella prima parte, essa procede come una tradizionale storia d'animazione fantascientifica, in cui vari enigmi vengono risolti e ciascuno dei personaggi principali è raffigurato positivamente «nella sua lotta per superare il proprio trauma doloroso»[47]. Tuttavia, dal sedicesimo episodio in poi, la serie perde gli elementi di positività che caratterizzano la prima parte, allontanandosi dal concetto tradizionale di anime, sia narrativamente che visivamente[31]. La narrazione in questi episodi è inoltre molto più veloce — ad esempio, la morte di Rei nell'episodio 23 dura appena due minuti[47] — e invece di sciogliere tutti i nodi della trama, ne moltiplica i misteri[155]. Stando a quanto dichiarato da Anno, a causa della sua «eccessiva quantità di informazioni», l'opera rispecchia ogni persona che lo guarda, e quindi «per ogni spettatore, l'appeal [dello show] è diverso»[156].

Media[modifica | modifica wikitesto]

Anime[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Episodi di Neon Genesis Evangelion.
Logo di TV Tokyo
In questa mappa sono evidenziate le prefetture raggiunte dal segnale del TV Tokyo Network

La prima messa in onda della serie, a partire da mercoledì 4 ottobre 1995 alle 18:30, su Tokyo Channel 12[155], ebbe una copertura nazionale molto limitata. TV Tokyo e le sue consociate nel TX Network (TV Osaka, TVQ Kyushu Broadcasting, TV Hokkaido, TV Setouchi), che trasmisero in contemporanea la serie[N 15], coprivano e coprono tuttora, infatti, solo 13 delle 47 prefetture del Giappone. La serie si concluse il 27 marzo 1996, raggiungendo con la puntata conclusiva un indice di ascolto pari al 10,3%[157]. Nel 1997 fu poi ritrasmessa in tarda serata, toccando il 5-6% di share, in una fascia oraria nella quale anche un 2% era ritenuto un buon indice di ascolto[158][159]. A queste trasmissioni hanno, nel corso degli anni, fatto seguito diverse repliche, fra le quali quella avvenuta nel 2003 sul canale satellitare WOWOW, che propose per la prima volta in TV la versione director's cut della serie e il rimontaggio dei film conclusivi con video rimasterizzato ed audio nativo 5.1. Questa versione è nota in Giappone con il nome di Renewal Edition[160].

Edizione italiana[modifica | modifica wikitesto]

L'edizione italiana di Evangelion è stata curata dalla Dynamic Italia. Il doppiaggio è stato eseguito presso la Cooperativa Eddy Cortese sotto la direzione di Fabrizio Mazzotta (per i primi sei episodi) e Paolo Cortese (per i restanti venti)[161] ed ha visto l'introduzione in Dynamic — con il dialoghista Gualtiero Cannarsi — della figura del cosiddetto "direttore artistico di produzione", un incaricato dalla casa editrice di sovrintendere ogni singolo aspetto della localizzazione. Secondo Cannarsi, la lavorazione fu assai complessa e laboriosa: ad esempio, il ruolo di Shinji fu assegnato a Daniele Raffaeli dopo undici differenti provini, mentre Valentina Mari, voce di Rei, dovette incidere il monologo della quattordicesima puntata 52 volte[162].

La serie è stata inizialmente distribuita in 13 VHS comprensivi degli episodi in versione director's cut ed usciti fra il 1997[163] ed il 2001[164]. A quella in VHS hanno fatto seguito due edizioni in DVD ad opera della stessa Dynamic Italia prima e della Dynit poi, nel 2002 (priva degli episodi in versione director's cut) e nel 2008 sotto la dicitura Platinum Edition (basata sull'edizione Renewal della serie tv)[165][166]. L'anime inoltre è stato trasmesso in televisione da MTV[167]: i primi due episodi sono comparsi nella maratona Robothon del 12 dicembre 2000, mentre la serie è stata trasmessa integralmente dal 2 ottobre 2001[168] e replicata più volte[169][170].

Neon Genesis Evangelion è stato anche il primo anime ad essere trasmesso in streaming legale su internet, gratuitamente con doppiaggio italiano; a partire dal 26 aprile 2010 ogni lunedì è stato pubblicato sul canale di YouTube della Dynit un nuovo episodio della versione Platinum, disponibile per due settimane[171]. In seguito, gli episodi sono stati pubblicati dal 20 dicembre 2010 senza limiti di tempo sulla web tv Popcorn TV[172].

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Colonne sonore di Neon Genesis Evangelion.

