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Neon Genesis Evangelion

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Neon Genesis Evangelion
新世紀エヴァンゲリオン
(Shin seiki Evangelion)
Generi mecha, fantascienza apocalittica e post apocalittica, psicologico
Serie TV anime
Evangelion logo.gif
Lingua orig. giapponese
Paese Giappone
Autore Gainax
Regia Hideaki Anno
Char. design Yoshiyuki Sadamoto
Mecha design Ikuto Yamashita, Hideaki Anno
Musiche Shiro Sagisu
Studio Gainax, Tatsunoko
Rete TV Tokyo
1ª TV 4 ottobre 1995 – 27 marzo 1996
Episodi 26 (completa)
Aspect ratio 4:3
Durata ep. 23 min
Rete it. MTV Italia
1ª TV it. 12 dicembre 2000 – 26 marzo 2002
Episodi it. 26 (completa)
Dialoghi it. Fabrizio Mazzotta (ep. 1-10), Gualtiero Cannarsi (ep. 11-26)
Studio dopp. it. Cooperativa Eddy Cortese
Dir. dopp. it. Fabrizio Mazzotta (ep. 1-6), Paolo Cortese (ep. 7-26)
Manga
Neon Genesis Evangelion
Evangelion - manga cover n. 10.jpg
Copertina del decimo volume della prima edizione italiana del manga. Da sinistra a destra: Rei, Shinji, e Asuka.
Autore Yoshiyuki Sadamoto
Mecha design Ikuto Yamashita (design originale), Hideaki Anno (design originale)
Editore Kadokawa Shoten
Riviste Shōnen Ace (capitoli 1-77), Young Ace (capitoli 78-96)
Target shōnen (1994–2009), seinen (2009–2013)
1ª edizione 26 dicembre 1994 – 4 giugno 2013
Periodicità irregolare
Tankōbon 14 (completa)
Editore it. Panini Comics - Planet Manga
1ª edizione it. 1º novembre 1997 – 20 novembre 2014
Volumi it. 28 (completa)
« Senza conoscere altre persone non è possibile né tradirsi né ferirsi l'un l'altro. Però non è neanche possibile dimenticare la solitudine. Gli esseri umani non potranno mai affrancarsi dalla solitudine. Del resto ogni uomo è comunque solo. Ed è soltanto poiché è possibile dimenticarlo che gli uomini riescono a vivere. »
(Kaworu Nagisa a Shinji Ikari, Neon Genesis Evangelion, episodio 24)

Neon Genesis Evangelion[N 1] (新世紀エヴァンゲリオン Shin seiki Evangerion?, lett. «Il vangelo del nuovo secolo»[1]) — anche noto come Evangelion[2], Eva[3][4] o con l'acronimo NGE — è una serie televisiva anime di 26 episodi del 1995 creata dallo studio Gainax, sceneggiata e diretta da Hideaki Anno[5][6]. Estremamente popolare tra gli appassionati di animazione fin dalla sua prima messa in onda, l'opera è stata premiata con numerosi premi e riconoscimenti, ed è a oggi considerata uno degli anime più acclamati ed influenti di tutti i tempi[7][8]. Caratterizzato dalla presenza di numerosi riferimenti religiosi, in particolare cabalistici, ebraici e biblici, l'anime è stato elogiato dalla critica sia per il lato tecnico, come animazioni, reparto sonoro e doppiaggio, sia per la profonda introspezione psicologica dei personaggi, portata avanti tramite diversi monologhi interiori e flussi di coscienza degli stessi[9][10].

La storia si svolge nella futuristica città di Neo Tokyo-3 a distanza di quindici anni da una catastrofe planetaria nota come Second Impact e si incentra su Shinji Ikari, un ragazzo che viene reclutato dall'agenzia speciale Nerv per pilotare un mecha gigante chiamato Evangelion e combattere in questo modo, assieme ad altri piloti, contro dei misteriosi esseri chiamati Angeli. La serie venne trasmessa per la prima volta in Giappone su TV Tokyo a partire dal 4 ottobre 1995, e si concluse il 27 marzo 1996. L'adattamento italiano venne distribuito dalla Dynamic Italia e, successivamente, fu trasmesso su MTV.

Gli ultimi due episodi della serie originale, rei di aver lasciato numerosi misteri irrisolti, spinsero una folta schiera di fan a chiedere una conclusione cinematografica che desse una risposta definitiva ai numerosi interrogativi rimasti insoluti. Pertanto, nel 1997 Hideaki Anno e lo Studio Gainax realizzarono due lungometraggi animati che potessero soddisfare i dubbi e le aspettative degli ammiratori: Death & Rebirth, composto da vari spezzoni tratti dai primi 24 episodi della serie televisiva e da alcune sequenze inedite, e The End of Evangelion, che ne presenta invece un finale alternativo[11].

Parallelamente alla serie televisiva è stato pubblicato un omonimo manga, scritto e disegnato dal character designer della serie, Yoshiyuki Sadamoto[12]. Nel corso degli anni sono stati prodotti da altri autori diversi spin-off cartacei, da uno dei quali, Petit Eva - Evangelion@School, è stato tratto un ONA[13]. Altri adattamenti sono rappresentati da una vasta serie di videogiochi e dai film d'animazione che compongono la tetralogia Rebuild of Evangelion, remake della serie animata originale.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 settembre 2000 un violento cataclisma colpisce l'Antartide, causando il completo scioglimento della calotta australe e una variazione di inclinazione nell'asse terrestre. I successivi cambiamenti climatici, l'innalzamento del livello del mare e lo scatenarsi di conflitti globali per aggiudicarsi le poche risorse rimanenti, portano alla morte di circa tre miliardi di persone. Secondo la versione ufficiale, l'esplosione, denominata Second Impact, è stata determinata dallo schianto di un meteorite con il polo sud. Tuttavia, la vera causa è da ricercarsi in un fallimentare esperimento eseguito da un gruppo di scienziati su di un colossale essere umanoide denominato Adam, primo di una serie di misteriosi nemici conosciuti come Angeli. L'esperimento viene condotto da un team di ricerca guidato dal dottor Katsuragi, dietro cui si cela l'organizzazione Seele e il suo enigmatico Progetto per il perfezionamento dell'uomo. Per realizzare il piano viene istituita l'organizzazione Gehirn, il cui scopo è quello di ricercare e sviluppare contromisure contro il previsto attacco di ulteriori Angeli. Vedono così la luce gli enormi umanoidi artificiali Evangelion, i tre supercomputer Magi e la città-fortezza di Neo Tokyo-3. Portati a termine i propri compiti, l'organizzazione viene rinominata Nerv e, sotto la guida di Gendō Ikari, viene incaricata di contrastare l'imminente attacco degli Angeli.

Intreccio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Episodi di Neon Genesis Evangelion.

Nel 2015 i mutamenti climatici sulla Terra causati dal Second Impact si sono ormai stabilizzati e l'umanità si è adattata al nuovo corso. La Nerv ha avanzato i propri studi producendo tre unità Evangelion: le Unità 00, 01 e 02. Il quattordicenne Shinji Ikari, dopo aver trascorso dieci anni senza vedere suo padre Gendō, si reca a Neo Tokyo-3 per incontrarlo, essendo stato scelto come pilota dell'Eva-01, a bordo del quale dovrà affrontare gli Angeli in qualità di Third Children. Qui per Shinji ha inizio una nuova vita: va a vivere presso la sua tutrice Misato Katsuragi; conosce le sue colleghe Rei Ayanami, pilota dell'Unità-00, e Asuka Sōryū Langley, pilota dell'Unità-02; e stringe amicizia con i suoi nuovi compagni di classe Tōji Suzuhara e Kensuke Aida.

Tuttavia, con il susseguirsi degli eventi la vera natura dei nemici e degli Evangelion viene progressivamente messa in dubbio. Inoltre, con il deteriorarsi dei rapporti tra Seele e Nerv, si scoprono i reali obiettivi delle due organizzazioni e il loro collegamento con il Progetto per il perfezionamento dell'uomo. Intanto, i Children continuano a combattere gli Angeli, i quali, tra scontri sia fisici che mentali, acuiscono le loro debolezze psicologiche e li costringono ad affrontare le loro ansie e paure. Asuka non regge lo sforzo, e si chiude in uno stato catatonico dopo aver subito un attacco psichico da parte del 15º Angelo. La Seele invia dunque Kaworu Nagisa alla Nerv in qualità di Fifth Children e pilota di rimpiazzo dell'Unità-02. Il giovane stringe immediatamente amicizia con Shinji, ma si rivela essere l'ultimo Angelo Tabris, intenzionato a ricongiungersi con Adam, apparentemente custodito nel Terminal Dogma del quartier generale della Nerv. Dopo aver scoperto che l'Angelo rinchiuso nel Terminal Dogma è in realtà Lilith, egli chiede all'amico Shinji di ucciderlo, desiderio che il compagno esaudisce solamente dopo una lunga esitazione. In seguito, le anime dell'umanità si fondono in un'unica coscienza collettiva nel Progetto per il perfezionamento dell'uomo. Interrogandosi sulle sue ragioni per cui vivere, Shinji giunge alla conclusione che l'esistenza non è determinata e che non si può vivere in isolamento dagli altri, distruggendo in questo modo il guscio protettivo che si era costruito intorno. I personaggi riappaiono quindi nella loro individualità e lo applaudono; Shinji, sorridendo, li ringrazia tutti.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Personaggi di Neon Genesis Evangelion.
« È strano che Evangelion abbia avuto un tale successo — tutti i personaggi sono così malati! »
(Hideaki Anno[14])
Una camicetta bianca a maniche corte con un ficco rosso a cui è abbinata una gonna-salopette blu Francia
Riproduzione dell'uniforme scolastica indossata da Rei e Asuka