La colonna sonora originale, raccolta in tre album usciti fra il 1995 ed il 1996, è stata composta da Shirō Sagisu e prodotta da Hideaki Anno, che si è occupato anche della scelta dei titoli dei brani[114]. Oltre alle composizioni originali sono presenti anche alcuni celebri pezzi di musica classica, come la Suite per violoncello solo n.1 in Sol Maggiore e Herz und Mund und Tat und Leben di Johann Sebastian Bach[173], il Messiah di Georg Friedrich Händel[101], il Requiem di Giuseppe Verdi[173], e l'Inno alla gioia di Ludwig van Beethoven[174]. Anno, fervido appassionato del genere[93], prevedeva originariamente di usare le Danze poloviciane dall'opera Il principe Igor' di Aleksandr Porfir'evič Borodin come brano d'apertura della serie, ma la richiesta venne poi respinta dalla TV Tokyo[114]. Per soddisfare le richiese del regista, Sagisu diede alle composizioni un tocco retrò ed una forte «dimensione psicologica» rispetto a quelle solitamente presenti negli anime mecha; ad esempio, per conferire alla cabina di pilotaggio dell'Eva l'immagine di un grembo materno, Anno gli chiese esplicitamente di comporre una melodia che «accentuasse la sensazione di nostalgia»[175].

La sigla di apertura è Zankoku na tenshi no these (残酷な天使のテーゼ?), cantata da Yoko Takahashi[176], mentre quella di chiusura è il successo pop del 1954 Fly Me to the Moon[101], scritto originariamente da Bart Howard e cantato dalla cantante britannica Claire Littley e dalle doppiatrici femminili dell'anime, Megumi Hayashibara, Kotono Mitsuishi e Yoko Miyamura, in versioni differenti di episodio in episodio[177].

Manga[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Capitoli di Neon Genesis Evangelion.

Il manga di Neon Genesis Evangelion, scritto e disegnato da Yoshiyuki Sadamoto, già character designer della serie animata, ha iniziato la sua serializzazione in Giappone sul numero di dicembre 1994[178] della rivista Shōnen Ace, edita da Kadokawa Shoten[179]. Pubblicato con periodicità irregolare[180], il manga è stato trasferito, a partire dal 78º capitolo, su una nuova rivista seinen della Kadokawa, Young Ace[181]. L'opera si è conclusa dopo 96 capitoli con la pubblicazione del final stage nel giugno 2013[182][183]. I singoli capitoli sono stati poi raccolti in 14 tankōbon, pubblicati dal 29 agosto 1995[184] al 20 novembre 2014[185].

Il manga venne pubblicato otto mesi prima della messa in onda della serie animata, e rappresenta l'interpretazione di Sadamoto della storia[186]. Quest'ultimo, infatti, ha apportato diverse modifiche alla sceneggiatura della sua opera e alla caratterizzazione dei personaggi, rispetto alla versione animata[62]. L'artista ha sostenuto che il motivo per cui si è preso molte pause dal manga di Evangelion è stato il suo contemporaneo impegno con altre serie animate che, purtuttavia, gli ha permesso di «variare tra diversi metodi di lavoro e diverse tipologie di opere, evitando così di arrivare ad annoiarsi o stancarsi occupandosi sempre delle stesse cose»[62]. Inoltre, se nella versione anime di Evangelion «non vengono mai date realmente risposte», nella versione cartacea Sadamoto ha cercato di creare una storia più semplice e di più facile comprensione[187]. Il manga ha avuto un notevole successo, arrivando a vendere, a ottobre 2010, 23 milioni di copie nel solo Giappone[188].

L'edizione italiana, intitolata semplicemente Evangelion, è stata curata dalla Planet Manga, divisione della Panini Comics. La pubblicazione è avvenuta in 28 albi di dimensioni pari alla metà dell'originale giapponese. A questa prima edizione ne è seguita una seconda, che conserva la grandezza originale dei volumi, intitolata Evangelion Collection[189].

Manga spin-off[modifica | modifica wikitesto]

Sono stati realizzati diversi manga spin-off ambientati nell'universo di Evangelion:

  • Evangelion Iron Maiden (新世紀エヴァンゲリオン 鋼鉄のガールフレンド2nd Shin seiki Evangerion - Kōtetsu no gārufurendo sekando?), un manga shōjo di Fumino Hayashi, basato sulla realtà alternativa presente nell'episodio 26 della serie televisiva e caratterizzato da un'ambientazione prettamente scolastica. Al centro della trama vi sono le relazioni sentimentali fra i personaggi. Il manga è stato serializzato sulla rivista Monthly Asuka, dal 2003 al 2005 ed è stato successivamente raccolto in sei tankōbon.
  • Neon Genesis Evangelion The Shinji Ikari Raising Project (新世紀エヴァンゲリオン 碇シンジ育成計画 Shin seiki Evangerion - Ikari Shinji ikusei keikaku?), un manga shōnen di Osamu Takahashi, anch'esso ad ambientazione scolastica e focalizzato sulle relazioni interpersonali dei protagonisti. È serializzato dal 2006 sulla rivista Shōnen Ace e al 2015 conta 17 volumi pubblicati.
  • Evangelion: Cronache degli angeli caduti (新世紀エヴァンゲリオン 学園堕天録 Shin seiki Evangerion - Gakuen datenroku?), un manga shōjo di Ming Ming, pubblicato da marzo 2008 a dicembre 2009 sulla rivista Monthly Asuka e poi distribuito in quattro tankōbon.
  • Evangelion - Detective Shinji Ikari (新世紀エヴァンゲリオン 碇シンジ探偵日記 Shin seiki Evangerion - Ikari Shinji tantei nikki?), un manga realizzato da Takumi Yoshimura, che vede Shinji nei panni di un detective. È stato serializzato sulla rivista Monthly Asuka dal 24 febbraio al 24 novembre 2010[190] e raccolto in due tankōbon.
  • Petit Eva - Evangelion@School (ぷちえゔぁ〜EVANGELION@SCHOOL〜 Puchi Eva ~Evangerion atto sukūru~?), una serie parodistica in stile super deformed disegnata da Ryūsuke Hamamoto. È stata serializzata nel 2008 sulla rivista Monthly Shōnen Ace e raccolta in due volumi. Dal manga è stato tratto poi un ONA in computer grafica 3D di 24 episodi da tre minuti l'uno.

Rebuild of Evangelion[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Rebuild of Evangelion.

Nel 2006 Hideaki Anno annunciò la produzione di Rebuild of Evangelion (ヱヴァンゲリヲン新劇場版 Evangerion shin gekijōban?, lett. "Evangelion nuova versione cinematografica")[191], una tetralogia cinematografica i cui primi due capitoli avrebbero riassunto e reinterpretato la serie animata originale, distaccandosi da essa negli ultimi due con un ulteriore nuovo finale[192]. Prodotti coinvolgendo il vecchio staff dell'anime, la loro produzione è stata affidata allo Studio Khara, fondato dallo stesso Anno per l'occasione[193].

Videogiochi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Videogiochi di Neon Genesis Evangelion.

Dalla serie sono stati tratti diversi videogiochi, nessuno di questi è stato però tradotto in italiano né pubblicato in Italia.

Film live-action[modifica | modifica wikitesto]

Un adattamento live action della serie animata fu annunciato al Festival di Cannes nel maggio 2003[194][195]. Il film sarebbe stato prodotto da ADV Films, Gainax e Weta Workshop. Il presidente della ADV Films, John Ledford, confermando le voci che circolavano sulla possibile produzione del film, disse: «Tra la qualità ed il significato del titolo della Gainax, l'abilità nella creazione di effetti speciali del leader del settore Weta, e la nostra esperienza in marketing e nella promozione di anime e contenuti correlati, questo progetto è veramente un'opportunità unica nella vita»[196]. Nel 2005, il capo della ADV, Matt Greenfield, affermò che il film sarebbe stato pronto in almeno un anno, «ma molto probabilmente in 3 o 4»[197], e nel dicembre dello stesso anno, Fortune Magazine riportò che la casa di distribuzione aveva ottenuto circa «la metà dei 100-120 milioni di dollari» necessari per la realizzazione del film[198].

Nel 2004, la Weta realizzò e pubblicò sul proprio sito web i primi bozzetti che sarebbero serviti per la realizzazione dei costumi, delle scenografie e degli effetti speciali[199], nei quali emerse che alcuni personaggi della serie avevano una denominazione differente: Rei Ayanami sarebbe diventata Ray, Asuka Kate Rose e Misato Susan Whitnall[200][201]. A seguito però, non si ebbero notizie, e le concept art sul sito ufficiale della Weta sono scomparse[N 16].

Un improvviso segnale di ripresa sembrò esserci nel maggio del 2009: durante la cerimonia d'apertura dell'Anime Central Convention di Rosemont, rispondendo ad una domanda sul film, Greenfield dichiarò che la produzione sarebbe «iniziata molto presto, e non sto scherzando», affermando inoltre di non poter dare ulteriori dettagli a causa dell'avvicinarsi della firma dei contratti[202]. Qualche mese dopo, nel febbraio del 2010, il produttore del film Joseph Chou affermò che il progetto era ancora attivo, datando un possibile inizio della produzione nel 2011[203]. Tuttavia, nell'agosto di quell'anno la ADV chiamò in causa Gainax, in quanto quest'ultima rifiutò, a parere della stessa ADV, di «adempiere ai propri obblighi» e «confermare l'acquisizione dei diritti d'autore» da parte dello studio statunitense[204].