I personaggi di Evangelion sono caratterizzati da profonde ferite psicologiche, problematici rapporti interpersonali e costanti lotte contro i propri turbamenti interiori[15]. Ciò è particolarmente evidente nei tre protagonisti della serie, segnati tutti da un'esperienza traumatica del passato[16]: Rei Ayanami affronta sentimenti di alienazione a causa del suo essere un clone; il carattere eccessivamente competitivo e la mancanza di autostima di Asuka Sōryū Langley devono la propria origine alla malattia mentale e al conseguente suicidio della madre Kyōko; mentre Shinji Ikari è stato abbandonato dal padre dopo la morte di sua madre Yui[17], motivo per il quale è portato a considerarsi un «ragazzo indesiderato»[18]. Anche i personaggi adulti sono caratterizzati da una serie di turbamenti e traumi, come Misato Katsuragi, il cui padre si è sacrificato durante il Second Impact per salvarle la vita, e Gendō Ikari[17], che desidera ricongiungersi con la moglie, morta anni prima in un incidente.

Il regista e sceneggiatore della serie, Hideaki Anno, ha descritto Neon Genesis Evangelion come una «pellicola personale», nella quale ciascun personaggio riflette una parte della propria personalità[19]: «Tutti i personaggi che compaiono in Eva sono me». Pertanto, tutti loro rappresenterebbero diversi aspetti del regista, e non solo il protagonista maschile, Shinji, ma anche Misato, Rei, Kaworu Nagisa, e Ryōji Kaji. A quanto riferito dall'assistente alla regia, Kazuya Tsurumaki, «ogni personaggio è lo stesso. Superficialmente, sono stati usati diversi "condimenti", ma in fondo [tutti i personaggi] sono estremamente simili fra loro»[20].

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

« Evangelion è la mia vita ed ho messo tutto quello che so in quest'opera. Questa è tutta la mia vita. La mia vita stessa. »
(Hideaki Anno[21])

La genesi dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Grigio edificio di tre piani con una loggia frontestrada sormontata da una veranda chiusa
La vecchia sede della Gainax a Koganei, Tokyo

La pianificazione della serie incominciò nel luglio del 1993[22], immediatamente dopo l'abbandono da parte dello studio Gainax dei progetti per la realizzazione di Blue Uru (蒼きウル Aoki Uru?)[23], lungometraggio animato concepito come sequel del film Le ali di Honneamise. A dirigere il film sarebbe stato Hideaki Anno, afflitto da una profonda depressione fin dalla fine della produzione della serie Nadia - Il mistero della pietra azzurra[24]. In seguito allo stallo a cui Blue Uru andò incontro, questi accettò di collaborare con Toshimichi Ōtsuki della King Records, suo vecchio conoscente, per la produzione di una nuova serie animata. Benché Ōtsuki sostenesse di nutrire totale fiducia in Anno e gli avesse personalmente garantito via libera per «qualunque cosa»[25], gli impose di non abbandonare la collaborazione con la King Records per almeno cinque anni e di non far morire i personaggi minorenni nel corso dell'opera[26]. Il regista, dopo aver accettato le due condizioni, sviluppò la nuova serie riprendendo una delle tematiche chiave di Blue Uru, il concetto di «non dover fuggire». In particolare, secondo Yasuhiro Takeda, uno dei membri fondatori della Gainax, Anno ereditò da Aoki Uru «la determinazione a non fuggire dai problemi, e quanto visto in Evangelion probabilmente era solo un riflesso di quei sentimenti»[27]. L'intera trama della serie, a parere dello stesso regista, costituisce una sorta di metafora della propria vita, e riflette i suoi quattro anni passati in depressione[14][28]. Egli stesso infatti, durante la produzione, dichiarò che:

« Ho cercato di includere tutto di me stesso in Neon Genesis Evangelion – io, un uomo distrutto, che non ha potuto fare nulla per quattro anni. Un uomo che è fuggito per quattro anni, che semplicemente non era ancora morto. Poi, mi venne in mente un pensiero, "non devo fuggire!", e ho rimesso in moto questa produzione. »
(Hideaki Anno[29])

Fin dagli albori della produzione il regista si prefissò l'intento di aumentare il numero degli otaku[30] e di creare una serie innovativa che fosse capace di cambiare l'industria dell'animazione[21]. Per il character designer Yoshiyuki Sadamoto, Neon Genesis Evangelion sarebbe dovuto essere «l'antitesi» di tutte le serie mecha del tempo[31], mentre Anno, in merito, affermò che «gli anime mecha, nel corso del tempo, hanno finito con l'essersi adatti ad un modello preimpostato, e io credo di aver voluto rompere questo schema»[32]. In un'altra occasione, quest'ultimo riferì di aver creato Evangelion con l'intenzione di «essere felice e rendere felici gli amanti degli anime, nel tentativo di riunire il pubblico più ampio possibile»[33].

Anno impostò la sua opera sul tema di «una battaglia tra gli dèi e gli esseri umani», e come primo titolo egli suggerì Alcion (アルシオン Arushion?), idea che però non trovò spazio nel progetto definitivo, perché non conteneva alcuna consonante sonora e si temeva che non suonasse abbastanza «accattivante», preferendo invece Evangelion, che ricordava foneticamente il titolo di Densetsu kyojin Ideon[34].

La realizzazione[modifica | modifica wikitesto]

La serie fu realizzata dalla Gainax e coprodotta da TV Tokyo, Nihon Ad Systems[35], Production I.G e, nell'undicesimo episodio, dallo Studio Ghibli[36]. Hideaki Anno lavorò come regista e sceneggiatore[6], e diede direttive sia per quanto riguarda il character design[37] che il mecha design[38]. Al suo fianco lavorarono Yoshiyuki Sadamoto come character designer, Hiroshi Kato come direttore artistico, Kazuya Tsurumaki come assistente alla regia[6], Ikuto Yamashita come mecha designer[39] e Noriko Kobayashi e Yutaka Sugiyama in qualità di produttori[36].

Prima che iniziasse la produzione, la trama di Evangelion era strutturata diversamente rispetto alla versione definitiva poi andata in onda[40]. La sceneggiatura originale prevedeva, infatti, 28 Angeli anziché 17, mentre il primo episodio avrebbe presentato la battaglia tra un Angelo di nome Raziel e l'Unità 00 pilotata da Rei, con Shinji che sarebbe salito sull'Unità 01 solamente dopo la sua sconfitta[41]. La maggior parte degli episodi successivi segue tuttavia molto da vicino il concept originale, distaccandosene nuovamente solo a partire dal tredicesimo episodio. Nella sua prima versione, il finale sarebbe consistito nell'attacco di dodici Angeli dalla luna e nell'abbandono del Progetto per il perfezionamento dell'uomo da parte delle Nazioni Unite. La distruzione della base della Nerv avrebbe costituito quindi l'epilogo della vicenda[41].

La realizzazione dei primi due episodi della serie incominciò solamente nel settembre del 1994. Entrambi furono proiettati in formato 16 millimetri davanti ad un pubblico di 200 persone durante il secondo festival della Gainax, il 22 e il 23 luglio 1995[42], e benché il lavoro fosse ancora in uno stadio precoce, furono entrambi accolti positivamente[43]. A tal proposito, Hideaki Anno affermò che le prime due puntate «riflettono fedelmente i miei sentimenti personali. Quando l'ho notato mi son detto "Ah, ben fatto"»[32]. Stando a quanto da lui stesso dichiarato, la realizzazione di Evangelion gli diede la sensazione di un «concerto dal vivo», sia perché la trama e lo sviluppo dei personaggi non seguivano un piano ben definito, sia perché «durante la produzione, ascoltando opinioni diverse o analizzando il mio stato d'animo, ho messo continuamente in discussione me stesso». Anche al momento di inserire per la prima volta il concetto del Progetto per il perfezionamento dell'uomo nel secondo episodio, che sarebbe poi diventato il perno principale della vicenda, non aveva ancora idee chiare a riguardo[44]. Ulteriori cambiamenti alla trama vennero introdotti in seguito all'attentato alla metropolitana di Tokyo del 20 marzo 1995, dal momento che, fino a quel punto, la sceneggiatura presentava troppi punti di contatto con gli eventi reali. Temendo una censura e non volendo comunque privare la serie del suo potenziale interpretativo a causa dell'evidente somiglianza con la realtà, Anno modificò lo scenario originale, ritenuto da egli stesso inadatto alla messa in onda[30].

A partire dal quattordicesimo episodio, in cui è presente un lungo monologo poetico di Rei Ayanami, e dal sedicesimo episodio, con la rappresentazione della lotta mentale ed emozionale di Shinji intrappolato all'interno dell'Angelo Leliel, il concept della serie cambiò radicalmente in direzione introspettiva[45]. A detta dello stesso Anno, questo cambio di rotta fu frutto di una decisione presa in fase di produzione, sulla base delle reazioni avute dai fan fino a quel momento. Quando il regista vide che l'anime fu accolto positivamente ma in modo «autistico» dagli appassionati di animazione, decise di modificare la sua intera struttura concettuale[46]. Questo netto cambiamento coincise inoltre con l'inizio dell'interessamento di Anno per la psicologia e le malattie mentali[21]:

« In passato non avevo alcun interesse nello studiare la psicologia umana. Avevo solamente frequentato un corso [di psicologia] all'università, ma credo di aver sempre avuto qualcosa nella mia mente con cui potevo analizzare la psiche umana. Pensavo di non essere molto interessato agli umani, ma quando incominciavo a parlare di me, avvertivo il bisogno di parole giuste per spiegarmi. Così, incominciai a leggere libri sulla psicologia. Dal sedicesimo episodio, la trama di Evangelion prese una direzione con la quale si intendeva chiedere solo com'è la mente umana al suo interno. Ho scritto su di me. Un mio amico mi prestò un libro sulle malattie mentali, e questo mi diede una scossa, come se avessi finalmente trovato quello che dovevo dire. »
(Hideaki Anno[47])

Durante la realizzazione della seconda parte di Evangelion insorsero numerosi problemi di tempo a causa della programmazione rivelatasi, a parere del regista, «disastrosa»[48], e si assistette al costante riutilizzo di animazioni e fotogrammi già utilizzati e alla diminuzione della qualità generale. Con la crescente frenesia e tensione all'interno dello staff, l'aiuto regista Kazuya Tsurumaki descrisse il suo stato d'animo provato in quel periodo come «sentimento di tensione»:

« Non mi importava. La programmazione era un disastro totale e il numero delle cel [d'animazione] precipitò, così ci furono delle parti dove purtroppo la qualità diminuì. [...] Quando l'intero sistema di produzione stava per sprofondare del tutto, c'erano [nello staff] diverse opinioni del tipo: "Se non possiamo fare un lavoro soddisfacente, che senso ha continuare?" Tuttavia io non la vedevo allo stesso modo. La mia opinione era: "Perché non mostriamo loro l'intero processo, incluso il nostro tracollo?" »
(Kazuya Tsurumaki[45])

Gli ultimi due episodi e i film di Evangelion[modifica | modifica wikitesto]

Moderno edificio formato da due ali divise da una torre scala cilindrica rivestita in metall.

A causa di limiti di tempo ed altri problemi, il penultimo episodio non seguì la sceneggiatura originariamente prevista, nonostante quest'ultima fosse già stata scritta e pronta per essere utilizzata[49][50]. Sia la Tatsunoko, sia TV Tokyo non riuscirono a gestire adeguatamente la programmazione della serie, ed Anno rimase estremamente amareggiato per via di questo[51]. Tuttavia, nonostante i problemi di tempo, a detta del regista lo staff della Gainax fece comunque un ottimo lavoro: «Fare una cosa del genere, con così poche persone, in un così breve lasso di tempo - in questo senso, abbiamo fatto davvero un buon lavoro. [...] La maggior parte delle persone giudica solamente il risultato finale. Dal mio punto di vista però, abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere»[48].

Stando a quanto dichiarato dallo stesso regista in alcune interviste, egli dovette abbandonare la sceneggiatura originale della ventiseiesima puntata mentre si trovava nelle primissime fasi di sviluppo. In sostanza, rimanevano solamente tre giorni nella tabella di marcia per poterla realizzare[44]. In un primo momento, egli pensò di realizzare un episodio di soli dialoghi, ma l'idea venne poi rifiutata e accantonata: «Non ho bisogno di disegni per rappresentare la mia visione delle cose. A dire il vero, sarei stato felice di spiegarmi solamente con la parola parlata. L'avrei fatto, ma purtroppo, [la proposta] venne respinta»[44]. Diversi anni dopo invece, Anno confermò la mancanza di tempo che precluse la possibilità di produrre la venticinquesima puntata così come inizialmente concepita, ma sostenne che l'episodio finale venne invece prodotto seguendo effettivamente l'idea originale[52]. Inoltre, a quanto da lui stesso affermato, gli ultimi due episodi riflettono perfettamente quello che era il suo stato d'animo all'epoca della produzione: «Sono molto soddisfatto. Non rimpiango niente»[44]. Per Toshimichi Ōtsuki, il finale della serie fu un qualcosa che «Anno volle fare sul serio»[53]; quasi nessuno nello staff si sentì insoddisfatto del risultato finale e, a parere del regista, «sento che non avrei potuto fare gli ultimi due episodi diversamente»[48]. Anche il character designer Sadamoto trovò le due puntate «soddisfacenti»; l'unico problema risiederebbe, secondo Sadamoto, nella mancanza di una connessione «immediatamente comprensibile» tra il ventiquattresimo e il venticinquesimo episodio: «Se fosse stata usata la sceneggiatura originale della penultima puntata, ci sarebbe poi stato un chiaro collegamento con i due episodi conclusivi»[50].

Entrambe le puntate si focalizzano sulla psicologia dei personaggi principali senza offrire però risposte e una conclusione chiara all'intreccio narrativo della serie[54][55], risultando così di difficile comprensione e fonte di perplessità per gli appassionati[56][57]. Anche la carta stampata si interessò del caso, con il Mainichi Shinbun che scrisse: «Quando il venticinquesimo episodio andò in onda la prima volta, quasi tutti gli spettatori si sentirono traditi [...] Quando il critico Eiji Otsuka inviò una lettera allo Yomiuri Shinbun lamentandosi del finale della serie Evangelion, il dibattito divenne nazionale»[53]. Anno si dichiarò in più occasioni soddisfatto degli episodi finali:

« Non ho nessun problema [con gli ultimi due episodi]. Se c'è un problema è solo vostro. Too bad. »
(Hideaki Anno all'Anime Expo di Anaheim, California del 1996[58])

e affermò che la serie «si è conclusa magnificamente» anche così[21]. Secondo Toshio Okada — fondatore della Gainax e amico personale di Anno — ai problemi di tempo si aggiunse anche la grande indecisione da parte di Anno su come concludere la serie: «Quando gli ho parlato il mese scorso, Anno mi ha detto di non essere riuscito a decidere il finale della serie fino a quando non è arrivato il momento. Questo è il suo stile»[59]. Yoshiyuki Sadamoto invece, interrogato sulla «complessità filosofica» degli ultimi due episodi, ha sostenuto che, da spettatore, la ritiene frutto della difficile situazione in cui si trovava il regista all'epoca, sempre più stanco e sull'orlo della depressione[60]. Alcuni sostennero che le puntate furono censurate a seguito delle pressioni e le lamentele avute da parte dell'Associazione Genitori-Insegnanti (PTA)[61][62], ma il regista nelle interviste non menzionò mai alcun tipo di censura, ribadendo invece che vennero prodotte intenzionalmente così «per dimostrare che l'animazione può essere fatta anche con modalità alternative»[63].

In risposta agli appassionati, che chiedevano una conclusione più chiara alla trama della serie e una spiegazione ai misteri rimasti irrisolti, Anno e lo studio Gainax decisero di produrre un remake delle due puntate conclusive[64][65]. In un primo momento il regista pensò di concludere la serie con un solo film; tuttavia, la quantità finale di materiale prodotto superò di gran lunga le aspettative, e dunque si optò per due lungometraggi[66][67], di cui il secondo avrebbe offerto, secondo Anno, «lo stesso finale, ma visto da una diversa prospettiva»[68][69]. Così, il 15 marzo 1997 uscì nelle sale giapponesi Neon Genesis Evangelion: Death & Rebirth[70], composto da due parti: Shi (? "morte"), rimontaggio di 60 minuti di vari spezzoni tratti dai primi 24 episodi della serie, incluse alcune scene inedite; e Shinsei (新生? "rinascita"), anticipazione del film Neon Genesis Evangelion: The End of Evangelion, uscito il 19 luglio del medesimo anno. Quest'ultimo film rappresenta un nuovo sviluppo del finale della serie ed una sua conclusione alternativa[71], ed è difatti suddiviso in due segmenti, chiamati «episodio 25» e «episodio 26», alternativi a quelli dell'anime[72].

Riferimenti culturali[modifica | modifica wikitesto]

Primo piano di uomo orientale di mezza età, con baffi, barba ed occhiali cerchiati di metallo
Hideaki Anno, creatore di Evangelion

Neon Genesis Evangelion presenta numerosi riferimenti culturali alla religione, alla filosofia, e alla psicologia[73]. Ulteriori citazioni e omaggi sono da ritrovare nei romanzi di Ryū Murakami[74][75], Andromeda e Divina invasione di Philip K. Dick, Le guide del tramonto di Arthur C. Clarke[76], nel film The Hitcher, nelle serie televisive Il prigioniero[77], Thunderbirds, UFO[78], Ultraman[74], Ultraseven, e nei libri di fantascienza di Cordwainer Smith[79].