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Reazioni[modifica | modifica wikitesto]

Foglio di francobolli dedicato a Neon Genesis Evangelion emesso dalle poste giapponesi

All'indomani della sua uscita, Neon Genesis Evangelion divenne il centro di grandi polemiche fra le comunità di appassionati. Al riguardo, il pubblico si divise in due fazioni contrapposte, formate da chi sosteneva che Evangelion fosse la «più grande serie anime di sempre» e chi invece «la più sopravvalutata»[205]. Inoltre, furono motivo di critiche il diciottesimo episodio, contenente scene di violenza ritenute non adatte ad programma mandato in una fascia oraria accessibile anche ai bambini, e il ventesimo, che in una scena mostra Misato e Kaji avere rapporti sessuali[206][207]. In particolar modo, gli ultimi due episodi della serie suscitarono accese discussioni dal momento della loro prima messa in onda[208] e, sebbene furono apprezzati da numerosi fan, ne lasciarono altri insoddisfatti[2]. Come per la serie, anche qui si creò una contrapposizione tra chi sosteneva che fossero «profondi» e coloro che argomentavano che il loro significato fosse «più apparente che reale»[208]. A tal proposito furono intervistati i doppiatori nordamericani della serie, e loro stessi ammisero di avere avuto difficoltà a comprenderne il finale[209]. Questi negarono inoltre l'esistenza di supposti errori di traduzione in lingua inglese, sostenendo invece che «era l'originale giapponese ad essere incomprensibile»[210].

Tuttavia, nonostante le polemiche generate dagli episodi finali, Neon Genesis Evangelion acquisì un'enorme notorietà[57] ed una grande fama mondiale[211], in particolar modo in Europa e Nord America[212][213]. L'anime divenne notevolmente popolare nel mercato dei dōjinshi[214][215], sia tra il pubblico maschile che femminile[81], e raggiunse in madrepatria con l'episodio finale ascolti pari a 10 milioni di spettatori[216]. Fin dal suo esordio, la serie attirò l'attenzione di intellettuali e studiosi all'interno e al di fuori del Giappone[155] e divenne un fenomeno sociale che andò ben al di là del mero ambito degli appassionati d'animazione. Questa sua grande popolarità fece sì che venisse coniata la celebre espressione «fenomeno Eva»[217].

Nel 1996 e nel 1997, Neon Genesis Evangelion raggiunse il primo posto nel sondaggio annuale sulla migliore serie anime del momento compiuto dalla rivista specializzata Animage all'interno dell'Anime Grand Prix[218], ottenendo nel 1997 il triplo dei voti rispetto alla serie posizionatasi al secondo posto[219]. Il film The End of Evangelion conquistò anch'esso la prima posizione nel 1998, rendendo così Evangelion il primo franchise anime ad imporsi per tre volte consecutive al primo posto[220]. L'emittente televisiva TV Asahi nel 2005 collocò l'anime al 20º posto tra le 100 serie animate televisive più popolari presso il pubblico giapponese[221][222] e al 2º in una classifica simile pubblicata nel 2006, venendo superato solo da Fullmetal Alchemist[223][224]. Lo stesso anno, in occasione del decimo anniversario del Japan Media Arts Festival, fu chiesto ad un campione di 80.000 fan giapponesi quali fossero «i migliori anime di sempre»; nell'occasione, la serie si classificò in prima posizione nella lista dei titoli più votati[225].

Nel 2007, i siti web One's Communication e Otaba condussero un'indagine riguardo agli otaku e ai fan di anime in Giappone; alla questione relativa a quale serie anime li abbia condotti a diventare appassionati, gli intervistati fornirono una grande varietà di risposte ed Evangelion si classificò in seconda posizione tra i più votati, registrando un 2,7% di preferenze[226]. In un sondaggio condotto nel 2010 dalla Tokyo Polytechnic University sull'aspetto della cultura giapponese che rappresenta meglio all'estero il concetto di Cool Japan, il franchise di Evangelion emerse al 6º posto all'interno della categoria dell'animazione giapponese, con il 38% circa di voti[227]. Similmente, nel mese di febbraio 2013 la società di ricerca Neo Marketing chiese, in un sondaggio condotto su un pubblico di età compresa tra i 20 e i 69 anni, quali potessero essere gli anime più raccomandabili per un pubblico estero, e nella lista dei titoli più votati Evangelion emerse al 7º posto[228].