La serie è ispirata ed influenzata anche da altre serie d'animazione precedenti, quali Devilman[80], Mazinga Z di Gō Nagai[74][81], Mobile Suit Gundam[82][83] e Densetsu kyojin Ideon[84], e ricalca la maggior parte dei contenuti e delle tematiche presentate nella precedente opera dello studio Gainax, Nadia - Il mistero della pietra azzurra[24], di cui Evangelion sarebbe dovuto essere, nelle intenzioni iniziali, una sorta di sequel[85]. Diversi personaggi della serie hanno nomi che traggono origine da alcuni romanzi, fumetti giapponesi o navi della Marina imperiale giapponese[86]. Secondo i filmbook della serie, essi sono tutti opera del regista Anno, e ne riflettono i gusti letterari[87]; egli stesso, in proposito, ha dichiarato di averli «presi in prestito da ogni dove», anche quando a un primo sguardo non sembra esserci nessuna attinenza[88].

Religione[modifica | modifica wikitesto]

 Disegno dei dieci simboli cabalistici, collegati a formare un albero.
L'Albero della Vita con le 10 Sephirot, un diagramma esoterico che appare sia nella sigla d'apertura dell'anime, sia sul soffitto dell'ufficio di Gendō Ikari[89][90].

Numerosi sono i riferimenti religiosi presenti in Evangelion, diretti in particolar modo al cristianesimo, all'ebraismo[73], e alla cabala ebraica[35]. Questi elementi religiosi ed esoterici sembrano essere stati alterati ed inseriti all'interno della serie con lo scopo di creare una nuova "mitologia", mantenendo comunque una certa connessione con le fonti originali[89]. Interrogato in merito, l'assistente alla regia Kazuya Tsurumaki ha collegato l'utilizzo di simboli iconografici cristiani all'intento di conferire alla serie un aspetto «più esotico e misterioso»[91], negando l'esistenza di un «significato cristiano» all'interno dell'opera[92][93]: «Abbiamo pensato che il mix di scienza e religione avrebbe reso la serie più interessante»[91]. In alcune interviste, Hideaki Anno negò fermamente di aver voluto esprimere qualunque sorta di giudizio sulla religione cristiana, dacché è all'oscuro di molti suoi concetti[33], ma di averlo studiato usando dei libri simili a dizionari[N 2]: «[In Evangelion] ci sono varie "parole chiave" ma, in verità, sono semplici simboli. Non hanno un vero significato se prese singolarmente. Se vengono mescolate fra loro invece, emergerà per la prima volta una sorta di interrelazione o di significato»[95]. Stando a quanto da lui stesso affermato, egli inserì elementi cristiani non perché nutrisse simpatia nei suoi confronti, ma «per l'atmosfera» generale e perché «credo sia materiale comodo per strutturale la storia»[95]: «Evangelion comprende anche una sorta di storia di redenzione al proprio interno, ma non è vera redenzione. È un'opera nella quale, riflettendo sulla destinazione finale del genere umano, iniziai a prendere in prestito diversi elementi cristiani. È come se, riflettendo sull'evoluzione dell'umanità o sul significato dell'esistenza, io avessi cercato di fare qualcosa sul destino del genere umano»[96].

Molteplici sono i rimandi visivi o concettuali alla mitologia giudaico-cristiana[97][98]. Ad esempio, nel corso degli eventi sono presenti numerose allusioni visive alla croce ed alla crocifissione, così come richiami alla Lancia di Longino, ai re magi[99], ed ai rotoli del Mar morto[100]. Altri riferimenti religiosi sono legati alle figure del primo uomo biblico Adamo, la prima donna Eva[101], Lilith[89][102], il Guf, l'uomo primordiale Adam Qadmon, la divinità babilonese Marduk, e gli angeli dell'Antico Testamento[103]. Anche gli umanoidi Evangelion e il Progetto per il perfezionamento dell'uomo sembrano presentare affinità con concetti mitologici ed esoterici; gli Evangelion hanno diversi punti in comune con la figura del Golem[90][104], mentre il Progetto per il perfezionamento presenta notevoli somiglianze con il Tiqqun 'Olam (in ebraico: תיקון עולם?, lett. "perfezionamento del mondo") ebraico[105]. Ulteriori riferimenti religiosi sono da rintracciare nella sigla di apertura, nella quale compare un testo con una calligrafia assai simile a quella del Sefer Raziel HaMalakh[90], e nei nomi degli Angeli della serie, ciascuno dei quali ricalca perfettamente caratteristiche, funzioni e prerogative del proprio omonimo delle antiche fonti sacre[106][107].

Secondo altre interpretazioni, sarebbe possibile individuare allusioni e riferimenti espliciti o impliciti alla religione shintoista e alla cosmogonia presentata nel Kojiki e nel Nihongi, due antichi testi giapponesi a carattere religioso; in particolare, la Lancia di Longinus nella serie sembra svolgere un ruolo simile ad Amenonuhoko (天沼矛?), la lancia dei due kami creatori Izanagi ed Izanami[108]. In aggiunta, i tre protagonisti della serie, Shinji, Asuka e Rei, potrebbero essere collegati alle figure scintoiste di Susanoo, Uzume, e Amaterasu: Rei, essendo un clone, rinasce più volte nel corso degli eventi, come la dea Amaterasu; Asuka sembra essere accostabile ad Uzume per via del suo atteggiamento allegro ed esuberante, mentre Shinji sarebbe paragonabile a Susanoo per il suo goffo modo di stringere relazioni sociali[109].

Psicologia e filosofia[modifica | modifica wikitesto]

« C'è stata questa sostituzione da parte di un robot, così la madre originale [di Shinji] è il robot [Evangelion], ma c'è anche una madre della stessa età, Rei Ayanami, al suo fianco. [Rei è] anche dalla parte del vero padre. C'è anche un altro padre, Adam, che gestisce il corso generale degli eventi. Un complesso di Edipo all'interno di queste strutture multiple; questo è quello che volevo fare. »
(Hideaki Anno[110])

In Neon Genesis Evangelion vengono menzionati diversi concetti freudiani, come l'Eros e il Thanatos[111][112], il complesso di Edipo, il complesso di Elettra[N 3], la fase orale[114], la libido e la destrudo[115]. Difatti, come evidenziato da diverse scene della pellicola The End of Evangelion, il personaggio di Shinji è caratterizzato da un continuo conflitto tra pulsione di vita e pulsione di morte[116][117]; l'importanza che il concetto di destrudo riveste per la trama del film è evidenziata anche dalle relative colonne sonore Thanatos — If I can't be yours e Komm, süsser Tod[118]. Nel sedicesimo episodio, il ragazzo incontra in un treno un altro se stesso, che in termini psicologici e psicoanalitici è considerabile il suo doppio; i due Shinji, uno reale, l'altro immaginario, sembrano rappresentare i concetti freudiani di Io e Super-io[119]. Nella terza puntata viene invece citato il dilemma del porcospino del filosofo tedesco Arthur Schopenhauer[120][121], mentre la trama e l'ambientazione dell'ultimo episodio rielaborano e reinterpretano liberamente il pensiero e le teorie psicoanalitiche di Sigmund Freud, come esplicitamente affermato dallo stesso regista, Hideaki Anno[122][N 4]. Similmente, diversi personaggi della serie sembrano essere affetti da comuni disturbi di personalità: Shinji presenta una personalità orale[114][124], Rei è colpita da schizofrenia[125], mentre Asuka pare soffrire del disturbo narcisistico di personalità[126].

Ulteriori riferimenti a concetti filosofici o psicoanalitici sono da ricercare nei titoli di diversi episodi della serie originale. Ad esempio, l'intestazione originale della sedicesima puntata, "Malattia mortale, e poi...", è un omaggio al libro La malattia mortale del filosofo danese Søren Kierkegaard [127], mentre il titolo inglese del penultimo episodio, "Do you love me?" è un riferimento all'omonimo libro dello psichiatra scozzese Ronald Laing, redatto come una conversazione tra individui non identificati, e di cui la puntata ne rielabora intenzionalmente lo stile letterario[128][129].

Tematiche trattate e analisi[modifica | modifica wikitesto]

« Questo show è davvero interessante, vero? Non me n'ero mai accorto prima. »
(Hideaki Anno, dopo aver rivisto l'intera serie per la produzione di Rebuild of Evangelion nel 2006[130])

Fin dal primo episodio, una delle tematiche cardine di Neon Genesis Evangelion è la comunicazione interpersonale[64][131]. Secondo l'assistente alla regia Kazuya Tsurumaki, fin dagli albori della produzione l'anime sarebbe dovuto essere una sorta di «storia sulla comunicazione», ed è presente al suo interno un messaggio esortativo nei confronti degli otaku, ritenuti da Anno eccessivamente introversi e chiusi in se stessi: «In altre parole, per i non appassionati [di animazione] è inutile guardarlo. Se una persona che è già in grado di vivere e comunicare normalmente lo guarda, non imparerà niente»[45]. Secondo alcuni critici, la trama e i personaggi di Evangelion riflettono i quattro anni di depressione del regista[132][133], e, di conseguenza, l'anime sarebbe interpretabile come una sorta di documentario sullo stato mentale di Anno[44]: «Fondamentalmente, Eva è la mia vita impressa su pellicola. Sono ancora vivo, quindi la storia non è ancora conclusa»[134].

A partire dalla seconda metà della serie, in cui la tematica cardine di Evangelion diventa l'interiorità umana[135], le riflessioni sulla comunicazione interpersonale e «sull'animo umano» vengono portate avanti tramite diversi flussi di coscienza dei personaggi principali[64]. Ad esempio, nel quattordicesimo episodio è presente un lungo monologo poetico di Rei Ayanami[106], contrassegnato da una sequenza di parole e immagini apparentemente scollegate fra loro[136]. Una sequenza simile è presente, nel caso di Shinji, anche nel sedicesimo[127][137] e nel ventesimo episodio[114][138]. Questa tecnica narrativa raggiunge il suo culmine nelle ultime due puntate della serie, nelle quali la trama procede solo attraverso i dialoghi ed i monologhi interiori dei personaggi[129][135]. In particolare, l'episodio conclusivo si svolge interamente nell'animo del protagonista, che si interroga circa il valore della propria esistenza e sul suo rapporto con le altre persone[128].

Anche il clima socio-culturale della guerra fredda, secondo Anno, ha avuto una notevole influenza sulla serie e sulla sua ambientazione post-apocalittica in particolare[139]: «La paura della guerra fredda era, in sostanza, il timore di una guerra atomica. C'era la costante sensazione che, se fosse scoppiato un conflitto nucleare, il mondo sarebbe stato annientato. [...] Ho seriamente pensato che il mondo sarebbe finito nel 20º secolo»[140]. Sui molteplici riferimenti religiosi presenti nell'anime, il regista aggiunse che: «Il Giappone è un paese in cui avvengono spesso delle gravi catastrofi naturali. C'è la forte sensazione che esista una divinità da qualche parte, lì fuori»[141]. Prima che iniziasse la trasmissione della serie, egli dichiarò l'intenzione di esplorare diverse tematiche proprie della fantascienza e della filosofia moderna, come: «Qual è la vera natura dell'evoluzione? Qual è la relazione tra uomo e Dio? Questo Dio, nei fatti, esiste? Che cosa significherebbe per l'umanità poter definitivamente rispondere a questa domanda?»[142].

Stile[modifica | modifica wikitesto]

« Evangelion è come un puzzle. Qualsiasi persona può vederlo e darne una propria interpretazione. In altre parole, stiamo offrendo agli spettatori [la possibilità] di pensare da soli, in modo che ogni persona possa immaginare il proprio mondo. »
(Hideaki Anno[143])

L'anime è caratterizzato dal frequente uso di tecniche e soluzioni sperimentali; ad esempio, nel sedicesimo episodio, i dialoghi e i pensieri di Shinji vengono rappresentati attraverso delle linee bianche che si muovono su sfondo nero[127][137], mentre nella ventesima puntata, durante un monologo interiore del ragazzo vengono mostrate macchie di colore, fotografie delle persone che conosce, e diversi grezzi disegnati a mano[144]. Nel corso della serie si assiste inoltre alla coalescenza di animazione tradizionale e di computer grafica, avvalendosi sia dell'uso di immagini prodotte manualmente, sia di effetti speciali digitali in 2D o in 3D[145]. Tuttavia, nell'ultimo episodio non venne adoperata la cel animation, ma i soli schizzi dello storyboard, ma ciò non fu dovuto alla mancanza di tempo che interessò la produzione delle ultime due puntate, quanto ad una precisa scelta stilistica da parte dell'autore: «Volevo solo dimostrare che [...] anche usare i bozzetti preparatori avrebbe potuto funzionare»[44]. Nell'episodio è inoltre presente un costante utilizzo di soluzioni visive discordanti, come collage di fotogrammi provenienti dagli altri episodi della serie, immagini monocromatiche fisse, e fotografie in bianco e nero del mondo reale[10].

Contrariamente ad altri registi d'animazione come Mamoru Oshii o Katsuhiro Ōtomo, intenti a voler concentrare in ogni singola inquadratura il maggior numero possibile di dettagli visivi e pittorici, la regia di Anno tende fortemente verso l'essenzialismo visivo e il minimalismo. Anziché moltiplicare il numero di informazioni presenti in un singolo fotogramma, il regista punta ad ottenere il medesimo effetto accelerando il ritmo e la velocità del montaggio, che aumenta sempre di più con il progredire della serie. Come affermato dallo stesso Anno, piuttosto che avvicinarsi alla cinematografia dal vero, con Evangelion egli tenta di raggiungere il massimo dell'astrazione e della «sovra-accumulazione visiva»[30]. Inoltre, il suo ampio utilizzo della tecnica del cut-up ricorda vivamente il cinema di Jean-Luc Godard[146]. In aggiunta, a volte vengono mostrate immagini fisse per un lasso di tempo prolungato, variabile dai 30 ai 90 secondi, oppure movimenti meccanici diretti in una sola direzione in immagini fondamentalmente statiche, come quello delle scale mobili[30].

Secondo Hiroki Azuma, da un punto di vista prettamente stilistico e narrativo, Neon Genesis Evangelion può essere diviso in due parti, coincidenti con la prima e la seconda metà della serie. Nella prima parte, essa procede come una tradizionale storia d'animazione fantascientifica, nella quale ciascuno dei personaggi principali è raffigurato positivamente «nella sua lotta per superare il proprio trauma» e i vari enigmi presentati dalla vicenda sembrano giungere ad una risoluzione[46]. Tuttavia, dal sedicesimo episodio in poi la serie perde gli elementi di positività e leggerezza che caratterizzano la prima parte, allontanandosi sia narrativamente che visivamente dal concetto tradizionale di anime[30]. La narrazione in questi episodi è inoltre molto più veloce — ad esempio, la morte di Rei nel ventitreesimo episodio dura appena due minuti[46] — e invece di sciogliere tutti i nodi della trama, ne moltiplica i misteri[147]. Stando a quanto dichiarato da Anno, a causa della sua «eccessiva quantità di informazioni», l'opera rispecchia ogni persona che lo guarda, e quindi «per ogni spettatore, l'appeal [dello show] è diverso»[148].

Media[modifica | modifica wikitesto]

Anime[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Episodi di Neon Genesis Evangelion.
Logo di TV Tokyo
In questa mappa sono evidenziate le prefetture raggiunte dal segnale del TV Tokyo Network

La prima messa in onda della serie, a partire da mercoledì 4 ottobre 1995 alle 18:30, su Tokyo Channel 12[147], ebbe una copertura nazionale molto limitata. TV Tokyo e le sue consociate nel TX Network (TV Osaka, TVQ Kyushu Broadcasting, TV Hokkaido, TV Setouchi), che trasmisero in contemporanea la serie[N 5], coprivano solamente 13 delle 47 prefetture del Giappone. La serie si concluse il 27 marzo 1996, raggiungendo con la puntata conclusiva un indice di ascolto pari al 10,3%[149], equivalente a dieci milioni di spettatori[150]. Nel 1997 fu poi ritrasmessa in tarda serata, toccando il 5-6% di share, in una fascia oraria nella quale anche un 2% era ritenuto un buon indice di ascolto[151][152]. A queste trasmissioni hanno, nel corso degli anni, fatto seguito diverse repliche, fra le quali quella avvenuta nel 2003 sul canale satellitare WOWOW, che trasmise per la prima volta la versione director's cut della serie e il rimontaggio dei film conclusivi con video rimasterizzato ed audio nativo 5.1. Questa versione è nota in Giappone con il nome di Renewal Edition[153].

Edizione italiana[modifica | modifica wikitesto]

L'edizione italiana di Evangelion è stata curata dalla Dynamic Italia. Il doppiaggio è stato eseguito presso la Cooperativa Eddy Cortese sotto la direzione di Fabrizio Mazzotta (per i primi sei episodi) e Paolo Cortese (per i restanti venti)[154] ed ha visto l'introduzione in Dynamic — con il dialoghista Gualtiero Cannarsi — della figura del cosiddetto "direttore artistico di produzione", un incaricato dalla casa editrice di sovrintendere ogni singolo aspetto della localizzazione. Secondo Cannarsi, la lavorazione fu assai complessa e laboriosa: ad esempio, il ruolo di Shinji fu assegnato a Daniele Raffaeli dopo undici differenti provini, mentre Valentina Mari, voce di Rei, dovette incidere il monologo della quattordicesima puntata 52 volte[155].