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Considerata da molti studiosi un capolavoro[229], Evangelion divenne la serie televisiva anime più acclamata del decennio[230][231] e venne valutata dalla critica, sia in Giappone che all'estero, come la serie anime di riferimento degli anni novanta[15]. Dal suo debutto nel 1995, è rimasta una delle serie più popolari ed influenti della storia dell'animazione giapponese[208].

Fotografia di Susan Napier, bionda signora di mezza età
La critica statunitense Susan J. Napier ha definito Evangelion e Ghost in the Shell «anime filosoficamente complessi»[232].

La critica e scrittrice Susan J. Napier ha definito Evangelion, assieme ad altri anime come Princess Mononoke e Ghost in the Shell, «un'opera straordinariamente complessa» e un importante esempio di «anime intellettuale»[232]. Il sito web Madman.com lo ha inserito al 1º posto nella sua top 20 anime[233], ed il sito IGN al 10º tra le 100 migliori serie animate di sempre, poiché «nessun'altra serie anime è stata in grado di catturare la nostra attenzione con un'intelligente storia adulta di fantascienza»[234]. Simili commenti furono espressi anche da diversi critici e recensori sul web. Mike Hale del The New York Times lo ha definito «un anime superiore, un racconto di robot giganti di inusuale profondità»[235], e Charles Solomon del Los Angeles Times «un'opera intrigante e sofisticata»[208]. Lo scrittore italiano Andrea Fontana, in una recensione sul sito Nonsolomanga.it, lo ha ritenuto, assieme a Cowboy Bebop, «la migliore serie [anime] mai realizzata in assoluto» ed «una pietra miliare dell'animazione nipponica»[236].

Charles McCarter di EX.org ha definito Evangelion «complesso e stratificato»[237], e Takagi Shinji gli attribuisce «ricchezza di storie e personaggi»[238]. Martin Theron, recensore di Anime News Network, ne ha elogiato il reparto tecnico, descrivendo il character design come «distintivo», ed il mecha design «tra i più caratteristici mai prodotti per una serie anime», ribadendo però che i meriti artistici e tecnici degli episodi a cui fa riferimento non siano «eccezionali per gli standard moderni»[239]. Ulteriori giudizi positivi al riguardo si ebbero anche da parte di Peter Cahill di EX.org, che elogiò gli episodi 3 e 4[240], e da Matt Jong di Anime News Network[241]. Il lato tecnico non è stato tuttavia pienamente apprezzato dai siti Anime-planet.com[242] e Animecritic.com[243], ed il recensore Raphael See di T.H.E.M. Anime dissente inoltre con l'affermazione che Evangelion sia «il miglior anime mai creato», come sostenuto da alcuni[244].

Mike Crandol di Anime News Network, riferendosi alle controversie suscitate nella comunità di appassionati dalla serie, afferma che con il tempo la si possa guardare «sotto una luce maggiormente obiettiva», e che «non sembra più contrito dire che Evangelion sia una delle opere d'animazione più grandi di tutti i tempi»[205]. Il suo collega Zac Bertschy sostiene invece che la maggior parte delle critiche rivolte a Evangelion derivino dal fatto che «agli spettatori non piace pensare»[245]. Dal canto suo, Allen Divers, sempre di Anime News Network, analizzando gli episodi dal 21 al 23, scrive che «visivamente, Evangelion rimane splendido e bellissimo», evidenziando quanto sia difficile seguirlo, per via dei toni sempre più drammatici e l'intreccio dei personaggi maggiormente complesso, tanto che «i personaggi e la trama di Evangelion complesserebbero Sigmund Freud»[246].

La serie e la relativa versione cinematografica hanno ricevuto anche importanti premi e riconoscimenti del settore. Nel 1996 Neon Genesis Evangelion venne premiato agli Animation Kobe come miglior serie televisiva e Hideaki Anno per la migliore regia[247][248], mentre agli Animation Kobe dell'anno successivo il videogioco Shin seiki Evangelion - Kōtetsu no girlfriend venne nominato miglior software interattivo dell'anno, i film Death & Rebirth e The End of Evangelion ricevettero lo "Special Audience Choice Award"[247] e Shirō Sagisu il premio per la migliore colonna sonora[249]. Lo stesso anno, la serie fu premiata anche al 18º Nihon SF Taisho Award[250], pareggiando con Gamōtei jiken di Miyuki Miyabe[251][252], ed alla prima edizione del Japan Media Arts Festival[253].