La serie è stata inizialmente distribuita in 13 VHS comprensivi degli episodi in versione director's cut ed usciti fra il 1997[156] ed il 2001[157]. A quella in VHS hanno fatto seguito due edizioni in DVD ad opera della stessa Dynamic Italia prima e della Dynit poi, nel 2002 (priva degli episodi in versione director's cut) e nel 2008 sotto la dicitura Platinum Edition (basata sull'edizione Renewal della serie tv)[158][159]. L'anime inoltre è stato trasmesso in televisione da MTV[160]: i primi due episodi sono comparsi nella maratona Robothon del 12 dicembre 2000, mentre la serie è stata trasmessa integralmente dal 2 ottobre 2001[161] e replicata più volte[162][163]. Neon Genesis Evangelion è stato anche il primo anime ad essere trasmesso in streaming legale su internet, gratuitamente con doppiaggio italiano; a partire dal 26 aprile 2010 ogni lunedì è stato pubblicato sul canale di YouTube della Dynit un nuovo episodio della versione Platinum, disponibile per due settimane[164]. In seguito, gli episodi sono stati pubblicati dal 20 dicembre 2010 senza limiti di tempo sulla web tv Popcorn TV[165].

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Colonne sonore di Neon Genesis Evangelion.

La colonna sonora originale, raccolta in tre album usciti fra il 1995 ed il 1996, è stata composta da Shirō Sagisu e prodotta dal regista della serie, Hideaki Anno, che si è occupato anche della scelta dei titoli dei brani[112]. Oltre alle composizioni originali sono presenti anche alcuni celebri pezzi di musica classica, come la Suite per violoncello solo n.1 in Sol Maggiore e Herz und Mund und Tat und Leben di Johann Sebastian Bach[166], il Messiah di Georg Friedrich Händel[99], il Requiem di Giuseppe Verdi[166], e l'Inno alla gioia di Ludwig van Beethoven[167].

La sigla di apertura è Zankoku na tenshi no these (残酷な天使のテーゼ?), cantata da Yoko Takahashi[168], mentre quella di chiusura è il successo pop del 1954 Fly Me to the Moon[99], scritto originariamente da Bart Howard e cantato dalla cantante britannica Claire Littley e dalle doppiatrici femminili dell'anime, Megumi Hayashibara, Kotono Mitsuishi e Yoko Miyamura, in versioni differenti di episodio in episodio[169].

Manga[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Capitoli di Neon Genesis Evangelion.

Il manga di Neon Genesis Evangelion, scritto e disegnato da Yoshiyuki Sadamoto, già character designer della serie animata, ha iniziato la sua serializzazione in Giappone sul numero di dicembre 1994[170] della rivista Shōnen Ace, edita da Kadokawa Shoten[171]. Pubblicato con periodicità irregolare[172], il manga è stato trasferito, a partire dal 78º capitolo, su una nuova rivista seinen della Kadokawa, Young Ace[173]. L'opera si è conclusa dopo 96 capitoli con la pubblicazione del final stage nel giugno 2013[174][175]. I singoli capitoli sono stati poi raccolti in 14 tankōbon, pubblicati dal 29 agosto 1995[176] al 20 novembre 2014[177].

L'edizione italiana, intitolata semplicemente Evangelion, è stata curata dalla Planet Manga, divisione della Panini Comics. La pubblicazione è avvenuta in 28 albi di dimensioni pari alla metà dell'originale giapponese. A questa prima edizione ne è seguita una seconda, che conserva la grandezza originale dei volumi, intitolata Evangelion Collection[178].

Manga spin-off[modifica | modifica wikitesto]

Sono stati realizzati diversi manga spin-off ambientati nell'universo di Evangelion:

  • Evangelion Iron Maiden (新世紀エヴァンゲリオン 鋼鉄のガールフレンド2nd Shin seiki Evangerion - Kōtetsu no gārufurendo sekando?), un manga shōjo di Fumino Hayashi, basato sulla realtà alternativa presente nell'episodio 26 della serie televisiva e caratterizzato da un'ambientazione prettamente scolastica. Al centro della trama vi sono le relazioni sentimentali fra i personaggi. Il manga è stato serializzato sulla rivista Monthly Asuka, dal 2003 al 2005 ed è stato successivamente raccolto in sei tankōbon.
  • Neon Genesis Evangelion The Shinji Ikari Raising Project (新世紀エヴァンゲリオン 碇シンジ育成計画 Shin seiki Evangerion - Ikari Shinji ikusei keikaku?), un manga shōnen di Osamu Takahashi, anch'esso ad ambientazione scolastica e focalizzato sulle relazioni interpersonali dei protagonisti. È serializzato dal 2006 sulla rivista Shōnen Ace e al 2015 conta 17 volumi pubblicati.
  • Evangelion: Cronache degli angeli caduti (新世紀エヴァンゲリオン 学園堕天録 Shin seiki Evangerion - Gakuen datenroku?), un manga shōjo di Ming Ming, pubblicato da marzo 2008 a dicembre 2009 sulla rivista Monthly Asuka e poi distribuito in quattro tankōbon.
  • Evangelion - Detective Shinji Ikari (新世紀エヴァンゲリオン 碇シンジ探偵日記 Shin seiki Evangerion - Ikari Shinji tantei nikki?), un manga realizzato da Takumi Yoshimura, che vede Shinji nei panni di un detective. È stato serializzato sulla rivista Monthly Asuka dal 24 febbraio al 24 novembre 2010[179] e raccolto in due tankōbon.
  • Petit Eva - Evangelion@School (ぷちえゔぁ〜EVANGELION@SCHOOL〜 Puchi Eva ~Evangerion atto sukūru~?), una serie parodistica in stile super deformed disegnata da Ryūsuke Hamamoto. È stata serializzata nel 2008 sulla rivista Monthly Shōnen Ace e raccolta in due volumi. Dal manga è stato tratto poi un ONA in computer grafica 3D di 24 episodi da tre minuti l'uno.

Rebuild of Evangelion[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Rebuild of Evangelion.

Nel 2006 Hideaki Anno annunciò la produzione di Rebuild of Evangelion (ヱヴァンゲリヲン新劇場版 Evangerion shin gekijōban?, lett. "Evangelion nuova versione cinematografica")[180], una tetralogia cinematografica i cui primi due capitoli avrebbero riassunto e reinterpretato la serie animata originale, distaccandosi da essa negli ultimi due con un ulteriore nuovo finale[181]. Prodotti coinvolgendo il vecchio staff dell'anime, la loro produzione è stata affidata allo Studio Khara, fondato dallo stesso Anno per l'occasione[182].

Videogiochi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Videogiochi di Neon Genesis Evangelion.

Dalla serie sono stati tratti diversi videogiochi, nessuno di questi è stato però tradotto in italiano né pubblicato in Italia.

Film live-action[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio del 2003 venne annunciato un adattamento live action della serie animata al Festival di Cannes[183][184]. Il film sarebbe stato prodotto dalle aziende ADV Films, Gainax e Weta Workshop. Il presidente della ADV Films, John Ledford, confermando le voci che circolavano da tempo sulla possibile produzione del film, dichiarò che: «Tra la qualità ed il significato del titolo della Gainax, l'abilità nella creazione di effetti speciali del leader del settore Weta, e la nostra esperienza in marketing e nella promozione di anime e contenuti correlati, questo progetto è veramente un'opportunità unica nella vita»[185]. Ulteriori dettagli vennero dati nel 2005 dal cofondatore della ADV, Matt Greenfield, secondo il quale il film sarebbe stato girato e prodotto in almeno un anno, «ma molto probabilmente in 3 o 4»[186]. Nel dicembre dello stesso anno, Fortune Magazine riportò in un articolo che la casa di distribuzione aveva ottenuto circa «la metà dei 100-120 milioni di dollari» necessari per la realizzazione del film[187].

Nel 2004, la Weta realizzò e pubblicò sul proprio sito web i primi bozzetti che sarebbero serviti per la realizzazione dei costumi, delle scenografie e degli effetti speciali[188]. In questi bozzetti molti personaggi femminili avevano una denominazione differente: Rei Ayanami sarebbe diventata Ray, Asuka Kate Rose e Misato Susan Whitnall[189][190]. In seguito però non si ebbero notizie, e le concept art sul sito ufficiale della Weta sono scomparse[N 6].

Un improvviso segnale di ripresa sembrò esserci nel maggio del 2009: durante la cerimonia d'apertura dell'Anime Central Convention di Rosemont, rispondendo ad una domanda sul film, Greenfield dichiarò che la produzione sarebbe «iniziata molto presto, e non sto scherzando», riferendo inoltre di non poter dare ulteriori dettagli a causa dell'avvicinarsi della firma dei contratti[191]. Qualche mese dopo, nel febbraio del 2010, il produttore del film Joseph Chou affermò che il progetto era ancora attivo, datando un possibile inizio di produzione nel 2011[192]. Tuttavia, nell'agosto di quell'anno la ADV chiamò in causa Gainax, in quanto quest'ultima rifiutò, a parere della stessa ADV, di «adempiere ai propri obblighi» di contratto e «confermare l'acquisizione dei diritti d'autore» da parte dello studio statunitense[193].