Eredità culturale[modifica | modifica wikitesto]

Neon Genesis Evangelion è rimasta a distanza di anni dalla sua prima messa in onda una delle serie anime di maggior successo della storia[254], ed ha contribuito in Giappone a una generale riconsiderazione del valore culturale degli anime televisivi[255]. Secondo il critico letterario Hiroki Azuma, l'uscita di Evangelion nel 1995 provocò una netta spaccatura nel settore dell'animazione giapponese[256] e in seguito al grande interesse sviluppatosi nei suoi confronti la cultura otaku diventò un fenomeno sociale di massa[257]. A quanto sostenuto dal Mainichi Shinbun, Evangelion «ha fatto nascere la cosiddetta terza generazione otaku, composta dai giovani adulti cresciuti leggendo il manga o guardando la serie TV», di cui si dichiara esplicitamente appartenente, tra gli altri, lo scrittore giapponese Tatsuhiko Takimoto[55]. Grazie alla popolarità dello show si diffuse in tutto il mondo un interesse globale per il mondo del cosplay e lo stesso termine otaku, che inizialmente era usato con forte accezione dispregiativa, conobbe ampia diffusione[258][259].

Giovane donna dai lunghi capelli rossi che indossa una tuta di latex rossa ed arancione
Cosplayer di Asuka

La serie ebbe un notevole impatto sul mercato[260] e nella cultura di massa giapponese[261]. Negli anni immediatamente precedenti ala sua uscita l'animazione televisiva viveva una fase di profonda crisi, determinata sia da una mancanza di idee da parte dei produttori, sia da una diminuzione di pubblico a fronte del progredire dei videogiochi casalinghi. Evangelion inaugurò un nuovo e duraturo periodo fertile per l'animazione televisiva[262], denominato "nuova animazione seriale giapponese", influenzando notevolmente le dinamiche dell'animazione seriale avvenire[263] ed innescandone un processo di radicale rinnovamento[264]. Tra le innovazioni introdotte ci furono una maggiore autorialità, la concentrazione delle risorse in un minor numero di episodi (13 o al massimo 26), un'impostazione registica ancora più vicina alla cinematografia dal vero, un drastico ridimensionamento del rapporto di dipendenza dai soggetti dei manga, ed una maggiore libertà dai vincoli del merchandising inteso come fonte d'ispirazione obbligatoria[265].

La "nuova animazione seriale" inaugurata dalla serie fece in modo che tutti i nuovi anime robotici si adeguassero alla nuova tendenza, e numerose serie successive hanno declinato il genere robotico-fantascientifico di derivazione nagaiana, come Brain Powerd e Terrestrial Defense Corp. Dai-Guard[266][267]. Secondo Keisuke Iwata di TV Tokyo, la diffusione globale di animazione giapponese si è ampliata «notevolmente e rapidamente» grazie ad Evangelion[268]. In Italia è stata una delle opere che ha contribuito a creare il cosiddetto "Second Impact", ovvero il secondo boom dell'animazione giapponese, chiamato così dai suoi appassionati facendo riferimento alla terminologia interna della serie[269].

Sia in maniera esplicita che implicita, molte serie successive ad Evangelion lo hanno evocato o ricalcato[270] ed anche a distanza di anni dal suo debutto è rimasta una delle serie più influenti della storia dell'animazione giapponese[271]. La sua influenza è visibile in opere successive quali serial experiments lain, RahXephon, Texhnolyze, Gasaraki, Boogiepop Phantom[101], Blue submarine no. 6[272], Mobile Battleship Nadesico[270], Dual! Parallel Trouble Adventure, Megami kōhosei[273], Argento Soma e Generator Gawl[274]. In particolar modo, il personaggio di Ruriko Tsukushima di Droplet venne creato sotto la diretta influenza di Rei Ayanami, e Ruri Hoshino di Mobile Battleship Nadesico ne costituisce un esplicito omaggio[275]. Rei è infatti considerabile il prototipo dei personaggi «mukuchi» (無口? lett. "senza bocca"), termine usato dagli appassionati di anime per indicare personaggi che non parlano se non strettamente necessario e che non mostrano emozioni parlando. Grazie a lei, questo particolare elemento moe divenne notevolmente popolare, e venne poi ripreso da altri personaggi femminili successivi, come Yuki Nagato de La malinconia di Haruhi Suzumiya[131]. Ne presentano affinità Miharu di Gasaraki[276], Vanilla H di Galaxy Angel[277], Anthy Himemiya di Utena la fillette révolutionnaire e Lain Iwakura di serial experiments lain[278][279]. Il personaggio di Asuka fu invece parodiato da Excel, protagonista di Excel Saga[280], e alcune delle sue caratteristiche sono riscontrabili in Mai di Gunparade March[281].

Anche il mecha design, caratterizzato da una maggiore somiglianza alla figura umana, ed il design "astratto" degli Angeli, ebbero un impatto considerevole nelle produzioni di genere successive[282]. Altri animatori presero ispirazione dalla serie, come Tomoki Kyoda, creatore di RahXephon[55], e negli anni successivi all'uscita di Evangelion si manifestò un boom per gli anime in generale[57]. Nel 2011 il regista d'animazione Makoto Shinkai ha esplicitamente dichiarato di essere stato influenzato da Hideaki Anno e di aver apprezzato particolarmente gli ultimi episodi della serie, tanto da ritenerli «straordinari»[283]. Secondo Shinkai stesso, Evangelion gli ha insegnato che gli anime non devono sempre avere "un sacco di azione" e che «a volte parlano anche di parole, o addirittura di mancanza di parole»[284]. L'attore Robin Williams ha apertamente ammesso di essere fan di Evangelion[285], ed il regista Wes Anderson lo ha posto nella top 5 dei suoi show preferiti[286]. Anche lo stesso Anno riutilizzerà molti degli stilemi stilistici della serie in produzioni successive, quali il suo live-action Love & Pop, e l'anime sentimentale Le situazioni di Lui e Lei[272]. Sono presenti citazioni e omaggi ad Evangelion nel terzo episodio di Abenobashi - Il quartiere commerciale di magia[287], nella serie OAV FLCL[288], in Koi Koi Seven[289], Baka to test to shōkanjū[290], Claymore[291], Plastic Memories[292], Hayate no gotoku![293], Keroro[294][295], nella serie Regular Show[296] e nel film statunitense One Hour Photo[297]. In campo musicale, il gruppo rock britannico Fightstar ha utilizzato immagini e tematiche della serie per la creazione dell'album Grand Unification[272][298], e dal nome del personaggio di Rei Ayanami proviene quello della band giapponese Rey[299].

Merchandising[modifica | modifica wikitesto]

Una vettura da corsa a ruote coperte corre in pista
Una Evangelion RT Test Type-01 Apple Shiden, modello di automobile da corsa con la livrea ispirata ai colori dell'EVA-01

In Giappone il merchandising di Evangelion ha incassato centinaia di milioni di dollari[300] e numerosi sono i suoi prodotti distribuiti sul mercato[301], come telefoni, computer portatili[302], CD, videogiochi, e modelli collezionabili di ogni sorta[160]. Al tempo dell'uscita nelle sale giapponesi dei film Death & Rebirth e The End of Evangelion il merchandise sulla serie aveva già raggiunto i 300 milioni di dollari di incassi, del quale il 70% circa era rappresentato da vendite per il mercato home video e Laserdisc (che avevano venduto circa 2 milioni di copie[303]), tre CD della colonna sonora (900.000 copie), altri tre singoli (800.000 copie), CD-ROM (200.000 copie), ed i tre volumi manga sino ad allora pubblicati (3,5 milioni di copie)[304][305]. Anche il merchandise relativo alle protagoniste femminili dell'anime portò a notevoli incassi[306], ed in particolar modo per quello relativo a Rei Ayanami, tanto popolare da essere definita dai media «la premium girl»[307][308].

Lo sfruttamento commerciale dell'anime per il mercato home video infranse numerosi record di vendite[309] e rimase stabile anche a un decennio di distanza dalla prima messa in onda[310]. Le singole uscite della serie, infatti, superarono costantemente le 50.000 copie vendute, con punte che sfiorarono le 75.000 unità, ossia il doppio o il triplo degli anime più venduti di sempre fino ad allora[158]. Con Evangelion lo studio Gainax cominciò a vendere giochi e software come mai prima d'allora[311] e anche la Bandai, che inizialmente si mostrò riluttante a commercializzare i modellini dei mecha, iniziò a produrre a gran ritmo prodotti su di essa[312]. L'anime generò un impatto sull'economia del Giappone calcolato in miliardi di yen, contribuendo inoltre in modo determinante alla diffusione del DVD, che andò a sostituire definitivamente il Laserdisc. Difatti, la nuova politica commerciale inaugurata dalla serie, successivamente seguita da tutti gli altri produttori, non vedeva più nella messa in onda un traguardo per l'animazione seriale, ma un modo per facilitare la vendita dell'home video[158].