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Reazioni[modifica | modifica wikitesto]

Foglio di francobolli dedicato a Neon Genesis Evangelion emesso dalle poste giapponesi

All'indomani della sua prima messa in onda, Neon Genesis Evangelion divenne il centro di numerose polemiche fra gli appassionati di animazione, che si divisero in due fazioni contrapposte, formate da chi la ritenne «la più grande serie animata di sempre» e chi la considerò invece «la più sopravvalutata»[194]. Ulteriore motivo di controversia furono il diciottesimo e il ventesimo episodio della serie, a causa di scene di sesso e violenza ritenute non adatte per la fascia oraria in cui l'anime andò per la prima volta in onda[195][196], e le ultime due puntate[197] che, benché apprezzate da numerosi fan, ne lasciarono molti altri insoddisfatti[198]. Come per la serie, anche qui si vennero a creare violente diatribe tra chi li elogiò, credendo che fossero «profondi», e chi invece li criticò, pensando che il loro significato fosse «più apparente che reale»[197]. Nonostante le polemiche generate dagli episodi finali, Neon Genesis Evangelion acquisì enorme notorietà, sia su scala nazionale[55] che mondiale[199], in particolar modo in Europa e Nord America[200][201], nonché nel fiorente mercato delle dōjinshi[202][203], tanto nel pubblico maschile quanto in quello femminile[79]. Fin dal suo esordio la serie attirò l'attenzione di intellettuali e studiosi all'interno e al di fuori del Giappone[147] e divenne un fenomeno sociale[204] di tale portata da influenzare il corso dell'intera industria di animazione. Secondo la rivista specializzata Newtype, in seguito al grande successo delle repliche della serie, trasmesse nel 1997 in tarda serata, ci fu un drastico aumento degli anime trasmessi in slot orari notturni; se nel 1996 c'era solamente una serie ad essere trasmessa in tarda serata, nel 1997 il loro numero salì a 12, per poi raddoppiare l'anno seguente: «Eva ha rivoluzionato l'intera [sub]cultura anime. [...] È stato l'inizio di qualcosa di completamente nuovo, a cui seguì una sfilza di titoli simili»[205].

La grande popolarità dello show fece sì che esso emergesse in numerosi sondaggi e indagini sul settore. Ad esempio, immediatamente dopo la conclusione della sua prima messa in onda, Neon Genesis Evangelion venne eletta «miglior serie animata del momento» in due sondaggi condotti nel 1996 e nel 1997 dalla rivista Animage[206], arrivando a ricevere circa il triplo dei voti rispetto all'anime arrivato secondo nel 1997[207]. Con il proponimento della stessa tipologia di sondaggio nel 1998, nel quale la pellicola The End of Evangelion conquistò la prima posizione, Evangelion diventò il primo franchise a conquistare il premio per tre volte di fila[208]. Nel 2005 l'emittente televisiva TV Asahi collocò l'anime al 20º posto fra le 100 serie animate più amate di sempre dal pubblico giapponese[209][210] e al 2º in una classifica simile pubblicata nel 2006[211][212]. Lo stesso anno, in occasione del decimo anniversario del Japan Media Arts Festival, fu chiesto ad un campione di 80.000 fan giapponesi quali fossero «i migliori anime di sempre», occasione in cui la serie riuscì ad emergere in prima posizione nella lista dei titoli più votati in assoluto[213].

Nel 2007, i siti web One's Communication e Otaba condussero un'attenta indagine riguardo agli otaku e agli appassionati di animazione giapponese; alla questione relativa a quale serie anime li abbia condotti a diventare appassionati, gli intervistati fornirono una grande varietà di risposte, fra le più gettonate delle quali Evangelion si classificò in seconda posizione[214]. In un sondaggio condotto nel 2010 dall'Università Politecnica di Tokyo sull'aspetto della cultura giapponese che meglio rappresenta all'estero il concetto di Cool Japan, il franchise di Evangelion riuscì a conquistare il 6º posto all'interno della categoria «animazione», con il 38% circa dei voti totali[215]. Similmente, nel mese di febbraio 2013 la società di ricerca Neo Marketing chiese, in un sondaggio rivolto ad pubblico di età compresa tra i 20 e i 69 anni, quali potessero essere gli anime più «raccomandabili per un pubblico estero», occasione in cui Evangelion emerse al 7º posto fra i titoli più votati[216].

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Considerata da molti studiosi un capolavoro[217], Evangelion divenne la serie animata giapponese più acclamata del decennio[218][219] e, secondo Amos Wong di Aerial Magazine, venne valutata dalla critica, sia giapponese che straniera, come «l'anime di riferimento degli anni novanta»[14].

Fotografia di Susan Napier, bionda signora di mezza età
La critica statunitense Susan J. Napier ha definito Evangelion e Ghost in the Shell «anime filosoficamente complessi»[220].

Secondo la critica e scrittrice statunitense Susan J. Napier, Neon Genesis Evangelion è, assieme ad altri anime come Princess Mononoke e Ghost in the Shell, «un'opera straordinariamente complessa», nonché un importante esempio di «anime intellettuale»[220]. Il sito web Madman.com lo ha inserito al 1º posto nella sua top 20 anime[221], ed il sito IGN al 10º tra le migliori 100 serie animate di sempre: «Nessun'altra serie anime è stata in grado di catturare la nostra attenzione con una storia fantascientifica così matura e intelligente»[222]. Simili commenti sono stati espressi da diversi critici e recensori sul web. Secondo Mike Hale del The New York Times, Neon Genesis Evangelion «è un anime superiore, un mecha di inusuale profondità»[223], mentre per Charles Solomon del Los Angeles Times «è un'opera intrigante e sofisticata»[197]. Lo scrittore italiano Andrea Fontana, in una recensione sul sito Nonsolomanga.it, lo ha ritenuto, assieme a Cowboy Bebop, «la migliore serie [anime] mai realizzata in assoluto», «una pietra miliare dell'animazione nipponica»[224]. Martin Theron, recensore di Anime News Network, ne ha elogiato il reparto tecnico e sonoro, e in particolare il suo «distintivo» character design ed il mecha design di Ikuto Yamashita, da lui descritto come «uno dei più singolari mai prodotti per un anime [robotico]», ribadendo però come i meriti artistici e tecnici degli episodi a cui fa riferimento non siano «eccezionali per gli standard moderni»[225]. Ulteriori giudizi positivi al riguardo sono stati espressi da Peter Cahill di EX.org, che elogiò il terzo e il quarto episodio della serie[226], e da Matt Jong di Anime News Network[227]. Il lato tecnico non è stato tuttavia pienamente apprezzato dai siti Anime-planet.com[228] e Animecritic.com[229], mentre il recensore Raphael See di Themanime.org ha dichiarato di non condividere l'idea, avanzata da alcuni fan, che Evangelion sia «il miglior anime mai creato»[230].

Secondo Mike Crandol di Anime News Network, con il tempo si può guardare la serie «sotto una luce maggiormente obiettiva», motivo per cui: «Non credo sia azzardato affermare che Evangelion sia una delle opere d'animazione più belle mai prodotte»[194]. Analogo parere è stato espresso dal suo collega Zac Bertschy, secondo il quale la maggior parte delle critiche rivolte a Evangelion sono da imputare alla scarsa propensione riflessiva degli spettatori[231]. Allen Divers, altro recensore di Anime News Network, in una recensione su alcuni degli ultimi episodi della serie ha scritto che: «Visivamente parlando, Evangelion rimane splendido e bellissimo. Le immagini pullulano di emozione, e riescono ad adattarsi perfettamente all'atmosfera della scena». Secondo il recensore, la trama e le tematiche di Neon Genesis Evangelion richiedono un certo «sforzo» intellettivo da parte del fruitore, ragion per cui uno spettatore disimpegnato e poco accorto non sarebbe in grado di comprenderla o apprezzarla: «I personaggi e la trama di Evangelion sarebbero capaci di complessare Sigmund Freud in persona»[232].

Nel corso degli anni la serie animata originale nonché la relativa trasposizione cinematografica hanno vinto importanti premi e riconoscimenti del settore. Nel 1996 Neon Genesis Evangelion venne premiato agli Animation Kobe come miglior serie televisiva dell'anno e Hideaki Anno come miglior regista[233], mentre agli Animation Kobe dell'anno successivo il videogioco Shin seiki Evangelion - Kōtetsu no girlfriend venne nominato «miglior software interattivo dell'anno», i film Death & Rebirth e The End of Evangelion ricevettero lo "Special Audience Choice Award"[233] e Shirō Sagisu il premio per la migliore colonna sonora originale[234]. Lo stesso anno la serie fu premiata alla diciottesima edizione del premio Nihon SF Taisho Award[235], pareggiando con Gamōtei jiken di Miyuki Miyabe[236][237], ed alla prima edizione del Japan Media Arts Festival[238].

Eredità culturale[modifica | modifica wikitesto]

Neon Genesis Evangelion è rimasta a distanza di anni dalla sua prima messa in onda una delle serie animate giapponesi di maggior successo della storia[239]. Secondo il critico letterario Hiroki Azuma, la sua uscita provocò una netta spaccatura nel settore dell'animazione giapponese[240] e fu solamente in seguito al grande interesse sviluppatosi nei suoi confronti che la subcultura otaku diventò un fenomeno sociale di massa[241]. A quanto sostenuto dal Mainichi Shinbun, Evangelion contribuì a far nascere la cosiddetta «terza generazione otaku, composta dai giovani adulti cresciuti leggendo il manga o guardando la serie televisiva originale», di cui si dichiarò esplicitamente appartenente, tra gli altri, lo scrittore giapponese Tatsuhiko Takimoto[53]. Grazie alla popolarità dello show si diffuse in tutto il mondo un fervido interesse per il mondo del cosplay, e lo stesso termine otaku, inizialmente usato con intento dispregiativo, conobbe ampia diffusione[242][243].