Al 1998 Evangelion incassò nel solo Giappone 800 milioni di dollari nel mercato home video, 400 milioni dal relativo merchandising[15] e, secondo una stima risalente al 2007, il suo franchise ha complessivamente raggiunto i 150 miliardi di yen d'incassi[313].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni
  1. ^ «Il titolo originale della serie, Shinseiki Evangelion, è composto da due parti: il composto giapponese Shinseiki, «nuova era» o «nuova generazione», e la parola greca Evangelion, letteralmete «buona notizia» [...], da cui derivò il termine «vangelo». Il titolo inglese Neon Genesis Evangelion, scelto originariamente dalla Gainax, è formato dalle parole greche neon, la forma neutra della parola neos («nuovo» o «giovane»), genesis («origine», «fonte» o «nascita, razza») ed evangelion»[2].
  2. ^ «It's strange that Evangelion has become such a hit — all the characters are so sick!»[15].
  3. ^ «Evangelion is my life and I have put everything I know into this work. This is my entire life. My life itself»[23].
  4. ^ «I didn't have any interest in studying human psychology in the past. I only took a course about it at university, but I suppose I always had something in my mind to analyze human psyche. I thought I wasn't interested in humans very much, but then, when I started talking about myself, I needed words to explain. So, I started reading books on psychology. From Episode #16, Evangelion's story went into the direction to ask just what the human mind is all about inside. I wrote about myself. My friend lent me a book on human psychological illness and this gave me a shock, as if I finally found what I needed to say»[48].
  5. ^ «[Anno] sembra non aver mai letto la Bibbia, nonostante la forte simbologia cristiana della sua opera; lui ha semplicemente (secondo [Toshio] Okada) scelto alcuni termini tecnici interessanti» [96].
  6. ^ «Hideaki Anno inscena una rivisitazione del Complesso di Elettra [...], in cui oggetto dell'amore di Ritsuko è la figura sostitutiva del padre, Gendo Ikari»[115].
  7. ^ «Nell'episodio finale, Anno ha fatto chiaramente riferimento a Freud, e forse a Lacan, quando la voce invisibile nella mente di Shinji gli spiega che egli crea la sua personalità in primo luogo attraverso la dissociazione con la madre e poi distinguendosi dagli altri»[124].
  8. ^ [Anno]: «Prima della scadenza [della programmazione], avevo l'intenzione di fare una storia nella storia, [qualcosa di] più teatrale. Shinji vede non solo la superficie, ma anche il passato delle altre persone.. Ognuno di noi ha una parte oscura [...]. Ma quando abbiamo a che fare con gli altri, soprattutto quando non vogliamo che provino antipatia nei nostri confronti, facciamo del nostro meglio per nascondere la nostra parte sporca [...] e mostrare loro la nostra parte buona. Solo dopo averne visto sia il lato buono che cattivo, si tratta una persona come un individuo indipendente. [...] Questa è la teoria del dottor Freud. La teoria della madre buona e la madre cattiva nella fase orale. In breve, la madre ti proteggerà incondizionatamente, ma ti limiterà. La madre non può essere di buon umore ogni giorno; ad esempio, quando piangi, se tua madre è di buon umore, lei dirà "bravo bambino, bravo bambino, non piangere" e ti conforterà. Se [invece] lei è di cattivo umore, si arrabbierà e ti rimprovererà. I bambini non pensano che queste due madri siano in realtà la stessa persona, e quindi sono divisi tra madre buona e madre cattiva. Quando un bambino si rende conto che due personalità possono essere presenti all'interno di una singola persona, quello è il momento in cui egli vede le altre persone per quello che sono. Volevo solo esprimere questo.»[125].
  9. ^ «I soggetti dotati di una personalità orale sacrificano felicemente loro stessi per poter così ottenere l'amore degli altri. Possiamo allora affermare che Shinji in questa fase possieda una personalità orale»[126].
  10. ^ «Inoltre, [nel sedicesimo episodio] l'immagine dell'interno di un grembo materno è suggerita dall'Entry plug dal quale Shinji non può fuggire, e quella del parto dalla scena in cui l'Unità-01 fuoriesce dall'Angelo [Leliel], coperta di sangue»[129].
  11. ^ «[...] diventa chiaro che ciò che è in gioco per la Nerv, la Seele, e anche gli Angeli è una sorta di ritorno ad un grembo originario»[130].
  12. ^ «This show really is interesting, isn't it? I never realized how interesting it was»[136].
  13. ^ «"Comunicare con gli altri" è un tema di vitale importanza in Evangelion, e illustrare come Shinji interagisce con le persone che lo circondano è parte integrante della trama»[137].
  14. ^ «Evangelion is like a puzzle, you know. Any person can see it and give his/her own answer. In other words, we're offering viewers to think by themselves, so that each person can imagine his/her own world»[150].
  15. ^ A queste si deve aggiungere TV Aichi, dove la serie veniva trasmessa in unica replica nello slot orario delle 7:35-8:05 del secondo giovedì successivo alla prima messa in onda.
  16. ^ L'indirizzo originario della galleria delle concept art è ora un redirect al rinnovato sito della Weta, dove l'unico risultato della ricerca del termine "Evangelion" è la scheda del designer Christian Pearce, il quale riferendosi al progetto live action di Eva afferma: "Pity it bummed out." ("Peccato che sia fallito").
Fonti
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