Giovane donna dai lunghi capelli rossi che indossa una tuta di latex rossa ed arancione
Cosplayer di Asuka

La serie ebbe un notevole impatto sul mercato[205] e sulla cultura di massa giapponese[244]. Secondo lo scrittore Fausto Colombo, Neon Genesis Evangelion contribuì a generare una globale riconsiderazione del valore culturale degli anime televisivi[245]. Sebbene negli anni immediatamente antecedenti alla sua uscita l'animazione seriale vivesse una fase di profonda crisi, Evangelion inaugurò un nuovo e duraturo periodo fertile per l'animazione televisiva[246], talvolta indicato dalla critica con il nome di «nuova animazione seriale giapponese». In particolare, per i ricercatori Guido Tavassi e Andrea Fontana, l'opera esercitò una notevole influenza sulle dinamiche dell'animazione seriale avvenire[247], innescandone un processo di radicale rinnovamento[248]. Tra le innovazioni introdotte dal nuovo trend vi sarebbero una maggiore autorialità da parte dei produttori, la concentrazione delle risorse in un minor numero di episodi, un'impostazione registica ancora più vicina alla cinematografia dal vero, un drastico ridimensionamento del rapporto di dipendenza dai soggetti dei manga, ed una maggiore libertà dai vincoli del merchandising inteso come fonte d'ispirazione obbligatoria[249].

La «nuova animazione seriale» inaugurata dalla serie fece sì che tutti i successivi anime mecha si adeguassero alla nuova tendenza, declinando definitivamente il genere robotico-fantascientifico di derivazione nagaiana, come nel caso di Brain Powerd e Terrestrial Defense Corp. Dai-Guard[250][251]. In particolare, secondo Keisuke Iwata di TV Tokyo, Evangelion ebbe il merito di ampliare la diffusione di animazione giapponese sul mercato internazionale[252]. In Italia invece si rivelò una delle opere che più contribuirono a creare il cosiddetto "Second Impact", una vera e propria rinascita del genere sul mercato italiano, chiamato così dagli appassionati di animazione facendo riferimento alla terminologia interna della serie[253].

Sia esplicitamente che implicitamente, molte serie successive ad Evangelion lo evocarono o ricalcarono[254] ed anche a distanza di anni dal suo debutto rimase una delle serie più influenti della storia dell'animazione giapponese[255], influenza visibile in numerose opere successive, come serial experiments lain, RahXephon, Texhnolyze, Gasaraki, Boogiepop Phantom[99], Blue submarine no. 6[256], Mobile Battleship Nadesico[254], Dual! Parallel Trouble Adventure, Megami kōhosei[257], Argento Soma e Generator Gawl[258]. Anche il mecha design degli Evangelion, caratterizzato da una maggiore somiglianza alla figura umana rispetto a serie affini del passato, ed il design "astratto" degli Angeli ebbero un notevole impatto nelle produzioni di genere successive[259]. Altri animatori presero ispirazione dalla serie, come Tomoki Kyōda, assistente alla regia di RahXephon[53], e negli anni successivi all'uscita di Evangelion si manifestò un boom per l'animazione giapponese in generale[55]. Nel 2011 il regista d'animazione Makoto Shinkai ammise esplicitamente di essere stato influenzato da Hideaki Anno e di aver particolarmente apprezzato gli ultimi episodi della serie[260]: «Gli anime non devono necessariamente avere movimenti folli e un sacco di azione. A volte si può parlare di parole, o addirittura di mancanza di parole, cose di cui solitamente non si parla»[261]. Diverse serie successive hanno omaggiato o citato Evangelion, come Abenobashi - Il quartiere commerciale di magia[262], FLCL[263], Koi Koi Seven[264], Baka to test to shōkanjū[265], Plastic Memories[266], Hayate no gotoku![267], Keroro[268][269], la pellicola One Hour Photo[270], e le serie animate statunitensi Regular Show[271] e Steven Universe[272]. In campo musicale, hanno tratto ispirazione dalla serie il gruppo rock Fightstar per il proprio album Grand Unification[256][273] e la band giapponese Rey per la scelta del proprio nome, esplicito omaggio al personaggio di Rei Ayanami[274].

Merchandising[modifica | modifica wikitesto]

Una vettura da corsa a ruote coperte corre in pista
Una Evangelion RT Test Type-01 Apple Shiden, modello di automobile da corsa con la livrea ispirata ai colori dell'EVA-01

In Giappone il merchandising di Evangelion ha incassato centinaia di milioni di dollari[275], grazie ad un attento sfruttamento commerciale e la distribuzione di un'ampia gamma di prodotti[276], come telefoni, computer portatili[277], CD, videogiochi, e modelli collezionabili di ogni tipo e dimensione[153]. Nel 1997, anno d'uscita dei film Death & Rebirth e The End of Evangelion, il merchandise sulla serie aveva già raggiunto i 300 milioni di dollari di incassi, del quale il 70% circa era rappresentato da vendite per il mercato home video, laserdisc (che aveva venduto circa 2 milioni di copie[278]), tre CD della colonna sonora originale (900.000 copie), altri tre singoli (800.000 copie), CD-ROM (200.000 copie), ed i tre volumi manga sino ad allora pubblicati (3,5 milioni di copie)[279][280]. Anche il merchandise relativo alle protagoniste femminili dell'anime portò a notevoli incassi[281], ed in particolar modo per quello relativo a Rei Ayanami, tanto popolare da essere definita «la premium girl» dai mass media giapponesi[282][283].

Con milioni di esemplari venduti, lo sfruttamento commerciale per il mercato home video infranse numerosi record di vendite a livello nazionale[284][285], tanto da rimaner stabile anche a un decennio di distanza dalla prima messa in onda dello show[286]. Secondo il ricercatore italiano Guido Tavassi, alcune uscite della serie, che singolarmente prese raggiunsero tutte le 50.000 copie vendute, sfiorarono le 75.000 unità, superando così di due o anche tre volte gli incassi degli anime più venduti di sempre fino ad allora[151]. Con Evangelion lo studio Gainax cominciò a vendere giochi e software come mai prima d'allora[287], così che anche l'azienda Bandai, che in un primo momento si mostrò molto riluttante a commercializzare i modellini dei mecha, si lanciò nella produzione su vasta scala[288]. Stando a quanto riferito da Tavassi, l'anime ebbe un impatto sull'economia nazionale calcolato in miliardi di yen, tanto da aver contribuito in maniera determinante alla diffusione del Digital Versatile Disc, il nuovo supporto ottico digitale che andò a sostuituire il Laserdisc: «Difatti la nuova politica commerciale inaugurata della Gainax – presto seguita su questa strada da tutti i produttori – vedeva nel passaggio televisivo non più il punto di arrivo degli anime seriali, ma solo una sorta di vetrina, il trampolino di lancio per la vendita dell'edizione home-video»[151].

Al 1998 Evangelion incassò nel solo Giappone 800 milioni di dollari nel mercato home video, 400 milioni dal relativo merchandising[14] e, secondo una stima risalente al 2007, il suo franchise ha complessivamente raggiunto i 150 miliardi di yen d'incassi[289].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni
  1. ^ Il titolo originale della serie, Shinseiki Evangelion, è composto dal termine giapponese Shinseiki, «nuova era» o «nuova generazione», e la parola greca Evangelion, «buona notizia», «vangelo». Il titolo inglese Neon Genesis Evangelion, scelto e voluto dalla Gainax, è invece formato dalle parole greche neon, la forma neutra della parola neos («nuovo» o «giovane»), genesis («origine», «fonte» o «nascita, razza») ed evangelion.
  2. ^ «Sembra che [Anno] non abbia mai letto personalmente la Bibbia, nonostante la forte simbologia cristiana della sua opera; (secondo [Toshio] Okada) ha solamente scelto alcuni termini tecnici interessanti» [94].
  3. ^ «Hideaki Anno inscena una rivisitazione del Complesso di Elettra [...], in cui oggetto dell'amore di Ritsuko è la figura sostitutiva del padre, Gendo Ikari»[113].
  4. ^ «Nell'episodio finale, Anno ha fatto chiaramente riferimento a Freud, e forse a Lacan, quando la voce invisibile nella mente di Shinji gli spiega che egli crea la sua personalità in primo luogo attraverso la dissociazione con la madre e poi distinguendosi dagli altri»[123].
  5. ^ A queste si deve aggiungere TV Aichi, dove la serie veniva trasmessa in unica replica nello slot orario delle 7:35-8:05 del secondo giovedì successivo alla prima messa in onda.
  6. ^ L'indirizzo originario della galleria delle concept art è ora un redirect al rinnovato sito della Weta, dove l'unico risultato della ricerca del termine "Evangelion" è la scheda del designer Christian Pearce, il quale riferendosi al progetto live action di Eva afferma: "Pity it bummed out." ("Peccato che sia fallito").
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